VERITÀ ED ERRORE NELL’INDAGINE SPIRITUALE: SUE CONSEGUENZE PER LA VITA SPIRITUALE DEGL’INDIVIDUI, DELLE COMUNITÀ SPIRITUALI, DEL MONDO. OTTAVA PARTE.

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Prima di esaminare quali siano le conseguenze della ben problematica ‘veggenza spirituale’ di Orao, quale la si può desumere dai numerosi errati risultati delle sue indagini, è bene documentare ulteriormente, attraverso le comunicazioni di Rudolf Steiner – onde fugare al candido lettore ogni residuo dubbio in proposito – le errate identificazioni tra varie personalità e individualità spirituali, che intervengono nello svolgersi dell’evoluzione dell’uomo. Anzi tutto, l’identificazione, veramente esiziale, che Orao fa tra Lucifero e Jahve o Jehova. Per esempio se andiamo a leggere un passo del ciclo di conferenze GA-104a, non tradotto, Aus der Bilderschrift der Apokalypse des Johannes. Dalla scrittura d’immagini dell’Apocalisse di Giovanni, Appunti di partecipanti di quattordici conferenze tenute a Monaco dal 22 aprile al 15 maggio 1907, e dodici conferenze a Kristiania (Oslo) dal 9 al 21 maggio 1909, nella decima conferenza di Kristiania, a p. 116, leggiamo:

«Una stella cade dal cielo e la Terra è ora in sconvolgimento così tumultuoso che diventerà deserta, sarà un luogo di punizione per coloro che sono cresciuti insieme a lei. Quando suona la sesta tromba, parla un Angelo dal Cielo: «Libera i quattro Angeli, che sono legati dal grande fiume Eufrate» (Apo., 9, 14). Questo significa che vive sulla terra e non si è evoluto alla spiritualità. Quegli esseri umani che avranno accolto Jahve-Christo, si faranno valere l’un l’altro nelle loro individualità; ciascuno di loro emergerà al di sopra di ciò che rimarrà come anima di gruppo».

Trascrivo, per documentazione, la frase in tedesco corrispondente a quella messa in grassetto nella citazione precedente: «Diejenigen Menschen, die den Jahve-Christus in sich aufgenommen haben, werden einander gelten lassen in ihren Individualitäten; jeder von ihnen wird emporragen über das, was als Gruppenseele verblieben sein wird».

Se, invece, andiamo a vedere quel che è detto ne Il Vangelo di Giovanni in relazione con gli altri tre e specialmente col Vangelo di Luca, 14 conferenze tenute a Kassel dal 24 giugno al 7 luglio 1909, GA-122, trad. it. Di Lina Schwarz, quarta ed. it., Editrice Antroposofica, Milano, 2013, nella settima conferenza, del 30 giugno, parlando dell’esperienza interiore di un discepolo di Giovanni dopo il battesimo nel Giordano, leggiamo:

«Egli sapeva inoltre che l’elemento spirituale che gli si presentava era il medesimo che Mosè aveva visto nel roveto ardente e nella folgore sul Sinai come Jahve, come “Io sono l’Io sono”, come “ejeh asher ejeh”. Egli veniva a sapere tutto ciò per mezzo del battesimo di Giovanni.

Quale è la differenza fra un siffatto stato di coscienza e quello di un antico iniziato? Un antico iniziato, quando veniva posto nello stato abnorme che ieri ho descritto, percepiva le antiche entità divino-spirituali che già erano unite con la Terra prima che a questa si unisse l’entità che Zarathustra aveva chiamato “Ahura Mazda” e Mosè “Jahve”.[…]

Osserviamo la disposizione d’anima di un iniziato, non dei misteri persiani, né di quelli egizi successivi, ma di un iniziato che avesse inoltre sperimentato ciò che si poteva accogliere mediante l’indagine occulta ebraica. Supponiamo che un tale iniziato avesse per esempio ricevuto anche l’iniziazione sull’antico Sinai, diciamo in un’incarnazione durante l’antica evoluzione ebraica, o anche prima. Egli era stato allora guidato alla conoscenza dell’antico mondo divino dal quale l’uomo era derivato. Egli penetrava, poi, con quella saggezza antichissima, con quella capacità di osservazione dell’antichissimo mondo divino, nello studio dell’insegnamento occulto ebraico. Ivi egli imparava a dire pressappoco quanto segue: “Ciò che ho conosciuto prima, erano gli dèi collegati con la Terra prima che la divinità Jahve-Cristo si fosse unita alla Terra stessa. Ora però so che lo Spirito più importante fra di essi, lo Spirito che li guida, è quello che gradatamente si è avvicinato alla Terra”».

Rudolf Steiner nel ciclo di conferenze Meraviglie del creato, prove dell’anima, manifestazioni dello Spirito, GA-129, 10 conferenze tenute a Monaco dal 18 an 27 agosto 1911, Editrice Antroposofica, Milano, 1993, parla apertamente della contrapposizione tra l’impulso luciferico e quello jahvetico, tra le deità luciferiche, alle quali si volgevano i Greci, e Jahve o Jehova, verso il quale andava tutta la venerazione degli antichi Ebrei. Nella quinta conferenza, del 22 agosto 1911, Rudolf Steiner così caratterizza, pp. 85-86, questa cruciale differenza:

«Proprio di fronte a ciò, se consideriamo l’ordine delle gerarchie, possiamo chiederci dove vadano collocati gli dèi greci, stando al modo di sentire del popolo. È chiaro che le caratteristiche di quegli dèi erano di per sé evidenti e che in sostanza per un certo aspetto li dobbiamo annoverare tutti quanti fra le entità luciferiche. Se si pensa all’impegno degli dèi greci, a quanto essi possano ricavare dagli eventi della vita terrena, non si può nutrire alcun dubbio che i Greci avvertissero che i loro dèi non avevano portato a termine la loro evoluzione sull’antica Luna, che anzi dovessero assolutamente trarre dall’evoluzione terrestre i vantaggi che anche gli uomini ne traggono. Risulta già da questo che i Greci erano consapevoli che il complesso del loro mondo divino aveva in sé il principio luciferico e non aveva conseguito il suo pieno sviluppo sull’antica Luna.

