PURITÀ E PURIFICAZIONE

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Come sempre di quanto segue ne abbiamo già parlato. Credo che se ne possa parlare ancora, poiché chi tenta di seguire la Via occulta dovrebbe affinare una qualità di discernimento più alta ed incisiva del comune. L’anima che possiede una coscienza lucida è come un falò in una notte buia dove tutto d’intorno è un coacervo di cose o esseri celati: tutti vorrebbero trovar spazio nell’uomo. Per fare un esempio concreto, in particolare nel nostro Paese, può essere oltremodo difficile il saper separare i sentimenti religiosi da una sorta di subconscio cattolico: esso è un ente reale. E’ suadente: vuole.

A tal proposito non parlo di coloro che sono stati cattolici e antroposofi consapevoli. Un tempo ce ne furono. Di costoro conobbi uno che faceva la spola tra Marie Steiner e Padre Pio: il karma non è mai semplice e probabilmente costui seguiva correttamente il dharma, la propria interiore legge. Di questo signore, scomparso da anni, posso raccontare un aneddoto: egli ad un certo momento e dopo lunghe meditazioni, aveva messo insieme una forma rituale e, prima di farne, con i suoi amici un uso pratico, mise accuratamente tutto su carta. Prima portò il documento all’attenzione di Marie Steiner. Avuto da lei l’assenso andò a incontrare Padre Pio. Lì, nella chiesa attese che il sacerdote passasse. Voleva parlargli, spiegare. E il Santo passò veloce, toccò la borsa che conteneva la descrizione del rito, alzò gli occhi sul nostro e, quasi senza fermarsi gli disse: “Figliolo, va bene”.

Il male è piuttosto quando, inconsapevolmente si agisce (ad esempio) per la Chiesa di Roma supponendo che la molla dell’azione provenga dalla Filosofia della Libertà. Del resto, immergersi nella mistica “assistita” è mille volte più facile che osare il cammino della libertà: questo, già in se difficilissimo, è incompreso, perciò odiato, persino negli ambiti dove si coltiva la spiritualità che vorrebbe essere di contenuto esoterico.

Troppo spesso ciò che passa per spiritualismo è solo un complicato reticolo di osservanze, regole, condizionamenti, pregiudizi culturali, educazione famigliare e sociale: si crede di fare qualcosa mentre l’anima è sepolta (schiacciata) sotto il peso abnorme di latenze psichiche e di pregiudizi non avvertiti. L’antica inimicizia tra la via della chiesa e la via occulta, per quanto ho potuto sperimentare in ambedue, mi pare giustificata.

Si cerchi di non dimenticare che il senso della parola “puro” è parecchio distante da quegli strati geologici che si sono sedimentati nelle anime come frutto del comune sentire e che, nella pratica, diventa carattere di azioni obbligate, come fossimo schiavi in catena. La purezza di S. M. Goretti e la purità del Mago sono cose assai diverse.

Premetto che in tutto ciò non vi è alcuna antipatia o avversione nei confronti della vita comune, sociale o religiosa: che andrebbe compresa e rispettata quando chi la segue non possiede altra via d’uscita (anche se per “noi”è più facile rispettare “loro” che il contrario). Queste sono semplici osservazione che, per analogia, ci portano solo a distinguere le banane dall’uva.

Se ci riportiamo al senso proprio del termine “puro”, troviamo innanzitutto il concetto fondamentale di “ciò in cui non è presente alcun elemento estraneo” o “che non è mescolato con altra cosa” e poi, per estensione, quello di “vero”, “semplice”, ecc…

Si potrà dunque dire che nella pienezza del termine, l’attributo “puro” è applicabile solo a Principi sussistenti per virtù propria, mentre ogni cosa (o essere) manifestato è interdipendente o composto di svariati elementi e determinazioni non proprie. Da ciò risulta che la purità trova esistenza solo in ambito metafisico.

Perciò, nella prassi, una via di purificazione – intesa nel senso più profondo – non può non tendere ad una identificazione con un puro Principio. E questo, guarda caso, è il fine di una via iniziatica.

Cito alcuni passaggi di Chuang-Tse, in sostanza eternamente validi:

Nel corpo di un uomo, egli non è più un uomo…Infinitamente piccolo è ciò per cui è ancora un uomo, infinitamente grande è ciò per cui è uno con il Cielo

L’essere che ha ridotto il suo io distinto a quasi nulla non entra più in conflitto con chicchessia, perché è stabilito nell’Infinito, cancellato nell’indefinito. Esso è pervenuto e si è stabilito nel punto di partenza delle trasmutazioni, punto neutro in cui non vi sono conflitti. Concentrando la sua natura, alimentando il suo spirito vitale, chiamando a raccolta tutte le sue potenze, esso si è unito al Principio di tutte le genesi”.

Questo potrebbe far intendere quale possa essere il senso della “purificazione” preliminare e necessaria per comprendere e ricevere le forze atte a procedere nelle fasi iniziali ed intermedie del processo iniziatico.

Essenzialmente si tratta di condurre l’essere che si è verso una condizione di semplicità indifferenziata (analogo allo stato di materia prima della saggezza ermetica) che sospenda o cancelli in momenti via via più ampi e radicali le sovrastrutture provenienti dalle contro-forze dell’apparenza sensibile e della sua impressione psichica.

Senza questa condizione gli ostacoli al Fiat Lux dell’esperienza interiore sono barriere permanenti.

Contrariamente a quanto il sentire comune è portato a credere, la fase di preliminare purificazione non consiste in alcun rafforzamento delle qualità come ordinariamente vengono riconosciute, nell’arricchimento delle “capacità mentali” o dei propri assunti morali, ma in un relativo e realissimo processo di inversione e cancellazione delle determinazioni personali. E qui troviamo subito una contraddizione, poiché il soggetto che si adopera per questo scopo deve sviluppare una grande forza che gli permetta i momenti di una spoliazione di sé.

Scrive il Dottore, nella sua superbamente incompresa Verità e Scienza: “...al principio della teoria della conoscenza si deve escludere ciò che già rientra nel campo del conoscere; se la teoria della conoscenza vuole veramente illuminare l’intero campo del conoscere, deve prendere per punto di partenza qualcosa che da questa attività non sia stato affatto toccato, donde anzi questa attività stessa riceva il primo impulso. Ciò da cui si deve cominciare sta fuori del conoscere…”. Sì, non è condizione raggiungibile con l’ebetismo: l’Opera al Nero chiede una forza sconvolgente.

Da un punto di vista strettamente personale si potrebbe parlare più di perdite che di guadagni: ma questo dovrebbe in fondo apparire, seppure difficile, “normale” in chi si senta spinto a liberarsi dalle aspre limitazioni inerenti l’angusta condizione personale per realizzare la natura dell’Uomo Vero.

Dunque l’Opera Iniziatica implica una sequenza di sacrifici: essi non rimangono “vuoti” ma ad ogni atto in cui si consegua una morte interiore corrisponde la nascita di una forza che era sconosciuta e che modifica anima e corpo. Non a caso nella terminologia coniata dal Dottore, il concetto di “pensiero puro” indica una condizione in cui il pensare si sia liberato dalle rappresentazioni del sensibile ed in cui si riveli solo potenza e atto di se stesso. Questo ci riporta alla necessità di volgersi ad un Principio sussistente per se stesso.

La purificazione, nella struttura dell’uomo contemporaneo, si rivolge sostanzialmente al denudamento e all’inversione delle forze del pensare, del sentire, del volere, del ricordare e del giudicare (i livelli di lavaggio dei metalli dalle impurità). In sede di operazioni pratiche ci si può indirizzare verso i cinque “ausiliari” dati da Rudolf Steiner. Essi hanno una portata assai più vasta di quanto il giudizio superficiale possa ritenere. Forse vale la pena ricordare che, di solito, il loro apprendimento è tragicamente sminuito dal pensiero riflesso o profano con il quale – in un primo momento o per tutta la vita – gli si considera come compresi.

In tempi più antichi si mediava ritualizzando attraverso gli “elementi” che sono i più ‘semplici’, validi non soltanto per gli uomini ma anche per gli oggetti, luoghi ed edifici.

Vicino alla nostra cultura abbiamo l’esempio dell’acqua: nel Battesimo come nella benedizione di luoghi e nelle abluzioni. A nord i corpi venivano bruciati sulle pire, nel fuoco.

Cose che nulla hanno avuto a vedere con prescrizioni igieniche o di pulizia corporea secondo la sciocca concezione moderna che sembra compiaciuta nello scegliere sempre l’interpretazione più ottusa e grossolana. Come altrettanto avviene con le pretese spiegazioni “psicologiche” che alla base non sono migliori.

Vale a dire che l’azione effettiva dei riti non è ‘credenza’ né teorizzazione ma fatto attivo e positivo.

Rivolgendosi al moderno Occidentale è importante insistere che, per cominciare un lavoro iniziatico è indispensabile uscire dai giri viziosi delle elaborazioni mentali e dagli astrattismi deduttivi per rivolgersi con i mezzi appropriati allo scopo ovvero alla pratica costante e ben diretta dello sforzo interiore e dell’interiorizzata vita rituale. Ciò senza accennare ai tanti rattenimenti, crisi e soluzioni che l’anima attraversa: prima e durante.

E’ una strada determinata e sostenuta dall’Io che estrae da una oscurità tombale il volere, da cui divampa l’igneo splendore dell’elemento solare: essa è dunque una via magica e pura.

Ars Medica

DavidApollo

L’incontro tra Medico e paziente è, nel microcosmo umano, la traccia dell’ Incontro Archetipico Macrocosmico.

La relazione tra i due, a maggior ragione se su un percorso di realizzazione interiore, può divenire il teatro del disvelamento delle Forze che ciascuno porta, più o meno consapevolmente, in sé.

Attraverso la Luce della comprensione delle dinamiche disarmoniche, osservate su entrambi i fronti, ereditario ed individuale, con il sostegno del Calore animico della compassione per la sofferenza del malato e di quello spirituale del Pensiero diretto all’aiuto concreto, per tramite della Parola rivelatrice della realtà della malattia e utilizzando i giusti Rimedi, questo incontro può portare alla guarigione, su piani diversi.

Fondamentale, in questo raccordo di intenti, è la volontà del paziente di oltrepassare e superare i limiti che hanno portato alla malattia, che sono sempre limiti interiori i quali chiedono di essere superati, sempre più consapevolmente e a seconda delle forze di ciascuno.

In questo processo, il Medico è un catalizzatore che non travalica la libertà del malato, anche quella di non guarire, ma può permettergli, attraverso le Forze che suscita in sé, di oltrepassare il guado e trasformare una debolezza in una forza.

Questo rapporto si instaura su entrambi i fronti, Medico e paziente crescono nel prendersi cura l’uno dell’altro; sì, perché il paziente si prende cura del Medico, attraverso la gratitudine nei confronti del suo impegno e anche perché la sua storia, può essere vista come uno spunto ulteriore per una comprensione, sempre più profonda, delle dinamiche di salute e malattia.

Ciò che conta è, impersonalmente, il disvelarsi della Meraviglia per il creato, in ogni più piccolo andito, di cui la storia del paziente è un frammento che dice il Tutto, senza il quale quelle comprensioni non sarebbero state possibili.

E questo modo di guardare alla malattia, come fonte di benedizione e comprensione, è parte del processo di guarigione che nell’ Arte Medica si può inverare.

Il Medico, come pedagogo e artista, che dipinge sulla tela del destino del paziente, i colori dell’incontro tra due individualità in divenire.

L’ARCHETIPO-MAGGIO 2017

Anno XXII n. 5
Maggio 2017

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 In questo numero:

 

SMASCHERARE LA MENZOGNA – ONORARE LA VERITA’

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…καὶ γνώσεσθε τὴν ἀλήθειαν, καὶ ἡ ἀλήθεια ἐλευθερώσει ὑμᾶς.
…e conoscerete la verità, e la verità vi farà liberi
.
Giov. 8, 32.

Aveva perlomeno mille volte ragione Massimo Scaligero ad affermare esser la presente l’epoca, quella nella quale si eran proprio rotte le dighe, dalle quali tuttavia non necessariamente fuoriuscivano, né tuttora fuoriescono, le limpide acque dello Spirituale, nonché ad affermare esser questa per di più l’epoca della più babelica confusione delle lingue. Quando, ancor adolescente, nei lontani anni sessanta del trascorso secolo, andavo affannosamente in cerca di una fonte di Sapienza alla quale potermi abbeverare, allora ben poco trovavo per placare la mia sete. Pochissimi testi erano reperibili nelle librerie della mia città, mentre qualcosa di più potevo trovare in varie biblioteche. In particolare, cercavo di conoscere qualcosa dell’autentica corrente spirituale rosicruciana, che trovavo citata sovente in vari libri, ma nulla o quasi mi riusciva di trovare. Per di più, ero molto giovane e moltissimo ignorante.  

Fu per me un vero dono del destino l’aver incontrato, nell’agosto del 1969, l’amico L. il quale, non solo mi chiarì molte cose circa l’occulto in genere, e in particolare la differenza tra il rosicrucianesimo autentico e quello grossolanamente o abilmente contraffatto, che a tutt’oggi sin troppo circola nel mondo, ma soprattutto egli mi fece incontrare Massimo Scaligero. Quel incontro cambiò tutto, proprio tutto della mia vita, e placò molto la mia sete. Cambiò soprattutto il mio modo di cercare, perché chi può abbeverarsi alla acqua pura di una fonte, ad una sorgente non inquinata, poi non cerca certo l’acqua conservata nelle bottiglie, per quanto questa possa pur essere utile a molti.   

Ma, oggi, scollinato il secolo e il millennio, pare che il panorama sia davvero alquanto cambiato, “luminosamente” cambiato: pare che siano arrivati i tempi delle vacche grasse, e tutto sia illimitatamente a disposizione di tutti. Come dire: quando niente e quando troppo! La nostra parrebbe essere davvero un’epoca moltissimo fortunata e illuminata! Addirittura, direi, abbagliata dal troppo rifulgere di un’oceanica sapienza. Infatti, abbondano Maestri, Gran Maestri e Grandi Hierofanti dei Due Emisferi, Superiori Incogniti Iniziatori, Druidi celtici, Drotti germanici, Guru, Svami e Svamazzi, Maghi e Magazzi, Maestri Ascesi e Discesi, Intelligenze Solari incarnate e disincarnate, e chi più ne ha più ne metta. Ma abbondano altresì, per la più grande felicità del popolo anelante e belante, gli Ordini occulti della più diversa specie e fattura: massonici, martinisti, templari, ermetici, egiziaci, isiaci, osiridei, ed eziandio – anzi: soprattutto – rosicruciani.  Massimo Scaligero più volte osservò, tra l’amaro e il sarcastico: «Oggi sono tutti ‘iniziati’, oggi sono tutti ‘rosacroce’!».   

A conferma di questa babelica “inflazione” dell’occulto, del dilagare delle sue acque non precisamente limpidissime, anzi acque che si trasforman poi in una mefitica palude, dagli attossicanti miasmi, voglio riportare, come esempio assai istruttivo – solo uno fra i molti possibili – un evento occorso pochi mesi fa nelle celtiche e langobardiche contrade della Gallia Cisalpina. Il 26 e il 27 novembre 2016, si è svolto in quel di Milano il 2° Simposio sulla Cultura Immaginale, Esoterica e Simbolica, simposio dall’accattivante titolo Tradizioni Gnostiche e Tradizioni Rosicruciane, aperto dal Prof. Claudio Bonvecchio, alto dignitario del Grande Oriente d’Italia. Veramente ‘notevole’, devo dire, la ‘statura’ iniziatica dei vari simposiasti oratori e relatori, tutti quanti appartenenti a vari Ordini e Fratellanze sedicenti iniziatiche.  

Per l’impegnativo argomento della Chiesa Gnostica Egizia (sic!) e Massoneria Egizia, era presente come relatore – annunciato al popolo intervenuto solo con due dei suoi molti nomina mysticaTau Julianus/Apis, ‘Primate’ della Chiesa Gnostica Egizia e Gran Hierophante Generale del Sovrano Santuario Egizio Mediterraneo Regime Rettificato dei Riti di Mizraim e Memphis: organizzazione, come si vede, dalla kilometrica denominazione, la quale farebbe sperare ai postulanti il conseguimento di una altrettanto kilometrica ‘sapienza’.  

Dopo il lauto pranzo, e in piena digestione, sull’altrettanto impegnativo tema: Gnosi, fatti non fummo per vivere come brutti (sic!), si è cimentato tale Rocco Bruno, al quale sarebbe cosa buona, forse, consigliare di lasciare in pace gli endecasillabi dell’Ulisse dantesco, e far presente che il divin Poeta, nel verso improvvidamente parafrasato dallo gnostico relatore, scrive bruti e non brutti, come invece costantemente appare nel dépliant del dotto (si fa per dire…) “Simposio”, nonché in tutto il sito web ad esso dedicato, e nella correlata pagina di un noto social forum. Magari, sarebbe bene indicargli pure un buon dizionario etimologico – come l’intramontabile Pianigiani – potrebbe esser utile ad erudirlo sul fatto che, nel caso in questione, in latino ed in italiano, ‘bruto’ al singolare significa tardo’, pesante’, ‘sgraziato’, ‘stupido’ ed anche, per estensione, ‘animale’, mentre l’aggettivo italiano ‘brutto’, dalla controversa etimologia, potrebbe derivare – per assimilazione cosonantica, almeno secondo taluni linguisti – da quello latino ‘abruptus’, ed ha il senso di ‘improvviso’, ‘brusco’, ‘senza mediazione’ o ‘senza preparazione’, come nell’espressione latina ‘ex abrupto’, o nell’espressione dell’attuale orsolupesco volgare etrusco: ‘l’ho affrontato di brutto’, cioè ‘poco diplomaticamente’. E, visto che vari relatori e partecipanti di sì preclaro Simposio si fregiano del titolo di massoni, questo selvaggio lupaccio cattivissimo – che si guarda bene dall’entrare in cotali Obbedienze e Fratellanze, perché altrimenti negli ameni Appennini e nelle steppe dell’Asia, in tal caso, vi sarebbe una vera epidemia di lupacci cattivissimi morti dal ridere – vorrebbe far loro presente che la ‘pietra bruta’ che i massoni intenderebbero o dovrebbero (il condizionale direi proprio che sia d’obbligo) trasformare in ‘pietra polita’ o ‘levigata’, non è affatto una pietra esteticamente ‘brutta’, bensì è una petra abrupta o un lapis abruptus, ovverossia una pietra grezza, scabra, non lavorata, non levigata, non abbellita da geometriche proporzioni.  

Dopo il ‘colto’ (si fa per dire…) relatore gnostico, ha parlato tale Emanuele Maffia del Lectorium RosicrucianumScuola Internazionale della Rosacroce d’Oro, il quale ha illuminato gli astanti sul mistico tema de La Pistis Sophia e il Mistero dell’Ineffabile, ovvero La Rigenerazione nella Forza Cosmica del Cristo. E, per finire in maniera rilassata una così piacevole giornata, ecco un bel filmazzo su Cagliostro, che penso sia stato quello sceneggiato, decenni fa, dal piduista dichiarato, e martinista, il defunto Pier Carpi, grande apologeta dell’altrettanto felicemente defunto Licio Gelli, e avente con attore principale, nella parte del Gran Cofto, Bekim Fehmiu.

I lavori dei simposiasti sono ripresi il giorno dopo con un intervento di Felice Bruno dell’AMORC, ossia dell’Antico Mistico Ordine della Rosa Croce, il quale ha erudito e illuminato gli astanti sul tema: Iniziazione e Mistero, ricerca o paradosso?

Dopodiché ritorna prepotentemente alla carica Emanuele Maffia del Lectorium Rosicrucianum, il quale ha intrattenuto gl’intervenuti su Il Processo Alchemico nell’Iniziazione Rosicruciana. Indi è stata data “lettura dell’esposto” di Alistair Lees, il quale – probabilmente impossibilitato ad intervenire di persona in sì nobil consesso – è nientepocodimenoché il Supreme Magus e Direttore Generale degli Studi della SRIA – Societas Rosicruciana in Anglia, “esposto” che trattava del Trovare Damcar a partire dai Manifesti dei Rosacroce. Evidentemente, questa misteriosa città non erano riusciti a reperirla su Wikipedia o Google Maps.

Nuova piacevole pausa prandiale, per rifocillare simposiasti e ascoltatori, e ripresa dei “mistici” o “architettonici travagli”, come li chiamerebbero i liberi muratori nostrani. Inizia subito tale Antonio Mrozek, Presidente dell’ARCO, ossia dell’Associazione Rosacrociana di Oceanside, l’organizzazione fondata negli Stati Uniti da Max Heindel, rivale dell’AMORC, il quale prende a disquisire su La componente Gnostica nella concezione dell’Ego Rosacrociano. Dopo di lui è relatore il Fr. Vesuel, al secolo Paolo Piccinini, il quale in rappresentanza dell’Ordine Kabalistico della Rosacroce – che, a dire il vero, dopo la morte del suo fondatore Stanislas de Guaita e quella del suo legittimo successore, malgrado gli ambiziosi intrallazzi del sempre affaccendato Papus, F. Ch. Barlet, mi risultava sciolto dopo la morte di quest’ultimo – ha illuminato pubblico e colleghi su L’influenza della Kabbala nella tradizione esoterica occidentale.  

