“MITOLOGIA” E “LEGGENDE” CIRCOLANTI NEI POCO AVVEDUTI AMBIENTI ANTROPOSOFICI

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Omnia vincit Veritas! 

Die Weisheit ist nur in der Wahrheit – la Sapienza-Saggezza è solo nella Verità.

Motto goethiano scelto da Marie Steiner nel 1912 come divisa della prima Società Antroposofica.

Una lettrice di questo temerario, e abbastanza “scomodo”, blog si firma Cappuccetto Rosso. Dimostrando in tal modo che, forse, si fida evidentemente di più del cattivissimo lupaccio della steppa che non delle effettive, non manifestate, autentiche intenzioni del “buon” Cacciatore dell’omonima fiaba, le cui reali intenzioni, alla prova dei fatti, e non quelle dichiarate verbalmente (i politici a tal proposito insegnano in maniera eloquente…), non si sa bene quali effettivamente siano. Ora considerando che il Cacciatore è maestro dell’approntare panie, reti, trappole, e nell’ordire agguati, personalmente io non mi fiderei punto delle sue altamente proclamate “buone intenzioni”.

Un po’ come nel caso dei pastori. Le pecore temono, sì, il lupo, ma forse esse dovrebbero ben riflettere che se vi è al mondo uno che le munge regolarmente, le tosa, e che sistematicamente abbatte, macella e cucina pecore e agnelli (pappandoseli allegramente poi come “abbacchio scottadita”) è proprio il pastore, per cui è il pastore ch’esse dovrebbero temere di più, e non certo il lupo, il quale, peraltro, mena un’esistenza dura, persino tragica, se ben la si considera, ed è limitatamente “predatore” per pura necessità di sopravvivenza, e non ne fa punto una lucrosa industria, come invece fa il pastore. Si sa come cacciatori e pastori siano “buoni”, anzi “buonissimi”, che più “buonissimi” non si può: con tanto di ostentata autocertificazione sui social network !

Tempo fa, la nostra Cappuccetto Rosso, scrivendo all’amministrazione del blog, pose una domanda, alla quale è giusto dare una risposta che in realtà riguarda non solo un episodio della vita di Rudolf Steiner, ma che tocca quello che è, purtroppo, lo scarso amore per la verità degli antroposofi, ed altre cosucce, a mio modo di vedere, di non secondaria importanza. Ma vediamo sùbito quanto scrisse allora – era lo scorso mese di maggio – la nostra gentile lettrice:

«Buonasera,

Sono una vostra lettrice occasionale.

Mi sono imbattuta più di qualche volta negli articoli da Voi pubblicati e mi sono resa conto che ciò si verificava tutte le volte che volevo saperne di più delle vicende del movimento antroposofico successive alla morte di Rudolf Steiner. Sono una studiosa di Scienza dello Spirito da pochi anni, lo faccio in maniera autonoma e personale, non faccio parte di nessun movimento e per questo mi trovo spesso in difficoltà nel comprendere il comportamento di alcuni “antroposofi”. 

Mi rivolgo a Voi perché conoscete il mondo antroposofico per esperienza diretta e grazie ad una instancabile ricerca della verità.

Ho particolarmente apprezzato gli articoli sulle vicende di Ita Wegman e Giovanni Colazza, articoli nei quali sono state portate prove concrete di come molti personaggi tenuti in grande considerazione dal mondo accademico-antroposofico siano in realtà lontani dagli insegnamenti del Dottore…

Essendo particolarmente sensibile a queste tematiche,  Vi scrivo per chiedere se avete informazioni sull’attività di Rudolf Steiner nel Veneto. Io sono di Conegliano, provincia di Treviso; conoscerete forse la zona per la presenza della sua Scuola Waldorf Novalis di San Vendemiano, o per la ditta Ecor proprietaria dei negozi NaturaSì.

Sento che questo territorio, al confine tra Veneto e Friuli, è molto attivo dal punto di vista dell’antroposofia, sono stati colti numerosi impulsi, soprattutto in biodinamica, pedagogia ed euritmia. Un amico che frequenta questo mondo da prima di me, mi disse che quando Rudolf Steiner si recò a Venezia, fece tappa proprio a Conegliano, soggiornando in un albergo non meglio precisato, dicendo al proprietario qualcosa del tipo: “qui c’è qualcosa di molto forte per lo sviluppo dell’Antroposofia”. 

Né io né il mio amico sappiamo se sia verità o leggenda, avete Voi qualche informazione a riguardo, o per lo meno informazioni di quel viaggio a Venezia?

Grazie per l’attenzione e per il lavoro che svolgete.

X.Y.».

Questa comunicazione di Cappuccetto Rosso si presta a varie interessanti considerazioni, che cercherò di svolgere per quanto consentano le mie conoscenze. Ma, con l’occasione, cercherò di rispondere altresì ad alcuni passati commenti che la nostra amica aveva fatto sul blog, commenti ai quali mi sono accorto di avere risposto in maniera incompleta.  

Alla gentile e-mail della nostra attenta lettrice, risposi con una mia, le cui considerazioni qui riprendo, allargando il discorso.

Direi che, oggi, anche, e soprattutto, facendo tesoro dell’esperienza di molti decenni – fra sei anni sarà passato un secolo da quando Rudolf Steiner ha lasciato l’esteriore scenario terreno – la posizione di Cappuccetto Rosso di portare avanti lo studio della Scienza dello Spirito in maniera “autonoma e personale, tenendosi lontano da ogni movimento”,  sia la posizione più savia, e soprattutto la più sana. Come direbbe, per bocca del suo avo Cacciaguida, il mio amato Dante (Par., XVII, 61-69)

E quel che più ti graverà le spalle, / sarà la compagnia malvagia e scempia / con la qual tu cadrai in questa valle; /  che tutta ingrata, tutta matta ed empia / si farà contr’a te; ma, poco appresso, / ella, non tu, n’avrà rossa la tempia. / Di sua bestialitate il suo processo / farà la prova; sì ch’a te fia bello / averti fatta parte per te stesso.

E che le cose, oggi, sia savio affrontarle così, risulta anche dal contenuto dell’ultimo colloquio che Rudolf Steiner ebbe con Giovanni Colazza, quando ormai per la progrediente malattia, era già su quello che sarà, a fine marzo del 1925, il suo letto di morte. Rudolf Steiner era oltremodo disincantato, per non dire profondamente deluso, per la sciocca superficialità, per l’inadeguatezza, l’approssimazione, la mancanza di serietà, con la quale gli antroposofi si accostavano alla Scienza dello Spirito. In alcuni casi vi furono veri e propri tradimenti spirituali. Egli vedeva molto compromesso – per non dire addirittura fallito – il nobile tentativo sacrificale, da lui compiuto col Convegno di Natale del 1923, nel quale unì il movimento spirituale alla Società Antroposofica. Di tale ‘tentativo’ – da lui stesso definito ‘ein Wagnis’, un ‘azzardo’ – egli si era assunto, in solido, la responsabilità di fronte al Mondo Spirituale, responsabilità che lo porterà, poi, a pagare con la sua stessa vita, consumandosi come un roveto ardente, gli errori, le colpe, i tradimenti spirituali degli antroposofi, che fatalmente – come egli aveva preventivamente avvertito – sarebbero ricaduti sulle sue spalle.