Sotto questo aspetto la coscienza che i Greci avevano dei loro dèi è in contrasto molto stridente con quella di un altro popolo. Nell’antichità vi era un popolo che in modo eminente era consapevole di essere sotto la guida di una gerarchia divina che per le sue condizioni evolutive aveva raggiunto la mèta completa della Luna. Chi ha ascoltato le conferenze che tenni lo scorso anno qui a Monaco, con quanto dissi riguardo agli Elohim e al sommo di loro, Jahve, non avrà dubbi che l’antico popolo ebraico fosse consapevole che gli Elohim e Jahve appartenevano a figure divine che non erano direttamente toccate dal principio luciferico sulla Terra, poiché avevano conseguito la loro completa mèta evolutiva sull’antica Luna. È il grande contrasto. La coscienza che l’antico popolo ebraico aveva del proprio Dio è espressa in modo meraviglioso nella possente e drammatica allegoria che ci viene incontro dalla notte dei tempi e di cui si comprenderà di nuovo il profondo significato quando la scienza dello spirito potrà approfondire anche queste cose. Che cosa poteva pensare dell’uomo l’antica coscienza ebraica, ben consapevole dell’idea che il divino con tutte le forze dell’anima dell’idea che il popolo ebraico antico, in tutti i suoi componenti, si trovava sotto la guida divina si spiriti che sull’antica Luna avevano concluso il loro sviluppo? Al riguardo doveva dirsi: la dedizione al mondo  divino con tutte le forze dell’anima conduce alla realtà spirituale dell’universo. Invece un’unione con ogni altra forza che in qualche modo sia ancora connessa con la realtà materiale deve allontanare l’uomo dal mondo spirituale».

E più oltre, a conclusione dell’ottava conferenza, del 25 agosto 1911, alle pp. 157-158, così si esprime Rudolf Steiner:

«E venne così il momento in cui l’umanità, pur non essendo ancora matura per riconoscere quell’entità inserita [il Logos solare] nel mondo eterico, ne riconobbe però l’immagine riflessa. Fu una preparazione. E così, per motivi che saranno esposti domani, nel corso dell’evoluzione quell’entità si mostrò all’umanità non ancora nella sua realtà, ma in un’immagine riflessa che si può caratterizzare dicendo che si rapporta alla realtà di cui è immagine come la luce lunare, che è luce solare riflessa, si rapporta alla diretta luce del Sole. L’entità che durante l’evoluzione solare si era preparata alla grandiosa azione sul Golgotha, venne mostrata agli uomini all’inizio nella sua immagine riflessa, che l’antico popolo ebraico chiamò Jahve o Jehova. Questi è il Cristo riflesso, è in fondo la stessa realtà del Cristo, solo come immagine riflessa, preannunciata in modo profetico, preannunciata fino a quando poté giungere il tempo in cui il Cristo si mostrò nella sua vera figura, nella sua immagine originaria e non solo in quella riflessa.

Si vede così che l’evento più importante per la terra fu preformato sull’antico Sole, e che l’umanità fu preparata al Cristo attraverso l’antico popolo ebraico. Vediamo l’entità che un tempo nell’evoluzione terrestre andò verso il Sole scendere di nuovo e venir mostrata all’uomo prima in un’immagine riflessa, quasi in una rappresentazione. Come gli dèi in alto si rapportano a quelli in basso, così Jahve o Jehova è la rappresentazione del Cristo reale ed è del tutto uguale a Lui per chi comprende le cose. Sotto un certo aspetto si può perciò parlare di Jehova-Cristo, così cogliendo anche il vero significato dei Vangeli, quando ci viene comunicato che il Cristo stesso disse: se volete conoscermi, dovete sapere anche che Mosè e i profeti parlarono di me.

Il Cristo sapeva bene che, quando nei tempi antichi si parlava di Jahve o di Jehova si parlava di Lui e che tutto quel che si diceva di Jahve si rapportava a Lui, come l’immagine riflessa si rapporta alla sua realtà».

Altri riferimenti sul rapporto di Jahve o Jehova col Christo – il che smentisce platealmente ogni peregrina sua identificazione con Lucifero, che è invece il suo cosmico e terrestre antagonista – li troviamo in un altro ciclo di Rudolf Steiner, Verso il Mistero del Golgota, 10 conferenze tenute in diverse città dal 1913 al 1914, GA-152, trad. il. di Maria Cianci, ove nella seconda conferenza, quella tenuta a Londra il 2 maggio 1913, egli, in vari punti, così si pronuncia:

«Per il mistero del Golgotha non è decisivo soltanto ciò che è avvenuto nell’umanità nel quarto periodo di civiltà postatlantica, ma è essenziale anche ciò che è andato preparandosi durante tutto il corso dell’antica civiltà ebraica: intendo alludere al culto di Jehova. Ed è importantissimo comprendere chi era l’entità che nei tempi antichi della civiltà ebraica si manifestava sotto il nome di Jahve o Jehova», (p. 33).

«Se si vuol prendere in considerazione il nome di Jahve o Jehova e si vuol metterlo in rapporto col nome di Cristo, innanzitutto non si può non tener conto dell’evoluzione. Come ho spesso indicato nei miei libri, perfino nel Nuovo testamento è detto che,  per quel tanto che gli era possibile prima del mistero del Golgotha, il Cristo si manifestava attraverso Jehova.

E se si vuol fare un confronto fra Jehova e Cristo, è bene usare l’immagine della luce solare e della luce lunare. Che cos’è la luce solare? E che cos’è la luce lunare? Esse sono la medesima cosa, eppure sono anche due cose ben diverse. La luce solare irraggia dal Sole, mentre nella luce lunare la luce del Sole viene riflessa dalla Luna. Similmente sono una medesima cosa Cristo e Jehova. Cristo è come la luce del Sole; mentre Jehova, per quel tanto che egli poté manifestarsi sulla Terra sotto quel nome prima che si fosse verificato il mistero del Golgotha, Jehova è come la luce riflessa del Cristo. Quando però è questione di un’entità così sublime come Jehova-Cristo, si deve ricercare il significato vero nelle somme altezze dei mondi soprasensibili. In realtà, è cosa temeraria accostarsi ad un’entità come Jehova-Cristo con concetti presi dalla vita quotidiana», (pp. 34-45).

