VERITÀ ED ERRORE NELL’INDAGINE SPIRITUALE: SUE CONSEGUENZE PER LA VITA SPIRITUALE DEGL’INDIVIDUI, DELLE COMUNITÀ SPIRITUALI, DEL MONDO. QUARTA PARTE.

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Se mèta dell’uomo è realizzare, come ho scritto nella terza parte di questo articolo, Autocoscienza, Libertà, e Amore, vi è da chiedersi perché si sia ancora così lontani – anche nelle comunità spirituali, persino in quella che Massimo Scaligero chiamava la Comunità Solare – dal realizzare, dall’attuare concretamente tali idealità. È evidente che se, come ammonisce più volte nelle sue opere Massimo Scaligero, «il Bene è l’idea che si attua, il Male è l’idea che non si attua», il non realizzarsi, il non attuarsi di tali idealità, è per l’uomo e per l’Universo il massimo dei mali.

Rispetto ad una tale realizzazione, rispetto ad un attuarsi di quelle idealità, cosicché l’Ascesi solare sia, come direbbe il nostro Giovan Battista Vico, «il farsi del vero, e l’inverarsi del fatto», «verum et factum convertuntur», due sono le forze in giuoco, forze che favoriscono o impediscono la suddetta realizzazione: il coraggio e la paura.

L’Amore, che è anche, e soprattutto, Philosophia, Amore della Sapienza, e Philalètheia, Amore della Verità, non può esistere senza il coraggio. Non vi è Amore senza coraggio: quindi coraggio di amare la Verità, coraggio di amare appassionatamente – come un autentico Fedele d’Amore –  la Sophia, la Sapienza Santa. Quindi volontà d’Amore, nutrita da un Amore di volontà. Il coraggio porta alla Conoscenza, mentre la paura paralizza la volontà, oscura, obnubila la coscienza, e porta a temere e odiare la Verità, a colludere con la menzogna. E se si ama la Verità, se si ama la Sophia, la Sapienza Santa, si lotta, si combatte per essa, non si concede quartiere alla menzogna: non le si concede tregua alcuna.

Per chi voglia essere un autentico Fedele d’Amore, Verità e Sapienza sono valori assoluti, incondizionati, e come tali non sono valori “negoziabili” – come usa dire oggi – non sono passibili di essere messi in discussione, essere oggetto di “trattative”, di “scambio”. E non ci si può piegare – a meno di perdere il rispetto di se stessi – ad una dogmatica “autorità”, la quale, esigendo un medievale, umiliante, sacrificium intellectus’, richiede cieca fede, e conformità a quanto essa proclama, ex cathedra, come pretesa ortodossia, essere vero, umilia la dignità dell’Uomo, che il Cielo e gli Dèi hanno creato per la Libertà e la Conoscenza. Per questo motivo, non è possibile tacere di fronte a determinate non verità che troviamo scritte nel libro di Orao, che sto esaminando.

Orao, stravolgendo tutto quanto risulta dall’indagine spirituale di Rudolf Steiner, e che questi espone in termini chiari, assolutamente non equivocabili, sostiene l’identità di una entità spirituale regolare come Jahve, o Jehova, con un’entità spirituale irregolare come Lucifero. Si tratta di una indebita, illegittima, affatto ingiustificata, con-fusione di due entità spirituali, che non solo sono diverse, ma che sono addirittura opposte: polarmente opposte.

Infatti, sempre nelle già conferenze che Rudolf Steiner tenne a Parigi nel 1906, trascritte da Édouard Schuré in Esoterismo CristianoLineamenti di una cosmogonia psicologica, trad. a c. di Bruno Roselli, Fratelli Bocca Editori, Milano, 1940, a p. 175, possiamo leggere:

«Lucifero è dunque il principio che permette all’uomo di divenire veramente un uomo indipendente dagli dei. Il Cristo, o Logos, manifestato nell’uomo, è il principio che gli permette di risalire sino a Dio.

Prima del Cristo l’uomo possedeva il principio di Jehova, che gli conferiva la forma, e quello di Lucifero che lo individualizzava: era diviso tra l’obbedienza alla legge e la rivolta dell’individuo. Ma il principio del Cristo venne a stabilire l’equilibrio tra i due primi, insegnando a ritrovare nell’interiore stesso dell’individuo la legge primitivamente data dall’esterno. È ciò che spiega San Paolo il quale fa della libertà e dell’amore il principio cristiano per eccellenza: la legge ha retto l’antica alleanza , come l’amore regge la nuova. Troviamo dunque nell’uomo tre principî inseparabili e necessari alla sua evoluzione: Jehova, Lucifero, il Cristo».

E, a p. 179, Rudolf Steiner, quasi al termine di quella conferenza, afferma emblematicamente:

«Non è la rivelazione ma la verità che rende liberi: «Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi».

Parole più chiare di queste, Rudolf Steiner non avrebbe potuto dirle, e le ha ripetute innumerevoli volte. Ma, ciò nonostante, in Orao, alle pp. 69-71 di Resurrezione, nel capitoletto Vita sulla Terra, largamente parafrasato dalla Cronaca dell’Akasha di Rudolf Steiner – prendendosi tuttavia alcune frequenti  ‘libertà’, e compiendo notevoli ‘variazioni’ sul tema, al fine di ‘correggere’ quanto lo stesso Rudolf Steiner aveva scritto –, dopo aver parlato della separazione del Sole dalla Luna ancora congiunta alla Terra, leggiamo che:

«Il Sole continuò ad emanare la propria forza sulla Luna e sull’uomo dal di fuori, ossia continuò ad emanare le sue forze sul corpo fisico e sull’eterico, ma lasciò libera una parte di questi due corpi esponendola agli influssi provenienti dalla Luna. Qui esattamente può rintracciarsi l’inizio dell’azione luciferica sia in senso regolare che in senso irregolare. Gli influssi lunari dominati dal Lucifero regolare consistettero nella formazione del sistema nervoso, mentre gli irregolari in una specie di indurimento della vita immaginativa interiore che avrebbe sottratto l’uomo da ogni interiore rapporto con il Sole.

