LA RICERCA DEL SANTO GRAAL. TERZA PARTE.

61646423_291842641697652_510237132602736640_n

Massimo Scaligero in un testo che mi è infinitamente caro – Avvento dell’Uomo Interiore. Lineamenti di una tecnica dell’esperienza sovrasensibile, G. C. Sansoni, Firenze, 1959, che riapparirà nel 1976 leggermente rielaborato come L’Uomo Interiore. Lineamenti dell’esperienza sovrasensibile, Edizioni Mediterranee, Roma – affronta con parole di incisiva chiarezza, senza concedere veruna attenuazione a quanto descrive, la tragica condizione dell’uomo attuale, e l’origine umano cosmica di tale condizione. A p. 11 di questo testo, ove metterò in evidenza alcuni punti di estrema importanza, così scrive:

«La grandezza, la capacità di visione di un tipo superiore di uomo della preistoria, si spiegano con la presenza in lui di un «principio di luce», che tuttavia – come si vedrà – non gli apparteneva. Lo guidava trascendendolo; e l’operare umano era in tanto creativo in quanto si conformasse ad esso».

Ovvero, l’essere umano in quella condizione di sovrumana grandezza, aveva sì una coscienza sovrasensibile, ed un magico potere di volontà, ma non era né autocosciente, né libero. Essere cosciente non significa di per sé essere anche autocosciente. L’essere umano era ‘travolto’ dall’azione delle Gerarchie celesti in lui, così come quelle stesse celesti Gerarchie erano, e sono, ‘travolte’ dal Divino, dall’Assoluto. Non l’uomo pensava ed agiva, bensì le Gerarchie pensavano e agivano in lui, attraverso lui, e per lui: era il conoscere e l’agire di quelle elevate Entità spirituali in lui, non il suo conoscere ed agire. Così, a p. 15, possiamo leggere che, onde l’uomo realizzasse Autocoscienza, Libertà, e Amore, quella condizione originaria di sovrumana grandezza, quello ‘stato primordiale’, nel quale l’uomo era tutt’uno col Divino, sperimentava senza resuidui la comunione, l’identità, col Divino, doveva andare smarrita:

«È l’esperienza della libertà: che non può essere al principio, essendovi al principio solo necessità. Ma tra lo stato di illuminazione originaria e la possibilità di una illuminazione cosciente, v’è una fase intermedia, che è inevitabilmente fase di oscuramento: lunga per i suoi trapassi, per le sue crisi e per le mutazioni che si verificano nella costituzione interiore dell’uomo. La coscienza si strappa alla trascendenza per darsi la dimensione individuale e per resuscitare – se così si può dire la trascendenza entro se stessa».  

Poche righe dopo, pp.15-16, in un solo paragrafo, Massimo Scaligero dà il senso dell’intera opera e la connessione della stessa opera con l’impresa del Graal, e per ciò col tema stesso del presente studio:

«L’uomo potrà un giorno ridestare in sé la luce originaria – quella che «risplende nelle tenebre» – e rendere il pensiero cosciente (acquisito attraverso l’apparente discesa in una sfera anti-metafisica) organo di percezione dello Spirituale, nel mondo che per ora in lui è dominato dall’incosciente e da una natura animale: potrà riconoscere come questa sia in effetto l’impresa per cui si può compiere nella realtà umana l’evento adombrato nel mito del Graal. Diviene atto ciò che è stato posto come germe invisibile per virtù di un culto perenne, ai confini del sensibile, simbolicamente riflesso nella imagine del San Graal: il cui mistero, appena alluso nella leggenda, riguarda le possibilità future dell’uomo cui sia dato, tra le molte dialettiche, distinguere già ora la «parola dello Spirito».  

Poi, alle pp. 40-41, Massimo Scaligero descrive il processo di involuzione, attraverso il quale l’essere umano si distacca progressivamente dalla comunione col Trascendente, col Divino, e, sempre più degradandosi, ‘precipita’ in quella natura fisiologica umano-animale, per cui la dimensione corporea diviene sempre più – secondo la concezione orfico-pitagorica e platonica – soma-sema, ossia per l’anima e lo spirito umano, il corpo è prigione, il corpo è addirittura una tomba. Infatti, ivi così leggiamo:

«il livello della razionalità rappresenta l’ultimo gradino della discesa dell’uomo interiore, da un primordiale stato trascendente, verso la densità dell’essere fisico, secondo una direzione che le dottrine tradizionali contemplano come il decorso delle Quattro Età: dell’oro, dell’argento, del rame, del piombo.

Da un originario grado di coscienza «magico-solare» (krita-yuga) per cui è ancora uno col mondo degli Dei, l’uomo passa all’e s p e r i e n z a  d i  s é  tendendo a limitarsi a un mondo finito, ossia a un mondo che va decadendo in relazione alla inclinazione di lui verso la «finità», onde egli comincia a percepire l’originaria essenza come altra da sé: ora come «ispirazione» (tretâ-yuga); indi portando a ulteriori conseguenze tale adesione ad un mondo di molteplicità, egli trae il senso di sé da una coscienza che, ormai, soltanto nella forma mediata delle imagini, riflette le antiche ispirazioni: è il dvapâra-yuga, l’età della mitogenia e delle grandi figurazioni cosmico-simboliche, non necessarie all’età precedente, ma ora necessarie a seguire in rappresentazioni adeguate le forme virtuali di una visione spirituale che, come percezione diretta, è perduta».  

