VERITÀ ED ERRORE NELL’INDAGINE SPIRITUALE: SUE CONSEGUENZE PER LA VITA SPIRITUALE DEGL’INDIVIDUI, DELLE COMUNITÀ SPIRITUALI, DEL MONDO. TREDICESIMA PARTE.

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In una delle redazioni dattiloscritte, compilate da Massimo Scaligero – ne formulò varie versioni, in epoche diverse, venendo incontro ad esigenze oggettive diverse – delle Regole essenziali per lo sviluppo interiore secondo la Scienza dello Spirito, egli descrive gli esercizi basilari con i quali si deve formare interiormente colui che aspira a realizzare l’Iniziazione ad una superiore vita spirituale e, di conseguenza, giungere alla conoscenza diretta del Mondo Spirituale. La percezione del Mondo Spirituale – delle forze, dei processi e delle entità spirituali – è cosa tutt’altro che semplice, e conosciamo la precisa distinzione che Rudolf Steiner fa tra il semplice ‘chiaroveggente’, che unicamente ‘vede’, non tutto ‘vede’, non necessariamente ‘comprende’ ciò che ‘vede’, e non necessariamente sa discernere l’autentica, oggettiva, ‘realtà’ spirituale dalla fallace ‘illusione’, in ciò che ‘vede’, e l’‘Iniziato’, che, invece, non solo lucidamente, e integralmente, ‘percepisce’, ma altresì ‘comprende’ la ‘realtà’ dello Spirito, ed è in grado di annientare inesorabilmente – è in grado di farlo sempre – ogni fonte di ‘illusione’, ossia ogni soggettiva fantasia, ogni menzogna, ogni illegittimo, invadente, influsso di avverse deità ostacolatrici in lui.

Parlando di questi esercizi, Massimo Scaligero sottolinea la necessità che il discepolo dell’Iniziazione giunga ad appropriarsi della capacità di distinguere la verità dall’errore, la realtà dall’illusione. Egli dà delle qualità risultanti dalla pratica di quegli esercizi fondamentali, non una immagine moralistica – come cercano di fare coloro che tentano di cattolicizzare il suo pensiero – bensì ‘conoscitiva’, ossia come scaturenti direttamente dall’‘atto’ del pensare intuitivo descritto nella Filosofia della Libertà di Rudolf Steiner. Infatti, mediante essi il discepolo si distoglie dalla abituale acquiescenza passiva nei confronti del ‘fatto’ – abitudini mentali, reazioni emotive automatiche, emergenti pulsioni istintive – per elevarsi alla coscienza dell’‘atto’, che si invera nel processo dinamico del pensare e del percepire. Da questo punto di vista, la stessa Ascesi indicata da Rudolf Steiner nel libro L’Iniziazione. Come si conseguono conoscenze dei mondi superiori, non è altro che Filosofia della Libertà applicata: è il prodotto, il risultato, dell’ ‘atto’ della ‘fantasia morale’, scaturente dal momento dinamico del ‘pensare intuitivo’. Questo, secondo l’esplicita dichiarazione di Rudolf Steiner stesso. Alle pp. 4-5 del suddetto opuscolo dattiloscritto, Massimo Scaligero così si esprime:

«Occorre guardarsi dall’alimentare in se stessi l’illusione che le qualità risultanti dai cinque esercizi già si posseggano, solo per il fatto che si è capaci talora di positività, spregiudicatezza, ecc.: tali qualità vanno sviluppate di proposito, con impegno metodico e con la precisa intenzione dell’azione liberatrice delle forze superiori dell’anima: quelle che dànno modo al discepolo di scindere l’essenziale dall’illusorio, di vedere la realtà oltre la parvenza.  

Attraverso il gradino del vedere interiore, il discepolo giunge a quello dell’udire spirituale. Trovandosi sul gradino del “v e d e r e”, gli occorre anzitutto imparare in quale rapporto le immagini delle cose stiano con queste: il conoscere vero. Egli penetrerebbe impreparato nella sfera delle esperienze astrali, se si abbandonasse alle iniziali percezioni interiori, senza forze di orientamento. Anche per questo gli occorre una guida, o un Guru (Maestro), che gli insegni fin dall’inizio come si concatenino le esperienze». 

E proprio qui è la questione fondamentale: distinguere l’essenziale dal non essenziale, la verità dalla menzogna, la realtà dall’illusione. Il ‘veggente’, di per sé, ‘percepisce’ sì questo o quel fatto, o evento, astrale o spirituale, ma – con le sue sole forze – non può mai sapere se quel che percepisce è autentica verità, realtà, oppure se non sia, invece, inganno, illusione, irrealtà, ossia menzogna. Inoltre, il ‘veggente’ potrebbe decidere di voler fare a meno di una ‘Guida’, e – in maniera insana e improvvida – di ergersi a ‘Maestro’. In questo caso, si ha una vera e propria ‘prevaricazione’, e si consegna inconsapevolmente – e perciò tanto più stupidamente – nelle mani delle avverse deità ostacolatrici. Le quali possono fornire all’incauto ‘veggente’ imponenti esperienze allucinatorie, ingenuamente credute ‘immaginative’, ed ispirare una illudente e menzognera ‘sapienza’, che avvelena poi l’anima del ‘veggente’, e quella di coloro che gli si affidano. Il ‘veggente’sive mas sive faemina, come dicevano i Romani – può giungere ad saturare l’anima di quelle ‘percezioni’ di carattere immaginoso, scambiate, appunto, per reali ‘immaginazioni’: può giungere ad una vera e propria ‘inflazione immaginativa’, e l’ego può, con estrema facilità, enfiarsi sino a livelli ‘stratosferici’.

In tale condizione – in una condizione francamente patologica: di patologia animica – può nascere nell’incauto veggente, che abbia tralignato dal retto e prescritto ‘Sentiero della Conoscenza’ una forma, dichiarata o meno, di avversione per la ‘Via del Pensiero’ e per la Concentrazione. Specialmente se il ‘veggente’ fai-da te – sive mas sive faeminanon ha una solida formazione scientifica e filosofica, ossia non ha una rigorosa formazione di pensiero, può muovendosi nell’ìnfida, e infìda, palude astrale – ove i peggiori inganni sono all’ordine del giorno – cadere nel visionarismo più medianico, e non accorgersene neppure. Il soggetto in questione può, lui  cieco, farsi ‘guida’ di altri ciechi, col prevedibile risultato che finiscano poi tutti nel primo baratro che si aprirà fatalmente sotto i loro piedi. Ad un tale soggetto – ma anche a coloro che ad esso si affidano – capiterà talvolta di ricevere ‘avvertimenti’ da coloro che invece hanno ‘Conoscenza’ certa, ma, nella loro egoica infatuazione, li spregeranno, e talvolta si ribelleranno con ira, reagendo rabbiosamente a tali generosi ‘avvertimenti’.  Evento avvenuto, e del quale – in taluni casi – sono stato testimone. Purtroppo.