And finally, è intervenuto sul tema La Vita nella Rosa il Fr. In Amor Omnia, della Fellowship of the Rosy Cross, ovverossia della britannica Fraternità della Rosacroce di Arthur Edward Waite, che poi è il nostro ineffabile giovin scrittore ligure: Giorgio Tarditi Spagnoli. Per accedere alla waitiana Fellowship of the Rosy Cross, il Tarditi Spagnoli dovrebbe – stando alle regole – esser stato già “iniziato” in altre fratellanze come l’Order of the Rose and Cross (ORC), o la Societas Rosicruciana in Anglia (SRIA), la quale ad es. accetta solo Maestri Massoni regolarmente iniziati da organizzazioni massoniche ritenute “regolari”, ossia riconosciute dalla United Grand Lodge of England. Allora, forse, avevo ragione a supporre (a pensar male ci si azzecca sempre o quasi…) che il nostro intraprendente giovin autore potesse esser stato iniziato in qualche loggia inglese di Rito Emulation o simile. 

Il tema da lui scelto parvemi avere, comicamente, un titolo dal sapore un po’ chansonnier: mi ricorda, infatti, La vie en rose dell’indimenticabile Edith Piaf: hai visto mai ch’ella lo abbia davvero ispirato dall’aldilà? Chissà! Tuttavia, mettendo da parte il mio irriverente e dispettoso celiare, vorrei fare notare al Tarditi Spagnoli che in latino la preposizione ‘in’ regge l’accusativo o l’ablativo, con esiti di significato abbastanza diversi e persino opposti, ma non certo il nominativo, come nel nomen mysticum da lui scelto, e quindi sarebbe opportuno ch’egli scrivesse ‘In Amore Omnia’, in quanto introdurre un così marchiano errore in un nomen mysticum, com’ei talvolta fa pure coi nomi delle Sephiroth, certamente – visto che, come avverte Goethe nel suo Faust, il nome dice l’essenza – oltre che far sorridere, divertiti, gli amanti della Classicità, non è senza conseguenze sui vari piani dell’essere e della manifestazione. Ma, si sa, i consigli non richiesti risultano spesso essere alquanto importuni, e son ritenuti dagli interessati per lo più inutili.

Di fronte ad un tale affollamento di Iniziati e Maestri, e alla sovrabbondanza della ‘sapienza’ offerta, vi è il rischio che al suddetto “Simposio” qualche astante sia stramazzato al suolo privo di sensi a causa di una sorta di esoterica sindrome di Stendhal. Tuttavia, a chi ben rifletta, non può non saltare agli occhi la contraddizione di ‘vie’ tra loro inconciliabili, e spesso tra loro violentemente antagoniste e commercialmente rivali. Della Rosicrucian Fellowship, fondata a Oceanside in California dal ladro, plagiatore e traditore spirituale Max Heindel, ho già abbondantemente parlato in vari precedenti articoli. Quanto all’Antient Mystical Order Rosae Crucis, fondato nel Novecento da Harvey Spencer Lewis, autonominatosi Imperator del movimento rosicruciano, con una hollywoodiana sede megagalattica in quel di San José in California, vi sarebbe un discorso lunghissimo da fare, oltre che sul piano occulto, già di per sé molto inquietante, soprattutto per la collusione dell’AMORC con settori della peggiore politica, e non solo, in America settentrionale, centrale e meridionale, in Africa, e financo in Europa: prima e dopo l’ultimo conflitto mondiale. Vi sarebbero molte cose da dire in proposito, sed transeamus. Bisogna proprio dire che gli americani hanno una vera passione per gli Ordini occulti sedicenti rosicruciani. Allorché, giovane e ignorantissimo com’ero, già nel mio primo incontro, chiesi a Massimo Scaligero cosa pensasse di tali Ordini, e dell’AMORC in particolare, la sua lapidaria risposta fu: «Ricorda: dall’America non verrà mai niente di buono!». Lo tengo e lo terrò sempre per detto.

Il Lectorium Rosicrucianum di Harlem, in Olanda, fondato da Jan Leene e Henriette Stoker-Huizer, meglio noti con gli eteronimi di Jan van Rijckenborgh e Catharose de Petri, nacque dalla fusione dello pseudorosicrucianesimo di Max Heindel, arricchito da varie cose prese di peso dalle opere di Rudolf Steiner, da loro saccheggiate, con l’insegnamento e le tecniche dell’arimanico mago caucasico Gurdjieff. Al di là dei tanti bei discorsi, il principio fondamentale di tale ‘via’ è quello – son parole loro – di “ridurre l’io sino ad un minimo biologico”, cioè una ‘via’ dell’antiio.  

Quello che mi colpiva in Massimo Scaligero, e suscitava in me la più grande ammirazione, era proprio la sua estraneità all’ostentata kermesse dei congressi, dei seminari, delle tavole rotonde, delle presentazioni ufficiali, e via dicendo. Quando, poi, queste manifestazioni ‘sociali’ riguardano i movimenti spirituali, sedicenti ‘esoterici’, ‘iniziatici’, o ‘occulti’, la caduta di livello è decisamente verticale ed evidente. Nel migliore dei casi si finisce sul piano della vuota dialettica, della vanità culturale rivestente l’inconfessabile ignorantissima ‘sapienza’. Il più delle volte, invece, si ha a che fare con forme di marketing all’americana, che per me è una forma di prostituzione morale, a performance di ‘cortigiane da strada’ che mettono in mostra, con ambiguo appeal, la “merce” per allettare i clienti. La volgarità di tali volgarizzazioni, spacciate per “divulgazioni”, ripugna ad ogni anima ben nata. Sed de hoc etiam satis sit.

Ora, ancora una volta al cattivissimo lupaccio appenninico tocca riprendere l’analisi dell’immaginifica opera di Giorgio Tarditi Spagnoli, e delle sue alquante volte ostentate pretese di illuminare l’universo mondo con la sua abissale “sapienza”, nonché con la sua personalissima “comprensione” dell’opera esoterica di Rudolf Steiner, i cui profondissimi aspetti per oltre un secolo erano sfuggiti a tutti (a tutti, fuor che a lui, naturalmente), ma che ora, giunto lui – stupor mundi atque illuminator gentium – tali mirabili ascose verità vengono pòrte con generosa liberalità alla comprensione e all’ammirazione del colto e dell’inclita. Peccato, dunque, che cotanta “sapienza” e “comprensione” vengano sciupate e smentite dagl’innumerevoli strafalcioni d’ogni tipo, anche semplicemente riguardanti banali dati storici, facilmente controllabili da chiunque.

Ma cominciamo dall’Introduzione alla Parte Prima della sua opera, intitolata Storia del Servizio di Misraim, che è una versione “allungata” del post apparso sul noto social forum, cui facevo allusione nel precedente articolo. In tale Introduzione, il nostro giovin autore ligure “principia” – come direbbero in Etruria – affermando che Rudolf Steiner:

«Cominciò la sua carriera curando gli scritti scientifici di Goethe. Nel 1894 pubblica la Filosofia della Libertà in cui espone i principi epistemologici della sua futura attività spirituale, la differenza tra pensare fisico-sensibile ed il pensare libero dai sensi. Poi nel 1902 cominciò la sua carriera nella Società Teosofica, fondata da Helena Petrovna Blavatsky (1831-1891), di cui divenne segretario generale per la Sezione Tedesca nel 1904».

A parte il brutto termine – tipicamente piccolissimo borghese e arrivistico – di una “carriera” intrapresa da Rudolf Steiner nell’àmbito degli studi goethiani, in quello filosofico, e in quello teosofico, vi è da rilevare che la Filosofia della Libertà, non era né voleva essere l’esposizione dei principi epistemologici della sua futura attività spirituale, la differenza tra pensare fisico-sensibile ed il pensare libero dai sensi. La Filosofia della Libertà è ben altro che un’opera “epistemologica”, o la mera giustificazione teoretico-conoscitiva della Scienza dello Spirito: essa – esattamente come il Trattato del Pensiero Vivente di Massimo Scaligero – è l’opera più occulta scritta da Rudolf Steiner: un testo di ascesi iniziatica, la cui pratica porta direttamente alla più radicale e travolgente esperienza spirituale: è il rituale più potente di trasmutazione interiore. È l’aprire il varco alla folgore-luce del pensare originario: non la mera giustificazione teoretica, dunque, di una futura attività spirituale, bensì essa stessa – hic et nunc – quella attività spirituale stessa. E che sia così, non è il presente cattivissimo lupaccio ad affermarlo, ma lo stesso Rudolf Steiner il quale – dopo aver rilevato, ad esempio in occasione della traduzione della sua opera fondamentale nella lingua d’Albione, che in inglese il termine freedom ha il senso prevalente di libertà giuridica, ed è più ristretto del termine tedesco Freiheit, il quale invece comprende in sé anche il concetto di libertà interiore e spirituale – volle che la sua Filosofia della Libertà, venisse tradotta in inglese col titolo di Philosophy of Spiritual Activity, proprio perché la osservazione animica secondo il metodo delle scienze naturali, è una interiore attività spirituale liberatrice e trasmutatrice dell’intero essere umano, anima compresa. Quindi ben altro, e ben di più, che non la “giustificazione gnoseologica delle sue future opere di Scienza dello Spirito”. Ma non pretendiamo troppo dall’intelligere del nostro ligure addottorando in filosofia.

Ma quelli che davvero si poteva risparmiare sono due strafalcioni di date controllabilissime da chiunque. Infatti, Rudolf Steiner venne in contatto con la cerchia teosofica berlinese nel settembre dell’anno 1900, allorché tenne, presso la Biblioteca Teosofica in casa del conte Cay Lorenz von Brockdorff, prima una conferenza sulla recente scomparsa di Friedrich Nietzsche e subito dopo sulla Rivelazione occulta di Goethe. Richiesto di proseguire, Rudolf Steiner tenne 26 conferenze sulla Mistica che si protrassero sino all’aprile del 1901. E, visto come le sue comunicazioni venivano accolte, egli decise di tenere, per l’anno successivo, un ciclo di 24 conferenze sul Cristianesimo quale Fatto Mistico e il Misteri dell’Antichità, ciclo svoltosi dal 19 ottobre 1901 sino al 26 aprile 1902. Allorché il conte Brockdorff, per motivi di salute, dovette ritirarsi dalla direzione della cerchia teosofica berlinese, e dovendo altresì nascere ufficialmente la Sezione Tedesca della Società Teosofica, egli propose che Rudolf Steiner venisse nominato segretario della medesima. Rudolf Steiner accettò solo alla condizione che Marie von Sivers, ch’egli aveva incontrato nel corso delle conferenze sul Cristianesimo quale fatto mistico, venisse scelta come sua stretta collaboratrice, e che lei accettasse tale sua proposta, come poi appunto accadde.

Quindi avvenne nel 1900 la connessione di Rudolf Steiner con la cerchia teosofica berlinese, e fu nel 1902 ch’egli divenne segretario della Società Teosofica in Germania, e non nel 1904, come scrive il nostro giovin autore. Questi, subito dopo, così prosegue:

«Nello stesso anno egli cominciò il suo lavoro nella Scuola Esoterica attraverso il metodo di sviluppo occulto elaborato e sperimentato da lui stesso».

Veramente, Rudolf Steiner non ha mai affermato che gli esercizi da lui dati per il sentiero iniziatico, fossero una sua creazione o una sua elaborazione. Anzi, più volte, in conferenze pubbliche e in quelle per i soci della Società Teosofica prima e Antroposofica poi, in varie lezioni della Scuola Esoterica, nonché in lettere a suoi discepoli, ora pubblicate, egli afferma esplicitamente che tali esercizi – compresi quelli presenti nel libro L’Iniziazione. Come si conseguono conoscenze dei mondi superiorinon erano affatto una sua elaborazione, bensì che erano antichi, talvolta di secoli: non opera sua, bensì dei Maestri della Sapienza e dell’Armonia dei Sentimenti, ossia dei Maestri Invisibili – incarnati o meno – i quali stavano dietro al movimento spirituale rosicruciano, ed opera altresì degli Esseri delle Gerarchie Spirituali. Anzi, nelle lezioni della Scuola Esoterica, egli dichiara esplicitamente che ai discepoli dell’Iniziazione è vietato inventarsi o modificare gli esercizi, e che quelli che venivano indicati dovevano essere eseguiti wortwörtlich, ossia alla lettera, così come venivano dati: il discepolo occulto non doveva permettersi in proposito variazione alcuna.  

Ma si sa come vanno poi a finire le dinamiche di questo genere di cose. Ho conosciuto e conosco persone – alcune delle quali si sono arrogate, con l’intrigo e con la forza, l’orientamento di gruppi spirituali da Massimo Scaligero affidati ad altri – persone che si sono letteralmente inventate esercizi ed “immaginazioni” per il lor proprio uso e consumo, ma che sogliono “prescrivere” anche a coloro che, in estatico ascolto, li attorniano. Ho conosciuto e conosco altre persone, le quali – nell’àmbito del più volte descritto “trasbordo ideologico inavvertito” hanno “inventato”, e soprattutto prescritto altrui, interi sistemi di esercizi e “immaginazioni”: nella direzione, progressivamente sempre più esplicita, di una “cattolicizzazione acuta” della Scienza dello Spirito. Le stesse persone, poi, colludono beatamente con gli esponenti della seduzione tomberghiana – un esponente di spicco della quale viene fatto tranquillamente scrivere su una nota rivista gianicolense, diretta dall’Innominato – e quindi colludere eziandio con tutto uno stucchevole materiale misticheggiante – trinosofico e mariologico – condito con tanto di “danza cosmica”, la quale è un volgare plagio dell’euritmia, donata da Rudolf Steiner. Tanto per riportare un esempio chiaro chiaro, diversi anni fa, mi giunse a casa – quando avevo ancora una casa, prima che la “fraterna” e “cristianissima carità” mi togliesse anche quella – un dépliant nel quale venivo invitato ad una conferenza. tenuta da un entusiasta e affaccendato “apostolo” anglofono di Valentin Tomberg, a Roma alla sede della Società Antroposofica in Via Saliceti, tradotta dall’inglese da parte della stessa ‘fiduciaria’, tale U.S., del locale gruppo antroposofico. Ma veniva comunicato altresì che la stessa conferenza, per chi non avesse avuto modo di seguirla, sarebbe stata tenuta giorni dopo in Via Merulana, presso un istituto religioso cattolico. Sed de hoc etiam transeamus.

«Da tutto principio l’attività di Steiner fu volta a rappresentare l’esoterismo occidentale, quale complemento di quello orientale come presentato nella Dottrina Segreta di Madame Blavatsky».

Tralasciando l’incerto periodare italiano, è necessario dire a chiare lettere, che Rudolf Steiner non portò affatto un “complemento” all’orientaleggiante esoterismo teosofico, prima blavatskyano e poi besantiano (questo anche ben prima dell’infatuazione krishnamurtiana della Stella d’Oriente), bensì indicò l’insegnamento rosicruciano come assolutamente alternativo a quello orientaleggiante e teosofico. Del resto, nell’epistolario tra Rudolf Steiner e Marie von Sivers vi sono documenti e pagine che, a tale proposito, non lasciano spazio alcuno ad equivoci. Anche nei cosiddetti Documenti di Barr, da lui scritti nel 1907 per Edouard Schuré, vi sono considerazioni altrettanto esplicite. In essi viene descritto, senza infingimenti, come la Blavatsky, dopo la partenza dagli Stati Uniti e all’arrivo sul suolo indiano, fosse caduta nelle mani di iniziati indiani irregolari – “della mano sinistra” – che la usarono, manovrandola a loro piacimento, come una burattina, per scopi vari, anche politici, che di spirituale nulla avevano. Inoltre, in molti punti della sua opera, egli descrive l’equivoca natura medianica dei metodi adoperati nella Società Teosofica – e più precisamente nella Eastern School of Theosophy, che ne rappresentava la Sezione Esoterica – metodi errati e antispirituali che portarono a illusioni, a menzogne, e a molti disastri.

Poi, sempre nell’Introduzione, viene affermato che:

«La sede della Società Antroposofica fu posta a in Svizzera, a Dornach dove Steiner progettò un imponente edificio in legno, il Goetheanum, sede principale della sua Scuola Esoterica nonché della rappresentazione dei Misteri Drammatici. L’edificio fu dato alle fiamme nel capodanno del 1922, attraverso le mani del prete gesuita della vicina Arlesheim, ma dietro a cui si celava un nucleo di ciò che sarebbe stato il partito nazionalsocialista, in collaborazione con la nemesi dei rosacroce, i gesuiti. Steiner commentò che solo quell’olocausto avrebbe potuto permettere la sublimazione del tempio dei misteri occidentali nel mondo spirituale e, a partire dal giorno seguente, già progettava il nuovo edificio, stavolta in cemento. Il Secondo Goetheanum fu completato solo nel 1928, tre anni dopo il passaggio del grande adepto occidentale ai mondi spirituali».

Questa parte dell’Introduzione contiene una serie di strafalcioni, e di affermazioni storicamente false, che – per la serietà dell’argomento – è doveroso rilevare e correggere. Anzitutto, i Drammi Mistero di Rudolf Steiner non vennero mai eseguiti nel primo Goetheanum, in quanto essi vennero eseguiti sempre e solo a Monaco, dal 1910 al 1913, e furono interrotti nel 1914, allo scoppio del primo conflitto mondiale, quando la costruzione dell’edificio era appena iniziata, e sarebbe stato impossibile inscenarveli. In secondo luogo, sarebbe opportuno che il nostro giovin scrittore consultasse meglio il calendario, perché il tragico incendio avvenne nella notte di San Silvestro del 1922, ossia il 31 dicembre, e non a Capodanno, ossia il 1° gennaio 1922. Quando si ha la presunzione di voler illuminare l’universo mondo sui misteri sovrasensibili, celati nell’opera di Rudolf Steiner, si dovrebbe perlomeno cercare di essere il più possibile esatti a proposito dei dati sensibili, da chiunque osservabili e controllabili. Per l’esattezza storica, l’edificio non fu dato alle fiamme «attraverso le mani del prete gesuita della vicina Arlesheim», anche se è verissimo che il parroco cattolico di Arlesheim, il R.P. Max Kully, prete secolare e non gesuita, almeno formalmente, se non nella sua sozza animaccia, fu inviato nel villaggio svizzero non tanto per “la cura d’anime” dei pacifici e sonnacchiosi fedeli elvetici del luogo, quanto per fare la guerra con ogni mezzo – sarebbe il caso di dire “col ferro e col fuoco”: soprattutto con quest’ultimo – a Rudolf Steiner e all’Antroposofia. Ma non furono le sue personali mani ad appiccare il fuoco al Goetheanum, anche s’egli – a mio avviso – fu sicurissimamente il mandante, o uno dei mandanti, di un così odioso delitto.

Ad appiccare il fuoco, almeno secondo le indagini svolte a quel tempo, fu un suo ‘sgherro’, di nome Jakob Ott, figlio di Fritz e Katharina Putzi, nato il 21 ottobre 1895 a Zurigo, di professione orologiaio ad Arlesheim. La sera prima dell’incendio, il 30 dicembre 1922, fu fatta una riunione alla Taverna Ochsen di Arlesheim della Lega Cattolica, nella quale vennero pronunciate alte minacce nei confronti di Rudolf Steiner e del Goetheanum, mentre su alcuni giornali confessionali di Basilea apparivano frasi sarcastiche e minacciose del tipo: «Stia attento il Dr. Steiner che una scintilla spirituale non gli mandi in cenere il suo bel Goetheanum». Quel che si dice un delitto annunciato. Jakob Ott era stato fanatizzato dalle ‘prediche’ del parroco Max Kully, anche se nell’estate precedente egli si era formalmente affiliato alla Società Antroposofica, ed aveva frequentato il Goetheanum, ascoltando qualche conferenza: probabilmente allo scopo di compiere un esatto sopralluogo e ben conoscere l’edificio. Il suo scheletro calcinato dal fuoco, venne trovato tra le ceneri del Goetheanum, e la polizia attribuì a lui, con alta verosimiglianza, l’azione incendiaria.

A tale proposito, può essere interessante riportare alcune comunicazioni fattemi da antichi discepoli di Rudolf Steiner, e da Massimo Scaligero. L’architettura del Goetheanum – per il suo stile organico-dinamico, secondo la definizione dello stesso Rudolf Steiner – aveva una influenza profondissima sulle anime che lo osservavano: un’azione pacificatrice e addirittura terapeutica. Accadeva persino che persone ostili, penetrate nel Goetheanum con intenzioni certamente non benevole, venivano sommerse dalla pace che ivi regnava, e divenivano incapaci delle azioni ostili da loro progettate. Per questo motivo, gli avversari di Steiner e dell’Antroposofia chiamavano quel edificio Mausefalle, ossia la ‘trappola per topi’. Al fine di distruggere il Goetheanum, e la sua odiata influenza spirituale, venne appunto scelta una personalità la cui disarmonia interiore si era cristallizzata sin nel corpo fisico – infatti Jacob Ott era ‘gobbo’ per una grave deformazione della spina dorsale – in modo da non subirne l’influenza pacificatrice. Mentre divampava l’incendio, che era divenuto oramai ingovernabile, Rudolf Steiner ordinò a tutti i volontari accorsi per spegnere l’incendio, di uscire e allontanarsi dall’edifico in fiamme, «perché una vittima umana sarebbe stata una tragedia». Allora, le potenze ahrimaniche, che avevano ossessionato l’incendiario – così mi disse personalmente Massimo Scaligero – lo sacrificarono, perché per quelle Potenze Avverse non vi è sacrificio sine effusione sanguinis. Comunque, la scelta di un personaggio, con caratteristiche così peculiari, dimostra da parte dei mandanti una conoscenza non banale di determinate leggi del mondo occulto.   