Ma è esattamente quello che fa Orao in Resurrezione, ossia affrontare la comprensione di un’elevata entità spirituale con percezioni e concetti tratti dalla coscienza quotidiana, e quindi con una coscienza non libera dalle influenze corporee. Secondo quel che afferma Rudolf Steiner nell’Appendice da lui aggiunta nel 1918 al libro L’Iniziazione. Come si conseguono conoscenze dei mondi superiori?, questa è la fonte di tutti i peggiori errori che si compiono nell’indagine spirituale, proprio a causa della inavvertita dipendenza dalla corporeità: la fonte dalla quale scaturisce ogni visionarismo illusorio, ogni ingannevole percezione soggettiva in veste immaginativa, ogni medianità. Quindi, anche la fonte dell’esiziale identificazione tra Lucifero e Jahve. Una identificazione quella tra Lucifero e Jahve,, come vedremo sùbito, assolutamente antimichaelita. Infatti, così afferma Rudolf Steiner:

«Gli Ebrei non rivolgevano la loro attenzione direttamente su Jehova (un nome questo che di per sé era considerato impronunciabile), bensì sull’entità che nella nostra letteratura occidentale troviamo menzionata come Michele. […]

Michele è l’entità principale, l’entità più significativa della gerarchia degli Arcangeli. Gli antichi lo chiamavano “il volto di Dio”. Come un uomo si manifesta attraverso i gesti, attraverso l’espressione del volto, così nella mitologia degli antichi Ebrei a Jehova si accedeva attraverso Michele. Jehova si rendeva riconoscibile in questo modo all’iniziato; e questi afferrava qualcosa che con la sua comprensione ordinaria non avrebbe mai potuto afferrare, ossia che il volto di Jehova era Michele. Di Jehova-Michele gli antichi Ebrei dicevano: Jehova è l’inaccessibile, è colui a cui non ci si può accostare, così come non ci si può accostare ai pensieri di un uomo, alle sofferenze e preoccupazioni manifestate dalla sua espressione esteriore. Michele è la manifestazione esteriore di Jahve o Jehova, così come la fronte e il volto di un uomo sono la manifestazione del suo io», (pp- 35-36).

Ora, non la finirei più se dovessi citare tutti i punti di questa importante conferenza di Rudolf Steiner, nei quali egli parla del rapporto Jahve-Christo, e del rapporto Michele-Jahve. Tanto varrebbe che trascrivessi l’intera conferenza, che del resto ognuno può leggersi direttamente nel libro citato. Ma una cosa, a questo punto, è chiara come il Sole: l’identificazione di Lucifero con Jahve è ben errata, falsissima, e gravida di alquante conseguenze negative, che non devono punto essere tralasciate o sottovalutate: per sentimentalità, per superficiale faciloneria, per mancanza di amore e di fedeltà nei confronti della Verità. Tuttavia, non voglio rinunciare a trascrivere un’ultima citazione da questa importante conferenza di Rudolf Steiner, ove, a p. 41, troviamo detto:

«A questo abbiamo alluso quando abbiamo parlato del progresso nell’evoluzione di Cristo-Jehova: abbiamo alluso al fatto che il Cristo d’ora in avanti ha conseguito la possibilità di manifestare se stesso non come un essere umano, non mediante un rispecchiamento, una sua luce riflessa, non sotto il nome di Jehova, bensì direttamente. È la grande differenza degli insegnamenti e delle saggezze che dal mistero del Golgotha sono pervenuti nell’evoluzione della Terra: grazie all’evento sulla Terra dello spirito di Michele e della sua ispirazione, l’umanità poté iniziare a comprendere tutto il significato dell’impulso del Cristo, del mistero del Golgotha. In quel tempo Michele era il messaggero di Jehova che rifletteva la luce di Cristo, non era ancora il messaggero di Cristo».

Ora, le conseguenze di una errata ‘veggenza’ sul piano spirituale non sono così anodine, come lo può essere sul piano fisico un errato calcolo algebrico, un errato teorema geometrico, o le conclusioni errate di un esperimento fisico o chimico. Un errore conoscitivo sul piano fisico non ha conseguenze letali, e può sempre essere facilmente corretto: basta rieseguire i calcoli algebrici, rifare la dimostrazione geometrica a rigor di logica, eseguire con più rigoroso metodo l’esperimento fisico o chimico, e le difficoltà sono superate. Ma un errore sul piano spirituale non è un evento altrettanto semplice, e le conseguenze di un cotale errore sono tutt’altro che indolori. Leggiamo quel che dice Rudolf Steiner nella prima conferenza, tenuta a Heidelberg il 21 gennaio 1909, e intitolata La complessità della reincarnazione. Come si conservano per il futuro le conquiste degli iniziati?, del ciclo Economia spirituale e Reincarnazione, GA-109, Editrice Antroposofica, Milano, 2008, ove, a p. 17, è detto:

«Vediamo dunque che casi come questi si presentano spesso, e che il processo della reincarnazione non è così semplice come generalmente si crede. Ne deriva fra l’altro che certi individui dovrebbero essere molto più cauti nell’investigare le loro precedenti incarnazioni con metodi occultistici. Certo, in molti casi è solo questione di infantilismo quando delle persone dichiarano, o presumono almeno, di essere il tale o il tal altro personaggio redivivo, Magari Nerone, Napoleone, Beethoven, o Goethe. Si tratta naturalmente di una cosa sciocca e riprovevole. Ma è ben più pericoloso quando, in una materia come questa, sono degli occultisti esperti a fare degli sbagli, a figurarsi, poniamo, di essere questo o quell’individuo rinato, mentre in realtà ne hanno soltanto il corpo eterico. Qui non si tratta solamente di un errore – già deplorevole in quanto tale – ma del fatto che l’uomo vive in tal caso sotto l’influsso di questa idea errata, e ciò ha effetti semplicemente devastanti. A causa di questa illusione, tutta l’evoluzione dell’anima prende una direzione sbagliata».  

