ANIME MERCENARIE

lupo luna

Humilis et inertis est tuta sectari: per alta virtus it.

«È da codardi e pigri cercar solo luoghi sicuri: la virtù procede per alti sentieri scoscesi».

Seneca, De providentia, V,11.

At ardua per quae vocamur et confragosa sunt” Quid enim? Plano aditur excelsum?

«Ma la via che dobbiamo intraprendere è dura e scoscesa? E che mai? Che si ascende forse alle vette passeggiando in pianura?». 

Seneca, De constantia, I, 2.

In questi giorni di soffocante afa, nei quali il sottoscritto – forzatamente nomade, e alla ricerca di un minimo di refrigerio – si chiedeva, vista la mancanza di virulente reazioni a quanto negli ultimi articoli, senza misurare le parole, aveva scritto contro tutta una serie di plateali tradimenti e degenerazioni dell’ambiente esoterico in generale, e in quello antroposofico e “scaligeropolitano” in particolare, appunto si chiedeva s’ei non avesse per caso sbagliato qualcosa, o s’ei nello scrivere non avesse, per avventura e disattenzione, mancato di chiarezza ed incisività. E, invece, no! Vi è stata una – per ora, solo una, ma speriamo in altre – animosa e agitata reazione, che potrei definire “notevole” per la sua natura particolare.

Mentre stavo quasi per finire queste peregrine note, e chiudere il presente, nuovo, articolaccio piuttosto “pepatino”, ecco che ricevo un messaggio da “qualcuno” il quale, esprimendosi in maniera non precisamente “urbana”, vomita addosso al povero Hugo tutta una serie di accuse, alle quali è necessario dare una adeguata risposta: perlomeno una preliminare e sommaria risposta, in attesa di un’altra, eventualmente più completa e soddisfacente. Ad Hugo, da costui viene rivolta tutta una serie di accuse, che il lupaccio cattivissimo ritiene profondamente ingiuste, oltre che essere espresse in termini volutamente offensivi e volgari, che risparmierò al candido lettore. Conciosiacosaché, egli ha deciso di aggiungere, a tale proposito, in apertura del presente articolo alcune doverose considerazioni.

Anzitutto, al povero Hugo viene rimproverato il fatto che il suo «ultimo articolo è un brutto attacco» all’Innominato, «oltre che ripetitivo», al punto tale che al suddetto accusatore il sottoscritto sembra quasi essere «ossessionato dalla sua figura». Gli viene rimproverato che il “brutto attacco” che Hugo avrebbe rivolto all’Innominato sarebbe, a suo dire, «veramente meschino per più motivi: il compiacimento nello sciorinare fatti che nessuno può controllare, il riprendere per l’ennesima volta frasi estrapolate da articoli sulla rivista [e qui il mio non proprio equanime e oggettivo critico allude ad una certa rivista esoterica] per comprovare la veridicità delle tue accuse, e la tua considerazione dei poveri beoti, truppa cammellata ingenua, anime belle ovvero utili idioti che saremmo noi tutti».

Costui si inganna ed erra grandemente. Il sottoscritto non è affatto “ossessionato” – glielo posso assicurare a cuor leggero – dalla figura dell’Innominato. Personalmente, io ritengo che “veramente meschine” siano semmai le cose che l’Innominato disse – in casa mia, e alla presenza di un’altra persona, la quale, se volesse, potrebbe benissimo confermare, penso, la veridicità delle mie affermazioni – parole che non lasciavano adito alcuno ad esser fraintese. Io, ci tengo a dirlo, non mi invento proprio nulla. Semmai mi trovo nella scomodissima situazione che il poeta risorgimentale Giuseppe Giusti descrive nella sua poesia Sant’Ambrogio, ove causticamente, sin dalle prime parole, così dice:

«Vostra Eccellenza che mi sta in cagnesco / Per que’ pochi scherzucci di dozzina, / E mi gabella per anti-tedesco / Perché metto le birbe alla berlina».

Solo che, nel caso specifico – parole ed azioni dell’Innominato – non si tratta affatto di “cosucce” di poco conto, da trattare “dozzinalmente scherzando”, bensì di cose molto gravi, che coinvolgono l’intera vita di una Comunità spirituale: della Comunità spirituale che amo, e non solo quella. Nel caso dell’Innominato, e delle sue male intraprese, non si tratta semplicemente di “metter le birbe alla berlina”, giuocando con forme sottili o mordaci d’ironia, come usa fare da secoli, celiando, nella Città del Fiore, bensì di “bollare a fuoco la menzogna”, come invita esplicitamente a fare Rudolf Steiner perché:

«La verità deve dominare fra gli uomini in tutte le loro relazioni. Soltanto grazie a questo dedicarsi alla verità potremo portare nel mondo ciò che ora vi manca. E sono venute le disgrazie proprio perché vi manca. Non vediamo forse dappertutto nel mondo agire la menzogna, e persino la tendenza, l’anelito alla menzogna? Nel mondo della politica viene forse ancora detta la verità? Nelle condizioni attuali certo no». 

Nella fattispecie, Rudolf Steiner usò parole di fuoco proprio nei confronti dello spirito di menzogna che “serpeggia” – è il proprio il caso di usare questa immagine – nelle comunità spirituali, e in quella antroposofica in particolare. Anzi, possiamo dire che oggi, più che un tempo, questa serpe velenosa dello spirito di menzogna circola, morde, e avvelena soprattutto negli ambienti antroposofici, e purtroppo da troppi anni vi è chi si sforza, serpentinamente strisciando, di introdurlo come un paralizzante mortale nella stessa Comunità Solare. Ecco cosa dice Rudolf Steiner – lo spazio mi costringe a riportare solo i tratti salienti, comunque decisivi – in Risposte della scienza dello spirito a problemi sociali e pedagogici, O.O. 192, Editrice Antroposofica, Milano, 1974, pp. 254-257:

«Tutto testimonia per il senso del mondo attuale, tendente alla menzogna. Proprio qui, nell’àmbito della nostra Società, si dovette ricordare quanto sia necessario acquisire nel modo più completo il senso per la vera realtà. […] Proprio in movimenti come quello antroposofico si vede quanto si preferiscano coltivare gli antichi errori piuttosto che le nuove virtù. Scivolar via sulla verità in tal modo è qualcosa per cui si formò una speciale tendenza. Spesso era difficile, proprio nell’àmbito della Società Antroposofica, di immettere qualcosa che semplicemente consisteva nel chiamare menzogna la menzogna. Quando succedeva che nella Società si facessero avanti persone per dire qualcosa che non era vero, si aveva sempre la tendenza di scusarle, oppure di presentare la menzogna in modo che si potessero rilevare le buone intenzioni sotto il non vero.

Invece è proprio necessario di dire non vero al non vero. […]

Anche questi fatti devono venir considerati come un fenomeno storico; esso si manifesta nella circostanza che in un movimento, il quale vorrebbe lavorare secondo lo spirito, può venire coltivata al massimo anche la menzogna. È assolutamente necessario che da parte nostra venga oggi coltivato nel modo più rigido il senso per la verità. […] Oggi non si può chiamare menzogna la menzogna, anche se la menzogna appare in un posto del quale in astratto e in teoria si dice che ivi si cerca la verità. Sia che nascano in campo confessionale, sia in ambienti che cercano una concezione del mondo, oggi le menzogne, soprattutto quelle alle quali si possono contrapporre i fatti, devono venir bollate a fuoco, altrimenti non andremo avanti. Lo spirito di menzogna, lo spirito dell’inganno è infatti il peggior nemico del vero progresso spirituale».