Per questo motivo – secondo quanto ebbi modo di ascoltare dalla bocca stessa di Massimo Scaligero – Rudolf Steiner preannunciò a Giovanni Colazza – profeticamente preannunciò – che «se l’Antroposofia fosse fallita in Germania, sarebbe rinata in Italia: in una forma nuova, più radicale, coraggiosa, giovanile, non cristallizzata in un movimento burocraticamente organizzato». Questo annuncio, per me è altresì in armonia con quanto Rudolf Steiner comunicò nel 1911, nelle conferenze di Neuchâtel sulla figura di Christian Rosenkreutz tenute il 27 e il 28 settembre, ossia che nell’ultimo terzo di ogni secolo i Rosacroce dànno un nuovo impulso spirituale. Nuovo impulso che viene a manifestarsi anche esteriormente. Per me, è certo che l’Opera di Massimo Scaligero sia scaturito da questo novello impulso, che “ri-genera” l’Antroposofia, nella forma radicale della Via del Pensiero Vivente, riportando al centro quel “filone aureo”, che l’ottusa superficialità, la mancanza di serietà, e la paura degli antroposofi nei confronti della pratica interiore realizzativa, e della concreta esperienza spirituale, avevano portato colpevolmente a smarrire.    

Per cui, saggezza e prudenza consiglierebbero davvero, oggi, al libero ricercatore dello Spirito, dantescamente, di “far parte per se stesso”, e di tenersi lontani da ogni movimento organizzato, cristallizzato in strutture dogmatiche e burocratiche, nelle quali ormai più non fluisce Spirito vivente e vivificante. Ed eziandio di tenersi lontano anche dalle petites chapelles – come le chiamano i francesi – ossia lontano dalle “parrocchiette”, e dalle conventicole nelle quali regna sovente grande ristrettezza mentale e morale, e nelle quali agiscono, talvolta, interessi personali non sempre confessabili.  

Quanto alle vicende verificatesi dopo la morte di Rudolf Steiner, e riguardanti personalità di elevato rango spirituale come Marie Steiner-von Sivers, la più stretta collaboratrice del Dottore, Giovanni Colazza, sicuramente uno dei suoi discepoli più avanzati e a lui più cari, e Ita Wegman, si tratta di un capitolo molto doloroso della storia del movimento spirituale, che dalla maggior parte – quasi dalla totalità – degli antroposofi viene ignorato, e da una esigua minoranza viene pusillanimamente “rimosso”: per non affrontarlo: ossia, tanto per esser chiari, per non affrontare la propria agglutinata mediocrità, la propria ignave accidia, la propria vigliaccheria. In futuro avremo da ritornare su tali dolorose vicende. Dovremo mostrare il ruolo nefasto, veramente “oscuro”, ‘controiniziatico’ direbbero i tradizionalisti, giuocato da personaggi come Albert Steffen, Guenther Wachsmuth, e dai loro manutengoli. La storia delle vicende del movimento antroposofico è – come dissi ad Hella Wiesberger sin dal primo colloquio, che avemmo alla sede Lascito di Rudolf Steiner, la Rudolf Steiner Halde a Dornach, nel mese di aprile del 1985 – la massima tragedia spirituale del XX secolo, le cui conseguenze non affrontate, non sanate, si prolungano  con risultati nefasti nel nostro XXI secolo.

Sarà importante riuscire a vedere chiaro in tali tristi vicende, perché molte, troppe, sono le analogie di quelle tragiche vicende con eventi accaduti dopo la morte di Massimo Scaligero all’interno della Comunità Solare : situazioni che si sono verificate anche, ma non solo, per la insinuante azione di chi tuttora opera deliberatamente a quel “trasbordo ideologico inavvertito”, che in ogni modo ci siamo sforzati di denunciare su questo “fastidiosissimo” blog. A tale proposito ho avuto l’ambìto onore di ricevere esplicite minacce. Ma di ciò a suo tempo!

La nostra simpatica lettrice chiede, poi, notizie su un episodio, che è sicuramente di un certo interesse, visto che si tratta della prima venuta di Rudolf Steiner in Italia. I legami del Dottore con l’Italia furono forti, e notevoli per profondità e importanza. E a tal proposito mi servirò di quanto riporta Hella Wiesberger, che è stata sicuramente la sua più profonda biografa – anche se Rudolf Steiner affermò a Tatiana Kisselev che una biografia di Marie Steiner «non poteva essere scritta, essendo lei un ‘essere cosmico’» – ma anche veramente l’unica, in quanto altri (pochissimi, a dire il vero) che dopo di lei hanno scritto, non hanno fatto che attingere alla sua “trilogia”.

Personalmente, sono stato alcune volte a Treviso, ma non sono mai stato a Conegliano, che immagino essere una amena e pacifica località. Conosco di fama la locale Scuola Waldorf, e conosco NaturaSì di Ecor, per i prodotti di essa che si vendono anche in vari punti della mia città, sicuramente ottimi, ma che trovo un po’ troppo cari per i magrissimi cespiti dei quali dispone per sopravvivere il presente lupaccio cattivissimo. Ma ciò è irrilevante, perché ormai sono un vecchio arnese della sopravvivenza ad ogni costo: anche nelle situazioni più avverse.

In uno studio di Robert Friedenthal, Lettere di Rudolf Steiner e Marie von Sivers ad Édouard Schuré, apparso in Nachrichten der Rudolf Steiner-Nachlassverwaltung mit Veröffentlichungen aus dem Archiv, Nr. 6, Dornach, Michaeli 1961 (Nachdruck 1985), pp. 16-18, possiamo leggere come Rudolf Steiner annunciasse allo scrittore francese Édouard Schuré il viaggio che avrebbe fatto a Venezia con una lettera datata 20 dicembre 1906, spedita da Monaco di Baviera, e come nella medesima quale comunicasse altresì dove alloggerà nella città lagunare:

«Solo ora, dai bei giorni di Barr, posso prendere respirare un po’. Fräulein von Sivers ed io passiamo qualche giorno libero a lavorare tranquillamente a Venezia. Ho voluto scrivertLe, caro amico, dalla prima stazione di viaggio, qui a Monaco. La contessa Bartowska riceverà la lettera promessa da Venezia. […]

Fino al 2 gennaio: Hôtel de l’Europe Venezia (Venedig)».

Marie von Sivers dette grande importanza a questo primo viaggio di Rudolf Steiner in Italia. In una lettera scritta dalla allora ancora Fräulein Marie von Sivers – solo nel 1915 divenne Marie Steiner, ossia, come la chiamavano gli antroposofi, Frau Doktor – allo scrittore e poeta francese Edouard Schuré il 13 gennaio 1907, citata nel proseguio di questo articolo, possiamo leggere:

«Sono contenta, tuttavia, che il signor Steiner abbia visto in questa vita un po’ della sua vecchia Italia».

