VERITÀ ED ERRORE NELL’INDAGINE SPIRITUALE: SUE CONSEGUENZE PER LA VITA SPIRITUALE DEGL’INDIVIDUI, DELLE COMUNITÀ SPIRITUALI, DEL MONDO. QUINDICESIMA PARTE.

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Non è davvero facile avere a che fare con gli scritti di Orao pubblicati in Resurrezione, nei quali, i testi ai quali Orao fa riferimento, sono sovente disinvoltamente manipolati. Ciò avviene sia per i testi di Rudolf Steiner – ed abbiamo visto persino un caso di aperta impostura, che non ha scusanti di sortasia, malgrado la proclamata venerazione, persino per il testo dei Vangeli. Orao, che passa per conoscere perfettamente il greco antico – in particolare la κοινὴ διάλεκτος, koinè diàlektos, la κοινὴ ἑλληνική, koinè ellenikè, ovvero la lingua “greca comune”, basata sul dialetto attico, e conosciuta anche come greco alessandrino o greco ellenistico, o ‘comune’, traduzione di κοινή, koinè, o ancora, a causa del suo utilizzo per la redazione dei primi testi cristiani, greco del Nuovo Testamentogreco biblico o greco patristico – traduce in maniera disinvoltamente personale i testi evangelici: per piegarli alle proprie tesi precostituite, che vuole in ogni modo dimostrare. Per esempio, parlando, a p. 98, del mutamento che l’ultima reggenza in epoca pre-cristiana dell’Arcangelo Michael avrebbe portato – al dire di Orao, naturalmente – nella dislocazione dei Misteri, così scrive:

«Si configurò, proprio all’inizio della sua reggenza, il periodo del pensiero volitivo o della volontà pensante. Questo evento significò per tutti gli asceti, i santi, gli Iniziati presenti da quell’epoca in poi sulla Terra, il germe per una nuova Iniziazione, ma anche un modo completamente nuovo di poter accedere alle sedi dei Misteri. Queste non furono più localizzate in un determinato paese o in determinati popoli, presso i quali recarsi per ottenere l’accesso ai Maestri, onde essere da questi avviati all’Iniziazione. La reggenza arcangelica aveva dislocato senza più tempo e spazio il periodo nuovo che stava per albeggiare nella storia dell’uomo: fu tutto interiorizzato, tutto fu sparso sulla Terra, tutto fu posto a disposizione dell’uomo purché questo «volesse». Quando gli Angeli, nel momento della nascita del Gesù di Nazareth, intonarono l’inno dai Cieli: «Gloria nell’alto dei Cieli, pace agli uomini di buona volontà», intendevano alludere proprio alla situazione che si sarebbe determinata nella nostra epoca, allorquando la nascita del Cristo-Gesù sarebbe divenuta evento reale per la coscienza superiore dell’uomo. Essi significarono che da quel momento in poi si apriva questa possibilità offerta quale dono del Cielo all’anima dell’uomo, ma che l’uomo stesso avrebbe realizzato.

Il cantico degli Angeli diceva propriamente: «Testimonianza all’Altissimo nei Cieli, pace per gli uomini di volontà risvegliata (o elevata, o sollecitata, o donata, o offerta, o alata, così in lingua greca)».

Per l’esattezza, l’epoca di Michele, l’ultima prima dell’incarnazione del Logos, si svolse circa dal 550 a.C. sino al 200 a.C., impulsò il pensare filosofico di Pitagora, Parmenide, Protagora, Socrate, Platone, Aristotele, impulsò inoltre l’azione travolgente di Alessandro Magno, dando luogo dopo la sua morte ai vari regni ellenistici, ma non comportò affatto – non allora almeno – la dissoluzione, e la scomparsa degli Antichi Misteri. A quell’epoca i Misteri mediterranei funzionavano perfettamente. I Misteri isiaci, osiriani, orfici, dionisaci, eleusini, mitriaci, continuarono ancora per quasi un millennio, e diffusero la loro possente influenza spirituale per tutto l’Impero romano. Si ritrovano, per esempio, i resti dei templi mitriaci dal Vallo Adriano, nel Nord della Britannia, ai confini della celtica Caledonia, l’attuale Scozia, sino a Doura Europos in Siria, e sulle rive dell’Eufrate della lontana Caldea. A cavallo tra terzo e quarto secolo d.C., Iniziati ed Epopti come Porfirio, discepolo di Plotino, e Giamblico, entrambi autori di opere di grandissima sapienza, mostrano come alla epoca loro i Misteri del Mondo Classico. ai quali essi largamente attingevano, fossero ancora vitali. Nel quarto secolo d.C., l’Iniziato ed Epopta  Flavio Claudio Giuliano, che i poco cristici ‘cristiani’, che lo diffamarono, ed eziandio lo assassinarono, chiamano ‘Giuliano l’Apostata’, venne iniziato da Massimo di Efeso, detto ‘il Teurgo’, nei Misteri di Mithra e in quelli di Ecate, e dallo Ierofante Nestorio ad Eleusi nei Misteri di Cerere-Demetra e di Proserpina-Persefone. I Misteri di Eleusi furono proibiti dall’ottuso, ignorante, brutale, e intollerante, imperatore Teodosio, assieme ai tutti i culti del Mondo Classico, solo con l’editto del 382, e il Telesterion di Eleusi venne distrutto nel 396 dai Visigoti di Alarico, guidati da monaci ‘cristiani’ nerovestiti. In Egitto, ad Alessandria, insegnava, finché non venne assassinata dai parabolani dell’infame ‘cristiano’ Patriarca Cirillo, di esecrata memoria, l’Iniziata e Epopta neoplatonica Ipazia, la sapientissima figlia del matematico Teone, che il platonico e cristiano Sinesio, vescovo di Cirene chiama, nelle sue lettere a lei, ‘Ierofantide’. Il Tempio di Iside a Philae, nell’Alto Egitto, fu fatto chiudere dall’ottuso, ignorante, e intollerante, imperatore ‘cristiano’ Giustiniano, assieme alla ormai quasi millenaria Accademia Platonica di Atene, nel 529 d.C.