Certo, la necessaria, rigorosa, formazione scientifica e filosofica non è detto che il discepolo della Scienza dello Spirito se la debba fare, a fortiori, nella scienza ufficiale, e nella filosofia corrente – non ho alcun dubbio circa la ‘intelligentissima stupidità’ delle attuali corporazioni scientifiche, e genericamente universitarie, le quali, soprattutto negli ultimi decenni sono ridotte in uno stato pietoso – ma può benissimo farsela all’interno della stessa Scienza dello Spirito, dell’Antroposofia. Ma occorre essere – con grande rigore – profondamente leali nei confronti di essa, e senza farsi ‘sconti’ di sorta. Occorre lealtà, gratitudine verso i Maestri, e grandissimo rigore morale. Bisogna non ‘presumere’ di ‘completare’, di ‘correggere’ i Maestri, e ancor meno ‘sostituirsi’ ad essi. Esattamente in ciò consisterebbe la ‘prevaricazione’, il ‘tradimento’. Una volta avvenuto il ‘tralignamento’ conoscitivo, la ‘prevaricazione’, seguono, poi, sovente, conseguenze morali, che creano situazioni veramente problematiche: menzogne, tradimenti umani, distruzioni di amicizie, persecuzioni di persone, spergiuri, manipolazioni dell’altrui libertà, macchinazioni più o meno ‘machiavelliche’, il ritenere che – ‘a fin di bene’, naturalmente – si possano compiere le azioni più meschine e turpi.

Massimo Scaligero, alle pp. 6-7 del citato opuscolo, dopo aver parlato della posizione del discepolo dell’Iniziazione nei confronti del Maestro – il Guru della Tradizione orientale – nelle ‘Vie’ orientale, in quella yoghica, e in quella cristiano-gnostica, così si esprime nei confronti della ‘Via’ che meglio si adatta all’uomo moderno, che sino in fondo sia veramente ‘figlio di questo tempo’:

«Indipendenti al massimo si è nella Via Occidentale, o “rosicruciana”: che si rivolge a coloro per i quali lo Spirito è immanenza, o presenza, nell’Io, ossia agli uomini più moderni. Qui il Guru non è più la guida, bensì il consigliere che dà a ciascuno il suggerimento sul da farsi. Egli cura che, parallelamente all’addestramento interiore, il discepolo svolga un energico sviluppo del ‘pensare’: senza il quale non è possibile reale formazione interiore. Ciò dipende dal fatto che il pensare ha una proprietà che le altre attività non hanno. Ogni attività interiore si muove sul piano in cui sorge, senza superarlo, anche se utilizza forze di altri livelli.. si può dire che ogni livello ha le proprie percezioni. V’è un’attività, invece, che si muove simultaneamente nei vari mondi, dal fisico, all’animico, allo spirituale, ed è il p e n s i e r o  l o g i c o. Un pensiero logico che divenga coscientemente veste  di una verità, risuona, anche non sapendolo, nei mondi superiori, come una reale forza. Movendo da tale principio, la disciplina rosicruciana addestra prevalentemente il pensiero, trasformandolo in una forza cosciente di ascesa dal piano fisico a quello puramente metafisico. Il pensiero, divenendo autonomo, si congiunge con le forze superindividuali del sentire e del volere, costituendo un’unica forza reintegratrice di quel che nell’uomo è originario».

Naturalmente, i contenuti spirituali dei quali il pensiero logico diviene veste – e questa è l’arte del meditare, ed anche quella dello ‘studio’, in senso rosicuciano, ossia della elaborazione meditativa dei testi della Scienza dello Spirito – devono essere quelli ‘giusti’, ossia devono essere ‘verità’ di ordine autenticamente spirituale, provenienti da un autentico Maestro spirituale, e non parti soggettivi di una ‘veggenza visionaria’, o frutto di una elaborazione meramente ‘intellettuale’, o ‘dialettica’, o scaturire da ambigui afflati ‘mistici’, perché in tal caso si produce qualcosa di spiritualmente ‘irregolare’, di ‘patologico’: qualcosa che avvelena le anime. Come, del resto, abbiamo avuto modo di vedere nelle comunicazioni di Rudolf Steiner, allorché egli descrive quanto avvenuto nell’Ottocento nelle lotte, nelle quali si trovò in mezzo Helena Petrovna Blavatsky, tra le confraternite occulte ‘di sinistra’ anglo-americane e quelle indiane, che portò lo scatenamento dello spiritismo e della medianità nel mondo, e a tutto quello che riguarda la falsificazione della funzione occulta di Jahvè e della Luna terrestre in rapporto famigerata ‘ottava sfera’ – operata in concordi forme diverse – da tali contrapposte confraternite occulte ‘di sinistra’. Ed abbiamo visto che qualcosa di troppo simile compie Orao in Resurrezione. Per questo, è tanto più necessario fondarsi sul rigoroso ‘metodo’ della ‘Via del Pensiero’ – che è la ‘Via’ dell’Io, ossia  la ‘Via’ dello Spirito oltre l’anima – portata da Rudolf Steiner e da Massimo Scaligero. Per questo, è necessario essere leali, e fedeli, verso i Maestri, verso il loro insegnamento, che non deve essere alterato, o surrettiziamente ‘sostituito’. Infatti, scrive Massimo Scaligero, a p. 7, del citato opuscolo:

«Il Guru è, nella disciplina rosicruciana, soltanto un amico saggio che consiglia il discepolo, perché il Guru reale, l’Io, lo si educa nell’individualità propria, col proprio radicale lavoro di pensiero. Anche in questo caso, perciò in forma diversa, il Guru è necessario, essendo fondamentale apprendere il metodo della liberazione del pensiero. La redenzione del mentale è l’inizio della vera Magia: ma fa appello a qualcosa di più che il pensiero dialettico. Il discepolo giunge a meritare di riconoscere spontaneamente, autonomamente, l’azione che sulla liberazione del pensiero esercita il contenuto interiore di specifiche opere dovute al Maestro dei nuovi tempi, portatore dell’accennato insegnamento perenne. Lo studio meditato di tali opere – contro cui si appuntano naturalmente gli attacchi critici delle varie scuole legate al passato – equivale alla più energica disciplina interiore. Si tratta di leggere non per apprendere, ma per rivivere determinati pensieri o immagini, in cui è inserita la forza del Pensiero Vivente».  

L’Iniziazione è un evento eterno. In ogni epoca essa è stata ‘Conoscenza’, capacità di percepire il Mondo Spirituale, i suoi processi, i suoi eventi, le sue entità. L’Iniziazione il discepolo la conquista, sacrificando il contingente per l’Incondizionato, l’effimero per l’Eterno. Ciò implica – anzi esige – la morte dell’ego, e l’annientamento radicalecompiuto senza misericordia veruna – di tutte le velleità, e di tutte le illusioni dell’ego. Ma, come ammonisce Massimo Scaligero nell’Avvento dell’Uomo Interiore, da lui poi rielaborato come l’Uomo Interiore, «nello Spirito non si sta, nello spirito si è». Ossia, nell’esperienza spirituale – e, di conseguenza, nel cammino spirituale – non vi è nulla di ‘scontato’; in esso non si può ‘vivere di rendita’, perché lo Spirito è ‘atto’, non un mero ‘fatto’. L’azione spirituale è – sempre – un ‘atto eroico’: un vivere, o un rivivere, ogni volta, il volitivo annientamento di ogni legame con l’effimero, ogni volta, il sacrificio del contingente per l’Incondizionato, per l’Assoluto. Il venir meno a questo impegno, il volgere le spalle ad esso, è il ‘tradimento’. Lo scegliere le intelligentissime ‘strategie’ umane, le abili ‘macchinazioni’, le plausibili ‘menzogne’, invece della nuda semplicità dello Spirito, è la ‘prevaricazione’, è il ‘tradimento’. Siccome nella sfera dello Spirito non vi è nulla di ‘scontato’,  nulla di ‘automatico’, è possibilissimo ‘smarrire’ l’Iniziazione, e – peggio ancora –  giungere persino a ‘pervertire’ l’Iniziazione.