Quanto all’affermazione che dietro al R.P. Max Kully, ‘curatore d’anime’ ad Arlesheim, si celasse «un nucleo di ciò che sarebbe stato il partito nazionalsocialista», che a quell’epoca era appena ai suoi oscuri inizi a Monaco di Baviera, per di più «in collaborazione con la nemesi dei rosacroce, i gesuiti», è pura illazione e delirio. La fiaba che a bruciare il Goetheanum siano stati i nazisti, fu inventata oltre mezzo secolo fa da quei due intraprendenti scrittori del ‘fantaesoterismo’ francese (loro lo chiamavano ‘realismo fantastico’), che erano Louis Pauwels e Jacques Bergier, nel loro saggio più volte ripubblicato Le Matin des magiciens, tradotto in italiano da Pietro Lazzaro, e pubblicato nel 1964 e nel 1997 da Arnoldo Mondadori Editore. Inoltre, l’italiano del nostro laureato e addottorando ligure è un tantinellino zoppicante e tutt’altro che chiaro, perché, stando alla lettera di quel ch’ei inabilmente scrive, l’espressione in collaborazione con la nemesi dei rosacroce, i gesuiti, potrebbe essere equivocata a significare che i rosacroce si sarebbero serviti dei gesuiti, per attuare la loro vendetta, la supposta ‘nemesi’, nei confronti di Rudolf Steiner, ma son sicuro che il nostro giovin autore non voleva dire certo questo. Che si studiasse meglio la lingua di Dante!

Quanto, poi, alla sua affermazione che «Steiner commentò che solo (il rilievo è mio) quell’olocausto avrebbe potuto permettere la sublimazione del tempio dei misteri occidentali nel mondo spirituale», siamo al ridicolo, perché se fosse stata così necessaria una tale “sublimazione”, Rudolf Steiner avrebbe fatto prima a bruciarselo da solo il Goetheanum, mentre – sono sua ipsissima verba – l’Edificio era, in certo qual modo, la necessaria manifestazione dell’Essere Angelico ‘Anthroposophia’ sul piano fisico, una sorta di ‘soma’, o di visibile ‘manifestazione corporea’: proprio per questo la parte avversa volle distruggerlo col fuoco, come usava fare – sino a poco tempo prima – con coloro che essa definiva ‘eretici’.

Nella sua Introduzione, ma più volte anche in altre pagine del suo libro, il nostro giovin scrittore chiama Rudolf Steiner ‘grande adepto occidentale’, e altrove come ‘Maestro di Saggezza’, cosa che – a onor del vero – Rudolf Steiner non si è mai attribuito. Nell’esoterismo in genere, e nella Scienza dello Spirito in particolare, il termine ‘Adepto’ ha un significato preciso, ed anche il termine ‘Maestri di Saggezza e dell’Armonia delle Senzazioni’ nell’Antroposofia ha un significato altrettanto preciso, tutt’altro che vago, e Rudolf Steiner parla sempre di costoro con profonda venerazione, e mai – dico: mai – egli si presta all’equivoco giuoco di attribuire a se stesso tali qualifiche, sia pure tra le righe, o di lasciar intendere di essere uno di loro. Quella di creare una sorta di sentimentale ‘culto della personalità’ è una delle strategie di manipolazione animica tra le più adoprate e tra le più efficaci, tipicamente gesuitiche, contro le quali Rudolf Steiner e Marie Steiner ebbero sempre parole di fuoco. Di tale strategia di manipolazione animica ho potuto constatare non pochi esempi nello stesso ambiente “scaligeropolitano”, che da tempo – da troppo tempo – subisce torpidamente le operazioni di “trasbordo ideologico inavvertito”, delle quali abbiamo avuto sovente modo di parlare. 

Dove mi sembra che il nostro giovin autore cominci a manifestare, sia pure prudentemente, le sue vere intenzioni, piuttosto evidenti per chi abbia sguardo acuto – e i cattivissimi lupacci appenninici hanno uno sguardo molto acuto – è là dove egli scrive:

«Oggi, crescente parte del movimento antroposofico lamenta il mancato sviluppo della struttura esoterica ed iniziatica fondata da Steiner, l’originaria Scuola Esoterica, per coloro che vorrebbero impegnarsi sistematicamente nei diversi esercizi pratici dati da Steiner. In realtà questo ulteriore sviluppo della Scuola Esoterica esiste ancora, ma è possibile comprenderne l’impatto solo attraverso le pieghe meno note della storia».

In realtà a grandissima parte del movimento antroposofico poco o niente calse e tuttora poco o punto cale di quello che il nostro giovin scrittore ligure chiama il mancato sviluppo della struttura esoterica ed iniziatica fondata da Steiner’, de ‘l’originaria Scuola Esoterica, e non se ne lamenta affatto. Perché a quelle teste di cappero di antroposofazzi non importa un tubero di impegnarsi sistematicamente nei diversi esercizi pratici dati da Steiner, perché altrimenti non avrebbero seguito come pecore obbedienti – salvo pochissime onorevoli eccezioni – Albert Steffen, Guenther Wachsmuth e soci, nell’azione programmata di demolizione sistematica dell’Opera di Rudolf Steiner, nella persecuzione più vergognosa di Marie Steiner – attuata con metodi che quest’ultima stessa definiva da ‘gangsters’ – nell’ostracismo nei confronti di coloro che volevano essere fedeli alla Via della realizzazione spirituale, indicata da Rudolf Steiner.  

Per chi voleva e vuole tutt’ora impegnarsi nella Via degli esercizi pratici, vi è abbondanza di indicazioni in libri come L’Iniziazione. Come si conseguono conoscenze dei modi superiori, o nel V capitolo de La Scienza Occulta nelle sue linee generali, nei cosiddetti Quaderni Esoterici, in moltissime conferenze di Rudolf Steiner. Vi è stata, prima, l’opera instancabile di Giovanni Colazza con numerose conferenze, tra le quali importantissime sono La ricerca dell’Io nel periodo dell’anima cosciente, pubblicata su questo temerario blog, e le sue conferenze a commento al libro Iniziazione di Rudolf Steiner. Vi è stata, poi, l’opera anch’essa instancabile di Massimo Scaligero, con la sua parola per coloro che in incontri personali e in riunioni ebbero il dono di ascoltarlo, e soprattutto con i suoi scritti. Ma tale sovrabbondanza di donazione dei Maestri riguarda appunto sia quella che Enrico Cornelio Agrippa avrebbe chiamata ‘occulta philosophia’, sia il sistema organico di esercizi che nel loro insieme costituiscono il Sentiero della Conoscenza, che conduce alla diretta esperienza della realtà spirituale. Ma una tale ‘Via’, oggi, non ha nulla a che vedere con le ritualità cerimoniali, con iniziazioni in logge, passaggi di grado e orpelli ricamati vari. Il Rito è un evento assolutamente interiore, che si svolge totalmente in interiore homine. Quel che, invece, propone, Giorgio Tarditi Spagnoli è un ritorno, a suo dire ‘necessario’, alle forme di ritualità cerimoniale, indubbiamente molto scenografiche e decorative, che tanto piacciono agli anglosassoni, i quali spesso usano i vari Ordini come forme di amena ‘sociabilità’ e i ridondanti rituali cerimoniali come ‘giuochi di ruolo’. Inoltre, come ammonisce Rudolf Steiner, tale ritualità, oggi, agisce su zone non coscienti dell’anima, e sui corpi sottili: divenendo uno strumento efficace per la possibile manipolazione di persone, gruppi, ambienti vari, per i fini più diversi: politici compresi. Come è più volte avvenuto. Infine, non è affatto vero che questo ulteriore sviluppo della Scuola Esoterica esiste ancora, come afferma il nostro giovin scrittore perché la Seconda e la Terza Classe della prima Scuola Esoterica furono ritualmente chiuse e sigillate da Rudolf Steiner nel 1914, e da lui mai più riaperte. In maniera evidente il nostro affabulante mistagogo ligure, e il suo australe amico di origine maori, si propongono come resurrettori della Mystica Aeterna, e Capi di un nuovo – uno di più tra i già troppi: siamo alla totale infleazione – Ordine pseudorosicruciano.  

Nella parte Steiner e la fondazione del Servizio di Misraim, il nostro affabulante giovin autore inizia sùbito con alcune notizie non rispondenti a realtà. Egli afferma che: «Avendo un rapporto di reciproca stima, Yarker aveva invitato Steiner e la futura moglie Marie von Sievers [sic, per Sivers] (1877-1948) a unirsi al Rito di Memphis-Misraim, etc.». Ora, non risulta da alcun documento non solo che John Yarker abbia mai invitato Rudolf Steiner ad entrare nell’Antico Primitivo Rito Orientale di Memphis e Misraim, ma neppure che tra lui e Rudolf Steiner vi sia mai stato un qualsivoglia rapporto diretto: personale o epistolare. Semmai fu Rudolf Steiner a rivolgersi, in Germania e non in Inghilterra, a Theodor Reuss, che in qualche modo fungeva da rappresentante, sia pure indegnissimo, nelle zone di lingua tedesca di alcuni degli Ordini iniziatici, a capo dei quali vi era l’ormai molto anziano John Yarker. I contatti col Reuss – preso in considerazione unicamente quale rappresentante in Germania di Yarker – furono pochissimi e limitati nel tempo: dall’epistolario tra Rudolf Steiner e Marie Steiner risulta l’assoluta mancanza di stima e la giustificata diffidenza di Rudolf Steiner nei confronti di quel arnese di Theodor Reuss.

Dopodiché, ei si avventura, piuttosto temerariamente, nei labirintici oscuri meandri della storia del rosicrucianesimo, e fa delle affermazioni che storiograficamente – come dicono in Etruria – “non hanno né babbo né mamma”:

«Secondo la leggenda di fondazione tradizionale, il Rito di Misraim (così come il primo ordine rosicruciano, la Gold und Rosenkreuz) fu fondato nell’anno 46 d.C. dall’egizio Ormus, un sacerdote di Serapis ad Alessandria d’Egitto, che fu convertito al Cristianesimo dall’Evangelista Marco, a sua volta discepolo di Paolo».

Orbene, è necessario anzitutto dire che Marco, l’evangelista, che operò alla diffusione del Cristianesimo in Egitto, fu discepolo di Pietro, e non di Paolo, né da alcun passo del Nuovo Testamento, né da alcun documento o testimonianza o tradizione di epoca apostolica, o di poco posteriore a quest’ultima, risulta che Paolo abbia mai incontrato Marco, o ch’egli abbia mai messo piede in Egitto. Quanto ad Ormus, forse è bene scrivere, in migliore italiano, ch’egli era sacerdote del dio Serapide, come è usuale fare nel trascrivere i nomi mutuati dalla tradizione classica, e non Serapis. Inoltre nella Mistica Aeterna di Rudolf Steiner, non si afferma affatto che il Rito di Misraim sia stato fondato allora da Ormus, bensì che il Misraim-Dienst, ovvero il ‘Culto’, o la ‘Liturgia Misraim’, che Steiner dice essere ancora più antica, venne allora collegata coi Nuovi Misteri. Ora il Giorgio Tarditi Spagnoli, per fare la sua strampalata e ingiustificata affermazione, si basa su una comunicazione di John Yarker, ch’egli riporta, ma della quale egli non cita la fonte da cui la trae:

«Devo informarvi, miei Fratelli, che l’Ordine della Rosa+Croce è dell’antichità più remota, ed [sic!] gli viene assegnata una doppia origine, una storica e l’altra filosofica. Fu fondato da Ormus che fu un sacerdote di Serapis a Memphis [in Egitto], e un amico degli Apostoli Cristiani. Fu convertito da San Marco nell’anno 46, riformò le dottrine e le cerimonie degli egizi avendo riconosciuto la legge degli Apostoli, riformò le dottrine e cerimonie degli egizi avendo riconosciuto la legge degli apostoli. etc.».

Quello che il nostro giovin autore ligure si guarda bene dal dire è che questa citazione non è tratta da un rituale misraimita bensì memphitico, ossia non da testi del Rito di Misraim o Rito Egiziano, bensì dai rituali dell’Antico Primitivo Rito di Memphis o Rito Orientale, che è tutta un’altra faccenda. Nel caso in questione lo Yarker non sta facendo della “storia”, bensì trasmette all’iniziando quella che i tedeschi chiamano una Logenlegende, ovvero una edificante storia leggendaria, come da secoli usa fare in tutte le cerimonie massoniche. Il testo si trova a p. 26 dell’opera, storia da Yarker tradotta peraltro dagli scritti di Jacques-Etienne Marconis de Nègre, LECTURES OF THE ANTIENT AND PRIMITIVE RITE OF FREEMASONRY, TRANSLATED AND COMPILED BY JOHN YARKER, Masonic Charges and Lectures Lectures of a Chapter, Senate, and Council. Masonic Charges and Lectures, a series translated from the French by John Yarker, first published Manchester: J.W. Petty & Son, 1880, by J-E Marçonis, first published London: John Hogg, 1882. Non si tratta dunque né del Rito di Misraim, né del vero e proprio Ordine della Rosacroce, bensì dell’istruzione cerimoniale che veniva data nel Rito di Memphis a chi riceveva il grado massonico di Principe o Cavaliere della Rosacroce, che di nuovo è tutta un’altra cosa! Onde non si dica che mi invento qualcosa, ecco l’originale del testo inglese:

«HISTORY OF THE DEGREE OF ROSE CROIX.

I HAVE NOW to inform you, my brethren; that the Order of the Rose Croix is of the highest antiquity, and has a double origin assigned to it, the one historic and the other philosophic. It was founded by Ormus, who was a Serapian Priest at Memphis, and a friend of the Christian Apostles. Converted by St. Mark in the year 46, he reformed the doctrines and ceremonies of the Egyptians by the recognition of the law of the Apostles».

Ora, siccome io possiedo tutti i rituali – quelli originali, settecenteschi e ottocenteschi, non quelli che certi Grandi Hierophanti si scrivono da soli – sia del Misraim sia del Memphis, sono ben in grado di vedere le differenze. Del resto, Rudolf Steiner, pur non fondando egli stesso un nuovo Rito o una Obbedienza massonica, volle ricollegarsi al Rito di Misraim, del quale in Germania divenne formalmente Gran Maestro, e non al Rito di Memphis, et pour cause!

Quanto poi, all’affermazione del nostro ardimentoso giovin scrittore ligure essere ‘il primo ordine rosicruciano, la Gold und Rosenkreuz’, devo dire ch’egli conosce davvero poco, e molto male, la storia del rosicrucianesimo, sia quella esteriore sia quella più celata. Infatti, tralasciando la storia “segreta” della Fraternitas o Ordo Rosae Crucis a partire dal XIII e dal XIV secolo, legata alla figura spirituale di Christian Rosenkreutz, e alle sue manifestazioni letterarie e non del XVII secolo, legate alla pubblicazione dei cosiddetti quattro “Manifesti” dei Rosacroce, ossia  della Fama Fraternitatis, della Confessio Fraternitatis, della Generalis Reformatio, e delle Nozze Chimiche, per la prima apparizione di un Ordine che esteriormente si richiamasse esteriormente alla Fraternitas dobbiamo arrivare al 1710 allorché il pastore slesiano Samuel Richter, scrisse con lo ieronimo di Sincerus Renatus la Die wahrhaffte und vollkommene Bereitung des philosophischen Steins der Bruederschafft aus dem Orden des Gulden und Rosen Kreutzes, ovverossia La verace e perfetta preparazione della pietra filosofale della Fratellanza dell’Ordine dell’Aurea e Rosea Croce, opera pubblicata a Breslavia e della quale una seconda edizione apparve nel 1714. Particolare interessante di questa opera è ch’essa parli del fatto che l’Ordine avrebbe avuto due Case: una a Norimberga ed un’altra ad Ancona. L’antroposofo marchigiano Fabio Tombari, di Fano nelle Marche, decenni fa si mise in testa di ritrovare questa seconda magione dell’Ordine: cercò con l’ostinazione e la tenacia dei saggi, girando l’intera Ancona, sino a che non trovò un antico palazzo sul cui portone ligneo apparivano le lettere D.F.R.C., ovvero nella sua interpretazione, Domus Fratrum Rosae Crucis, ‘Casa dei Fratelli della Rosa Croce’. Personalmente ritengo la cosa verosimilissima, per non dire, sempre a mio avviso, assolutamente certa, data la presenza nel XVII secolo nelle Marche di vari personaggi legati all’Ermetismo rosicruciano.

Bisognerà attendere vari decenni perché in Germania si formasse un altro Ordine richiamantesi anch’esso alla Rosacroce, ed arriviamo secondo taluni al 1756, per altri invece al 1777, perché sorgesse ad opera di un ufficiale prussiano, Johann Rudolf von Bischoffwerder e di un ex-pastore luterano Johann Christoph von Wöllner, l’Orden der Gold­- und Rosenkreuzer, che è quello al quale si richiama, a mio avviso, palesemente Giorgio Tarditi Spagnoli, e prima di lui l’Hermetic Order of  the Golden Dawn e il Lectorium Rosicrucianum, Questa organizzazione è, a mio avviso (ma non solo mio), alquanto lontana dagli ideali dell’antica Fraternitas.

Vi furono nel XVIII secolo in Germania anche altre formazioni rosicruciane, più o meno tutte paramassoniche, dai nomi simili e non sempre è facile orientarsi tra esse. Alcune di esse non avevano nessuna connessione interiore con la Fraternitas, e si richiamavano abusivamente al suo nome, altre invece furono veicolo di un’autentica ispirazione rosicruciana e svolsero discretamente, ma efficacemente la loro missione nel mondo.

Indi poscia, il nostro giovin scrittore si avventura temerariamente nei tempestosi mari della storia degli Ordini massonici ‘egiziaci’. E parte subito con una serie di affermazioni false, o perlomeno fortemente errate. Infatti, così scrive:

«Il nome Misraim deriva da Mizraim, uno dei figli di Ham, che diede il suo nome alle terre de’Egitto [sic!]. I Misteri di Iside, Osiride e Tifone vengono fatti derivare da Ormus stesso. Da una prospettiva più storica, la massoneria egizia fu fondata dal mago massone Conte di Cagliostro. La particolare forma del Rito di Misraim, fu fondata a Milano nel 1805, dieci anni dopo la presunta morte di Cagliostro. Invece il Rito di Memphis risulta essere una copia francese del Rito di Misraim, fu fondato a Parigi nel 1839 in seguito alle campagne napoleoniche in Egitto e la conseguente “egittomania” dilagata tra le truppe francesi. Successivamente i due riti sono stati uniti insieme».

Anche in questo caso abbiamo più errori – dei veri strafalcioni –  che parole, e molta disinformazione o, se si vuole proprio esser benevoli, della semplice ignoranza. Nella tradizione biblica, uno dei tre figli di Noè insieme a Sem e a Jafet, è Cam, padre – secondo il Sefer Bereshit, che i cristiani chiamano Libro della Genesi – di  CushMizraimPhut e Canaan. In ebraico e nella scrittura amaraica quadrata, il nome di Cam è חָם: scritto con le consonanti cheth e mem. La chet – secondo quel che mi insegnava la sapientissima professoressa e cara amica I.Z. – è una consonante gutturale fortemente aspirata, come la jota castigliana in Juan, il ch scozzese in ‘loch’, e il ch tedesco in ‘ach’, e corrisponde altresì al greco antico χ ‘chi’. In effetti, nella versione dell’Antico Testamento dei Settanta, la Septuaginta dei biblisti, il nome del figlio di Noè viene reso con Χαμ, ossia Cham. Ma queste, lo ammetto, sono solo preziosità o finezze filologiche. 

Invece, è un ben grossolano errore storico affermare che «Da una prospettiva più storica, la massoneria egizia fu fondata dal mago massone Conte di Cagliostro. La particolare forma del Rito di Misraim, fu fondata a Milano nel 1805, dieci anni dopo la presunta morte di Cagliostro». Si tratta di un ben grossolano errore storico – anzi di tutta una serie di errori – perché Cagliostro stesso affermava ch’egli svolgeva una missione – massonica, ermetica e rosicruciana – che gli era stata affidata da Altotas e dal Gran Maestro Manoel Pinto de Fonseca a Malta, ove egli fu iniziato alla R.L. S. Giovanni del Segreto e dell’Armonia, e da Raimondo di Sangro, Principe di Sansevero, a Napoli, ove egli fu accolto nella R.L. Perfetta Unione. Quest’ultima era una loggia massonica dalla simbologia chiaramente ‘egiziaca’, come si diceva un tempo, e la sua data di fondazione risaliva al 1728.  All’interno di questa ‘officina’ egiziana, il Principe di Raimondo di Sangro fondò, il 10 dicembre 1747, il Rito Antico Primitivo Orientale di Misraim seu Aegypti. Quindi molto tempo prima della data affermata dal nostro giovin autore ligure, che attinge a fonti oltremodo dubbie. Evento e data vengono riportate più volte nell’Ottocento da Giovan Battista Pessina, e dallo stesso John Yarker, e nello scorso secolo, da Eduardo Frosini, da Gastone Ventura, oltre che da alcuni documenti dell’archivio del ramo veneziano e del ramo napoletano del Rito di Misraim in mio possesso. 