Naturalmente, quanto qui dice Rudolf Steiner circa il fatto che dilaghi l’infatuazione, molto diffusa peraltro negli ambienti occultistici, per le proprie precedenti ‘incarnazioni’, perlopiù immaginate o meramente sognate, diventa qualcosa di ben più grave allorché un ‘occultista esperto’ – nel nostro caso Orao – si pronuncia sulle ‘incarnazioni’ di Maestri, d’Iniziati, o sulla avatarica manifestazione di questa o quella entità spirituale appartenente alle Gerarchie, o addirittura si pronuncia dogmaticamente, quanto avventatamente, circa l’identità tra un essere spirituale come Lucifero e un ElohaEloah come Jahve o Jehova, non solo compiendo così uno spaventoso errore, ma generando devastanti disastri. Disastri non solo per la personale evoluzione spirituale di quell’illuso, e illudente, ‘veggente’, ma anche per l’evoluzione spirituale di tutti coloro che, acriticamente e sentimentalmente, si affidano al dis-orientante ‘orientamento’ proveniente da tale ‘veggente’. Producendo così vere e proprie calamità sia nella vita dei singoli individui che in quella delle Comunità spirituali. Perché l’Antroposofia, la Scienza dello Spirito rosicruciana, è qualcosa di vivente, e come tale agisce in maniera vivente nelle anime che l’accolgono: dipende però da quest’ultime l’accoglierla in maniera sana o malsana. Infatti, nello stesso ciclo, nella conferenza tenuta a Kristiania, il 16 maggio 1909, intitolata Rivelazione del passato e domande del presente, è detto:

«Dunque, la corrente rosicruciana ha preparato qualcosa di positivo, l’antroposofia diventerà vita, e l’anima che saprà realmente accoglierla in sé a poco a poco si trasformerà. Accogliere in sé l’antroposofia significa trasformare l’anima in modo che possa giungere alla comprensione del Cristo.

L’antroposofo fa di se stesso il destinatario vivente di ciò che viene offerto a Mosè, di ciò che viene offerto a Paolo con la rivelazione Jahve-Cristo».

Quello che Orao scrive in Resurrezione porta molta confusione non solo nel caso – già di per sé di estrema gravità – identificando in maniera soggettivamente errata, ma anche operante in maniera oggettivamente menzognera, un’elevata entità della Gerarchia degli Elohim, come Jahve, il quale si è sacrificato per aiutare l’uomo terrestre, scegliendo per sé come propria dimora la Luna terrestre, con Lucifero la cui dimora, secondo tutta la Scienza dello Spirito antica e moderna, è il pianeta Venere, ma anche nella cosmologia e nella cosmogonia.  Orao ignora completamente, e in maniera evidente, la differenza tra la Luna terrestre e l’ottava sfera, verso la quale Lucifero e Ahrimane cercano di attrarre il poco consapevole essere umano terrestre. Rudolf Steiner parla spesso di quanto pericolosa sia questa ottava sfera. Nel ciclo di conferenze Die okkulte Bewegung im neunzehnten Jahrhundert und ihre Beziehung zur Weltkultur Bedeutsames aus dem äußeren Geistesleben um die Mitte des neunzehnten Jahrhunderts. Bedeutsames aus dem äußeren Geistesleben um die Mitte des neunzehnten Jahrhunderts. Dreizehn Vorträge, gehalten in Dornach vom 10. Oktober bis 7. November 1915, GA-254, Rudolf Steiner Verlag, Dornach 1986 – Il movimento occulto nel diciannovesimo secolo e il mondo della cultura, Elementi significativi dalla vita culturale alla metà del XIX secolo, 13 conferenze tenute a Dornach dal 10 ottobre al 7 novembre 1915, Editrice Antroposofica, Milano, 1993, Rudolf Steiner parla ampiamente nell’opera dei due Ostacolatori, operanti all’interno di alcune ormai decadenti confraternite occulte. Parla ampiamente dei metodi, a dir poco spregiudicati, usati da alcune di quelle confraternite occulte per manipolare ai fini della loro potenza le verità occulte. In quelle tristi vicende venne coinvolta la personalità, portatrice di forze di veggenza atavica, nonché di forze medianiche, di Helena Petrovna Blavatsky.

La Blavatsky, nella sua oltremodo affannata vita, passabilmente agitata, in un certo periodo venne in contatto prima con una confraternita occulta americana, la quale voleva che non circolasse la dottrina della reincarnazione e, per propri scopi piuttosto sinistri, aveva aperto la porta a quel vero cancro dell’umanità che è la medianità, e l’aveva volutamente diffusa nel mondo come spiritismo. Nella sua prima opera, Iside Svelata, la Blavatsky – mentre era ancora sotto l’influenza di quella confraternita occulta americana – scrisse apertamente contro l’idea della reincarnazione. Poi la nobildonna russa, dopo la fondazione della Società Teosofica a New York, e il trasferimento di questa ad Adyar, nei pressi di Madras, l’attuale Chennai, nel Tamil Nadu, venne in contatto con una confraternita occulta indiana, dalla quale ella venne liberata dalla “prigionia occulta” nella quale era stata posta dalla suddetta confraternita americana. Abbandonando la sua precedente convinzione, ella si convinse della dottrina della reincarnazione, ma accettò pure dai suoi ispiratori indiani una notevole avversione per il principio del Christo, una notevole avversione per l’Eloha o Eloah Jahve, e un’accesa simpatia per l’entità di Lucifero, da lei esaltato come redentore e liberatore dell’umanità, in contrapposizione a Jahve. Poi si trasferì in Inghilterra dove a Londra fondò la Esoteric School of Theosophy, e dove si scontrò con gli ambienti occulti che operavano dietro l’Alta Chiesa Anglicana, la quale – come la suddetta confraternita americana – era avversa alla diffusione della dottrina della reincarnazione. Come lo è, del resto, la stessa Chiesa Cattolica Romana, alle cui posizioni si avvicina assai la Chiesa Anglicana.

Rudolf Steiner, in questo ciclo di conferenze, sottolinea come, per vie diverse, la confraternita occulta americana, l’Alta Chiesa Anglicana, gli occultisti indiani deviati ai quali si era data la Blavatsky, falsificavano tutti – come, peraltro, coi suoi errori oggettivamente fa Orao – la verità riguardante la Luna terrestre, la sua funzione occulta, l’azione di Jahve-Jehova, le verità del divenire cosmologico e cosmogonico del passato terrestre e umano, e soprattutto falsificavano la verità sulla ‘ottava sfera’, verso la quale le due deità ostacolatrici si sforzano di attrarre l’essere umano, per impedire la trasformazione dell’attuale Terra nel futuro Giove. In forma diversa, l’azione degli scritti di Orao a proposito dell’Eloha Eloah Jahve, di Lucifero e del suo operare nella storia dell’umanità, dell’attuale Luna terrestre, dimostra di essere in maniera inconsapevole straordinariamente simile a quanto nella Blavatsky, nella confraternita americana, in quella indiana, nelle cerchie occulte operanti dietro l’Alta Chiesa Anglicana, nei metodi e nei contenuti ha agito contro la Verità, contro il Logos. I metodi di quelle cerchie erano quelli della medianità, e della veggenza atavica, mentre i contenuti erano la sistematica, cosciente e voluta, falsificazione delle verità occulte al servizio della propria politica di potenza, ma soprattutto al servizio di quello che Rudolf Steiner ne Il mistero del doppio, chiama il ‘Grande Inscenatore’, ossia il padre di ogni menzogna, quello che gli antichi Persiani chiamavano il ‘Principe dell’Oscuro Pensiero’, Angra Mainyush, Ahrimane. Giova riportare quanto dice Rudolf Steiner, a proposito dell’ottava sfera, e delle finalità che su di essa si propongono gli Ostacolatori, nella quinta conferenza del citato ciclo della GA-254, pp. 89-90:

«Questo è già un importante significato del mondo terreno dei sensi: quella che l’umanità deve conquistarsi, la libertà della volontà, può conquistarla solo durante l’evoluzione sulla Terra. Su Giove, su Venere e su Vulcano gli esseri umani avranno bisogno di tale libertà. Considerando la libertà, si entra dunque in un campo di grandissima importanza: si riconosce infatti che la Terra produce la libertà, proprio perché impregna di elemento fisico, minerale, l’essere umano.

Si riconoscerà così che quanto sorge dalla libera volontà deve venir mantenuto entro l’elemento terrestre. Evolvendosi ulteriormente in modo chiaroveggente lo si può portare da quella terrestre alle evoluzioni successive, ma non lo si può trasporre nella terza sfera, nella seconda o nella prima. Quel che scaturisce dal principio della libertà in quelle sfere non è possibile. Per loro natura sono inaccessibili alla libertà. L’aspirazione di Lucifero e Arimane è però di trascinare entro la loro ottava sfera proprio la libera volontà umana, di impedire che nasca proprio quanto scaturisce dalla libera volontà, trascinandolo nella loro ottava sfera. Ciò significa che siamo di continuo esposti al pericolo che la libera volontà ci venga strappata e trascinata nell’ottava sfera.

Questo accade quando l’elemento volitivo libero viene ad esempio mutato in chiaroveggenza visionaria. Si è allora già nell’ottava sfera. Gli occultisti lo dicono molto malvolentieri, perché certo si tratta di una terribile verità: nel momento in cui la volontà libera viene trasformata in chiaroveggenza visionaria, quel che si sviluppa in noi è bottino di Lucifero e Arimane. Viene subito afferrato da loro e sparisce per la Terra. Si può vedere allora come, vincolando la sfera della libera volontà, vengano per così dire creati gli spettri dell’ottava sfera. Lucifero e Arimane si dànno da fare in continuazione per vincolare la libera volontà dell’uomo e per ingannarlo con ogni sorta di false promesse, strappandogli poi quanto gli fu promesso  e facendolo sparire poi entro l’ottava sfera. Ciò che persone di ingenua fede, ma anche superstiziose, sviluppano in ogni tipo di chiaroveggenza, è sovente impregnato della loro libera volontà. Lucifero allora se lo porta subito via, e mentre la gente crede di aver raggiunto qualcosa dell’immortalità, nelle loro visioni in verità scorgono come una parte o un prodotto del loro essere animico venga sottratto e preparato per l’ottava sfera».

Nell’ambiente dell’esoterismo in genere, si sottovaluta spesso proprio questo aspetto, ossia quanto sia pericolosa una chiaroveggenza visionaria, la quale, come vedremo più sotto, può generare non solo molta confusione, ma anche una contagiosa infatuazione per i risultati di  tali stati passivi, morbosi, di coscienza, e nel ‘veggente’ un’errata valutazione di sé, e molta presunzione, soprattutto se unita ad ancor più grande ignoranza. Ma i pericoli, generati da una illusoria e deviata ‘veggenza’, sono tali da creare grandi difficoltà anche a chi seguendo una via rigorosamente scientifica, indaga nel mondo spirituale. Su questo punto Rudolf Steiner è inequivocabilmente esplicito. Nella settima conferenza del ciclo in esame, a p. 123, senza circonvoluzioni di parole, egli così dice:

«Mentre sul piano fisico i risultati errati della ricerca vengono rettificati mediante una verifica con strumenti fisici, riuscendo a scoprirne con relativa facilità l’inesattezza, nei mondi spirituali le cose sono ovviamente diverse. Ivi una rappresentazione errata o inesatta di un fatto è motivo di confusione per l’indagine stessa. Se dunque emersero cose nel modo a cui accennai in merito alle comunicazioni sulla vita dopo la morte ottenute per mezzo di medium, che a dire il vero non provenivano affatto dai defunti ma dai viventi determinati dalle più varie tendenze, tali risultati tuttavia esistevano: ci stavano davanti. Se poi li si va a verificare, sono da combattere quali potenze reali. Qualcosa detto sul piano fisico può essere rifiutato. Ci si siede alla scrivania e lo si respinge. Nel mondo spirituale un errato risultato di indagine è un essere vivente. È presente e prima bisogna combatterlo, bisogna rimuoverlo.

Come i pensieri sono esseri viventi, così anche i risultati errati dell’indagine sono forze reali, subito presenti non appena si oltrepassa la soglia del mondo spirituale».  

Ed ecco riprodotto, per comodità del lettore che volesse esaminarlo al fine di sincerarsi circa la giustezza delle mie affermazioni, il testo tedesco di quest’ultima citazione, che il diligente ricercatore può trovare a p. 126 dell’edizione citata:

«Aber während man auf dem physischen Plane falsche Forschungsergebnisse einfach dadurch richtigstellt, daß man sie mit physischen Mitteln nachprüft, und dann verhältnismäßig leicht herausbekommen kann, daß sie unrichtig sind, so ist das natürlich in den geistigen Welten doch noch anders. In den geistigen Welten ist das Vorhandensein einer falschen, unrichtigen Vorstellung über einen Tatbestand für die Forschung selbst verwirrend. Wenn also Dinge herausgekommen sind auf die Weise, wie ich sie Ihnen angedeutet habe in bezug auf die Mitteilungen über das Leben nach dem Tode durch Medien, so daß es eigentlich gar keine Mitteilungen von den Toten waren, sondern durch allerlei Neigungen bestimmte Mitteilungen von Lebenden, so waren diese angeblichen Forschungsresultate doch da. Die stehen dann vor einem. Und wenn man auf diesem Gebiete prüft, so hat man diese Forschungsresultate als reale Mächte zu bekämpfen. Etwas, was auf dem physischen Plane gesagt wird, kann man zurückweisen. Da setzt man sich an den Schreibtisch und weist es zurück. Ein falsches Forschungsresultat in der geistigen Welt ist ein lebendiges Wesen. Das ist da, das muß man erst bekämpfen, das muß man erst wegschaffen.