Con la ‘caduta’ allusa nel libro della Genesi, l’essere umano si è degradato, affondando sempre più nel fango della natura fisiologica di una corporeità umano-animale sino ad obliare completamente la sua origine divina. Ma s’egli è disceso da quella vertiginosa altezza spirituale giù nell’oscurissimo baratro di questa natura corporea, che lo astringe e lo costringe ad identificarsi ad una condizione peggiore di quella animale, tutto ciò tuttavia ha un senso. E in relazione a ciò, così scrive Massimo Scaligero a p. 57 del suo Avvento dell’Uomo Interiore:

«In realtà l’Io superiore è divenuto ego, perché l’ego si faccia Io superiore. Si può dire che l’uomo originario è stato strappato alla trascendenza da potenze superiori e avviato a un’esperienza del mondo finito, perciò lungo una «via discendente», il cui senso è riflesso nel simbolismo delle Quattro Età. S e  d e l l a  c o n d i z i o n e  s u p e r i o r e  p r o p r i a  a l l a  P r i m a  E t à, o  «E t à  d e l l’ o r o»,  l’ u o m o  f o s s e  s t a t o  v e r a m e n t e  a u t o r e  e  s i g  n o r e, c e r t a m e n t e  n o n  s a r e b b e  p o t u t o  d  e  c  a d e r e  d a  e s s a. Si tratta, in effetto, della condizione superiore nella quale egli era contenuto, era ispirato, non libero. Perché gli nascesse la libertà, fu avviato, per così dire, verso condizioni inferiori: lungo una discesa il cui termine ultimo è talora contemplato e  con precisione rappresentato nei testi tradizionali. La decadenza, l’«età oscura», la degradazione razionalistica, erano previste dalla scienza tradizionale. Chi consideri ciò, senza passiva remissione o ad un tradizionalismo misticheggiante o ad un positivismo agnostico, può afferrare il senso del decorso delle Quattro Età e delle dottrine correlative».

Nel X. Capitolo del suo Avvento dell’Uomo interiore, intitolato L’Albero di Vita e la Luce dal San Graal, Massimo Scaligero, mostra quale sia ‘Eccelsa Mèta’ – per usare una bella ed espressiva immagine del Buddha Shakyamuni – alla quale può, e soprattutto deve, tendere l’uomo per la sua salvezza. L’uomo divenne ‘mortale’ in quanto gli fu proibito di nutrirsi dei frutti dell’Albero della Vita, e per di più fu cacciato dal Giardino dell’Eden. Ma l’uomo può, e deve, riconquistare l’accesso al Mondo Spirituale, ritrovare e reintegrarsi nello ‘stato primordiale’, nuovamente nutrirsi dei frutti dell’Albero della Vita: questa è l’eroica impresa della ‘conquista del San Graal’. Infatti, così è scritto, a p. 232, dell’Avvento dell’Uomo Interiore:  

«Per la possibile «resurrezione» dell’uomo spirituale dopo la «caduta», l’Albero della Vita fu sottratto allo sguardo e alla brama di lui: fu preservato da ogni possibile guasto, e l a  s u a  v i r t ù  f u  c u s t o d i t a  f u o r i  d e l l o  s p a z i o e  d e l  t e m p o, f i n o  a  c h e  f o s s e r o  m a t u r i  g l i  e v e n t i: è la forza celeste dell’Io, attraverso i millenni mantenuta intatta per il giorno in cui l’uomo si risvegli, in quanto, nel contemplare la condizione della «caduta», gli sorga la consapevolezza della sua origine, che è già moto dell’Io. È la forza della immortalità, l’alimento eterno di vita di cui sono custodi, presso l’invisibile Rocca del Graal, gli Iniziati che seguono la vicenda dell’uomo, sin dal tempo che precede il tempo fisico, quando nel corpo spirituale di lui si compenetrano armonicamente l’ètere del calore, l’ètere della luce, l’ètere del suono e l’etere della vita, come gradi o forme della sua beatitudine di essere».

Più volte in questo X. Capitolo dell’Avvento dell’Uomo Interiore, Massimo Scaligero si richiama all’impresa del Graal come al senso di tutta l’Ascesi, e al contempo come al senso di tutta la tragedia che caratterizza l’evoluzione terrestre dell’umanità. E nello svolgere i suoi pensieri Massimo Scaligero si ricollega direttamente a quanto Rudolf Steiner espone in questa serie di ‘lezioni esoteriche’, e in particolar modo alla Leggenda del Legno della Croce o Leggenda Aurea, come egli stesso usava chiamarla. Infatti, così scrive Massimo Scaligero alle pp. 236-237 del suo citato aureo libro:

«Quando nel mito si parla di una  «Fontana di Giovinezza» e di riconquista dell’«Albero di Vita», si allude appunto all’impresa grazie alla quale l’ètere della vita può rifluire nella costituzione dell’uomo che parimenti non sfugga il sensibile né si sommerga in esso, ma lo sperimenti con le pure forze interiori. Si può ravvisare in tale impresa – che si svolge nell’invisibile, come serie di atti interiori – quella che all’Iniziato apre il varco al San Graal: onde egli incontra le autentiche Guide dell’umanità.

