VERITÀ ED ERRORE NELL’INDAGINE SPIRITUALE: SUE CONSEGUENZE PER LA VITA SPIRITUALE DEGL’INDIVIDUI, DELLE COMUNITÀ SPIRITUALI, DEL MONDO. SEDICESIMA PARTE ED ULTIMA PARTE.

MELCHISEDEC RAVENNA 2 - CopiaNel tempo dell’inganno universale dire la verità è un atto rivoluzionario.

George Orwell

Ci sono due modi per essere ingannati: uno consiste nel credere ciò che non è vero; l’altro nel rifiutarsi di credere ciò che è vero.

Søren Kierkegaard

Ci sono solo due errori che si possono fare nel cammino verso il vero: non andare fino in fondo e non iniziare. 

Siddhârtha Gautama Shakyamuni Buddha 

Nell’esaminare le due opere di Orao, Resurrezione e Madre, che l’editore romano ha pubblicato, colpisce – a parte l’impostazione ‘mistica’ e ‘visionaria’, che, come ho largamente dimostrato, è stata fonte di errori capitali – una qual certa ‘unilateralità’, generata dalla sua condizionante visione del mondo, non scevra di presupposti, anzi carica di ‘pre-giudizi’. Si tratta di una impostazione di pensiero e di sentimento che risente fortemente di una formazione ‘confessionale’, e precisamente di una formazione ‘cattolica’. Naturalmente anch’essa ‘rivista’ e ‘corretta’, così come Orao ha fatto nei confronti dell’Opera stessa di Rudolf Steiner.  

La cosmogonia, e la cosmologia, cui fa riferimento Orao risentono fortemente del suo trascurare o ignorare una serie di contenuti della Scienza dello Spirito, dell’Antroposofia, che pur sono espliciti nelle esposizioni di Rudolf Steiner. Sia che si tratti di semplice ‘ignoranza’ o, invece, di voluta ‘negligenza’ di tali contenuti, le conseguenze risultanti si sono rivelate, come abbiamo visto, disastrose.

Una parte di estrema importanza dell’Opera del Maestro dei Nuovi Tempi – almeno a mio modo di vedere, ma evidentemente non solo mio – è quanto Rudolf Steiner comunica in una serie di ‘esoterische Stunden’, di ‘lezioni esoteriche’, che fanno parte del ‘lascito’ della Esoterische Schule, la Scuola Esoterica, fondata da Rudolf Steiner nel 1904, chiusa a causa della prima guerra mondiale, e poi da lui rifondata, per quel che riguarda la sola Prima Classe, su basi nuove nel 1924. Questo patrimonio della Scuola Esoterica – veramente un mirabile tesoro di Sapienza – a parte i primi tre ‘Quaderni’ di poche decine di pagine ciascuno, apparsi negli anni quaranta dello scorso secolo, per volontà e a cura di Marie Steiner, fu curato interamente da Hella Wiesberger, e consta di una quindicina di volumi, molti dei quali di grande formato. Personalmente, devo l’accesso all’interezza di questo ingente lascito esoterico di Rudolf Steiner alla più che fraterna generosità donatrice di Hella Wiesberger, la quale nei suoi colloqui me ne illustrò il contenuto, indirizzando in senso giusto le mie ricerche. Una parte di questo ‘tesoro’ di Sapienza – appunto i cosiddetti tre ‘Quaderni Esoterici’, tradotti in italiano da Mario Viezzoli, e ritradotti poi da altri, con correzioni di mano di Massimo Scaligero – circolava già da decenni anche in Italia, in forma dattiloscritta e veniva affidato più o meno discretamente da Giovanni Colazza prima, e da Massimo Scaligero poi, a particolari discepoli della Scienza dello Spirito seriamente impegnati sulla Via dell’Iniziazione.  

Hella Wiesberger aprì la serie dei libri della Scuola Esoterica, curando la redazione e pubblicazione all’interno della Gesamtausgabe, l’Opera Omnia di Rudolf Steiner, dei «Quaderni esoterici», in una forma molto ampliata, con Anweisungen für eine esoterische Schulung, Aus den Inhalten der «Esoterischen Schule», GA-245, Rudolf Steiner Verlag, Dornach, 1968, testo tradotto in italiano col titolo di Indicazioni per una Scuola Esoterica. Dai contenuti della «Scuola esoterica», Editrice Antroposofica, Milano 1999. Questa edizione italiana, che pur si presenta in una veste tipografica bella, non è troppo soddisfacente dal punto di vista della traduzione. Comunque si tratta di un libro di enorme importanza, ché già abbiamo visto come da un mantram che Rudolf Steiner dà in una pagina di questo testo, sia impensabile l’erronea identificazione che Orao fa tra l’Eloha Jahve e Lucifero. Io ricevetti in dono la prima edizione tedesca dei suddetti ‘Quaderni Esoterici’, nel 1972, da un’anziana antroposofa tedesca di nome Ilse Küchel, trapiantata nella mia città già prima della seconda guerra mondiale. Ilse Küchel era una fedele discepola di Rudolf Steiner, e persona volitiva di grande saldezza interiore: gli scozzesi direbbero ch’ella era una ‘oakheart’, un ‘cuore di quercia’.  

Il secondo importante testo della Scuola Esoterica, curato ed edito da Hella Wiesberger, fu Die Tempellegende und die Goldene Legende als symbolischer Ausdruck vergangener und zukünftiger Entwickelungsgeheimnisse des Menschen Aus den Inhalten der Esoterischen Schule, Zwanzig Vorträge gehalten in Berlin zwischen dem 23. Mai 1904 und dem 2. Januar 1906, GA-93, Rudolf Steiner Verlag, Dornach, 1979, ossia: La leggenda del tempio e la leggenda aurea come espressione simbolica dei misteri evolutivi passati e futuri dell’uomo, Dai contenuti della Scuola Esoterica. Venti conferenze tenute a Berlino tra il 23 maggio 1904 e il 2 gennaio 1906.

Questo testo fu solo parzialmente tradotto in italiano, ovvero, prima solo le sei conferenze del 2, 9, 16 dicembre 1904, 23, 23 ottobre 1905 e 2 gennaio 1906 nel volume Natura e scopi della massoneria, traduzione di Silvia Nicolato e Daniela Realini, Editrice Antroposofica, Milano, 1994, ed anche questo testo non è, purtroppo, granché soddisfacente dal punto di vista della traduzione; poi, solo le quattro conferenze del 15, 22, 29 maggio e 5 giugno 1905 nel volume La leggenda del tempio e la leggenda aurea, traduzione di Iberto Bavastro, Editrice Antroposofica, Milano, 1994. Una singola conferenza, di estrema importanza, del 11 novembre 1904, col titolo I manichei, Editrice Antroposofica, Milano 1995, fu tradotta sempre da Iberto Bavastro, curata ed integrata dall’amico, purtroppo prematuramente scomparso, Gabriele Burrini. Una conferenza del 4 novembre 1904, intitolata Il mistero dei Rosacroce, tradotta da Alberto Avezzù, venne pubblicata dalla veneziana Table Ronde nel 1995, ma presto né pubblicherò una traduzione mia su Ecoantroposophia.