La ribellione di Lucifero, per stabilire la sua dimora sulla Luna, e il distacco dagli altri sei Elohim, determinò quella che viene definita «Guerra nei Cieli». Una entità del Sole, uno degli arti del Logos, si distaccava, iniziando la sua azione sulla Luna, agendo entro il corpo astrale dell’uomo in formazione, da qui mirando a cristallizzare in forma rigida ogni ulteriore germinazione conoscitiva nel terrestre […]

L’entità di Lucifero, trasferendosi dunque sulla Luna, era la sola rimasta a dominare questi due aspetti quando, attraverso la formazione della primissima sostanza-anima nell’essere umano, egli iniziò la sua azione di entità interiore del corpo astrale. Per un verso egli aiuta l’uomo ad aspirare alla luce solare, al mondo luminoso della spiritualità, per un altro tende a lunarizzare la parte solare, spirituale, trattenendolo dal suo portare verso la Terra l’esperienza solare, la sperimentazione dello spirito. Gli organi sensori, ordinatisi nel frattempo nel sistema nervoso, divennero appunto il veicolo, il percorso per l’azione luciferica. Lucifero agì nel corso evolutivo come l’accompagnatore dell’uomo alla soglia della luce, «il portatore di luce», il lucifero, ma anche come lo stimolatore alla riflessità stessa di questa luce, l’entità lunare inferiore che, attraverso la movenza sensoria, l’ombra della luce, mirava a concedere all’uomo la sua spiritualità – non quella degli Dei superiori, ma delle deità inferiori».   

Questa duplice azione, da Orao illegittimamente attribuita a Lucifero, nasce dalla indebita con-fusione che viene fatta dell’azione di Jahve–Jehova con quella di Lucifero, il quale, da Orao, come vedremo, viene erratamente  proclamato essere uno dei sette Elohim solari, che – sempre al dire di Orao – in quanto tale, si sarebbe ribellato agli altri sei Elohim, e al Logos, ed avrebbe trasferita la sua ‘dimora’ sulla Luna attuale. Vedremo come Rudolf Steiner dica esattamente il contrario di quanto afferma qui, e altrove, Orao. Infatti, questi, proseguendo nella sua personale esposizione, così scrive a p. 72 di Resurrezione:

«L’entità luciferica stessa aveva in tempi ancora anteriori promanato da sé entità luciferiche, che al tempo della ribellione nei Cieli rifiutarono tutte con essa l’azione del Sole e si trasferirono sulla Luna, abitando il cosiddetto «regno della Luna terrestre». Tali entità agivano dalla Luna sull’astralità dell’uomo in formazione sulla Terra, operando dall’interno di lui verso l’esterno, intenzionate però a dominare tutti i processi tendenti a mantenere la materia morbida e poco densificata».

Ora, dovremo esaminare bene molti aspetti – e dire cose per molti davvero non facili da intendere, nonché da accettare – per mostrare in cosa e perché Orao erri completamente, costruendo tutto un suo, assolutamente personale, sistema di idee e di immagini a partire da questa fallace, e falsa, identificazione di Jahve-Jehova e di Lucifero.

Ma il tema in questione – che dobbiamo affrontare con grande risoluzione, con la massima volontà di verità, e con ‘matematica’ precisione, anche a costo  di sovrabbondare, in maniera antologicamente pedante, con citazioni probanti – è di grande momento, perché, da una parte, questo tema, giustamente affrontato e chiarito, si mostrerà decisivo per la corretta attuazione della Ascesi Solare, per la Via del Pensiero Vivente e della Concentrazione, mentre, dall’altra, disvelerà la sottile connessione delle su riportate errate considerazioni cosmologiche e cosmogoniche di Orao con le altre sue, altrettanto errate, considerazioni riguardanti l’essenza e la missione dei Bodhisattva in generale, quella del Bodhisattva Maitreya in particolare, dell’Iniziazione cristiana, di quella rosicruciana, di quella graalica, come Orao vuole presentarle nei suoi scritti, e del tipo di ascesi, anomala, che, oggi, viene surrettiziamente proposta come ‘voie sustituée’, come unavia sostituita, per usare un’espressione degli esoteristi francesi, in luogo di quella donata da Rudolf Steiner, e portata avanti in Italia da Giovanni Colazza, prima, e da Massimo Scaligero poi.  

Massimo Scaligero, molte volte, nei suoi scritti e nelle sue comunicazioni orali, mostrò il rapporto dell’originario sacrificio dei Troni, del calore saturnio dal quale nacquero il nostro mondo e l’uomo, colla trasmutatricetrasmutatrice secondo un’Alchìmia umana e cosmica – forza d’Amore e di Compassione dell’originario calore saturnio, oggi novellamente rinascente nell’uomo. In particolare, giova riportare le parole, spesso citate da Massimo Scaligero, che Rudolf Steiner pronunciò a conclusione del ciclo di conferenze, ch’egli tenne a Praga dal 20 al 28 marzo 1911, intitolato Fisiologia Occulta, del quale abbiamo in italiano due  belle traduzioni.

Una venne pubblicata a Roma nel 1933 dalla Casa Editrice Arti Grafiche E. Calzone, tradotta dalla baronessa Emmelina de’ Renzis, che ne redasse anche la Prefazione, con l’Introduzione di Saro Giadice, eteronimo questo del figlio della baronessa de’ Renzis, il duca Giovanni Antonio Colonna di Cesarò, entrambi discepoli diretti di Rudolf Steiner, e amici di Giovanni Colazza. Questa edizione mi è particolarmente cara, perché la copia che di essa  possiedo era quella appartenuta un tempo all’Avv. Alberto Luchini, grande amico di Massimo Scaligero, e seguace dell’Antroposofia. Questa copia è tutta fittamente commentata a matita in margine dal suo antico possessore. Subito dopo il mio incontro con Massimo Scaligero, nella tarda primavera del 1970, su suo consiglio, andai a parlare nella mia città con l’Avv. Alberto Luchini, allora già ultraottantenne, il quale mi accolse molto calorosamente, mi donò con dedica il suo libro su Radicofani, ultima opera da lui scritta, e, durante quella memorabile conversazione, fu lui a parlarmi, per primo, del Bodhisattva Maitreya. Dopo il colloquio con lui, chiesi chiarimenti e approfondimenti in tale proposito direttamente a Massimo Scaligero, il quale con le sue spiegazioni me ne fornì in abbondanza.