La verità – è stato detto più volte – è di chi la cerca, di chi faticando, soffrendo, e duramente lottando, la conquista. Non è affatto cosa salutare, nella presente epoca di combattimento spirituale, immaginarsi che la verità arrivi all’uomo dal Cielo, calata col panierino dagli Angeli, mossi a compassione nei confronti della tremula pavidità, della inerzia, dell’accidia degli umani.

Non è affatto vero, che il sottoscritto “sciorini fatti che nessuno può controllare”, perché – posso su ciò rassicurare il mio inviso accusatore – sono fatti che è sin troppo facile trovare, e di conseguenza controllare e verificare, sol che li si vogliano ricercare. Ma è proprio questo che ai più – per pigrizia, comodità, opportunismo, e viltà – drammaticamente manca: il coraggio e la volontà di cercarli. Infatti, non solo io li ho cercati, e trovati, e verificati: altri, pure, lo hanno fatto indipendentemente da me, e una volta – per destino – incontratici, questi altri mi hanno fatto conoscere di quale peculiare natura fossero amicizie, relazioni, fatti, eventi vari, riguardanti l’Innominato, ai quali mai sarei arrivato con le mie sole forze. E, poi, vi sono stati, come detto nel mio precedente articolo, decisivi e preziosi “aiuti” del Cielo, luminosi e molteplici, di una natura particolare, sui quali è inutile farmi domande.

Posso assicurare il mio poco “urbano” critico, che non vi è in me affatto verun “compiacimento” nel riferire fatti e misfatti del suddetto Innominato: vi è solo immenso dolore nel vedere come da parte di chi, in tempi lontani ritenevo, malgrado le polemiche che ci opponevano a vicenda, essere un fedele alla Via, e un amico, venga vilmente tradita una Via luminosa come la Scienza dello Spirito; dolore nel vedere calunniata e infangata la figura spirituale di Massimo Scaligero, che alla Via Solare ha dedicato tutta intera la sua non facile vita. Ho, forse, aspettato sin troppo tempo – decenni, purtroppo, di scontri e polemiche – prima di decidermi a lacerare il velo di menzogne da costui sì abilmente intessuto.

Quanto, poi, al “riprendere per l’ennesima volta frasi estrapolate da articoli sulla rivista [qui si tratta nuovamente della rivista esoterica cui allude il mio aggressivo critico] per comprovare la veridicità delle accuse” da me rivolte all’anonimo redattore degli articoli iniziali di detta rivista, se mi mettessi davvero a commentare, rigo per rigo, quanto in essi viene scritto (e sarebbe facilissimo il farlo), se ne vedrebbero delle belle, e la situazione che ne risulterebbe sarebbe ben peggiore e più drammatica di quella che attualmente, “moderandomi” alquanto, nei miei articoli più “pepati” descrivo. Per paradossale che ciò possa sembrare, quel cattivissimo lupaccio di Hugo si sta “moderando”, e “limitando” alquanto, visto che ha tirato fuori meno dell’un per mille di quello che potrebbe mettere in evidenza, al fine di erudire il candido lettore. Ma la gente, si sa, è piuttosto pigrotta, e in verità son ben pochi quelli che si vanno a leggere tutti, e interamente, quegli intorcinati “articoli di fondo” dell’anonimo redattore. E, francamente, non mi interessa punto sapere, e verificare, se tale anonimo autore di quegli “articoli di fondo” sia o meno il nostro ineffabile Innominato: quel che in tali articoli vien detto per me basta e avanza per una diagnosi infausta!

Inoltre, “la considerazione dei poveri beoti, truppa cammellata ingenua, anime belle ovvero utili idioti che saremmo noi tutti”, non è quel che penso io, cosa senza importanza alcuna, bensì è proprio come gli abili manipolatori, gl’intelligentissimi e callidi “pupari”, senza darlo troppo a vedere, considerano, pensano e trattano coloro che ritengono essere, il target, ossia l’obbiettivo, e  l’oggetto preferenziale, delle loro molto interessate “cure”.

Infine, costui mi chiede: «Chi vi ha insignito del ruolo di unici fedeli in cattedra ad ammaestrare il gregge?». La risposta di questo lupaccio cattivissimo non può essere altro che Massimo Scaligero, quasi cinquanta anni fa, pose sulle sue spalle l’enorme peso di essere l’orientatore di una Comunità spirituale, consacrata – per volontà di Massimo Scaligero, e non di chi scrive – esclusivamente alla pratica interiore e alla Via del Pensiero, e tale schiacciante onere comporta, tra l’altro, quello di separare rigorosamente dalla Via del Pensiero ciò che a tale Via non appartiene, di difenderne la stellare purezza, di lottare contro tutto ciò che tale Via vorrebbe deviare dal prescritto percorso.

Inoltre, allorché Massimo Scaligero prima, nel luglio del 1971, e i discepoli di Rudolf Steiner e di Marie Steiner poi, nel novembre del 1985, mi accolsero nella Scuola Esoterica, presi, giurando ritualmente – come riconoscevo essere giusto e necessario, e come mi fu apertamente chiesto – davanti alla Potenza di Michele, l’impegno sacrale di difendere la Scienza dello Spirito, l’Essere Angelico Anthroposophia, la Via Solare, davanti al mondo con tutto il mio pensare, sentire, volere ed agire.

Questa sacra promessa fu da me rinnovata nell’ultimo incontro che nel 2013 con la mia amica e sorella d’armi spirituale Hella Wiesberger, ignobilmente calunniata a Roma da chi mai l’aveva neppure incontrata o conosciuta. E questo lupaccio cattivissimo, contrariamente a certi volatili da cortile, e “vermiciattili” di sua conoscenza, ha sempre voluto, e vuole tuttora essere, rigorosamente fedele alle promesse sacre e ai giuramenti fatti, senza riserve mentali, né accomodamenti di sorta. Non posso avere che disprezzo per una concezione della verità e dei giuramenti a “geometria variabile” di chi mi disse che ero solo un ingenuo, e che delle promesse e dei giuramenti da me fatti dovevo avere una “visione creativa”: come del resto il suo oltremodo disinvolto comportamento, in più occasioni, chiaramente mi dimostrò. E come mi dimostrò, altresì, più volte, pure l’Innominato col suo comportamento.