Questo testo tedesco di Rudolf Steiner venne pubblicato all’interno della Gesamtausgabe, dell’Opera Omnia di Rudolf Steiner, soltanto nel 1979. Fu in quell’anno che io potei andare per la prima volta a Dornach, per accompagnare L., una cara amica della mia città appartenente alla nostra cerchia collegata con Rudolf Steiner e Massimo Scaligero, alla Lukas Klinik di Arlesheim, delle cui terapie ella aveva bisogno. Il libro su La leggenda del Tempio, che trovai alla Haus Duldeck, la piccola e bellissima libreria del Lascito, mi fece una enorme impressione, e mi aprì un mondo. Iniziò allora una ricerca per me molto particolare, che nel tempo mi condusse a risultati veramente straordinari quanto imprevisti e imprevedibili: una ricerca che dette origine a vari mutamenti di destino, nonché nella maniera di percorrere la ‘Via’.

Il Leitmotiv, il tema portante, di quell’intero libro – vero filo d’oro – è, come si evince dal titolo, appunto, quello della ‘leggenda aurea’, e quello della ‘leggenda del Tempio’, nelle cui immagini simbolico-reali viene illustrata l’origine divina dell’umanità – una  duplice divina origine: come ‘Figli del Fuoco’ e come ‘Figli della Terra’ – e vengono mostrate le vicende e i destini, che si incontrano, si scontrano e s’intrecciano, di queste due diverse stirpi dell’umanità terrestre. Le comunicazioni di Rudolf Steiner vertono soprattutto sulla diversa nascita di Caino, ‘Figlio del Fuoco’, nato dall’unione di un Eloha con Eva, e di Adamo, ‘Figlio della Terra’, plasmato da Jahve col ‘Fango’ o la ‘polvere della Terra’ – l’aphar min adamah del Sepher Bereshith, ossia libro della Genesi della Bibbia  ebraica e cristiana – e poi da lui unito ad Eva, generando così Abele.

Per tale ragione, Jahve non amava Caino, che come ‘Figlio del Fuoco’ era stato generato dall’altro Eloha, mentre amava Abele, anche lui, come Adamo, ‘Figlio della Terra’. Per questo motivo, Jahve rifiutò – secondo il racconto biblico della Genesii sacrifici di lui. Ciò portò alla contrapposizione tra Caino e Abele, e l’esito di un tale dissidio fu la morte di Abele. Dalla nuova unione di Adamo con Eva nacque Seth. Di conseguenza si formarono le due diverse stirpi : quella dei figli di Caino, lavoratori della terra, artigiani estremamente abili col legno e i metalli, artisti, curiosi indagatori dei segreti della natura, muratori e costruttori di città, appassionati conquistatori della Scienza e della Sapienza, e quella dei figli di Abele-Seth, pastori, contemplativi, dediti ad una veggenza sognante, mistici, sacerdotali, coltivatori della calma Saggezza jahvetica.

Il dissidio tra i fratelli, figli della stessa ‘madre’, Eva, ma di sì diverso ‘padre’, si trasmise ai rispettivi discendenti, sino a giungere al saggio Salomone, il più eminente dei discendenti di Abele-Seth, e a Hiram, architetto e abile lavoratore di ‘metalli’, il più straordinario discendente di Caino.

Nella ‘leggenda aurea’ viene raccontato come Salomone, incapace di costruirlo lui stesso, commissionasse a Hiram la costruzione del Tempio di Gerusalemme, di come Hiram con un solo sguardo facesse innamorar di sé, Balkis, la Regina di Saba, anch’ella di stirpe cainita e, come lui, ‘Figlia del Fuoco’, che era venuta a Gerusalemme attirata dalla saggezza di Salomone. Nella ‘leggenda’ si narra della ‘gelosia’ di Salomone nei confronti di Hiram, di come il re lasciasse operare il sabotaggio della fusione del ‘mare di bronzo’, il capolavoro che doveva decorare il Tempio, da parte di tre cattivi ‘compagni’, ‘invidiosi’ di Hiram, da questi ritenuti indegni di essere elevati a ‘maestri’. Poi la ‘leggenda’ narra della sacra unione tra Hiram e Balkis, della fuga di lei da Gerusalemme, dell’assassinio di Hiram da parte dei tre cattivi ‘compagni’.  

Rudolf Steiner narrerà molte volte nella Prima e nella Seconda Classe della prima ‘Scuola Esoterica’, quella da lui fondata nel 1904 e poi sciolta nel 1914, sia la ‘leggenda aurea’, che la ‘leggenda del Tempio’. Egli la commenterà più volte ai discepoli qualificati della ‘Scuola’, la prescriverà come esercizio, e tema di meditazione, all’interno dei tre gradi della Seconda Classe, ossia della Mystica Aeterna, dove ne veniva eseguita ritualmente pure uno svolgimento come ‘dramma-mistero’.  Di tale ‘leggenda’, egli ne farà varie redazioni scritte, una delle quali particolarmente importante, che vedrò di tradurre e pubblicare, in un prossimo futuro, su questo temerario blog. Nelle sue spiegazioni della ‘leggenda’, Rudolf Steiner mette in evidenza la contrapposizione tra la passiva, sognante, sentimentale, saggezza abelita, e la fortemente attiva, volitiva, cosciente sapienza cainita: solo quest’ultima si dimostrerà trasformatrice, e trasmutatrice, del mondo fisico. Nella storia dell’umanità, lungo i millenni, queste due correnti spirituali contrapposte, si incontreranno, e si scontreranno, ripetutamente. Mentre la sognante saggezza abelita è vòlta alla contemplazione passiva, tradizionalista e conservatrice, lunare, del passato, la volitiva sapienza cainita è vòlta all’azione attiva, innovatrice, solare, volitivamente trasformatrice, nei confronti del futuro. Rudolf Steiner mostrò come la corrente ‘abelita’ si manifestò, con aspetti migliori, peggiori, e talvolta pessimi, sia nella corrente mistica e in quella religiosa ‘istituzionale’ dell’antico biblico ebraismo precristiano e in quella delle varie chiese cristiane, mentre la corrente ‘cainita’ si manifestò come libera spiritualità nelle Fratellanze Iniziatiche, nello Gnosticismo antico, nell’Ermetismo, nell’Alchìmia. e soprattutto nel Rosicrucianesimo.   