Nella conoscenza che si ridesta grazie al pensare liberato, l’uomo può riaccostarsi all’Albero di Vita: la nascita del pensare puro è in sostanza l’inizio di una trasmutazione che opera alle radici della brama e simultaneamente è il nuovo fluire nell’anima dell’ètere dell’immortalità. È il legno della Croce che rinverdisce e fiorisce: è il compiersi dell’evento iniziatico verso il quale tendono tutte le tradizioni dello spirito, anche quando nella loro formulazione dottrinaria non ne rechino la consapevolezza e non rivelino che il compimento è in realtà un accedere al Mistero del San Graal. In verità, occorre sottolineare che ogni preparazione iniziatica non è autentica se non si compie – sia pure inconsapevolmente nella fase preliminare – in vista di un simile evento. Ogni ascesi, o disciplina interiore, al livello in cui si svolge, è collegata per mediazioni relative al suo grado, con il Mistero del Graal, se non è un modo di rafforzarsi dell’egoismo umano. E il Mistero del Graal è il fondamento della reintegrazione umana. Il suo carattere è essenzialmente cristico. Ma non occorre presupporre un tale carattere per realizzarlo: anche se non si sappia nulla del Cristo, o lo si chiami con altro nome, la giusta esperienza trasmutatrice conduce ad esso».

Il tema della redenzione del pensiero, della resurrezione del pensare dal cadavere della riflessità attraverso la ‘Via del Pensiero Vivente’, attraverso l’Ascesi della Concentrazione, e il tema dell’impresa del Graal, sono stati il filo d’oro dell’insegnamento di Massimo Scaligero sin da quando egli – che pure in origine aveva scelto il silenzio – dietro un atto d’imperioso invito del Mondo Spirituale, si decise a compiere quello ch’egli definì il ‘sacrificio della parola’. Sin dal suo primissimo scritto Iniziazione e Tradizione, pubblicato allora sotto il trasparente nom-de-plume di ‘Antonio Massimo’, e apparso, senza indicazione della data, nel 1956 per una neonata Edizioni “Tilopa”, Roma, dove nella quarta parte di quel libretto, così scrive alle pp. 42-45:

«Coloro che sino alla nostra epoca sono stati custodi della Sapienza primordiale, hanno la missione di insegnare, a chi si volga ad essi con purità di cuore, come l’Io Superiore, il Principio Eterno dell’uomo, rimasto intatto nella sua essenza, oltre ogni divenire spazio-temporale, è rinato per l’uomo, grazie a un rito e a un mistero di cui nel mondo si ha soltanto una debole e deformata eco. I Maestri della Iniziazione hanno potuto comunicare ciò nei seguenti termini: «Quello che novellamente è nato nell’umanità, il mistero dell’Io Superiore, viene custodito da una segreta comunità. La continuità del Mistero che novamente si appressa all’anima dell’uomo là dove essa può trovare il suo intimo principio non riducibile alla natura, si esprime con un simbolo: la Coppa di cui si servì il Cristo la sera dell’ultima cena e nella quale vennero poi raccolte stille del Suo sangue da Giuseppe d’Arimatea». Secondo la leggenda, la sacra Coppa venne portata dagli Angeli in Occidente e qui venne eretto per essa un tempio dove i fratelli della Rosa-Croce divennero custodi dell’essenza del Dio che, vincendo la morte, suscita la nuova nascita dell’Io. Il Mistero del Dio novellamente nato, oltre il dominio della morte, attende inconosciuto l’uomo che sappia svincolarsi dall’incantesimo della esistenza esteriore. È il Mistero del San Graal: che si pone come la via attuale della Iniziazione, L’evangelista Giovanni poté dire: «In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio». E poté annunciare che «Il Verbo si è fatto carne». Tuttavia, ciò che questo significa non può essere ritrovato attraverso nessuna parola scritta o parlata, ma solo grazie a un rapporto radicale con quello che realmente, come evento cosmico, si è verificato con il Sacrificio del Golgotha e che è appena riflesso nei Vangeli. […]

Soltanto una conoscenza sovrasensibile, indipendente dalla disanimata eco delle antiche iniziazioni – che erano semplicemente restaurazioni sempre più deboli di una illuminazione che si andava perdendo e ormai è definitivamente perduta sia in Oriente che in Occidente – e portata agli uomini da uno dei custodi della Saggezza primordiale, può far intravvedere la direzione verso tale via. Egli [sc. il Maestro dei Nuovi Tempi] l’ha veramente mostrata. E questa nostra sintesi deriva dal suo insegnamento: al quale possiamo rimandare il lettore che intenda attingere alla fonte diretta.

Viene insegnato da tale Maestro come «Colui che era al principio con Dio» sia nato di nuovo nell’Essere che, vincendo la morte, ha impresso nel segreto della sostanza minerale dell’uomo fisico la potenza della Resurrezione. Ormai il compito dell’iniziato è far affiorare in sé, per il veicolo del pensare liberato, il principio interiore, indipendente dalla natura e dalla terra, per via del quale unicamente ci si può riconnettere con il proprio Maestro: principio della individualità integrale, che perciò può compiere l’Operatio Solis. Esso può visitare interiora terrae e suscitare la vitù adamantina, il potere che risolve la mineralità della «pietra nera». È la Via del Diamante-folgore o la Via del San Graal. […]