Mi ricordo come, nella seconda metà degli anni settanta del trascorso ultimo secolo, Massimo Scaligero proprio alla persona che pochi anni dopo doveva trattarmi da “ingenuo”, e da “sprovveduto”, per la mia volontà di essere fedele – ripeto: rigorosamente fedele – alla parola data, alle promesse e giuramenti, e per il mio non voler avere una «concezione creativa» di promesse e giuramenti, da me fatti sia a Massimo Scaligero, che agli amici del Lascito di Rudolf Steiner, che in me avevano voluto avere fiducia, levasse la pelle di dosso per aver inteso ella difendere una persona che, comportandosi male, aveva preso, ma poi non rispettato, un impegno nei confronti di Massimo Scaligero. Siccome ero presente alla scena, mi stupii non poco per il fatto di udire Massimo Scaligero citare addirittura un saggio di Julius Evola, saggio da lui apprezzato proprio per come questi stigmatizzava lo sfaldamento interiore, che sempre di più si va diffondendo in ogni àmbito: persino – e questo è gravissimo – nelle cerchie spirituali, “scaligeropolitana” compresa. Personalmente, non sono mai stato evoliano, ed ho persino avuto nei confronti di Julius Evola un rapporto molto polemico per come egli trattò ingiustamente Rudolf Steiner nelle sue varie opere, e per come, negli anni venti del secolo scorso, egli malissimo si comportò nei confronti di Arturo Reghini. Ma non posso non essere assolutamente d’accordo con Massimo Scaligero, e con quanto Evola scrisse in un articolo, La razza dell’uomo sfuggente, apparso prima sul giornale «Roma» il 3 febbraio 1951, e ripubblicato, poi, quindici anni dopo. nella raccolta di articoli e saggi L’arco e la clava,  edito presso Scheiwiller.

«[…] eliminando ogni principio di sovranità e di vera autorità e ogni ordinamento dall’alto, oggi fa riscontro in un numero rilevante di individui una «liberazione» che significa l’eliminazione di qualsiasi «forma» interna, di ogni carattere, di ogni drittura: in una parola, il declino o la carenza nel singolo di quel potere centrale pel quale abbiamo ricordato la suggestiva denominazione classica di egemonikon. Ciò, non solo nei riguardi puramente etici, ma nel campo stesso dei comportamenti più correnti, della psicologia individuale, della struttura esistenziale. Il risultato è il diffondersi di un tipo labile e informe – di quella che si può ben chiamare la razza dell’uomo sfuggente. […]

Il tipo di una simile razza non solo è insofferente per ogni disciplina interna, non solo aborre dal mettersi di fronte a sé stesso, ma è anche incapace di ogni serio impegno, di seguire una linea precisa, di dimostrare un carattere. In parte, egli non lo vuole; in parte, non lo può. Infatti, è interessante notare che tale labilità non è sempre quella che sia al servigio del proprio interesse privo di scrupoli, non é sempre quella di chi dice: «Non sono, questi, i tempi in cui ci si possa permettere il lusso di avere un carattere». No. In varî casi detto comportamento va perfino a danno delle persone in questione. 

Abbiamo detto che il fenomeno non riguarda solamente il campo morale. La labilità, l’evasività, l’allegra irresponsabilità, la disinvolta scorrettezza si dimostrano anche nelle banalità della vita di ogni giorno. Si promette una cosa – scrivere, telefonare, interessarsi di questo o di quello – e non lo si fa. Non si è puntuali. In certi casi più gravi la stessa memoria non viene risparmiata: ci si dimentica, si è distratti, si prova difficoltà a concentrarsi. Da specialisti è stata constatata, peraltro, la minor memoria delle nuove generazioni, fenomeno che si è cercato di spiegare con varie ragioni peregrine e adiacenti, mentre la vera causa e da vedersi nell’accennata modificazione del clima generale che sembra portare fino ad una vera e propria alterazione strutturale psichica. E se si ricorda ciò che acutamente ha scritto il Weininger sulle relazioni fra eticità, logica e memoria sul significato della memoria su un piano superiore, non semplicemente psicologico (la memoria ha strette relazioni con l’unità della personalità, col suo resistere alla dispersione nel tempo, al flusso della durata: ha dunque anche un valore etico e ontologico: non per nulla un particolare rafforzamento della memoria ha fatto parte di discipline di alta ascesi, ad esempio nel buddhismo), si possono comprendere  le più profonde implicazioni di tale fenomeno.

In più, allo stile dell’uomo della razza sfuggente è naturalmente proprio il mentire, spesso il mentire gratuitamente, senza nemmeno un vero scopo; da qui un suo tratto specificamente «feminile». E se a qualcuno di tale razza si rinfaccia un simile comportamento, egli o si stupisce, tanto lo trova naturale, ovvero si sente urtato, reagisce con una insofferenza quasi isterica. Non si vuole essere «seccati». Nella cerchia delle proprie relazioni ognuno potrà constatare facilmente questa specie di nevrosi, solo che vi presti un po’ di attenzione. E si potrà anche rilevare come molte persone che ieri ci si illudeva di conoscere come amici e come uomini aventi una certa tenuta interna, oggi,dopo la guerra, sono irriconoscibili». 

Mai parole furono, purtroppo, più appropriate per descrivere la mancanza di «tenuta interiore», di correttezza, di affidabilità dell’Innominato, e dell’altra sopracitata persona, alle quali è propria una cotale «concezione creativa» della verità a “geometria variabile”, un comportamento oltremodo disinvolto di fronte a promesse sacre e giuramenti! Che dire? Che ciò buon pro’ loro faccia!

Comunque, non è certo a chi mi ingiuria che io voglio, né tampoco devo, rendere conto delle mie azioni. A parte le leggi dello Stato, che come tutti sono tenuto ad osservare puntualmente, le uniche “leggi” che io venero, e rispetto, sono la volontà del Cielo, e la voce della mia coscienza che parlano, nel mio cuore, nel silenzio delle passioni sedate. Non rispondo certo delle mie azioni a chi – “cristianissimamente”, s’intende – m’ingiuria con frasi da taverna e da bordello, le quali non sporcano la mia coscienza, ma solo la bocca di chi le pronuncia.

Il mio critico afferma che quanto scrivo sia solo “spandere puro veleno”. No, non dispiaccia al mio ingiuriatore, quel che disvelo in articoli, che interiormente molto mi costano, è solo una serie di scomode verità di fronte alle quali la volontà di autoillusione di molti “scaligeropolitani” vuole chiudere vilmente gli occhi. Ma la verità, come un ferro incandescente su una ferita aperta e infetta, brucia, ed è dolorosa, ma risana. Veleno sono, invece, le suadenti, illudenti, e narcotizzanti menzogne, che vengono propinate dagli abili “pupari”. Se sapesse il mio critico ingiuriatore quanto veleno per decenni l’Innominato ha voluto spandere, e fatto spandere, su questo cattivissimo lupaccio! Oltre al veleno che sullo stesso Massimo Scaligero, e su chi gli era fedele amico, egli ha voluto spandere: suo ipsissimo ex ore hoc auribus meis audivi

Ma è ora che quel cattivissimo lupaccio di Hugo, torni al suo articolo, interrotto dalle precedenti polemiche considerazioni.

***

Nell’oltremodo vario mondo di coloro che, ad altrettanto vario titolo, operano nel milieu dell’esoterismo in generale, e in quello italico in particolare, vi è tutta una mala genìa di individui dalle intenzioni tutt’altro che limpide ed encomiabili, individui che ormai da troppo tempo operano altresì con mezzi e metodi non proprio commendevoli. Abbiamo avuto modo di vedere – e lo si è fatto esplicitamente notare su questo coraggioso blog – come nelle Comunità spirituali autentiche si “insinuino” tutta una serie d’individui, i quali non operano, in libertà e per amore, come dovrebbe essere, “sposando” le finalità della Comunità spirituale, ma, appunto, altre: siano esse dichiarate o meno.