Il contenuto cosmogonico e cosmologico della ‘leggenda aurea’, o ‘leggenda del Tempio’, i suoi sviluppi nella storia terrestre e cosmica dell’essere umano, sono alla base dell’Iniziazione ‘cristiano-gnostica’, di quella ‘ermetico-rosicruciana’, di quella ‘manichea’. La stessa eroica ‘impresa del Graal’, la più alta speranza di ‘reintegrazione’ dell’uomo, ma anche, secondo Massimo Scaligero, l’unica autentica possibilità di soluzione della questione sociale, è concepibile – e ciò risulta direttamente dagli elementi sapienziali facenti parte della ‘leggenda’ – unicamente sulla base della concezione spirituale che sta alla base della ‘leggenda’ stessa. Ora, tutto ciò semplicemente non esiste negli scritti di Orao. Oraosive mas sive faemina‘prescinde’ totalmente da tali contenuti. Né in Resurrezione, né in Madre, pubblicati dall’editore romano, né negli altri scritti, firmati Orao, apparsi sulla rivista romana pubblicata dallo stesso editore ve ne è mai – dico mai – la benché  minima traccia.

Mi si potrebbe obbiettare che i testi, successivamente tradotti e pubblicati dalla milanese Editrice Antroposofica, forse non erano ancora apparsi durante la vita di Orao. A parte il fatto che a Roma vi erano diverse persone che ben conoscevano la lingua tedesca, e nulla vi era di più facile del farsi venire da Dornach quei testi, io, non appena cominciai a procurameli, li feci conoscere agli amici sia della mia città, sia agli amici romani. Anche la traduzione di tali preziosi testi fu da me proposta a chi di dovere a Roma, negli anni ottanta dello scorso secolo, ma ne ebbi una violenta ripulsa, che devo dire mi stupì assai, e della quale allora, non scorgendone i motivi, mi rammaricai non poco. Solo nel tempo, e dopo molte ‘diligenti ricerche’, riuscìi a ‘intuire’, a ‘comprendere’ in profondità, il ‘perché’, nell’immediato non poi così evidente, di un cotanto pregiudiziale rifiuto. In séguito, avrei compreso sin troppo bene la correlazione profonda di un tale rifiuto con le tragiche vicende occorse nella Comunità spirituale della mia città, e soprattutto col famigerato tentativo di quel ‘trasbordo ideologico inavvertito’, che avrebbe dovuto portare, o dovrebbe portare, la Comunità Solare là dove mai sarebbe dovuta andare, o dovrebbe andare. Comunque, una tale obbiezione di una non disponibilità di quei testi della ‘Scuola Esoterica’, riguardanti la ‘leggenda aurea’ e i suoi logici corollari, non sarebbe affatto valida, perché nella ricca biblioteca del Gruppo Novalis di Roma – ed in precedenza ho scritto come l’avvocato Caio Sallustio Crispo, che per un periodo diresse il Gruppo Novalis, già negli anni sessanta dello scorso secolo, redigesse un catalogo di tutte le conferenze tradotte e dattiloscritte, che erano presenti nei vari Gruppi della Società Antroposofica in Italia – era presente, col numero 251, un volume di dattiloscritti rilegati, ed intitolato ‘Sunti’, nel quale era presente, tra gli altri, un primo dattiloscritto intitolato Il Mistero dei R.C. – Rosacroce, recante in alto una scritta a matita nella riconoscibilissima calligrafia di Giovanni Colazza, che diceva: «Riservato per lo studio nelle logge R+C», chiara allusione alle logge della Seconda Classe della Scuola Esoterica, ossia della Mystica Aeterna. Vi era, altresì, un secondo dattiloscritto, recante anch’esso, sempre a matita, e riconoscibilissima, una simile scritta di mano di Giovanni Colazza, che diceva: «Riservato per lo studio nelle logge R+C», intitolato Loggia Rosicruciana, seconda conferenza dei cicli interni, La leggenda Aurea dei R.C. In fondo a questo dattiloscritto vi sono due mantram, con la spiegazione di Rudolf Steiner, relativi alle due colonne J e B costruite da Hiram, e da lui poste all’entrata del Tempio di Salomone.  

Quindi Orao avrebbe potuto benissimo accedere a quei particolari contenuti della Scuola Esoterica, e in particolare alla ‘leggenda aurea’, e alla ‘leggenda del Tempio’. Per attingere alla ricca biblioteca del Gruppo Novalis sarebbe bastato chiedere al fiduciario del Novalis, Romolo Benvenuti, o direttamente al bibliotecario, che per vari anni fu il mio amico L. Lo studio meditativo di quei due preziosi dattiloscritti – così importanti da recare scritta su ognuno di essi un’avvertenza a matita di Giovanni Colazza – avrebbe potuto portare molto lontano Orao nel cammino interiore, ed essere estremamente fecondo sul piano di una corretta, esatta, percezione spirituale. Abbiamo visto come Rudolf Steiner espliciti essere una precisa regola dell’investigazione spirituale, che chiunque voglia compiere una qualsiasi indagine chiaroveggente nel Mondo Spirituale, debba prima collegarsi, e ben conoscere, quanto gli Iniziati, prima di lui, abbiano investigato, e comunicato, in passato sull’oggetto di tale indagine. Con ogni evidenza, a questo cogente principio – sia ciò avvenuto per mera ignoranza, o per colpevole negligenza, o anche per una precisa volontà di non tener conto di talune comunicazioni del Maestro dei Nuovi Tempi –  Orao non si è affatto attenuto. Il risultato di un tale comportamento – ampiamento descritto da Rudolf Steiner – è stato la produzione di una serie di errori, di percezioni fallaci, di illusioni, e di vere e proprie menzogne.  

Probabilmente, la parte della ‘leggenda aurea’ che narra dell’unione dell’Eloha con Eva, e la conseguente nascita di Caino appariva agli occhi di Orao possedere un ‘sapore’ decisamente ‘gnostico’, come nella ‘gnosi cainita’, o in quella ‘ofita’ e ‘naassena’. Ciò, per chi fosse improntato anche solo in parte dalla visione confessionale cattolica, è semplicemente inaccettabile. Così come la storia di Hiram, l’architetto costruttore del Tempio, il ruolo di Balkis, la Regina di Saba, la ‘gelosia’ di Salomone nei confronti di Hiram, l’assassinio di questi da parte dei tre ‘cattivi compagni’, il suo seppellimento da parte di questi ultimi, che posero sul suo tumulo di terra un ramo di acacia, il ritrovamento di lui da parte dei ‘maestri’ inviati alla sua ricerca, e le parole pronunciate in tale occasione, che divennero le nuove ‘parole sacre’, potevano apparire agli occhi di Orao avere un forte ‘sapore’, a sua volta, decisamente ‘massonico’, e quindi essere per tale motivo inaccettabile, secondo i canoni della più che discutibile ortodossia cattolica. Del resto, da parte dei gesuiti, e degli altri rappresentanti dell’integralismo cattolico, l’Antroposofia veniva – e viene tuttora – apertamente accusata di essere una forma di ‘gnosticismo’, e di avere altresì carattere ‘massonico’.  