Il candido lettore vorrà scusare la pedante puntigliosità di queste precisazioni storiche, ma viste le pretese del nostro giovin autore ligure di ammannire sulla carta e nell’ètere il suo sapientissimo verbo allo stupefatto popolo catecumeno, è bene ridimenzionare le sue affermazioni e le sue pretese, mostrandone la poca o punta fondatezza. E ancor prima del 1805, esisteva a Venezia una loggia ‘egiziaca’, la S. Giovanni della Fedeltà, fondata e consacrata per volere del Conte Alessandro di Cagliostro nel 1788, sulla base di una precedente officina neotemplare, la quale ‘lavorò’ sino al 1797, allorché dovette ‘assonnarsi’ quando Napoleone Bonaparte vigliaccamente vendette Venezia all’Austria con l’infamissimo trattato di Campoformio. Ma una tale ‘egiziaca’ officina cagliostriana rimase pochissimo tempo in ‘sonno’, perché già dopo la battaglia di Marengo, che risollevò le fortune delle armate francesi in Italia, l’Iniziato Cesare Tassoni, barone modenese, diplomatico al servizio della Francia, già nel 1801, ‘risvegliò’ la loggia dei discepoli di Cagliostro. Anni fa, ebbi modo di vedere di persona, a Venezia, vari documenti originali di questa importante cerchia spirituale.

Che «il Rito di Memphis risulta essere una copia francese del Rito di Misraim, fu fondato a Parigi nel 1839 in seguito alle campagne napoleoniche in Egitto e la conseguente “egittomania” dilagata tra le truppe francesi», è una vera esagerazione: come ‘copia’ il Memphis aveva poco o nulla del Misraim, soprattutto rispetto all’autentico contenuto occulto e misterico di quest’ultimo: peraltro nei primi 34 gradi è una copia paro paro del Rito Scozzese Antico Accettato. Inoltre, allorché Jacques-Étienne Marconis de Nègre fondò il Rito di Memphis o Rito Orientale, nel 1839, erano già passati ben 40 anni dell’impresa napoleonica in Egitto. E che tra le truppe napoleoniche fosse addirittura dilagata l’egittomania, lo dice solo il nostro giovin autore: i militari napoleonici aderivano perlopiù o al Rito Francese Moderno o al Rito Scozzese Antico Accettato. Ben pochi fecero parte del Rito Egiziano di Misraim: ho persino liste di nomi pressoché complete dei suoi aderenti in epoca napoleonica. Vi fu unicamente, oltre al Misraim, la fondazione, nel 1801, da parte di Jean-Guillaume Cuvelier e di una ristrettissima élite di ufficiali, dell’Ordre des Sophisiens, al quale partecipò anche l’egittologo Dominique Vivant Denon, che nel 1783 conobbe personalmente Cagliostro alla legazione francese a Napoli. Ed è inesatto che successivamente i due riti, di Misraim e di Memphis, siano stati uniti insieme, se non in alcuni casi particolari. Personalmente, mi risulta che il Rito di Misraim proseguisse, nella sua forma originaria, ossia ritualmente immutata, in vari paesi – aldilà di imitazioni pagliaccesche recenti e meno recenti – sino ai nostri giorni.  

Lasciando perdere varie affabulazioni d’impronta sentimentale e lirica del nostro ligure scrittore, incontriamo affermazioni palesemente false come quando scrive: 

«In questo periodo Steiner lavora segretamente per lo Yarker attraverso Reuss, al fine di revisionare i rituali della piramide egizia di Misraim, la principale innovazione di Steiner fu quella della riduzione dei gradi da più di 90 a una decina, una innovazione che come vedremo ha una radice antica e al contempo verrà ereditata in altri ordini esoterici». 

Anche questa è una menzogna, anzi tutta una serie di menzogne. Rudolf Steiner non ha mai lavorato – né palesemente né segretamente – per qualcun altro, neppure per John Yarker, che pur stimava, ma col quale egli non ebbe mai alcun contatto personale, neppure epistolare, a quel che mi risulta. Egli era un uomo libero, e il suo libero operare era unicamente per il Mondo Spirituale. La Mystica Aeterna di Rudolf Steiner non era – lo ripeterò sino alla noia – il Rito di Misraim, malgrado la valutazione positiva ch’egli dava di una tale formazione latomistica minoritaria, peraltro sovente avversata e diffamata dalle grandi Obbedienze massoniche, più o meno profanizzate. L’ignoranza del nostro giovin scrittore appare là dove afferma che la principale innovazione di Steiner fu quella della riduzione dei gradi da più di 90 a una decina, mentre chiunque abbia anche una modesta conoscenza storica dell’esoterismo, sa che il Rito di Misraim o Rito Egiziano ha avuto ed ha solo 90 gradi e non di più. Vi è un perché profondo, e arcano, di tale numero, ma rispetto a ciò lascerò, in maniera lupescamente birbonissima, inappagata l’indebita curiosità del nostro giovin autore.

Ciò dà l’occasione di chiarire una buona volta – e spero una volta per tutte – la questione del rapporto personale di Rudolf Steiner con la Libera Muratoria. Egli ricevette personalmente e formalmente la dignità muratoria di 33° 90° 96°, e ciò sta a significare che gli veniva ‘riconosciuta’ la dignità di 33° Sovrano Grande Ispettore Generale del Rito Scozzese Antico Accettato, di 90° Sovrano Gran Maestro Assoluto del Rito di Misraim, di 96° Gran Maestro Sublime Mago, Patriarca Gran Conservatore del Rito di Memphis. Inoltre, egli venne riconosciuto Gran Maestro Generale in carica del Supremo Gran Consiglio Generale del 90° e ultimo grado del Rito Egiziano o di Misraim per la Germania e i paesi di lingua tedesca. Rudolf Steiner accettò questa ‘dignificazione’, come viene chiamata negli ambienti massonici – sono le sue stesse parole – per ‘lealtà occulta’ e ‘ricollegamento’ con il passato. Ma egli mai formò il Supremo Gran Consiglio del 90° grado del Rito di Misraim, mai rilasciò diplomi del Rito di Misraim, Mai egli agì massonicamente, né mai il suo operare venne riconosciuto come massonico dalle Obbedienze muratorie allora in circolazione. Mai egli utilizzò la rituaria del Rito di Misraim, né tantomeno elaborò, in supposta collaborazione con John Yarker, o su incarico di questi, la ‘riduzione’ del numero dei gradi e la riforma dei rituali, che gli attribuisce il nostro fantasioso giovin autore. Egli fece una cosa affatto diversa: fondò sulla base esclusiva della propria autorità spirituale la Mystica Aeterna, come Seconda e Terza Classe della sua Scuola Esoterica. Chiunque possegga i rituali originali del Rito di Misraim – non quelli che si scrivono da soli i vari Grandi Hierophanti (sull’esempio del sempre affaccendato e volgarissimo divulgatore Papus agli inizi del Novecento) degli innumerevoli Riti di Memphis-Misraim o Misraim e Memphis, venuti fuori come i funghi al sortire del sole dopo le piogge d’autunno – vede la totale differenza dei rituali della Mystica Aeterna rispetto ai vari rituali massonici. Ed è la parola stessa, ne La mia vita, di Rudolf Steiner ad affermare ch’egli non prese niente dall’Istituzione Yarker. L’affermazione di Rudolf Steiner demolisce da sola le fantasiose affermazioni di Giorgio Tarditi Spagnoli, a meno che questi non voglia accusare, ancora una volta, il Maestro di mendacio. Del resto, potrei dimostrare con la massima facilità che, dopo la fondazione della Mystica Aeterna di Rudolf Steiner, il Rito di Misraim – quello autentico – continuò a ‘lavorare’, per ben oltre un secolo, con gli antichi rituali settecenteschi.

Che poi Rudolf Steiner ‘lavorasse segretamente per lo Yarker attraverso Reuss’, è cosa assolutamente non credibile, vista la diffidenza e la totale disistima ch’egli aveva nei confronti di quel pendaglio da forca che era Theodor Reuss. Ciò risulta nella maniera più lampante dalle stesse lettere di Rudolf Steiner scritte a Marie von Sivers nei giorni successivi ai pochi incontri avuti con l’indecente rappresentante di Yarker in Germania, dopo la breve cerimonia di ‘trasmissione’ o di ‘riconoscimento’ del grado che lo ricollegava formalmente alla tradizione muratoria. Il nostro giovin autore cita appena qualche frase di quelle lettere, ma talmente tagliuzzate e sforbiciate da rendere irriconoscibile e inafferrabile il pensiero autentico di Rudolf Steiner. Una volta di più, onde non si dica ch’io mi invento qualcosa, e per documentazione del candido lettore, riproduco il testo tedesco dei brani di quelle lettere che ci interessano, e ne farò una traduzione la più letterale possibile. La prima è una lettera da lui spedita a Marie von Sivers da Norimberga, all’indomani della “cerimonia” di cui abbiamo parlato, l’altra da Karlsruhe, cinque giorni dopo. Questi brani – tratti da Briefwechsel und Dokumente 1901-1925, GA-Nr. 262, ossia dall’epistolario tra Rudolf Steiner e Marie Steiner, e precisamente le lettere n. 41 e 42 – chiariscono in maniera piuttosto eloquente (anche troppo…), sia rispetto alla decadenza dell’Ordine massonico, verso il quale tuttavia egli mostrò sempre una certa tolleranza, sia rispetto a quel filibustiere di Theodor Reuss, che cosa egli pensasse.

«An Marie von Sivers in Berlin

Samstag, 25. November 1905, aus Nürnberg

[…] Nun hast Du gestern selbst gesehen, wie wenig noch übrig geblieben ist von den einstigen esoterischen Institutionen, die doch einmal ein physiognomischer Abdruck waren höherer Welten. In Wahrheit sollten die drei symbolischen Grade: Lehrling, Geselle, Meister die drei Stufen ausdrücken, auf denen der Mensch im Geiste sich selbst d. h. sein Selbst innerhalb des Menschentypus findet. Und die Hochgrade sollten die Erhebung stufenweise andeuten, durch die der Mensch ein Bauer am Menschheitstempel wird. Und wie der gewordene Menschenorganismus d. h. der astrale, ätherische und physische Organismus ein Mikrokosmos der Vergangenheitswelt sind, so soll der von der Maurerei in Weisheit, Schönheit und Stärke zu errichtende Tempel das makrokosmische Abbild einer inneren mikrokosmischen Seelen-Weisheit, Seelenschönheit und Seelenstärke sein.

Im Materialismus hat die Menschheit das lebendige Bewusstsein von alle dem verloren und die äußere Form ist vielfach an Menschen übergegangen, die zum inneren Leben keinen Zugang haben.

Es wäre nun die Aufgabe, das maurerische Leben aus den veräußerlichten Formen aufzufangen und neu zu gebären, wobei natürlich das wieder geborene Leben auch neue Formen hervorbringen müsste. Dies sollte unser Ideal sein: Formen zu schaffen als Ausdruck des inneren Lebens. Denn einer Zeit, die keine Formen schauen und schauend schaffen kann, muss notwendigerweise der Geist zum wesenlosen Abstraktum sich verflüchtigen und die Wirklichkeit muss sich diesem bloß abstrakten Geist als geistlose Stoffaggregation  gegenüberstellen. – Sind die Menschen imstande wirklich Formen zu verstehen z. B. die Geburt des Seelischen aus dem Wolkenäther der sixtinischen Madonna: dann gibt es bald für sie keine geistlose Materie mehr. – Und weil man größeren Menschenmassen gegenüber Formen vergeistigt doch nur durch das Medium der Religion zeigen kann, so muss die Arbeit nach der Zukunft dahin gehen: religiösen Geist in sinnlich-schöner Form zu gestalten. Dazu aber bedarf es erst der Vertiefung im Inhalte. Theosophie muss zunächst diese Vertiefung bringen. Bevor der Mensch nicht ahnt, dass Geister im Feuer, in Luft, Wasser und Erde leben, wird er auch keine Kunst haben, welche diese Weisheiten in äußerer Form wiedergibt».

Ed eccola tradotta: 

«A Marie von Sivers a Berlino

Sabato, 25 novembre 1905, da Norimberga

[…] Ora ieri hai visto tu stessa, quanto poco sia rimasto è rimasto delle istituzioni esoteriche di un tempo, le quali però un tempo erano anche una espressione fisionomica dei mondi superiori. In verità i gradi simbolici di Apprendista, Compagno, Maestro dovrebbero esprimere i tre gradi, sui quali l’essere umano trova se stesso nello Spirito, cioè lo Spirito all’interno del tipo umano. E gli Alti Gradi dovrebbero indicare l’innalzamento graduale attraverso i quali l’essere umano diviene un edificatore del tempio dell’Umanità. E così come il divenuto organismo umano, cioè l’organismo astrale, eterico e fisico sono divenuti un microcosmo del mondo del passato, così il Tempio che deve essere eretto dalla Massoneria in Sapienza, Bellezza e Forza, deve essere l’immagine macrocosmica di una interiore microcosmica sapienza animica, di una bellezza animica, di una forza animica.

Nel materialismo, l’umanità ha perso la coscienza vivente di tutto ciò, e la forma esteriore è in molti modi passata a persone che non hanno alcun accesso alla vita interiore.

Ora, il compito sarebbe quello di afferrare la vita massonica a partire dalle forme esteriorizzate, e generarla a nuovo, per cui la vita rigenerata dovrebbe produrre naturalmente anche nuove forme. Questo dovrebbe essere il nostro ideale: per creare forme come espressione della vita interiore. Giacché in un’epoca, che non contempli forme e contemplando possa creare, lo Spirito deve necessariamente volatilizzarsi nell’inconsistente astrazione e la realtà deve confrontarsi a questo spirito meramente astratto come aggregazione materiale priva di Spirito. – Se gli esseri umani sono in grado di comprendere realmente le forme, per esempio, la nascita dell’elemento animico dalle nuvole eteree della Madonna Sistina, allora per loro presto non vi sarà più materia priva di Spirito. – E poiché si possono indicare alle più grandi masse umane forme spiritualizzate, tuttavia solo attraverso la mediazione della religione, il lavoro del futuro deve procedere in questa direzione: plasmare lo spirito religioso in forma bella-sensibile. Tuttavia, ciò esige dapprima l’approfondimento nel contenuto. La Teosofia deve dapprima portare questo approfondimento. Se l’essere umano dapprima non presagisce spiriti che vivono nel fuoco, aria, acqua e terra, non esisterà neppure un’arte che rifletta questa saggezza in forma esteriore».

Dalle parole di Rudolf Steiner si può facilmente cogliere l’involuzione antispirituale di molte Obbedienze massoniche, della serena, oceanica, cotennosa ignoranza – come la chiamava l’ottimo e caustico Arturo Reghini – della maggior parte dei massoni anche dei più elementari principi della spiritualità, e dell’esoterismo. E ancor più esplicitamente egli parla nella missiva successiva.

«An Marie von Sivers in Berlin

Donnerstag, 30. November 1905

Karlsruhe.

[…] Die Freimaurer-Sache wollen wir nur ja bedächtig, ohne alle Überstürzung machen. Reuß ist kein Mensch, auf den irgendwie zu bauen wäre. Wir müssen uns klar darüber sein, daß Vorsicht so dringend dabei nötig ist. Wir haben es mit einem «Rahmen», nicht mit mehr in der Wirklichkeit zu tun. Augenblicklich steckt gar nichts hinter der Sache. Die okkulten Mächte haben sich ganz davonzurückgezogen. Und ich kann vorläufig nur sagen, dass ich noch gar nicht weiß, ob ich nicht eines Tages doch werde sagen müssen: das darf gar nicht gemacht werden. Ich bitte Dich daher, mein Liebling, doch ja nichts anderes, als etwas ganz vorläufiges mit den Leuten zu besprechen. Wenn wir eines Tages sollten genötigt sein, zu sagen: da können wir nicht mit, so dürfen wir vorher nicht zu stark engagiert sein. Es sind bei der Sache zum Teil persönliche, zum Teil Eitelkeitsmotive im Spiel. Und vor beiden fliehen die okkulten Mächte. Sicher ist, dass vorläufig es allen okkulten Mächten wertlos erscheint, dass wir solches tun. Doch ganz bestimmtes kann ich auch heute noch nicht darüber sagen. Bemerken wir bei der nächsten Unterredung mit Reuß etwas Unrichtiges, dann können wir noch immer das Angemessene tun».

Ed eccola tradotta, servendomi delle mie men che modeste competenze linguistiche, nella lingua di Dante:

«A Marie von Sivers a Berlino,

giovedì,  da Karlsruhe,

30 novembre 1905.

[,,,] Trattiamo la questione massonica solo molto cautamente, senza veruna precipitazione. Reuss non è persona sulla quale si possa edificare in qualsivoglia modo. Dobbiamo aver chiaro che la prudenza in questo caso sia così tassativa. In realtà abbiamo a che fare con nulla più che con una «cornice». Al presente dietro alla cosa non c’è proprio niente. Le Potenze Occulte si sono completamente ritirate. E per il momento posso soltanto dire, che ancora io non so affatto s’io un giorno non dovrò dire: questa cosa non poteva assolutamente essere fatta. Perciò ti prego, mia diletta, di non parlare con le persone altro che di qualcosa di assolutamente provvisorio. Se un giorno fosse necessario dire: che non essendoci possibile, non dovremmo essere stati, in precedenza, troppo fortemente coinvolti. Nella cosa sono in giuoco in parte motivi personali in parte motivi di vanità. E di fronte ad ambedue fuggono le Potenze Occulte. Certo è che a tutte le Potenze Occulte che noi facciamo tali cose per il momento appare privo di valore. Ma anche oggi non posso dire in proposito niente di determinato. Se al prossimo colloquio con Reuss notiamo qualcosa di scorretto, allora potremo prendere sempre le misure adeguate».

E Theodor Reuss dimostrò sùbito con una seria di gravissimi atti di aperta slealtà quanto fosse giustificata l’estrema diffidenza di Rudolf Steiner nei suoi confronti, e la sua volontà di mai più incontrarlo, e di non rispondere mai né direttamente né attraverso la sua stretta collaboratrice, Marie von Sivers, alle missive che costui gli inviava. Ora, questo articolo è, ancora una volta, già troppo lungo, e non vi è lo spazio per illustrare, documentandoli, quei gravissimi atti di slealtà e di tradimento del Reuss, ché sarebbe davvero abusare della pazienza del candido e benevolo lettore. Ciò non toglie che lo si possa fare in futuro, visto che l’intera documentazione è già pronta.

Questa disamina dei rapporti di Rudolf Steiner con quel gaglioffo e pendaglio da forca di Theodor Reuss mostra ad abundantiam l’assoluta falsità delle affermazioni del nostro giovin autore ligure, circa la ‘collaborazione’ ch’egli avrebbe avuto con tale tristo figuro al fine di riformare rituali e la serie di gradi del Rito di Misraim, che mai John Yarker – il quale in nessuna forma ebbe, lo ripeto, mai rapporti diretti con Steiner – gli chiese. Mostra pure quanto poco al pur tollerantissimo Rudolf Steiner interessasse di per sé la causa massonica, largamente svuotata di interiore contenuto spirituale, e quanto poco contasse sugli ambienti latomistici. E mostra, infine, pure quanto sciocchi siano tutti quei sedicenti spiritualisti, i cui Grandi Hierophanti, per una loro pretesa ortodossa massonicità ‘egiziaca’, si richiamano alla discendenza spirituale infetta di Theodor Reuss. Tra l’altro, il nostro fantasioso giovin scrittore vorrebbe rendere Rudolf Steiner responsabile – e praticamente, dal mio punto di vista, colpevole – della struttura dei gradi e dei contenuti di quell’Ordo Templis Orientis, fondato a cavallo tra 800 e 900 da Theodor Reuss e Karl Kellner, e in seguito, ‘migliorato’ (si fa per dire…) da quel magazzo pervertito e assassino di Aleister Crowley. Questa è una sporca menzogna e una sozza calunnia, che sarà sin troppo facile smontare. Ma non ora…   

ISIDE SOPHIA-QUATTORDICESIMA Lettera (Parte II)

Denderah

QUATTORDICESIMA LETTERA

Maggio 1945

LA NATURA DEL MONDO PLANETARIO:

IL SOLE 2

(Link alla parte I)

Il suo anelito fu di trovare nell’incontro con la Natura la via alle radici della sua esistenza. Se leggiamo, o almeno proviamo a leggere i suoi libri, poiché è difficilissimo intendere il loro linguaggio, scopriamo esservi stata realmente una profonda conoscenza delle radici spirituali della Natura. Questa fu la sua grande azione per amore dell’umanità. Egli stette come un guardiano alla soglia che dall’antica sapienza conduceva alla nuova era della scienza, come uno che si ricordi dello Spirito che opera nel regno della Natura. Questo dono all’umanità fu accolto da Goethe e sviluppato ulteriormente. Goethe aspirava a trovare le radici Spirituali della Natura e vi riuscì. La percezione sovrasensibile della pianta Archetipica, come Essere-Madre di tutte le piante esistenti, e della quale Goethe parlò chiarissimamente, è la prova che egli era fortemente collegato con il grande impulso che era stato vivente in Paracelso. Perciò, Rudolf Steiner poté chiamare Goethe il Padre della Scienza dello Spirito, cioè di quella scienza che riconosce lo Spirito operante dietro i fenomeni del mondo dei sensi.

Possiamo qui concepire che ad una personalità della sua epoca possa esser permesso di sviluppare una certa idea o un certo impulso solo fino ad un certo punto. Poi un’altra individualità può assumere quest’impulso molto tempo dopo che il primo è morto e, attraverso un reale collegamento con il morto, portarlo avanti ulteriormente. E veramente Goethe ebbe un rapporto reale con Paracelso. Troviamo nella biografia di Goethe che in un periodo di profonda crisi interiore egli studiò intensamente Paracelso.