Ancora per quasi 1500 anni dall’inizio di quella reggenza di Michele, il pensare umano – anche quello dei filosofi – più che umano fu un pensare ispirato. Ancora nella platonica Scuola di Chartres, nell’XI secolo, il pensare più che volitiva ed individuale elaborazione umana, era un’attività dell’anima ispirata dal Mondo Spirituale. Solo con la Scolastica, con le dispute tra realisti e nominalisti, inizia lo scollamento dell’individuale pensare umano dalle influenze provenienti da mondi superiori. Addirittura Massimo Scaligero, ne La Logica contro l’uomo. Il mito della scienza e la via del pensiero, Tilopa, Roma, 1967, p. 63, collega la definitiva caduta del pensiero umano nella morta riflessità, e nella cerebralità, ad un tragico evento, avvenuto all’inizio del XIV secolo, evento che ha segnato la storia dell’uomo:

«Il guasto cerebrale non è individuabile come il guasto di un congegno obiettivamente visibile. Se la coscienza riuscisse ad avere un rapporto obbiettivo con la cerebralità, questa non potrebbe alterarsi. Purtroppo la sua alterazione è il prodotto di un errato pensiero, di un secolare processo di deterioramento razionalistico: che si può far risalire alla crisi del «sacro» in Occidente e rapportare ad eventi come la persecuzione dei Templari, la premeditazione del loro sterminio e l’alterazione della verità circa la loro funzione storica: e alle premesse della presenza dell’elemento metafisico del pensiero, che via via condurrà al filosofare intellettualistico, indi alla dialettica vuota d’intelletto».  

Quanto al passo del Vangelo di Luca 2,14, che Orao cita, in greco suona così: δόξα ἐν ὑψίστοις θεῷ καὶ ἐπὶ γῆς εἰρήνη ἐν ἀνθρώποις εὐδοκίας, e viene variamente tradotto, come nella traduzione cattolica ufficiale della C.E.I., «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama», oppure come in quella, ottima nella sua spartana semplicità, della Riveduta del valdese Giovanni Luzzi, «Gloria a Dio nei luoghi altissimi e pace in terra agli uomini che egli gradisce!». Comunque la si voglia vedere, siamo lontani dalla traduzione di Orao, con le sue forzature fatte in funzione della sua tesi precostituita, che vuole ad ogni costo dimostrare.

Visto che oramai, coi miei deboli sforzi, sono riuscito a guadagnarmi eziandio la fama di ‘pedante’, mi permetterò un’altra disquisizione filologica, ed ancora una volta vorrò essere ‘evangelico’. In greco δόξᾰ, dóxa, può avere vari significati, come quelli di ‘opinione’, ‘giudizio’, ‘credenza’, ‘aspettazione’, ‘gloria’. ‘onore’, ma non certamente quello di ‘testimonianza’ (che in greco è μαρτυρία, martyrìa), che qui gli attribuisce  Orao. ἐν ὑψίστοις, en hypsìstois, è un plurale superlativo, complemento di stato in luogo, al caso dativo, mancando in greco ablativo e locativo, e significa alla lettera ‘nei [luoghi] altissimi’, e non un complemento di termine, al singolare, ossia non ‘all’Altissimo’, come invece è stato tradotto nella citazione da me riportata. Mentre manca del tutto in Orao il complemento di termine, sempre al dativo, θεῷ, theô, che significa ‘a Dio’. Poi Orao salta bellamente καὶ ἐπὶ γῆς, kài epì ghês, ‘sulla Terra’.  Infine, εἰρήνη, eirène, viene correttamente tradotta con ‘pace’, mentre ἐν ἀνθρώποις εὐδοκίας, en anthròpois eudokìas, un altro complemento di stato in luogo, in greco sempre al caso dativo, con aggiunto un genitivo singolare, significante alla lettera ‘negli uomini di εὐδοκία, eudokìa, viene maltrattato, e alterato in maniera arbitraria e fantasiosa, a significare «per gli uomini di volontà risvegliata o elevata, o sollecitata, o donata, o offerta, o alata», il che è una ‘invenzione’ bella e buona, estremamente irrispettosa del testo evangelico. εὐδοκία, eudokìa, in greco – in particolare nel Nuovo Testamento – significa ‘buona volontà’, ‘favore’, ‘soddisfazione’, ‘compiacimento da parte di Dio’, ‘felicità’, ‘diletto per l’uomo’, e non le suggestive, ‘poetiche’, ‘mistiche’, personali ‘interpretazioni’ – chiamiamole così, per usare, ancora una volta, una parola decente – vòlte a ‘stupire’ gl’inscienti, gl’ignoranti – e tutti in qualche misura lo siamo – attuando, nel senso romano ed ellenico, una vera e propria mistificazione. Tra l’altro, Eὐδοκία è il nome che assunse, convertendosi al Cristianesimo, l’ellena pagana Atenaide, di preclara bellezza, che il 7 giugno 421 sposò l’imperatore Teodosio II, assumendo il nome di Aelia Eudocia.

Ma questa non è la sola alterazione del testo evangelico. A p. 9, Orao scrive, col suo caratteristico stile involuto e misticamente allusivo, quanto segue:

«L’Io, agente in dimensione autonoma dai riferimenti dell’astrale, che volta per volta potrà essere sottratto al rapimento di Lucifero, evocato nella sua celeste composizione quale germe divino-spirituale entro la carne, si comporrà secondo la movenza micheliana nell’attività perenne pensante. S’inizia quindi l’entrata nel Tempio dei Misteri rosicruciani, dalla resurrezione del pensiero fino ad ora strumentalizzato dalla fisicità cerebrale: «Lazzaro fuori da qui per sempre», ossia: «O uomo, dal Logos, pensa nel Logos il tuo essere da Lui generato ed in lui vissuto e vivente. Esci dalla tomba della natura minerale-cerebrale e risorgi nel Risorto».

In Giovanni 11, 43, il testo evangelico, nell’originale greco, suona così: καὶ ταῦτα εἰπὼν φωνῇ μεγάλῃ ἐκραύγασεν· Λάζαρε, δεῦρο ἔξω, che tradotto significa: Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Il Christo disse semplicemente: «Lazzaro, vieni fuori!». Alla lettera, «Lazzaro, fuori di qui!», ché δεῦρο, dèuro, è un avverbio, e significa ‘qui’, mentre ἔξω, èxo, ‘fuori’. Non disse: «per sempre», parole che sono un’aggiunta arbitraria di Orao, che manipola il testo evangelico a pro’ delle sue personali tesi. Da sempre, nella Chiesa cattolica, sia latina che greca, ha avuto corso una forma di ‘esegesi allegorica’ dei testi biblici. Una tale ‘esegesi’ può essere una ‘interpretazione’ personale più o meno lecita, anche se talvolta forzata, con finalità di edificazione morale, o di teologia mistica. Ma, sicuramente, una tale ‘interpretazione’ non è Scienza dello Spirito. Comunque, gli allegoristi della tradizione cattolica, occidentale latina od orientale ortodossa, non si permettono mai di alterare a proprio piacimento il testo biblico, e distinguono sempre bene tra ‘testo’ e ‘interpetrazione’, come invece non fa, spesso e volentieri, Orao nei suoi scritti.