Naturalmente, Rudolf Steiner respingeva come calunniosa l’accusa che gli veniva rivolta, sia da parte gesuitica e cattolico-integralista, sia da parte degli ambienti, ottusamente militaristi, dei circoli pangermanisti, i quali poi aderiranno al nazional-socialismo hitleriano, che l’Antroposofia fosse una sorta di “minestra riscaldata”, ossia la riedita mescolanza dei più svariati elementi dell’antica ‘Gnosi’. Rudolf Steiner affermò sempre, con estrema chiarezza, di non aver mai attinto ad elementi o documenti di sorta di un qualsivoglia passato, sia pure ai suoi stessi occhi venerabile, e di comunicare unicamente quanto era frutto, assolutamente originale, della sua personale indagine spirituale. Ma, al di là della calunniosa accusa, puramente strumentale, soprattutto gli ambienti cattolici avversi non intendevano punto che Rudolf Steiner operasse unicamente un semplice ‘revival’ dell’antica ‘Gnosi’ – quest’accusa calunniosa era un mero pretesto, e i suoi avversari lo sapevano benissimo – bensì era il fatto che l’essere umano potesse giungere al Divino attraverso la Conoscenza, ed una Iniziazione, frutti di una ascesi iniziatica, di una autonoma, individuale trasformazione dell’anima, trasformazione indipendente dal magistero e dalla mediazione sacramentale della Chiesa, ciò che rendeva, e rende tuttora, ai loro occhi, l’Antroposofia una novella – molto più pericolosa di quella antica, da lungo tempo defunta – forma di ‘Gnosi’.

Dalle stesse cerchie gesuitiche, cattolico-integraliste, militariste e pangermaniste, venne infinite volte ripetuta, nei confronti di Rudolf Steiner, l’accusa di un preteso carattere ‘massonico’ dell’Antroposofia, della sua Scuola Esoterica, ed in particolar modo della Seconda Classe di questa, ovverossia della Mystica Aeterna. Ci si basava soprattutto sul racconto dell’edificazione del Tempio di Gerusalemme, del ruolo in tale racconto di Salomone e del suo Architetto Hiram. Ma la ‘leggenda del Tempio’ non è affatto di origine ‘massonica’, bensì essa – come giustamente afferma Rudolf Steiner – è di origine ‘rosicruciana’, e ben anteriore alla nascita della Gran Loggia di Londra e della moderna ‘massoneria speculativa’, avvenuta il 24 giugno 1717. 

Ad una simile accusa, ingiusta, denigratoria, e in malafede, volle rispondere Marie Steiner, e lo fece coraggiosamente, in maniera risoluta, e soprattutto competente. Circa l’assoluta competenza spirituale di Marie Steiner – sulla cui figura umana e spirituale, in àmbito antroposofico e non, son state proferite le più vergognose calunnie, che disonorano chi le ha pronunciate, e chi le ha accolte e diffuse – vale la parola di Rudolf Steiner, il quale nel già citato Epistolario, Rudolf Steiner Marie Steiner-von Sivers, Briefwechsel und Dokumente 1901 – 1925, Neu herausgegeben zur hundertjährigen Wiederkehr der Begründung der anthroposophischen Bewegung 1902 – 2002, GA-262, Rudolf Steiner Verlag, Dornach, 2002, a p. 450, nella lettera n°. 229, del 27 febbraio 1925, così le scrive: «Aber Du hast Dich zum Verständnis durchgerungen; das ist ein Segen für mich. Im Urteil zusammenfühlen und -denken kann ich ja doch nur mit Dir. […] Denn innere Kompetenz gestehe ich für mich doch nur Deinem Urteil zu. Aber sei sicher, so unendlich lieb es mir ist, wenn ich Dich hier habe: ich könnte es gar nicht ertragen, wenn Du auch nur eine Stunde Deine Tätigkeit abkürzest». Il che tradotto, il più letteralmente possibile, così suona: «Ma Tu Ti sei sforzata di giungere alla comprensione; questa è una benedizione per me. Nel giudizio io posso, appunto, con-sentire e con-pensare unicamente con Te. […] Giacchè da parte mia concedo interiore competenza solo al Tuo giudizio. Ma sìi sicura, che così come mi sei infinitamente cara, quando Tu sei qui: così non potrei sopportare che Tu accorciassi, anche di una sola ora, la Tua attività».

Ora, nel volume Zur Geschichte und aus den Inhalten der erkenntniskultischen Abteilung der Esoterischen Schule 1904-1914, – Per la storia e dai contenuti della Sezione cultico-conoscitiva della Scuola Esoterica 1904-1914Briefe, Dokumente und Vorträge aus den Jahren 1906 – 1914 sowie von neuen Ansätzen zur erkenntniskultischen Arbeit in den Jahren 1921 – 1924, GA-265, Rudolf Steiner Verlag, Dornach, 1987, curato come tutto il lascito della Scuola Esoterica da Hella Wiesberger, la quale nell’aprile del 1988 volle farmene dono, vi sono tre abbozzi di un articolo, ed un articolo scritto da Marie Steiner nella forma definitiva, da lei pubblicato col titolo War Rudolf Steiner Freimaurer?, ossia Era Rudolf Steiner libero muratore?, sulla rivista Anthroposophie. Zeitschrift für freies Geistesleben, Antroposofia. Rivista per una libera vita spirituale, 16. Jg. Buch 3, Aprile-Giugno 1934, Stoccarda, edita da C.P. Picht. In questo articolo, pp. 111-115, Marie Steiner chiarisce abbondantemente la natura non massonica dell’Antroposofia in generale, e della sezione cultico-conoscitiva, la Mystica Aeterna, in particolare. Purtroppo, l’edizione italiana di questo volume, pubblicato nel 2017 dall’Editrice Antroposofica, è solo parziale, e la traduzione – peraltro di un testo tutt’altro che facile – non è pienamente soddisfacente. Per l’appunto, nell’edizione italiana, manca – tra le molte altre cose – proprio l’articolo, con gli abbozzi del medesimo, di Marie Steiner. Ma, siccome intendo tradurre proprio quella parte – al fine di sfatare alcune ‘leggende’ menzognere, messe artatamente a giro sulla Mystica Aeterna – il benevolo lettore attenda con pazienza la comparsa di quell’articolo su questo temerario blog.  

Ora, è storicamente dimostrabile che la ‘leggenda del Tempio’, e la figura di Hiram, sono ben più antiche della nascita della moderna ‘Massoneria speculativa’, e della Gran Loggia di Londra, all’inizio del XVIII secolo. La figura di Hiram è di origine ‘rosicruciana’ e non ‘massonica’. La si ritrova in autori del primo movimento rosicruciano nel XVII secolo. Fu la Massoneria a ‘prendere’, o meglio, a ‘ricevere’ la ‘leggenda di Hiram’ dal Rosicrucianesimo, e non viceversa. Infatti, il pitagorico, ermetista, e massone, Arturo Reghini, scrivendo in Ignis. Rivista di studi iniziatici, anno I, n°. 10, 1925, sulla figura di Alessandro Conte di Cagliostro, al contempo alchimista, rosacroce e massone, nell’articolo, Le Proposizioni del rituale della Massoneria Egiziana censurate dal Tribunale del Sant’Uffizio. (Da documenti originali del Sant’uffizio), così scrive nella nota (7), a p. 307:  

«Esiste un’opera del celebre rosacroce Michele Maier, la “Septimana Philosophica (1620)”, scritta sotto forma di dialogo, i cui interlocutori sono: Salomone, Hiram, e la regina di Saba. Anche in un’altra sua opera, i “Symbola Aureae Mensae (1617)”, il Maier pone in connessione questi tre personaggi. Notiamo il precedente perché significativo».