L’altra, eseguita sull’edizione tedesca del 1978, fu pubblicata a Milano nel 1981 dall’Editrice Antroposofica, tradotta da Willy Schwarz, medico antroposofo, goetheanista e dantista di notevole livello, nonché traduttore di varie opere di Steiner, da me conosciuto personalmente a Dornach in occasione di un viaggio alla Pasqua del 1984. Per praticità del lettore, citerò le parole di Rudolf Steiner da questa seconda edizione, essendo la bella e rara edizione del 1933 di difficile reperimento. Quel che ivi dice Rudolf Steiner è di importanza estrema per comprendere quell’Alchìmia umano-cosmica, alla quale fa riferimento Massimo Scaligero. Così leggiamo alle pp. 174-175:

«Ciò che l’organismo produce, quanto a processi interni di calore del nostro sangue, processi calorici che esso fa scaturire dall’insieme delle sue attività e che porta finalmente  ad espressione, quasi come un fiore di tutti gli altri processi, penetra su nella sfera dell’animico-spirituale, trasformandosi in attività animico-spirituale. E che cos’è la parte più bella dello spirituale-animico? Il suo aspetto più bello, più alto, è il fatto che, ad opera delle forze dell’anima umana, l’organico possa trasformarsi nell’animico stesso. Se tutto ciò che l’uomo può ricavare dall’attività del suo organismo terrestre, una volta mutato che sia in calore, viene da lui trasformato nel modo giusto, allora nella sfera dell’anima esso diviene compartecipazione, interesse per tutti gli altri esseri. Se, attraverso tutti processi dell’organismo, su fino al livello più alto, cioè fino ai processi di calore, penetriamo sino alla sfera in cui il calore del sangue viene utilizzato dall’anima per il suo proprio compito, scopriamo che tale compito consiste nell’interesse vivo per ogni essere, nella calda compartecipazione a tutto quanto ci circonda. In quanto la nostra vita interna ci porta su fino al calore, noi la estendiamo a tutta quanta l’esistenza terrestre; ci identifichiamo all’esistenza terrestre complessiva. Va preso atto della mirabile realtà che la saggezza cosmica ha scelto la via indiretta, attraverso tutta la nostra organizzazione, per conferirci da ultimo il calore che noi uomini siamo chiamati a trasformare col nostro io in viva compartecipazione all’esistenza di tutti gli altri esseri.

In seno alla missione della Terra il calore viene trasformato in sentimento. Questo è il senso del processo terrestre, il quale si realizza in quanto l’uomo è inserito in esso come organismo fisico. […] Ogni singola anima, dopo il passaggio per la porta della morte, si solleva ad un mondo spirituale, affidando il cadavere alle forze della Terra. Analogamente il cadavere della Terra verrà un giorno abbandonato alle forze cosmiche, dopo che esso ci avrà trasmesso il calore per la nostra compassione la quale sarà la base per ogni nostra attività animica superiore. Quel cadavere che sarà consegnato al sistema cosmico, come il singolo cadavere umano viene affidato al sistema terrestre, potrà scorgere (elevandosi al di sopra di se stesso) la somma di tutte le anime individuali umane, notevolmente perfezionate attraverso l’esistenza terrestre, in via di procedere verso nuovi livelli di esistenza, verso nuovi sistemi cosmici».  

Questa è quella Via della ‘Grande Compassione’ che, oggi, mediante il suo insegnamento, addita il Bodhisattva Maitreya – il quale ‘adombra’ e ‘ispira’ tutto l’insegnamento di Rudolf Steiner e di Massimo Scaligero –, e che additerà, altresì, un giorno, nella sua pienezza, a completamento della sua missione terrestre, come Buddha Maitreya. Nel Buddhismo Mahâyâna, è la Prajñâparamitâ, la ‘Sapienza Trascendente’, quella che genera la Mahâkaruna, la ‘Grande Compassione’. E questo era, secondo Massimo Scaligero, il segreto elemento cristico celato, occultato, nel Mahâyâna. Infatti, possiamo leggere in Dallo Yoga alla Rosacroce, Perseo, Roma, 1972, p. 41:

«Anche l’uomo più debole e più sopraffatto dagli istinti può, volendo, ricongiungersi, in relazione al proprio livello, con il filo della originaria Forza: l’impedimento più serio a questo è invero la mancanza di consapevolezza della propria debolezza. Lo sprezzo per il debole, per colui che erra, recita, tradisce, è esso stesso una debolezza: esso stesso sentimentalismo.

Chi fa suo il n o b i l e  s e n t i e r o del Buddha, non può ignorare la missione del Bodhisattva Maitreya, che è accompagnare gli uomini nella sfera della maya, prendendo parte alle loro debolezze e alle loro prove, per recare ad essi l’illuminazione nel mezzo della loro oscurità. Il futuro Buddha è invero il Bodhisattva della compassione. La via che il Buddha addita verso l’alta liberazione dell’uomo futuro, è appunto la compassione: che è espressione di debolezza, solo se è recitazione politica o mollezza etica, mentre, pura di recitazione e mollezza, è la vera forza dell’Io».