Al principio era il Mistero dell’Io Superiore umano: esso permane come segreto della «pietra fulgurea» perduta prima da Lucifero e poi ancora da Adamo. Perciò nella Rocca del Graal è custodito il Mistero dell’Io imperituro dell’uomo. Coloro ai quali è possibile contemplare questo Mistero, sanno che per giungere al centro spirituale originario, debbono affrontare l’enigma dell’esperienza cruciale che suggella il segreto della trasmutazione del male e della morte, attraverso la «questione» risolutiva che l’Io pone alla sua essenza perenne, affermandosi già in ciò come un affiorare dell’Io superiore medesimo. […]

L’impresa del Graal è più che mai innanzi alla decisione dell’uomo, per il suo essere o per il suo non essere: l’enigma del Graal è attuale ed è la possibilità di liberazione dell’avvenire. La questione del Graal deve essere posta dall’iniziato, dal ricercatore di quel centro spirituale per il quale soltanto si dissolvono le parvenze e l’errore del mondo. La via del Graal è ancora oggi sconosciuta, ma può essere ritrovata, se l’attaccamento alla parvenza terrestre e ad ogni sua proiezione dottrinaria spiritualistica e tradizionale, non ha del tutto spento lo slancio verso l’imperituro, l’amore per l’infinito, la volontà di liberazione». 

Queste parole di Massimo Scaligero sono la migliore introduzione, nonché il miglior commento, a quanto Rudolf Steiner va comunicando in queste ‘lezioni esoteriche’. La cosa risulterà ancor più chiara dai contenuti delle prossime ‘lezioni’, che appariranno su questo temerario blog. In particolare, l’attento e diligente lettore ben consideri quanto una figura come Epimèteo – il post-pensante – corrisponda al morto, esangue, disanimato pensiero riflesso, che si riempie di un umbratile contenuto, come l’immagine virtuale in uno specchio, solo dopo che i sensi hanno agito sul soggetto della percezione e del pensare, mentre Promèteo – il pre-pensante – corrisponde a quel vivo pensare che è indipendente, e  prima, della percezione , la quale viene ad esistere unicamente perché il moto vivente di luce del pensare predialettico tesse la forma formata del percepito. Il pensare è il prius, l’antecedente assoluto, la dynamis, la vivente forza formante del percepito. Il candido lettore ben mediti questa fondamentale ‘lezione esoterica’ di Rudolf Steiner, che viene pubblicata qui di séguito.

                                                     ***

La leggenda di Prometeo

Berlino, 7 ottobre 1904

L’ultima volta ho tentato di mostrarvi come avvenisse l’Iniziazione nelle antiche logge druidiche. Oggi vorrei esporvi qualcosa che è certamente imparentato con quello che tuttavia però è forse apparentemente un po’ distante. Ma vedremo come impareremo a conoscere la comprensione dell’evoluzione della nostra umanità sempre più nella sua profondità.

Avete visto dalle mie varie conferenze del venerdì, che il mondo delle leggende dei diversi popoli hanno un contenuto profondo, e che i miti sono l’espressione di profonde verità esoteriche. Ora, vorrei oggi parlare di una delle leggende più interessanti, di una leggenda, che sta in relazione con l’intera evoluzione della nostra quinta razza radicale. Inoltre vedrete al contempo, come l’esoterista può attraversare sempre tre gradini di comprensione del mondo delle leggende.

Dapprima le leggende vivono in un qualsiasi popolo, e vengono prese exotericamente, in maniera letterale-esteriore. Poi comincia l’incredulità in questa comprensione letterale delle leggende, le persone colte cercano un significato simbolico, allegorico, delle leggende. Ma dietro queste due interpretazioni stanno ancora altre cinque interpretazioni; giacché ogni leggenda ha sette interpretazioni. La terza è quella, nella cui condizione siete voi, è quella di prendere in un certo senso le leggende alla lettera. Del resto dovete soltanto imparare a comprendere il linguaggio nel quale le leggende sono redatte. Oggi desidero parlare su una leggenda, la cui comprensione non così facile da conseguire, sulla leggenda di Prometeo.

In un capitolo del secondo volume della Dottrina Segreta di H. P. Blavatsky  troverete qualcosa su di essa, e da quel capitolo scorgerete pure quale profondo contenuto vi sia in questa leggenda. Tuttavia, non è sempre possibile, in scritti stampati, dire le cose ultime. Oggi possiamo andare ancora un po’ aldilà delle comunicazioni contenute nella Dottrina Segreta di H. P. Blavatsky.

Prometeo appartiene al mondo delle leggende greche. Lui e suo fratello Epimeteo sono i figli di un Titano, Giapeto. E gli stessi Titani sono i figli della più antica Divinità greca, di Urano e della sua sposa Gea. Urano, tradotto in tedesco, significherebbe «il Cielo» e Gea «la Terra». Sottolineo, inoltre, espressamente che Urano nel mondo greco è come Varuna nel mondo indiano. Prometeo è quindi un Titano, un discendente dei figli di Urano e di Gea, ed anche suo fratello Epimeteo. Il più giovane dei Titani, Kronos, il Tempo, ha detronizzato suo padre Urano e si è impadronito del potere per sé. Per questo egli fu di nuovo detronizzato da suo figlio Zeus e cacciato con tutti i Titani nel tartaro, nell’Abisso o nel Mondo Infero. Solo il Titano Prometeo e suo fratello Epimeteo aiutarono Zeus. Essi stavano allora dalla parte di Zeus e lottarono contro gli altri Titani.