Hella Wiesberger tratta, in una parte notevole del terzo volume della bella e importante “trilogia” dedicata a Marie Steiner – che volle donarmi con dedica – quelli che chiama Gemeinsame Italienreise – Comuni viaggi in Italia. Infatti così scrive In Marie Steiner. Ein Leben für die Anthroposophie, Rudolf Steiner Studien, Band I, Rudolf Steiner Verlag, Dornach, 1988, pp. 189-192 :

«Tra tutti i viaggi intrapresi, quelli in Italia meritano più particolarmente di essere messi in evidenza, poiché la maggior parte di essi fanno parte dei rari spostamenti ch’essi fecero a titolo privato. Marie von Sivers aveva a lungo sognato di procurargli una sorta di eremitaggio, giacché ella vedeva molto da vicino a qual punto le forze di Rudolf Steiner si esaurivano, da una parte a causa degli spostamenti sempre più frequenti e dall’altra a causa di tutte le persone che lo molestavano con i loro problemi spesso troppo personali. Ella si si era augurata ch’egli potesse ritirarsi di tanto in tanto per consacrarsi alla scrittura senza essere disturbato. Ma quel sogno non si concretizzò mai. La sola cosa possibile fu di “eclissarsi” ogni anno per qualche giorno, – o secondo la sua stessa espressione , “di scomparire in un abisso”. Il suo desiderio di vedere Rudolf Steiner fare la conoscenza della sua Italia ch’ella amava talmente si comprende facilmente. Ciò poté realizzarsi per la prima volta alla fine dell’anno 1906. Essi passarono Natale e Capodanno a Venezia. Ella descrisse il suo soggiorno al suo amico Schuré».

È evidente, da quanto scrive Hella Wiesberger, che questo primissimo viaggio di Rudolf Steiner e della sua collaboratrice e compagna Marie von Sivers, fu una sorta di viaggio, per così dire, “clandestino”, volutamente in incognito. Dalla corrispondenza riportata dalla Wiesberger non risulta affatto ch’essi si siano fermati a Conegliano. E poi per quale motivo avrebbero dovuto farlo, visto che la loro mèta era appunto Venezia? A quel che so, specialmente nei lunghi viaggi, Rudolf Steiner usava spostarsi sempre in treno: scelta molto meno faticosa di uno spostamento in macchina, specialmente in inverno, con tutte le incognite che poteva riservare la meteorologia alpina. L’Italia settentrionale aveva già una vasta rete ferroviaria, e il treno arrivava direttamente a Venezia. Del resto, sempre a quel che mi risulta dall’ampia documentazione riportata dalla Wiesberger, quella fu l’unica volta che Rudolf Steiner andò a Venezia.

La collaborazione di Marie von Sivers con Rudolf Steiner si tramutò da sùbito in una febbrile, e sacrificale donazione di tutte le sue forze, al punto tale di ritrovarsi spesso esausta. Non solo il Dottore aveva bisogno di un periodico, rigenerante, “distacco”, che purtroppo solo raramente fu possibile realizzare, ma anche la stessa Marie von Sivers ne aveva urgente necessità, tant’è che persino dopo la venuta a Venezia, Rudolf Steiner si trovò costretto a scriverle, in una lettera del 13 gennaio 1906:

«Bisogna, ora, pensare seriamente a come possiamo sollevarti dagli impegni. Ma sino ad adesso è veramente molto difficile trovare qualcuno in Germania per affidargli del lavoro. Quali esperienze non abbiamo fatte qui con i nostri aiuti! Bisogna ora fare qualcosa».  

Quale fosse la situazione la descrive la stessa Marie von Sivers in una lettera scritta da Monaco di Baviera, il 4 gennaio 1907, ad Édouard Schuré, appena rientrata da Venezia:

«Eccoci a Monaco, presso le nostre amiche Kalkreuth e Stinde. Venezia è stato un momento di fermo necessarissimo nella vita di viaggi del signor Steiner, giacché affinché egli abbia ora qualche giorno di riposo, occorre che se ne fugga ai confini d’Europa, e bisogna conservarne gelosamente il segreto. Se avessimo parlato a chicchessia in Germania circa la nostra intenzione, vi sarebbe stata a Venezia un mucchio di gente, che avrebbe chiesto degli incontri. Io sapevo che era necessario nascondersi per qualche tempo per lavorare all’opera letteraria: a tutte le lettere che mi scrivevano per chiedermi ove si sarebbe trovato il signor Steiner a partire dal 20 dicembre sino all’8 gennaio, e a tutte le richieste io rispondevo: «Sparirà in un abisso; sarà dove nessuno lo troverà; e si cercherà di fare la stessa cosa ogni anno, perché senza di ciò voi lo fareste a pezzi, e i lavori letterari non progredirebbero». È così che abbiamo potuto essere soli per 10 giorni. Era bene per fare tutto quel che si doveva fare. La giornata veniva interrotta da una o due passeggiate, piene d’impressioni, ma piuttosto gravi, giacché la rovina, la decadenza s’impongono maggiormente all’osservazione, allorché un sole splendente non bagna affatto con i suoi effluvi gli antichi muri, e il blu profondo del cielo non riversa l’incanto su tutta l’Italia».

A questo punto si ferma la lettera e il racconto verrà ripreso alcuni giorni più tardi da Berlino, il successivo 13 gennaio 1907. Di questa seconda lettera, traduco solo l’inizio, ossia la parte che interessa il nostro tema.

«Non avrei mai creduto che mi sarebbe stato impossibile così a lungo scriverLe. E s’io dico impossibile, è perché considero sempre come un’ora di festa quella in cui Le scrivo, e che vorrei isolarla tra le altre. A Venezia, certo, siamo stati isolati, ma quel mucchio di lettere , e di lavori vari, era davanti a noi. Più le giornate passavano, e più vedevo che solo una piccola parte sarebbe stata terminata. È vero che un brusco cambiamento di clima per 10 giorni genera una certa fatica. Più d’una volta, ritornando dalla passeggiata giornaliera, ho dovuto dormire – per lunghi intervalli , risvegliandomi come ubriaca di sonno. Venezia, in inverno – è sempre magica, certo, solo il freddo tempera l’entusiasmo, ed è piuttosto la sua storia, il suo passato che bruciano nell’anima, la sua filosofia ancor più della sua bellezza attuale; giacché questa bellezza è ben soffusa di melanconia; ed essa vi costringe, non solo a fare un ritorno nel passato, – ma a sondare, molto al di là di ogni sentimentalità, ancorché cara, le forze viventi» dell’avvenire. Tante belle ombre si distendono allora nelle tombe, sono cessate, ed hanno detto la loro parole; la loro parola che felicemente diverrà organismo vivente su un altro pianeta, che ora agirà come forza risvegliatrice nel terreno ove sono i germi. Ma è verso quei terreni che bisogna procedere, benché siano nudi e incolti, benché tutti i venti vi passino sopra.  E vengano sollevati da grandi scosse; è là che è nascosta la vita in potenza, quella che sboccerà allorché tutte quelle belle pietre, quegli edifici in marmo e d’arte saranno divenuti polvere, che una nera vernice avrà ricoperto tutti i capolavori di pittura. […]

Chiedo venia se mi dilungo così tanto sui miei ricordi di Venezia. Sono tutta via felice che il signor Steiner abbia rivisto, in questa vita, un po’ della sua vecchia Italia, ed io farò di tutto affinché l’anno prossimo gli sia concesso di passare in incognito un mese a Roma, e forse anche per rendersi conto sul posto, in una maniera più decisiva di quanto sarebbe possibile altrove, quale posizione debba prendere la sua azione nei confronti del cattolicesimo morente».