Pare, davvero, che la spiritualità in molti – invece di incitare al superamento dei propri limiti, e alla radicale trasmutazione di se stessi – ecciti i più bassi istinti e li spinga ad una egoica autoaffermazione, il che è l’autentico naufragio di ogni impresa spirituale. Perché non vi sono soltanto gli “insinuanti”, mascherati o meno, che cercano di penetrare dall’esterno nelle varie Comunità spirituali, per manipolarle ai lor propri scopi – che talvolta sono i precipui scopi dei “pupari” che stanno dietro le quinte e che come burattini li manovrano – per deviarle dall’originario sentiero prescritto, per “configurarle” abilmente attraverso l’operare surrettizio di “programmi” ben celati – come se questi fossero telematici virus, o malware, o trojan horse – veri “cavalli di Troia”, che penetrano nella “cittadella”, per indebolirla, danneggiarla, deviarla, o addirittura per distruggerla. In sostanza, questo è quel “trasbordo ideologico inavvertito”, tante volte messo in evidenza su Ecoantroposophia: messa in evidenza che non è affatto piaciuta a chi faceva di cotale occulta “inavvertenza” la condizione necessaria per attuare propria strategia di “ideologico trasbordo”.

Non vi sono, dicevo, soltanto gli “insinuanti”, vi sono anche – e la cosa è ben più grave – i “decaduti”, ossia coloro che, pur avendo inizialmente risposto sinceramente alla “chiamata” dello Spirito, hanno poi rinunciato all’impresa spirituale, e sono precipitati dall’altezza raggiunta giù nel fango della profana volgarità, nel letame della putrescente mondanità. Questi sono i peggiori nemici – i più infidi e insidiosi – delle Comunità spirituali, e in particolare della Comunità Solare, ossia di quella Comunità alla quale Massimo Scaligero ha consacrato l’intera sua vita per la resurrezione della Scienza dello Spirito, della Via Solare, per il ritrovamento del “filo aureo” della Via del Pensiero Vivente, dopo lo sfaldamento vergognoso, e i ripetuti, innumerevoli, tradimenti avvenuti nella e da parte della Società Antroposofica.

A rigor di termini, gli “insinuanti”, siano essi volgari “mercanti di birra e venditori di trippa”, o “comancheros” e “pupari” – pur essendo essi tutti avversari e nemici temibili – non sono dei “decaduti” o dei “traditori”, perché, loro, almeno, sono stati sempre dall’altra parte della barricata: ossia non sono mai stati dalla parte dello Spirito, di quello autentico perlomeno. Per tradire lo Spirito – affermava Massimo Scaligero – bisogna esser stati collegati con lo Spirito, bisogna esser stati schierati dalla parte dello Spirito, ossia è necessario averlo scelto, ed esserne stati per del tempo nutriti, risanati, rafforzati, e almeno in parte “trasformati”: il che evidentemente non è affatto il caso dei “mercanti di birra e venditori di trippa”, o dei “comancheros”, o, infine, degli intelligentissimi “pupari”, delle “eminenze grigie” manovranti da dietro le quinte uomini e situazioni. Ma questo non esclude affatto – e se ne constatano, purtroppo, concretamente molteplici esempi – rapporti intensi, e “fruttuosi”, tra “decaduti” e “insinuanti”. È tutt’altro che raro che si verifichino quegl’intrecci e quegl’intrighi, che nel mal costume politicante invalso nella Terra d’Ausonia vengono chiamati, con rozza parola, “inciuci”.

Decisamente più grave – per la Comunità spirituale – è il caso di chi, appunto, sia stato “connesso”, in una forma o nell’altra, con l’autentico Spirituale, ed abbia poi voltato ad esso le spalle. Per usare l’espressione dello scrittore dell’Apocalisse, essi “hanno tradito il loro primo amore”, e compiuto un vero e proprio “adulterio”, congiungendosi in lussurioso amplesso con la “prostituta di Babilonia”. Invero, è cosa vilissima – veramente turpe – voltar le spalle alla celeste Iside, all’amore della Dea Divina Sapienza, alla Sua abbagliante bellezza, per gettarsi tra le braccia di una “cortigiana”, di una elegante escort (come vengono oggi chiamate le “cortigiane” d’alto bordo, frequentanti gli ambienti della politica o del potere economico, e persino di quello sedicente religioso), o di una peripatetica “professionista” di strada, che offrono sozzi favori e prestazioni mercenarie.

Taluni di coloro che all’impresa eroica hanno sì vilmente “rinunciato”, vengono affetti – o, più esattamente, vengono infetti – da una sorta di “nihilismo esoterico”: per una specie di rivalsa, o di “invidia metafisica”, ciò ch’essi non hanno realizzato altri non devono realizzare!  Ciò ch’essi non hanno saputo o potuto realizzare – e non lo hanno saputo o potuto realizzare, proprio perché in realtà non lo hanno voluto realizzare: vilissimamente vi hanno rinunciato, avendo essi scelto l’apparente comodità della “via egoica”, invece dell’ardua, e scomoda, “via eroica” – non è opportuno, ai loro occhi, che “altri” realizzino. È “scandaloso” che coloro i quali al loro “intelligentissimo” e “perspicace” sguardo appaiono magari meno “dotati”, meno “cólti”, forse, sempre ai loro occhi, persino meno “intelligenti”, ossia che non sono, come loro, scaltri, moralmente cinici e spregiudicati, bensì di animo semplice e di cuore puro, vadano sino in fondo alla Via, che risolutamente la percorrano, e riescano là dove essi, gli “intelligenti”, non hanno voluto – per insufficienza di consacrazione e di dedizione – riuscire. Non è opportuno che costoro – i semplici, i fedeli, i puri di cuore, i coraggiosi, che sono i veri “forti” – realizzino quell’impresa spirituale, alla quale, invece, essi – i cólti e callidi “decaduti” – hanno voltato pavidamente le spalle: ciò suonerebbe a loro perenne e cocente rimprovero, suscitando scomodi ripensamenti e amari rimorsi, che essi con ogni mezzo, con potenti narcotici animici, nella loro anima hanno ridotto, soffocandoli, al silenzio.

Un antico insegnamento rivela che il Cielo non sceglie affatto i più capaci, i più “dotati”, ossia i più intelligenti, i più abili, i più astuti. Rende, invece, più capaci e “dotati” quelli che sceglie: ossia dona intelligenza, sapienza, abilità, sguardo acuto, veggenza, a coloro che sono “affidabili”: ai fedeli, ai puri di cuore, ai perseveranti, ai generosi, ai risoluti, ai consacrati. Ciò mal si concilia con la “filosofia” e le “strategie” sia degli “insinuanti” che dei “decaduti”.