Rudolf Steiner, Giovanni Colazza, Massimo Scaligero avvertono – anzi perentoriamente ammoniscono – che in qualsiasi momento vi può essere, anche nell’Iniziato, un risorgere improvviso della natura inferiore, un subitaneo riattizzarsi delle più violente velleità dell’ego. Massimo Scaligero diceva: «Io posso tradire in qualsiasi momento», e non abbassava MAI la guardia nei confronti delle deità ostacolatrici. Sotto questo aspetto, l’Iniziato è un ‘lottatore contro la morte’, e ricordo come, in una riunione svoltasi a Roma, in Via Barrili, Massimo Scaligero pronunciasse, con grande forza, alzando la mano destra aperta, le potenti parole del Buddha Shakyamuni, riportate nel Majjhima Nikayo, «Oggi è da dare battaglia, forse domani non saremo più. Per noi non vi sia tregua contro la grande Armata della Morte», ossia: contro le schiere dell’Oscuro Signore.  

Il Mondo spirituale conosce Verità, e non menzogna; conosce umile ed eroica ‘azione pura’, e non tatticismi, macchinazioni, intrighi; conosce il coraggioso schierarsi per la Verità e la Giustizia, e non ‘compromessi’, ‘transazioni’; conosce incondizionata venerazione per la Verità e la Conoscenza, gratitudine e lealtà verso i Maestri, e non l’abile ‘inavvertito trasbordo ideologico’, la ‘prudentissima’, vilissima, denigrazione dei Maestri e del loro insegnamento, nonché la tacita, truffaldina, ‘sostituzione’ dell’originario, schietto, loro insegnamento, con ‘abili’, ‘intelligentissime’, ‘dottrine umane’, in realtà intelligentissime escogitazioni ‘umano-troppo umane’, che con l’autentico Mondo dello Spirito nullaassolutamente nulla – hanno a che fare. Questa è ‘prevaricazione’, e questo è ‘tradimento’. Chiunque ciò compia.

Dopo questa necessaria premessa generale, torniamo ad esaminare il testo di Orao. Dopo aver esaminato nella parte precedente il ‘metodo’ di Orao, e averlo dimostrato fondamentalmente errato, ed in aperta contraddizione con quello conoscitivamente fondato sulla Scienza dello Spirito di Rudolf Steiner, dobbiamo ora esaminare i ‘contenuti’, ovvero i ‘risultati’ della ‘chiaroveggente’ indagine spirituale che Orao, sulla base del suo fallace ed illudente ‘metodo’, ha proclamato essere ‘verità certe’, le quali invece si dimostreranno – sempre alla luce della Scienza dello Spirito di Rudolf Steiner – illusioni, inganni, mortali menzogne. Anzitutto, come vedremo sùbito, vi sono in Orao, pesanti condizionamenti da parte della teologia cattolica, ossia da parte di quella teologia che, secondo Rudolf Steiner, è la principale responsabile del moderno materialismo scientifico ed etico. In Resurrezione – il primo dei due libri sinora pubblicati dall’editore Tilopa, e non sappiamo se ne seguiranno ancora altri – Orao, a p. 15, dove sottolineerò, come mio uso, in grassetto alcune affermazioni, così letteralmente scrive:

«Dopo le molte dispute teologiche sul primato della ragione sulla fede e della fede sulla ragione, proprio quando si delimitarono i confini conoscitivi alla ragione, allora si confermò che la fede era in grado, come unico stato di coscienza, di raggiungere una condizione essenziale: quella di credere l’uomo nato da sostanza spirituale (perché il Cristo si era fatto carne) e già albergante in sé la realtà del Cristo come scintilla conoscitiva».

A dire il vero la ‘fede’ – quale qui viene intesa – più che uno ‘stato di coscienza’, è uno ‘stato d’incoscienza’, perché la credenza – l’ho già scritto – non è, e non può essere ‘Conoscenza’. Tra l’altro, proprio contro la ‘Conoscenza’contro la ‘Gnosi’, contro ogni forma di ‘Gnosi’ – basilidiana, valentiniana, ofita, sethiana, manichea, o catara che fosse – si accanì la persecuzione più spietata, crudele, e omicida, della Chiesa cattolica d’Oriente e d’Occidente. Ed una delle ricorrenti accuse fatte a Rudolf Steiner, tra le altre molte, è appunto quella di essere uno ‘gnostico’, e di essere una ‘Gnosi’ viene accusata la stessa Antroposofia. All’essere umano, si giunse a strappare – nel Concilio ecumenico di Costantinopoli dell’869 – lo Spirito dalla costituzione occulta dell’uomo, tra l’altro contraddicendo Paolo di Tarso, che invece ne parla esplicitamente. Per la Chiesa, l’essere umano è, solo e unicamente, corpo e anima, lo spirito – il quale soltanto nell’uomo potrebbe conoscere lo Spirito, perché solo il simile conosce il simile – all’uomo viene ‘amministrato’, sacramentalmente, dalla gerarchia sacerdotale, che avrebbe – a suo proprio dire – il potere di mettere il ‘fedele’ – ossia colui che, avendo ‘fede’, crede incondizionatamente ai dogmi, ed obbedisce ordinatamente a ciò che dalla gerarchia ecclesiale gli viene comandato – in ‘comunione’ con lo Spirito, ma che si arrogherebbe altresì il potere di togliere tale ‘comunione’, quindi di ‘scomunicare’, a chi compia una hàiresis, una ‘scelta’ diversa, e non accetti i suoi dogmi, e non si uniformi ai suoi voleri.

Più sotto, sempre a p.15, Orao, fa una serie di considerazioni, una delle quali ho potuto leggere pure, in un noto social forum, più volte citata – non so quanto a proposito – da tale M., ma che ora è bene reinserire nel suo contesto:

«Il Logos è sempre stato e sempre sarà nell’uomo. Egli è l’uomo stesso e l’uomo si sperimenta come tale proprio perché già in sé percepisce l’essere di quella essenzialità».