Questo fu, come detto più sopra, l’unico viaggio che Rudolf Steiner fece con Marie Steiner a Venezia. Fu causato dall’esaurimento di forze che l’eccessivo lavoro al quale erano sottoposti entrambi. Lavoro per la causa spirituale che li aveva resi esausti, soprattutto per l’assedio continuo di una quantità di persone, le quali evidentemente trovavano molto più comodo attingere e nutrirsi delle loro forze, piuttosto che lavorare energicamente per farle sorgere con la volontà nella propria interiorità.   

È evidente da quanto possiamo leggere nella succitata opera di Hella Wiesberger, che il viaggio “veneziano” di Rudolf Steiner, nonché suo primo viaggio in Italia, sia avvenuto in incognito, ossia nella discrezione più totale. Avendo il Dottore e Marie von Sivers viaggiato in treno, giunsero direttamente a Venezia, dove avevano già prenotato dalla Germania all’Hôtel de l’Europe. Come, quando, e perché essi in questo viaggio “veneziano”, essi sarebbero andati a Conegliano, è cosa, a mio giudizio, non solo oltremodo improbabile, ma anche assolutamente inverosimile.

Non mi meraviglia affatto che, in ambiente antroposofico, in quel di Conegliano, nella Marca Trevigiana, sia sorta la suddetta leggenda circa una breve permanenza alberghiera di Rudolf Steiner nella amena e pacifica località veneta. In generale, nell’ambiente antroposofico – come del resto in molti ambienti occultistici o sedicenti tali – ‘mitologie’ e ‘leggende’ abbondano. Ciò dipende in gran parte dalla tendenza alla sentimentalità fantasiosa e sognante, che si unisce all’inerte accidia – che resta pur sempre uno dei sette peccati capitali dell’antica teologia – ossia alla pigrizia, e all’ignavia, di coloro che non vogliono praticare un’Ascesi, indubbiamente austera e dura, e preferiscono darsi a quella che Rudolf Steiner, nella Saggezza dei Rosacroce, Editrice Antroposofica, Milano, 1973, p. 13, chiama, con impietosa espressione: «voluttà astrale»:

«Per un rosacroce, se un uomo si è rotta una gamba per la strada e quattordici persone piene di affettuosi sentimenti e di compassione, ma nessuno sa rimettergli a posto la gamba, tutte quattordici gli sono meno utili di qualcun altro che arrivi, forse per nulla sentimentale, ma che sa rimettere a posto una gamba, e lo fa. L’atteggiamento che pervade i rosacroce è la sapienza attiva, la possibilità di attingere alla sapienza per agire nella vita. Per i rosacroce il parlare continuamente di partecipazione sentimentale è anzi pericoloso, perché appare come una specie di voluttà astrale. Alla bassa voluttà del piano fisico, corrisponde sul piano astrale la tendenza a volere solo sentire senza conoscere».

Necessita, urgente, una asciutta e severa Ascesi del Pensiero – mediante quello che Massimo Scaligero chiamava ‘calor cogitationis’, l’incorporeo ‘calore’ dell’atto pensante,  ovvero mediante quel volitivo atto ascetico del pensare, che in India sarebbe stato chiamato ‘tapas’, ossia ‘ardore’ – Una tale severa Ascesi, dico, asciugherebbe l’anima di tutto quel mucillaginoso umidore, che la ammala come guasta sentimentalità e fantaschicheria dell’astrale caduto. Ma l’ìnfida ed infìda natura astrale che da millenni domina il poco consapevole essere umano si difende – e si difende con ogni mezzo dialettico, sentimentale, istintivo, e persino violento – contro l’azione volitiva dell’Io nell’atto pensante. Questo spiega gli attacchi alla Via del Pensiero, gli attacchi alla Concentrazione. Nonché la proposta alle “anime belle” di una voluttuosa, sentimentalizzata, “via dell’anima”.

Ma di un simil morbo è tutt’altro che immune quell’ambiente, che il mio ottimo amico C., asceta d’altra dottrina, e valoroso fratello d’armi di tante battaglia, definisce, divertito: “scaligeropolitano”. Quando si sguazza nella morbida, e dolcemente soffusa, sentimentalità è facile sognare e scambiare suggestioni, vaghe impressioni, o anche vivide immagini di sogno per autentiche percezioni spirituali, mentre di veramente spirituale esse nulla hanno, essendo solo il risultato di una guasta natura inferiore, ferreamente legata alla corporeità, e da alquanti millenni dominata da Deità Ostacolatrici. Conciosiacosaché nascono, appunto, molte “leggende”, le quali collegandosi tra loro arrivano a generare una vera e propria “mitologia”, destituita di ogni fondamento scientifico. Per simili “leggende” e “mitologia” vengono sovente richiesti espliciti atti di fede, e viene bollata come “presunzione”, e peggio, il non piegarsi a tale teologica ortodossia, l’obbiettare apertamente circa le palesi incongruenze di cotali mistiche “comunicazioni”. Eppure, lo stesso Rudolf Steiner mette in guardia nei confronti di tale fideistica accettazione. Infatti, nella prima Prefazione – quella del 1909 – alla sua Scienza occulta nelle sue linee generali, Editrice Antroposofica, Milano, 1969, alle pp. 27 28, così scrive:

«Sebbene il libro si occupi di indagini non accessibili all’intelletto legato al mondo dei sensi, pure nulla vi è detto che non sia comprensibile alla ragione scevra da preconcetti, e ad un sano senso della verità di ogni persona che voglia usare le sue qualità umane. L’autore lo dice chiaramente: egli vorrebbe soprattutto lettori che non fossero disposti ad accettare per fede cieca il contenuto del libro, ma piuttosto tali che si sforzassero di controllarlo sulla scorta delle conoscenze della propria anima e delle esperienze della propria vita. Egli desidera soprattutto lettori prudenti che ammettano soltanto ciò che può giustificarsi logicamente. L’autore sa che il suo libro non varrebbe nulla, ove dovesse fondarsi esclusivamente  sulla fede cieca; esso vale solo nella misura in cui può giustificarsi davanti alla ragione spregiudicata. La fede cieca può troppo facilmente scambiare ciò che è stolto e superstizioso con ciò che è vero. Alcuni che volentieri si accontentano della sola fede nel «sovrasensibile» troveranno che in questo libro si esige troppo dal pensiero. Ma in questa esposizione non si tratta di una esposizione purchessia; essa deve corrispondere a ciò che risulta a un’indagine coscienziosa dei rispettivi domini della vita. E si tratta proprio di quei dominii nei quali le cose più alte  confinano facilmente con la ciarlataneria più sfacciata, e nei quali anche la conoscenza e la superstizione si toccano nella vita reale; dove, soprattutto, è così facile confonderle fra di loro».