Michele Maier, originario dello Holstein, in Germania, conte palatino, medico e consigliere dell’imperatore Rodolfo II d’Asburgo, fu un rosicruciano del XVII secolo, della prima cerchia di coloro che si esposero personalmente per difendere la Fraternitas Rosae Crucis, amico personale dell’inglese Robert Fludd, del quale Rudolf Steiner parlò sovente, tessendone grandi elogi. Un discepolo di Robert Fludd, fu l’archeologo, ermetista, alchimista inglese Elias Ashmole, autore del Theatrum Chemicum Britannicum, opera molto stimata e ricercata dai cultori dell’‘Arte’. L’Ashmole fu pure uno dei primi ‘massoni speculativi’, oltre mezzo secolo prima della fondazione della Gran Loggia d’Inghilterra, avvenuta nel 1717, ed apparteneva a quel milieu esoterico, che fece fluire all’interno delle sopravviventi logge ‘operative’ l’elemento rosicruciano che arriverà ad esprimersi ritualmente tra l’altro nel dramma-mistero della morte e resurrezione di Hiram Abif. Come vedremo in una ‘lezione esoterica’ – che pubblicherò, spero presto, su Ecoantroposophia – Rudolf Steiner affermerà apertamente l’origine rosicruciana della ‘leggenda del tempio’, e del ruolo in essa di Hiram.

Che poi la stessa Massoneria abbia poi avuto, in  tempi diversi e in luoghi diversi, più o meno accentuati, e vistosi, fenomeni di decadenza, a volte anche gravi, va da sé, ma non si dovrebbe fare di ogni erba un fascio, ed emettere in maniera semplicistica un giudizio generalizzato. Del resto, se si osservano le degenerazioni, ben più vistose sotto ogni aspetto, delle varie Chiese cristiane, ed in particolare di quella cattolica, vi sarebbe da fare in proposito un discorso ben più severo. Ed anche il milieu antroposofico ha avuto, prima e dopo la morte del suo fondatore, Rudolf Steiner, pagine veramente tristi, e triste, sulle quali preferisco, per ora, stendere un velo pietoso. Lo stesso ambiente dei seguaci e discepoli di Massimo Scaligero – gli ‘scaligeropolitani’ come li chiama, celiando un po’, il mio ottimo amico C., asceta d’altra dottrina – in questi ultimi decenni dopo la morte di Massimo Scaligero, non è che si sia fatto molto onore. Inoltre, lo stesso Rudolf Steiner, pur lui stesso non massone, era estremamente tollerante nei confronti di quelle forme della Massoneria rimaste, ancorché decadenti, oneste e tradizionali, non coinvolte nella politica, e dei massoni che avevano una tenuta morale. Vari preminenti, fedeli, discepoli di Rudolf Steiner erano massoni, come Harry Collison, Johannes Geyer, August Karl Stockmeyer, Herman Joachim, e in Italia Giovanni Colonna di Cesarò, e al di fuori della stretta cerchia dei seguaci dell’Antroposofia, lo zio di Massimo Scaligero, Pietro Scabelloni, del quale lo stesso Massimo Scaligero in Dallo Yoga alla Rosacroce, e in altri suoi scritti, parla come di una figura spirituale luminosa. Per cui, non avrebbe molto senso una opposizione pregiudiziale da parte di un discepolo – sive mas sive faemina – della Scienza dello Spirito, dell’Antroposofia, ai contenuti della parte più riservata della Scuola Esoterica di Rudolf Steiner, ossia della Mystica Aeterna, per un preteso carattere ‘massonico’ della ‘leggenda del Tempio’, e della figura di Hiram, che invece hanno carattere, e origine, ‘rosicruciani’.

Abbiamo visto, in quanto ebbi modo di scrivere su questo animoso blog in articoli sul ‘prometeico idealismo magico di Rudolf Steiner’, et similia, come egli abbia una posizione spirituale accentuatamente ‘cainita’, e non certo ‘abelita’. Tanto più, se si considerano le comunicazioni della sua indagine spirituale, che esplicitamente identificano – in particolare nella Prima Classe della sua Scuola Esoterica, e nella Mystica Aeterna – la figura del ‘cainita’ Hiram, con Giovanni-Lazzaro, autore del quarto Vangelo, Christian Rosenkreutz, il Conte di Saint-Germain. Su ciò avrò modo di ritornare in un mio studio futuro che, spero, vedrà presto la luce su Ecoantroposophia. Tutto ciò getta una luce particolare proprio sull’ultima allocuzione, che Rudolf Steiner pronunciò il 28 settembre 1924, nella quale egli, tra le altre sue indicazioni, invitava i discepoli dell’Antroposofia ad indagare sulla ‘figura di Lazzaro-Giovanni in loro’. Quell’ultima allocuzione del Maestro dei Nuovi Tempi, in un certo senso una sorta di suo ‘testamento spirituale’, ha un senso ed un significato ben diverso da quello che gli dà Orao in Resurrezione, ed in Madre. Per la penetrazione della figura spirituale di Lazzaro-Giovanni, non si può affatto prescindere da quanto Rudolf Steiner rivela all’interno della Scuola Esoterica, e soprattutto della Mystica Aeterna, alcuni testi della quale Orao poteva avere facilmente a disposizione nella biblioteca romana del Gruppo Novalis, ma dei quali non tiene minimamente conto, così come di non poche altre comunicazioni di Rudolf Steiner, rispetto alle quali Orao va in aperta rotta di collisione. Si tratta di palesi contraddizioni rispetto a quanto insegna la Scienza dello Spirito: contraddizioni che non possono, e non devono, essere ‘opportunamente’ taciute, ma che anzi devono essere coraggiosamente dichiarate e corrette, perché – come ha anche giustamente osservato, su un noto social forum, S., un nostro benevolo lettore e critico – che vale il detto che è la verità a meritare il rispetto più grande. E lo stesso Rudolf Steiner, proprio all’inizio del libro Iniziazione, pone, come primissima esigenza per il discepolo della disciplina spirituale la devozione, che deve essere rivolta non tanto alle persone, quanto alla Verità e alla Conoscenza. Dunque è alla Verità, che andrà la nostra maggior devozione. 

