MEDITAZIONI PER GIOVANNI COLAZZA (di Rastignac)

Rudolf Steiner copertina Meditazioni Colazza copia

Quasi tutti conoscono il rimprovero di Alessandro ad Aristotele e la risposta di Aristotele ad Alessandro che risuona attraverso i secoli e i millenni.

Essenzialmente vera anche ai giorni nostri: “Non angustiarti, il segreto si difende da sé”.

(Poi non so se queste furono le parole e anche se furono dette per davvero: non ero presente da quelle parti, credo).

Ora, mutati i tempi, molto è stato rivelato…anche se il senso della frase di Aristotele si è, come molte altre cose, assai più interiorizzato.

Perciò passo a Eco una pagina piuttosto delicata ma che è rintracciabile nella grande opera del Lascito di Rudolf Steiner.

Possiede essa una caratteristica particolare: le indicazioni meditative che leggerete sono in lingua italiana.

 

ZUR STÄRKUNG DER LEBENSKRÄFTE

Es erfülle mir Herz und Seele

Friede Ruhe  

Ruhe Kraft    

Kraft Hoffnung  ♂︎ 

Die Figuren nach den Worten vorstellen

(Dieses so oft als Sie dessen sich bedürftig fühlen.)

_____

PER IL RAFFORZAMENTO DELLE FORZE VITALI

Mi riempia il cuore e l’anima 

Pace Calma  

Calma Forza  

Forza Speranza  ♂︎

Rappresentarsi le figure dopo le parole

(Far questo esercizio tante volte quanto se ne sente il bisogno.)

Für Giovanni Colazza. ca. 1910

Da GA 268 p. 147.

*

Michael!

Prestami la tua spada

Affinchè io sia armato

Per vincere il drago in me.

Empimi della tua forza

Affinche io sgomini

Gli spiriti che vogliono paralizzarmi.

Agisci dunque in me

In modo tale che risplenda la luce

del mio io e possa cosi esser condotto

A quelle azioni degne di te.

Michael!

Für Giovanni Colazza ca. 1910

Da GA 268 p. 40.

(Rastignac)

5 pensieri su “MEDITAZIONI PER GIOVANNI COLAZZA (di Rastignac)

  1. Può forse essere interessante per il benevolo lettore di Ecoantroposophia il fatto che sia l’esercizio dato da Rudolf Steiner, per uso personale, a Giovanni Colazza, sia il successivo mantram, furono oggetto di colloqui tra Hella Wiesberger, la Curatrice indefessa del Lascito di Rudolf Steiner e il qui scrivente lupaccio cattivissimo.

    Durante uno degli incontri che ebbi – negli anni 80 del trascorso secolo – con Hella Wiesberger, con la quale nacque da sùbito una fervida amicizia, improntata ad una sorta di militante “fratellanza d’armi” spirituale, questa volle donarmi la riproduzione di una lettera scritta personalmente da Marie Steiner a Giovanni Colazza. Quella lettera, redatta sia nel testo tedesco che in quello italiano, venne scritta da Marie Steiner su incarico dello stesso Rudolf Steiner. L’allora ancora Marie von Sivers in quella lettera comunicava al Dottor Giovanni Colazza nella prima parte della lettera l’esercizio riportato da Rastignac, e qui pubblicato dal blog di Ecoantroposophia, mentre nella seconda parte vi era il mantram di consacrazione delle riunioni del Gruppo Novalis di Roma, ritualmente consacrato dallo stesso Rudolf Steiner, ed affidato alla direzione di Giovanni Colazza.

    Quella lettera fu per me un dono prezioso, che decenni dopo si rivelò addirittura provvidenziale, allorché, dopo la morte di Romolo Benvenuti, che per circa quarant’anni aveva diretto il Gruppo Novalis, si presentarono alle riunioni del Gruppo quattro antroposofe, che in quei decenni lo avevano completamente disertato, e che pretendevano di “spostare” il Gruppo Novalis dalla sua naturale sede in Via Pindemonte a Monteverde Vecchio, a Via Saliceti, ove era la sede ufficiale della Società Antroposofica di dornacchiana pecoresca obbedienza. Le quattro donne, sbraitando in una serie di incontri, pretendevano altresì di trasformare le riunioni rituali in conciliamboli chiacchierosofici in stile “Club di Lettura e Conversazione”. Come poi, su suggestione e indicazione dell’Innominato, come ho avuto modo di raccontare su questo blog, fu tentato di imporre nella mia città.