Ho voluto mettere in grassetto alcune frasi, affinché il candido lettore ben vi rifletta. Nel primo capitolo della sua Scienza occulta, intitolato carattere della scienza occulta, Rudolf Steiner aggiunge qualcosa che esso pure dovrebbe essere ben meditato, e meditato in profondità, giacché se non se ne tiene conto, entrando nella sfera sovrasensibile, senza saper discernere realtà da illusione, verità da errore, come direbbe la mia amica F., dell’etrusca Follonica, «farebbe la fine di un gatto sull’Aurelia», ossia vivrebbe molto poco, defungerebbe velocemente. Alle pp. 32-33 della Scienza occulta, ho messo in grassetto alcune parole da meditare diligentemente, e possiamo leggere:

«Nello studio della natura, l’anima viene guidata molto più strettamente  dall’oggetto osservato, di quanto non avvenga nell’osservazione di fenomeni non sensibili. In quest’ultimo caso essa deve possedere in misura maggiore, e per impulsi puramente interiori, la facoltà di attenersi all’essenza della mentalità scientifica. Siccome molti credono, inconsciamente, che ciò sia possibile soltanto sulla scorta dei fenomeni naturali, essi decidono arbitrariamente che, non appena si abbandoni tale scorta, l’anima debba brancolare nel vuoto con il suo processo scientifico. Ma chi ragiona così non si è resoconto dell’essenza del procedimento scientifico, e forma il proprio giudizio in base alle deviazioni che necessariamente scaturiscono da un non abbastanza solido pensare scientifico diretto ai fenomeni naturali, e malgrado l’anima voglia avventurarsi all’osservazione della sfera non sensibile. In questo caso naturalmente nascono molte chiacchiere non scientifiche intorno ai fenomeni soprasensibili; ma non già perché, per loro natura,  non se ne possa trattare in modo scientifico, bensì perché, nel singolo caso in questione, faceva difetto la auto-educazione scientifica acquistata mediante l’osservazione della natura.

Chi vuole parlare di scienza occulta deve quindi avere un vigile senso per tutto ciò che di confuso nasce quando ci si occupa dei «manifesti misteri» del mondo, senza una mentalità scientifica».

Rudolf Steiner mostra la sua onestà intellettuale, oltre che morale, e spirituale, allorché con esemplare modestia arriva a dire – e lo fa molte volte – come un veggente possa errare, talvolta, circa i risultati di singole percezioni chiaroveggenti, e venire addirittura corretto da un pensatore non chiaroveggente che abbia un sano senso della logica. Naturalmente, Rudolf Steiner controllava mille e mille volte con lucido pensiero – con folgorante pensiero vivente – risultati della sua indagine sovrasensibile, e avverte moltissime volte quanto insicura, infida, sia la percezione “immaginativa”, che spesso può essere colorata, deviata, dagli stati emotivi e istintivi, poco coscienti o assolutamente incoscienti del soggetto di quella che viene creduta essere percezione “immaginativa”, ed invece è, a vari gradi e in varie forme, soltanto visionarismo medianico.

Ma, se “morbida”, e dolciastra sino ad essere stucchevole, è una cotale sentimentalità, spesso non lo è punto la correlativa natura istintiva, la quale, nel caso vengano da qualcuno contraddette le sognate “certezze” della mistica sentimentalità, può reagire con la menzogna, con la dialettica più intorcinata, con la più sordida calunniosa diffamazione, con l’ostracismo, e in taluni casi estremi persino molto violentemente. Il tutto alla faccia, e ad onta, delle proclamate a gran voce, ogni due per quattro, esigenze del “Cuore”, dell’universale “Amore”, della illimitata  “Compassione”  della “Autotrasformazione nell’anima dell’altro”, del guardare sempre, e solo, al “Punto di Luce del Logos nel cuore dell’altro”.

In tale campo per decenni il qui scrivente lupaccio cattivissimo ha potuto collezionare molte amare esperienze, che gli hanno aperto gli occhi circa quanto tiepido a dir poco sia l’amore per la Verità di tanti non solo sedicenti ‘antroposofi’, ma altresì sedicenti ‘discepoli di Massimo Scaligero’, gli “scaligeropolitani” del divertito mio amico C. Talune “leggende”.nel tempo, erano divenute una accettata vulgata, e l’averle apertamente smentite ha fatto sì che il malfidato lupaccio cattivissimo – vero miscredente – sia stato redarguito, aspramente rimbrottato, infamato, e diffamato. Ma, visto che siamo a questo punto, facciamo solo qualche esempio, che peraltro potrei facilmente largamente moltiplicare.

Una delle suddette “leggende”, diffusa nell’ambiente “scaligeropolitano” romano, era quella che della figura di Giuliano Flavio Imperatore – colui che i ‘cristiani’ chiamano sprezzantemente “l’Apostata” – facevano un traditore dello Spirito, un nemico del Logos, e negli sviluppi della “leggenda”, diffusa dall’accreditata vulgata, vi era l’affermazione essere lo scrittore ed esoterista romano, di sicula origine, Julius Evola, la reincarnazione di Giuliano Imperatore, e prova ne era – a loro dire – quanto, e non era certo poco, Julius Evola aveva scritto apertamente contro la figura spirituale di Rudolf Steiner e l’Antroposofia. Naturalmente, io non ho mai udito dalla bocca di Massimo Scaligero una simile enormità, e per di più assolutamente errata. Egli non amava affatto questo genere di “mitologie”, e le scoraggiava decisamente. Ma evidentemente non tutti la pensavano come lui, e molti preferivano affidarsi a mere deduzioni illogiche, a presentimenti sentimentali, o a “visioni”. Ma, evidentemente, il problema non sussiste: chiaroveggenti, e oscuroveggenti, visionari e affabulatori, imbonitori, e sognatori, abbondano nel mondo, e soprattutto nella Terra d’Ausonia, al punto che – come ho avuto modo di dire altrove – potrei riempirne interi treni: posti in piedi, e bagagliaio compresi!

Ora, pur avendo avuto il sottoscritto avuto alcune esperienze interiori nel «pensiero puro-libero dai sensi» – esperienze per me decisive e «conquistate a viva forza», come scritto da Massimo Scaligero nella sua Kundalini d’Occidente, e quindi non certo “spontanee”, anzi ben “coscienti”, contrariamente a quanto afferma dall’Innominato – delle quali non amo parlare, non sono particolarmente portato per la chiaroveggenza, e conoscendo i pericoli della medesima preferisco, esser prima “chiaropensante”, e solo poi, eventualmente, “chiaroveggente”. Quando dichiarai questa mia preferenza a Hella Wiesberger, in uno dei nostri colloqui, ne ebbi in risposta un luminoso sorriso, e parole di commento che mi confortarono assai. Conciosiacosaché, pur non essendo io in grado di confermare, attraverso mia percezione diretta, quanto dice Rudolf Steiner, sono benissimo in grado di sapere se Rudolf Steiner abbia fatto o meno una determinata affermazione, o se, addirittura, abbia affermato proprio il contrario di quanto viene dichiarato nelle varie leggende della propalata vulgata.

Nei viaggi che decenni fa facevo, per motivi professionali, in Svizzera e in Germania, ne approfittavo, ogni vòlta, saltando i pasti, e risparmiando all’osso, per andare a Dornach alla libreria del Lascito, la mitica, e da me amata e frequentata, Buchandlung Duldeck, a poche decine di metri dalla Rudolf Steiner Halde, sede del Nachlass. Con i soldini da me risparmiati sulla diaria che mi veniva concessa, mi compravo quanti più libri potevo di Rudolf Steiner, di Marie Steiner, e dei loro fedeli amici e discepoli. Potei così farmi una piccola biblioteca, e nei decenni successivi potei avere a mia disposizione l’intera Opera Omnia del Dottore, sia per la parte edita che per quella inedita. Tra i testi che acquistai già negli anni 80 del secolo scorso, vi erano tutti i volumi dei Nessi karmici, ancora non tradotti e pubblicati in italiano dall’Editrice Antroposofica. Ricordo, anzi, che per aiutarmi nella comprensione, dato il mio tedesco piuttosto elementare, li comprai anche in francese, tradotti e pubblicati dalla benemerita Éditions Anthroposophiques Romandes.