Ora, la posizione di Orao, l’evidente attitudine, quale traspare nei due scritti considerati in questo mio studio, è decisamente tipologicamente ‘abelita’, e non certo ‘cainita’. Rudolf Steiner mette in evidenza come sia esistita una corrente ‘abelita’ superiore, quale si espresse, per esempio, nelle pagine più luminose dell’antico ebraismo, ed in parte nella mistica cristiana, ed una corrente ‘abelita’ inferiore, decadente, scivolante – come nel caso delle pratiche medianiche sadducee, al tempo del Christo, ed il Kohen Gadol, il Gran Sacerdote, Caifa che, come afferma il Vangelo di Giovanni‘profetizzò’ che era meglio che uno solo morisse, piuttosto che Israele venisse distrutta, ne era un esempio – nel medianismo, nella incosciente apertura di una decaduta ‘veggenza atavica’ ad un oscuro ‘visionarismo’ più degenerato, facile preda di ostili Deità Ostacolatrici. Esempi di una simile decadenza ‘abelita’, ve ne sono in abbondanza nei venti secoli di storia della Chiesa Cattolica, la quale respinse ben presto l’esigenza di una ‘Conoscenza’ diretta del Mondo Spirituale, di una ‘Gnosi’, da conquistarsi mediante l’Iniziazione, che perseguitò sempre con ferocia, assieme ad ogni forma di dissenso, da essa bollato come ‘eretica pravità’. Un altro esempio è Helena Petrovna Blavatsky, la fondatrice della Società Teosofica, la quale possedeva potenti forze di ‘veggenza atavica’, ma che in lei scivolavano spesso nella più ambigua medianità, generando errori a non finire. Ora, Rudolf Steiner non accoglieva nella sua Scuola Esoterica chi avesse tali ‘abelitiche’ facoltà ataviche, colludenti con la medianità, e non se ne volesse liberare energicamente.

La non regolarità spirituale della posizione ‘abelita’ di Orao è, purtroppo, dimostrata dai molti – invero troppi – ‘errori’, che mi son preso la ‘pedante’ pena di documentare, e che il lettore può tranquillamente controllare, data l’abbondanza di fonti da me citate, anche ripetutamente. Il non tener conto, volutamente, di quanto Rudolf Steiner – basandosi su un metodo rigorosamente scientifico, affatto scevro di presupposti, che il discepolo dell’Iniziazione può, anzi deve, verificare, ‘rivivendolo’ – ha comunicato, con un linguaggio che più chiaro non potrebbe essere, nelle sue, fondamentali, opere scritte che Orao sicuramente possedeva, e in una notevole mole di ‘cicli’ di conferenze, stampati o dattiloscritti, che parimenti Orao sicuramente possedeva, nonché in altri ‘cicli’ più riservati, come quelli della Scuola Esoterica, o non ancora pubblicati, ma che erano facilmente a sua disposizione, per esempio, nella ricca biblioteca del Gruppo Novalis, ha portato Orao ad affermazioni che non sono diversi ‘punti di vista’, ma ben l’esatto contrario di quanto affermano Rudolf Steiner, e l’Antroposofia. Con gli scritti di Orao – si abbia o meno il coraggio di volerlo vedere – si ha a che fare non con una ‘logica dei distinti’, o ‘logica dei diversi’, crocianamente intesa, bensì proprio con una ‘logica dei contrari’, o ‘logica degli opposti’, ‘contrari’ e ‘opposti’ assolutamente inconciliabili con la Scienza dello Spirito. Ossia, o è vero quanto afferma Rudolf Steiner, che si basa su un metodo rigorosamente scientifico, espone le sue comunicazioni in chiari concetti, in un linguaggio asciutto, chiaro, di nitore ‘geometrico’‘stellare’, e di conseguenza è falso quanto afferma Orao; oppure, al contrario, è vero quanto, basandosi su una incerta, ‘abelitica veggenza visionaria’, esprimendosi in un anfibologico, e suggestivo, linguaggio mistico, afferma Orao, che ‘pretende’ di ‘correggere’,  e ‘completare’, dicendo esttamente il contrario, e ‘presume’ di poter ‘fare a meno’, e addirittura ‘sostituire’ le comunicazioni della Scienza dello Spirito, ed allora ha torto Rudolf Steiner, ed è falso quello che il Maestro dei Nuovi Tempi afferma.  Non vi è una terza possibilità. Bisogna avere il coraggio della radicalità della Verità, la quale non concede punto accomodamenti con personali ‘opinioni’, morbidamente accarezzate. Nella Scienza – e l’Antroposofia è ‘Scienza’, dello Spirito, ma, appunto, piaccia o non piaccia, ‘Scienza’, non ‘teologia’, non ‘religione’, non ‘misticismo’ – vi è la certezza della Verità, sperimentata, conosciuta e dimostrata, e non vi è spazio alcuno per le personali, sentimentali, idolatriche, ‘opinioni’

Dal punto di vista della Scienza dello Spirito – dunque di un’Antroposofia che voglia essere ‘Scienza’non è accettabile l’imposizione, come fa Orao a p. 7 di Resurrezione, di presupposti obbligatori, tanto più se tali presupposti sono di natura religiosa, e confessionale. Non è accettabile che venga detto che: «I Vangeli sono il primo e l’ultimo testo iniziatico necessario per l’uomo che si avvia lentamente verso il percorso pensante, verso l’attività autocosciente: quindi una testimonianza da cui estrarre principi e verità». Ciò non è accettabile perché è falso che i Vangeli siano ‘necessari’, perché Rudolf Steiner – lo abbiamo visto, e ben documentato – non partì affatto da essi, bensì dalla Scienza, e dall’esperienza dell’essere originario del pensare. Ed è altresì falso che lo siano come ‘testimonianza’, perché il discepolo dell’Iniziazione trae ‘principi’ e ‘verità’ dalla diretta esperienza interiore, da una attività del ‘pensare puro’, del ‘pensare libero dai sensi’, senza presupposti di sorta, e poggiante unicamente su se medesima : questa è l’attiva, volitiva, cosciente, non egoistica, ‘Via del sublime eroismo’, che Rudolf Steiner con la sua Filosofia della Libertà prima, e Massimo Scaligero con l’intera sua Opera poi, hanno donato al mondo, e ai temerari che coraggiosamente vogliono realizzare l’Io, e sperimentare lo Spirito.  

Con una tale opera di redenzione del pensiero, con tutta la buona volontà del mondo, non si vede proprio che cosa abbiano a che fare, p. 7 di Resurrezione, «i Fioretti di San Francesco, le Lettere di Santa Caterina», né cosa giustifichi, dal punto di vista della Scienza dello Spirito l’assoluta identificazione,  ibidem p. 8, del tutto arbitraria – e ben errata, visto che Rudolf Steiner afferma il contrario – di «Melchisedek, Manes, Manu, Minos, Cristiano Rosenkreutz». Abbiamo visto come Orao abbia la ‘pretesa’ di ‘correggere’, e la ‘presunzione’ di ‘completare’ – ed è un controllo che chiunque può fare con facilità, perché ne ho dati, nel corso di questo mio studio, tutti i riferimenti bibliografici – le comunicazioni date da Rudolf Steiner in Cronaca dell’Akasha, e in Scienza occulta nelle sue linee generali con i risultati della propria ‘percezione veggente’, che si è rivelata ambigua, infondata, visionaria, fallace, e menzognera.