Ora, naturalmente, io non dubito affatto che il Logos sia l’essenza dell’essere umano, che sia – secondo un felice neologismo tedesco coniato da Rudolf Steiner – la Ichheit, l’autentica ‘essenzialità dell’Io’ nel suo Io. Ma una cosa è che l’essere umano sia identico al Logos, e sicuramente lo è, e tutta un’altra cosa è ch’egli abbia coscienza di tale identità. Anzi, si può dire che tutto il male, e il soffrire umano, nascano proprio dal baratro che si è spalancato in lui tra ‘essere’, e ‘coscienza’. A dirla tutta, da millenni – salvo nobili quanto rare eccezioni – l’essere umano, soprattutto in Occidente, ma ormai sempre di più anche in Oriente, non ha proprio più nessuna coscienza di una tale identità. Certamente, l’Assoluto è alla base di ogni essere umano, ma lo è anche, senza eccezione veruna, di ogni essere non umano terrestre – pietra, pianta, animale – e lo è anche di ogni essere estraumano appartenente alle Gerarchie celesti – Angelo, Arcangelo, etc. – ed ognuno di questi esseri umani, non umani ed estraumani, nel profondo, è identico all’Assoluto, ma ‘esserlo’ non significa affatto automaticamente ‘saperlo’, ‘conoscerlo’. Uno dei vertici dell’esperienza spirituale è realizzare la coscienza della ‘Identità Suprema’, ma questa è mèta di arduo conseguimento. Nulla di scontato.

E poche righe dopo troviamo la parte citata da M. sul noto social forum :

«Solo delimitando le facoltà della ragione mentale e sensoria avanza l’elemento della fede, che è percezione pura dell’anima: così la ebbe il primo asceta cristiano, al quale ogni elemento della natura rispondeva che lui non era Dio, mentre l’anima affermava che lui poteva rispondere su tale interrogativo, perché era lei quel contenuto divino medesimo, in quanto fattura del divino medesimo».  

A parte il poetico affabulante linguaggio di Orao, che per taluni può essere forse suggestivo e sommuovere una facile emotività, vi sono alcune osservazioni da fare circa ciò che qui viene affermato. Abbiamo già visto, che non si tratta affatto di «limitare le facoltà della ragione mentale e sensoria», bensì di portarle – abolendo i limiti nelle quali sono costrette dalla identificazione dell’essere interiore dell’uomo alla veste somatica – a piena espansione e sviluppo, a piena coscienza: sino a giungere a sperimentare coscientemente il loro ‘momento genetico’, il loro ‘momento dinamico’. Che al primo asceta cristiano – qui probabilmente Orao si riferisce ad una pagina autobiografica delle Confessioni di Agostino di Ippona, rievocante un periodo della sua vita tutt’altro che “ascetico”, e non proprio ancora molto “cristiano” – «ogni elemento della natura rispondesse che lui non era Dio», è fare della ‘letteratura’, non della ‘Scienza dello Spirito’. Così come rispetto all’affermazione del fatto che «che l’anima affermava che lui poteva rispondere su tale interrogativo perché era lei quel contenuto divino medesimo, in quanto fattura del divino medesimo», viene fatta altrettanta poetica affabulante ‘letteratura’, e non vi è in essa nulla di ‘scientifico’. Non ho mai trovato che Rudolf Steiner, o Massimo Scaligero usassero un tale ‘suggestivo’ linguaggio, anzi è più che evidente come essi lo evitassero di proposito.

Quanto al fatto che «l’anima sia divina in quanto fattura del divino», bisogna dire che qui l’affabulante poetico linguaggio è intenzionalmente vòlto ad evitare di esprimersi chiaramente – ossia in maniera da evitare di non dar luogo ad equivoci, esprimendosi troppo chiaramente – circa un punto molto dolente per chiunque risenta del pesante condizionamento da parte della teologia cattolica. Una delle accuse che la Chiesa cattolica, romana o ortodossa, fa – giustificatamente dal suo punto di vista – è l’accusa di ‘panteismo’, ch’essa rivolge all’Antroposofia, ma anche a tutto l’esoterismo. Per la Chiesa cattolica, romana o ortodossa, vi è un incolmabile abisso tra Dio e le ‘creature’ tutte, tra la ‘Trascendenza’ di Dio e la ‘contingenza’ delle suddette ‘creature’, e in particolare quella dell’uomo. Per la teologia cattolica, Dio ha ‘creato’ – così recita da sempre il Catechismo ecclesiale – il mondo e l’uomo dal ‘nulla’, mediante un atto gratuito ed arbitrario della sua volontà, per cui l’essere umano, nella sua immanenza, è quanto di più ‘contingente’, effimero e precario. Mentre, per la Scienza dello Spirito, per l’Antroposofia, ma anche per ogni autentico esoterismo, l’uomo è ‘emanato’ dall’Uno, e non ‘creato dal nulla’, e il mondo è, esso stesso, ‘emanazione’ dell’Uno, di Dio, e niente affatto ‘creato’, esso pure, dal ‘nulla’. A mio modo di vedere, ed ho avuto modo di scriverlo in passato, sarebbe oltremodo auspicabile che i ‘creati dal nulla’ evitassero di occuparsi delle cose degli ‘emanati dall’Uno’, e lasciassero in pace questi ultimi, ma – a giudicare dalla pervicace intolleranza di venti secoli – temo che la mia sia vana speranza. 

«Per l’uomo moderno, però, neppure tale conferma può essere sufficiente: la fede, nata dal limite conoscitivo della ragione, non può bastare, perché da essa egli si sperimenta escluso dalla partecipazione all’azione stessa del divino, oltre che in sé, nel Cosmo. Dalla fede semplice derivano due correnti non valide per l’esistenza dell’uomo odierno: il panteismo (vedere Dio senza discernimento in tutto, quindi abolendo il principio della libertà autonoma del pensiero-volontà, rendendo Dio responsabile di tutto), o la deificazione della natura, del terrestre, del dato sensibile separato dalla controparte ideale e ideante di cui l’uomo è indissociabile mediatore (materialismo, pragmatismo, soggettivismo razionalistico). La ragione fece largo alla fede cosciente; la fede cosciente, ossia la persuasione di avere il Cristo in sé e di essere «persona» per il Cristo in sé, farà largo alla conoscenza da parte dell’Io vivificato dall’Impulso celeste del proprio Sé quale gemmazione originaria dello Spirito e di conseguenza farà largo alla sperimentazione dal piano eterico dell’unità ed identificazione con l’Impulso-Cristo, vivente nel terrestre come nel Cosmo superiore, inconosciuto nell’anima, ma da là conoscibile e pulsante nel volere più profondo».

