LA RICERCA DEL SANTO GRAAL. PRIMA PARTE: INTRODUZIONE.

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«Vedi la bestia per cu’ io mi volsi;

aiutami da lei, famoso saggio,

ch’ella mi fa tremar le vene e i polsi».

(Dante, Inf. I, v. 88-90)

Certo che il tema da me scelto è tale che davvero, dantescamente, «fa tremar le vene e i polsi». È indubbio il fatto che, già da tempo, sia iniziata una lotta decisiva nella quale si decidono le sorti dell’uomo. Rudolf Steiner, il Maestro dei Nuovi Tempi, in un ciclo, molto amato da Massimo Scaligero, tradotto in italiano da Fanny Podreider, che amo citare dalla versione dattiloscritta, Il karma della Comunità Solare, tenuto in Olanda ad Arnheim dal 18 al 20 luglio 1924, nella seconda conferenza, quella del 19 luglio, affermò, con severe parole ammonitrici che:

«Tutto quanto la tradizione ci ha dato su Michele deve essere visto di nuovo: ecco Michele che si erge tenendo sotto i suoi piedi il drago. È giusto rivolgere lo sguardo a tale immagine …. a questa immaginazione che ci pone d’innanzi Michele come l’arcangelo combattente, che rappresenta, diventa lo Spirito Cosmico di fronte alle forze arimaniche che tiene soggiogate sotto i suoi piedi.

Ma più che ogni altra lotta, questa lotta è posta nel cuore umano.

Là dentro si svolge tale lotta e vi è ancorata profondamente, a partire dall’ultimo terzo del sec. 19°. Di fronte a tale compito che Michele deve realizzare nel mondo, avrà valore decisivo quello che i cuori umani compiranno nel sec. 20° .

E nel corso di questo 20° sec., quando sarà trascorso il primo secolo dopo la fine del Kali Juga, l’umanità o si troverà alla fine, alla vera e propria tomba di ogni civiltà, oppure sarà al principio di quell’epoca in cui nelle anime degli uomini che avranno saputo nei loro cuori unire l’intelligenza alla spiritualità, sarà stata la battaglia di Michele ed essa sarà stata vinta dall’impulso di Michele».

Nella fattispecie, la bestia in questione, come per Dante la lupa, per noi – uomini dell’epoca dell’anima cosciente, ossia dell’epoca che direttamente ci riguarda – è quel drago che Michele incalza, e che ognuno di noi deve vincere dentro di sé. Ma è cosa tutt’altro che semplice, e l’impresa si presenta, al nostro tempo, estremamente ardua. Come per Dante fu necessario trovare un ‘famoso saggio’, Virgilio, che – come rivela Rudolf Steiner – realmente lo guidò nel suo peregrinar attraverso i tre regni, così anche l’uomo attuale può e deve trovare il suo Virgilio, che gli disveli il ‘cammino alto e silvestro’ che dalla ‘selva selvaggia’, dalla sua oscura, pericolosa, e disperata condizione, lo conduca passo passo sull’erto sentiero, che porta infine a contemplar ‘l’Amor che muove il Sole e l’altre stelle’. Per noi, un cotal provvido ‘Virgilio’ è stato – ed è – proprio Rudolf Steiner, ed in Italia abbiamo avuto dal Cielo altresì l’impagabile dono di aver avuto prima un Giovanni Colazza, e poi un Massimo Scaligero, il quale del Maestro dei Nuovi Tempi ci ha mostrata tutta la sovrumana grandezza, e ci hanno donato altresì la chiave aurea prima per entrare nel suo insegnamento, e poi per esservi fedeli: la ‘Via del Pensiero Vivente’

Ora vi è un evento, del quale Rudolf Steiner ci parla in molti punti della sua immensa e generosa Opera, evento che può costituire un saldo inizio per le considerazioni che cercherò di svolgere. E se, nello svolgere le considerazioni di questo difficile studio, farò costante riferimento alla parola di Rudolf Steiner, ciò sarà per voler esser fedele a quella indicazione che, esattamente trentacinque anni fa, mi dette Hella Wiesberger, mia sapiente mentore e coraggiosa compagna d’armi spirituale, come divisa e principio al quale attenermi costantemente, di ‘ritrarmi’, di ‘fare un passo indietro’, di ‘farmi da parte’, di ‘mich zurückziehen’, per far parlare il più possibile l’Opera stessa di Rudolf Steiner. Per cui, seguendo il principio al quale Giovanni Colazza si attenne rigorosamente,  e tenendo conto del suo alto esempio, a maggior ragione anch’io in questo studio non ci metterò nulla di mio, ossia nulla che Rudolf Steiner stesso non abbia detto. Nelle due conferenze Hinter den Kulissen der äußeren Geschehens, Dietro le quinte degli eventi esteriori, trad. di Silvia Schwarz, tratte dalla GA-178, Editrice Antroposofica, Milano, 2006, e precisamente nella seconda di tali conferenze, quella tenuta a Zurigo il 13 novembre 1917, così leggiamo alle pp. 36-39:

«In questi anni io mi sono obbligato a ricordare sempre di nuovo ai nostri amici, nelle più diverse città, un evento verificatosi  nell’ultimo terzo del secolo XIX: un evento della massima importanza, del quale tutte le scuole occulte sono al corrente, anche se non sempre sono in grado di parlarne in modo giusto. Vorrei dirne qualcosa anche oggi. Si tratta di questo: a partire dall’anno 1841 ha avuto luogo nelle regioni spirituali una lotta fra certe entità delle alte gerarchie e altre entità, superiori alle prime. Quelle entità (che si sono ribellate fra il 1841 e il 1879) erano state in passato poste al servizio della saggia direzione dell’universo. Anche gli esseri che in certi tempi si ribellano e diventano entità del male, spiriti delle tenebre, in altri tempi sono invece entità benefiche. Sto dunque parlando adesso di entità che fino al 1841 erano state utilizzate da spiriti più elevati di loro, al servizio della saggia direzione cosmica; da quel momento però la loro volontà si contrappose a quella delle entità loro preposte. Queste ultime condussero nel mondo spirituale una lotta importante, una di quelle lotte che si attuano abbastanza di frequente, ma a livelli diversi, per così dire: una lotta che nella leggenda viene raffigurata simbolicamente come la lotta di Michele col drago. Questa lotta terminò nell’autunno del 1879 con la cacciata di certi spiriti delle tenebre dalle regioni spirituali giù in quelle terrestri; da quel momento quegli spiriti delle tenebre agiscono in mezzo agli uomini, penetrando nei loro impulsi di volontà, nei loro orientamenti, nel loro modo di comprendere le cose, e in ogni loro comportamento. Dall’autunno del 1879 certi spiriti delle tenebre sono dunque presenti fra gli uomini; e se gli uomini vogliono comprendere quel che accade sulla Terra, devono imparare a prestare attenzione a quegli spiriti. È perfettamente corretto esprimersi così: il fatto che quelle entità siano state precipitate giù nel 1879, ha liberato il Cielo, ma ne ha riempito la Terra. Da quel tempo la loro sede non è più reperibile in Cielo, ma in Terra.

Per caratterizzare il proposito di quella ribellione avvenuta fra il 1841 e il 1879, debbo dire che quelle entità volevano impedire che potesse discendere nelle anime umane la saggezza spirituale che necessariamente vuole manifestarsi agli uomini a partire dal secolo XX: essi volevano trattenerla nei mondi spirituali, e non lasciarla penetrare nelle anime umane. Che agli uomini si schiudesse, a partire da questo secolo, la comprensione per le conoscenze spirituali, poté essere conseguito solo mediante l’allontanamento spirituale degli spiriti ostacolatori, degli spiriti delle tenebre: solo così possono discendere le conoscenze spirituali destinate agli uomini. Quaggiù però, dove ora gli spiriti delle tenebre si aggirano, essi di nuovo s’incaricano di provocar confusione fra gli uomini; da qui ora vogliono impedire che si stabilisca il giusto rapporto con le verità spirituali, vogliono per così dire privare gli uomini dell’azione salutare delle verità spirituali.

A ciò si può contrapporre solamente la conoscenza esatta, la comprensione corretta di queste cose. Certe confraternite occulte si propongono invece precisamente il contrario: esse vogliono trattenere la sapienza solo nella loro cerchia più ristretta, per poterla poi sfruttare ai loro fini di potenza e noi ci ritroviamo attualmente in mezzo a questa lotta. Da un lato esiste la necessità di guidare correttamente l’umanità, affinché accolga la sapienza spirituale; dall’altro lato, stanno certe confraternite occulte di cattiva lega, che si oppongono proprio alla penetrazione fra gli uomini di quelle verità. Affinché gli uomini rimangano ignoranti nei riguardi del mondo spirituale, mentre i membri di quelle ristrettissime comunità possano da lì condurre le loro macchinazioni.

Negli eventi che accadono ai nostri giorni, di tali macchinazioni ne esistono parecchie; e l’umanità dovrà scontare a caro prezzo il rifiuto di veder chiaro a tale proposito. Vedrete subito chiaramente che cosa si nasconda in tali problemi, quando avrò richiamato la vostra attenzione su certe verità che oggi sono proprio mature per essere rivelate: verità pronte a cadere giù nel regno degli uomini come prugne mature, se non ne fosse impedita la diffusione, e contro le quali peraltro la gente prova preconcetti e avversione, perché in fondo le teme».

Quelle di Rudolf Steiner sono chiare parole ammonitrici, che senza rassicuranti, o consolanti, attenuazioni, dipingono una situazione umana tragica, additano un pericolo estremo, parole che esortano ad un energico risveglio da quel sonno narcotico, nel quale gran parte dell’umanità da troppo tempo si trova immersa, sonno leteo e letale nel quale, purtroppo, anche la maggior parte degli spiritualisti, degli antroposofi, e di coloro che nella Comunità Solare dovrebbero essere asceti operanti – e lo dico con dolore – pigramente, e irresponsabilmente, si cullano. E stupisce quanta poca rilevanza si dia, tutt’oggi, a quelle parole di Rudolf Steiner, scritte nelle sue Massime Antroposofiche, trad. di Lina Schwarz, Editrice Antroposofica, Milano, 1969 ed edizioni successive, pp. 222-225, nella Lettera intitolata Dalla natura alla subnatura, pubblicata postuma su Das Goetheanum, il 12 aprile 1925, e quindi forse l’ultima cosa da lui scritta. In particolare, colpisce un paragrafo, a p. 224, che invito il benevolo lettore a ben meditare, assieme alla intera Lettera, nel quale possiamo leggere:

«Ma nel corso fin qui svoltosi dell’epoca tecnica, sfugge per ora all’uomo la possibilità di trovare il giusto rapporto anche di fronte alla civiltà arimanica. Egli deve imparare a trovare la energia, la forza conoscitiva interiore, per non essere sopraffatto da Arimane nella civiltà tecnica. La subnatura deve venir capìta come tale. Potrà venir capìta solo se l’uomo, nella conoscenza spirituale, salirà alla natura superiore extraterrena perlomeno altrettanto, quanto con la tecnica è disceso nella subnatura. La nostra epoca abbisogna di una conoscenza che vada al di sopra della natura, perché interiormente deve venire a capo di un contenuto di vita, pericoloso nella sua azione, che si è sommerso al di sotto della natura. Beninteso, questo non vuol dire che si debba ritornare a stati di civiltà precedenti, ma che l’uomo trovi la via per mettere le nuove condizioni della civiltà in un rapporto giusto con se stesso e col cosmo».