Il famoso filosofo Spinoza nacque il 24 novembre 1632. Il Sole era nel segno del Sagittario. Questa “Porta del Sole” venne aperta dai Nodi Lunari due anni prima della nascita di Spinoza, nel 1630. Saturno era allora nella Costellazione della Bilancia. Questo ci riporta a Giordano Bruno che morì 30 anni prima, il 17 febbraio 1600, allorquando pure Saturno si trovava in Bilancia.

Giordano Bruno fu bruciato sul rogo dall’Inquisizione Romana. Nella prima parte della sua vita egli era stato un monaco, ma il suo entusiasmo per la verità e il suo attaccamento alle nuove concezioni scientifiche, come esposte per esempio nel sistema copernicano, lo portò in conflitto con i suoi superiori ecclesiastici. Egli fuggì dal suo monastero e fece lunghi viaggi attraverso l’Europa, ed insegnò le nuove idee della scienza. Poi fu catturato dagli emissari della Chiesa Romana e, non ripudiando egli i suoi insegnamenti, fu bruciato vivo. Anche in Spinoza era presente questo spirito d’incrollabile entusiasmo e di devozione alla verità ed alla libertà della concezione filosofica. Veramente possiamo dire di lui, come di Giordano Bruno, ch’egli fu un martire di questa lotta per la libertà spirituale. L’intera sua vita fu una serie di persecuzioni da parte di ogni sorta d’istituzioni che erano ansiose di conservare obsolete tradizioni spirituali. Egli morì in giovane età, nella miseria causata dalle incomprensioni di coloro che erano attorno a lui.

Un altro filosofo e matematico, Gottfried Wilhelm Leibniz, nacque il 21 giugno 1646 vecchio stile [calendario giuliano]. Il Sole era ancora nel segno eclittico del Cancro. Questa “Porta del Sole” venne aperta dai Nodi Lunari nell’anno 1647, un anno dopo la sua nascita. Troviamo Giove nella Costellazione del Leone, ove era stato allorché morì il già menzionato Giordano Bruno. Possiamo trovare così un collegamento pure tra Leibniz e Giordano Bruno, ma qui era Giove a stabilire il collegamento. Perciò la qualità, per così dire, che Leibniz ereditò spiritualmente, fu di diversa natura. Fu il mondo di pensiero di Bruno che giunse nuovamente a vita in Leibniz e che venne sviluppato ulteriormente. Il nocciolo dell’insegnamento di Bruno è la sua idea delle monadi come fondamento di ogni esistenza nell’Universo. L’originaria unità universale, che egli chiamava la monas monadum, si separa nella molteplicità dei singoli esseri, o monadi, che sono esseri viventi, ed ognuno di loro è un Universo in se stesso. L’anima di un essere umano è una monade pensante. Leibniz basò il suo insegnamento filosofico sulla sua “monadologia” e sull’idea della “armonia prestabilita” (prestabilierte Harmonie). Così come Giordano Bruno egli immagina Dio come la monas monadum. Le singole monadi derivate dalla monas monadum hanno vari gradi di coscienza. Esse sono, per così dire, le anime delle cose e degli esseri ma, anche per Leibniz, ogni monade è in se stessa una rappresentazione dell’Universo in gradi.

GLI EVENTI IN CIELO

Già in Aprile il Pianeta Marte è entrato nella Costellazione dei Pesci. Esso si muove attraverso questa Costellazione per tutto il mese di Maggio. Una quantità inconsuetamente grande di personalità storiche hanno Marte in questa posizione, o al momento della nascita oppure a quello della morte.

Se guardiamo più da vicino a questa raccolta, possiamo scoprire che vi sono i più grandi contrasti tra queste persone. Sembra più simile ad una gigantesca lotta tra persone che sono unicamente consacrate alla vita spirituale dell’umanità ed altre che sono discese profondamente nel mondo della materia e di quello dell’azione politica.

Tra loro vi è una grande personalità che molto ci insegna su questa lotta spirituale. È il Papa Nicola I . Quando morì, il 13 novembre 867, Marte era nei Pesci nella stessa posizione in cui sarà all’inizio di Maggio. Questo papa, che talvolta è chiamato “il Grande”, fu profondamente coinvolto nelle cause della separazione tra la Chiesa Occidentale e quella Orientale che sorsero allora. Esse portarono allo scisma tra la Chiesa di Roma e la Chiesa Greca. Il suo grande oppositore fu il Patriarca Fozio a Costantinopoli.

Questo scisma è molto di più che non la differenza d’opinione tra pochi dignitari ecclesiastici. È un problema dell’umanità, e da quei giorni la sua importanza non è diminuita bensì aumentata. L’umanità nella nostra epoca deve trovare la giusta soluzione, oppure far fronte a tremende catastrofi persino più grandi di quelle che abbiamo dovuto sopportare così a lungo. Perciò, l’individualità della quale parliamo può insegnarci una grande quantità di cose su questi còmpiti giganteschi.

Sappiamo che egli fu nuovamente incarnato in un corpo fisico durante il XIX e il XX secolo e nuovamente egli venne posto di fronte ad un problema riguardante l’umanità simile a quello che si era manifestato allorché egli era Papa della Chiesa Romana. Ma in quest’epoca egli era posto di fronte alla situazione mondiale che si era sviluppata a partire dalla separazione e dall’inimicizia tra Oriente e Occidente.

Il Papa Nicola I dovette far fronte alla situazione che in Oriente – in Grecia, in Asia Minore ed in Egitto – veniva seguito un Cristianesimo che era ancora profondamente collegato con gli antichi Misteri; con l’antica sapienza che era sopravvissuta alla caduta della cultura degli antichi templi. La Chiesa Greca era soltanto una specie di avamposto verso l’Occidente, e ve n’erano molti altri che sono sopravvissuti sino ad oggi. Spiritualmente, dietro di essa stava l’immenso continente dell’Asia che era considerato come il misterioso dominio degli Dèi. Gli altipiani del Tibet sono ancor oggi sperimentati come la vera sede degli Dèi. Il Cristianesimo occidentale giunse ad una via diversa. Esso arrivò a Roma in una data precocissima. La Roma politica all’inizio si era fortemente opposta alla fede cristiana. Dopo l’età delle persecuzioni, il Cristianesimo  romano e la vita dello stato romano si amalgamarono sempre di più. Perciò si sviluppò il Cristianesimo pratico e colonizzatore dell’Impero Romano. Si diffuse nelle lande selvagge del Nord, al di là delle Alpi, e fondò i monasteri che divennero i centri per l’agricoltura e l’insegnamento. Nicola I era profondamente collegato con questo sviluppo occidentale. Quasi con la percezione di un veggente, egli scorse la necessità del Cristianesimo occidentale che prepara il cammino verso lo sviluppo culturale dell’Occidente, nel quale doveva svilupparsi l’era moderna della scienza naturale, delle grandi scoperte e della tecnica.

L’Occidente ha volto in basso lo sguardo alla Terra e l’ha presa nelle sue mani. L’Oriente non volle discendere dalle sue altezze spirituali, preferì anzi rinunciare alla conquista della Terra fisica. Perciò, Papa Nicola I vide sopraggiungere il grande scisma tra Oriente e Occidente come una necessità storica. Egli non poté evitarlo. Esso dovette arrivare nell’interesse dell’evoluzione dell’umanità.

Comunque questo scisma evolvette a partire dal IX secolo in un  gigantesco problema per l’umanità. In occidente l’umanità ha raggiunto il dominio quasi completo sulla materia morta. L’essere umano è diventato, nel corso della sua evoluzione storica, un individuo ed un essere emancipato. L’individuo è divenuto così emancipato che può dubitare e persino negare l’esistenza di un Mondo Spirituale. L’ideale è la macchina.

Perciò, anche l’ideale dell’organismo sociale è più o meno una macchina. In Oriente l’essere umano rimase indietro. Lì, il centro della vita è ancor oggi l’adorazione degli Dèi, implicante la sottomissione alla Volontà del Mondo Spirituale. L’esistenza di uno, in quanto essere umano singolo, non conta. La morte è una transizione più o meno benvenuta. L’organismo sociale o la vita dello Stato viene edificata secondo questa concezione spirituale. Essa è guidata da impulsi religiosi; il rappresentante dello Stato è considerato addirittura di origine celeste. Ma il singolo membro dell’organismo sociale non può sperimentare se stesso come un essere individuale. Il membro individuale è una parte più o meno insignificante del tutto.

Queste concezioni largamente opposte dell’esistenza umana devono presto o tardi portare ad un tremendo conflitto tra l’umanità occidentale e quella orientale, a meno che non venga trovata e praticata la vera Immaginazione del Nostro Essere. Ambedue le concezioni sono lontane da questa Immaginazione: in Occidente l’emancipazione spirituale conduce ognuno ad un punto in cui l’esistenza terrena diviene senza senso e fantasmatica, e in Oriente il singolo essere umano è sommerso in un incontrollabile diluvio di fanatismo razziale o religioso. In ambedue le concezioni l’umanità in ultima analisi elimina se stessa. Ambedue le concezioni lotteranno per la loro esistenza, l’una contro l’altra, e l’umanità verrà stritolata tra loro se la vera Immagine del Nostro Essere, il Christo cosmico, rimane irriconosciuto – non la semplice persona della tradizione cristiana del XIX secolo, bensì il Dio, il Quale entrò nell’esistenza corporea: Colui che venne a ricordare all’umanità terrestre la sua cittadinanza cosmica. Il Christo fece la volontà del Padre, rappresentò l’intero Universo nella piena coscienza di un’esistenza terrestre legata al corpo, e mostrò il sentiero al raggiungimento di questa rappresentazione dell’adempimento della Volontà del Padre. I primi cristiani sperimentavano il Christo allorché disegnavano il loro simbolo segreto, il Pesce.

Così noi troveremmo nuovamente il Christo come rappresentante dell’umanità, il Pesce che è l’immagine cosmica dell’umanità nel mare delle nuvole eteree intorno alla Terra. Allora non ci troveremo più confinati unicamente alla realtà terrestre, oppure non verremo sommersi nel dominio dell’anima di gruppo, bensì sperimenteremo noi stessi come discesi da altezze spirituali allo scopo di trasformare la Terra nell’Immagine dell’Uomo Spirito (Essenza), come Novalis, Rudolf Steiner ed altri hanno fatto. Questo è il linguaggio di Marte nei Pesci.

(Continua)

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PRIMAVERA E TEMPO DI PASQUA

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Presto è Pasqua. Ma non amo granché ossequiare gli eventi metafisici nei tempi sanciti dalla tradizione e dalla convenzione. Ho notato che pure allo scadere di dignitose, anche encomiabili manifestazioni ormai annuali di feste e giornate (c’è pure la giornata del sollievo, manca invece la giornata del salame ungherese) esse diventano occasione di approfondimenti antroposofici, o in generale, spiritualistici.

Che volete? Mi paiono un po’ tutte alla stregua delle “cure compassionevoli”, ossia quelle che offrono un sollievo posticcio al malato terminale. Roba di facile preparazione, che non costa quasi nulla al Servizio Sanitario ovvero a chi scrive e che serve ben poco a chi legge. Sebbene siano di sostanze del tutto diverse credo che possano alleviare la sete di spirito quasi come, ad un grado minore, un bicchiere di Coca Cola può soddisfare chi ha semplicemente sete di liquido. Però il paragone è improprio: la sete dell’organismo è più seria.

Se alla parola “spirito” fate corrispondere un gradevole (compiacente e compiaciuto) sussulto emotivo, non dico che non siate belli e buoni, ma di cammino interiore o pellegrinaggio dell’anima verso i Cieli…nemmeno fermarci a parlarne.

Mi pare che molti non riescano a sospettare o a capire che, con i soliti contenuti dell’anima e le solite, fantastiche costruzioni della mente, non si trovano ponti – nemmeno quelli tibetani – che permettano di superare quello che soltanto viene permesso da ciò che in noi vive e domina come implacabile ostacolo alla realtà spirituale e persino alla comprensione consapevole dei più elementari processi che la riguardano e per i quali basterebbe l’attività svolta da un accurato e spregiudicato esame sostenuto da un lucido processo logico.

Potrei anche prepararvi un discorsetto storico/culturale su miti o personaggi: ovviamente preriscaldato ma insaporito e sacralizzato da un velo di riferimenti di antroposofia e di tradizione.

Quando si è giovani l’appetito non manca e si è disposti a trangugiare ogni cosa che si trova sul tavolo. Mantenendo la metafora, sono fortunati quelli che poi si accorgono che l’eccesso non accresce l’energia ma porta piuttosto a disordini intestinali e pesantezza. Questi sono come i cosiddetti peccati di gioventù o nel migliore dei casi fanno parte, comprensibilmente, della tortuosa didattica dell’apprendimento.

Ma perché mi soffermo e dissipo righe per cose del genere? Il fatto è che mi pare rimarchevole (disdicevole) che una non indifferente quantità di apprendisti ricercatori – sarà un beffardo destino? – abbiano trovato una variante della fonte di Ponce de Leòn poiché sembrano rimanere eternamente giovani nella psiche: che non è un complimento. In altre parole si iscrivono all’accademia antroposofica e rimangono per tutta la vita in quei corridoi come imbolsiti studenti fuori corso.

Giorni fa, su una stagionata Rivista straniera ho letto un lungo articolo del sig. Emile Rinck dal titolo accattivante: Un cammino verso la conoscenza immaginativa (Metodo, criteri, risultati). Allora si disquisisce su Giovanna d’Arco, sulla necessità di conoscere se stessi, sull’esperienza del doppio per poi giungere alla conclusione che la coscienza immaginativa è una facoltà nella quale si percepiscono immagini attraverso cui si esprimono esseri spirituali e che tutto quello che c’è nell’articolo può essere soltanto una “frammentaria riflessione” che andrebbe completata con lo studio dell’Iniziazione e della Scienza occulta.

Benedetto uomo! Questo avrebbe potuto dirlo ai lettori prima, anzi subito, oppure il compitino avrebbe potuto tenerlo per sé, in un cassetto munito di serratura: uno degli infiniti esempi di quello che passa per lezioso ed inutile antroposofismo.

L’azione di Massimo Scaligero avrebbe dovuto essere dirompente nei confronti di tale desolato ma resistentissimo labirinto accademico. Egli con vigore ed un rigore che non lascia scampo ti mette di fronte ad una scelta di vita essenziale. Ma sarà che il grado di analfabetismo cognitivo è faccenda più seria di quanto dicano le statistiche oppure che viga negli animi una pura e dura voglia di non far niente, resta il fatto che tra l’adamantino, coerente e tagliente insegnamento di Scaligero e i tanti che si dicono suoi discepoli sembra succedere quello che avviene a coppie in crisi: convivono da separati in casa.

Forse una osservazione che Scaligero mi fece un giorno potrebbe spiegare alcune cose. Arrivai da lui mentre stavano uscendo tre ragazzi un po’ più giovani del sottoscritto. Solo dopo molti anni riconobbi che tra i tre, almeno due erano divenuti figure che sono apparse di una certa rilevanza in alcuni ambienti. Erano appena usciti e Massimo mi fermò in corridoio con queste parole: “Hai visto quei giovanotti? Vengono qui con domande molto intelligenti sulla Filosofia della Libertà”. Dopo un brevissimo silenzio continuò: “Ma non riescono proprio a capire che è esperienza”.

Ecco: con questo breve ricordo (ora penso che il commento di Scaligero fu molto gentile), mi permetto di estendere, generalizzare la cosa. Come ho già scritto e riscritto, se tratto Verità e Scienza o Teosofia oppure la Via della Volontà Solare o Il Trattato del Pensiero vivente come fossero dei portacenere – io qua, loro là – posso sapere molto, posso anche usarli a mio comodo ma se non li vivo, se non li riaccendo in me riga per riga, anche drammaticamente, rimarranno per sempre e soltanto entità del mondo, più famigliari di tante altre, ma nella mia anima non accadrà nulla, non vi sarà potenza che si attua, modificando il mio assetto interiore. Ciò che naturalmente io sento di essere non cambierà di una virgola. In sintesi mi proteggerò, inconsapevolmente, dal “rischio” dell’esperienza.

Occorre non fraintendere il significato di conoscenza. Se la si intende come la intese Pico o Bovillus e, ai nostri giorni, Rudolf Steiner, essa è il sacro e operoso divenire dell’anima che si dirige alla sua verità divina, altrimenti è solo un sapere (alla Emile Rinck o peggio) che ottunde l’uomo e lo trascina in una forma di accidia spirituale, spesso persino elegante, à la page, e di sicuro confortevole.

Uno potrebbe credere che leggere qualcosa che profuma di nobiltà e di mistero lo introduca nell’hortus conclusus dell’esoterismo: non è così né lo sarà mai: una temporanea variazione di sentimento non porta se non ad un breve moto circolare in sé. Sono così pochi coloro che, sollevando per un secondo la testa oltre le acque inferiori, sanno rendersi conto che un attimo di destità pensante vale, per un concreto cammino interiore, assai più che l’Himalaya delle altre cose che sono dentro o fuori dell’uomo.

Fossi un illuminato despota, obbligherei chi aspira a illuminazioni e iniziazioni a mettersi a bottega da un buon meccanico oppure a lavorare da magazzinieri…per il tempo in cui si rendesse capace di ripararmi la macchina o di portarmi una vite da 8 se chiedo una vite da 8.

La perdita di una chiara, educata relazione tra la coscienza pensante ed il mondo sensibile – fenomeno che sta già avvenendo – è sommamente preoccupante, poi nel caso di velleità spirituali preclude anche il primo passo verso la conoscenza.

Eppure è proprio il Dottore a sottolineare che “nel mondo fisico sensibile la vita è incaricata di ammaestrare l’io umano all’obbiettività” e che proprio “nel mondo sensibile i fatti esercitano sempre la loro rettifica sul pensiero”.

Queste sono parole che paiono ovvie ma furono stampate tra il 1904 e il 1910 e, come ammoniscono i cugini nostri, le temps s’écoule vite. Un decennio dopo, nei corsi sulla fisica, Steiner osservava che il continuo impatto del sensibile percepito sulla coscienza, porta quest’ultima ad una sorta di deliquio.

Così la faccenda si complica: il sensibile ci porta a destità ma poi ci narcotizza. Infatti questa “striscia” di sonno, purché ci siano famigliari alcune possibilità che la pratica della concentrazione è capace di offrirci, la possiamo trovare e cogliere: esiste davvero. Persino a posteriori, se si porta l’attenzione ai nostri comportamenti nella vita comune, possiamo riconoscere che si sia come incalzati da una condizione sonnambolica.

Da questa tenaglia offertaci dal deliquio nel sensibile esterno e dalla sognante confusione animica, la via della destità dell’Io passa inevitabilmente per l’unica condizione indipendente: il voluto controllo del pensiero e la voluta attenzione verso un “oggetto” che non dipenda da queste due polarità: è l’attività determinata dall’Io che chiamiamo concentrazione.

Il valore assoluto della concentrazione è minato da una fallace controimmagine che aderisce nel retrobottega della coscienza: si stima che la disciplina della concentrazione, poiché nella prassi comune si esegue in brevi frazioni di tempo, sia qualcosa di simile ad un segmento, tirato dal punto A al punto B, mentre in realtà essa è paragonabile a una semiretta: dal punto A all’infinito.

Da ciò, la mia scandalosa affermazione che la concentrazione riesca ad assumere in sé tutti i livelli potenziali della coscienza sino all’intuizione, non dovrebbe apparire esagerata.

Le persone non si accorgono che la concentrazione è l’ultima àncora offertaci dal mondo spirituale. Se così non fosse, dato il principio di stretta economia di quei mondi, l’attività di Scaligero non sarebbe stata necessaria.

Ma qualcuno potrebbe comunque chiedermi: “Non sono forse sufficienti i tanti esercizi dati dal Dottore?”. Ed io rispondo: “Certamente…se non si fossero verificati grandi e veloci cambiamenti nell’uomo, direi epocali se comparati al breve lasso di tempo in cui si sono verificati”. Poi vi dico pure che Scaligero queste cose le ha scritte e riscritte con perfetta proprietà di significato, basterebbe non ignorarle. E dove ha dato in quantità indicazioni di esercizi di varia direzione (Manuale pratico della meditazione, Tecniche della concentrazione interiore, ecc.) ha avvisato che questi sono comunque operazioni di concentrazione: consistendo sostanzialmente in “accordi del pensiero con la volontà”.

Pensateci, riesaminate, insomma fate quello che sentite come vostra capacità di indagine e di esperienza. Poi se vi sentirete (onestamente) in disaccordo con ciò che dico, nessuno si strapperà i capelli, anzi: potrebbe solo voler significare che vi può essere ampia ricchezza di variabili.

Quando scrivo, come ho fatto ora, tengo sempre presente nell’anima che dharma e karma individuali non sono astrazioni esotiche e che conseguentemente possano esserci approcci e modi diversi per ogni singola persona. Nonostante ciò ritengo ugualmente che la concentrazione sia l’ultimo appiglio donato all’entità umana del presente, sia per iniziare un cammino vero verso la Realtà, sia per non capriolettare all’indietro nel subumano. E l’urgenza è drammatica: non è affatto impossibile che l’ultimo dono possa venire perduto.

Quello che occorre non è facile: si tratta di abbandonare ciò che ieri o l’altro ieri si è congiunto con l’impotenza delle cose morte e avanzare nell’ignoto con il nudo coraggio di chi non ha più nulla perché è giunto allo zero di sé ed in questo vuoto costruire vita per domani e per tutto il futuro. Occorre quel salto speciale che giunge alla metamorfosi. Solo lo spirito è capace ad operare alla ri-creazione dell’uomo. Solo il vasaio può modellare la creta: avete mai visto un informe mucchietto di creta da sé farsi vaso? Ma perché possa operare nell’anima, l’io/IO deve prima squarciare l’armatura in cui l’anima si protegge dallo spirito. Cercate di comprendere, troppe parole non servono a niente.