Ora, però, Zeus voleva sterminare pure il genere umano, che era diventato arrogante. Allora Prometeo si fece avvocato del genere umano. Egli meditò a come egli potesse dare qualcosa al genere umano, col quale esso potesse salvar se stesso, e non essere più semplicemente dipendente dall’aiuto di Zeus. Ci viene così raccontato come Prometeo abbia insegnato agli uomini l’uso della scrittura e le arti, e soprattutto l’uso del fuoco. Per questa ragione, tuttavia, egli ha attirata su di sé la collera di Zeus. E a causa di questa collera di Zeus, egli fu incatenato sul Caucaso e lì dovette sopportare per lungo tempo grandi tormenti.

Ci viene inoltre raccontato come gli Dèi, con Zeus in testa, fecero approntare ad Efesto, il Dio dell’arte del fabbro, una statua femminile. Questa statua era dotata di tutte le proprietà, che sono l’ornamento esteriore della stirpe umana della quinta razza radicale. Questa statua femminile era Pandora. Pandora fu spinta a recare doni all’umanità, dapprima al fratello di Prometeo, ad Epimeteo. A dire il vero Prometeo mise in guardia il fratello dall’accettare questi doni, questi, tuttavia, si fece persuadere ed accettò i doni degli Dèi. Tutto fu riversato, soltanto una cosa fu trattenuta: la speranza. Questi doni sono in gran parte piaghe e dolori per l’umanità; solo la speranza rimase nel vaso di Pandora.

Prometeo venne quindi incatenato sul Caucaso, ed un avvoltoio gli rode continuamente il fegato. Lì egli soffriva. Ma egli sa qualcosa che è garanzia per la sua salvezza. Egli conosce un segreto, che nemmeno Zeus conosce, ma che questi vuole sapere. Egli invece non lo rivela, malgrado che Zeus gli invii il messaggero degli Dèi, Hermes.

Ora, nel corso della leggenda ci viene raccontata la sua stupefacente liberazione. Viene raccontato come Prometeo possa essere liberato attraverso l’intervento di un Iniziato.. E un tale Iniziato fu il greco Ercole; Ercole, che aveva eseguito le dodici fatiche. L’esecuzione di queste dodici fatiche è la realizzazione di un Iniziato. Sono le dodici prove dell’Iniziazione, simbolicamente espresse. Inoltre di Ercole viene detto che si sia fatto iniziare nei Misteri Eleusini. Egli riesce a salvare Prometeo. Tuttavia qualcuno doveva, inoltre, sacrificarsi, e per Prometeo si sacrificò il Centauro Chirone. Questi già allora  soffriva di una incurabile malattia. Egli era metà animale, metà uomo. Egli patisce la morte e attraverso ciò Prometeo venne salvato. Questa è la struttura esteriore della leggenda di Prometeo.

In questa leggenda vi è l’intera storia della quinta razza radicale, e in essa è racchiusa reale sapienza dei Misteri. Questa leggenda veniva raccontata realmente in Grecia come leggenda. Ma anche nei Misteri essa veniva rappresentata realmente cosicché il discepolo dei Misteri vedeva davanti a sé il destino di Prometeo. E in questo egli doveva vedere il passato e il futuro dell’intera quinta razza radicale. Voi potete raggiungere la comprensione di essa, se prendete in considerazione una cosa.

Soltanto a metà della razza lemurica venne raggiunto quel che viene designato come l’umanazione; umanazione nel senso di come oggi abbiamo uomini. Questa umanità veniva guidata dai grandi Istruttori e dalla grandi Guide, che designiamo come i «Figli della nube di Fuoco». Anche oggi l’umanità della quinta razza radicale viene guidata da grandi Iniziati, ma i nostri Iniziati sono di un altro genere delle allora Guide dell’umanità.

Dovete ora chiarirvi questa differenza. Vi è una grande differenza tra le Guide delle due precedenti razze e le Guide della nostra quinta razza radicale. Anche le Guide di quella razza erano riunite in una fraterna Loggia Bianca. Ma questi non avevano compiuto la loro precedente evoluzione sul nostro pianeta terrestre bensì su altri teatri. Essi erano discesi sulla Terra già come maturi uomini superiori, per istruire gli esseri umani, che erano ancora nella loro infanzia, al loro primo sorgere, per insegnare loro le prime Arti, delle quali avevano bisogno. Questo periodo di apprendistato durò durante la terza, la quarta, fin nella quinta razza radicale.

Questa quinta razza radicale ha preso la sua origine da un piccolo gruppo di uomini, che era stato trascelto dalla precedente razza radicale. Essi vennero formati nel deserto del Gobi e si diffusero poi in maniera radiale sulla Terra. La prima Guida, che ha dato l’impulso a questa evoluzione dell’umanità, era uno dei cosiddetti Manu, il Manu della quinta razza radicale. Questo Manu appartiene a quelle Guide del genere umano, che erano discesi all’epoca della terza razza radicale. Era ancora una delle Guide che non hanno compiuto la loro evoluzione unicamente sulla Terra, ma che hanno portato la loro maturità sulla nostra Terra.