    Venni avvertito dell’insano e improvvido tentativo dalla cara amica M. di Roma, fedelissima di Massimo Scaligero, per cui mi precipitai a Roma ad una delle riunioni del “Novalis”. I nostri amici romani – tutti discepoli di Massimo Scaligero – mi invitarono ad intervenire in proposito. Dovetti rievocare l’origine sacrale del Gruppo Novalis, la sua funzione occulta, la sua fondazione e consacrazione rituale mediante due mantram da parte di Rudolf Steiner negli anni 1910 e 1911. Mostrai la riproduzione della lettera di Marie Steiner a Giovanni Colazza, nella quale si descrivevano le modalità ieratiche dello svolgimento delle riunioni del Gruppo Novalis, e il clima meditativo che vi doveva regnare. Lessi uno scritto di Giovanni Colazza su come dovevano svolgersi le riunioni del “Novalis”, affinché in esse regnasse quel sacrale clima meditativo, che’egli chiamava “atmosfera di Soglia”. Lessi le indicazioni, concordanti assolutamente con le precedenti, che dopo la prima guerra mondiale, Rudolf Steiner dette alal giovanissima Adelheid Petersen, allorché le affidò la direzione del ricostituito gruppo antroposofico di Monaco di Baviera.

    Queste esplicite testimonianze – tutte convergenti ad impulsare un clima interiore meditativo, e ad impulsare energicamente la pratica interiore degli esercizi dell’Antroposofia – non furono affatto gradite alle quattro antroposofe – tutte e quattro pregiudizialmente, e ferocemente avverse a Massimo Scaligero e alla sua Opera – il che le portò a scatenarsi sia sul piano dialettico, che su quello emotivo. Facendomi forte della parola di Rudolf Steiner, di quella di Marie Steiner e di Giovanni Colazza, nonché della storia ormai secolare del Gruppo Novalis, rintuzzai ripetutamente con calma tutte le loro argomentazioni, sino a che, vedendo frustrato i loro tentativi, e rendendosi conto dell’inutilità di un insistere oltre, esse se ne andarono. Così, oggi, il Gruppo Novalis continua la sua attività, come nei tempi passati, sotto la saggia ed energica azione orientatrice della mia amica M.

    Il mantram michaelita di Rudolf Steiner, riportato nel testo di Rastignac, mi venne donato da Romolo Benvenuti, al quale, come ad altri, lo aveva donato a sua volta Giovanni Colazza. In uno dei colloqui con Hella Wiesberger, glielo portai. Quel mantram, come altre cose del Gruppo Novalis che avevo, non era in possesso del Lascito, per cui ne ricevetti ringraziamenti e mille benedizioni. Nonché altri doni preziosi. Quelli furono per me tempi della più grande gioia spirituale!

    Hugo de’ Paganis,
    lupaccio ringhioso,
    sarà sempre più
    lupaccio dispettoso.

  2. Grazie, come sempre, per la pubblicazione di questi tesori.
    Sinceramente non ero a conoscenza di queste meditazioni pubblicate in lingua italiana e dedicate alla persona di Giovanni Colazza e alle riunioni del Gruppo Novalis di Roma. Sono profondamente riconoscente verso il lavoro impagabile svolto dai curatori del Lascito di Rudolf Steiner, come la vostra tanto amata Hella Weisberger, ma anche verso coloro che con grande generosità hanno voluto donare quanto in loro possesso proprio al Lascito, dandoci modo di accedere a quanto veniva comunicato dal Dottore ai suoi discepoli diretti o annotato nei suoi taccuini.
    Mi chiedo solamente come dobbiamo porci di fronte a queste meditazioni e a questi mantram, dal momento che sono stati dati a precise individualità o gruppi e per determinate situazioni e occasioni. Abbiamo noi diritto di “utilizzarle” per il nostro percorso personale anche se non siamo i destinatari diretti di quelle parole? Lo chiedo perché la GA268 contiene veramente perle rarissime, è uno scrigno di tesori inestimabili, lo dobbiamo tenere ben chiuso?
    Un saluto a tutti!

