K. Appenzeller – LA GENESI ALLA LUCE DELL’EVOLUZIONE EMBRIONALE UMANA – Il Terzo Giorno – P. 1

Copgenesi

 

IL TERZO GIORNO

1. La via alla Terra.

Collegamento al Capitolo precedente

Fino allo stadio della blastula, l’embrione, come abbiamo visto, dapprima si sviluppa liberamente nella cavità del dotto ovarico, poi nell’utero. Ora però, sei giorni e mezzo dalla fecondazione, è giunto il momento nel quale la blastula maturata viene accolta nell’alveo dell’utero. Dapprima essa si fissa con il suo polo terrestre sulla mucosa. Dal polo terrestre crescono nelle profondità, delle terminazioni sottili, mobili; come radichette, con l’aiuto delle quali l’embrione lavora attivamente nella mucosa uterine (vedi Tavola III, fig. 1, poi figg 2 e 3) , fino a che non è completamente avvolto da essa.

TAVOLA III

Implantazione dell’embrione (liberamente, secondo LANGMAN). Fig. 1: la blastula penetra attivamente nella mucosa uterina (da sei a sette giorni dopo la fecondazione). Fig. 2: implantazione giunta alla metà del processo; il trofoblasto è cresciuto fortemente e si è differenziato nei citotrofoblasti generativi e i sinciziotrofoblasti, verosimilmente derivati da quelli, che entrano in rapporto con la mucosa materna. L’embrioblasto si è differenziato in ectoderma ed entoderma (7 giorni e mezzo dopo la fecondazione). Fig. 3: 9 giorni dopo la fecondazione. Implantazione praticamente completata; il coagulo di chiusura chiude le porte alla cavità uterina. Il frutto appiattitosi nel corso del processo d’implantazione diviene nuovamente sferico; il trofoblasto si è potentemente sviluppato. La cavità amniotica già visibile nella Fig. 2 è divenuta più grande e attorno al blastocele si è formata la membrana di HAUSER; perifericamente rispetto a questa sorge il coelom estraembrionale, la cavità corporea posta al di fuori dell’embrione vero e proprio. Il punto, indicato dalla freccetta sotto la Fig. 3, mostra l’effettiva grandezza dell’uovo (embrione e trofoblasto), che è disegnato nella Fig. 3.

All’interno di questa Terra materna l’embrione umano ora può svilupparsi, fino a che esso non è abbastanza forte da venir abbandonato alle forze della Terra esteriore. Anche la Terra esteriore un tempo era diversa. Anch’essa si è evoluta: da una sostanzialità più sottile sulla sua superficie è divenuta «pesante» e dura come una roccia. Secondo la Genesi, anche la Terra una volta fu un campo di forze immateriali, come la «Terra» del giovane embrione umano, giacché la Genesi descrive ambedue le evoluzioni: quella umana e quella della Terra. Questo processo di condensazione che la Terra poté compiere nel corso di miliardi di anni, il corpo umano ora, in una certa maniera, deve eseguirlo durante il suo sviluppo embrionale. Così lo sviluppo embrionale è una sorta di evoluzione cosmica svolgentesi in tempo breve. E allorché le ossa del corpo in formazione cominciano a solidificarsi, allora quest’ultimo si è conformato ed è maturo per la nascita. L’uomo si sviluppa per la Terra. Il suo corpo viene plasmato per la vita sulla Terra, riceve delle ossa ed un corrispondente peso. A tal fine lo aiutano le forze terrestri. Finora noi conosciamo l’elemento della Terra, ha-haretz, soltanto come ciò che è vivente-attivo nell’interno e sta di fronte alle forze del Cielo, ha-schamajim, che tendono verso l’esterno. Ciò porta, in relazione all’elemento sostanziale che va costituendosi sempre di più alla maniera di concepire, che ha-schamajim operi maggiormente all’assottigliamento ed alla volatilizzazione, ha-haretz invece alla condensazione e all’indurimento: che con ha-schamajim l’elemento sostanziale tenda dal centro verso la periferia, che con ha-haretz invece la sostanza si condensi nel corpo dell’embrione. Nella relazione dinamica di esterno ed interno abbiamo trovato la Terra dentro. Ma dopo che, nel secondo giorno della Creazione, le forze del Cielo, come espressione di un nuovo atto di Creazione, si sono immerse nell’elemento fluido, sorse nello spazio della Terra il  «sopra» e il «sotto». Nella regione inferiore ora presagiamo la Terra. Con ciò è stato fatto pure il primo passo nella gravità. La Terra non è più unicamente un elemento che si attiva in maniera vivente nell’interno; d’ora in avanti al concetto Terra inerisce anche quello della gravità. E d’altro canto, nel concetto Cielo penetra ciò che possiamo caratterizzare come ciò-che-tende-verso-l’alto.

Con l’immergersi della blastula nell’utero abbiamo un’immagine su come ora l’embrione si ponga nella sfera delle forze di questa nuova Terra sottoposta alla gravità. Tuttavia ora il suo successivo essere umano dipenderà proprio dal fatto che esso superi sin dal principio questa gravità. Che esso riesca a farlo, lo vediamo per esempio nel fatto che l’embrioblasto, che appunto rappresenta il polo gravitazionale, rimanga ancora costantemente incluso nella sfera del trofoblasto. Avviene diversamente nel caso della scimmia. Anche la scimmia (macacus) ha una bellissima blastula (vedi Fig. 6), ma la differenza morfologica tra trofoblasto ed embrioblasto è già grandissima, quest’ultimo appare goffo e pesante nei confronti del primo che invece appare delicato, quasi come un’esilissima parete (überdünnwandig).

Nel caso dell’uomo, sia l’embrioblasto come i suoi successivi stadi di sviluppo rimangono molto più pervasi dalle forze delle sfere celesti, che superano la gravità. Con ciò viene toccata una differenza essenziale, affatto generale, tra l’uomo e l’animale. Attraverso tutta la sua struttura, l’animale è molto più fortemente legato alla Terra che non l’uomo, il quale conquista il suo esser umano proprio attraverso la facoltà di stare eretto, attraverso il superamento della gravità. Per la verità, anche una scimmia può talvolta stare eretta, ma questo è sempre un ergersi esteriore, giacché il corpo della scimmia è organizzato per la gravità. Allorché l’uomo si erge eretto, questo stare eretto corrisponde alla sua organizzazione. Per lui la stazione eretta non è niente di esteriore, bensì qualcosa di profondamente fondato nel suo essere. Accanto alle forze della gravità, sono quelle della stazione eretta le plasmatrici del suo corpo. Perciò in lui il principio della stazione eretta è all’interno di tutti gli organi, e ciò si lascia dimostrare addirittura sin nella fine struttura di essi¹. Ergersi eretto non significa sottrarsi alle forze della Terra. Significa non farsi sopraffare dalle forze della Terra, ricercare nel corpo terrestremente pesante le forze del Cielo e farle essere presenti. Il poter fare ciò necessita di una speciale organizzazione.

Fare questo è una faccenda che riguarda la personalità umana.

Nel momento in cui ora le forze della Terra cominciano ad essere attive in maniera vera e propria nell’embrione, vediamo le forze del Cielo sviluppare ora più che mai la loro attività. L’embrione vive tra le forze della Terra e quelle del Cielo.


¹Vedi RUDOLF STEINER: per esempio in Scienza dello Spirito e medicina, ciclo di conferenze per medici e studenti di medicina, tenuto a Dornach nel 1920, Editrice Antroposofica O.O.98-99.

(Continua)

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