E Rudolf Steiner parlava, allora, della civiltà meccanica e tecnologica europeo-americana del suo tempo, mentre oggi siamo di fronte ad una civiltà che, in maniera ossessiva, divenuta in più anche elettronica e telematica, si è diffusa a livello planetario, ed è riuscita a travolgere persino le antichissime, nobili, venerande, civiltà dell’Asia. La caduta nel subumano – come si espresse più volte in proposito Massimo Scaligero – «è andata oltre le più rosee speranze di Arimane», per cui «siamo in ritardo sui tempi». Questo è il motivo pel quale il decisivo impegno degli asceti operanti nella lotta spirituale contro il drago che Michele incalza, non è più rimandabile: si tratta non solo di riconquistare il terreno perduto, ma soprattutto di vincere la guerra occulta contro l’Oscuro Signore. Molti anni fa A. – un’amica che, come altre, il Cielo mi aveva inviata per aiutarmi coi suoi ‘doni’ nelle difficili situazioni, alle quali le mie temerarie scelte mi avevano esposto – mi disse che io spiritualmente «dovevo essere sempre audacemente all’attacco, essere coraggiosamente un ardito sempre all’offensiva», e da allora io me lo tengo per detto.  

La ragion d’essere del presente studio è tutta in ciò che Rudolf Steiner enuncia nel VI capitolo della sua Scienza Occulta nelle sue linee generali, intitolato Presente e futuro dell’evoluzione del mondo e dell’umanità, che ancora una volta amo citare nell’edizione apparsa a Bari e a Roma nel 1932, pubblicata dalla benemerita Casa Giuseppe Laterza e Figli, e molto cara a Messimo Scaligero assieme a quella del 1947, pubblicata sempre da Laterza,  nella quale, alle pp. 273-274, troviamo scritto:

«La «sapienza occulta» scorre, sebbene ancora inosservata, nelle rappresentazioni degli uomini di questo periodo. Come è naturale, fino ad oggi, le forze intellettuali si sono mantenute contrarie a queste conoscenze; ma ciò che deve accadere, accadrà, malgrado tutte le momentanee opposizioni. La «sapienza occulta», che esercita in tal modo la sua azione sull’umanità, e sempre maggiormente l’eserciterà, si può chiamare simbolicamente la conoscenza del «Graal». Chi impara a penetrare la profonda essenza di questo simbolo, quale viene raccontato nella storia e nella leggenda, si accorge che esso rappresenta in modo significativo la natura di ciò che abbiamo chiamato la conoscenza della nuova iniziazione, con il Mistero del Cristo al centro. Gli iniziati moderni possono perciò essere chiamati «Iniziati del Graal». Quella via verso i mondi supersensibili, di cui abbiamo descritto in questo libro i primi gradini, conduce alla «Sapienza del Graal». Tale conoscenza ha la peculiarità, che i fatti a cui allude possono essere investigati soltanto dopo l’acquisto dei mezzi necessari, quali sono indicati in questo libro. Quando però i fatti sono stati investigati, essi possono essere compresi appunto per mezzo delle forze animiche sviluppatesi nel quinto periodo [ndr: postatlantico]; e veramente diventerà sempre più evidente che tali forze troveranno ognor maggiore soddisfazione in quelle conoscenze. Nei tempi in cui ora viviamo quelle conoscenze devono essere accolte nella coscienza generale più largamente di quanto non lo fossero nel passato, ed è da tale punto di vista appunto che sono stati comunicati gl’insegnamenti contenuti in questo libro. A misura che l’evoluzione dell’umanità assimilerà le conoscenze del Graal, l’impulso dato dall’avvento del Cristo acquisterà maggior forza e significato; la parte esteriore dell’evoluzione cristiana andrà sempre più assomigliando a quella «interiore». Tutto ciò che può essere conosciuto intorno ai mondi superiori nei riguardi del Mistero del Cristo a mezzo dell’immaginazione, dell’ispirazione e dell’intuizione penetrerà sempre meglio nella vita intellettiva, sentimentale e volitiva dell’uomo. La «sapienza occulta del Graal» diverrà manifesta, e come forza interiore compenetrerà sempre più le manifestazioni della vita umana».

La scelta del tema è dettata dalla presente drammatica situazione dell’uomo, della civiltà umana, delle comunità spirituali, e in particolare di quella della Comunità Solare. Massimo Scaligero più volte affermò con la parola e con lo scritto che il Graal rappresenta la più alta speranza per l’uomo, e che la stessa soluzione della questione sociale – che oggi si impone sempre più tragicamente – dipende dall’attuarsi, almeno da parte di una élite di asceti operanti, dell’impresa allusa nella saga e nel mito del Graal. L’affrontare un così alto tema esige che si operi, tra le altre istanze in questione, ad una conquista conoscitiva del retroscena cosmogonico e cosmologico – dunque ad uno ‘studio’, condotto ‘more rosicruciano’, ossia secondo interiore ‘rito meditativo’ – della storia cosmica e terrestre dell’uomo. A tal fine, come annunciato nel precedente mio studio, tradurrò. e trascriverò via via, nelle telematiche pagine di questo temerario blog, alcune ‘conferenze’, o meglio alcune ‘lezioni esoteriche’, invero molto particolari, di Rudolf Steiner, da me tradotte in vista di una futura pubblicazione dell’intero volume, del quale fanno parte, all’interno della di lui Opera Omnia. Sono contenuti molto delicati, risalenti a ‘comunicazioni’ di Rudolf Steiner di oltre un secolo fa, che oggi – per espressa volontà di Marie Steiner – attraverso la nobile fatica, e l’amorevole diligenza, di Hella Wieberger, è giusto e necessario che siano messe a disposizione del cercatore indipendente. Tali contenuti richiedono grande spregiudicatezza, grande indipendenza da pregressi condizionamenti che, sotto forma filosofica, scientifica, teologica, confessionale, e persino ‘esoterica’, possono essere presenti, e stratificati, nell’anima di molti che si volgono alla spiritualità dei ‘nuovi tempi’.  