In tutti i cicli di conferenze, Rudolf Steiner parla con estremo rispetto, e addirittura con venerazione, per esempio in Contributi alla comprensione del Mistero del Golgotha, della figura spirituale di Giuliano Imperatore, della sua esperienza christica del “Triplice Sole”, di quanto egli venisse disgustato e respinto dai “cristiani” costantiniani del suo tempo, del suo nobile e sfortunato tentativo di restaurare la Sapienza degli Antichi Misteri, di come egli sia stato assassinato da devota mano “cristiana”. Addirittura, Massimo Scaligero mi fece, in uno dei nostri frenquentissimi incontri, una sapiente esegesi di un passo di quell’importante ciclo di conferenze del Dottore – citandomelo dall’originale francese edito da Triades, tradotto alquanto meglio rispetto alla edizione italiana – e mettendo in rapporto la luminosa figura di Giuliano con la Via del Pensiero Vivente, e la funzione futura del Manicheismo. Ma nei citati Nessi karmici, Rudolf Steiner comunica, ulteriormente, come l’Imperatore Giuliano si sia reincarnato nel Medioevo come Herzeloide, la madre di Parzifal, e come in epoca rinascimentale, egli sia riapparso come Ticho de Brahe, l’astronomo e alchimista danese, maestro di Johannes Kepler. Poi – e questo è un punto di cruciale importanza – Rudolf Steiner afferma esplicitamente come questa individualità Giuliano-Herzeloide-Ticho non fosse allora, nel 1924, incarnato sulla Terra, e che nei Mondi Spirituali egli poteva esser una guida preziosa per il ricercatore occulto, come lo fu Virgilio per Dante Alighieri, e Ovidio per Brunetto Latini. Ora, essendo Julius Evola nato il 19 maggio 1898, allorché Rudolf Steiner fece quella esplicita affermazione, ossia nel 1924, l’esoterista romano-siculo aveva ventisei anni compiuti, e quindi riguardo alla identificazione Giuliano-Evola, come direbbero gli ispanici, entonces nada! Feci notare, con garbo – allora ero ancora un lupacchiotto molto educato – e venni coperto d’improperi, perché la cosa andava in rotta di collisione con apodittiche affermazioni ex cathedra, che avrebbero dovuto essere credute dogmaticamente, altrimenti ne avrebbe sofferto il prestigio di chi tale affermazione faceva. Ovviamente, venni infamato e vituperato oltre ogni dire, mi venne fatto attorno progressivamente il deserto, e venni persino gratificato di aperte minacce. E cosa ci volete fare: il mondo  – questo sempre più immondo mondo – funziona così! Così vuole l’Oscuro Signore, l’illegittimo Princeps huius mundi, e al suo volere, all’immane potenza del convenzionale, come la chiamava Massimo Scaligero, tutti, reverenti e tementi, adorando, si inchinano! 

Vi furono una molteplicità di altri casi, nei quali la parola esplicita di Rudolf Steiner affermava apertamente l’esatto contrario di quanto la diffusa vulgata proclamava come verità, mentre era, invece, “leggenda”, “mitologia”, appunto. L’aver voluto smentire tutta una serie di affermazioni errate su Mani, su Christian Rosenkreutz, sullo stesso Rudolf Steiner, su Giovanni-Lazzaro, sul figlio della Vedova di Nain, su chi fosse l’anziano erborista che il giovane Steiner incontrava in treno, e via dicendo su molte altre figure e questioni, fece modo ch’io venissi bollato come affetto da eretica pravità, e di conseguenza ritenuto haereticus vitandus. Se descrivessi dettagliatamente tutte queste fallaci affermazioni, non la finirei più, e questo articolo è già troppo lungo. Mi veniva chiesto di piegarmi, e di “credere”, di non smentire, e di tacere. Ma ciò era cosa sordida, che mi ripugnava oltremodo. Quella che, come un dono aristocratico, ed un privilegio raro, ci è stata donata, è Scienza dello Spirito, e non Teologia. Essa richiede conoscenza e realizzazione volitiva, e non credenza cieca, fede, sdilinquimento sentimentale, e conformità. Amicus Plato, sed magis amica Veritas! E poi, come affermava quel paganaccio di Arturo Reghini, le credenze le stanno bene in cucina: co’ piatti, i bicchieri, e’ barattoli di marmellata. Ovvìa! 

La nostra simpatica Cappuccetto Rosso, in uno dei suoi commenti sul blog, rivolse al lupaccio cattivissimo un altro paio di domande, alle quali per fretta e colpevole disattenzione quest’ultimo non dette risposta. E siccome non si devono lasciare mai le cose in sospeso, né ce la si deve prendere comoda, è giusto dare qui una risposta precisa, anche se, al momento, forzatamente sintetica. In futuro sarà necessario ritornarci. Nel citato commento leggiamo:    

«Vorrei chiudere con due domande. Non mi è ben chiaro il motivo per il quale Rudolf Steiner decise di chiudere e ritualmente sigillare la Seconda e Terza Classe della Scuola Esoterica. Cosa temeva? O piuttosto perché vi diede avvio qualche anno prima?
Seconda domanda: oggi quale ruolo hanno le organizzazioni di stampo rosicrucianesimo, quelle autentiche, se ancora ve ne sono? Che compito svolgono per l’umanità?». 

Rudolf Steiner nel 1904 fondò la Scuola Esoterica, e precisamente la Prima Classe di essa. In questa Prima Sezione, o Classe, i discepoli della Scienza dello Spirito facevano una promessa sacra, ricevevano dal Dottore esercizi, meditazioni, e mantram personali, che dovevano essere gelosamente ritenuti riservati, e in quelle che vengono chiamate “lezioni esoteriche” – in tedesco Esoterische Stunden, alla lettera “ore esoteriche”– ricevevano tutta una serie di insegnamenti particolari, circa i quali i discepoli erano tenuti alla più rigorosa discrezione. Il tutto si svolgeva in una atmosfera di severa, autera, sacralità. Nel 1906, Rudolf Steiner aprì la Seconda Sezione, o Classe, col nome di Mystica Aeterna, in tre gradi, nella quale si svolgeva una rituaria, che veniva definita un “culto conoscitivo dimostrativo”. In séguito, venne aperta una Terza Sezione, o Classe, nella quale l’elemento rituale diminuiva progressivamente, mentre emergeva l’insegnamento del Maestro, e l’operatività meditativa. Al vertice di questa Terza Classe, nel Nono Grado della Mystica Aeterna, vi era il gruppo dei Dodici : il gruppo di coloro che più strettamente erano collegati e cooperavano con Rudolf Steiner.