Tutto questo discorso di Orao potrà, forse, anche suggestionare e illudere chi scambi l’oscurità per profondità, e preferisca abbandonarsi passivamente all’ambigua, e comoda, emotività senziente. Invece per chi voglia pensare coraggiosamente, lucidamente, e spregiudicatamente, ossia senza ‘presupposti confessionali’ o ‘teologici’, tutto questo discorso è basato, e addirittura letteralmente infarcito, di menzogne. Nelle poco cristiche confessioni ‘cristiane’, storicamente, la ‘fede’ è nata non dal «limite conoscitivo della ragione», perché, anzi, proprio le Chiese ‘cristiane’ hanno lottato ferocemente contro la ‘ragione’, attuando ogni forma di repressione violenta di essa, e di ogni forma di libertà di pensiero. Il ‘panteismo’ non è affatto nato dalla «semplice fede»: anch’esso è stato vittima del più feroce ‘odium theologicum’, e combattuto violentemente con ogni mezzo. Gnostici, Manichei, e Catari, proclamavano il primato della ‘ragione’ sulla semplice ‘fede’, e invitavano apertamente a non ‘credere’ sino a quando la ‘ragione’ non avesse compreso, e confermato, quanto veniva annunciato come verità. Nel medioevo, spesso, il termine greco ‘Logos’ veniva tradotto in latino con ‘Ratio’, ossia con ‘Ragione’, e a Padova vi è, decorato da bellissime pitture angeliche, il ‘Palazzo della Ragione’. Del resto, se non fosse così, perché mai i Rosacroce avrebbero chiamato il Mondo Spirituale superiore, estraformale, devachan superiore, arupa devachan, ‘Mondo Celeste’, o ‘Mondo della Ragione’, come si può leggere nella Saggezza dei Rosacroce, ed anche in altre cicli di conferenze, di Rudolf Steiner?!  

«La ragione» non «fece largo alla fede cosciente»: essa fu repressa, e spietatamente perseguitata dalle poco cristiche chiese ‘cristiane’, le quali per un pavor metaphysicus, per un incoercibile terrore di fronte all’incandescenza dissolvitrice dello Spirito, annientatore di tutto ciò che è, in quanto natura caduta, ‘maceria spirituale’, hanno rinunciato alla ‘Gnosi’ salvivica, hanno rinunciato a ‘conoscere’, e la decaduta ‘fede’ è stata la consacrazione della voluta, pavida, impotenza dell’anima, che si chiude alla travolgenza trasformatrice, trasmutatrice, dello Spirito. Non solo si è divenuti spiritualmente ‘ciechi’, ma si è altresì preteso dalla gerarchia ecclesiastica, che tutti lo divenissero: si è preteso che ciò che tale gerarchia sacerdotale aveva, per viltà e corruzione, rinunciato a ‘conoscere’, anche gli altri non dovessero ‘conoscere’. Ma è scritto: «Conoscerete la Verità, e la Verità vi farà liberi».

Che, poi, affermare il ‘panteismo’ – o, in buona sostanza, l’‘emanazionismo’ gnostico, che concepisce l’uomo ‘consustanziale’ all’Assoluto – agisca «abolendo il principio della libertà autonoma del pensiero-volontà, rendendo Dio responsabile di tutto», non è solo un grossolano errore di pensiero, bensì è una spudorata menzogna, tipica della teologia cattolica, che vede nella salvifica ‘Conoscenza’, frutto del ‘pensiero folgorante’, o ‘vivente’, che annientando la mâyâ illudente, ricongiunge l’uomo con l’Assoluto, un atto di ‘superbia’, di ‘disobbedienza’, di ‘ribellione’, di ‘arroganza’, di ‘lesa maestà’ nei confronti del Dio, troppo antromorficamente concepito come regale sovrano, il quale – a suo insindacabile arbitrio – ‘crea dal nulla’ e gli esseri umani, e il mondo. Semmai, è proprio il ‘creazionismo’ – come affermavano Gnostici, Manichei, e Catari – a delegittimare l’essere umano, ledendo la sua dignità e libertà, e a rendere Dio responsabile del male nel mondo. Basta leggere le opere di Déodat Roché – in particolare Studi manichei e catari – o quelle di René Nelli, o le stesse scritture catare, le poche e fortunosamente scampate ai roghi, per rendesene conto.  

In realtà, proprio perché l’essere umano è ‘emanato’ dall’Uno, è ‘consustanziale’ all’Assoluto, che – come ha affermato, e scritto, molte volte Massimo Scaligero – permane comunque alla base del suo essere, egli può, e deve, per usare un’espressione dantesca, ‘indiarsi’. Proprio perché egli – un ‘dio caduto’ – è di natura ‘divina’, l’uomo può, e deve, ritornare al Divino, reintegrarsi nello smarrito ‘stato primordiale’, ritrovare la perduta sovrumana grandezza dell’Uomo Cosmico, da lui obliata onde il Divino si manifestasse anche come Autocoscienza, Libertà, e Amore. Dopo la  καταστροφή, katastrophé, la ‘distruzione’, il ‘ruinare in basso’, la sfracellante ‘caduta’ primordiale nella frantumazione della illusoria molteplicità, l’uomo può, infine, attuare la ἐπιστροφή, epistrophé, il ‘risollevamento’, il ‘tornare in alto’, la ‘conversione’ di direzione, onde si attua il ‘ritorno alla Sorgente’, il ‘ritorno all’Uno’, come lo chiamavano Plotino in Occidente, e Laotse in Oriente. Ossia tutto il contrario di quanto afferma Orao.   

Se poi un ricercatore spirituale va leggersi le opere di un Meister Eckhart – che soltanto la morte salvò dalla condanna nel processo che l’Inquisizione dell’eretica pravità gli aveva intestato ad Avignone – o le opere di un San Giovanni della Croce, il quale ebbe – egli pure – persecuzioni, contrasti accesi, e subì carcerazioni, e diffamazioni, può intuire perché Rudolf Steiner apprezzasse così tanto il loro pensiero, sino a tenere una importante conferenza sul pensiero di quest’ultimo, le cui posizioni spirituali egli dimostra essere identiche a quelle del ‘panteismo’ dell’Antroposofia. Vi sono stati persino studiosi che hanno trovato difficile distinguere pensiero e ascesi di Meister Eckhart dal platonismo di Plotino, o dall’Advaita Vedânta di Shankara, e pensiero e ascesi di San Giovanni della Croce dallo Yogashastra di Patañjali. Per Orao, la Sapienza del Mondo Classico d’Occidente, e quella d’Oriente, semplicemente non esistono.

Su questo temerario blog, venne pubblicato, il 23 aprile 2015, un articolo di chi scrive, intitolato Il “prometeico” idealismo magico di Rudolf Steiner, nel quale venne riprodotto un testo – inedito in italiano – nel quale, una volta di più, risulta in maniera inequivocabile il pensiero di Rudolf Steiner circa l’Assoluto, il Divino, e il suo rapporto col mondo. Trovo utile riproporlo qui, in modo che il lettore possa farsi un’idea autonoma su come e cosa egli pensava circa il rapporto tra Dio e l’uomo, Dio e il mondo:

«Professione di fede dell’idealismo empirico.

I. Dio come oggetto del rapporto religioso.

Dio deve essere pensato come la concreta unità dei due momenti, nei quali per la coscienza umana si scinde il mondo formato: il lato dell’esistenza obbiettivo dato, e quello soggettivo prodotto dallo Spirito. Attraverso la scissione dell’esistenza in questi due lati, l’entità divina è inerente al nostro spirito cosciente non come concreto Agens, bensì come idea astratta, che può divenire un contenuto non mediante l’immersione in qualsivoglia elemento obbiettivo, bensì unicamente attraverso il reale, continuativo processo evolutivo dell’umanità. Questo processo evolutivo è il vivere di Dio e, nel conclusivo risultato finale del medesimo, la totale entità di Dio è giunta a manifestazione. 