Abbiamo visto, inoltre, come Orao alteri, scientemente, la cosmologia e la cosmogonia dell’Antroposofia, per identificare tra loro l’Eloha o Eloah Jahve con l’entità di Lucifero, come dia come ‘sede di Lucifero’ la Luna terrestre fisica, quando invece essa è Venere, e come questo capitale, e blafemo errore, crei una ulteriore, molto pericolosa, menzogna facente il giuoco di Lucifero e Ahrimane, dalle conseguenza inimmaginabili quanto esiziali, circa la dottrina occulta della ‘ottava sfera’, errore e menzogna affatto analoghi a quelli compiuti dai teosofi Helena Petrovna Blavatsky e da Alfred Percy Sinnett, dai loro ‘amici’ occultisti indiani della ‘sinistra’, e dai loro ‘avversari’ angloamericani anch’essi della ‘sinistra’ occultista. Rudolf Steiner, nei testi da me ampiamente citati, mostra come nella Blavatsky e nel Sinnett agisse, inconsapevole, un una ben celata forma di ‘materialismo spirituale’, frutto dell’origine medianica della loro ‘veggenza visionaria’. È difficile – e lo dico con profondo rammarico – sottrarsi all’impressione della stretta analogia che vi è tra l’errata concezione cosmologica di Orao e quella delle sopra citate deviazioni della medianica teosofia blavatskyana, per non dire con quella, volutamente errata, di un certo occultismo britannico, legato all’Alta Chiesa Anglicana, ostile tale occultismo non tanto all’idea stessa della reincarnazione, quanto alla divulgazione di una tale idea, e a tal fine alterante la dottrina cosmologica planetaria, e quella della Luna terrestre, nonché quella della ‘ottava sfera’ in particolare.

Abbiamo visto come Orao manipoli spregiudicatamente i testi evangelici, a pro’ delle sue tesi di fondo sulle quali vuole edificare una ‘novella Iniziazione graalica’.  Abbiamo visto come Orao giunga a falsificare l’Opera del Maestro dei Nuovi Tempi, inserendo con un’abile interpolazione – compiendo quella che non può venir chiamata con altro nome che quello di una ‘sfacciata impostura’ – un brano inesistente in un importante ciclo di conferenze del Dottore sulla pedagogia, parlando dell’atto fisico tra l’uomo e la donna – atto sessuale del quale, come ho dimostrato, Rudolf Steiner non parla mai in tutta la sua sconfinata Opera – che correlerebbe direttamente la coppia umana con la prima e più elevata tra le Gerarchie celesti. Abbiamo visto come Orao abbia la ‘pretesa’, nonché la ‘presunzione’, di ‘correggere’, e ‘completare’ l’Opera di Rudolf Steiner, e di Massimo Scaligero – in realtà sostituendosi ad esse – descrivendo i gradi di una pretesa ‘Iniziazione graalica’, ben quattro dei quali, a suo dire, verrebbero ad aggiungersi ai sette gradi della ‘Iniziazione cristiano-gnostica’ del Maestro Gesù, e a quelli della ‘Iniziazione rosicruciana’ di Christian Rosenkreutz, il che, francamente, mi sembra vada troppo oltre ogni limite consentito. Tanto più che secondo l’antico adagio iniziatico – come ho già scritto – ‘nemo dat quod non habet’.

Quanto alla ‘via della coppia’, che Orao descrive, sia pure per accenni, persino in modalità dell’atto sessuale, il sottoscritto – facendo valere un legittimo principio di precauzione – invita il cercatore spirituale alla più grande prudenza, perché errori in cotal dominio si pagano molto salati, e i sentieri intrapresi possono troppo tardi rivelarsi essere senza ritorno. Nel tempo, ho avuto modo di osservare in àmbito cattolico, in Italia e altrove, varie di codeste ‘vie’ – tutte egualmente errate – alcune delle quali con modalità e risultati piuttosto inquietanti, e scabrosi, come quella, a mio modo di vedere, veramente folle, scelta da ‘Paolo Virio’ e ‘Luciana Virio’, che seguivano gl’insegnamenti magico-sessuali, spacciati per spagirica Alchìmia, di quel traditore spirituale – Massimo Scaligero apertis verbis dixit – che era il conte Umberto Alberti “Erim” di Catenaia. Ho potuto constatare come troppe volte un edulcorato misticismo sentimentale, ed una ‘veggenza visionaria’, conducano sin troppo facilmente su obliqui sentieri scivolosi, che portano solo ad irrimediabili disastri. In questo campo, una sana diffidenza è madre della sapienza. Ergo

La ‘Via vera’, la ‘Via regia’, è un’altra: è quella ‘Via del Pensiero Vivente’, che al giovanissimo Rudolf Steiner venne indicata a Vienna dal suo anonimo Iniziatore. ‘Via’ radicale, scevra di presupposti, metodicamente ‘scientifica’, ‘Via dello Spirito’ rigorosamente oltre il corpo, e oltre l’anima. ‘Via della Concentrazione’ che è la ‘Via del sublime eroismo’, che affronta direttamente, senza mediazioni, lo stato di morte del pensare, lo stato di morte dell’anima nella prigione-tomba corporea, e lo risolve: non vi è altra ‘Via’.

Ci tengo a dire – e lo ribadisco a scanso di equivoci – che per me Orao, è unicamente quello che risulta dagli scritti apparsi con la sua firma, presumibilmente postuma, dei libri Resurrezione e Madre. Non mi sono occupato, e non mi occuperò, della sua figura umana – sive mas sive faemina – né delle eventuali vicende luminose o tristi della sua vita. Non mi sembrerebbe giusto farlo. Di quei due libri ho analizzato solo alcuni punti. Ma su di essi si regge tutta la concezione del cammino spirituale che Orao vuole indicare, ed ho mostrato quanto tale concezione, dal punto di vista della Scienza dello Spirito, sia ben errata. Venendo meno quelle fondamenta, di conseguenza crolla tutto l’edificio che su di esse si appoggia. Per ora, non intendo scavare oltre in quelle opere, e sarebbe facilissimo rinvenire in esse errori su errori.