Questa prima Scuola Esoterica in tre Sezioni, o Classi, venne sciolta da Rudolf Steiner nel 1914, allo scoppio della prima Guerra Mondiale, a causa degli attacchi che, da parte degl’intolleranti ambienti politici militaristi e pangermanisti, ma anche confessionali, soprattutto di parte cattolica, venivano portati all’Antroposofia, la cui cerchia veniva accusata di essere una “società segreta”: cosa falsissima. Nel 1924, dopo il Convegno del Natale 1923, Rudolf Steiner cercò di rifondare la Scuola Esoterica su una base nuova. Ma l’inadeguatezza, la mancanza di serietà di molti partecipanti, ed alcuni gravi tradimenti spirituali, fecero sì che il dottore non andò oltre le prime diciannove “lezioni esoteriche”. Nel settembre del 1924 si rifiutò di riaprire – proprio per i suddetti motivi – la Seconda Classe – che avrebbe dovuta essere diretta da Marie Steiner, mentre la Prima Classe veniva affidata ad Ita Wegman – e, a maggior ragione, la Terza Classe, che avrebbe dovuto essere diretta dallo stesso Rudolf Steiner. Dopo la sua dipartita, le dolorose vicende della Società Antroposofica, e le successive, ripetute profanazioni, della Classe, mostrarono ad abundantiam quanto avesse ragione Rudolf Steiner a interrompere la sua donazione ad individui incapaci, poco seri, e indegni.

Nel mondo non esistono “organizzazioni” rosicruciane autentiche. L’Ordine, o la Fraternitas Rosae Crucis non si manifesta sullo scenario sensibile, e non ha bisogno di organizzazioni e di pubblicità. Associazioni come l’A.M.O.R.C., fondato a San José, in California, da Harvey Spencer Lewis, la Rosicrucian Fellowship, fondata a Oceanside dal plagiatore Max Heindel, la Rosicrucian Fraternity di Quakertown, fondata Reuben Swiburne Clymer, non hanno nulla a che vedere col rosicrucianesimo autentico, e possono portare a situazioni molto, ma molto pericolose. Il candido lettore è pregato di credere al fatto che questo lupaccio cattivissimo sa bene di cosa si stia parlando.

Il rapporto, e il contatto, con la autentica realtà della Rosacroce è un fatto spirituale, e sicuramente si invera quando e ne confronti di chi deve avvenire: fuori di ogni ostentazione, vanità, o ricerca di illusori poteri occulti. Anche in questo caso è salutare tenersi lontano da leggende e mitologie. Sed de hoc etiam satis! 

     

6 pensieri su ““MITOLOGIA” E “LEGGENDE” CIRCOLANTI NEI POCO AVVEDUTI AMBIENTI ANTROPOSOFICI

  1. Con ogni probabilità signor Hugo, circa l’imperatore Giuliano, trattasi di un errata induzione logica di qualche lettore del libro di Scaligero “Dallo Yoga alla Rosacroce”.
    A pag.82 fu scritto:

    “Dietro la storia di Evola c’è un enigma spirituale, che solo Colazza conosceva, ma di cui non ha senso parlare, avendo un significato puramente metafisico, non riducibile in termini di comprensione razionale senza rischiare di ingenerare equivoci, invero non necessari in epoca in cui già ve n’è a sufficienza.
    Chi possa comprendere in profondità la figura di Giuliano imperatore, può afferrare il senso della figura di Evola.
    Giuliano, in realtà, anelava a ciò contro il cui a p p a r i r e
    umano inadeguato, violentemente combatteva: il Logos Cosmico. Quello che un giorno riunirà i veri combattenti dello Spirito.”

    Come è possibile osservare, non c’è scritto che Evola è reincarnazione di Giuliano. C’è semmai scritto circa il rischio di ingenerare equivoci non necessari nell’esporre i dettagli della vicenda. Già così pare non essere bastato.
    Il punto signor Hugo è che quando si tira in ballo la reincarnazione cominciano sempre le commedie. Pur afferrando il senso logico del karma, non posso che rimanere in posizione scettica a fronte di quelle che m’appaiono fantasticherie. Quello che si è o si è stati non può che essere già qui. E forse proprio perché si è qui al limite è più probabile essere la reincarnazione di un qualche bischerino.
    Per il resto non si preoccupi signor Hugo. Il web ormai è peggio del vino.

  2. Permettetemi di ringraziare Hugo e tutto lo staff del blog, per avermi accolto con simpatia e cordialità e per aver risposto alle mie domande in maniera esauriente; è una grande opportunità potersi confrontare apertamente e sinceramente su questioni così importanti.
    Quando scrissi la mail di cui al presente articolo, non pensavo che avrei avuto risposta, effettivamente quella del passaggio di Rudolf Steiner nelle mie zone sembrava proprio una storiella. Ma avevo bisogno di informazioni certe e circostanziate, essendo venuta a conoscenza dei numerosi tradimenti operati dagli antroposofi dell’epoca e che vengono tuttora attuati; mai avrei immaginato che certe bassezze avrebbero potuto essere messe in atto da chi ebbe il privilegio di ricevere direttamente dal Dottore in persona le comunicazioni della Scienza dello Spirito. Venire a conoscenza di fatti come l’allontamento di Ita Wegman o gli attacchi perpetrati per danneggiare Marie Steiner lascia alquanto amareggiati. Ma quando ho appreso (da altri interventi di Hugo su questo blog) che a causa di questi misfatti – purtroppo non solo questi- nei mondi spirituali era stata persino cancellata la parola Antroposofia, che il mirabile discosco della Pietra di Fondazione della Società Antroposofica tenuto dal Dottore durante il Convegno di Natale del 1923 oramai non era altro che una semplice meditazione al pari di tante altre,perchè il suo impulso più profondo non venne accolto e perciò ritirato, che egli rinunciò alla riapertura della Scuola Esoterica per l’inadeguatezza dei partecipanti, beh, è stato un duro colpo da incassare. Ma perchè tutto questo ci addolora così tanto?
    Qualche mese fa ebbi modo di recarmi a Dornach per una breve visita. Mentre percorrevo le strade che salgono la collina del Goetheanum e osservavo i dintorni, mi prese una certa malinconia, come accade a chi ha perso un affetto e si rende conto che i bei momenti trascorsi insieme non toneranno più. Perchè quella sensazione? E’ la stessa sensazione che si presenta quando leggo di quei misfatti, dei tradimenti, della pochezza degli antroposofi… Penso che quei fatti abbiano toccato da vicino anche coloro i quali non erano incarnati a quei tempi, ma vi assitevano dai mondi spirituali mentre si preparavo alla loro prossima incarnazione. Forse non è stato colto neppure da costoro l’invito del Dottore, l’ultimo suo immane sforzo, di rifondare la Società Antroposofica come movimento spirituale che si assumesse la responsabilità di accompagnare l’umanità nel percorso di ascesa a Decima Gerarchia? Posso darmi questa spiegazione, senza presunzione, ma ammettendo una sorta di responsabilità che è anche nostra, non solo dei contemporanei di Rudolf Steiner. Anche noi non abbiamo all’appello e ora ci ritroviamo circondanti da cialtroni e sedicenti iniziati, come per una specie di legge del contrappasso?
    Penso però che possiamo ancora rimediare. Se è vero che nei mondi spirituali non valgono le leggi dello spazio-tempo così come noi le sperimentiamo nel mondo sensibile, possiamo oggi dare un nuovo impulso che viaggi a ritroso fino a quei terribili momenti, ne cancelli le conseguenze nefaste, ristabilendo la Verità, possiamo e abbiamo la responsibilità di farlo: percorrendo la Via di Michele. Io me lo auguro.
    A presto!

    • Gentilissima, e coraggiosissima, Cappuccetto Rosso,
      malgrado quella che quel sapiente fiorentinaccio di Arturo Reghini – come ogni fiorentino DOC, estremamente polemico, e grande amico di Massimo Scaligero – chiamava, nel trascorso secolo, la “nequizia dei tempi”, io sono tutt’altro che pessimista, mi creda!