In quella che poi sarà l’ultima opera da lui scritta, pubblicata postuma, Massimo Scaligero ritornò su questo tema, ricollegando la trasformazione e la liberazione dell’uomo alla vicenda cosmica del divenire dei mondi. Così, tenendo presente la rievocazione che Massimo Scaligero fa del sacrificio dei Troni Spiriti della Volontà, ai Cherubini, Spiriti dell’Armonia, descritto da Rudolf Steiner nel quarto capitolo, L’evoluzione del mondo e dell’uomo ne La Scienza Occulta nelle sue linee generali, e nel ciclo di L’evoluzione secondo veridicità, cinque conferenze da lui tenute a Berlino, dal 31 ottobre al 5 dicembre 1911, sacrificio, il cui ardore dette origine al calore saturnio, possiamo leggere in Iside Sophia. La Dea Ignota, Edizioni Mediterranee, Roma, 1980, p. 103:

«Non v’è moto della volontà dell’uomo che, quale che sia il suo oggetto, non faccia occultamente appello a questo impeto di donazione che vince la prigionia dell’ego e perciò tende a realizzare il vero Io. Secondo l’insegnamento del Maestro dei nuovi tempi, ossia del Bodhisattva Maitreya, la cui luce s’irraggia nel mondo attraverso l’opera di Rudolf Steiner, il senso ultimo della vita è l’evoluzione dell’umano-terrestre sino alla capacità di fondare con le forze redente dell’Io il Cosmo dell’Amore. «L’uomo è la mèta delle Gerarchie». «Ciò che deve essere realizzato è l’uomo voluto dagli Dèi», Egli insegna. In realtà, l’uomo nasce dall’amore sacrificale divino, ma sulla Terra deve smarrire la coscienza di tale origine, per divenire un essere libero: viene portato a trarre la coscienza di sé dalla corporeità e ad accogliere gli impulsi che scaturiscono da ciò che in lui si oppone all’originario amore sacrificale: e tuttavia il volere continua ad avere la segreta tessitura di tale amore, inconsciamente, anche quando agisce in senso avverso ad esso».

Naturalmente, il fatto che un Bodhisattva, e il Maitreya è un Bodhisattva – il quale, come abbiamo visto nelle parti precedenti di questo studio, in quanto tale non è un’entità ‘umana’‘adombri’, ‘ispiri’, col suo essere spirituale, e con il suo insegnamento, Maestri, che sono individualità umane, come Rudolf Steiner e Massimo Scaligero, non significa affatto, come non pochi hanno creduto un po’ semplicisticamente, che il primo di questi sia il Bodhisattva Maitreya, cosa del resto da lui stesso, come abbiamo veduto,  più volte esplicitamente negata.

In un importante testo di Rudolf Steiner che riunisce due importanti cicli di conferenze, dei quali purtroppo solo il secondo ciclo è stato tradotto in italiano, troviamo una serie di comunicazioni fondamentali dell’indagine spirituale di Rudolf Steiner. Si tratta del libro Menschheitsentwickelung und Christus-Erkenntnis, (Evoluzione dell’umanità e conoscenza del Christo), comprendente un primo ciclo, Theosophie und Rosenkreuzertum (Teosofia e Rosicrucianesimo), 14 conferenze tenute a Kassel dal 15 al 29 giugno 1907, ed un secondo ciclo, Das Johannes-Evangelium (Il Vangelo di Giovanni), 8 conferenze tenute a Basilea dal 16 al 25 novembre, GA-100, Rudolf Steiner Verlag, Dornach, 1981. Il secondo ciclo di conferenze è stato tradotto da Maria Cianchi, e pubblicato dall’Editrice Antroposofica di Milano nel 2013.  

Ma procediamo per gradi. Nella dodicesima conferenza del primo ciclo, tenuta a Kassel il 27 giugno 1907, Rudolf Steiner descrive come nei primordi della Terra l’essere umano fosse androginico, e come dopo la scissione della Luna dalla Terra sia avvenuta la separazione dei sessi. Descrive poi – in vista di quella che è la missione, e la mèta, della Terra, ossia di trasformare il Cosmo della Saggezza nel Cosmo dell’Amore – l’azione degli Dèi, e l’azione di Jahve in particolare, fu quella di suscitare l’amore negli esseri umani. Questo si realizzò dapprima come amore tra consanguinei, essendo ancora l’essere umano legato ad una collettiva ‘coscienza di gruppo’, e poco individualizzato come coscienza dell’Io. Sarà poi la discesa del Logos Solare in Gesù di Nazareth a portare sempre più ad una rottura dei legami di sangue, a suscitare sempre di più l’individuale coscienza dell’Io, a suscitare altresì sempre più – indipendentemente dai sopravviventi legami di sangue – nell’essere umano l’amore di un individuo verso un altro individuo. Nella suddetta conferenza di Kassel, nella parte del libro, GA-100, non tradotta in italiano, Rudolf Steiner, a p. 153-154, dice:

«Questo amore originario (Urliebe) che prese nascita con la discesa delle anime nei corpi fisici, va così scemando nel corso dei tempi, s’insinuò nell’uomo nel momento che la Bibbia descrive così: «E Dio insufflò il respiro di vita nell’uomo ed egli divenne un’anima vivente». Ma un’altra cosa si produsse allora. In tal modo, l’uomo era diventato un’anima vivente, respirando per mezzo dei polmoni. L’aria ch’egli così inspirava era generatrice del sangue rosso, sangue rosso nel quale si esprime la natura dell’Io. Nella misura in cui il sangue è comune al gruppo, altrettanto lo è l’Io. Questo è il caso del giudaismo nel quale un popolo intero viene dominato da un’anima di gruppo. Ma sempre di più gli uomini tendono ad una maturità, emancipandosi dalla consanguineità. Con l’insufflazione del respiro all’uomo si installò il primo abbozzo di ematopoiesi. Ma non è che nel corso di lunghi periodi che l’uomo giunse alla maturità, che consisteva nell’agire sul proprio sangue in maniera da rendere possibile la sostituzione dell’altruismo all’amore originario. Rappresentatevi l’evoluzione dell’umanità come l’ho descritta: l’amore originario sparisce; l’amore tra persone apparentate – quello della madre per il figlio, ecc. – dovrebbe regredire. Il sangue non si estende abbastanza perché un legame d’amore possa abbracciare l’umanità tutta intera, e la potenza dell’Io, dell’egoismo andrà crescendo. Occorreva che un avvenimento si producesse suscitando, in luogo dell’amore originario un altro amore, un amore spirituale. Questo avvenimento è il Cristianesimo. Con l’apparizione del Cristianesimo, quel che si sarebbe prodotto senza di esso – la frammentazione dell’umanità in «uomini-atomi» (Mit dem Erscheinen des Christentums ist das hintangehalten worden, was sonst eingetreten wäre: das Auseinanderfallen der ganzen Menschheit zu einzelnen Menschenatomen) – è stata respinta. Gli uomini devono diventare sempre più individuali, questo è inscritto nell’evoluzione del sangue: ma ciò che è stato disperso in maniera naturale deve nuovamente essere riunito in maniera spirituale mediante la novella forza capace di agire al di fuori dell’amore legato al sangue. Questa è la forza del Cristianesimo. A partire da questo fatto il Mistero del Golgotha prende un significato fondamentale per l’evoluzione dell’umanità nella sua totalità. Se lo comprendiamo, comprendiamo pure il significato dell’espressione: Il sangue del Christo. È una cosa della quale non si può fare la sola esperienza esteriore, non potrebbe essere l’oggetto di ricerche esteriori, ma che occorre considerare come un fatto, come una realtà mistica. È per questo che, in piena coscienza, ho intitolato il mio libro non «Mistica del Cristianesimo», bensì «Il Cristianesimo quale fatto mistico».   

Ora, non saprei trovare migliore commento, migliore spiegazione, approfondimento, a quanto sopra detto delle parole stesse di Rudolf Steiner, che possiamo leggere, nella seconda parte del testo tedesco di tale sua opera, quella tradotta in italiano ed edita dalla Editrice Antroposofica, col titolo Evoluzione dell’Umanità e Conoscenza del Cristo. Il Vangelo di Giovanni – del suddetto volume della GA-100, ove, alle pp. 30-32, è detto:

«Il sangue è un succo molto peculiare», dice Goethe nel Faust. Il Dio della forma, Jahve, vi svolge un ruolo di particolare importanza. Dopo aver acquisito il dominio sul nuovo organo, il sangue, Jahve lo permeò delle proprie forze, trasformò le qualità aggressive dell’anima di coraggio nelle forze dell’amore e fece del sangue il portatore dell’Io.

All’inizio non tutti gli esseri umani avevano un proprio Io. In tutti i consanguinei, in coloro che conservavano il medesimo sangue mediante i matrimoni tra membri della stessa famiglia, agiva la medesima forza jahvetica, la forza-Io del medesimo Io. Un piccolo gruppo come questo aveva, dunque, un Io collettivo. Il singolo individuo stava a tutta la famiglia come un dito sta a tutto il corpo. All’inizio c’erano solo anime di gruppo. Il singolo percepiva se stesso solo come parte della stirpe. Finché il sangue rimase esente da mescolanze, finché i membri della stirpe si sposarono solo tra consanguinei, si sentì vivere lo stesso Io, oltre che nei contemporanei, anche nelle varie generazioni successive. L’Io, perciò, non era percepito come qualcosa di personale, ma come un elemento comune a tutti gli appartenenti alla stirpe. Come l’uomo ricorda tutte le esperienze vissute dalla nascita in poi, così gli uomini di quell’epoca ricordavano le azioni compiute dagli antenati consanguinei, e le ricordavano come se a compierle fossero stati loro stessi. […] Si è detto prima che Jahve aveva fatto del sangue il portatore fisico dell’Io. Egli compì ciò nel momento in cui diede forma al sangue. Jahve portò ad espressione la propria forza nella modalità della respirazione. L’uomo divenne jahvetico, perché fu Jahve a dargli il respiro. Vanno prese alla lettera le parole secondo le quali all’uomo, dotato ora dei presupposti necessari, venne insufflato l’alito vivente. «Jahve insufflò l’alito nell’uomo ed egli divenne un’anima vivente» (Genesi 2,7). Ma l’insufflazione dell’anima non avvenne ad un tratto; va intesa, invece, come un processo che andò svolgendosi in un arco di tempo molto lungo e che trasformò l’uomo in un essere che respira aria.

Diverso era sulla Luna il processo corrispondente a quello che sulla Terra si fonda sulla respirazione dell’aria. Mentre l’essere umano attuale inspira ed espira aria, venendo così ad avere in sé una forma di calore, i suoi antenati lunari, che erano costituiti da corpo fisico, corpo eterico e corpo astrale, inspiravano ed espiravano sostanza calorica o fuoco. Sulla Luna i predecessori dell’uomo erano esseri che respiravano il fuoco. La scienza dello spirito li chiama esseri del fuoco, ed esseri dell’aria gli uomini della Terra. Per la scienza dello spirito tutta la materia è solo l’espressione dello spirito. Insieme all’aria noi inspiriamo ed espiriamo anche lo spirito. L’aria è il corpo di Jahve come la carne è il corpo dell’uomo. La mitologia germanica ne serba il ricordo portandolo ad espressione nella figura di Wotan che cavalca il vento. Anche sulla Luna er alo spirito quello che veniva ispirato ed espirato.