Dalla personale, soggettiva, ‘interpretazione’ dei Vangeli, e dalla propria, altrettanto soggettiva e personale, ‘chiaroveggenza visionaria’, Orao trae la ‘presunzione’ di poter, a suo piacimento, ‘completare’, ‘correggere’ le comunicazioni di Rudolf Steiner, e la ‘pretesa’ di ‘indicare’, anzi ‘rivelare’, la ‘novella iniziazione graalica’. Quanto tali ‘presunzione’ e ‘pretesa’ vadano in rotta di collisione  – sia come ‘metodo’, sia come ‘contenuti’, sia come ‘legittimazione’ in simil suo ‘proporre’ – rispetto alla rosicruciana Scienza dello Spirito, all’Antroposofia, lo si può constatare, una volta di più, da quel che Orao scrive nel secondo libro, pubblicato dall’editore romano, Madre. La luce dei Nuovi Misteri, Tilopa, 2018, p. 211, ove leggiamo:

«Inoltre c’è da considerare che, in questa specialissima atmosfera, le correnti macrocosmiche che poterono avere l’accesso nella costituzione microcosmica per la prima volta, nella storia evolutiva della terra, senza che il potere yahvetico, o luciferico, contrapponesse il suo potente rifiuto dalle zone più profonde dell’anima umana».

Vediamo, ancora una volta, come qui Orao, sulla base della propria, soggettiva, ‘veggenza visionaria’, identifichi arbitrariamente Jahve a Lucifero, e le forze jahvetiche con quelle luciferiche. Infatti, più oltre, a p. 212, Orao, parlando delle forze jahvetiche – che secondo Rudolf Steiner, invece, operavano a combattere, e limitare, il potere delle forze luciferiche nell’uomo – come di forze ostacolatrici, ed alterando altresì quanto vien detto nel racconto biblico della Genesi, così scrive:

«Maria cancellò l’alleanza fra la Donna e il Serpente che, con la tentazione di Eva, si era instaurata nella corrente interiore umana. Divenne la Eva celeste, veicolo dell’incontro fra le forze macrocosmiche e microcosmiche, nella quale la tenuta yahvetica sull’elemento del sangue non aveva più ragione d’essere».

È noto come, nella concezione antroposofica, sia stato Lucifero, e non Jahve, a trasferire il calore al sangue, rendendolo in tal modo veicolo delle passioni del corpo astrale, invece che veicolo dell’Io, la cui coscienza, di conseguenza, è costretta a trarsi dal disanimato sistema nervoso. Ma Orao, proprio per il suo arbitrario identificare Jahve, il settimo Eloha, con Lucifero, scrive – in uno stile che trovo passabilmente intorcinato – alle pp. 212-213:

«Si è già accennato al respiro della Vergine, per cui ad ogni pensiero espresso dal Figlio, Ella glielo restituiva trasmutato in vivente immagine, creante entità reali proprio dal soffio del Suo respiro alitante d’intorno la cristica realtà che dal Cosmo si espandeva già sulla Terra. Questa pervasione fu possibile proprio quando la sostanza del sangue mossa dalla presa yahvetica fu liberata da quella circonvoluzione egoico-corporea, ed attraverso questo succo tanto peculiare, scorse, senza ormai impedimento, la reale corrispondenza cristica, il germe dell’Io superiore che in sé conteneva dalla macrocosmica trascendenza, la microcosmica favilla del Logos germinante nell’anima umana il seme del divino, che la Madre tratteneva divenendo alveo per la nascita, la crescita e la manifestazione futura dell’Impulso-Cristo in sé, ma per tutte le anime del mondo, da allora in avvenire».

Quanto poco coraggio ed amore per la Verità vi siano in tanti sedicenti spiritualisti – antroposofi o meno, ‘scaligeropolitani’ o meno – lo possiamo evincere da quanto, arrampicandosi sugli specchi, si sforzano taluni di evitare di pronunciarsi con chiarezza di fronte alle pur palesi contraddizioni, ben evidenti già al primo sguardo, tra ciò che scrive Orao e quanto comunica la Scienza dello Spirito di Rudolf Steiner. Un caso emblematico è quello di un tale X, che così scrive su un noto social forum:

«Interessante…. forse è un semplice errore voluto da chissà chi… o forse vi fu una sovrapposizione fra Ahrimane e Lucifero nella visione di Orao. Lucifero che – in un certo senso – spodesta Ahrimane per dare la libertà agli uomini facendone identificare l’antica coscienza egoica, l’intelligenza riflessa, con il terrestre e tal fine corrompe l’astrale. Qualcosa a cui si è posto rimedio con la discesa del Cristo, venuto non ad abolire ma a completare. Certo è difficile – addirittura scandaloso – pensare che Jahve, volto del Cristo, continui attualmente la sua primitiva opera di creazione come Ahrimane, con Lucifero, alleato ed avversario al tempo stesso, entità che fa attaccare gli uomini al desiderio del mondo fisico nell’astrale. Potrebbe tuttavia essere necessario por mente al fatto che, nel Mondo Spirituale, le cose non sono fisse, come i nostri concetti terrestri, ma più che viventi ed estremamente mobili, si trasformano in continuazione. D’altra parte, se pensiamo al fatto che la nostra intelligenza terrestre – affinché potessimo acquisire la libertà – è stata edificata sul pensiero riflesso, cioè arimanico, pensiero che oscura la visione del vivente mondo dello Spirito, si spiegherebbe il potere accordato in questa era al Dio della morte (che noi ora vediamo come morte, come una specie di salto nel buio, ma che gli antichi – noi stessi, in passato – consideravano come trasformazione; che poi, in natura, sulla Terra ogni cosa – uomo compreso – nasce per morire). Tutto terribilmente complicato, credo che spetti a ciascun uomo – a ognuno di noi – interpretare le immaginazioni».