Ho iniziato col dire che presto è Pasqua, e la primavera è già iniziata. Dai rami di alberi e siepi si affacciano al sole le nuove foglie, piccole ma con tanta volontà di crescere. E chi conosce un po’ d’attenzione e silenzio può fare qualcosa. “In pace di cuore” può guardarle e permettere ad un sentimento che sorge (che può sorgere) di entrare nell’anima. Scrivo “entrare” poiché esso non è solo nostro ma giunge in noi dall’impeto gioioso della natura che risorge. Con estrema delicatezza trattenetelo in voi che non scompaia subito. Guardate di nuovo le foglioline: osservate come ci sia sostanziale unità tra questo sentire vostro ed il loro manifestarsi. Immergetevi completamente in questa impressione. Allora albeggia un fluire, sempre più vasto, che lega insieme voi e la natura. Sorge una delicata impressione di soave luce/colore animico “giallo-rosato”: essa pervade il mondo del vivente. Non c’è da far molto, solo silenzio e un po’ d’arte interiore. Così si sperimenta quella che è l’atmosfera nel tempo della primavera e della Pasqua.

L’ARCHETIPO-APRILE 2017

Anno XXII n. 4
Aprile 2017

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Di-Giovanni

PIFFERAI

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Leggevo, non molto tempo fa, su un Sito che svolge un suo modo di far conoscere e affrontare temi riguardanti la Scienza dello Spirito con particolare riguardo ai suoi aspetti operativi, un post che mi parve notevolmente fuori luogo nel merito generale e nel particolare perchè è del tutto fuorviante nei riguardi di detta Scienza.

Esso prende il titolo (ignoro se originale o meno) di “Controllare il pensiero”. Ciò non dice nulla che non sia un invito che una catena ininterrotta di Maestri e Testi sapienziali hanno rivolto in svariati modi agli uomini almeno negli ultimi tremila anni.

L’equivoco prende forma poiché l’autore inizia parlando della retrospezione serale della giornata: importante esercizio presente nelle indicazioni date dal Dottore. Divergendone completamente.

Certo, potete trovare qualcosa di simile negli scritti di Max Heindel e di Valentin Tomberg: esempi non eccellenti di chi, allontanandosi dagli insegnamenti della Scienza dello Spirito ma usandone l’esposizione conoscitiva, ha poi mescolato per derive personali, i propri umori e la propria fantasia ad un corpus di sapienza esoterica di cui è rimasta “vergine incompresa” l’asse centrale. Senza infierire è comunque possibile denunciare il fatto, purtroppo non raro, che sono stati fondati movimenti e scuole sedicentemente iniziatiche proprio sulla mancata comprensione della sorgente da cui, in un primo momento questi signori hanno attinto.

Però questo non si può dire dell’autore delle (poche) righe di cui qui si tratta. Costui non è un antroposofo deviato ma un mistico. E di lui parleremo più tardi.

Ciò che ora conta è lo spirito di queste righe. Quando herr Gröning parla di revisione della giornata, da mistico del sentimento, si cruccia di cogliere nei fatti e nei pensieri l’errore a cui deve seguire il pentimento: “Se il pensiero, la parola o l’azione erano sbagliati, ci si deve pentire profondamente…” Ora leggete quanto il Dottore scrive (12 gennaio 1906): Di sera: revisioni delle azioni ed esperienze del giorno. All’indietro dalla sera alla mattina, senza rimorsi ma unicamente con la tendenza di imparare dalla vita”. Vi sono altre indicazioni a discepoli in cui, assai brevemente, il Dottore invita ad un grande distacco dalle immagini ricordate. Ma, evitando l’eccesso referenziale, invito il gentile lettore a comprendere questo modo di esecuzione della retrospezione. Un amico ne ha scritto diffusamente in un articolo apparso su L’Archetipo del novembre 2002 dove, digitanto gli Arretrati o l’Archivio, potete consultarlo e di cui riporto qualche rigo dedicato per l’appunto all’atteggiamento dell’operatore: “Lo sperimentatore deve assumere un atteggiamento di intensa attenzione, rimanendo al contempo assolutamente distaccato, indifferente, alle vicende dinamicamente evocate. (…) Chi non può non obbiettare che simili atteggiamenti risultino in pratica amorali o egoistici o inumani, non è maturo, giacché non capisce ancora che proprio l’ordinario sentimento personale è strutturalmente egoistico e antispirituale in quanto opposto alla moralità dello spirito e alla vera natura dell’Io”.

A farla brevissima, la ferma attenzione senza identificazioni è l’arte che imita il “vedere” dell’Io, testimone immobile ed imperturbabile (Scaligero usa anche il termine: “con disinteresse”), conformemente alla Via Interiore dei Nuovi Tempi: quella che parte dall’Io per giungere al Logos. Per comprendere il riferimento all’Io basterebbe la lettura di un testo base come Teosofia, purché lo si leggesse in maniera confacente: facendo propri i pensieri letti: reinventandoli per moto proprio. E’ questo pensiero più forte, creativo che fa giustizia nello scontro infinito tra il pensare ed il sentire: esso suscita un alto sentire, del tutto diverso da ciò che ascende, deteriorato ed oscuro, dalla sentina della sfera psico-fisica. Si può dire che chi lo ignora non conosce ancora la forza del pensiero e la potenza del sentire. Accenno anche al fatto che il puro volere è pervaso di sottile gioia (beatitudine).

Chi preferisce mettersi la corda dei sentimenti personali intorno al collo, scalciando via il Soggetto, si impicchi pure, beninteso a lui piacendo. Ma non venga a scodellare uova di antichi serpenti come fossero apporti utili alla sperimentazione secondo una Scienza dell’Io.

L’autore dello righe di cui si parla, continua spiegando che i nostri pensieri non sono nostri ma che essi vengono da fuori di noi: “I pensieri che girano ogni secondo nella vostra mente, non sono vostri, cari amici, voi li ricevete, proprio come l’apparecchi radiofonico riceve le trasmissioni radio. Voi siate i soli a poter decidere se ricevere pensieri buoni o cattivi, trasmissioni buone o cattive. (…) E ripeto, cari amici: ogni pensiero che ricevete e che successivamente non mettete al vaglio di un sincero pentimento, inevitabilmente si trasforma in azione; che voi vogliate o meno”.

L’autore può dire quello che vuole, però già nella prassi suonano un po’ irragionevoli le sue affermazioni: immaginate di ricevere costantemente “pensieri”. Quale metro di verità potreste usare per dare a ciascuno una sorta di giudizio su cosa sia il bene ed il male? Qui ci caliamo nella più stretta soggettività o nel relativismo che pervade costantemente anche il latore dello scritto. Una carenza strana in uno che imponeva le mani questa fissa di “bene” e “male” e non di “sano” e “malato” (assai più opportune e confacenti in tutto ciò che appartiene all’immediato mondo di forze appena oltre il sensibile).

E che dire dell’assoluta mancanza di consapevolezza del fatto, sperimentabile in qualsiasi momento, che noi si possa produrre pensiero per attività nostra? Già col primo dei 5 ausiliari (controllo del pensiero) il discepolo della Scienza spirituale si trova a lavorare nella direzione di un pensiero voluto dal proprio soggetto, cioè da lui stesso.

Il Dottore è tranchant su questo argomento: nella sua Filosofia della Libertà spazza ogni dubbio riguardo a ciò che viene a noi senza la nostra attività e dice:”...non bisogna far confusione fra l’”avere immagini mentali” e l’elaborare pensieri mediante il pensare. Immagini mentali possono sorgere nell’anima in modo sognante, come vaghi suggerimenti. Questo non è pensare. Certo, qualcuno potrebbe dire che: se si intende il pensare in tal modo, in questo pensare sta nascosto il volere, ma anche con la volontà del pensare. Questa osservazione tuttavia autorizzerebbe solo a dire che il vero pensare deve essere sempre voluto.” (ed. ’66, pag. 45).

E chi pratica da sveglio le discipline interiori si accorge subito della faccenda. Queste sono cose assai elementari che vengono sperimentate subito, ma ho osservato con dispiacere che nessuno, in quel sito, ha svolto una (minima) critica allo scritto (anzi mi è parso che qualcuno l’abbia accolto positivamente): ecumenico buonismo o gran confusione?

Ma, in effetti, il pensiero attivo, voluto è già un passo sconosciuto a molti che s’accontentano di avere pensieri suscitati da qualcosa: con la stessa naturale passività con cui si vedono gli oggetti posti davanti ai nostri occhi. Mi pare significativo che attuali orientatori non facciano mai chiarezza tra il carattere del visionarismo e le immagini che possono essere prodotte, quali frutti, dalla coscienza rafforzata.

Ora veniamo all’estensore di quelle righe: Bruno Gröning (1906 – 1959) fu sostanzialmente un guaritore mistico di modesto livello: paragona l’uomo ad una “batteria” che può essere nutrita dalle forze del Bene e che guarisce tramite l’auto convincimento che una forza superiore o divina scenda in lui. La sua biografia è costellata da guarigioni, spesso non verificate e dell’incensamento delle persone pronte a dare immensi significati a discorsi piuttosto banali. Difficile trovare in questi l’eco di una grandezza spirituale. L’ho chiamato “mistico” ma egli pare piuttosto simile ad un istintivo pranoterapeuta. Ciò che ho letto delle sue parole offre un quadro vago e desolante. Poi il fatto che si siano formate delle sette intorno al suo nome non è significativo, specchia anzi il neo primitivismo spensierato dei nostri tempi quando si coagulano chiese e correnti alternative alla religione, che in effetti sta perdendo quel minimo di sacralità, tradizione e bellezza che indubbiamente possedeva.

Mi attengo a ciò che posso osservare e non sto giudicando il signor Gröning. Sono invece perplesso che simili apporti sbuchino in Siti che trattano di Scienza spirituale. Mi pare che chi posta queste cose abbia poco chiaro per cosa si intenda con il termine “scienza” applicato allo spirito. E cosi sembra, vista l’attrazione, (per onestà del vero insieme a più edificanti autori) verso veggenti addormentati, ipnotisti e medium: brutta merce messa in vetrina da un “brand” che vorrebbe apparire blasonato e che raccoglie vasta ospitalità nel cuore degli spiritualisti. Che ciò possa configurarsi come una manipolazione della ingenuità e della fiducia?

Ma è vano l’appello per comportamenti più seri, poiché è possibile che queste frequenti intemerate siano mirate e serissime. Suggerite e condotte da una brigata (probabilmente sostenuta da interessati poteri ecclesiali) che, “lodando” Scaligero (il quale, per sua diretta ammissione, non ebbe “discepoli”) quale continuatore autorevole dell’essenziale messaggio del Dottore, fa artatamente il possibile per distorcere il senso più puro e netto dell’opera del primo e del secondo.

SMASCHERARE LE FALSE APPARENZE – ABBATTERE LA MENZOGNA


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Arcana publicata vilescunt, et gratiam prophanata amittunt. Ergo: ne Margaritas objice porcis, seu Asino substerne rosas.                                                                                     

Riprendiamo lettura e analisi dell’opera di Giorgio Tarditi Spagnoli, opera che leggiamo nel testo digitalizzato nel formato kindle, e che in tale formato riunisce le circa 600 pagine dei tre volumi della sua opera a stampa. L’analisi dell’opera che farò sarà una disanima puntuale e, per così dire, filologica, ossia un esame critico della fondatezza o meno, riguardo alle affermazioni e alla credibilità delle fonti sulle quali il suo studio si basa. Qualcuno troverà, forse, noiosa e pedante la disanima che faccio, la quale invece è un’opera chirurgica per ripulire dal veleno esiziale e dal marciume che viene riversato nelle anime. Del resto Eco non è un blog di intrattenimento e di svago, bensì una aspra trincea di lotta.

Non me ne voglia, dunque, il nostro giovin autore ligure – plurilaureato e addottorando, a suo dire, con vari Masters e studi a Milano e Londra, e da quel che ho capito, Naturopata e Floriterapeuta Antroposofico, Pranoterapeuta Antroposofico, Counselor Biografico, nonché Web Editor della Colorado Film, ed infine financo cultore di studi universitari di psicologia analitica junghiana – ma molte, veramente molte, delle sue affermazioni mi hanno lasciato non poco perplesso, e siccome ad un cattivissimo lupaccio diffidente, qual io sono e quale mi sforzo energicamente di continuare ad essere, non piace punto perplettersi, andrò alla ricerca della verità reale e non di quella apparente. Arturo Reghini – oramai anche i muri e i ciottoli di fiume sanno quanto mi sia simpaticissimo – affermava che «la diffidenza è madre della sapienza», e una prudente diffidenza insegna al presente lupaccio cattivissimo, invecchiato in mille zuffe e battaglie, a non lasciarci una zampa in una improvvida e ben mimetizzata tagliola. Comunque, lo sappia il nostro giovin autore, nulla di personale, come dicono nei film americani: semplicemente chiameremo vero il vero e falso il falso. E se questo a taluni non piacerà, non me ne affliggerò di certo. Ma entriamo pure, come dicevano i Latini, in medias res.

Egli così scrive già nel secondo paragrafo della sua Premessa:

«Il nome Mystica Aeterna è ben più, è un nome mistico: Mystica si riferisce alla scaturigine della vita spirituale che ha sede nel cuore e risale verso il capo; ed Aeterna a quando il pensare scende ad incontrare l’afflato del cuore, eternandosi nel pensare del cuore: il sentiero centrale dell’Albero della Vita, che connette le Sephiroth Kether, la Corona, e Tiphareth, la Bellezza. Con questo lavoro Rudolf Steiner mirava ad unire l’approccio mistico con quello occulto (o magico, come si chiamerebbe in altri ordini esoterici che vedremo) e con questo scritto vorrei poter permettere a coloro che lo leggeranno di poter unire queste due correnti nell’anima».

A parte il poetare lirico, che forse attrarrà non poco la sciropposa e stucchevole sentimentalità di tanti antroposofazzi, occorre dire subito che, se questa è l’impostazione dello studio del nostro giovin autore, essa è sbagliata sin dalle prime frasi. Quella di Rudolf Steiner è Scienza dello Spirito: Scienza e niente affatto una mistica o un misticismo. Posso dire, che nei miei studi di oltre cinque decenni e passa nella Sapienza d’Oriente e d’Occidente, non ho mai incontrato un essere meno mistico, anzi più decisamente antimistico di Rudolf Steiner. La scienza non è sentimentalità, ma conoscenza che si basa su una rigorosa empiria, ossia sull’esperimento e sulla percezione diretta dei fenomeni.  

Alla sua Filosofia della Libertà – nella quale peraltro egli fa letteralmente a pezzettini il misticismo del sentire, affermando che il mistico vuole solo soggettivamente sentire, quel che invece devrebbe oggettivamente conoscere – Rudolf Steiner pone come sottotitolo: Risultati di osservazione animica secondo il metodo delle scienze naturali, e lo contrappone polemicamente al sottotitolo di un’opera di Eduard von Hartmann, che pure stimava moltissimo, «Risultati speculativi secondo il metodo induttivo delle scienze naturali». L’osservazione è l’atto cosciente che conduce alla percezione, ed è una esperienza e non una speculazione, ossia non è il risultato di una induzione o deduzione puramente logica. L’osservazione viene condotta rigorosamente secondo il metodo scientifico sperimentale, seguendo le linee del fenomeno puro e del fenomeno primordiale della scienza goethiana della natura. Lo stesso Goethe è quanto di più antimistico si possa pensare, e lo dimostrò nelle sue polemiche con Jacobi sulla questione del preteso ateismo di Spinoza e con Kaspar Lavater sul suo misticismo visionario. 

Rudolf Steiner rifiuta sia il misticismo del sentire – “l’afflato del cuore” del nostro giovin autore – sia la metafisica della volontà, sulla quale si basa il magismo dei cosiddetti Ordini occulti, ai quali nella sua opera fa riferimento il nostro ligure studioso. E la ragione è estremamente semplice: nel sentire l’uomo è semplicemente sognante, ossia come nel sogno egli si trova, di fronte a immagini e percezioni varie, in uno stato diminuito di coscienza passiva, e nel volere egli è addirittura affatto assente come io cosciente e percipiente: immerso, perciò, in uno stato di sonno senza sogni. Solo nel pensare l’uomo può essere veramente sveglio, anche se, guardandomi attorno, parvemi che molti dormano persino quando pensano, o dicono di pensare, o credono di pensare, e magari vanno pure a giro per il mondo, dando l’ingannevole impressione d’esser svegli. Sentimento e volontà restano sognanti e dormenti, a meno che non si segua il sentiero conoscitivo della Via del Pensiero Vivente, tracciato da Rudolf Steiner, e instancabilmente indicatoci da Massimo Scaligero: sostanzialmente la Concentrazione e la Meditazione. Ma la piena coscienza dell’io nel sentire e nel volere non è affatto scontata: essa è il punto d’arrivo di un arduo e faticoso percorso interiore, e non certo il suo punto di partenza. E la Via non fa sconti ai pigri e ai pavidi.   

Infatti, Rudolf Steiner nella sua Scienza occulta nelle sue linee generali, nel capitolo Carattere della scienza occulta, che amo citare dall’edizione Laterza del 1947, ma che per comodità del lettore, data la non facile reperibilità di tale edizione, preferisco dare il riferimento a quella dell’Editrice Antroposofica, Milano, 1969, a p. 32, scrive: 

«L’elemento animico non vive in ciò che l’uomo conosce della natura, bensì nel processo del conoscere: l’anima sperimenta se stessa nel proprio applicarsi alla natura. E in questa sua attività essa si conquista in modo vivente qualcosa che va oltre il sapere della natura, cioè uno sviluppo di se stessa sperimentato nella conoscenza della natura. La scienza occulta vuole esplicare quello sviluppo dell’anima in domini che stanno oltre i limiti della sola natura. Il cultore della scienza occulta non misconosce affatto il valore della scienza naturale, anzi lo riconosce più completamente dello stesso naturalista. Egli sa che non è possibile fondare una scienza, senza i procedimenti rigorosi della scienza naturale moderna; ma gli è pure noto che questa severa mentalità scientifica, una volta conquistata, può venire serbata dalla forza dell’anima ed applicata ad altri domini».

Mentre nelle Osservazioni preliminari alla quarta edizione, che cito sempre dall’edizione Laterza del 1947, ma che, in quella dell’Editrice Antroposofica, si trova alle pp. 19-20, Rudolf Steiner scrive:   

«L’autore ha cercato di dimostrare che questa esperienza, sebbene venga acquistata per virtù di mezzi e di vie assolutamente interiori, non ha però un significato puramente soggettivo per il singolo uomo che l’acquista. Dovrebbe risultare da questa descrizione che la singolarità e la peculiarità personale vengono eliminate dentro l’anima, e che essa arriva a esperienze, che sono del medesimo genere per ogni uomo, di cui l’evoluzione si svolga in modo giusto attraverso le sue esperienze soggettive. Soltanto quando la «conoscenza dei mondi soprasensibili» viene da noi concepita con questa caratteristica, siamo capaci di distinguerla da tutte le esperienze semplicemente soggettive del mistico, ecc. Di tale misticismo si può dire veramente, che è più o meno una vicenda soggettiva, che riguarda il mistico stesso. La disciplina scientifico-spirituale dell’anima, come qui viene intesa, aspira invece a esperienze obiettive, che appunto perciò hanno un valore evidente generale, sebbene la loro verità venga riconosciuta del tutto interiormente».

Quindi, quanto a misticismo e conseguenti “afflati cardiaci”, caro il mio giovin autore, come dicono gl’ispanofoni, entonces nada.

Lo stesso possiamo dire del magismo, cui tanto tiene il nostro giovin autore. Conosco bene i metodi, sedicenti “magici”, di Ordini “occulti” anglosassoni come l’Hermetic Order of the Golden Dawn di MacGregor Mathers e compagni, o della Stella Matutina del Dr. Robert Felkin, o della Inner Light cui apparteneva la Dion Fortune, e conosco pure quelli depravati dell’Astrum Argentinum del magazzo satanista Aleister Crowley; in ambito anglo-germanico, quelli dell’Ordo Templis Orientis prima, seconda e terza maniera di Theodor Reuss e successori, quelli di Franz Bardon, della Fraternitas Saturni, e via dicendo. In Francia quelli dell’Ordre Martiniste di Papus e successori. Negli Stati Uniti dottrine e metodi di Ordini pseudorosicruciani come l’AMORC o Antient Mystic Order Rosae Crucis di Spencer H. Lewis, la Rosicrucian Fellowship del traditore Max Heindel, la Rosicrucian Fraternity di Swiburne Clymer. Naturalmente, conoscere non vuol dire affatto condividere, né documentarsi significa partecipare o praticare.