Sulla Luna c’erano le stesse entità spirituali che vi sono ora sulla Terra. Sulla Luna queste entità vivevano nel fuoco; adesso, sulla Terra, sono divenuti Spiriti dell’aria. Nel corso dell’evoluzione cosmica, alcuni singoli esseri sono rimasti indietro, come accade a scuola, quando alcuni scolari vengono bocciati. Mentre le entità che avevano fatto del Sole la loro dimora si erano evolute più rapidamente, riuscendo così a passare dal grado di Spiriti del fuoco a quello di Spiriti dell’aria, una folta schiera di entità non era pervenuta a questo passaggio. Le prime entità, come forze spirituali, esplicano ora la loro azione sull’uomo dall’esterno, dal Sole e dalla Luna. L’uomo le accoglie in sé mediante il respiro. Tra gli esseri umani e questi Spiriti solari altamente evoluti vi sono delle entità spirituali che, pur avendo attinto sulla Luna un grado di sviluppo molto superiore a quello conseguito dagli uomini, non sono progrediti quanto gli Spiriti solari e il Dio Jahve. Anche se non erano ancora in grado di influenzare l’essere umano per mezzo della respirazione, erano tuttavia protesi ad esplicare un’azione su di lui; erano gli Spiriti del fuoco che non avevano compiuto per intero la loro evoluzione. Il loro elemento era il fuoco, e questo elemento era presente nell’uomo solo nel sangue. Di questo dovevano vivere.

Nel corso della sua evoluzione, dunque, l’uomo era posto tre gli Spiriti dell’aria che vivono nel suo respiro, gli Spiriti più elevati che lo compenetrano di spiritualità e gli Spiriti del fuoco che cercavano gli elementi del suo sangue. L’azione che questi Spiriti esplicano nel suo sangue è rivolta contro Jahve. L’opera di Jahve era volta a tenere uniti gli uomini in piccoli gruppi mediante l’amore; egli voleva compenetrarli del sentimento di reciproca appartenenza. Ma se fosse stato presente solo l’amore, gli uomini non sarebbero mai divenuti autonomi, si sarebbero dovuti sviluppare come, per così dire, degli automi dell’amore. Contro tale sviluppo diressero i loro attacchi gli Spiriti del fuoco, ottenendo come risultato la libertà personale dell’essere umano. I piccoli gruppi furono disuniti. Il solo interesse del Dio Jahve era quello di unire gli uomini con l’amore. Egli agiva nel sangue come Dio dell’amore vincolato al sangue. Diversa era l’azione esplicata dagli Spiriti del fuoco. Furono loro a recare all’uomo l’arte e la scienza; si chiamano anche spiriti luciferici. L’evoluzione umana prosegue sotto l’influenza di Lucifero, che apporta agli uomini libertà e sapere. Sotto la guida del Dio Jahve gli esseri umani dovevano essere uniti dal principio della fratellanza tra consanguinei. Verso Lucifero l’uomo è debitore dello sviluppo che lo ha condotto ad essere libero cittadino della Terra. Jahve aveva posto gli uomini nel paradiso dell’amore. Qui apparve lo Spirito del fuoco, il Serpente, nella figura che l’uomo aveva avuto nel passato quando respirava ancora il fuoco, e aprì gli occhi degli uomini su quanto era ancora rimasto della Luna. Quest’influenza luciferica fu percepita come una seduzione. Coloro che erano stati educati nelle scuole esoteriche, però, non considerarono questa illuminazione una seduzione. I grandi iniziati non hanno umiliato il serpente, lo hanno innalzato, come fece Mosè nel deserto (Mosè, 4, 21, 5-9).

Quel che si doveva rivelare nell’umanità, si è manifestato per lungo tempo come amore vincolato al sangue. Parallelamente ha agito lo spirito della saggezza, un principio che doveva preparare qualcosa di diverso. A poco a poco l’amore si estese dai gruppi ristretti a quelli più grandi, dalle famiglie ai popoli. Un caratteristico esempio di questo sviluppo è l popolo ebreo, il quale percepiva se stesso come un gruppo omogeneo e attribuiva a tutti gli altri il nome di Galilei, ossia persone non consanguinee. All’umanità doveva essere dato, oltre all’amore fondato sulla sanguineità, l’amore spirituale, quello che formerà la fratellanza che abbraccerà tutta la Terra. L’epoca in cui l’umanità fui tenuta insieme solo dall’amore parentale, va considerata solamente come un periodo di apprendistato per ciò che doveva venire in seguito. Anche l’azione luciferica, che consistette nel promuovere lo scioglimento dei vincoli restrittivi, è solo una preparazione all’opera di un Uno superiore che doveva venire. Il nome che la scuola esoterica cristiana dava a quest’Uno era quello di “Vero portatore di luce”, “Vero Lucifero”, il Cristo».

In effetti, la Galilea era per gli ebrei גְּלִיל הַגּוֹיִם , g’lil ha-goyím, ossia il Paese dei Gentili. Per gli ebrei, come per i primi cristiani, di stretta osservanza le ‘genti’, i ‘gentili’, erano i pagani. La Galilea era per gli ebrei ‘ortodossi’, un luogo dove genti e sangui diversi si erano mescolati. Per questo, nel Vangelo di Giovanni, 7, 50-52, leggiamo:

«Nicodemo (uno di loro, quello che di notte era venuto a lui) disse loro: La nostra legge giudica ella un uomo prima che sia stato udito e che si sappia quello che ha fatto?. Essi gli risposero: Sei anche tu di Galilea? Esamina, e vedrai che dalla Galilea non sorge profeta».  

Mi sembra che Rudolf Steiner si sia espresso in maniera emblematicamente chiara a proposito della assoluta non identità di Jahve e di Lucifero, anzi che abbia caratterizzato chiaramente la loro mutua opposizione, l’inevitabile lotta tra queste due entità polarmente opposte. Ma nel caso in cui si abbiano residui dubbi, voglio riportare – melius abundare quam deficere – altre parole di Rudolf Steiner. Nel già citato Elementi fondamentali dell’Esoterismo, Editrice Antroposofica, Milano, 2018, (ove correggerò solo il genere di alcune parole sanscrite, e le metterò in evidenza in corsivo), alle pp. 192-194, leggiamo:

«Fu intenzionale, che gli uomini potessero acquisire la conoscenza. Ciò poté essere predisposto solo attraverso il karma primigenio. Il principio luciferico, gli adepti lunari, volevano far evolvere l’uomo sempre più verso la libertà e l’autonomia. Questo viene espresso in modo molto bello nella saga di Prometeo: Zeus non vuole che gli uomini ricevano il fuoco, ma Prometeo dà loro il fuoco, la capacità di evolversi raggiungendo altezze sempre maggiori. In tal modo egli condanna l’uomo al dolore. Ora egli deve attendere l’arrivo di un eroe solare, deve attendere che nella sesta epoca il principio dell’eroe solare renda l’uomo capace di evolversi oltre senza la conoscenza luciferica. Quelli che sono tanto progrediti quanto lo è Prometeo sono eroi solari.