Naturalmente, se le immaginazioni sono da ciascun uomo da interpretarsi, data la soggettività imperante, e secondo personale, sentimentale, e istintivo arbitrio, la conclusione risultante che verrebbe fuori inevitabilmente, sarebbe che ‘tot capita, tot sententiae’, ed ognuno le intenderebbe tali immaginazioni, affatto anarchicamente, a modo suo. Ma allora diverrebbe impossibile parlare di una oggettiva ‘Scienza dello Spirito’. Se, poi, s’invoca una sorta di ‘fluidità’ e ‘mobilità’ del Mondo Spirituale per sottrarsi alla constatazione delle evidenti contraddizioni, ed evitare così di veder crollare miseramente al suolo un ‘idolo’, acriticamente e sentimentalmente adorato, è fatale che si navighi sempre più in un tempestoso oceano di incertezze, che può sfociare unicamente nel più disastroso naufragio. Un altro esempio di una totale incomprensione di cosa sia la Verità, la possiamo rinvenire in un passo di un lungo commento, apparso sempre in un gruppo di discussione sul medesimo social forum, di un tale Y. che, tra le altre cose, così scrive:

«Per comprendere i testi di Orao dobbiamo viceversa affidarci a quelle forze immaginative, ispirative ed intuitive dettagliatamente illustrate da Steiner particolarmente nella trilogia L’Iniziazione / Sulla via dell’Iniziazione / Coscienza di Iniziato. Tramite tali forze Orao, Essere dotato di piena veggenza a differenza dell’articolista summenzionato che di veggenza non ne possiede neppure un grammo (del resto lo ha più volte ammesso lui stesso nei suoi lunghissimi ed estenuanti articoli) ha potuto verificare la piena sinergica cooperazione esistente da un lato tra l’Entità Mani e l’Entità Christian Rosenkreuz e dall’altro tra l’Entità Jheova’ [sic!] e l’Entità Lucifero. Tale cooperazione è nei tempi presenti talmente forte da determinare una SOVRAPPOSIZIONE tra Mani e Christian Rosenkreuz da un lato e tra Jheova [sic!] e Lucifero dall’altro. Se l’articolista ed i suoi supporters conoscessero la dottrina gnostica saprebbero che Jheova [sic!] altri non è se non il demiurgo, il creatore della materia (hulè) [sic, per ὕλη, hyle, con accento tonico eventualmente sulla y, per favore] e del mondo del quaternario ovverosia di QUESTO mondo: il princeps eius  [sic, per huius] mundi alias Ahrimane!».

Affermare che l’EloahEloha, Jahve o Jehova sia identico ad Ahrimane è una sacrilega bestemmia, almeno quanto lo è la identificazione che fa Orao tra Jahve e Lucifero. Le dottrine gnostiche le conosco molto bene, e le studio da almeno cinquant’anni sui testi originali, ma esse dicono cose alquanto diverse da quello che afferma il nostro critico Y. La ‘sovrapposizione’ tra Mani e Christian Rosenkreutz, tra Jahve e Lucifero, è una pura sciocchezza, come abbiamo visto, contraddetta da Rudolf Steiner, e non vale la pena parlarne ulteriormente. Delle mie esperienze interiori non amo parlare, ma ciò non vuol dire affatto che non esistano. Che un asceta praticante, che si dia con tutto se stesso alla ‘Via’, voglia diventare sempre più ‘helldenker’, ossia ‘chiaropensante’ – come dissi in un incontro a Hella Wiesberger, facendola sorridere – non significa punto che egli non abbia esperienze interiori. Certo simili ‘difensori’ non giovano davvero affatto alla ambigua, ed oltremodo discutibile, causa di Orao !

Ma torniamo a quanto Oraoan sive mas sive faemina sit, nescire volo, e vedremo in fine perché – scrive in Resurrezione. Nel capitolo I gradi della iniziazione graalica, pp. 103-139, Orao (tralasciamo tutta una serie di suoi discorsi in parte collaterali, per così dire, di carattere generale) passa poi alla descrizione circa l’atto fisico tra uomo e donna – sul quale, così come viene da Orao caratterizzato, vi sarebbe molto da eccepire, sed etiam de hoc, in hac sede transeamus – e alla descrizione, preannunciata già nel titolo del capitolo – dei ‘gradi della novella iniziazione graalica’. Tenuto conto, che di questi gradi non fa mai – veramente mai – verbo Rudolf Steiner, né tampoco su di essi fanno accenno alcuno, ancorché minimo, personalità iniziaticamente qualificate come Marie Steiner – che per il suo rapporto con il Maestro dei Nuovi Tempi, più di tutti gli altri discepoli di lui, avrebbe potuto dire qualcosa di decisivo, e lei mai lo fece – o Michael Bauer, o Alfred Meebold, o Giovanni Colazza, o infine lo stesso Massimo Scaligero, non può non stupire la temerarietà, o – per meglio dire – la ‘presunzione’ di affermare quanto Rudolf Steiner non comunicò, et pour cause. E, a mio modo di vedere, nella ‘forma’, e coi ‘contenuti’, come lo fa Orao, mai egli lo avrebbe fatto, in quanto la ‘forma’ è errata, e i ‘contenuti’ sono falsi, sono menzogne, scaturiti da un ‘metodo’ erratissimo, spiritualmente irregolare, in quanto conoscitivamente non fondato, non scevro da presupposti, e prodotto, in maniera malsana, da una ‘chiaroveggenza visionaria’, i cui risultati contraddicono platealmente le comunicazioni di Rudolf Steiner, e la logica stessa.  

Orao, a principiare da p. 108, descrive quelli che sarebbero – a suo dire, naturalmente – i ‘gradi’ della ‘graalica iniziazione’ nel suo libro Resurrezione, esposti e proposti. E si comincia sùbito col ‘difficilissimo’:

«Il primo gradino dell’Iniziazione graalica si potrebbe [sic!] definire Dedizione, il secondo Accoglimento: con questi due gradini l’esperienza può svolgersi al di fuori della corporeità in quanto sostituenti l’esperienza fisica con quella eterica. Il corpo eterico immette – sostituendosi al corpo fisico in stato di sonno profondo prima, di liberazione aerificata dopo – in tutta l’esperienza i suoi due movimenti di «simpatia e antipatia» che, come lo Steiner precisa senza equivoci nulla hanno a che fare con simpatia e antipatia della sfera psico-corporea».

Orao non dice come si possano attuare questi due gradini dell’evoluzione interiore, gradini che, presupponendo totale indipendenza dal corpo fisico, sono già rare culminazioni in altre ‘Vie’ autenticamente iniziatiche. Nella ‘Via’ rosicruciana, il primissimo gradino dell’Iniziazione, più modestamente, è lo ‘studio’ rituale, meditativo – attuato mediante quel ‘pensiero puro-libero dai sensi’, che qualcuno, in maniera insana e improvvida ha dichiarato essere «una esperienza spontanea, ma non cosciente, e quindi egoistica», ed invece è ardua, e soprattutto cosciente, conquista, che il discepolo ‘espugna a viva forza’, come scrive Massimo Scaligero ne la Kundalini d’Occidente –  delle opere nella quali sta racchiusa la Sapienza celeste. Nella ‘Via’ cristiano-gnostica, prima di accedere alla ‘lavanda dei piedi’, vi è una lunga preparazione, da compiersi – necessariamente ed obbligatoriamente – sotto la guida di un Maestro a ciò deputato dal Mondo Spirituale, e realizzata attraverso la meditazione metodica del Prologo del Vangelo di Giovanni, dei primi dodici capitoli del medesimo Vangelo, di altre parti dell’Antico e Nuovo Testamento, ed affiancata da particolari esercizi, che sicuramente Orao non conosceva per difetto di conoscenza dell’Opera di Rudolf Steiner, a mio modo di vedere, colpevolmente negletta, in favore della propria soggettiva, problematica, ‘veggenza’.