I contenuti che verranno via via presentati su Ecoantroposophia fanno parte di quella serie di volumi dell’Opera Omnia di Rudolf Steiner, curati da Hella Wiesberger, che sono raccolti sotto la denominazione ‘Aus den Inhalten der Esoterischen Schule’, ossia ‘Dai contenuti della Scuola Esoterica’. Al fine di chiarire alcuni malintesi, e sfatare alcune ‘leggende’ – a volte ‘costruite’ arte a scopo di ‘disinformàcija’, secondo cui “una bugia ripetuta mille volte diventa verità”  –  che, purtroppo, tuttora circolano, fuori e dentro gli ambienti antroposofici, è bene dire alcune parole circa la connessione che Rudolf Steiner ebbe con la Società Teosofica, sulla nascita della Scuola Esoterica che a lui faceva capo, e sulla nascita della seconda Sezione o Classe della medesima ‘Scuola’, da lui definita ‘erkenntniskultisch’, ossia ‘cultico-conoscitiva’, da lui denominata ‘Mystica Aeterna’.

Sovente, Rudolf Steiner è stato presentato come un ‘dissidente della teosofia’. Come osservò acutamente, qualche anno fa, un sagace antroposofo francese, Christian Lazaridès, che ha la scomoda, per me oltremodo apprezzabile, abitudine di parlare alquanto esplicitamente, Rudolf Steiner non aveva davvero proprio nulla da guadagnare dal suo collegarsi al movimento teosofico, anzi a causa di quel collegamento egli si giuocò molte amicizie, e gli si chiusero molte porte, sino a quel momento apertissime, negli ambienti culturali dell’epoca. Sino agl’inizi del Novecento, egli si era dedicato, esteriormente parlando, alla filosofia, all’edizione delle opere scientifiche di Goethe, alla critica letteraria e teatrale, al giornalismo. La culminazione di quell’attività la possiamo vedere senz’altro nella pubblicazione della sua Filosofia della Libertà, avvenuta nel 1893. Ma già sin dal 1879 circa, ossia dal suo incontro con il raccoglitore di erbe medicinali Felix Koguzki, l’‘inviato del Maestro’, e con lo stesso, per noi assolutamente incognito, suo Maestro, egli era un discepolo della occulta ‘Via rosicruciana’, e lavorava alacremente alla investigazione dei mondi sovrasensibili, divenendo rapidamente egli stesso un ‘Maestro’ in tale campo. In tale primo periodo, Rudolf Steiner non nutrì certo molta simpatia nei confronti del milieu teosofico, ch’egli ben conobbe a Vienna, e col quale ebbe altresì un rapporto passabilmente polemico, come risulta da un suo appunto molto critico apparso in Das Magazin für Litteratur, 66. Jg. (1897), Nr. 35, p. 1066.

Se poi, in séguito, egli si collegò col movimento teosofico, ciò avvenne per un principio occulto che Hella Wieberger definisce di ‘continuità’ con quanto spiritualmente preesiste. Ma non fu affatto facile per Rudolf Steiner convincersi della ‘praticabilità’ di una tale via. Tant’è che, di fronte a varie, inevitabili, manifestazioni di inadeguatezza all’interno del movimento teosofico, egli così scriveva  alla sua più stretta collaboratrice, e compagna spirituale, Marie von Sivers – la futura Marie Steiner – in una lettera del 9 gennaio 1905, pubblicata nell’Epistolario da me più volte citato su questo blog, Briefwechsel und Dokumente 1901-1925, GA-262, Rudolf Steiner Verlag, Dornach, 1967, p. 48, e nella bella edizione accresciuta del 2002, p. 86:

«Posso soltanto dirti che se il Maestro non avesse saputo convincermi che, a dispetto di tutto, la Teosofia è necessaria alla nostra epoca, io non avrei, persino dopo il 1901, scritto altro che libri di filosofia e non avrei parlato altro che di letteratura e di filosofia».

Ciò mostra quanto grande fosse la sua libertà interiore persino di fronte al Mondo Spirituale, e nei confronti del suo stesso Istruttore, l’incognito Maestro viennese, che lo guidò nei suoi primi passi sulla Via dell’Iniziazione rosicruciana. Mai egli verrà meno alla fedeltà a quell’individualismo etico, che sta alla base della sua Filosofia della Libertà.  

Ed ecco, per documentazione del candido lettore, il testo tedesco di questo passo significativo della suddetta lettera:

«Ich kann Dir nur sagen, wenn der Meister mich nicht zu überzeugen gewusst hätte, dass trotz alledem die Theosophie unserem Zeitalter notwendig ist: ich hätte auch nach 1901 nur philosophische Bücher geschrieben und literarisch und philosophisch gesprochen».