Solo nella quinta razza radicale comincia l’evoluzione di quel tipo di Manu, che sono uomini come noi stessi, che come noi hanno compiuto la loro evoluzione unicamente sulla Terra, che si sono evoluti per così dire venendo su dalla gavetta a quel che sono sulla Terra. Abbiamo dunque esseri umani che sono già le superiori personalità Guide e Maestri, e quelle che si sforzano di diventare Guide e Maestri; cosicché abbiamo all’interno della quinta razza radicale Chela e Maestri, che appartengono a razze precedenti, e Chela e Maestri che hanno attraversato tutto quello che gli esseri umani hanno attraversato a partire dalla metà dell’epoca lemurica. Uno dei Maestri, che hanno la guida della quinta razza radicale, è stato prescelto ad assumere la guida della sesta razza radicale. La sesta razza radicale sarà la prima ad essere guidata  da un fratello umano come Manu. I precedenti Maestri, i Manu degli altri mondi, consegnano al fratello umano la guida dell’umanità.

Con il sorgere della nostra quinta razza radicale coincise tutto quello che chiamiamo lo sviluppo delle Arti. Gli Atlantidei avevano ancora una tutt’altra vita. Essi non avevano né invenzioni né scoperte. Essi lavoravano in tutt’altra maniera. La loro tecnica e la loro arte erano completamente diverse. Solo nella nostra quinta razza radicale si sviluppò quello che nel senso nostro chiamiamo tecnica  e arti. La scoperta più importante è la scoperta del fuoco. Rappresentavi ciò una volta chiaramente. Rappresentatevi chiaramente quel che oggi dipende nella nostra tecnica, industria e arti diffuse dipende dal fuoco. Credo che il tecnico mi darà ragione se dico, che senza il fuoco non sarebbe possibile nulla dell’intera tecnica, cosicché ci è permesso dire che con la scoperta del fuoco venne data la scoperta fondamentale, l’impulso per tutte le altre scoperte.

A ciò dovete, inoltre, aggiungere, che sotto il [termine] fuoco all’epoca in cui sorse la leggenda di Prometeo, si intendeva tutto quel che avesse un qualsivoglia rapporto col calore. Con ciò si intendeva pure le cause della folgore. Le cause di tutte le manifestazioni di calore venivano riassunte sotto l’espressione del fuoco. La coscienza del fatto che l’umanità della quinta razza stia sotto il segno del fuoco, si esprime a tutta prima nella leggenda di Prometeo. E Prometeo non è altro che il Rappresentante dell’intera quinta razza radicale.

Suo fratello è Epimeteo. Traduciamo dapprima un po’ le due parole: Prometeo significa in tedesco il pre-pensante, Epimeteo significa il post-pensante. Qui avete due attività del pensare umano chiaramente contrapposte nell’uomo post-pensante e nell’uomo pre-pensante. L’uomo post-pensante è colui che fa agire su di sé le cose di questo mondo e poi in un secondo tempo pensa. Un tale pensare è il pensare kamamanasico [sc. del Kama-Manas]. Guardato da un certo punto di vista, si chiama pensare kamamanasico:  lasciare agire prima il mondo su di sé e poi in un secondo tempo pensare. L’essere umano della quinta razza radicale pensa ancora essenzialmente come Epimeteo.

Ma nella misura in cui l’essere umano non lasci agire su di sé quel che già esiste, bensì crea qualcosa di futuro, è uno scopritore e un inventore, egli è un Prometeo, un pre-pensante. Mai si sarebbero potute compiere invenzioni se l’uomo fosse soltanto Epimeteo. Una invenzione viene compiuta per il fatto che l’uomo crea qualcosa che non esiste ancora. Dapprima ciò esiste nel pensiero, e dopo viene trasformato nella realtà. Questo è il pensare prometeico. Questo pensare prometeico è all’interno della quinta razza radicale il pensare manasico [del Manas]. Pensare kamanasico e manasico procedono come due correnti l’una accanto all’altra nella quinta razza radicale. Gradualmente il pensare manasico si diffonderà sempre più.

Questo pensare manasico della quinta razza radicale ha una speciale particolarità. La comprendiamo se rivolgiamo indietro lo sguardo alla razza radicale atlantidea. Questa aveva maggiormente un pensare istintivo, che era ancora in collegamento con la forza vitale. La razza radicale atlantidea era ancora in grado di trarre dalla forza dei semi una forza motoria. Così come oggi l’essere umano ha nei depositi di carbone una specie di serbatoio di forza, che egli trasforma in vapore per lo spostamento delle locomotive e dei carichi, così l’Atlantideo aveva grandi magazzini di semi di piante, che contenevano le forze, che egli poteva trasformare in forza motrice, dalla quale veniva spinti quei veicoli, che vengono descritti nella brochure di Scott-Elliot sull’Atlantide. Questa arte è andata perduta. Lo spirito degli uomini atlantidei domava ancora la natura vivente, la forza dei semi. Lo spirito della quinta razza può vincere soltanto la natura disanimata, le forze di divenire che giacciono nella pietra, nei minerali. Così il Manas della quinta razza radicale è incatenato alle forze minerali, così come la razza atlantidea era collegata alla forza vitale. Ogni forza di Prometeo è incatenata alle rocce, alla Terra. Perciò anche Pietro è la roccia sulla quale il Christo costruì. È la stessa cosa della roccia del Caucaso. L’uomo della quinta razza deve cercare la sua evoluzione sul piano puramente fisico. Egli è incatenato alle forze minerali, alle forze fisiche.