A p. 109, Orao prosegue la descrizione in questo susseguirsi di ‘gradi’:

«Il terzo gradino potrebbe dirsi [sic!] della Conoscenza d’amore o Fecondazione d’amore. È noto che in antico l’espressione «conoscere un uomo o una donna» alludeva al processo della fecondazione. Al presente, tale fecondazione riguarda un’operazione magica: dopo aver espanso la sua sostanza di luce entro la tenebra inconsapevole della mineralità corporea, il corpo eterico viene ricevuto dalla sostanza stellare del corpo astrale».

Anche qui, non viene data veruna indicazione di come attuare una cotale ‘operazione’. Ora, conoscendo bene quanto circola in ambienti vari dell’occultismo cattolico –  emblematico è quello che faceva capo prima al conte Umberto Alberti, Erim, di Catenaia, e poi ai suoi due ‘discepoli’, Paolo Virio e Luciana Virio – viene sùbito da pensare ad uno scivolare in una delle molte, e variate, forme di quella problematica ‘magia sexualis’, che spesso e volentieri – più spesso e più insospettatamente di quel che non si creda – possono condurre a vere e proprie perversioni e patologie dell’anima e del corpo.

Ed ora viene, a p. 110, una parte ancora più problematica, che, quando l’ho letta, mi ha fatto letteralmente sobbalzare:

«Gli altri quattro gradini iniziano là dove si concludeva la antica Iniziazione cristiana – occorre comprendere che di staccato, di innovazione a sé stante non esiste nulla nella storia dell’uomo ad eccezione della venuta del Cristo. Solo una volta nella storia del mondo un Dio si fece carne e su questa carne discese l’entità del Sole, il Figlio dell’Altissimo. Questo fu un evento unico, tutto il resto precede o procede da ciò. Il quarto gradino potremmo [sic!] immaginativamente [sic!] chiamarlo Resurrezione, il quinto Ascensione, il sesto Pentecoste nuova, il settimo Battesimo dell’aria, o Evento del Graal propriamente detto». 

Per l’esattezza, se è vero che una sola volta il Logos Solare si incarnò, che una sola volta Egli si fece uomo sulla Terra, ed una sola volta avvenne il Mistero del Golgotha, non è altrettanto vero che una sola volta un Dio scelse la ‘umanazione’, ossia s’incarnò sulla Terra, perché alcune Entità delle Gerarchie Divine – invero poche – rinunciando ad un rango divino, decisero di accompagnare l’uomo nel suo cammino terrestre, nella sua temeraria ricerca e realizzazione di Autocoscienza, Libertà, e Amore. Un essere come il discepolo di Sais-il Figlio della Vedova di Nain-Mani-Parzifal, un essere come Hiram Abif-Giovanni Lazzaro-Christian Rosenkreutz-il Conte di Saint Germain, un essere come Zaratustra– il Gesù Salomonico-il Maestro Gesù, un essere  come Sciziano, un essere come il Conte di Cagliostro, sono Entità delle Gerarchie Divine che, appunto, hanno compiuto l’indicibile ‘sacrificio’ di scegliere liberamente l’‘umanazione’, d’incarnarsi sempre di nuovo, in frequenti, sempre di nuovo ripetute, incarnazioni come ‘uomini’, e di accompagnare l’essere umano nel suo difficile cammino terrestre. Su questo punto, le comunicazioni di Rudolf Steiner sono precise, e uno studio diligente da parte di Orao dell’Opera del Maestro dei Nuovi Tempi avrebbe non solo fugato ogni dubbio in proposito, ma avrebbe altresì evitato da parte sua molti palesi errori. A meno che Orao non ritenesse – come è pure possibile, per non dire probabile – necessario ‘correggere’ coi risultati della propria personale ‘veggenza’ le comunicazioni di Rudolf Steiner.

Qui, Orao afferma che oltre il settimo grado della Iniziazione cristiano-gnostica, che Rudolf Steiner  a volte chiama ‘Resurrezione’ e a volte ‘Ascensione’, vi sarebbero – a suo dire – altri quattro gradini iniziatici, e quindi avremmo una ‘Via’ o una ‘Iniziazione’ in undici gradi, il che francamente mi sembra a dir poco grottesco. Lo stesso problema, si pone, naturalmente, nei confronti della Iniziazione cristiano-kabbalistica, affine secondo Rudolf Steiner alla Iniziazione cristiano-gnostica, e di quella propriamente rosicruciana. Nel ciclo Alle porte della Scienza dello Spirito, Editrice Antroposofica, Milano, 2015,  Rudolf Steiner, nella tredicesima conferenza, tenuta a Stoccarda il 3 settembre 1906, alle pp. 140-141, così dice:

«Il settimo gradino, la resurrezione, non può descriversi in parole. Perciò in occultismo si dice: il settimo stato può essere pensato soltanto da colui la cui anima si sia liberata interamente dal cervello. Solo a lui si potrebbe descriverlo. Per questo si può solo menzionare. Il maestro cristiano occulto indica come attraversare questo gradino.

Quando l’uomo ha vissuto attraverso questo gradino, allora il cristianesimo è diventato un’esperienza interiore della sua anima. Allora egli è completamente col Cristo Gesù. Il Cristo Gesù è in lui».