Naturalmente – c’è bisogno di dirlo? – essendo tutti “intelligentissimi”, “abili” e “cólti”, e avendo ricavato dalla Scienza dello Spirito un certo potere mentale, o psichico, i “decaduti” sono capaci di molta dialettica per giustificare la loro posizione: per mascherare il loro aver voltato le spalle all’impresa eroica, addirittura per fare apparire il loro “adulterio” spirituale – perché questo in sostanza è il loro abbandonare il “primo amore” per le ambigue grazie di una “cortigiana” – non come un volgare tradimento, bensì come un mirabil “progresso”, un necessario “aggiornamento” di una Via – quella indicata da Massimo Scaligero –  in alcuni momenti, apertamente dichiarata essere ai loro occhi “incompleta”, e ormai “sorpassata”, “superata”, Via che non è ‘up-to-date’, come dicono gli anglofoni, e quindi, a loro dire, bisognosa di essere “aggiornata”, “adeguata ai tempi”, “messa al passo” rispetto alle nuove esigenze che via via si manifestano. Gran copia di dialettica viene messa in atto per “convincere” altrui della grande bontà della loro novella “scelta”, e di come sarebbe “doveroso” per coloro ai quali essi si rivolgono di “convincersi”, e di seguirli con entusiastico zelo.

Come mi fu detto da “qualcuno”, cui facevo presente che il Rito della meditazione in comune – Rito assolutamente adialettico, austero, ieratico, silente, senza il “condimento” di inutili commenti e di “intelligenti” ed “erudite” discussioni – non era affatto una mia invenzione, cosa di cui quella persona, mentendo spudoratamente, mi accusava, ma era proprio il Rito che Massimo Scaligero mi aveva trasmesso, affinché fosse praticato nella cerchia di amici della mia città, e che ne avevo le testimonianze scritte da parte del Maestro – come mi fu detto, ripeto, da quella persona, alla quale ricordavo come una volta ella fosse stata presente ad una tale “trasmissione”: «Prima c’era Massimo Scaligero: ora i tempi son cambiati». E ricordo il commento mordace di Alfredo Rubino, il più fedele discepolo di Massimo Scaligero, e per questo il più aggredito dai “decaduti”: «Sì, facciamo come la chiesa cattolica: adeguiamoci ai tempi!».

Il tradire, peraltro, non è il cadere nel percorrere la Via: ciò è ampiamente previsto, ed è addirittura necessario ed “educativo”. Personalmente, ho perso il conto delle innumerevoli volte che io son miserrimamente caduto. Un discepolo che affermi, ch’ei non cadrà mai nel percorrere il Sentiero occulto della Iniziazione, è uno sciocco avventato che – come direbbe la nostra Savitri – non ha capito un tubero, e la vita s’incaricherà di farlo velocemente ricredere e, attraverso dolorose esperienze, renderlo più saggio, e soprattutto molto più accorto. L’autoconoscenza è sempre, e per tutti, un severo capitolo della vita interiore, del quale non può mai fare a meno chi s’impegna nell’irto cammino della Iniziazione.

Il tradire non è, dunque, il cadere, bensì una volta caduti, il mettersi a strisciare, come serpenti, o come – direbbe il terribilissimo Arturo Reghini – un “vermiciattile”, e pur con forbita dialettica “giustificare” non la caduta, ma lo strisciare, il non volersi rialzare, il rinunciare a riprendere la lotta, il voltare le spalle alla mèta. Ma ai “decaduti” lo strisciare, il voltar le spalle alla mèta, il giustificar dialetticamente la rinuncia alla lotta, non pare esser sufficiente: ad essi è “necessario” trascinare in basso, al proprio fangoso e liquamoso livello, quegli audaci che – pur con i loro inevitabili difettoni – temerariamente vogliono risolutamente continuare a combattere per quella che il Buddha Shakyamuni chiama l’«Eccelsa Mèta». I “decaduti” vorrebbero che quei combattenti cessassero di battagliare, e facessero loro compagnia nell’immondo strisciare. Davvero gran brutta gente!

“Insinuanti” e “decaduti” son anime mercenarie, ovvero –  come si esprime causticamente il mio terribilissimo amico C., che ama usar le metafore da Far West – sono “pistole in vendita”. “Mercenari” che non è affatto il caso di idealizzare, come nell’andazzo deprecabile di certa cinematografia. Le “anime mercenarie” delle quali stiamo parlando non sono dei generosi, e non sono affatto dei coraggiosi. Ambedue le categorie sono composte da quei pavidi che hanno evitato di affrontare – appunto per cosciente o soffocata paura – o hanno rinunciato ad affrontare l’esperienza concreta dello Spirituale.

Queste “anime mercenarie” – siano esse i “decaduti” che hanno voltato le spalle allo Spirito, siano esse quelle dei “mercanti”, dei comancheros, dei “pupari”, dei quali abbiamo avuto occasione di discorrere – talvolta offrono degli “spettacoli” veramente poco edificanti. “Spettacoli” – perché di ciò, invero, si tratta – che non saprei dire se siano più lacrimevoli o più comici. In effetti, si passa con una certa disinvoltura dalla tragedia alla commedia. Uno pensa di andare a teatro a vedere una tragedia di Sofocle e, invece, direbbe il mio ineffabile amico C., si ritrova di fronte ad una commedia napoletana di Eduardo Scarpetta.

Abbiam potuto vedere, con notevole stupore, ad esempio, e persino “caricati” su Youtube, gl’interventi di una serie di relatori ad un “convegno” tenutosi nel settembre del 2013 in una regione dell’Alta Italia, interventi da parte dei più “spregiudicati” – sempre in senso morale, e non conoscitivo – manipolatori e “mercanti” dell’occulto. In tale “convegno”, salivano alla “ribalta del palcoscenico” una serie di personaggi, maestri della plot theory, dell’intramontabile “teoria del complotto”, e sciorinavano con una stupefacente superficialità tutta una serie di discorsi su “religione”, “massoneria”, “esoterismo”, “occultismo”, e da costoro sommessamente si parlava di grandi ed imminenti pericoli per il “futuro dell’umanità”. Ma non è il caso che il lettore si allarmi eccessivamente per quei discorsi: si trattava, appunto di uno “spettacolo”, di un “divertissement”, di un divertente – nel senso etimologico e pascaliano del termine – “intrattenimento”, messo in atto per “dis-trarre” gl’ingenui e gli sprovveduti dai veri e ben più gravi problemi.

Il cercatore spirituale si deve preoccupare, e molto, ma non certo per quei discorsi, che hanno solo lo scopo di gettare polvere negli occhi degli sprovveduti, di fare provar loro qualche innocente brivido, e disorientare un pubblico avido di emozioni, di novità (che poi son sempre le stesse), e di mediocrità. Semmai è gravissimo – realmente gravissimo –, e lo riportiamo unicamente come sintomo emblematico di una situazione sempre più diffusa, che una persona che, in passato, ha avuto modo di conoscere la Scienza dello Spirito, e che ha avuto modo persino di conoscere personalmente Massimo Scaligero, sia andato a mescolarsi con quei vecchi “arnesi” dello spettacolarismo esoterico, con autentici “mercanti dell’occulto”, abbondantemente intrallazzati, loro sì, con oscuri poteri, ed abbia dato, egli pure, il triste spettacolo di degradare la Celeste Sapienza a chiacchiere da talk-show, e finire col far leggere ad uno dei suddetti “arnesi” uno dei mantram più sacri della Scienza dello Spirito, tra i sorrisi ironici e i commenti beffardi degli scafatissimi e irridenti presenti. Scrivo queste righe – e il lettore può credermi – con profonda tristezza.