E in una nota esplicativa di Hella Wiesberger, aggiunta a p. 87 dell’edizione del 2002, leggiamo:

«Ciò deve essere stato tra il colloquio con Marie von Sivers nell’autunno del 1901 (vedi a p. 36) e l’avvenuta sua adesione nel gennaio 1902 alla Società Teosofica; giacché egli scrisse nell’agosto del 1902 un abbozzo di lettera circolare ai gruppi tedeschi: «Io non aderii prima, di aver saputo che le forze spirituali, che io devo servire, sono presenti nella Società Teosofica».

«Dies muss in der Zeit zwischen dem Gespräch mit Marie v. Sivers im Herbst 1901 (s. S. 36) und seinem im Januar 1902 erfolgten Beitritt zur T.G. gewesen sein; denn er schrieb im August 1902 im Entwurf eines Rundschreibens an die deutschen Zweige: «ich trat nicht früher bei, als da ich wusste, dass die geistigen Kräfte, denen ich dienen muss, in der T.S. vorhanden sind».

È di particolare interesse, per il tema del presente studio, il fatto che l’adesione di Rudolf Steiner alla Società Teosofica, e il conseguente suo potersi manifestare come Istruttore occulto, sia strettamente collegato al suo incontro con l’allora Marie von Sivers, la quale con la fatidica ‘domanda’ che questa – facendosi in quel momento ‘rappresentante dell’umanità’ – pose a colui che, solo, poteva assumersi la responsabilità di donare al mondo una ‘Scienza dello Spirito’, l’Antroposofia. Infatti così, rievocando le conferenze da lui tenute su La mistica all’alba dei nuovi tempi, e il Cristianesimo quale fatto mistico e i Misteri dell’antichità, in séguito da lui rielaborate in forma di libro, così scrive Hella Wiesberger a p. 36 della seconda edizione del su citato Epistolario:

«Dopo la pausa estiva, Rudolf Steiner iniziò, il 19 ottobre 1901, un secondo ciclo, il cui contenuto pure egli rielaborò negli anni seguenti in un libro, Il Cristianesimo quale fatto mistico. Anche Marie von Sivers fu nuovamente presente a Berlino, dopo ch’ella aveva passata l’estate in Livonia. Il 17 novembre ebbe luogo tra loro, in occasione di una riunione societaria per la festa dell’anniversario della fondazione della Società Teosofica un fruttuoso colloquio. Rudolf Steiner non era affatto un membro del Società Teosofica, le sue conferenze nella biblioteca erano solo una piccola parte delle sue attività ad ampio raggio e non avevano nulla in comune con i precedenti insegnamenti della Teosofia, come si può facilmente vedere dai due libri. Ora, durante questo colloquio, che Rudolf Steiner menzionò più volte nelle sue successive conferenze, ella gli chiese perché non aderisse alla Società. Egli rispose ch’egli doveva fare una grande differenza tra misticismo orientale e occidentale. Ciò ch’egli doveva rappresentare avrebbe dato luogo ad un giudizio erroneo, se fosse diventato membro di una Società che, con il suo ambiguo linguaggio condizionante, aveva frainteso il misticismo orientale. Ci sono impulsi occulti più importanti per il nostro presente. Alla sua ulteriore domanda, se non fosse quindi necessario chiamare in vita un movimento spirituale in Europa, egli rispose: Certamente, è proprio necessario; ma esso potrebbe venir trovato solo per un movimento che si collegasse all’occultismo occidentale e lo sviluppasse ulteriormente. Johanna Mücke riferisce ch’egli le raccontò ciò molto più tardi e che aggiunse: «La domanda mi è era stata posta e, in base alle leggi spirituali, fui in grado di iniziare a rispondere a una tale domanda».

Il motivo pel quale do così grande importanza ad un tale evento nel contesto del presente studio, è che fu proprio l’incontro ‘graalico’ tra Marie von Sivers e Rudolf Steiner a permettere a quest’ultimo di compiere la sua missione di Istruttore e Maestro spirituale. L’importanza di un tale incontro sta nel fatto che tale incontro permise tra loro una strettissima collaborazione lungo ventitré anni, sino alla dipartita di Rudolf Steiner, e, dopo la sua scomparsa, altri ventitré anni nei quali Marie Steiner-von Sivers operò coraggiosamente, e sacrificalmente, a salvare l’Opera del Maestro dei Nuovi Tempi, secondata in tale agire sacrificale solo dalla abnegazione di pochissimi fedeli amici, da lei riuniti nel Nachlassverein, ossia nell’Unione del Lascito, e che assieme a lei lottarono contro l’alterazione del suo Insegnamento, il saccheggio della di lui Opera, e l’emarginazione della sua figura spirituale. Anche allora, nella Società Antroposofica, si ebbe una sorta di ‘trasbordo ideologico inavvertito’, che del resto continua tuttora, persino in forme calunniose nei confronti di Rudolf Steiner e di Marie Steiner. E suscita stupore, e dolore, il vedere la figura di Marie Steiner trattata in maniera indegna da parte di taluni che, pel fatto di aver conosciuto personalmente Massimo Scaligero, o almeno la sua Opera, davvero mai avrebbero dovuto permettersi simili linguaggi indecenti. 

Da questo sopra esposto, risulta chiaramente quanto Rudolf Steiner fosse un uomo libero. Egli non obbediva affatto a ‘ordini ricevuti’, né tampoco era un ‘mandatario’, semplice ‘esecutore’ di quanto deciso da una più alta istanza gerarchica. L’espressione ‘seppe convincermi’ manifesta, come detto più sopra, la sua totale indipendenza interiore persino nei confronti del suo, per noi incognito, Maestro. Egli veramente attingeva i motivi delle sue azioni unicamente al proprio mondo delle idee, concretamente sperimentato, in maniera vivente, nel suo momento genetico originario. Uno come Rudolf Steiner, il quale solo sette anni prima aveva pubblicato la sua Filosofia della Libertà, sapeva bene quel che doveva fare, e quel che era necessario fare. 