Gerade so, wie ich Ihnen gesagt habe, daß die Gedanken lebendige Wesen sind, so sind auch die falschen Forschungsresultate reale Mächte, die sofort da sind, wenn man die Schwelle der geistigen Welt übertritt».

Ora si tratta di vedere chiaro nelle finalità palesi o celate, che spingono talune singole personalità, o determinate confraternite occulte, ad operare tali falsificazioni di dati occulti, che sono di importanza affatto decisiva per l’evoluzione spirituale dei singoli, dell’umanità tutta, e della Terra stessa. Ed è certamente interessante rendersi conto del come una cotale occulta opera di dis-orientamento viene portata a realizzazione. Naturalmente coloro – siano essi entità spirituali o umane – che stanno dietro a quella azione disinformante, illudente, e corruttrice, sono ben consapevoli di quel che fanno, di come lo fanno, e di quali mete essi si prefiggono di raggiungere. Rudolf Steiner mette bene in evidenza due di queste opere di falsificazione. Una falsificazione avvenne  attraverso l’opera inconsapevole del giornalista e teosofo inglese Alfred Percy Sinnett, il quale in The Occult World del 1881, e in Esoteric Buddhism del 1883, scrisse sull’ottava sfera da lui falsamente identificata con la Luna terrestre, e attraverso l’opera, in parte consapevole, di Helena Petrovna Blavatsky, la quale nel 1875 fondò a New York la Theosophical Society, che poi trasferì ad Adyar in India, e infine a Londra fondò la Esoteric School of Theosophy, operante nella coi suoi metodi medianici nella ‘London Lodge’, detta poi, in séguito, anche ‘Blavatsky Lodge’, la quale nella sua Secret Doctrine  distorse completamente la funzione dell’attuale Luna terrestre, di Jahvè-Jehova, ed esaltò la figura di Lucifero in contrapposizione a Jahve e al Christo. Un’altra falsificazione, invece, avvenne attraverso ambienti occulti americani e britannici, e soprattutto questi ultimi avevano la  altresì pretesa di seguire un occultismo sedicente “cristiano”, e non volevano assolutamente che venisse divulgata una dottrina come quella della reincarnazione, né quella del rapporto dell’entità animica umana con le sfere planetarie del nostro sistema solare. Il risultato fu una lotta feroce di queste confraternite occulte anglo-americane contro le dottrine teosofiche, ben tinte di materialismo di Sinnet e della Blavatsky, e la diffusione – voluta e cosciente – di altre dottrine errate, che ingeneravano forme diverse di “spiritualismo”, sempre sottilmente, quanto fortemente, colorato di materialismo. Quindi, non una lotta tra il Bene, o la Luce, e il Male, o la Tenebra, ma una lotta tra mali diversi, mali di segno contrario, lotta micidiale, della quale fa le spese un essere uomano, che ne è al contempo oggetto e preda.

Ma, per meglio convincerne – ma anche perché il lettore possa accertarsi che chi qui scrive non si sta inventando nulla – leggiamo quel dice Rudolf Steiner a proposito di Sinnet e della Blavatsky, perché proprio quel ch’egli afferma ci mostrerà la gravità delle affermazioni di Orao, nonché le conseguenze spirituali che fatalmente ne derivano. su Sinnet, alle pp. 34-35 della sopra citata opera, leggiamo:  

«Il buddhismo esoterico mi capitò tra le mani poco tempo dopo la sua pubblicazione. Soltanto alcune settimane dopo, e potei constatare come in fondo si cercasse, in particolare da una certa corrente, di dare alla dottrina spirituale una forma del tutto materialistica. Se infatti si affronta Il buddhismo esoterico con tutto il bagaglio acquisito nel corso del tempo, ci si stupisce della forma materialistica con cui le cose vengono comunicate. Si ha a che fare con una delle peggiori forme del materialismo. Il mondo spirituale vi viene descritto proprio in modo materialistico. Nessuno che si trovi tra le mani solo Il buddhismo esoterico può uscire dal materialismo. Sinnet rende la materia molto raffinata, ma non esce affatto dall’elemento materiale anche se si sale tanto in alto. Coloro dunque che adesso erano i «padroni» della Blavatsky (mi si perdoni il paragone materialistico) non solo avevano interessi particolari indiani, ma anche facevano le più ampie concessioni allo spirito materialistico dell’epoca. [..] il libro veniva incontro a tutti i bisogni del materialismo, pur offrendo la possibilità di soddisfare il bisogno di un mondo spirituale, di ammetterne l’esistenza».

Oltremodo istruttivo – per chi non voglia pascersi di facili e poco salutari illusioni – è rilevare notevoli analogie tra quella situazione di ‘persuasione occulta’ dei singoli, e di più vaste cerchie, con la presente caotica situazione delle comunità spirituali, di quelle solo apparentemente spirituali, e di quelle decisamente, palesemente antispirituali. Il benevolo lettore farà bene a riflettere profondamente circa le molte analogie che vi sono tra la suddetta ‘persuasione occulta’ e quel ‘trasbordo ideologico inavvertito’, del quale così spesso è stata parola su questo temerario blog. A questo proposito, ulteriormente molto istruttivo è, poi, quel che possiamo leggere in alcuni stralci del medesimo ciclo di Rudolf Steiner, alle pp. 62 :

«Tale fatto singolare si sviluppò al massimo grado: errori che potevano fiorire nell’epoca del materialismo (si potrebbe dire nell’epoca della seduzione arimanica) venivano accettati  a causa del contributo che Lucifero dava dall’interno. Arimane si mischia nell’interpretazione dei fenomeni esterni e ci mente al riguardo. Ma si scoprirebbero i suoi trucchi, se Lucifero non destasse nell’interiorità di ciascuno la propensione a suscitare proprio tali rappresentazioni materialistiche nella concezione del mondo.