II. L’uomo in rapporto a Dio e al mondo.

L’evoluzione umana è un incessante superamento delle due sunnominate polarità, dunque un continuativo giungere a manifestazione di Dio. Nella scissione dell’unità originaria del mondo in oggetto e soggetto sta la ragione dell’imperfezione umana. Questa imperfezione si manifesta nel campo dell’agire come non-libertà. Non liberi noi siamo unicamente in quelle parti della attività, nelle quali non si è ancora compiuta la compenetrazione di soggetto e oggetto. In questo caso stiamo sotto l’imperio dell’oggettivo. Quest’ultimo svanisce immediatamente, allorché noi abbiamo compreso lo spirito di una cosa, e la dominiamo in maniera corrispondente alla sua propria essenza. Vista da questo punto di vista, l’evoluzione umana è al contempo una evoluzione divina, e addirittura un incessante processo di liberazione.

Rudolf Steiner, 8.12.1892».

Chiunque conosca, per poco che sia, la storia davvero poco edificante delle confessioni ‘cristiane’, sa appunto come «la ragione» non fece affatto «largo alla fede cosciente». La ‘ragione’, rosicrucianamente intesa, non ha alcun bisogno di limitarsi e far spazio a quella che qui Orao chiama «la fede cosciente», la quale – a suo dire –   a sua volta «farà largo alla conoscenza da parte dell’Io vivificato dall’Impulso celeste del proprio Sé quale gemmazione originaria dello Spirito». La ‘ragione’ ha unicamente bisogno di sperimentarsi – facendo a meno di ogni presupposto: soprattutto di ordine teologico e confessionale – integralmente, ossia di sperimentarsi come ‘pensiero-folgore’, come ‘pensiero vivente’. Per realizzare questo essa non ha alcun bisogno di riconoscersi ed  aderire a nessuna confessione religiosa, tantomeno cattolica. Ed è il cammino conoscitivo stesso di Rudolf Steiner a dimostrare che le cose stanno esattamente così. Ma il Sentiero della Conoscenza, prima sperimentato, e poi indicato da Rudolf Steiner, porta l’uomo ad ‘indiarsi’, a ‘ricongiungersi’ con l’Uno Unissimo, a sperimentarsi come ‘Uomo Universale’, e sperimentare coscientemente la ‘Identità Suprema’ con l’Assoluto. Questo è inaccettabile per la teologia cattolica. E questo è un aspetto che Orao si guarda bene persino dallo sfiorare, ma che è ben presente in tutta l’Opera di Massimo Scaligero.

A questo punto, è possibile intendere l’opposizione, a volte sorda e dissimulata, a volte più esplicita e virulenta, di taluni nei confronti di una radicale ‘Via del Pensiero’, e la loro denigrazione della assoluta fondamentale centralità della ‘Concentrazione’, anch’essa, nella sua radicalità concepita – l’espressione è, naturalmente, di Massimo Scaligero – come ‘atto assoluto’,  come ‘ekagrata assoluto’, come ‘Via a sé sufficiente’. Contro una tale coraggiosa concezione dell’Ascesi si sono diretti gli strali di coloro che vedono nella ‘Via del Pensiero’ il pericolo di diventare una ‘via del sublime egoismo’, secondo la loro ingenerosa espressione. In fondo, l’impostazione di costoro è esattamente quella di Orao, che tuttavia, in verità, si esprime alquanto più ‘prudentemente’, ed alla concezione di Orao, con ogni evidenza essi si ispirano, il che li porta a indicare la necessità di una ‘Via’ diversa da quella indicata, con sin troppo chiare parole, da Massimo Scaligero, che poi è quella di Rudolf Steiner: il filo aureo della ‘Via’ rosicruciana e antroposofica. 

Ma la ‘via’ diversa, indicata da Orao, si basa, appunto su di una concezione, come abbiamo visto, e come constateremo ulteriormente, dal punto di vista scientifico tutt’altro che scevra di ‘presupposti’, anzi inficiata dai ‘presupposti’ più discutibili, soprattutto ‘confessionali’, e, dal punto di vista spirituale, contraddicente – malgrado ogni ‘prudente’ dissimulazione – sia dal punto di vista ‘dottrinario’ che ‘pratico’, ossia dell’Ascesi realizzativa, l’insegnamento di Rudolf Steiner, e quello di Massimo Scaligero stesso. In particolare – ne abbiamo dati al lettore numerosi esempi documentati – dal punto di vista cosmologico e cosmogonico, Orao ‘sostituisce’ – e la cosa può sfuggire facilmente ad un lettore che non sia attentissimo, o che sia emotivamente commosso e suggestionato dall’affabulante, narcotizzante, ‘mistico’ linguaggio di Orao – all’insegnamento di Rudolf Steiner, il suo proprio, frutto della sua personale ‘chiaroveggenza’ soggettiva, la quale, a causa dei troppi, sistematici, ed evidenti, risultati errati, inevitabilmente si è costretti a definire ‘visionaria’. Abbiamo visto che cosa – addirittura con parole dure – Rudolf Steiner dice di una tale ‘chiaroveggenza visionaria’: sia dal punto di vista dei ‘contenuti’, che dal punto di vista ‘morale’.

Ora, la ‘via’ diversa, che in Resurrezione propone Orao, è la conseguenza ‘logica’ – ma dovrei dire, più esattamente, la conseguenza ‘illogica’  – di tale errata ‘chiaroveggenza visionaria’. Ed abbiamo visto quale estrema importanza Rudolf Steiner e Massimo Scaligero diano, dal punto di vista spirituale, al pensiero logico, e al suo risuonare – anche se inavvertito dalla coscienza che si muove sul piano fisico – nei mondi superiori. Abbiamo visto altresì come i frutti di una errata ‘chiaroveggenza visionaria’ non siano paragonabili ad un semplice errore di calcolo algebrico, o ad una errata dimostrazione geometrica, sempre facilmente risolvibili – proprio da un adeguato pensiero logico – sul piano fisico stesso, senza veruna conseguenza spirituale. Mentre, l’errore compiuto da un simile visionario ‘veggente’ crea sul piano astrale, e su quello spirituale, un ‘essere’, che non può affatto venire ignorato, un ‘essere’ col quale si devono fare i conti, un ‘essere’ che,  quale malefico, e venefico, ‘ente di menzogna’ agisce come avversario ostacolante,  e che deve essere energicamente combattuto, e spazzato via. Per esempio, uno di questi veramente malefici errori lo leggiamo a p. 72, di Resurrezione di Orao, dove a chiare lettere si ripete – una volta di più – la falsa dottrina circa la Luna terrestre, oggettivamente identificata alla famigerata ‘ottava sfera’, come nella Blavatsky e nei suoi avversari, per di più aggravata da un ulteriore, ancor più grave, errore che è la menzognera, sacrilega e blasfema, identificazione di Jahve-Jehova con Lucifero. Infatti, a quella pagina, ancora una volta, leggiamo:

«L’entità luciferica stessa aveva in tempi ancora anteriori promanato da sé entità luciferiche, che al tempo della ribellione nei Cieli rifiutarono tutte con essa l’azione del Sole e si trasferirono sulla Luna, abitando il cosiddetto «regno della Luna terrestre». Tali entità agivano dalla Luna sull’astralità dell’uomo in formazione sulla Terra, operando dall’interno di lui verso l’esterno, intenzionate però a dominare tutti i processi tendenti a mantenere la materia morbida e poco densificata».