Nel ciclo Die Theosophie des Rosenkreuzers, GA-99, pubblicato in italiano col titolo La saggezza dei Rosacroce, traduzione di Iberto Bavastro, Editrice Antroposofica, Milano, 2011, nella quattordicesima conferenza, tenuta a Monaco il 6 giugno 1907, abbiamo, a p. 159, nuovamente una descrizione del settimo grado dell’Iniziazione cristiano-gnostica. Siccome la traduzione di questo punto, invero non facile, così come fu eseguita da Iberto Bavastro, non mi soddisfa pienamente, ho preferito ritradurla. Soprattutto, in tedesco ‘Himmelsfahrt’ non è semplicemente il ‘viaggio celeste’, com’è stato ivi tradotto alla lettera, ma è l’espressione tecnica e liturgica che indica la ‘Ascensione’ del Christo Gesù, così come il termine ‘Höllenfahrt’ non è semplicemente il letterale ‘viaggio all’Inferno’, bensì la ‘Discesa agl’Inferi’ da parte del Salvatore, ossia la κατάβασις, katàbasis degli Antichi Misteri, analoga a quella di Orfeo, Ercole, Ulisse, Enea, e nel nostro Medioevo, quella di Dante, alla quale seguiva, negli Antichi Misteri, l’ἀνάβασις, anàbasis, l’ ‘Ascesa’, come quella di Dante nel Paradiso.  Così leggiamo:

«Non è possibile descrivere il settimo gradino, l’Ascensione. Si deve avere un’anima che per pensare su ciò non dipenda più dallo strumento del cervello. E per sperimentare – empfinden – ciò che la persona sta vivendo come ciò che si chiama Ascensione, devi avere un’anima in grado di provare questo sentimento. L’attraversare umilmente queste condizioni con piena dedizione rappresenta l’essenza dell’Iniziazione cristiana. Chi la percorra così con questa serietà, costui sperimenterà la sua Resurrezione nei mondi spirituali. Oggi non tutti possono farlo. Perciò è necessario che esista un altro metodo, che conduca ai mondi superiori. Questo è il metodo rosicruciano».

Per un possibile controllo da parte dell’attento lettore, riporto qui il testo tedesco, p. 167, della mia traduzione:

«Das siebente, die Himmelfahrt, läßt sich nicht beschreiben. Man muß eine Seele haben, die nicht mehr darauf angewiesen ist, durch das Instrument des Gehirns zu denken. Um das zu empfinden, was der Betreffende als das, was man Himmelfahrt nennt, durchmacht, muß man eine Seele haben, die dieses Gefühl erleben kann.

Das Durchgehen durch demütig hingebungsvolle Zustände stellt das Wesen der christlichen Einweihung dar. Wer sie so ernsthaftig durchgeht, der erlebt seine Auferstehung in den geistigen Welten. Nicht jeder kann das heute durchführen. Daher ist es notwendig, daß eine andere Methode besteht, die zu den höheren Welten hinaufführt. Das ist die rosenkreuzerische Methode».

Infine – ma sarebbe facilissimo moltiplicare assai le citazioni dai cicli di Rudolf Steiner – vi è quanto egli dice nel ciclo Das christliche Mysterium. Die Wahrheitssprache der Evangelien. Luzifer und Christus. Alte Esoterik und Rosenkreuzertum. Erkenntnisse und Lebensfrüchte der Geisteswissenschaft, GA-97, Rudolf Steiner Verlag, Dornach, 1998, p. 189, ossia Il Mistero cristiano. Il linguaggio di verità dei Vangeli. Lucifero e Christo. Esoteriemo antico e Rosicrucianesimo. Conoscenze e frutti per la vita della Scienza dello Spirito, ove nella conferenza-allocuzione tenuta per la consacrazione del Gruppo Paracelso, di Basilea, il 19 settembre 1906, Rudolf Steiner così si espresse:

«Il settimo grado non può essere descritto in maniera più precisa, giacché esso sta oltre ogni capacità di rappresentazione sensibile. Al massimo, può ancora essere afferrato pensando da quegli uomini che infine  sono divenuti liberi da questo mondo mediante instancabile esercitarsi. Questo gradino include l’entrare nella perfetta Divinità e Gloria, per le quali le nostre parole non sono più sufficienti per la  descrizione».

Ed ecco il testo tedesco per il consueto controllo da parte del volenteroso lettore:

«Die siebente Stufe kann nicht genauer beschrieben werden, denn sie steht jenseits allen sinnlichen Vorstellungsvermögens. Höchstens kann sie noch denkend von jenen Menschen erfaßt werden, welche durch unablässige Übung endlich von dieser Welt frei geworden sind. Diese Stufe umfaßt das Eingehen zu vollkommener Göttlichkeit und Herrlichkeit, wofür unsere Worte zur Schilderung nicht mehr ausreichen».

Queste parole del Maestro dei Nuovi tempi. Evidentemente, Orao, che ritiene non necessario lo studio fedele, umile, e devoto dell’Opera di tanto Maestro, essendo – secondo sua personalissima opinione – sufficiente la propria ‘chiaroveggenza’, evidentemente non necessitante, a suo modo di vedere, di severo controllo scientifico, né tampoco di confronto o verifica rispetto alle comunicazioni di Rudolf Steiner. Non vi è, evidentemente, in Orao quello ‘sich zurückziehen’, quel ‘ritrarsi’, quel ‘tirarsi indietro’‘farsi da parte’, per far parlare direttamente la di lui Opera, che Hella Wiesberger mi dette come divisa interiore, come principio a cui attenermi sempre, come ‘pietra di saggio’ con la quale esaminare le affermazioni, e la fedeltà, di tanti che nel tempo si sono pronunciati sulla Scienza dello Spirito, sull’Antroposofia, donata al mondo da Rudolf Steiner.  

L’indicare addirittura altri quattro gradi, oltre quello dell’Iniziazione cristiano-gnostica dell’Ascensione, coincidente – Rudolf Steiner dixit –  con la Beatitudine divina dell’Iniziazione rosicruciana, e col Samâdhi dell’Iniziazione orientale yoghica o buddhista o taoista, è un oggettivo porsi al di sopra non solo di Rudolf Steiner che ci ha donato l’Antroposofia, ma anche al di sopra di Maestri sovrumani come Christian Rosenkreutz che ci ha recato l’Iniziazione e la Sapienza Rosicruciana, e di Zarathustra, il Maestro Gesù che ci ha recato l’Iniziazione cristiano gnostica. Per non parlare di Mani e dell’Iniziazione manichea.

Il porsi oggettivamente ‘oltre’, ‘al di sopra’ del Maestro dei Nuovi Tempi, e dei Maestri della Sapienza e dell’Armonia dei Sentimenti, è ὕβϱις, hýbris, ‘insolenza’, ‘tracotanza’, ‘eccesso’, ‘superbia’, ‘orgoglio’, ‘dismisura’, ‘arroganza’‘violenza’‘prevaricazione’: un ‘andare oltre il limite’ del lecito. In termini della Sapienza indiana, la hybris è adharma: ciò che è contro il dharma, l’universa legge, l’Ordine cosmico, il Rtà, che sorregge i mondi. È un ‘frangere’, una ‘effrazione’, che suscita ‘sdegno’ e ‘ira’ negli Dèi, e nel Cielo.