Stando a quel che Rudolf Steiner comunicò, per esempio, nelle conferenze del 1911, a Neuchatel, su Christian Rosenkreutz, ma anche altrove, la Società Teosofica, malgrado il suo aspetto abbastanza confuso, ed una sua evoluzione successiva velocemente molto problematica,  originariamente, ai suoi inizi nel 1875, sorse per un impulso rosicruciano, e persino – Rudolf Steiner a tale proposito fu esplicito – per una diretta ispirazione di Christian Rosenkreutz. Dunque, essa originariamente aveva avuto una ‘scintilla’ di non poco valore. Poco più di una semplice ‘scintilla’, vista la caotica personalità fortemente medianica di H.P. Blavatsky, nella quale si mescolavano in una sorta di confuso caleidoscopio le influenze più diverse, alcune delle quali radicalmente anticristiche. Ma vi era in lei, nella sua anima di lottatrice spirituale, anche un sincero anelito alla verità. Si trattava, verso l’anno 1900, perciò di non abbandonare completamente un tale originariamente valido impulso alle forze che l’avrebbero completamente sfigurato, deformato, o addirittura invertito.

L’azione di Rudolf Steiner in tale àmbito fu dunque un’azione di ‘rettificazione’, un tentativo di ‘restituzione’ alla Società Teosofica dell’originario impulso rosicruciano, che poco più di venticinque anni prima l’aveva ispirata e fatta sorgere. In un certo senso, era il movimento teosofico – e non Rudolf Steiner – che era diventato ‘dissidente’, dal suo originario impulso ispiratore, sino a rendere irriconoscibile la sua primitiva ispirazione. Infatti, così si espresse a tale proposito Rudolf Steiner nella conferenza del 15 giugno 1923, in Die Geschichte und die Bedingungen der anthroposophischen Bewegung im Verhältnis zur Anthroposophischen Gesellschaft. Eine Anregung zur Selbstbesinnung. Acht Vorträge, gehalten in Dornach vom 10. bis 17. Juni 1923, GA-258, Rudolf Steiner Verlag, Dornach, 1981, pp.110-111, La storia e le condizioni del movimento antroposofico in relazione alla Società Antroposofica. Uno stimolo per l’autoriflessione. Otto conferenze tenute a Dornach dal 10 al 17 giugno 1923 :

«Tuttavia, questa Scienza Occulta apparve all’incirca solo un anno e mezzo dopo, ma il suo contenuto essenziale, la rivelazione del contenuto essenziale di essa cade assolutamente nel primo periodo dello sforzo antroposofico. Nel corso di quel periodo, sino al 1905 o al 1906, una ben precisa speranza era assolutamente giustificata. Era la speranza che progressivamente il contenuto antroposofico avrebbe potuto divenire semplicemente il contenuto della Società Teosofica».    

«Diese «Geheimwissenschaft» erschien allerdings etwa eineinhalb Jahre später erst gedruckt, aber der wesentliche Inhalt, die Bekanntmachung des wesentlichen Inhaltes fällt durchaus in die erste Periode anthroposophischen Strebens. In dieser Periode war durchaus bis zum Jahre 1905 oder 1906 eine ganz bestimmte Hoffnung berechtigt. Es war die Hoffnung, daß allmählich der anthroposophische Inhalt der Lebensinhalt der Theosophischen Gesellschaft überhaupt werden könnte».

Del resto, nell’epoca dell’ormai dilagante materialismo, anche se vi erano personalità che «avrebbero dovuto», in Austria e in Germania, per la loro passata statura spirituale, come l’insigne goetheanista Karl Julius Schöer, o il filosofo e psicologo Franz Brentano, molto apprezzato da Rudolf Steiner, collegarsi, o addirittura porsi al cuore, al centro, del movimento di rinascita o di rinnovamento spirituale – come osserva acutamente Christian Lazaridès – non poterono incarnare sufficientemente le loro forze spirituali, al punto tale che Rudolf Steiner dovette ‘accollarsi’ il loro karma, compensare la loro ‘assenza’, e portare a compimento, a pieno sviluppo spirituale quel che in essi era appena germinante. O addirittura si spezzarono, in una sorta di martirio spirituale, come Friedrich Nietzsche. I tentativi di fecondare con impulsi spirituali la cultura e la scienza dell’epoca da parte di Rudolf Steiner, tentativi portati avanti per un ventennio, non incontrarono veruna accoglienza, né alcuna seria comprensione. E a quell’epoca, in Germania, gli unici che aspiravano, pur con tutti i loro notevoli limiti, ad una conoscenza spirituale erano i teosofi. Per cui fu un ‘passo obbligato’ per Rudolf Steiner rivolgere a loro la parola rivelatrice della novella Conoscenza spirituale, e aprire ai coraggiosi, e ai volenterosi, la ‘Via dell’Iniziazione’. In quel cruciale momento del destino, l’unica – veramente l’unica – personalità, che comprese la grandezza spirituale di Rudolf Steiner, e di conseguenza gli pose la fatidica ‘domanda’, che permise a lui, in base alle rigorose leggi occulte, di ‘parlare’, fu l’allora Marie von Sivers, la futura Marie Steiner. Già solo per questo motivo, il sincero, e leale, cercatore spirituale le deve infinita gratitudine e venerazione.