Ora, mettendo da parte le vie più depravate di confraternite magiche come quelle di Crowley, Reuss, Bardon, Gurdjieff et similia, vi è da dire che, se pure in alcune di quelle confraternite sedicenti “magiche” del mondo anglosassone, cui fa riferimento Giorgio Tarditi Spagnoli, vi è talvolta qualcosa di buono, tratto da antiche tradizioni sopravvissute a tempi ormai lontani, tuttavia a tale buono, oggi, vi è mescolato molto, anzi troppo, di arbitrario, di ricostruito al tavolino, di non cosciente e di medianico. Proprio perché le persone che, sedotte dall’immaginifico e dal meraviglioso, si dedicano a quelle vie di magia cerimoniale, le quali in alcun modo sono autentica Teurgia, chiedono appunto ad un rituale preteso magico quello che non sanno chiedere al loro pensare, cioè alla loro volontà cosciente nel pensiero. Pensano di essere maghi, e invece sono soltanto dei sentimentali romantici, e soprattutto sono dei medium, che sognano – come tutti i sentimentali – il possesso della “potenza” magica attraverso le vie della facile forza e del rapido conseguimento. Mentre – come osserva e ammonisce Massimo Scaligero – non vi è nulla di meno facile e, salvo rarissime eccezioni, di meno rapido: nella loro debolezza, coloro che si dànno alla magia cerimoniale hanno unicamente il sogno e l’idolatria sentimentale della forza e della potenza. Proprio perché non la posseggono. La vorrebbero a buon mercato, senza il necessario faticoso lavoro ascetico della realizzazione spirituale, e proprio per questo sono deboli e sentimentali: dei medium.  

Per quel che riguarda quanto scritto nel secondo paragrafo della sua Premessa, ho già chiarito nel mio precedente articolo su Eco, che Rudolf Steiner non ha affatto fondato un Ordine, e per quel che riguarda le Sephiroth citate dal nostro giovin autore, è bene invitarlo a traslitterare correttamente תפארת – le cui consonanti nella scrittura aramaica quadrata, usata correntemente nell’ebraico, nella ortodossa pronunzia sefardita, sono: tav-pe-alef-resh-tav – con tif’ereth, o in forma più semplice tiphereth, e non tiphareth, com’egli costantemente fa. Nella fattispecie, l’alef, che si trova al centro della parola ebraica, non è affatto, come crede lui e come pensano gl’ignoranti, che in maniera insana e improvvida si dànno alla magia cerimoniale, una vocale, una ‘a’ tanto per capirsi, bensì una consonante, gutturale e lievemente aspirata, analoga allo spirito lene del greco classico, e presente eziandio in aramaico con nome di alaf e in arabo, col termine di alif. Infatti, né in ebraico, né in aramaico, né in arabo, e nemmeno nell’antica lingua egizia, venivano scritte le vocali. Nel testo masoretico della Bibbia ebraica, nel Tanakh, le vocali sono totalmente assenti, e assenti sono pure nella versione aramaica del Nuovo Testamento, nella cosiddetta Peshitta. Il signor Tarditi Spagnoli può farmi credito: la Professoressa I.Z., sapientissima titolare di cattedra, e mia cara amica, all’esame di Filologia Biblica volle darmi un poco meritato trenta.

Quanto allo “spiegare” la Via di Steiner alla luce della personalissima interpretazione pseudocabbalistica dell’Albero della Vita, che fa il nostro giovin autore, è cosa che non sta né in cielo né in terra. Della Kabbalah autentica il nostro intraprendente scrittore non conosce un tubero –  direbbe la nostra Savitri – né tampoco di essa capisce un cappero – direbbe Emanuela, e lo si evince dal fatto che attinga esclusivamente o quasi alla letteratura circolante nella Golden Dawn e nelle sue derivazioni, e ci credo poco, anzi punto, al fatto ch’egli abbia passato anni sui testi classici della Kabbalah: il Sefer Yetsirah, il Sefer ha-Bahir, il Sefer ha-Zohar, il Pardes Rimmonim – quello di Moshè Cordovero e non quello di Israel Regardie, il discepolo di Aleister Crowley, sui testi del quale in maniera insana studiano gli appassionati della magia cerimoniale anglosassone in salsa Golden Dawn – i testi di Moshè de Leon, di Gikatilla, di Abulafia, di Chayyim Vital, di Moshè Chayyim Luzzatto, e altri.  

Mi creda il nostro giovin autore, che non è affatto sui riassuntini o sui testi espunti e sintetizzati, tipo Reader’s Digest o Bignami, dalle confraternite sedicenti magiche inglesi, che si possa – senza neppure conoscere l’ebraico e l’aramaico – apprendere l’autentica Kabbalah. E non è nemmeno su siti digilander come Fuoco Sacro, cui – forse – ha attinto, perlomeno da come mi sembra verosimile dai ragionamenti e dalle trascrizioni delle parole ebraiche che leggo, il nostro intraprendente “magista” scrittore. Vi sono nel mondo ebraico degli ambienti kabbalistici autentici, ma sono molto chiusi: specialmente nei confronti degli pseudoesoteristi che dànno tanto sfoggio della loro presuntuosa ignoranza su pubblicazioni e nel web. Nella mia città, conosco una cerchia kabbalistica – autentica, antica e soprattutto pura – veramente sapiente, facente dell’autentica teurgia, e non della bassa magia, ed ho conosciuto e conosco degli iniziati ad essa: penso proprio che uno come il nostro giovin scrittore, essi non lo prenderebbero neppure in considerazione. 

Il nostro autore delle liguri spiagge nella sua Premessa, così prosegue:

«La Mystica Aeterna infatti non ha mai avuto un archivio scritto, i rituali erano solitamente imparati a memoria così che non vi dovesse essere nulla di stampato. Le lezioni esoteriche associate non potevano assolutamente essere stenografate, solo riportate a memoria dopo la lezione stessa, e la loggia non doveva tenere un registro in quanto ritenuto un ostacolo alla comprensione vivente dei rituali. Ecco da dove deriva la difficoltà di ricostruire storicamente tutta la vicenda che dal 1906 giunge al 1914, e poi al 1921 e successivi».

Ora tutto quanto qui dice Giorgio Tarditi Spagnoli è rigorosamente una fiaba: o per dirla con una espressione cortese, un’affabulazione, abilmente suggestiva, partorita dalla sua fervida immaginazione inventiva. Ma a quale scopo? Ma al fine di épater le bourgeois ésoteriste. Che non esistessero rituali scritti lo dice unicamente lui, e da dove egli tragga questa stupefacente informazione egli non lo dice e soprattutto non lo documenta. Che esistessero rituali scritti è dimostrato dal fatto che la mia amica fraterna Hella Wiesberger li possedeva. E poi perché dire: «i rituali erano solitamente imparati a memoria»? Nella lingua italiana ‘solitamente’ significa ‘abitualmente’, e non ‘in tutti i casi’. Del resto, per imparare a memoria qualcosa, bisogna – credo – perlomeno leggerlo e rileggerlo da un testo scritto. Ciò che non deve essere stampato, può benissimo essere manoscritto, e rimanere custodito in poche mani fedeli. Ma lui che ne sa dell’esistenza di testi manoscritti o stampati, o dell’esistenza di archivi conservati?! Evidentemente, ad oltre un secolo dall’apertura e dalla chiusura della Mystica Aeterna, il nostro giovin scrittore ha fonti, per così dire, “spirituali” che lo informano così dettagliatamente.

A dirla tutta, questa storia di rituali  della Mystica Aeterna – secondo il nostro giovin autore: rituali “massonici” – non scritti e imparati a memoria, a questo diffidente lupaccio cattivissimo, dal perfido fiuto, ha fatto venire un feroce sospetto. Chiunque conosca la storia dell’esoterismo, e della Massoneria in particolare, sa bene che, sin dal Settecento, i rituali massonici venivano messi per iscritto: perlomeno nell’Europa continentale. Tant’è che io – disobbediente lupaccio cattivissimo non appartenente a nessuna delle molte variopinte e agitate Obbedienze massoniche della Terra d’Ausonia: appartengo unicamente alla informale fratellanza degli Selvaggi Lupacci Appenninici, e ad honorem a quella dei Trucidi Orsi Marsicani – ne possiedo un’ampia collezione. Ma vi è una significativa eccezione: quella della Libera Muratoria operante in Inghilterra e, in parte, in Scozia e in Irlanda. Per esempio, il rituale denominato Emulation, adottato da molte logge britanniche, viene recitato e svolto interamente a memoria dagli ufficiali di loggia e, ai passaggi di grado, dagli Entered Apprentice, quando questi vengono passed, ossia “passati”, Fellow Craft, e da questi ultimi allorché essi vengono raised, ossia “elevati”, Master Mason. Comunque esistono i testi scritti che i tapini sono obbligati a imparare, almeno in parte, a memoria. Ora, il nostro giovin scrittore ligure è stato – ce lo dice lui stesso – per periodi non brevi a Londra. Hai visto mai ch’egli si sia fatto iniziare in qualche loggia inglese di rito Emulation o simile, tanto più che all’Oriente di Londra vi è anche una loggia “Italia”, la quale tale  rituale “lavora” in lingua italiana? Del resto, anche nel Grande Oriente d’Italia, oltre che nella Gran Loggia Regolare d’Italia, di stretta osservanza inglese, vi sono molte logge che “lavorano” il rituale Emulation. Chissà?! Ma un tale rituale è quanto di più stucchevolmente moralistico e di meno occulto che si possa pensare, e tale vuole dichiaratamente essere, e rimanere.

Il nostro facondo e immaginifico giovin scrittore, facilitandomi assai il compito di analisi critica, ha fatto una sorta di “sintesi” della sua stessa opera ed essa è apparsa come post su un noto social forum: pubblicata, 19 febbraio scorso, alle ore 9.35, in una delle molte pagine dedicate all’Antroposofia, ove il nostro giovin autore riscuote plausi ed elogi a non finire da parte della poco accorta e ancor meno pensante covata “scaligeropolitana”, e non solo da quella. Peccato, davvero, che tale sintesi contenga una serie di spropositi – quasi più spropositi che parole – che ora affronterò subito di petto, commentando i vari paragrafi di tale arruffatissimo post:

«Non è facile tratteggiare in breve Rudolf Steiner (1861-1925), in quanto sono certamente più le attività che ha svolto di quelle che non ha svolto. Pressoché sconosciuta è la sua attività negli ordini esoterici».

A parte il fatto che in buon italiano si dovrebbe dire “tratteggiare in breve la vita o l’opera di Rudolf Steiner”, l’attività di Rudolf Steiner è nota pressoché totalmente – tolti i contatti personali con colui che fu il suo Maestro, che rimasero il suo inviolabile segreto – in quanto si può dire quasi ch’egli non ebbe una  vera e propria vita privata, avendo sempre intorno moltissima gente, spesso fastidiosa e curiosa, con la quale intesseva i rapporti più diversi. Nell’Archivio della Nachlassverwaltung, ossia del suo Lascito, sono presenti oltre 600 quaderni con sopra scritti pensieri, annotazioni, abbozzi di opere, disegni, a partire dalla sua infanzia, quando frequentava le scuole elementari, sino agli ultimi giorni della sua intensa e movimentata vita. Inoltre, vi è un suo vasto epistolario con semplici conoscenti, discepoli, e soprattutto con la sua collaboratrice e sposa, Marie Steiner. Con quest’ultima, Rudolf Steiner affrontò nell’epistolario tutte le questioni più delicate, comprese quelle della fondazione della Mystica Aeterna e dei suoi sviluppi, dei rapporti che brevissimamente ebbe con quel pendaglio da forca che era Theodor Reuss, e via dicendo.

«Nel 1906 nell’ambito della Società Teosofica Steiner conobbe John Yarker, che lo invita a unirsi al Rito di Misraim. Così Theodor Reuss, rappresentante di Yarker per la Germania, conferisce formalmente a Steiner e alla moglie, i massimi gradi operativi: 33°, 90°, 96° del Rito di Misraim, affidandogli il compito di fondare una loggia a Berlino, dal nome “Mystica Aeterna”. Il rito viene associato alla Scuola Esoterica della Società Teosofica come “Servizio di Misraim” e da subito accetta anche le donne».

Rudolf Steiner, che pure stimava assai John Yarker, non lo conobbe né lo incontrò mai personalmente, e tanto meno nell’ambito della Società Teosofica. Rudolf Steiner incontrò solo alcune volte Theodor Reuss, il quale gli conferì, il 24 novembre 1905, prima il grado 30° 67° 89° (dubito fortemente che il nostro giovin autore intenda di che si tratta), affinché potesse fondare non una Loggia, come dice lui, bensì un Capitolo chiamato Mystica Aeterna. E, successivamente, venne elevato al grado di 33° 90° 95°. Infine, riconosciuto come Gran Maestro del Supremo Gran Consiglio Generale del Rito Egiziano di Mizraim, cui spettava il grado di 33° 90° 96°. Marie von Sivers – e non von Sievers, come è scritto nel libro di Giorgio Tarditi Spagnoli – venne riconosciuta come Gran Maestra delle femminili Logge d’Adozione. Contrariamente a quel che scrive il nostro giovin autore, a quell’epoca Marie von Sivers non era ancora la moglie di Rudolf Steiner, il quale la sposò solo nel 1915, durante la Prima Guerra Mondiale, quando la Scuola Esoterica con le sue tre Classi – compresa quindi la Mystica Aeterna – era già stata da lui chiusa, e sigillata ritualmente, da tempo. Chiusa per sempre, senza le fantomatiche “resurrezioni” e “continuazioni” delle quali, con fervida immaginazione, affabula il nostro giovin scrittore.

Inoltre, il Rito di Misraim non venne affatto “associato” alla Scuola Esoterica, in quanto la Mystica Aeterna di Rudolf Steiner – come ho più volte detto – non era affatto un Rito massonico, e non era collegata con le Obbedienze massoniche in circolazione in Germania o altrove: era parte della Scuola Esoterica di Rudolf Steiner, e solo questo.

«Al contempo, Steiner lavora segretamente insieme allo Yarker per revisionare i rituali della piramide egizia. Dall’originaria loggia di Steiner presto gemmano altre logge che operano con lo stesso rito: a Colonia, Lipsia, Stoccarda e Monaco. A metà dell’anno successivo, nel 1907, vengono raggiunti i 100 membri, condizione per la quale Steiner avrebbe potuto divenire Gran Maestro, del tutto indipendente da Reuss».

È pura invenzione che Rudolf Steiner abbia lavorato segretamente con John Yarker per revisionare i rituali della piramide egizia. Prima di tutto, perché a quanto mi consta Rudolf Steiner non incontrò mai, né palesemente né segretamente, John Yarker, in secondo luogo, perché io conosco bene i rituali dell’Antico e Primitivo Rito Orientale di Yarker, che possiedo addirittura in copia fotostatica dei suoi stessi manoscritti, oltre che in forma stampata, ed essi nulla – proprio nulla – hanno a che vedere con la Mystica Aeterna di Rudolf Steiner. Del resto, la Mystica Aeterna era in soli nove gradi, mentre i gradi della istituzione di Yarker erano novantasei, talvolta ridotti a trentatré per motivi operativi: questi rituali li ho tutti e in tutte le loro varie versioni. Sia come forme cerimoniali, sia come contenuti sapienziali, essi sono totalmente diversi da quelli della Mystica Aeterna di Rudolf Steiner.

«Steiner comincia così a modificare il Servizio di Misraim, al fine di allinearlo alla tradizione rosicruciana finché nel 1908 cessa del tutto i rapporti col Reuss. Nasce così il “Culto Cognitivo”, ovvero un rituale atto a porre il neofita in relazione all’essere che presiede al pensare spirituale, Michael, a sua volta araldo del Cristo nonché difensore della corrente spirituale della Rosa+Croce».

Rudolf Steiner non modificò proprio un bel niente del Rituale della Mystica Aeterna, e non aspettò certo il 1908 per rompere i rapporti con Theodor Reuss. Fece solo alcuni minimi mutamenti nel rituale all’inizio del 1913, mutamenti resi necessari dal fatto che alcuni antroposofi avevano abbandonato la Società Antroposofica e la Mystica Aeterna e, tradendo giuramenti e promesse sacre, erano «passati al nemico»: si erano resi necessari alcuni minimi cambiamenti per «proteggere occultamente» il Rituale e la stessa Scuola Esoterica. Dopo i due brevi incontri nei quali egli ricevette la trasmissione formale al grado 30° 67° 89° prima, e al 33° 90° 95° dopo, egli non volle mai più vedere il Reuss, tant’è che io ho le lettere di Reuss all’allora Marie von Sivers nelle quali egli le chiede ripetutamente un incontro con Rudolf Steiner, e si lamenta del fatto di non ricevere mai risposta alcuna. E che non vi fosse connessione veruna della Mystica Aeterna con le esistenti Obbedienze massoniche è dimostrato dal fatto che nessuno che fosse stato iniziato alle varie organizzazioni di Theodor Reuss veniva ammesso a presenziare ai rituali della Mystica Aeterna, ovvero non esisteva quello che in Massoneria viene chiamato “diritto di visita”. Naturalmente, tra i discepoli di Rudolf Steiner vi erano alcuni che erano stati iniziati nelle varie regolari Grandi Logge operanti in Germania, ma partecipavano ai rituali interni della Seconda e Terza Classe della Scuola Esoterica in quanto discepoli diretti di Rudolf Steiner, e non in quanto appartenenti ad Obbedienze massoniche, alle quali venisse riconosciuto il “diritto di visita” di cui sopra, sempre per usare l’usuale terminologia massonica. La Mystica Aeterna non era, sotto nessun aspetto, una Obbedienza massonica, ed è Rudolf Steiner stesso, e non il presente lupaccio cattivissimo, ad affermarlo. E, onde non si dica ch’io m’invento qualcosa, riporterò qui di seguito, nell’orignale tedesco e nella traduzione italiana, quel che Rudolf Steiner disse in proposito, e riportato da Hella Wiesberger nella sua capitale opera di studio Zur Geschichte und aus den Inhalten der erkenntniskultischen Abteilung der Esoterischen Schule 1904 – 1914, p. 94:

«Bis jetzt hat unsere okkulte Strömung für die Welt noch den Namen der Freimaurerei getragen, weil man aus okkultem Standpunkte immer an das Bestehende möglichst anknüpfen soll, aber von jetzt ab soll dieser Name für unseren Tempel in Wegfall kommen und sollen unsere Verrichtungen «Misraim-Dienst» genannt werden. Man möge dies, wenn man unseren okkulten Dienst andeuten will, mit den Buchstaben «M.D.» abkürzen. Die Bezeichnung «F.M.» [Freimaurerei] soll jetzt endgültig verschwinden, und damit ist für die Außenwelt und für alle Einrichtungen auf freimaurerischer Grundlage eine Freimaurerei in unserer Bewegung nicht vorhanden. Wenn bei uns angefragt werden sollte, ob zu unserer Bewegung auch eine Freimaurerei gehört, kann man, ohne eine Unwahrheit auszusprechen, dies verneinen. Was hier verrichtet wird, ist ein okkulter Dienst, genannt Misraim-Dienst, was so viel sagen will wie: das Bewirken der Vereinigung des Irdischen mit dem Himmlischen,
des Sichtbaren mit dem Unsichtbaren». 

«Sinora la nostra corrente occulta ha portato, per il mondo, il nome di Frammassoneria, perché da un punto di vista occulto ci si deve ricollegare il più possibile a ciò che esiste, ma d’ora in poi questo nome nel nostro Tempio deve essere eliminato, e le nostre esecuzioni devono essere chiamate «Misraim-Dienst» [Culto o Liturgia o Rituaria Misraimita]. Lo si può abbreviare, volendo accennare alla nostra rituaria occulta, con le lettere «M.D.». La designazione «F.M.» [Frammassoneria] deve ora definitamente scomparire; e con ciò per il mondo esteriore e per tutte le istituzioni su base massonica nel nostro movimento non è presente veruna Massoneria. se dovessimo venire interrogati, se al nostro movimento appartenga anche una Massoneria, lo si può negare, senza proferire una menzogna. Quel che qui viene istituito, è un culto occulto, chiamato Misraim-Dienst [sc. Liturgia o Culto Misraimita], il che è come dire: operare la ricongiunzione dell’elemento terrestre con l’elemento celeste, del visibile con l’invisibile».

Più chiaramente di così, penso, Rudolf Steiner non poteva esprimersi per negare che la Scienza dello Spirito avesse qualcosa a che fare con qualsivoglia forma di Massoneria, buona o cattiva che fosse.

Hella Wiesberger, in vari colloqui, mi disse di aver parlato e fatto esaminare più volte i rituali originali della Mystica Aeterna a varie personalità dell’Ordine massonico in Svizzera, e in particolare ad un suo caro amico, Jan K. Lagutt, antroposofo e massone appartenente alla Gran Loggia Alpina, operante appunto in Svizzera, del quale possiedo pure un libro, Grundstein der Freimaurerei, Erkenntnis und Verkennung, edito nel 1963 dalla Origo Verlag di Zurigo. Hella Wiesberger cita, in una appendice del volume della GA-265, dedicato alla Sezione cultico-conoscitiva della Scuola Esoterica, alle pp. 503-505, un significativo estratto di tale libro, nel quale si parla della differenza tra la Via cainita e quella abelita, tra l’iniziazione esoterica cainita e la consacrazione sacerdotale abelita. Ebbene, anche Jan K. Lagutt, come gli altri esponenti dell’Ordine massonico in Svizzera, dopo avere ben esaminato i rituali scritti della Mystica Aeterna – quindi è palesemente falso quello che afferma il nostro giovin scrittore ligure, che non sarebbero esistiti tali rituali scritti – affermò che essi tali non erano rituali massonici.

Nel suo post, pubblicato sulla pagina del noto social forum, il Giorgio Tarditi Spagnoli, così prosegue: 

«Diviso in nove gradi dei Misteri Minori più quattro segreti dei Misteri Maggiori, Steiner incorpora nel nuovo rito elementi magico-teurgici, e per differenziarsi ulteriormente dal precedente rito rinomina i suoi membri “massoni esoterici”, indicando in ciò l’unione della forma rituale rosicruciana con gli esercizi della Scuola Esoterica».