Così si presentava la situazione nel corso del secolo diciannovesimo. Gli esseri umani si trovavano in tale condizione e chi lo voleva poteva sfruttare la situazione a proprio vantaggio. Chiunque intuisse la cosa, poteva favorire lo sviluppo di una qualsiasi tendenza unilaterale, ossia una qualsiasi via traversa. Non gli sarebbe andata bene, se nel secolo scorso [nell’Ottocento] l’umanità non si fosse trovata nella situazione di venir sedotta con facilità dal miscuglio di Arimane e Lucifero.

Così nature predisposte del tutto al materialismo potevano essere nella propria concezione del mondo abbastanza luciferiche tuttavia da non credere al materialismo, ma cercare all’interno di esso una concezione spirituale del mondo. Nel secolo diciannovesimo apparì un tipo umano il cui capo è predisposto a pensare in maniera totalmente materialistica, ma il cui cuore anela allo spiritualismo. Dove tale caso si presenta, la persona cercherà lo spirituale nella materia, tentando di dare allo spirituale una forma materialistica.

Se dietro una persona del genere vi è una personalità che vede il tutto, ha con lei un gioco assai facile. Qualora ne abbia l’interesse, può prepararla in maniera che essa ne seduca altre a vedere lo spirituale in modo materiale e quindi ad attuare cose escogitate per ingannare la gente. Riesce nel modo migliore, se viene fatto al posto giusto, se si trasmettono le cose giuste, aprendo le porte verso ciò a cui gli uomini anelano. […]

Una cosa simile accadde nella stesura del Buddhismo esoterico di Sinnett. Il libro ha come autore Sinnet, ma dietro di lui però sta quello che egli chiama il suo ispiratore e che noi conosciamo con la maschera di mahatma. […] aveva la migliore disposizione per cercare il mondo spirituale nella forma del materialismo, così chi aveva interesse a usare in modo spirituale il materialismo per raggiungere i propri scopi, aveva facile gioco a esibire nel Buddismo esoterico di Sinnett una apparente dottrina spirituale in cui era preponderante una forte tendenza materialistica. […]

Si tratta dunque di dottrine in grande misura esatte nelle quali è intessuta, come una frode eminentemente materialistica, la dottrina dell’ottava sfera che culmina nell’affermazione che l’ottava sfera è la Luna. Tale affermazione si trova nel Buddhismo esoterico di Sinnett. […]

La Blavatsky era in collegamento con spiritualisti americani che volevano la scomparsa della dottrina della reincarnazione. Il medianismo ne era il mezzo e quindi se ne assunsero le forme. Lei vi si ribellò e fu scacciata, finendo così sempre più nelle mani degli indiani. Fu spinta nelle loro mani. Da là si tentò di contrapporvi un’altra corrente, e si potrebbe dire che si giunse a un conflitto tra la concezione americana e quella indiana dell’occultismo. Da una parte si aveva la tendenza assoluta a far scomparire la dottrina delle ripetute vite terrene, e dall’altra la tendenza a portarla nel mondo in modo che tenesse conto delle inclinazioni materialistiche del secolo.

Lo si poteva ottenere strutturando la dottrina dell’ottava sfera così come appare nel Buddismo esoterico».

Gli umani, purtroppo, spesso temono la Verità, che come ammonisce il Logos nel Vangelo di Giovanni, 8,32: καὶ γνώσεσθε τὴν ἀλήθειαν καὶ ἡ ἀλήθεια ἐλευθερώσει ὑμᾶς. – kài gnòsesthe ten alètheian kài he alètheia eleutheròsei hymàs. Ovvero: «E conoscerete la verità, e la verità vi farà liberi». Ma gli umani, di conseguenza, temono e avversano la Conoscenza, ossia la Verità e, per questo motivo, temono e avversano la libertà. Preferiscono l’abietto servaggio dell’ignoranza, della brama, della paura, dell’avversione. Preferiscono ad un  chiaro e limpido pensare, le diverse infatuazioni date dalle più irrazionali e subpresonali emozioni e pulsioni istintive, emergenti nella psiche troppo legata al corpo: magari apparentemente dignificate e nobilitate sotto la mascheratura di una ‘via dell’anima’, di una ‘via mistica’A cosa porti una tale mancanza di amore per la Verità e la libertà interiore, lo si può ben scorgere nelle dure parole di Rudolf Steiner che possiamo leggere alle pp. 94-95:

«Una via nel mondo spirituale non poteva venire indicata in maniera cieca o sulla base di un’esaltazione qualsiasi. Per questo motivo rivolsi sempre agli amici l’esortazione che è importante non lasciarsi sedurre da ciò che porta all’ottava sfera. Parlando spesso dell’attenzione da porre quando si entra nella chiaroveggenza visionaria, e di come si debba accettare come giusta soltanto la chiaroveggenza che, escludendo Lucifero e Arimane, conduce ai mondi spirituali  superiori, si giunge a vedere come vada soppresso quanto può portare l’anima in comunione con l’ottava sfera. Ogni qualvolta che si presenta di nuovo la tendenza a vincolare la libera volontà e ad incatenarla nella chiaroveggenza visionaria, è un segno che in fondo si è posta resistenza alla chiara aspirazione del nostro movimento, preferendo legare la libera volontà  in una chiaroveggenza visionaria.

Quanto erano contenti certuni di riuscire a vincolare la libera volontà! Lo si è potuto notare da quanto dei movimenti da me indicati fu introdotto dall’esterno nel nostro movimento. Non dalla Blavatsky e neppure da fuori, ma attraverso i nostri soci stessi sono state continuamente aperte brecce in ciò che si doveva raggiungere. Accadde e accade, perché si continua ad ammirare quel che rivela la chiaroveggenza visionaria. Ammirare i risultati della chiaroveggenza visionaria è un aprir brecce, un espressione dell’amore perverso per l’ottava sfera. […] Ogni qualvolta gli esseri umani si abbandonano al fatalismo, invece di decidere con il loro giudizio, mostrano la loro inclinazione per l’ottava sfera; tutto quanto sperimentiamo per essa sparisce dall’evoluzione terrena, non progredisce in modo corretto con l’evoluzione della Terra». 

Ma, ancora una volta, sono costretto ad interrompere la qui la eccessiva lunghezza di questa ottava parte del mio studio su Resurrezione di Orao, e rimandare al séguito alcune precisazioni su quanto detto. Dovrò, inoltre, pure affrontare – e la cosa sarà per me un còmpito molto doloroso – alcune esiziali ‘non verità’, che possono essere qualificate unicamente col nome di ‘impostura’ e ‘presunzione’. Ma lealtà verso la Verità lo esige.  