Il 20 ottobre 1902, dopo due anni di conferenze al gruppo teosofico di Berlino, nei quali svolse i temi poi apparsi rielaborati in libri come Die Mystik im Aufgange des neuzeitlichen Geisteslebens und ihr Verhältnis zur modernen Weltanschauung, La Mistica all’alba della vita spirituale dei nuovi tempi e il suo rapporto con la moderna concezione del mondo, GA-7, e Das Christentum als mystische Tatsache und die Mysterien des Altertums, Il Cristianesimo quale fatto mistico e i Misteri dell’Antichità, GA-8, allorché il numero dei membri aveva oramai superato il centinaio, Rudolf Steiner aderì alla Società Teosofica e fu sùbito eletto Segretario generale per i paesi germanofoni, ossia Germania, Austria, e Svizzera tedesca. È significativo del suo reale intento, e del suo assolutamente autonomo orientamento, come, la sera stessa del 20 ottobre 1902, davanti ad tutt’altra cerchia, egli tenesse una conferenza all’interno di un ciclo, intitolato Da Zarathustra a Nietzsche. Storia dell’evoluzione sulla base delle concezioni del mondo dalle più antiche epoche orientali sino al presente, ovvero una Antroposofia. Ed è un peccato che di una così importante conferenza non sia rimasta nessuna stesura stenografica. Rudolf Steiner stesso ricorderà più volte questo particolare in varie sue conferenze rievocative della storia del movimento antroposofico, e persino nel XXX capitolo della sua autobiografia, La Mia vita

Tre giorni dopo la sua adesione alla Società Teosofica, e la sua elezione a Segretario generale della neonata sezione tedesca della medesima, il 23 ottobre 1902, Rudolf Steiner si fece ammettere pure nella Esoteric School of Theosophy, fondata da H.P. Blavatsky nel 1888, tre anni prima della sua morte. Era il periodo in cui la Blavatsky era rientrata dall’India, dopo una permanenza in Germania. Il periodo in cui scrisse The Secret Doctrine, La dottrina segreta, opera scritta allorché ella era oramai caduta sotto l’influenza di occultisti indiani della ‘mano sinistra’, mentre nel periodo americano l’altra sua opera Isis Unveiled, Iside svelata, era stata scritta mentre era ancora, in parte, sotto ispirazione ‘rosicruciana’. Rudolf Steiner rimase formalmente legato alla Scuola Esoterica della Società Teosofica per dieci anni, dal 1902 al 1912, ossia sino alla necessaria, obbligata, separazione dalla Società di Adyar, a causa dell’infatuazione visionaria e ritualistica, che portò alla  fondazione dell’Ordine della Stella d’Oriente, e la proclamazione del giovanissimo Jiddu Krishnamurti,  col nomen mysticum di ‘Alcione’, come Istruttore del Mondo’, il terrenamente e, a loro dire, umanamente rinato ‘Cristo’. Ma nulla egli trasse dalla Scuola Esoterica blavatskyana, se non l’autorizzazione a portare nella sezione tedesca della Scuola Esoterica il proprio insegnamento, essendogli stato altresì riconosciuto, in séguito, il 10 maggio 1904, da Annie Besant il titolo di Arch-Warden, ossia di dirigente responsabile della medesima all’interno dei paesi di lingua tedesca.

Contrariamente alla Scuola Esoterica facente capo ad Annie Besant, di impostazione orientaleggiante ‘yoghica’ – ma di un ‘Oriente’ e di uno ‘Yoga’, ampiamente rivisto e corretto nello stile ‘teosofico’ di Adyar, su cui vi sarebbe moltissimo da dire e da eccepire – Rudolf Steiner organizzò sùbito la propria Scuola Esoterica in senso ‘rosicruciano’, strutturandola progressivamente in tre Classi: una prima Classe a carattere generale, nella quale i membri, dopo un iniziale noviziato, chiamato ‘probazionismo’, ricevevano personalmente una serie di esercizi e mantram particolari, redigevano quotidianamente un diario delle pratiche compiute, delle quali rendevano poi conto a Rudolf Steiner, o a due suoi delegati, partecipavano alle ‘esoterische Stunden’, ossia alle ‘lezioni’ o ‘ore d’insegnamento esoterico’ tenute dallo stesso Rudolf Steiner, e s’impegnavano al più rigoroso segreto circa gl’insegnamenti e le pratiche ricevute; una seconda e terza Classe, a carattere ‘erkenntnis-kultisch’, ossia ‘cultico-conoscitivo’, detta ‘Mystica Aeterna’, o ‘Misraim Dienst’, ‘Culto’ o ‘Liturgia’ o ‘Rituale Misraimita’. La seconda Classe era articolata in tre gradi nei quali si svolgevano cerimonie rituali di carattere ‘egiziaco’, mentre la terza Classe articolata, a sua volta, in sei gradi, era riservata a pochissimi: in essa il lato cerimoniale era progressivamente ridotto, sino a lasciare spazio negli ultimi gradi solo all’insegnamento esoterico e alla pratica meditativa. Della ‘Mystica Aeterna’ avrò modo di parlare più diffusamente nel proseguo di questo mio studio, anche perché – sarà un doloroso ‘atto dovuto’ il compierlo – dovranno essere sfatate alcune ‘leggende’, fabbricate ad arte, e demolite alcune interessate, sacrileghe, mistificazioni, di coloro che abusano di un sì sacro, nobile, nome.