Per rendere il dovuto onore alla Verità, alla cui devota venerazione nessuno si può, né deve, esimersi, ed evitare qualsivoglia forma di distorcente suggestione, il benevolo lettore dovrebbe non tenere conto di chi sia, o sia stato, Orao, bensì unicamente delle affermazioni che sotto suo nome sono state pubblicate nei due libri Resurrezione e Madre, e considerare – controllando rigorosamente le fonti, che fedelmente riporto – se quel che Orao dice sia vero o falso. Viceversa, il benevolo lettore non dovrebbe tener punto conto di chi io sia, ossia la mia persona, sicuramente piena di difetti, bensì unicamente considerare se quello ch’io affermo, e documento, sia vero o falso, e nel caso che quel che affermo e documento sia vero, riflettere profondamente su quali ne siano le conseguenze nella vita spirituale individuale, della Comunità Solare, e nella vita spirituale e sociale in generale. Il lettore dovrebbe – risalendo alle fonti, che riporto con una certa abbondanza, e che potrei moltiplicare con facilità, e controllandole direttamente – farsi un giudizio autonomo, coraggioso, cosciente e, soprattutto, libero. E, ancora una volta, ci tengo a ribadire che quanto posso aver scritto – scritto senza odio, né spinto da una qualsivoglia partigianeria – non è contro una persona, chiunque essa sia, ché ognuno ha un suo destino non facile da affrontare, e che non mi permetto di giudicare, bensì contro affermazioni che apertamente confliggono con la Verità, e con le comunicazioni che Rudolf Steiner ha posto a fondamento della Scienza dello Spirito, della rosicruciana Antroposofia.

Amor mi mosse, che mi fa parlare. (Dante, Inf. II, 72).

Ma prima di concludere il presente studio – e poter dire con Paolo di Tarso, 2 Timoteo, 4, 7: Bonum certamen certavi, cursum consummavi, fidem servavi, ossia: ho combattuto una buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho preservato la mia fedeltà – vorrei porre alcune facili domande all’editore che si è presa la pesante, e grave, responsabilità morale di pubblicare quelle due opere. Domande lecite, e ben comprensibili, visto che i due libri di Orao vengono pubblicati senza un solo rigo di presentazione, che ne spieghi la genesi e la finalità. Ma procediamo con ordine.

Questi testi di Orao, a quale epoca della sua vita risalgono? Orao ha condiviso sino alla fine della sua vita i contenuti di questi suoi scritti? Data la delicatezza dei contenuti di tali testi, Orao voleva che fossero resi pubblici? Dopo la dipartita di Orao, questi testi, o ‘quaderni’, chi li ebbe in eredità, ossia di chi essi erano in possesso legale? L’editore romano, che si è assunta poi la responsabilità di pubblicare quei testi di Orao, come ne è entrato in possesso? L’editore romano in questione ha per caso operato su i testi di Orao una qualsivoglia ‘azione redazionale’? Nel caso in cui quanto dalle mie analisi di quei testi di Orao, e soprattutto dal confronto di quei testi con le esplicite, chiarissime, comunicazioni di Rudolf Steiner – controllo che chiunque, con un po’ di buona volontà, può agevolmente fare – risulti che le affermazioni di Orao contraddicano i risultati della di lui indagine scientifico-spirituale, e di conseguenza, dal punto di vista della Scienza dello Spirito, e non mio personale, risultino false, ossia risultino essere menzogne, l’editore romano intende continuare a far circolare tali testi? Intende pubblicare ancora altri eventuali testi di Orao?

Termino qui la mia disanima dei due testi di Orao, Resurrezione e Madre, ma se in futuro la cosa si rivelasse necessaria, potrò senz’altro ritornare sui temi trattati. Al benevolo lettore, che ha avuto la pazienza di seguire questa documentata disanima, spero di essere stato in qualche modo utile al suo cammino spirituale, ed auguro a lui tutto il meglio, ed ogni realizzazione. Ma, soprattutto, gli auguro sinceramente di preservare la purezza del suo cuore, e di rimanere sempre, coraggiosamente, libero. 

Omnia vincit Veritas!

4 pensieri su “VERITÀ ED ERRORE NELL’INDAGINE SPIRITUALE: SUE CONSEGUENZE PER LA VITA SPIRITUALE DEGL’INDIVIDUI, DELLE COMUNITÀ SPIRITUALI, DEL MONDO. SEDICESIMA PARTE ED ULTIMA PARTE.

  1. Il corpo eterico animato da taluni occultisti, o sedicenti seguaci della Scienza dello Spirito, è un fantasma mosso dall’ego o dal corpo: che dà luogo a visionarismi, non a visione.
    Massimo Scaligero
    La Luce – pag. 33 -ed. Edilibri
    Uther Pendragon

  2. “Dopo l’avvento del Cristo, le cose sono mutate,…” (Rudolf Steiner)
    Il 1886 segna un crocevia: se fino ad ora l’intelligenza ha rivestito il funzionale ruolo di “sana riflessità”, ora inizia a scemare sempre di più fino a una intelligentissima “riflessità della riflessità”, accentuandosi sempre di più per l’irraggiunta concretezza il sognare i Misteri, e gli Artisti, la cui verità-realtà – sempre oltre la contingente costituzione umana – ha sempre risposto e sempre risponderà a quella di massimi spregiudicati lottatori.
    “Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli”, iniziano così le “cainite” beatitudini…

  3. ” Le menzogne uccidono dunque le formazioni astrali che sono sorte e debbono sorgere, arrestando o distruggendo così una parte dell’evoluzione. Chi in effetti dice la verità porta avanti l’evoluzione dell’umanità, mentre chi mente l’ostacola. Ne deriva una legge occulta, e cioè che la menzogna, vista spiritualmente, è un assassinio.”
    R. Steiner, La Saggezza dei Rosacroce, VI conferenza, Ed. Antroposofica 2001.
    Ogni altro commento al lavoro di Hugo, che ringraziamo, è superfluo.

  4. Grazie Hugo, i tuoi articoli diradano nebbie e ci pongono nudi di fronte alla verità senza compromessi. Volevo solo aggiungere una riflessione, ovvero quanto possa risultare difficile districarsi, non tanto dalla teologia, quanto dall’ accogliente abbraccio che offre la calda e, talvolta, appiccicosa esperienza cattolica, nelle sue varie forme. In alcuni casi il distacco sembra quasi un tradimento rispetto a ciò che ha contribuito a formarti e per certi versi dopo, ti trovi più solo, e forse, in maniera anche bonaria, ma non meno diffidente, ‘sotto accusa’. Questo può non fare paura, anzi può pure assicurarti un ruolo di ribelle accettato, ma rischia a mio avviso di rimanerti dentro come una sorta di più o meno inconsapevole attrazione verso ciò da cui non ti sei veramente staccato; e ciò genera forti desideri di trovare compromessi, sintesi, convivenze. Fors’anche per la necessità, moralistica, di non giudicare coloro che in quella fede sono ancora impegnati e immersi. Insomma si sogna di diventare una sorta di seme antroposofico in terra cattolica, di trasmutare dall’interno, di vivificare la vite con un nuovo innesto…Questo sito, che leggo da anni ha piano piano disteccato questo carsismo talvolta affiorante.

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