Mette tristezza – e legittimamente allarma – venire a sapere che un’altra persona, ispiratrice e mandante del suddetto “convegnante”, e anch’essa conoscitrice della Scienza dello Spirito, nonché frequentatrice di Massimo Scaligero, e moltissimo intrallazzata, abbia partecipato in una località laziale ad un incontro – me lo raccontò lui stesso, rivendicandone la pretesa bontà della discutibile operazione – con persone davvero singolari: un nobilastro del luogo, un rappresentante dello “spettacolarismo esoterico”, ammanicato esplicitamente con intelligenti servizi e logge massoniche deviate, un rappresentante della malavita campana, un eminente prelato d’Oltretevere. Oggetto di un sì singolare incontro era mediare, da parte sua, il “mercatare” – come avrebbero detto nel nostro Rinascimento – alcuni originali scritti di Rudolf Steiner, finiti per essere acquistati, infine, ad alto prezzo ovviamente, dall’eminente prelato.

Non stupisce ormai più, ma mette comunque tristezza, vedere come vi sia chi sostenga che «bisogna portare lo Spirito nella politica», ovvero, sia detto senza inutili infingimenti, «bisogna portare la politica nella Comunità Solare»,  contaminandola, e che a tal fine si rivolga proprio a quel sozzo politicantismo italiota, che sta rovinando il nostro bel Paese, e che ci si appoggi ad altro individuo che organizza lucrosi corsi – veri e propri master – di “spiritualità politica”, ossia di “politica spirituale”. E, leggendo quanto un cotale organizzatore di spiritualissimi, e costosi, master scrive nella propria scheda biografica, non si può non rimanere oltremodo perplessi nel venire a sapere ch’egli pure proviene da intelligentissimi servizi.

Bando a queste poco salutari illusioni: l’esoterismo, la Scienza dello Spirito – lo abbiamo detto altre volte – nulla, proprio nulla, devono avere a che fare con la politica! Su questo punto Massimo Scaligero fu esplicito sino alla più cruda chiarezza. E quando, nel passato, nella storia dell’esoterismo dei tempi passati, antichità compresa, vi furono tentativi, partoriti dalle generose illusioni di taluni, di mescolare politica ed esoterismo, vi furono vere e proprie tragedie. Esperienze assolutamente da non ripetere.

Abbiamo avuto modo di constatare, in tempi relativamente recenti, il tentativo da parte di individui – non certo “generosi”, e totalmente privi di ideali e di scrupoli di qualsiasi tipo –  di impadronirsi di antiche, e venerande Vie occulte, per utilizzarle per finalità politiche della peggior specie: solo accorte, pronte, azioni ad hoc, fecero fallire uno di quei torbidi tentativi, che se riuscito avrebbe avuto conseguenze ben gravi.

Altra mala intrapresa, in parte riuscita, fu il penetrare, mimetizzato, decenni fa, di una serie di elementi della “Miriam” kremmerziana nella gelliana loggia P2, ed eziandio d’impadronirsi della direzione di un potente Rito massonico  – il Rito Scozzese Antico Accettato del Grande Oriente d’Italia – per usare ai propri fini occulti, economici e politici il suddetto Rito massonico, che dispone di notevoli relazioni politiche, legami internazionali e di cospicui fondi finanziari: in proposito esistono eloquenti documenti probanti. “Anime mercenarie e pistole in vendita”, li definirebbe il mio ottimo amico C.

Abbiamo potuto vedere come, diversi anni fa, uno squallido arrampicatore sociale, e vecchio arnese della politica più problematica, che si era impadronito con abili maneggi di una parte (per fortuna non di tutta…) dell’antica, “filosofica”, Via orfico-pitagorica, abbia cercato di lucrare col tentare di venderla, ad una grande Obbedienza massonica italiana, in cambio della concessione e del finanziamento di una Agenzia di Assicurazioni in favore di suo figlio, ricevendone in cambio solo feroce sarcasmo e derisione. Ora costui cerca, fuori dalla Terra d’Ausonia, di diffondere e vendere quella antica Via, dopo averla imbastardita con le sozze dottrine e pratiche del Mago di Portici, Giuliano Kremmerz. Nella sua cinica e disinvolta spregiudicatezza morale, costui si è permesso persino di prendere un mio scritto sul Gruppo di Ur, apparso a suo tempo su Ecoantroposophia, e di pubblicarlo, tradotto in lingua lusitana, con grande scorrettezza, sul suo blog, naturalmente senza chiedere verun permesso. Ma anche costui è un bel rappresentante della viscida razza dell’uomo sfuggente,  della quale parlava lo scritto di Evola, per cui nessuna meraviglia!

Cotali “anime mercenarie”, che spesso e volentieri si autodefiniscono “pagani”, “ghibellini”, “anticlericali”, e quant’altro, in verità, non si peritano minimamente d’intessere cordiali e duraturi rapporti con dignitari vari della potenza d’Oltretevere. A volte si tratta di rapporti “operativi”, sia di tipo politico che esoterico. Per esempio, vi fu il caso di due personaggi, ai vertici della “Miriam” kremmerziana, i quali fondarono un “paganissimo” gruppo politico-esoterico, la cui rituaria, da loro definita “magica”, “pagana”“romana” venne fornita direttamente da dignitari della potenza straniera transtiberina, coi quali quei due personaggi avevano molteplici e cordiali rapporti. E lasciamo perdere le tragedie verificatesi in quella “magica” cerchia, i cui due ispiratori e fondatori – in osservanza alla Prammatica fodamentale del Mago di Portici – si guardavano bene dal praticare le ritualità “romane”, che facevano invece praticare ai loro fidenti seguaci con risultati disastrosi, e in alcuni casi addirittura tragici. Uno dei due, maestro di orientali arti marziali, era talmente “fervido” nel suo “paganesimo”, che ogni anno, il 21 aprile, per il Natale di Roma, faceva inginocchiare i suoi allievi, e li invitava ad inchinarsi verso la sede di tale potenza straniera, per rendere omaggio al «nostro legittimo Imperatore romano», e faceva allora il nome di colui che, trans Tiberim, abusivamente si è impadronito del “paganissimo” titolo di Pontifex Maximus. Ma perché stupirsi, se altrettanto fanno i vertici della Società Antroposofica in Italia, i quali son giunti a svendere le scuole Waldorf in Italia, e parte dell’agricoltura biodinamica, a tale potenza avversa, e se tali rapporti vengono “coltivati” persino da taluni in ambito “scaligeropolitano”?! Non stupisce più di tanto il fatto che l’Innominato sia stato in rapporti con quei due personaggi ispiratori, dei quali si parlava più sopra. Hai visto mai che si verifichi il caso che tutti e tre attingessero allora, o attingano ancora, alla stessa misteriosa “fonte” transtiberina? Chissà?!