      Da una parte, io conosco – con certezza assoluta – il “magico” potere della volontà. Avendola sperimentata in mille e mille occasioni, conosco per diretta esperienza questa – mi si passi la parola – la “magia” della volontà, che tutto può realizzare: senza alcun limite, TUTTO può realizzare. nulla è impossibile a chi conosce il VERO, ed ha la volontà e il coraggio di volere il BENE. Occorre volere, volere intensamente, volere a lungo, e tramite tale volere mèta e realizzazione possono essere raggiunte.

      Naturalmente, non si tratta del volere dell’ego, ossia delle velleità di una natura inferiore, che noi non siamo, ma alla quale torpidamente ci identifichiamo, e che crediamo essere l’Io, ed invece è solo quel miserabile ego, che tutti vezzeggiano, viziano, adorano, e nutrono soddisfando le sue letali velleità. No, davvero, non si tratta punto delle velleità di un tale ego stratosferico, che persino dei frutti dell’occultismo, e dell’esoterismo, come della religiosità, vuole nutrirsi per enfiarsi: sino ad una sorta di “inflazione” di questo stratosferico ego.

      La Via è proprio quella del superamento del corpo astrale – che non è affatto l’originario corpo astrale di purezza stellare – ossia la Via del superamento delle velleità di un ego, che non è altro che la caricatura astrale dell’Io.

      E’ una Via percorribile da chiunque veramente voglia: da chiunque abbia il coraggio di “voler volere”! Non importa il proprio punto di partenza, che può benissimo essere una natura sfaciata, decadente, debole, provvista di pochissime forze. La radicalità della Via di Michele – che è dire della Via dell’Io – è quella di prescindere – appunto “radicalmente” – dallo stato della natura personale: quale che essa sia. In questa Via le forze le si costruiscono oltre, malgrado, e oserei dire: a dispetto della natura personale.

      Addirittura, oserei dire – e mi baso sull’esperienza di cinque decenni – che è più facile superare una natura debole, sfasciata, piena di colpe e di difetti, che non la natura di molte “anime belle”, piene, appunto, di belle qualità, che fanno (e lo dico sinceramente, senza alcuna ironia) loro onore. E questo perché il discepolo dell’Iniziazione che possegga una natura debole, piena di difetti, una natura che gli pone mille difficoltà, di appoggiarsi su di una tale infida natura non si fiderà, e lavorerà sodo per conseguire sempre più una totale indipendenza da essa, ed ha, perciò, grandi probabilità di riuscirci. Mentre un’anima “bella, sovente, sulla propria natura personale si appoggerà spontaneamente, e talvolta di essa si accontenterà: non sarà spinta a “forzare” oltre il limite personale, per superarlo. E in molti casi, verrà il momento in cui tale natura personale – ossia quella dell’ego astrale, fingente di essere l’IO, senza punto esserlo – tradirà l’anima “bella”, e questo tradimento sarà per questa il primo di molti momenti difficili, amaramente disilludenti.

      Il lavoro che si compie nella Via di Michele, ossia nella Via del Pensiero Vivente, nella Concentrazione, è autenticamente realizzativo, ed è attuabile da chiunque veramente voglia: indipendentemente da qualsivoglia insufficiente punto di partenza.

      Un altro motivo per il quale questo lupaccio cattivissimo è tutt’altro che pessimista, è che in cinque decenni di pratica ho visto moltissimi giovani e non più giovani fervidamente cercare la connessione con una autentica Via spirituale, e trovarla all’interno di cerchie informali di amici, dediti ad una alacre, fervida, pratica degli esercizi: della Concentrazione e della Meditazione.

      Certo da organizzazioni – sedicenti “spirituali” – burocratiche, formali, e cristallizzate come può essere la Società Antroposofica, non vi è nulla da sperare, ed è bene starne lontani. E questo perché – fra pochi anni sarà un secolo – nella dirigenza di essa nei vari paesi (tolte alcune onorevoli eccezioni di un passato, che non è più) vi è una sorta di “pavor metaphysicus”, ossia la paura nei confronti della concreta esperienza spirituale, la paura che la pratica interiore degli esercizi si riveli “pericolosa” per la sopravvivenza dell’ego, conciosiacosaché tale pratica viene negletta, minimizzata, spesso apertamente scoraggiata, sconsigliata, persino osteggiata e calunniata.

      Ma vi sono, per fortuna, anche moltissime anime assetate di Conoscenza spirituale, che magari dopo un affannoso cercare nei paludosi meandri dei vari “occultismi”, la trovano. E Le assicuro, gentile Cappuccetto Rosso, che tali anime non sono poche. Per esempio, residenti nella mia città, o fuori di essa, ma saldamente collegati con noi, sono decine le persone che hanno scelto di percorrere – arditi e ardenti – coraggiosamente la Via Solare, la Via del Pensiero Vivente, e che si dedicano con tutto loro stessi allaa disciplina della Concentrazione, al meditare sia nell’ascesi individuale che in comune con amici fraterni.

      Per fare ciò, non vi è bisogno di strutture formali esteriori, di sedi costose, di tessere, burocrazie, di istituzioni cristallizate: inevitabilmente morte. Non vi è bisogno di congressi, e complesse manifestazioni “artistiche”, o “culturali”, come vengono eseguite con impeccabile organizzazione, da parte della Società Antroposofica, a Dornach e altrove. Vi è bisogno solo dello Spirito, che colà, purtroppo manca, della risoluta volontà dell’Io, della sincera consacrazione dell’anima, e dell’amore per la Verità.

      Ora, questi animosi individui che vogliono sperimentare la concretezza dello Spirito, che vogliono realizzare non le miserabili velleità dell’ego, ma il volere, e i fini, dello Spirito, vi sono, e soprattutto quotidianamente operano, e aiutano, come possono, coloro che intraprendono, o vogliono intraprendere, questo arduo, difficile, Sentiero. E vi sono anche Ausiliari celesti che aiutano, proteggono, e sovvengono alle necessità di questi animosi temerari, che si sono messi in testa nientepocodimenoché di realizzare lo Spirito!

      Per cui non vi è motivo di temere: vi è solo da operare con fervore, in libertà e per amore. La Via di Michele è la Via dei coraggiosi!

      Hugo de’ Paganis,
      cattivissimo lupaccio,
      del vuoto culturulame,
      ei farà tremendo spaccio.

  3. Consultando un dizionario etimologico, si riesce facilmente a trovare che il termine “coraggio” deriva dal latino “cor, cordis” (cuore); si può dire perciò che il coraggio sia un’azione del cuore.
    Risalendo fino alla radice sanscrita hrd, letteralmente “che porta [hr] l’energia della luce [d]”(Dizionario etimologico comparato di F. Rendich), si capisce come il cuore non sia solo sede del sentimento ma anche fonte di luce che irradia dal suo centro verso il Pensiero e la Volontà.
    Un atto di coraggio non è quindi un azione impulsiva e sconsiderata, ma lucida, attentamente valutata, che si innalza al di sopra dell’istinto egoico e punta dritta all’Io Superiore.
    Mi pare quindi che non si possa prescindere dal coraggio se si vuole intraprendere la Via del Pensiero Vivente.
    E credo che sia giunto anche per me il momento di rompere gli indugi e imboccare questo Sentiero sulle vostre orme.
    Grazie!

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