Cercate di farvi una visione d’insieme di che cosa significhi, quando si parla di questa della tecnica della quinta razza. A quale scopo esiste? Se siete capaci di crearvi una visione d’insieme, vedrete che – per quanto grandiosi e possenti siano pure i risultati – allorché la forza intellettuale, l’elemento manasico, viene applicato all’elemento inorganico, all’elemento minerale, che malgrado tutto è l’egoismo umano, l’interesse personale umano, al cui scopo in definitiva tutte intere queste forze delle invenzioni e delle scoperte della quinta razza radicale vengono applicate.

Se partite dalle prime scoperte e invenzioni e procedete sino al telefono, sino alle nostre nuovissime invenzioni e scoperte, vedrete allora come attraverso queste invenzioni e scoperte in verità grandi e potenti forze siano state poste al nostro servizio, ma a quale scopo esse servono? Che cosa andiamo a prendere con strade ferrate e navi a vapore da terre lontane? Andiamo a prendere generi alimentari, attraverso il telefono richiediamo alimenti. Fondamentalmente è il Kama quello che nella quinta razza radicale desidera invenzioni e scoperte. Questo è quello che in una considerazione obbiettiva ci si deve una volta chiarire. Poi si saprà pure come quell’uomo superiore che viene coinvolto nella materia, in realtà durante la quinta razza radicale sia incatenato alla materia, attraverso il fatto che il suo Kama desidera il suo appagamento all’interno della materia.   

Se vi guardate attorno nell’ambito esoterico troverete che i principi dell’uomo stanno in rapporto con organi ben determinati del corpo. Vi esporrò in séguito questo tema in maniera ancor più precisa, oggi voglio citare unicamente con quali organi i nostri sette principi stanno in un preciso rapporto.

Dapprima abbiamo il cosiddetto fisico. Questo sta in un rapporto occulto con la parte superiore del volto umano, con la radice del naso. La struttura fisica dell’uomo, che è iniziata un giorno – in precedenza l’essere umano era appunto semplicemente astrale e si è edificano immergendosi nel fisico – prese origine da questa parte. La Physis, il fisico,  scaturì e si stabilì dapprima alla radice del naso, cosicché l’esoterista considera la radice del naso come assegnata al vero e proprio elemento fisico-minerale.

Il secondo è Prana, il doppio corpo eterico. Ad esso viene assegnato esotericamente il fegato. Questo organo sta ad esso in una certa relazione occulta. Poi viene Kama, il corpo astrale. Esso ha di nuovo sviluppato la sua attività nell’edificazione degli organi di nutrizione, che hanno il loro simbolo nello stomaco. Se il corpo astrale non avesse questa impronta assolutamente precisa, che ha nell’uomo, questo apparato umano di nutrizione con lo stomaco non avrebbe neppure questa determinata forma, che ha oggi.

Se considerate l’essere umano, in primo luogo nella sua base fisica, in secondo luogo nel suo doppio corpo eterico, e in terzo luogo nel suo corpo astrale, allora avete la base che, come vedete, è incatenato a quella che costituisce la catena minerale della quinta razza radicale.

Attraverso i corpi superiori l’essere umano già si risolleva da questa catena e ascende  ad un livello superiore. Già il Kama-Manas risale di nuovo faticosamente. Qui già l’essere umano si libera di nuovo del puro fondamento naturale. Perciò vi è una relazione occulta tra il Kama-Manas e ciò attraverso cui l’essere umano è tratto fuori, tagliato fuori dal fondamento naturale.

Questo rapporto occulto è quello tra il Manas inferiore e il cosiddetto cordone ombelicale. Se non vi fosse alcun Kama-Manas nella figura umana, l’embrione non verrebbe poi tagliato fuori in questa maniera dalla madre.

Se passiamo al Manas superiore, questo ha una analoga relazione occulta al cuore e al sangue umano. La Buddhi ha una relazione occulta alla laringe umana, alla faringe e alla laringe umana. E l’Atma ha una relazione occulta con qualcosa ricolma l’intero essere umano, ossia con l’Akasha contenuto nell’essere umano.

Queste sono le sette relazioni occulte. Se vi ponete davanti queste, dobbiamo sottolineare come le più importanti per la nostra quinta razza quelle con il doppio corpo eterico e con il Kama. E se aggiungete quel che ho detto in precedenza circa il dominio del Prana da parte degli Atlantidei – la forza vitale è quella che pervade il doppio corpo etereo – allora potrete dirvi che l’Atlantideo stava ancora ad un gradino inferiore. Il suo doppio corpo eterico aveva ancora l’affinità primordiale con tutto l’eterico del mondo esterno, ed egli dominava perciò il Prana del mondo esterno. Attraverso il fatto che l’uomo è salito ad un gradino superiore, il lavoro è disceso ad un grado inferiore. Questa è una legge: che quando da un lato viene realizzata una ascesa, dall’altro deve risultare una discesa. Mentre l’uomo in precedenza aveva lavorato sul Kama a partire dal Prana, ora egli deve lavorare con Kama sul piano fisico.

Voi comprendete adesso quanto la leggenda di Prometeo simboleggi questa relazione occulta. Un avvoltoio rode il fegato a Prometeo. Kama è simboleggiato nell’avvoltoio, che divora veramente le forze della quinta razza. L’avvoltoio rode il fegato all’uomo, il fondamento, e così rode alla quinta razza l’autentica forza vitale dell’uomo, perché l’uomo è incatenato alla natura minerale, a Pietro, alla roccia, al Caucaso. In questa maniera l’essere umano dovette pagare la sua somiglianza con Prometeo. Perciò l’uomo deve vincere la propria natura, al fine di non essere più incatenato all’elemento minerale, al Caucaso.