Già nel 1907, rifiutandosi Rudolf Steiner categoricamente di usare, e di diffondere, gli aberranti insegnamenti di Charles Webster Leadbeater, ai quali si era uniformata Annie Besant, fu fatale che la rosicruciana Scuola Esoterica di Rudolf Steiner si separasse completamente dalla oramai sempre più degenerescente, orientaleggiante, Esoteric School of Theosophy della Società Teosofica di Adyar. Poi, nel 1912, vi fu la completa separazione dalla Società di Adyar, e la fondazione della Società Antroposofica. Nel 1914, allo scoppio della prima guerra mondiale, sia per ragioni pratiche – in Germania vi era un militarismo militante, che si mostrava fortemente ostile all’Antroposofia, la cui Società veniva aggredita con calunniose accuse varie – sia per ragioni strettamente occulte e spirituali – tra cui alcuni gravi tradimenti avvenuti – Rudolf Steiner sciolse le tre Classi della Scuola Esoterica, due delle quali non vennero da lui mai più riaperte. A partire dal 1918, vi furono da parte sua alcuni tentativi di riaprire la Scuola Esoterica, ma ogni volta fu per lui doveroso constatare che mancavano assolutamente le necessarie condizioni spirituali. Solo nel febbraio del 1924, Rudolf Steiner, dopo il Convegno di Natale, e la fondazione della Società Antroposofica Universale, riaprì, in forma metamorfosata la prima Classe della novella Scuola Esoterica. Ma l’inadeguatezza, e la mancanza di serietà, la colpevole negligenza di molti, troppi, membri della medesima, e addirittura persino un gravissimo, vero e proprio ‘tradimento’,  fecero sì che Rudolf Steiner dovette interrompere le ‘lezioni esoteriche’, rinunciò a riaprire la seconda e la terza Classe, nelle quali avrebbe dovuto risorgere in maniera metamorfosata la ‘Mystica Aeterna’. Ciò rappresentò un grave vulnus per il movimento spirituale, e – a mio modo di vedere, ma ovviamente non solo mio – furono proprio le inadeguatezze, la superficialità, la mancanza di serietà, le negligenze, e i tradimenti, e le profanazioni degli antroposofi ciò che prima fece ammalare, e poi condusse alla tomba, Rudolf Steiner. Le tragiche vicende del movimento antroposofico dopo la morte del Maestro stanno a dimostrarlo, e sono – per chi voglia vederle, e non voglia illudersi – in maniera eloquente sotto gli occhi di tutti.  

Nell’ultimo colloquio che Giovanni Colazza ebbe con Rudolf Steiner, questi gli fece la predizione che «se il movimento antroposofico fosse fallito in Germania, sarebbe rinato in Italia in una forma nuova, giovanile, non burocratica, non cristallizzata in forme organizzative esteriori». Un discorso simile me lo fece in altra forma, e me lo ripeté in vari colloqui, Hella Wiesberger, la quale ben conosceva la figura di Giovanni Colazza, la sua eccezionale statura spirituale, quanto egli fosse caro a Rudolf Steiner e a Marie Steiner. Ora, tenendo conto di quel che più volte affermò Rudolf Steiner, ossia che nell’ultimo terzo di ogni secolo i Rosacroce dànno un impulso spirituale nuovo, ad uno sguardo interiore sagace non può sfuggire l’importanza dell’azione dell’Opera di Massimo Scaligero, la quale proprio a partire dal 1970 cominciò ad avere una più vasta diffusione. In effetti, dal 1970 al 1980 Massimo Scaligero scrisse e pubblicò ben diciotto libri, comprese due rielaborate edizioni del Trattato del Pensiero Vivente, per non menzionare gli undici suoi testi, da Iniziazione e Tradizione a Graal, già apparsi tra il 1956 e il 1969. L’Opera di Massimo Scaligero porta in sé l’aureo ed adamantino sigillo della Rosacroce, ed io posso testimoniare personalmente come egli agì, con totale abnegazione, sino alle ultime ore della sua vita, ad indicarci – chiedendo ad alcuni di noi, in quelle sue ultime ore, di rimanere ad ogni costo fedeli ad essa –  la rosicruciana ‘Via del Pensiero Vivente’, ossia ‘Via del sublime eroismo’.

Nel proseguo di questo studio, verranno da me tradotte e pubblicate alcune ‘lezioni’, in larga parte inedite, della prima Classe della originaria Scuola Esoterica, quella che operò dal 1904 al 1914. Esse saranno di fondamentale importanza per il tema della ‘impresa del Graal’, perché tale ‘impresa’ necessita, come chiariscono le parole di Rudolf Steiner più sopra riportate, dello scenario cosmologico e cosmogonico della Scienza dello Spirito, che il Maestro nella sua Scienza Occulta, chiama appunto ‘Scienza’ o ‘Sapienza del Graal’.   

2 pensieri su “LA RICERCA DEL SANTO GRAAL. PRIMA PARTE: INTRODUZIONE.

  1. Buongiorno sig. de Paganis,
    per quello che può valere, le dico che i suoi sforzi trovano in me un sincero, assiduo lettore. Il suo lavoro non è né sarà vano se accolto nel giusto modo e con il dovuto rispetto. Questo è ciò che cerco di fare. Traspare talvolta dai suoi scritti una sofferenza, un vero rammarico per molti compagni di viaggio spirituale entrati in conflitto forse più con se stessi che con il percorso stesso. A questo proposito, io non possiedo strumenti conoscitivi per entrare nel merito, pertanto posso soltanto comprendere il suo sentimento dopodiché approfittare del suo alacre lavoro e di quello di voi tutti del blog e studiare, conoscere di più e – possibilmente – elevare la mia anima dalla sua prigionìa verso l?assoluto dello Spirito. Grazie pertanto del suo impegno e buon lavoro.

    • Grazie a Lei, Nicodemo, per le Sue parole! Io cerco di perdere meno tempo e forze negli stati d’animo, che non aiutano mai una situazione, e penso solo a fare il lavoro necessario!

      Hugo de’ Paganis

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