In questa “mercatura”, in un mondo nel quale tutto si vende, e tutti – quasi tutti : non proprio tutti – si vendono, si è potuto assistere all’edificante (si fa per dire…) fenomeno di intellettuali (brutta razza questa!) che con eleganti “giri di valzer”, che prima, da giovani, erano ferocemente “pagan-celtico-germanici”, indi poscia, una volta laureati, e alla ricerca di una buona “sistemazione”, si “pentono” dei loro turbolenti trascorsi giovanili, sia politici che esoterici, e diventan “uomini di curia”, ai quali – dopo le “necessarie umiliazioni” e le “salutari penitenze” – si aprono prestigiose, e lucrose, carriere in statali facoltà universitarie: se ne sono potuti osservare vari casi piuttosto eloquenti.

Altri, dopo una scialba, e passabilmente scipita, grigia vita da gregari universitari, decidono di cogliere il kairòs, tardivamente loro pervenuto, ma da sempre fortemente agognato, il momento “giusto”, quello che offre l’opportunità di “emergere”, e di principiare una prestigiosa carriera di pontificio cattedratico universitario all’ombra della protettrice potenza avversa. Anche in questo caso, naturalmente, solo dopo le “necessarie umiliazioni” e le “salutari penitenze”, perché trattandosi di una bassa “mercatura”, vi è un prezzo da pagare. Ed una stretta “disciplina” da seguire al fine di evitare, in futuro, di “dare scandalo” con pubbliche devianze ereticali. Anche rispetto queste evenienze, abbiamo vari eloquenti esempi davanti agli occhi: “scaligeropolitani” compresi.

In taluni casi, prima di concedere cattedre e prebende, tra le “necessarie umiliazioni” e le “salutari penitenze”, per accertare la “sincerità” della recentissima “conversione”, e far sì che, bruciandosi, per così dire, i ponti alle spalle, si intraprenda un sentiero senza ritorno, la potenza avversa impone la “nobilissima” (si fa per dire…), e antichissima, pratica della delazione. Pratica questa inaugurata e ampiamente praticata da Agostino d’Ippona, nel IV secolo d. C., nei confronti di quei manichei, i quali dopo la “torquatura” da Agostino fatta eseguire dagli scherani del braccio secolare del Praefectus Africae«vix confessi sunt», ossia a malapena con la tortura furon costretti a confessare, e a convertirsi all’ortodossia. Agostino cristianissimamente pretese da loro la delazione di tutti i nomi dei manichei da essi conosciuti nell’africana provincia romana, e il dichiarare, e sottoscrivere, che se tale lista fosse risultata parzialmente errata, oppure anche solo reticente e incompleta, essi, i poveri manichei torturati, «si ritenevano colpevoli con le loro stesse parole».

Ebbene, in tempi storici recentissimi, abbiamo gran copia di esempi accertati anche in questo peculiarissimo campo, fulgidamente “morale”, senza bisogno alcuno di “torquatura”, di un molto meno drammatico “pentitismo” e di una più comoda, anzi piuttosto lucrosa,  “conversione”. Si può giungere addirittura alla mirabile evenienza che una tale “conversione sulla via di Damasco” apra una felice, e oltremodo gratificante, carriera culturale ed ecclesiale. Vi è davvero di che consolarsi, di che stare proprio allegri: molto allegri…

In taluni casi, è invero difficile stabilire se, come “decaduti”, essi abbiano tradito il lor “primo amore” per gettarsi tra le avvenenti (poco tali, a mio modo di vedere…) braccia di una “cortigiana”, oppure se siano essi stessi ad essersi “prostituiti”, offrendosi spregiudicatamente, in vista degl’indubbi vantaggi materiali di varia natura. Ma in fondo, il quesito è di pura curiosità accademica, passabilmente oziosa, perché all’atto pratico nulla cambia. Magari son vere ambedue le possibilità. E, forse, una volta di più, vale il principio ippocratico: similia cum similibus. Ovvero, come usa dire in Terra d’Etruria: “Chi si somiglia, si piglia”.

Dopo questa rapida, inevitabilmente molto sommaria, carrellata della poco consolante situazione della covata esoterica italiana in generale, e in più in particolare, purtroppo, anche “scaligeropolitana”, carrellata nella quale abbiamo potuto osservare come numerose siano le “anime mercenarie”, le “pistole in vendita”, le “anime cortigiane” disposte a vendere i propri corpi e le anime, per usare le colorite metafore del mio impetuoso amico C., vi sarebbe davvero di che giustificare il più nero pessimismo, se non vi fossero concrete prospettive  “diverse”: molto “diverse”. 

Massimo Scaligero ci affermava con forza che: «Noi siamo condannati a vincere, perché noi abbiamo il pensiero!». La conoscenza del vero e la volontà del giusto, e del bene possono tutto realizzare, possono essere “onnipotenti”, perché rinunciando alle velleità della egoica natura inferiore, esse si aprono alla travolgenza realizzatrice della forza sovraindividuale dello Spirito. Il coraggio, la dedizione consacrata dei pochi che si consacrano alla Via del Pensiero, alla pratica silenziosa e solitaria della Concentrazione, la consacrazione silenziosa, austera, sacrale, ieratica, di questi pochi che praticano l’ascesi individuale insieme ad altri “commilitoni” spirituali, “fratelli d’armi” nel lottare spirituale, nel praticare il Rito della meditazione in comune, secondo quanto trasmesso da Massimo Scaligero ad alcuni discepoli, da lui indicati come “orientatori” della Comunità spirituale: quella ch’egli chiamava la Comunità Solare.

Secondo quanto comunicò lo stesso Rudolf Steiner – per esempio ad Adelheid Petersen – la silente azione ascetica di un discepolo della Scienza dello Spirito, che si consacra alla Concentrazione, al meditare, al meditativo studio rosicruciano dei testi della Scienza dello Spirito, e l’azione rituale di coloro i quali, oltre alla pratica ascetica individuale solitaria, si votano, si consacrano, al Rito della meditazione in comune, può mutare moltissimo del destino di un popolo, può pareggiare moltissimo del karma del mondo. 

Si tratta di un segreto, celato, agire nel mondo delle cause, senza lasciarsi minimamente coinvolgere nella maya degli effetti del problematico mondo esteriore. Quindi senza insozzarsi con le trame di una qualsivoglia sporca politica (la politica pulita non esiste affatto…), senza compromissioni di sorta con ambienti e gerarchie confessionali, senza le vanità intellettualistiche con pretese culturali, senza finalità di tipo economico di sorta. 

L’azione occulta di un discepolo dell’Iniziazione, e a maggior ragione quella della Comunità Solare, sarà tanto più efficace, quanto più invisibile, celata, e, appunto, occulta: senza venire intralciata, e paralizzata, da improvvidi coinvolgimenti nella esteriorità sensibile, da compromissioni con elementi che nulla hanno, e nulla devono avere a che fare con la stellare purità della Sapienza Celeste, con la Scienza dello Spirito, con l’aurea Via del Pensiero. E questa è la certezza dei coraggiosi, dei consacrati al Rito della Concentrazione, dei votati al meditare secondo il canone trasmessoci da Rudolf Steiner e da Massimo Scaligero. E questa è la mia certezza interiore, e la mia volontà d’azione.