E, invece, come scrive Rudolf Steiner nel quarto capitolo della sua Scienza Occulta, Jahve fu l’Eloah o Eloha solare, il quale sacrificalmente scelse per sé come ‘dimora’ la Luna terrestre per combattere gl’impulsi luciferici presenti sulla Terra. Fu proprio l’azione di Jahve dalla Luna, come abbiamo visto in parti precedenti del presente studio, ad impedire – riflettendo dalla Luna le forze del Sole, le forze del Logos, come sintesi dei sei Elohim rimasti sul Sole – la ‘mummificazione’ della forma umana, che sempre più avrebbe impedito alle anime umane d’incarnarsi sulla Terra, e quindi permise di mantenere ‘plastica’ la corporeità dell’uomo. In particolare, l’azione di Jahve operò a sottrarre la sfera generativa all’azione di Lucifero, col rimanere tale l’azione procreativa nell’incoscienza della volontà organica profonda. E fu sempre Jahve – come mostra Rudolf Steiner nelle conferenze, tenute ad Amburgo nel 1910, sul Vangelo di Giovanni – a promuovere l’amore umano, prima tra consanguinei nella famiglia, poi nella stirpe, e nel popolo. Ora, su un così enorme, e ben grossolano, errore conoscitivo, che si protrae, e si ripete, per tutto il libro Resurrezione, si basa la ‘proposta operativa’ di Orao. E che, purtroppo, io non mi sbagli in questo esame di tale opera, è mostrato da quanto Orao, ‘correggendo’, e ‘completando’, l’insegnamento Rudolf Steiner, scrive a p. 80 di Resurrezione :

«L’uomo e la donna, indicati per primi nella storia evolutiva quali archetipi della funzione riproduttiva, diverranno in un lontano avvenire anche gli artefici della soluzione liberatoria di questo mistero, adoperando proprio le forze di coscienza  attivate in sé dal Cristo che, per libera e santificata decisione autonoma, vorranno nel loro volere più profondo, fin nella fisicità della struttura del sistema del ricambio, quale soggetto di amore in loro. Gli Iniziati di Vulcano, riuniti ad altri uomini meno evoluti, tradirono i misteri aderenti alle Verità più alte, loro rivelati dalle celesti entità, e connessi col mistero della procreazione quale rito congiunto con la potenzialità conoscitiva per il futuro sviluppo dell’uomo sulla Terra.

Fu da quel momento che la funzione procreativa fu staccata dall’attività conoscitiva: il sangue non fece scorrere più in sé le qualità animiche dell’uomo, ma l’intensità di passioni e desideri sfrenati, interiorizzati dall’azione di Lucifero, e questo contenuto irregolare portò alla solidificazione sempre più mineralizzata del sistema osseo, proprio attraverso la fisicizzazione del respiro. Il sangue recò la sua movenza fino a interferire sul respiro, che era rimasto, ad opera delle entità superiori, attività del corpo eterico, l’unica di questo corpo non aderente al fisico. In precedenza l’uomo l’uomo inspirava la sostanza delle entità cosmiche ed emanava un respiro che cooperava alla crescita della struttura del Cosmo: l’entrata dell’azione di Lucifero legò per un minimo tale aerità alla solidificazione del corpo ed il respiro fu condizionato, attraverso la veicolazione degli impulsi del sangue, alle diverse situazioni del corpo astrale.

Solo mediante l’Impulso-Cristo nell’Io potrà essere posto nuovamente ordine fra queste tre funzioni, aerificando le ossa, eterizzando il sangue, impulsando dall’Io la coscienza-Cristo nel corpo eterico del proprio essere, attraverso la nuova coscienza d’amore ed il nuovo amore per la conoscenza dello spirituale nell’uomo. Ma questo còmpito sarà affidato unicamente al misterioso congiungimento androginico dell’uomo con la donna».

Tutto questo discorso di Orao, che ‘pretende’, e ‘presume’, di ‘correggere’, di ‘completare’, e financo tacitamente ‘sostituire’ l’insegnamento di Rudolf Steiner, in vista della ‘novella Iniziazione’, che vuole proporre, è rigorosamente errato e falso. Per far ciò, Orao altera non poco le comunicazioni date da Rudolf Steiner nella Cronaca dell’Akasha, e in Scienza Occulta. Anzitutto, ‘mescola’, volutamente ‘con-fonde’, eventi che ebbero luogo nell’antica Lemuria, con quelli che accaddero in Atlantide: eventi che si produssero non solo in epoche diverse, ma sotto l’influenza di entità spirituali diverse. In realtà,  non è vero che «fu da quel momento [ossia: solo dopo il tradimento dei Misteri di Vulcano in Atlantide, come si evince da quel che scrive Orao] che la funzione procreativa fu staccata dall’attività conoscitiva», perché tale funzione procreativa venne già tolta alla coscienza dell’uomo, a causa della ‘seduzione luciferica’, già al tempo dell’antica Lemuria, mentre il tradimento dei Misteri di Vulcano avvenne, appunto in Atlantide a causa della successiva seduzione arimanica, e non di quella luciferica. L’evento più rilevante, al quale Orao allude, fu la conseguenza del tradimento dei Misteri di Vulcano, e provocò, come extrema ratio, la distruzione del continente di Atlantide. Ecco alcuni passi significativi a tale proposito. In Cronaca dell’Akasha, trad. di Lina Schwarz, quarta edizione riveduta, Fratelli Bocca Editori, Milano-Roma, 1953, alle pp. 25-27, leggiamo:  

«Grazie a questi fatti si produssero, all’epoca della terza sottorazza, quelle fiorenti comunità che ci vengono descritte nella letteratura teosofica. E le esperienze personali che si andavano facendo, trovavano appoggio da parte di coloro che erano iniziati nelle leggi eterne dell’evoluzione spirituale.

Gli stessi potentissimi re ricevevano l’iniziazione, affinché la capacità personale avesse in essa un sostegno completo. Pel suo valore personale l’uomo a poco a poco si rende atto all’iniziazione; egli deve, prima, sviluppare le proprie forze, da sotto in su, perché poi gli possa venir conferita l’illuminazione dall’alto. Così ebbero origine i re e le guide iniziate degli Atlanti. Un potere immenso stava nelle loro mani; e immensa era pure la venerazione che veniva loro tributata. Ma in questo fatto si nascondeva anche il germe della decadenza e della rovina. Lo sviluppo della memoria condusse all’esaltazione della personalità; l’uomo volle essere esaltato per la sua potenza personale, e quanto più la sua potenza aumentava, tanto più egli voleva sfruttarla a scopi personali. L’ambizione, che si era sviluppata, divenne egoismo, e quest’ultimo condusse all’abuso della forza. Se pensiamo al potere che gli Atlanti avevano acquistato col dominio sulla forza vitale, comprenderemo come l’abusarne dovesse condurre a gravissime conseguenze. Un ampio potere sulle forze della natura poteva venir messo così al servizio dell’egoismo.