    • Gentilissima Cappuccetto Rosso,
      non meraviglia la presenza nel Lascito di Rudolf Steiner, curato da Hella Wiesberger, di mantram in lingua italiana. Infatti la giovanissima Marie von Sivers, già prima dell’incontro con Rudolf Steiner, per i suoi studi nel campo della storia delle religioni, e per i suoi viaggi in Europoa, aveva studiato molte lingue antiche e moderne, ed aveva una eccellente conoscenza della lingua italiana. Anzi – e questo, forse, La sorprenderà piacevolmente – Marie Steiner affermava che l’italiano era la lingua nella quale si esprimevano meglio i fatti dello Spirito. Già prima di conoscere Rudolf Steiner, Marie Steiner era venuta più volte in Italia, dove negli ambienti occultistici e teosofici aveva conosciuto Giovanni Colazza. Addirittura, abitò ben due anni a Bologna, dove frequentò le lezioni di Giovanni Carducci all’Università. Avrebbe voluto stabilirsi, e vivere, a Firenze, e vi riununciò unicamente perché Rudolf Steier la chiamò a Berlino, affinché collaborasse con lui alla edificazione del movimento spirituale occulto, in senso rosicruciano.

      Quanto ad utilizzare quei mantram, che originariamente erano stati trasmessi per un uso personale, la Stessa Marie Steiner era . come suol dirsi, di “cuore ampio”. Lei si regoli secondo l’ispirrazione e l’intuizione del suo cuore. Io stesso ho fatto così per decenni, e non solo non ho avuto problemi, bensì ho raccolto risultati molto positivi!

      Hugo de’ Paganis

  3. Grazie per la pubblicazione di queste meditazioni, è stata per me una sorpresa sapere che il Dottore, tramite Marie von Sivers, diede queste parole in italiano, una vera rarità. Naturalmente sono riconoscente al Lascito di Rudolf Steiner per questo lavoro di raccolta e conservazione di pensieri così importanti, e di quanti, negli anni, abbiano avuto la generosità di donargli quanto in loro possesso.
    Non posso fare a meno di chiedermi come ci si debba comportare di fronte a questi tesori; infatti le meditazioni e i mantram sono stati dati a specifiche individualità, per determinate occasioni…che diritti abbiamo noi che non ne siamo i destinatari diretti? Li possiamo consultare per il nostro personale lavoro interiore?
    Un saluto a tutti!

    • Gentilissima Cappuccetto Rosso,
      continuando le considerazioni del mio commento precedente, ricordo come la ormai anziana Marie Steiner obbligava, Hans Werner Zbinden, suo medico personale, fedelissimo discepolo di Rudolf Steiner, non ché amico coraggiosissimo di lei, a parlarle in lingua italiana, la cui musicalità ella amava tantissimo. e quando dopo la seconda guerra mondiale, nell’ambito della ripresa dei contatti tra il Gruppo Novalis e la Svizzera, Peppino Federici, amico e discepolo di Giovanni Colazza, andò a trovarla a Beatenberg, nell’Oberland bernese, lei espresse grandissima gioia di poter parlare con lui in italiano. I legami di Marie Steiner con l’Italia furono sempre molto forti, e a quanto mi risulta, tornò a visitarla anche dopo la morte del Dottore. Ho una bellissima sua poesia relativa alla visita del lago d’Iseo, e dell’isola che vi è in esso. La fratellanza d’armi spirituale che vi fu tra Giovanni Colazza e lei fu cosa davvero mirabile, e Colazza la difese con ogni mezzo dalle ignobili aggressioni e calunnie che la banda Steffen-Wanchmuth le portò contro. Fu proprio Marie Steiner a presentare Giovanni Colazza al Dottore nel 1909, e una nobildonna russa, amica d’infanzia di Marie Steiner fece parte, la baronessa Olga de Gruenewaldt, fece parte tutta la vita del Gruppo Novalis, e della cerchia più vicina a Colazza.
      Hugo de’ Paganis.

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