Così abbiamo ottenuto un uomo duplice: uno che si è abbandonato al principio di Jehova di perfezionamento della Terra fisica, e poi l’uomo spirituale, che si evolve ulteriormente. Jehova e Lucifero sono impegnati in una lotta continua. Lucifero vuole trasformare tutto in conoscenza, in luce. Nel devachan l’uomo può maturare ancora un pochino uno di questi princìpi, quello di Lucifero. Egli può svilupparne di più, quanto di più rimane a lungo nel devachan. Egli deve attraversare tante incarnazioni quante sono necessarie, per sviluppare questo principio fino in fondo.

Quindi nel mondo esiste un principio di Jehova e un principio luciferico. Se il principio di Jehova venisse insegnato da solo, l’uomo diventerebbe succube della Terra. Facendo sparire del tutto dalla Terra le dottrine della reincarnazione e del karma, si riconquisterebbero tutte le monadi per Jehova e l’uomo fisico verrebbe lasciato alla Terra. A un pianeta pietrificato. Ma insegnando la reincarnazione e il karma si solleva l’umo, riconducendolo alla spiritualizzazione. Perciò il cristianesimo fece il compromesso più giusto: per un periodo non insegno la reincarnazione e il karma, bensì l’importanza dell’unica vita terrena affinché l’uomo si affezionasse alla Terra fin tanto che fosse stato pronto per un nuovo cristianesimo con la dottrina della reincarnazione e del karma, un cristianesimo che salva la Terra e porta nel devachan tutta la semina. Nel cristianesimo stesso lottano quindi oggi i due princìpi: uno senza la reincarnazione e il karma, l’altro con questa dottrina. Nella prima dottrina verrebbe tolto agli uomini tutto ciò che Lucifero poté provocare. Essi cadrebbero oggettivamente fuori della reincarnazione, voltando le spalle alla Terra; diverrebbero angeli peggiorati. La Terra andrebbe poi incontro alla decadenza. Se sulla Terra vincessero le schiere di Jehova, la Terra rimarrebbe indietro come una specie di Luna, come un corpo irrigidito. Allora verrebbe omesso il dovere della spiritualizzazione. La guerra nella Bhagavad Gita descrive la lotta fra Jehova e Lucifero e le loro schiere. Oggi potrebbe essere ancora possibile che vincesse il cristianesimo senza la dottrina della reincarnazione e del karma. Allora la Terra andrebbe perduta per il principio di Lucifero. L’intera Terra è ancora un campo di battaglia fra questi due princìpi. Il principio che conduce la Terra alla spiritualità è Lucifero. Per vivere conformemente a questo principio, bisogna prima affezionarsi alla Terra, bisogna discendere  sulla Terra. Lucifero è il principe che realizza il suo regno nel campo della scienza e dell’arte. Però egli non può discendere del tutto sulla Terra, non ha forze sufficienti per farlo. Completamente da solo, Lucifero non riuscirebbe affatto a condurre in alto quel che c’è sulla Terra. Per questo non basta la forza di un adepto lunare, ma serve anche quella di un adepto solare che accolga anche la vita che, fra gli uomini, non si manifesta nell’arte e nella scienza. Lucifero viene rappresentato nella figura del drago alato: in Ezechiele come di un toro alato.

Ora venne un eroe solare simile a quelli che sono giunti nell’epoca iperborea, e che Ezechiele descrisse come il leone alato. Questo eroe, che dà il secondo impulso, è Cristo, il leone della stirpe di Giuda. Il rappresentante dell’aquila verrà solo in futuro, e rappresenta il principio del Padre. Cristo è un eroe solare, una natura leonina, un pitri solare».

Portando avanti la sua esposizione, Rudolf Steiner, alle pp. 211-213, aggiunge:

«Quando si avvicina la seconda epoca della quarta ronda terrestre si separa il Sole, e nella terza epoca si separa la Luna. Tutto quello che prima era presente solo sul globo astrale si sviluppa fisicamente, però adesso è articolato in modo da poter accogliere le monadi nel suo corpo astrale che si purifica sempre più. Se l’uomo le avesse accolte prima, insieme alla monade avrebbe accolto in sé manas, buddhi e atma, sarebbe diventato molto saggio, ma la saggezza sarebbe stata una specie di saggezza sognante.

Inizialmente l’uomo non ha alcun potere sul corpo fisico e sul corpo eterico. Inizialmente ha poco potere anche sulle sue passioni provenienti dalla Luna; queste emergono di necessità fino al momento in cui l’uomo inizia la sua epoca terrestre. Se l’uomo avesse semplicemente accolto la monade nell’animalità affinata, non avrebbe potuto sbagliare. Sarebbe diventato come doveva essere nelle intenzioni di Jehova, che voleva dotarlo di tutta la saggezza, ma al tempo stesso configurarlo come una statua vivente. Qui subentrarono glie esseri che sulla Luna si erano evoluti più rapidamente, al di sopra della misura dell’evoluzione lunare: gli esseri luciferici. Lucifero è una potenza che ha per la saggezza un entusiasmo talmente veemente quanto lo è la sensualità per l’animale. L’avidità per lo sviluppo della saggezza: questo è Lucifero. Egli è dotato di tutte le cose che derivano dalla Luna. Se Lucifero avesse accolto l’evoluzione di per sé, sarebbe sorta una lotta fra Lucifero e gli antichi dèi.