3 pensieri su “ANIME MERCENARIE

  1. Da tempo ormai i responsabili delle istituzioni antroposofiche, non solo italiane, stanno svendendo tutto ai conclamati nemici con assoluto disprezzo per la fedeltà dovuta al Maestro dei Tempi Nuovi. Per svariati motivi spregevoli: 1) l’aver verificato la propria incapacità a percorrere il sentiero e anziché attribuire la colpa a se stessi preferiscono scaricarla sul sentiero stesso come ormai inadeguato ai tempi, mentre inadeguate sono soltanto la loro coscienza, la loro volontà, la loro veracità intrinseca; 2) sostituire la fedeltà al compito, ineludibile, con una smodata ambizione personale; 3) la seduzione di un facile percorso che non debba fare i conti con le proprie debolezze, con le proprie inadempienze, con le proprie mancanze morali; 4) l’ormai insopportabile confronto tra quello che dovrebbero essere e quello che tristemente sono.
    Il fenomeno è ormai così diffuso, così evidente, così dichiaratamente esposto senza alcuna reticenza, che potrebbe anche far nascere un errato senso di smarrimento sul futuro della Scienza dello Spirito. Ma a smentire tutto ciò mi piace ricordare un pensiero del Dott. Giovanni Colazza:
    L’uomo è il centro dell’Universo. Tutte le masse materiali fredde o incandescenti delle miriadi di mondi non pesano sulla bilancia dei valori quanto il più semplice mutamento della sua coscienza.

    • Gentilissimo Utherpendragon, Lei ha sin troppo mille volte ragione. La ragione di fondo di una cotal irragionevole, tragica, e al contempo ridicola, situazione del movimento antroposofico – ma anche di molte altre comunità spirituali – è, purtroppo, semplice, drammaticamente semplice nella sua speciale diagnosi: non si può voler percorrere il sentiero spirituale dell’Iniziazione, e al contempo rimanere borghesi nell’anima!

      La Via dell’Iniziazione esige che muoia il “vecchio uomo”, ossia l’essere umano-animale, il quale, da parte sua, non ha nessuna voglia di essere dissolto, e tenta ogni più sapiente, perfida, astuta strategia per sopravvivere, e per paralizzare le forze dell’Io che l’asceta vuole consacrare all’impresa spirituale. Invece di compiere l’atto – che costa sforzo estremo e slancio – di consacrarsi allo Spirito, di accettarne la travolgenza e l’incandescenza dissolvitrice dell’infida natura inferiore, e l’opera di riedificazione secondo la Sovranatura, vi è il tentativo di ridurre tutto alla dimensione della caducità umana, di abbassare – come se fosse possibile, e non lo è – lo Spirituale al proprio livello di uomo biologico, psichico, intellettuale, sentimentale, labile, in maniera che una Via si trasformi nella “via egoica”, e non disturbi la volontà istintiva, una volontà capace di accendersi solo per l’effimero, e a volte poco persino per quello, in modo che si possa rimanere “borghesi” nell’anima, con un pensare appannato, esangue, filiforme, ed una volontà smarmellata.

      Ma la Via è quella “eroica”, e non quella “egoica”, con i suoi infiniti travestimenti. Il resto è solo “maya”, ossia illusione, sogni, menzogne, con le quali si arriva a prendere in giro se stessi e gli altri.

      Hugo de’ Paganis,
      cattivissimo lupaccio,
      che su Eco impietoso
      fa conoscer ogni
      infido fattaccio.

  2. Intendendo bene perché “La Concentrazione, ultima chiamata…”(e non ci sono mani che tengono!), si bene intende perché “compito di Rudolf Steiner avrebbe dovuto essere il portare una Via magica dell’Occidente, una Via magica della percezione e del pensiero”, perché “le tragedie del XX secolo sono legate a Antroposophia”.
    Se alla conferenza di Platone Intorno al Bene si reagì con disprezzo, alle conferenze di Steiner si reagì sognando(la conoscenza).
    “Platone ha maturato e fissato la sua teoria delle idee in opposizione a due forme di relativismo, fra loro strettamente collegate: a) la prima forma è quella di origine eraclitea, la quale, proclamando il perenne flusso e la radicale mobilità di tutte le cose, giungeva, di fatto e di diritto, a disperdere ciascuna cosa in una molteplicità irriducibile di mobili stati relativi, e quindi finiva con il renderla inafferrabile, inconoscibile, inintellegibile; b) la seconda è quella sofistico-protagorea, che riduceva ogni realtà e ogni azione a qualcosa di puramente soggettivo.”
    Quale chiamata è offerta, nell’Opera di Rudolf Steiner, all’uomo? Quale, la risposta di questi, in ogni sua estrinsecazione?

    “Sia invece il vostro parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno.”

    “…oggi, dopo la guerra, sono irriconoscibili.” Interessante come la sfuggenza di cui scrive Evola sia un po’ la tragicomica parodia della frase del Gorgia “chi si lascia ingannare è più saggio di chi non si è lasciato ingannare.”
    “Guardiamoci dal cadere vittime di un inconveniente… di prendere in odio i ragionamenti, come coloro che prendono in odio gli uomini… quando qualcuno, senza avere conoscenza dell’arte dei ragionamenti, crede che un ragionamento sia vero e, poco dopo, gli appare falso – e a volte è davvero falso e a volte no – e poi ancora gli appare diverso, e poi ancora diverso… non sarebbe deplorevole che ci capitasse questo, e cioè che, pur essendoci ragionamenti veri e saldi, che si possono riconoscere come tali, per esserci trovati di fronte a ragionamenti che a volte ci paiono veri e a volte no, invece di dare la colpa a sé e alla propria mancanza di conoscenza, si finisse, perché angustiati, per dare la colpa volentieri ai ragionamenti medesimi, e così si continuasse a odiarli e a biasimarli per tutta la vita, e in tal modo si restasse privi della conoscenza degli esseri?… in primo luogo dobbiamo guardarci da questo, e non lasciare entrare nell’anima la convinzione che non esista alcun ragionamento sano, ma dobbiamo convincerci piuttosto che siamo noi a non essere ancora sani, e dobbiamo farci forza e preoccuparci di essere sani in tutti i modi.”(Socrate)
    “Ora il pensiero impotente, ossia il flusso dialettico, è divenuto una forza autonoma che si sta distaccando dalla coscienza dell’uomo. Ora, in realtà, l’Opera dello Steiner diviene tanto più incomprensibile ai livelli che le sono propri quanto più appare del tutto abbordabile ad un pensiero privo di concetti e della vita di questi. Non si comprende più cosa sia il comprendere.”

    Sfuggenza, lievito madre della imperatrice e pontefice massima odierna: la liquidità subumana, suggellatrice di quella pace dell’animalità di cui scrive il Giovi.
    Gioco di musiche scandali posture cucine fusion, iniziazione sfavillante l’abdicazione di memoria, concentrazione, determinazione; maschera del solo vero complotto: “senza sforzo, nessun oggetto.”(J. G. Fichte)
    Nell’era global-quantistica, chi varca la soglia della interiorità?
    Assoluta dedizione, assoluto coraggio, assoluta fedeltà che l’urlo interiore in ognuno di noi richiede.

    Grazie Hugo!
    “Non sono cattolico, né protestante, né cristiano; ma sono sinceramente e profondamente religioso.”(Giuseppe Mazzini)

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