Solo coloro che sorgono durante la quinta razza radicale come Iniziati umani, possono portare la liberazione all’uomo incatenato. Ercole, un Iniziato umano, deve penetrare lui stesso sin nel Caucaso, per liberare Prometeo. Ma così gli Iniziati traggono l’essere umano dall’incatenamento, e ciò che è votato al mondo inferiore deve sacrificarsi.

Deve sacrificarsi l’essere umano che è ancora in rapporto con l’elemento animale: il Centauro Chirone. Deve essere sacrificato l’essere umano del passato. Il sacrificio del Centauro è per l’evoluzione della quinta razza altrettanto importante quanto la liberazione attraverso gli Iniziati della quinta razza.

Si dice che nei Misteri greci alle persone venisse profetizzato il futuro. Ma con ciò non si intendeva un vago, astratto, racconto di quel che doveva accadere nell’avvenire, bensì l’indicazione di quelle vie, che conducono l’uomo nel futuro, di quel che l’uomo deve fare, per svilupparsi a penetrare nel futuro. E quel che doveva svilupparsi come forza dell’essere umano, veniva rappresentata nel grande dramma-mistero di Prometeo.

Ora, sotto le tre generazioni di Déi, Urano, Kronos e Zeus, ci si dovevano rappresentare tre successive Entità dirigenti degli esseri umani. Il Cielo si chiama Urano, la Terra Gaia. Se risaliamo a oltre la metà della terza razza, quella dei Lemuri, allora non abbiamo ancora l’essere umano, che conosciamo attualmente, bensì abbiamo un essere umano che la dottrina segreta chiama «Adam Kadmon», l’essere umano che è ancora asessuato, l’essere umano che in precedenza non apparteneva ancora alla Terra, che non aveva ancora sviluppato gli organi per la visione terrena, che apparteneva ancora all’elemento uranico, al Cielo. Attraverso l’unione di Urano e di Gaia sorse l’uomo, che discese nella materia, e con ciò è entrato al tempo stesso nel tempo. Kronos (Chronos = il tempo) diviene il dominatore della seconda stirpe di Dèi dalla metà dell’epoca lemurica sino all’inizio dell’epoca atlantica. I Greci simboleggiarono le Entità dirigenti dapprima con Urano, poi con Kronos, e poi passarono a Zeus. Ma Zeus era ancora una di quelle Guide che non avevano compiuto la loro formazione sulla Terra. Egli è ancora uno che appartiene agli Immortali, così proprio come tutti gli Dèi greci appartengono agli Immortali.

L’umanità mortale deve durante la quinta razza stare sulle proprie gambe. Questa umanità viene rappresentata da Prometeo. Essa soltanto portò le Arti umane e l’Arte originaria del Fuoco. Zeus è geloso di essa, giacché gli esseri umani crescono diventando i loro propri Iniziati, che nella sesta razza radicale prenderanno la direzione nelle loro mani. Ma questo l’umanità se lo deve prima conquistare. Per questo il suo Iniziato originario deve dapprima prendere su di sé tutte le sofferenze. 

Prometeo è l’Iniziato primigenio della quinta razza radicale, colui che è iniziato non solo nella saggezza, bensì anche nell’azione. Egli attraversa tutte le sofferenze, e verrà liberato da colui che matura per liberare poco a poco l’umanità ed innalzarla al di sopra dell’elemento minerale.

Così le leggende ci presentano le grandi verità cosmiche. Perciò vi dissi all’inizio: colui che sale al terzo significato, è in grado di prenderle nuovamente alla lettera… [Seguono nella trascrizione alcune frasi non chiare]. Nella leggenda di Prometeo avete il divoramento del fegato da parte dell’avvoltoio. Ciò è da prendersi assolutamente alla lettera. L’avvoltoio divora realmente il fegato della quinta razza radicale. È la lotta dello stomaco contro il fegato. In ogni singolo essere umano si ripete, durante la quinta razza radicale, questa dolorosa lotta prometeica. È da prendersi completamente alla lettera quel che qui viene espresso nella leggenda di Prometeo. Se non esistesse questa lotta, allora il destino della quinta razza sarebbe uno completamente diverso.

Vi sono dunque tre interpretazioni delle leggende: in primo luogo quella exoterico-letterale, in secondo luogo quella allegorica – la lotta dell’umana natura – , in terzo luogo il significato occulto, ove nuovamente subentra una interpretazione letterale dei miti. Da ciò potete scorgere, come tutte queste leggende – perlomeno tutte quelle che hanno un tale significato – provengano dalle scuole dei Misteri e come non siano nient’altro che la riproduzione di quel che nelle scuole dei Misteri veniva presentato come il grande dramma del destino dell’umanità. Così come nel caso dei Misteri druidici potei mostrarvi come [la leggenda di] Baldur non rappresenti nient’altro che quel che si compiva all’interno dei Misteri druidici, così in Prometeo avete quel che il discepolo greco dei Misteri ha sperimentato all’interno dei Misteri per conquistare forza e energia per la vita nell’avvenire.

Lascia un commento