Amor mi mosse, che mi fa parlare. Dante, Inf., II, 72.

2 pensieri su “VERITÀ ED ERRORE NELL’INDAGINE SPIRITUALE: SUE CONSEGUENZE PER LA VITA SPIRITUALE DEGL’INDIVIDUI, DELLE COMUNITÀ SPIRITUALI, DEL MONDO. OTTAVA PARTE.

  1. Ancora grazie al nostro caro lupo per tutti gli spunti interessanti che ci sono in questa sua disamina sull’opera di tal Orao. Non so quante parti manchino ancora alla fine dell’articolo…ad ogni modo questa lettura è divenuta una piacevole abitudine settimanale.
    Vorrei porre anzitutto una domanda: cosa si intende più precisamente come chiaroveggenza visionaria? Quando ad esempio, nella pratica della meditazione sorgono nell’anima delle immagini, come ci dobbiamo comportare verso di esse? Come capiamo se sono frutto di un vero lavoro interiore o se sono invece false immagini adulterate dal nostro ego e che quindi – come si è sottolineato in questo articolo- vanno a sostanziare l’ottava sfera? Il fatto che queste immagini si manifestino nell’ambito della meditazione è indice di un corretto lavoro interiore oppure non dovrebbero sorgere affatto?
    Volevo anche esprimere una mia opinione in merito alla confusione che viene fatta, in maniera più o meno inavvertita, tra le entità di Lucifero e di jahvè; mi chiedo come sia possibile arrivare a questa confusione perché è sufficiente avere anche un minimo di frequentazione degli scritti di Rudolf Steiner per capire che sono assolutamente due entità diverse. Questa distinzione può anche essere colta in maniera immaginativa nella rappresentazione dedicata alla scena della tentazione luciferica nel paradiso terrestre, che compare fra le pitture del soffitto della Sala Grande del Goetheanum. In questa rappresentazione Jahvè abbraccia tutta la scena della tentazione luciferica dall’alto, in figura triangolare e di colore blu, mentre Lucifero sale come una fiamma di colore rosso dall’albero del Paradiso, porgendo ad Eva la fatidica mela. C’è quindi una sostanziale differenza per quanto riguarda le posizioni sulle scena, le dimensioni delle due figure, i colori con i quali vengono rappresentate e le azioni che svolgono. Ripeto, per chi ha un minimo di frequentazione dell’antroposofia non ci sono dubbi su questa distinzione; mi chiedo invece quali siano i soggetti che si lasciano confondere da queste dichiarazioni di Orao, forse si tratta di soggetti che non hanno abbracciato completamente l’antroposofia ma che desiderano trovare piuttosto un compromesso con il cattolicesimo. Mi sembra dunque, in definitiva, che l’unica resurrezione della quale parla Orao sia proprio quella della ormai morente Chiesa Cattolica, che qualcuno vuole tenere in vita a spese della Scienza dello Spirito stessa.
    infine volevo esprimere un ringraziamento a Hugo per aver citato, nella precedente parte-la settima- di questa trattazione la figura di Rittelmeyer e l’opera in cui egli parla del suo incontro con Rudolf Steiner, opera che ritengo molto importante in quanto narra di fatti reali, esteriori ed interiori, avvenuti nella vita del protagonista nel suo incontro con Rudolf Steiner e l’antroposofia. Rittelmeyer fu anch’egli un grande uomo, che diede vita con coraggio a qualcosa di assolutamente nuovo nel campo della religione, nel quale mi sembra tenti di muoversi anche questo Orao, però con scopi e risultati completamente diversi.
    Grazie e buon proseguimento.

    • Gentilissima “Cappuccetto Rosso”,
      anzitutto un grazie per l’apprezzamento della faticosa opera di studio sugli scritti di Orao, che da tempo vado compiendo. Mi rendo conto del carattere, per così dire, “antologico”, che inevitabilmente, per le molte citazioni, assolutamente necessarie peraltro, ha assunto questo studio. Ma so di trovarmi di fronte a convinzioni, che in molti sono originate e radicate non in un processo conoscitivo cosciente e rigoroso, bensì in sognanti stati d’animo sentimentali, in dormienti pulsioni istintive, abilmente mossi da una vera e propria opera di “fascinazione” eterodiretta: quella che ho più volte chiamato “trasbordo ideologico inavvertito”. Gli occultisti francesi dell’Ottocento l’avrebbero chiamata una forma di envoutement, e tale termine veniva allora tradotto in italiano con un termine non di suono elegante, tuttavia molto espressivo, e lo chiamavano involtolamento. Il termine rendeva bene l’idea di un individuo o di una massa che viene “fasciata”, “involtolata” da pratiche suggestive, magnetiche, ipnotiche, o magiche. Donde anche l’etimo popolare di “fascinazione”.

      In tal caso, si deve veramente – a costo di ricevere, come è avvenuto, l’accusa di “pedanteria” – documentare tutto, rigorosamente, per mostrare l’incongruità di tali convincimenti che, radicati in zone subrazionali e poco coscienti, dell’anima, devono essere messi a confronto con la nuda verità, che non si vuol vedere. Si deve mostrare, nella maniera più chiara, come tali convincimenti, frutto di particolari “insegnamenti”, si scontrino frontalmente, e sono in aperta contraddizione, con quanto afferma l’autentica Scienza dello Spirito, e con quanto è concretamente verificabile nella diretta esperienza interiore. Ma come dicevano alcuni ermetisti dell’Ottocento : Omnia vincit veritas!.

      La questione della differenza tra l’autentica percezione spirituale e la veggenza atavica, o la veggenza visionaria, verrà affrontata a fondo nelle successive parti del presente studio, e ciò verrà fatto sulla base del processo stesso del conoscere così come deve essere sperimentato – in modo cosciente e non sognante – nella ‘Via del Pensiero Vivente’, descritta da Rudolf Steiner nella Filosofia della Libertà e da Massimo Scaligero in tutte le sue opere, e in particolare nel suo Trattato del Pensiero Vivente. Prego solo “Cappuccetto Rosso” di avere un po’ di pazienza, perché le cose possono e devono essere esposte con ordine, e progressivamente, Ma penso di riuscire – dis bene iuvantibus, e con l’aiuto della Scienza dello Spirito – a dare una risposta esauriente ad una domanda così importante per il cammino interiore degli autentici ricercatori spirituali.

      Con cordialità,
      Hugo de’ Paganis

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