Ciò avvenne, pienamente, nella quarta sottorazza, nei Turani primitivi. Questi uomini, avendo appreso a dominare tali forze, se ne servirono spesso per soddisfare le proprie brame egoistiche. Ma, adoperate cosi, queste forze si distruggono per i loro vicendevoli effetti. È come se in una persona i piedi volessero a tutti i costi avanzare, mentre il resto del corpo volesse retrocedere.

Tali rovinosi effetti poterono essere arrestati soltanto pel fatto che una forza superiore si sviluppò nell’uomo: la forza del pensiero. Il pensiero logico domina e frena i desideri personali egoistici.

L’origine del pensiero logico è da ricercarsi nella quinta sottorazza, quella dei Protosemiti. Gli uomini cominciarono ad arrivare più in là del semplice ricordo del passato e a confrontare tra loro le diverse esperienze. Si sviluppò la facoltà del giudizio, la quale regolò i desideri e le passioni. Si cominciò a calcolare e a combinare; s’iniziò il lavorio del pensiero. Se prima gli uomini si abbandonavano a ogni desiderio, ora soltanto cominciarono a chiedere se il pensiero lo approvasse o no.

Mentre gli uomini della quarta sottorazza cercavano violentemente la soddisfazione delle loro passioni, quelli della quinta cominciarono a porgere ascolto ad una voce interiore. E questa voce interiore mette un argine alle passioni, anche se non riesce a distruggere le pretese della personalità egoistica». 

Un discorso ancora più esplicito da parte di Rudolf Steiner lo possiamo leggere ne La Scienza occulta nelle sue linee generali, traduzione dalla 4a edizione tedesca di E. de Renzis e E. Battaglini, con Prefazione di Arturo Onofri,  Gius. Laterza e Figli Editori, Bari, marzo 1932, pp. 170-173:

«Verso la metà dell’evoluzione atlantea il male si sviluppò gradatamente nell’umanità; i segreti degl’iniziati dovettero esser nascosti con molta cura, perché non ne avessero conoscenza gli uomini, i quali non avevano purificato il loro corpo astrale dall’errore, per mezzo di una preparazione adatta. Se essi avessero potuto penetrare con lo sguardo fino a quelle conoscenze occulte, a quelle leggi, a mezzo delle quali le entità superiori dirigono le forze della natura, se ne sarebbero serviti per soddisfare i loro desideri e le loro passioni malsane. Il pericolo era tanto maggiore, in quanto che gli nomini, come abbiam detto, erano entrati in contatto con degli esseri spirituali inferiori, i quali non potevano partecipare alla regolare evoluzione della Terra, e perciò la ostacolavano. Questi spiriti influirono sugli uomini in modo da ispirar loro dei desideri veramente contrari al bene dell’umanità. Orbene, gli nomini avevano però ancora la capacità di disporre delle forze della crescenza e della riproduzione della natura animale e della natura umana. Le tentazioni di quegli esseri spirituali inferiori ebbero forza di sedurre non soltanto gli nomini ordinari, ma anche degl’iniziati, i quali si servirono così delle forze supersensibili, di cui abbiamo parlato, per scopi contrari all’evoluzione dell’umanità; si associarono con tal fine anche altri uomini che non erano iniziati, e che si valevano dei segreti delle forze supersensibili della natura per scopi molto bassi; ne risultò una grande corruzione nell’umanità. Il male si andò estendendo. Le forze della crescenza e della procreazione, quando sono strappate dalla Terra-madre e vengono utilizzate isolatamente, sono in occulto rapporto con altre determinate forze che agiscono nell’aria e nell’acqua; perciò a mezzo delle azioni umane vennero scatenate dalle forze naturali straordinariamente potenti e dannose, che determinarono gradatamente la distruzione della regione atlantea, per mezzo di catastrofi dovute all’aria e all’acqua. […] Un influsso particolarmente sfavorevole venne esercitato dalla divulgazione illecita del segreto di Vulcano, poiché lo sguardo dei seguaci di quel culto era diretto in particolar modo verso le vicende terrestri. Quella divulgazione assoggettò l’umanità a degli esseri spirituali, i quali, per causa della loro passata evoluzione, si opponevano a tutto ciò che proveniva dal mondo spirituale sviluppatosi dalla separazione della Terra dal Sole. Conformemente a questa loro tendenza essi agirono appunto su quell’elemento che si era sviluppato nell’uomo per virtù delle percezioni che egli aveva del mondo sensibile, dietro al quale sta nascosto il mondo spirituale. Tali esseri acquistarono ormai su molti abitanti umani della Terra grande influenza che si fece sentire particolarmente nel fatto, che gli uomini andarono sempre più perdendo il senso delle realtà spirituali. […] Dopo la metà dell’evoluzione atlantea esercitarono influenza nel campo dell’evoluzione umana alcuni esseri, i quali tendevano a spingere l’uomo nella vita del mondo fisico sensibile in modo non spirituale. Questa loro influenza ebbe tale forza che l’uomo, invece di vedere il mondo nel suo vero aspetto, scorgeva delle immagini illusorie e dei fantasmi, e non era esposto soltanto all’influsso luciferico, ma anche all’influsso di questi altri esseri, alla guida dei quali può essere dato il nome di Arimane, perché così fu chiamato più tardi dalla civiltà persiana (Mefistofele è la stessa entità). A cagione di questo influsso l’uomo venne a trovarsi anche dopo la morte soggetto a forze, che lo facevano apparire come un essere completamente dedicato alle condizioni terrestri materiali. La chiara visione dei processi del mondo spirituale venne gradatamente tolta all’uomo; egli dovette sentirsi sottoposto alle forze di Arimane e allontanato in certo qual modo da ogni comunicazione col mondo spirituale».

La ‘seduzione’ luciferica ebbe luogo nell’antica Lemuria, e non in Atlantide, come afferma Orao, e gli effetti sull’anima umana provocarono nella natura lo scatenamento delle forze del fuoco che portarono alla distruzione di quel continente. Nell’epoca atlantidea, invece, ebbe luogo la ‘seduzione’ arimanica, la penetrazione delle forze arimaniche nell’uomo, che operarono alla corruzione delle forze vitali legate alla crescita e alla riproduzione. L’azione di ‘seduzione’ arimanica portò al tradimento dei Misteri di Vulcano, e alla distruzione di Atlantide per lo scatenamento nella natura delle forze legate agli elementi aria e acqua. Le ‘percezioni’ di Orao, scaturenti dalla sua ‘chiaroveggenza’ sono errate, e false. Il suo ‘pretendere’, il suo ‘presumere’ di ‘correggere’, ‘completare’, ‘sostituire’ quanto comunicato dal Maestro dei Nuovi Tempi, porta Orao, e chi si affida alla sua ‘veggenza’ a smarrirsi in sentieri pericolosi: persino alla ‘presunzione’ di poter dare una novella ‘via iniziatica’ la quale, essendo basata su una tale ambigua ‘veggenza’, partorisce menzogne sul piano conoscitivo, e deragliamenti morali sul piano pratico, sul piano operativo dell’Ascesi. Come vedremo nel proseguo del presente studio.     

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