Una ‘Via’ d’Iniziazione non è – e non può essere – una ‘intelligentissima’ escogitazione umana. Viene dal Superumano, dall’Ultraumano: dal Mondo Spirituale. Al vertice di essa vi è sempre un Iniziatore degli Iniziati, che è il ‘mediatore’ tra ciò che, come spirituale puro, è al di là dell’umano, e l’umano stesso. Vi è una ragione profonda al fatto che l’Iniziazione sia in sette gradi. In sette gradi era l’Iniziazione mitriaca, in sette gradi sono l’Iniziazione cristiano-gnostica, quella cristiano-kabbalistica, quella rosicruciana. Aggiungere quattro gradi con la pretesa di superare il grado sommo di ognuna di queste, confezionando così una Iniziazione in undici gradi, è cosa che non sta né in cielo né in terra.

Per comprendere a fondo il perché della settemplice struttura in sette gradi della ‘Via’ dell’Iniziazione, giova leggere quanto scrive Hella Wiesberger, Rudolf Steiners Wirken und das fünfte der sieben großen Geheimnisse des Lebens, in   Zur Geschichte und aus den Inhalten der ersten Abteilung der Esoterischen Schule 1904 bis 1914. Briefe, Rundbriefe, Dokumente und Vorträge, GA-264, Rudolf Steiner Verlag, Dornach, 1. Auflage, Gesamtausgabe Dornach 1984. 2. Auflage, neu durchgesehen und erweitert um den Anhang Gesamtausgabe Dornach 1996, pp. 255-256. Quest’opera è stata solo parzialmente tradotta in Rudolf Steiner, Storia e Contenuti della Prima Sezione della Scuola Esoterica 1904-1914, Editrice Antroposofica, Milano, 2013, nella quale nella seconda parte, molto ben tradotta da Stefano Pederiva, vi è di Hella Wiesberger, L’opera di Rudolf Steiner e il quinto dei sette grandi segreti della vita, dove, alle pp. 185-186, così scrive:

«Il male si presenta quando l’essere umano – sia come singola individualità  sia come comunità – devia dalla concordanza con gli impulsi progressivi del cosmo. Non esiste, infatti, il male in sé. Tutto il male non è una realtà assoluta, esso sorge quando qualcosa, che in un modo qualsiasi è buono, viene usato nel mondo in un modo non corrispondente. In tal modo viene stravolto in un male (Monaco, 25 agosto 1913).

Nel periodo di civiltà precedente, il greco-latino, era determinante una concezione diversa del male, perché, come quarto periodo, era soggetto al quarto segreto, quello della nascita e della morte. È possibile avvedersene considerando la seguente modificazione dei sette gradi iniziatici. La via iniziatica gnostico-cristiana, quella che fu determinante  nella quarta epoca, era costituita da sette gradi: Lavanda dei piedi, Flagellazione, Corona di spine, Crocifissione, Morte mistica, Deposizione, Ascensione; la via iniziatica cristiano-rosicruciana, determinante per il quinto periodo di civiltà, ha i seguenti gradi: Studio della vera autocoscienza, Immaginazione, Apprendimento della scrittura occulta o conoscenza ispirata, ritmizzazione della vita (Preparazione della pietra filosofale), Corrispondenza tra macrocosmo e microcosmo (Conoscenza della connessione dell’uomo con il mondo), Dimora o immersione nel macrocosmo, Beatitudine divina. . in entrambe le vie iniziatiche l’esperienza del male è sì al quinto grado, ma nella via gnostico-cristiana del quarto periodo era unita, quale cosiddetta “Discesa agli inferi”, all’esperienza della Morte mistica. Nella via iniziatica del nostro quinto periodo, invece, al quinto grado iniziatico si impara a conoscere il vero bene come corrispondenza tra macrocosmo e microcosmo, e il male come deviazione da tale corrispondenza in ogni sua manifestazione. Dato che la via iniziatica determinante per un’epoca è sempre connessa con le forze che, in tale periodo, vanno sviluppate in unione con i sette segreti della vita, l’antroposofia doveva divenire necessariamente la scienza delle corrispondenze, o anche non corrispondenze, tra macrocosmo e microcosmo. Oggi perciò, la questione del bene e del male va risolta mediante la conoscenza della giusta corrispondenza».

Da quanto sopra, si può evincere agevolmente quanto, in maniera enorme, erri Orao nella descrizione della sua ‘novella via graalica’ proposta, e addirittura sovrapposta ai gradi più alti dell’iniziazione cristiano-gnostica e di quella cristiano-rosicruciana. Come abbiamo visto – e ampiamente documentato – una tale ‘erranza’ nasce dal suo volersi basare unicamente sulla propria ‘veggenza’, che si è dimostrata ampiamente fallibile, dal suo non voler ‘studiare’‘rosicrucianamente studiare’ – l’Opera del Maestro dei Nuovi Tempi, dal suo non poter controllare la realtà o l’illusorietà delle proprie ‘percezioni’, le quali non essendo conoscitivamente, scientificamente, controllate, e verificate, si dimostrano essere parto di una ‘chiaroveggenza visionaria’: ingannevole, e in definitiva patologica. Una tale ‘erranza’ è generata e, a sua volta, genera, quella ‘hybris’, quella ‘tracotanza’, quello ’andar oltre il limite del lecito’, che agli occhi dei Numi e del Cielo è ‘arroganza’, ‘insolenza’, ‘prevaricazione’ che, ponendosi come ‘frammento’ contro il ‘Tutto-Universo’, viene fatalmente da questo travolto e vinto. A questo proposito, il discepolo dell’Iniziazione ha nelle parole limpide e lapidarie del Maestro dei Nuovi Tempi una chiara distinzione – e al contempo una severa ammonizione – tra libertà e arbitrio. Così leggiamo in Rudolf Steiner, Teosofia. Introduzione alla conoscenza sovrasensibile del mondo e del destino umano, traduzione di Ida Levi Bachi, Editrice Antroposofica, Milano, 1994, pp.147-148:

«Mercè la trasformazione del suo mondo interiore ha in sé la facoltà di percepire quell’essenza eterna. Per chi cerca la conoscenza, assumono inoltre un’importanza speciale i seguenti pensieri. Quando egli trae il motivo dell’azione da se stesso, sa di trarlo dall’essenza eterna delle cose, perché le cose esprimono tale loro essenza in lui. Egli agisce quindi nel senso dell’ordine eterno del mondo quando trae dall’eterno che vive in lui la direzione da imprimere all’azione Egli sa così di non essere più soltanto condotto dalle cose, ma di condurle egli stesso secondo le leggi ad esse inerenti, le stesse che sono divenute leggi del suo proprio essere.