L’aspirazione di Jehova era l’organizzazione della forma. Lucifero avrebbe potuto sviluppare nel materiale astrale la passione per la spiritualizzazione prematura. Ne sarebbe conseguita una violenta lotta fra gli spiriti di Jehova e le schiere di Lucifero. C’era il pericolo che grazie a Jehova alcuni diventassero statue viventi e altri, attraverso Lucifero, esseri spiritualizzati troppo presto. Affinché ci fosse la possibilità di trovare materiale per un pareggio, questo materiale bisognava trarlo da qualche altra parte. La loggia bianca, che era appunto all’inizio, per paralizzare la lotta tra Jehova e Lucifero dovette prendere il materiale da un altro pianeta. Questa materia era sostanzialmente diversa dalla materia astrale che era venuta dalla Luna, dalla materia kamica dell’animalità. C’era la possibilità di trasportare materia da altri pianeti: nuove passioni, meno veementi, tuttavia atte all’autonomia. Il nuovo materiale fu preso da Marte. Nella prima metà della nostra evoluzione planetaria fu dunque introdotto del materiale proveniente da Marte. Con l’introduzione del materiale astrale da Marte fu provocato un grandioso progresso.

La cultura esteriore sulla Terra fu data da una parte, impedendo l’indurimento, dall’altra impedendo la spiritualizzazione. Lucifero si avvalse del supporto di quel che fu dato dalle forze di Marte. L’elemento nuovo sulla Terra si designa come “Marte”. Così fu fino a metà dell’epoca atlantica. Qui si pose ancora una volta una nuova questione. L’uomo aveva accolto in sé la saggezza, ma, in seguito, alla saggezza da sola non sarebbe stato possibile venire a creare la forma. Per mezzo di Lucifero si sarebbe potuto assemblare il regno minerale, ma Lucifero non potrebbe dargli vita. L’uomo non avrebbe mai potuto dare la vita sotto l’influsso delle altre potenze. Perciò dovette venire un dio solare, un’entità più elevata di Lucifero. Entità di tal genere erano i pitri solari. Il più progredito di questi è il Cristo. Come Lucifero rappresenta l’elemento del manas, così il Cristo rappresenta l’elemento della buddhi.

I corpi astrali umani dovettero ricevere anche un terzo impulso. Questo fu portato da Mercurio. Cristo unisce il suo potere a quello di Lucifero. Ora, volendo trovare nelle altezze la via verso gli dèi, si ha bisogno del messaggero degli dèi, Mercurio. Egli è colui che, a partire dalla metà dell’epoca atlantica, preparò la via del Cristo, per poter entrare in seguito nei corpi astrali che hanno accolto l’elemento mercuriale».

Come si può evincere da quanto precedentemente esposto da Rudolf Steiner, non è affatto cosa semplice – né è lecito affrontarla semplicisticamente o con faciloneria – giungere a comprendere a fondo entità spirituali come Jahve e Lucifero, la loro rispettiva azione diversa e contrapposta, il loro diverso rapporto con l’impulso del Logos Solare, con l’impulso del Christo cosmico. Il completamento della descrizione – forzatamente parziale, perché moltissimo, negli anni, fu detto da Rudolf Steiner, e che troviamo disseminato nelle centinaia di volumi della sua immensa Opera Omnia – ci mostrerà, con assoluta certezza, l’errore compiuto da Orao nell’identificare entità spirituali radicalmente diverse, polarmente opposte, e cosmicamente antagoniste, reciprocamente avverse. Questo esigerà, prima di affrontare altri problemi, che io completi questa descrizione nella quinta parte di questo articolo, che vengano corretti errori che hanno effetti che non possono venire in alcun modo sottovalutati: effetti di una portata la quale, secondo la parola stessa di Rudolf Steiner, può rivelarsi oltremodo distruttiva per la vita dei singoli e della Comunità spirituale. La portata degli effetti di quei contenuti di pensiero errati, come mostreranno le parole di Massimo Scaligero, e di Rudolf Steiner, è alquanto più vasta sul piano spirituale di quanto molti, purtroppo, non sospettino.

Vorrei rassicurare il volenteroso lettore, che compirà la non lieve fatica di leggere queste pagine, antologicamente appesantite da molte, lunghe, e tuttavia necessarie, citazioni, che chi scrive rivolge il suo esame critico unicamente ai pensieri di Orao, presenti in opere che l’editore ha deciso di rendere pubbliche senza forse averle sufficientemente esaminate e soppesate, assolutamente non nei confronti della figura umana e spirituale della personalità ‘storica’ che si cela dietro tale nome, che chi scrive, per una molteplicità di ragioni, oggi come in passato, sinceramente non si permette di giudicare. L’esaminare tali pensieri ed opere scritte in maniera scientificamente critica – ossia, per dirla col grande Tacito, sine odio et sine amore – e mostrare, là ove lo si rinvenga, l’errore, a mio giudizio, fa parte di quella che Tommaso d’Aquino chiamava ‘correctio fraterna’, che sarebbe auspicabile prendesse sempre più piede, nelle questioni spirituali, e in quelle generalmente umane, al posto della sentimentale, fanatica, adorazione acritica, e della preconcetta, livida, spesso ingiuriosa, calunniosa, e altrettanto acritica avversione.

Un pensiero su “VERITÀ ED ERRORE NELL’INDAGINE SPIRITUALE: SUE CONSEGUENZE PER LA VITA SPIRITUALE DEGL’INDIVIDUI, DELLE COMUNITÀ SPIRITUALI, DEL MONDO. QUARTA PARTE.

  1. Grazie Hugo per l’enorme lavoro che per evidente necessità Karmica Ti stai sobbarcando, Te ne siamo profondamente grati.
    Un augurio che per tutti la lettura di queste note sia ricca di stimoli e inviti
    alla quotidiana pratica, sola via di crescita interiore
    Grazie di cuore.
    Ezio

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