L’agire partendo dall’interiorità può essere soltanto un ideale a cui si aspira. Il raggiungimento di questa meta è assai lontano, ma chi cerca la conoscenza deve voler vedere chiaramente questa via. Questa è la sua volontà di libertà, poiché la libertà è agire partendo da se stessi, ed è lecito agire partendo da se stesso solo a chi derivi i moventi dall’eterno. Chi si comporta altrimenti agisce per motivi diversi da quelli inerenti alle cose. Si oppone all’ordine universale, e da questo dovrà essere vinto. In altri termini, ciò che egli prescrive alla sua volontà non potrà da ultimo attuarsi. Egli non può divenire libero. L’arbitrio del singolo essere si annulla attraverso gli effetti delle sue azioni».

Ad Orao, in maniera evidente – almeno per chi voglia ‘vedere’ – è sfuggito l’essenziale, ed è mancata, per difetto, tutta una parte  di conoscenza dell’Opera di Rudolf Steiner. Una tale mancanza di conoscenza avrebbe potuto essere agevolmente superata, attingendo sia alle opere stampate di Rudolf Steiner, che sicuramente possedeva, sia attingendo, per esempio, alla biblioteca, ricchissima, del romano Gruppo Novalis. Una tale mancanza di conoscenza poteva in parte essere frutto di trascuratezza o negligenza, ma in parte era frutto di una ‘volontaria scelta’, visto che le palesi contraddizioni tra quanto affermato nei suoi scritti e le comunicazioni di Rudolf Steiner, contenute in libri stampati e molte volte ripubblicati per decenni, non permettono una diversa conclusione logica.

Il benevolo lettore abbia ancora un poco di pazienza: oramai siamo quasi alla fine di questo mio lungo studio. Nel proseguo vedremo ‘che cosa’ è mancato, e ‘perché’ è mancato nella visione dell’Iniziazione che ne ha Orao. Il suo non partire da una assenza di presupposti – come avrebbe dovuto essere se Orao avesse avuto fondamento conoscitivo nella ‘teoria della conoscenza’, asceticamente sperimentata, esposta nelle opere ‘filosofiche’, o ‘filosofali’, come amo dire, di Rudolf Steiner – ha portato ad un essere pre-condizionati da una serie di ‘pre-giudizi’, che non hanno fondamento veruno, e ad edificare tutto un edificio di illusioni, di fisime, di menzogne, che ammalano non soltanto la vita animica di chi le produce, ma ammalerebbero anche quella di cerchie della Comunità spirituale, nella misura in cui esse venissero da queste accettate e seguite.

Come diceva un grande Iniziato, Giovanni Tritemio, Maestro di Enrico Cornelio Agrippa, Qui non amat claritatem, amat caecitatemchi non ama la luce, ama la cecità. Amare la Verità è amare la Luce, ed è amare il Logos, che disse, nel Vangelo di Giovanni, 8. 12:  ἐγὼ εἰμι τὸ φῶς τοῦ κόσμου, Io Sono la Luce del mondo.

2 pensieri su “VERITÀ ED ERRORE NELL’INDAGINE SPIRITUALE: SUE CONSEGUENZE PER LA VITA SPIRITUALE DEGL’INDIVIDUI, DELLE COMUNITÀ SPIRITUALI, DEL MONDO. QUINDICESIMA PARTE.

  1. Occorre ricordare che i fatti del mondo spirituale concordano tra loro tanto poco quanto le azioni umane sulla Terra.
    Anche nel mondo spirituale le azioni scaturiscono da impulsi di individualità: le singole correnti vanno distinte le une dalle altre. Nel formarsi una concezione del mondo, l’uomo tenta di accordarne le singole parti. Spinto da un afflato monoteistico ormai consolidato nella sua tradizione, l’uomo vuole assegnare una base unitaria a tutto ciò che sperimenta nel mondo. Egli attribuisce a Dio la causa e la discendenza di tutto, ma le cose stanno diversamente: l’universo non è spiegabile senza incorrere in contraddizioni. Gli avvenimenti non hanno una causa unitaria, essi sono innescati da individualità spirituali differenti e indipendenti le une dalle altre che possono essere in accordo o in opposizione tra loro. Solo se guardiamo i fatti in quest’ottica li comprenderemo davvero.
    Le logiche degli eventi del mondo non consistono di un’astratta consequenzialità(come ci fa credere la storia). Tale consequenzialità è impossibile in un mondo dove operano individualità che agiscono autonomamente. La totalità della realtà è abbracciabile solo se si è in grado di accoglierne le contraddizioni. La mera percezione sensoriale della natura ci porta a conferire ai suoi fenomeni un’unica discendenza divina. La natura ci appare diretta da un unico principio-guida perché i sensi ci rimandano di essa solo la parvenza. Oltre la soglia sensoriale, la natura si manifesta per quello che è: un complesso sistema in cui operano spiriti elementari(e su cui influiscono anime ancora capaci di rivolgersi a essa) che si contrastano o si sostengono a vicenda. Questi esseri combattono talvolta fra loro e la natura risulta un’eterogenea combinazione di intenti di esseri che agiscono senza che vengano impartiti loro ordini specifici.
    Oggi, specie i filosofi, tendono a comprendere anche l’anima umana in un organismo unitario fatto di pensare, sentire e volere. Se fosse davvero così, non emergerebbero nella vita dell’uomo quelle significative discrepanze riscontrate perfino dalla psicoanalisi e che sono imputabili ora ad alcune entità che agiscono sulla vita rappresentativa, ora ad altre che operano sulla vita del sentimento e infine ad altre ancora che influiscono sulla vita della volontà dell’anima.
    Le tre facoltà dell’anima – pensare, sentire e volere – rimandano a tre diverse sfere di esseri elementari.
    L’anima dell’uomo è sulla Terra per fare un’unità di ciò che nel mondo pre-umano costituisce una triade.
    (Rudolf Steiner)

  2. ” A giudizio di U. Eco, l’albero di Porfirio ha trasmesso all’Occidente un modello forte di interpretazione del mondo(gerarchico e classificatorio, “a dizionario”), che oggi dovrebbe essere abbandonato a favore di un modello debole(labirintico e flessibile, “a enciclopedia”); la semantica dell’albero di Porfirio(a dizionario) pretende infatti di fornire “definizioni”, mentre una semantica debole a enciclopedia si accontenta di “descrizioni”, le quali non cercano la presunta differenza specifica(necessariamente unica, ma quasi mai evidente), ma si fermano alle differenze accidentali, sempre molteplici e variabili. ”

    Si può anche dire che un’azione imprima nell’anima la necessità di compiere la conseguenza dell’azione stessa.
    (Rudolf Steiner)

    Chi ha scienza e arte, ha pur religione. Chi non ha scienza né arte, abbia religione.
    (Goethe)

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