Ebbene, ciò è rigorosamente falso. In essa vi erano unicamente tre gradi della Seconda Classe della Scuola Esoterica, e i sei gradi della Terza Classe: in tutto solo nove gradi, e non ve ne erano altri. Non vi è traccia alcuna nei rituali e nemmeno nelle Instruktionsstunden, ossia nelle “riunioni d’istruzione” che Rudolf Steiner, e solo lui, teneva ai suoi discepoli diretti, di una divisione tra “Misteri Minori” e “Misteri Maggiori”: una pura invenzione del nostro giovin scrittore, non suffragata da alcun documento. Una tale suddivisione misterica, in realtà, egli la prende dagli scritti del traditore Max Heindel. 

«La Mystica Aeterna diviene una vera e propria “organizzazione ombrello”, sotto i cui auspici si incontrarono le personalità di spicco dell’esoterismo europeo, appartenenti a ordini teosofici, massonici e rosicruciani. Possiamo citare ad esempio l’ex allievo di Steiner Max Heindel, la cui Rosicrucian Fellowship americana è imperniata attorno a una Scuola Esoterica dotata della stessa scala in nove gradi della Mystica Aeterna.

Un altro particolare poco noto è che fu Steiner a elaborare la scala in nove gradi poi trasferita nell’O.T.O. prima di rendersi indipendente da Reuss. Sappiamo inoltre che la Loggia di Steiner nacque come la gemella tedesca della sezione britannica chiamata Mysteria Mystica Maxima, notoriamente affidata ad Aleister Crowley nel 1912, tanto che il nome esteso è “Mysteria Mystica Aeterna” anche se le due vie presero due percorsi diametralmente opposti».

Altre belle fiabe – per usare un gentile eufemismo – del nostro giovin autore. La Mystica Aeterna di Rudolf Steiner non era affatto una “organizzazione ombrello”, e in essa non si incontravano affatto “personalità di spicco dell’esoterismo europeo”, in una sorta di sincretismo esoterico all’americana, in stile new age, come qui viene da lui suggerito. Vi erano ammessi unicamente suoi discepoli, che avevano superato il probazionismo ed erano entrati, dopo la rituale promessa sacra, nella Prima Classe della Scuola Esoterica. Vi partecipavano solo e unicamente i discepoli di Rudolf Steiner, che si consacravano totalmente e solo alla Via da lui indicata. Alcuni di loro potevano appartenere o avere appartenuto ad Obbedienze massoniche o ad altre organizzazioni esoteriche, tuttavia essi seguivano esclusivamente il sentiero della conoscenza dell’Antroposofia, e nessun altro, e sulla Mystica Aeterna, al di fuori di essa, non pronunciavano verbo: neppure con i discepoli di Steiner appartenenti alla Prima Classe della Scuola Esoterica: un giuramento rigoroso e severo li vincolava al più completo silenzio. E non era affatto un luogo di “confronto” tra appartenenti a vie diverse, tanto più che i membri di essa rispettarono tutti – tolti alcuni sporchi traditori – il severo giuramento di tacere su tutto quanto veniva loro comunicato nella e sulla Mystica Aeterna. Io ho uno scritto, apparso su Das Goetheanum, di Jan K. Lagutt, massone, antroposofo, facente parte della Classe Esoterica, il quale racconta come dai suoi genitori, discepoli diretti di Rudolf Steiner e appartenenti ambedue alla Mystica Aeterna, per tutta la vita non gli riuscì mai di cavare una sola parola su cosa venisse fatto in quella riservata cerchia ristretta. 

Quanto a Max Heindel, come detto nel mio precedente articolo, egli non era altro che un ladro, un  volgare plagiatore, e un traditore spirituale. Rudolf Steiner ne denunciò apertamente l’attività antispirituale e controiniziatica nel corso delle conferenze sul Quinto Vangelo. Max Heindel, tornato in America fece una prima edizione dattiloscritta e mimeografata della prima edizione del 1908 della sua Cosmogonia dei Rosacroce, mentre si trovava a Buffalo, nello Stato di New York, alla quale premise ipocritamente questa dedica:

«Dedicated to my esteemed teacher and value friend Dr. Rudolph [sic!] Steiner, and to my more than friend Dr. Alma Von Brandis, in grateful recognition of the inestimable influence for soul-growth they have exercised in my life»,

la quale, tradotta, suona:

«Dedicato al mio Maestro e stimato amico Dr. Rudolph [sic!] Steiner, e alla mia più che amica Dr.ssa Alma von Brandis, in grato riconoscimento dell’inestimabile influenza sulla crescita animica, che essi hanno esercitato nella mia vita».

Mentre, la prima edizione a stampa apparve a Seattle, nello Stato di Washington, nel novembre del 1909, e recava la seguente dedica:

«To my valued friend, DR. RUDOLPH [sic!] STEINER, in grateful recognition of much valuable information received, and to friend, DR. ALMA VON BRANDIS, in heartfelt appreciation of the inestimable influence for soul-growth she has exercised in my life»,

la quale a sua volta, tradotta, dice:  

«Al mio stimato amico Dr. Rudolph [sic!] Steiner, in grato riconoscimento del preziosissimo insegnamento ricevuto, e alla mia amica, Dr.ssa Alma von Brandis, in cordiale apprezzamento per l’inestimabile influenza per la crescita animica, che lei ha esercitato nella mia vita».

E, in fondo al libro, nella bibliografia consigliata, veniva pure indicato come importante da leggere un testo di Rudolf Steiner come The Way of Initiation, ossia la traduzione inglese de L’Iniziazione. Come si conseguono conoscenze dei mondi superiori. E scusate se è poco! L’ipocrisia di una tale dedica sta tutta nel fatto ch’egli, già quando era in Germania, coi suoi furti e col suo tradimento nei confronti di Rudolf Steiner, Max Heindel aveva già provocato la rottura dell’amicizia da parte di Alma von Brandis.

Comunque, nella successiva edizione del 1911, egli ritrattò vilmente, fece togliere una sì compromettente dedica, ed evitò in seguito ogni riferimento a Rudolf Steiner. Ma nella conferenza, che tenne a Lipsia il 10 giugno 1917, Rudolf Steiner comunicò che Max Heindel aveva frequentato ogni sua conferenza possibile, e si era fatto prestare da discepoli di Steiner tutte le trascrizioni delle conferenze o gli appunti su cui poteva mettere le mani, li aveva ricopiati e una volta tornato in America aveva pubblicato la sua Rosicrucian Cosmo-Conception, or Christian Occult Science (in seguito, il sottotitolo lo mutò in Mystic Christianity), plagiata dalle opere di Rudolf Steiner sin nel titolo, ossia la sua opera maggiore, che in italiano porta il nome di Cosmogonia dei Rosacroce.

Nel tempo la Rosicrucian Fellowship di Max Heindel fece ogni sforzo per recuperare e distruggere più copie possibile di quella prima compromettente edizione. Ma se ne dimenticarono una a Firenze, nella biblioteca di Arturo Reghini, ora facente parte del fondo della Biblioteca Filosofica della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Firenze. L’amico L., che mi fece conoscere nel 1970 Massimo Scaligero, prima di incontrare la Scienza dello Spirito, aveva fatto parte della Rosicrucian Fellowship di Max Heindel, e in vari colloqui mi descrisse tutti gli aspetti irregolari ed estremamente pericolosi, che non sono evidenti nelle di lui opere scritte e pubblicate, ma che a lui erano stati trasmessi in quanto era entrato a far parte della cerchia interna di tale organizzazione. Io feci le fotocopie delle pagine dell’edizione del 1909 della Cosmogonia dei Rosacroce, relative a Rudolf Steiner, e le portai a L. e a Massimo Scaligero. Essi le fecero pervenire ad Olga Faella, allora a capo della organizzazione di Max Heindel in Italia, e a vari membri importanti, come i fratelli Francesco (che conobbi a casa di L.) e Menotti Cossu, del gruppo maxheindeliano romano, del quale un tempo aveva fatto parte il mio amico L. Successe il finimondo: un vero e proprio macello!

Il tradimento di Max Heindel fu anche, come ho detto più sopra, il motivo della rottura tra lui e Alma von Brandis, discepola di Rudolf Steiner nella Scuola Esoterica, la quale, generosamente, aveva pure pagato il viaggio di Max Heindel dagli Stati Uniti, accompagnandolo a conoscere Rudolf Steiner. Lei a differenza del traditore Max Heindel, restò per tutta la vita fedele a Rudolf Steiner, raccolse fondi per la costruzione del primo Goetheanum e per la scultura del Rappresentante dell’Umanità, e addirittura partecipò al Convegno di Natale del 1923, in rappresentanza di tre gruppi antroposofici americani: quelli di Santa Barbara e Los Angeles in California, e quello di New York. Invece Max Heindel si inventò di sana pianta di avere incontrato quelli che chiama i “Fratelli Maggiori” della Rosacroce nella Selva Boema, i quali gli avrebbero dato gli insegnamenti da lui pubblicati nella Cosmogonia, laddove questi erano, invece, tratti tutti, come è stato dimostrato, dalle conferenze tenute ma non ancora pubblicate di Rudolf Steiner, delle quali egli aveva fatto incetta nel periodo tra l’inizio di novembre del 1907 e la fine di marzo del 1908, nel quale egli rimase sul suolo tedesco.

Naturalmente, subito dopo la pubblicazione della Cosmogonia dei Rosacroce di Max Heindel, ma anche dopo la seconda edizione dalla quale la dedica era stata non solo tolta, ma pure vilmente “ritrattata”, molti si resero conto del fatto che si trattava di un volgare plagio dell’opera di Rudolf Steiner. In proposito ho molto materiale interessante. Se necessario, questa tristissima vicenda sarà oggetto di pubblicazione su Eco. Per cui, il richiamarsi di Giorgio Tarditi Spagnoli, che si dice antroposofo, a Max Heindel è cosa che rende oltremodo perplesso il presente lupaccio cattivissimo, e gli fa sorgere i peggiori sospetti.

È falsissimo, inoltre, che la Mystica Aeterna di Rudolf Steiner fosse una organizzazione gemella di quella del sozzo mago inglese Aleister Crowley. Theodor Reuss poteva chiamare Mysteria Mystica Aeterna l’istituzione di Steiner e Mysteria Mystica Maxima quella di Crowley, ma Rudolf Steiner in tutti i documenti che abbiamo usa esclusivamente la denominazione Mystica Aeterna o Misraim Dienst, che ha il senso di Rituale o Liturgia Misraimita. Usò una tale espressione proprio per non usare la denominazione Misraim Ritus, o Rito di Misraim, affinché la Mystica Aeterna, agli occhi del mondo, non venisse scambiata per una organizzazione massonica, che tale non era e non voleva essere.

Ma proseguiamo a degustare, centellinandole, le sciocchezze – che sarebbe, forse, più appropriato chiamare divertenti (dal mio orsolupesco punto di vista, davvero poco divertenti…) invenzioni – che il nostro giovin autore ligure ci propina:

«Steiner modellò la Mystica Aeterna sulla base dell’Ordine della Gold und Rosenkreuz, in particolare nella struttura a nove gradi. Poiché questo stesso ordine fu alla base della Societas Rosicruciana in Anglia (S.R.I.A.), a sua volta base dell’Hermetic Order of the Golden Dawn. Steiner influì anche su questo ordine magico: alcuni aspetti sia rituali che esoterici dei gradi rosicruciani (IV°, V°, VI°) della Mystica Aeterna furono trasferiti infatti nei gradi superiori (7=4, 8=3 e 9=2) della Stella Matutina di Robert William Felkin, che riconobbe lo stesso Steiner come Capo Segreto incarnato, in altre parole un Maestro di Saggezza».

Falsissimo pure questo. Tra le molte “cosucce” che ho nel mio orsolupesco archivio, vi sono anche i rituali di questa settecentesca organizzazione massonica tedesca a indirizzo ermetico-alchemico-kabbalistico, con una predilezione per la spagiria di laboratorio. Basta un semplice controllo per rendersi conto che la Mystica Aeterna di Rudolf Steiner non ha nulla in comune con le cerimonie e gli insegnamenti di tale organizzazione. E quello che dico è confermato da quel che afferma, nella sua Historia Ordinis, Wynn W. Westcott – che era un ammiratore di Steiner – Supreme Magus della Societas Rosicruciana in Anglia. Ed è parimenti falsissimo che aspetti sia rituali che esoterici dei gradi rosicruciani della Mystica Aeterna siano stati innestati nella Golden Dawn di MacGregor Mathers o nella Stella Matutina del Dr. Felkin. Ci sono molte cose che il nostro affabulante giovin autore non conosce, ma non sarò certo io che gliele andrò a raccontare, proprio perché egli non profani poi pure quelle.

A questo punto, nel post apparso sul noto social forum, vengono coinvolti i nomi di Giovanni Colazza e di Massimo Scaligero, mentre nel libro viene coinvolto con “spiritose invenzioni” anche il Gruppo Novalis di Roma, diretto da Giovanni Colazza. Quanto basta e avanza – in realtà sarebbe sufficiente molto meno – a far inferocir vieppiù un lupaccio cattivissimo come me. Ma di ciò a suo tempo.

«Possiamo anche ricordare che Steiner si recò a Roma appositamente per incontrare Giovanni Colazza, il maestro di Massimo Scaligero, per invitarlo nella sua “cerchia dei dodici” della Mystica Aeterna, i più alti iniziati europei che avrebbero dovuto fare da tramite spirituale a Christian Rosenkreutz, il Maestro della Rosa+Croce».

Questa notizia il nostro intraprendente giovin autore la prende dall’opera di Massimo Scaligero, Dallo Yoga alla Rosacroce, e cerca di accreditare il fatto che nella “cerchia dei dodici” vi fossero “i più alti iniziati europei”, lasciando sottintendere che non fossero necessariamente antroposofi e discepoli occulti diretti di Rudolf Steiner. Ma anche questa è un’altra furbesca menzogna, tanto più che il nostro abile scrittore ligure non  sa proprio chi fossero questi “dodici”, e non sarò certo io che glielo andrò a confidare, per veder poi i loro nomi anch’essi profanati. Contrariamente a quel che costui cerca di lasciare intendere erano tuttitutti e solo – antroposofi e discepoli di Rudolf Steiner. Il nostro giovin scrittore non ha la più vaga idea di che cosa si trattasse e cerca di cavarsela affabulando: come al suo solito. Dopodiché, ei prosegue il suo ricamato quanto fantasioso racconto, ma qui siamo alla menzogna aperta, e non precisamente menzogna disinteressata, bensì finalizzata a fini che diremo:

«Sette anni dopo la fondazione della prima loggia, si contano ormai 600 membri e i lavori continuano regolarmente fino al 1914, anno in cui il clima di guerra rende difficile la gestione delle logge dislocate in vari territori, appartenenti ormai a paesi in opposizione.

Essendo stata da poco fondata la Società Antroposofica (1913) Steiner cessa ogni attività rituale sotto il suo diretto controllo e infine scioglie formalmente il Culto Cognitivo (1921), almeno apparentemente. Infatti, nonostante ciò, poco prima della morte, Steiner  comunicò in gran segreto ad alcuni discepoli a lui più vicini, tra i più alti gradi della Mystica Aeterna, il suo desiderio di vedere di nuovo il rito risvegliato ed operativo.

Ma alcuni gruppi, racchiusi in modesto silenzio, continuarono a praticare il deposito iniziatico della Mystica Aeterna, come se nulla fosse successo, tagliate fuori dalla Prima Guerra Mondiale, rimasero distanti sia dalle successive vicissitudini della Massoneria Egizia che da quelle della Società Antroposofica.

Lo stesso accadde dopo il passaggio della Soglia da parte di Steiner, sopravvivendo anche alla Seconda Guerra Mondiale, occultate com’erano nel silenzio iniziatico».

Il motivo per il quale Rudolf Steiner, nel 1914, chiuse non solo la Mystica Aeterna – che, lo ripeterò sino alla noia, non era affatto un Rito massonico – ma anche l’intera Scuola Esoterica, non era affatto “la difficoltà di gestione pratica delle logge in paesi diversi”, bensì perché, allora, in Germania vi erano accuse aperte, da parte del partito militarista pangermanista e degli ambienti cattolici oltranzisti, sia contro Rudolf Steiner che nei confronti della Società Antroposofica, che rendevano pericoloso proseguire una tale attività esoterica. La Società Antroposofica, alla quale peraltro egli non era neppure iscritto, e la sua Scuola Esoterica, venivano qualificate ambedue come società segrete e come politicamente operanti al soldo delle potenze dell’Intesa. Sul fronte opposto, invece, Edouard Schuré, da parte sua, in maniera assolutamente imbecille, sciovinista, e irresponsabile, manovrato da elementi del Grande Oriente di Francia, come Eugène Lévy – parole di Marie Steiner – arrivò ad accusare sia Rudolf Steiner che Marie von Sivers di essere al soldo di quello psicopatico del Kaiser Guglielmo II, e di appoggiarlo con arti magiche, arrivando a calunniare e ad accusare Marie von Sivers di aver operato fattivamente a spingere Rudolf Steiner a porsi, magicamente e politicamente, al servizio del militarismo germanico (il quale, invece, lo voleva morto), contro l’Intesa. Di fronte ad una simile, insostenibile situazione nella quale accadde che persino suoi discepoli, presi dalla follia della passionalità nazionalistica, giunsero a contrapporsi “fraternamente” ad altri condiscepoli di diversa nazionalità, Rudolf Steiner chiuse – definitivamente chiuse, e sigillò spiritualmente – la Mystica Aeterna, e quale gesto simbolico inequivocabile e definitivo, sia lui che Marie von Sivers stracciarono i diplomi che avevano ricevuto dalla “Istituzione Yarker”, com’egli la chiama nel XXXVI Capitolo de La mia vita: lui stesso racconterà poi che i diplomi, concessi a lui e a Marie von Sivers “Istituzione Yarker”, erano stati da loro stracciati. 

Ora, acciocché, ancora una volta, qualcuno non pensi che questo perfido lupaccio si stia inventando qualcosa, riporto quanto scrisse Marie Steiner-von Sivers in un suo articolo coraggioso – in Germania erano già cominciate l’era del potere nazionalsocialista e le persecuzioni nei confronti dell’Antroposofia – apparso col titolo War Rudolf Steiner Freimaurer? – ossia: Rudolf Steiner era massone? – nella rivista Anthroposophie. Zeitschrift für freies Geistesleben, 16. Jg. Buch 3, April-Juni 1934, Stuttgart, edita da C.S.Picht, suo amico fedelissimo dei momenti difficili e difficilissimi. Questo articolo fu riprodotto dalla mia amica Hella Wieberger, nel volume della GA-265, Zur Geschichte und aus den Inhalten der erkenntiskultischen Abteilung der Esoterischen Schule 1904-1914, Rudolf Steiner Verlag, Dornach, 1987, dedicato alla storia della Sezione cultico-conoscitiva della Scuola Esoterica di Rudolf Steiner, ove a p. 114, si può leggere:

«Als der Krieg ausgebrochen war, im August 1914, erklärte Rudolf Steiner den so begründeten Arbeitskreis, der unter dem Namen «Mystica aeterna» sich zusammengeschlossen hatte, für aufgehoben und zerriß als Zeichen dafür das darauf bezügliche Dokument. Nie ist man in dieser Weise wieder zusammengekommen».

Il rilievo in corsivo è di Marie Steiner. Il testo, tradotto nell’italica lingua, dice:

«Allorché scoppiò la guerra, nell’agosto del 1914, Rudolf Steiner dichiarò abolita la cerchia di lavoro [cultica], che si era riunita sotto il nome di «Mystica aeterna», e come segno di ciò stracciò il relativo documento. non ci si è mai più riuniti nuovamente in tale maniera».

Rudolf Steiner, nel 1914, noncessa ogni attività rituale sotto il suo diretto controllo”, come se ce ne fossero state altre ch’egli non controllava direttamente, e che potevano proseguire senza di lui: tutto nella Scuola Esoterica dipendeva e si ricollegava esclusivamente a lui, e solo lui in essa era il Maestro. Infatti, egli fece cessare semplicemente ogni attività dell’intera Scuola Esoterica. Ed è una patente menzogna l’affermazione che solo nel 1921 egli abbia sciolto formalmente la Sezione cultico-conoscitiva, perché lo fece non formalmente, bensì essenzialmente e spiritualmente nell’autunno del 1914, ossia ben sette anni prima di quanto afferma Giorgio Tarditi Spagnoli. E questo non lo dico io, bensì lo afferma lo stesso Rudolf Steiner.

Ed è una menzogna che lo avesse fatto “almeno apparentemente”, come afferma il nostro giovin autore. Ed è parimenti una sporca menzogna l’affermazione chepoco prima della morte, Steiner comunicò in gran segreto ad alcuni discepoli a lui più vicini, tra i più alti gradi della Mystica Aeterna, il suo desiderio di vedere di nuovo il rito risvegliato ed operativo”. La verità è che sin dal giugno del 1924 – ed io possiedo le drammatiche testimonianze scritte di questo fatto – Rudolf Steiner affermò che la Fondazione di Natale del 1923 “non era stata accolta dalla rifondata Società Antroposofica Universale, e di conseguenza essa era stata ritirata nel Mondo Spirituale”. E soprattutto dopo i gravi tradimenti e le inadeguatezze, la poca serietà di molti antroposofi, che lo costrinsero a buttar fuori dalla Prima Classe Esoterica ben diciassette persone in pochi mesi, egli non parlò mai più della Fondazione di Natale, e non volle riaprire in forma nuova la Seconda e la Terza Classe della Scuola Esoterica. Non solo: dopo il gravissimo tradimento, avvenuto nel 1924 alla fine d’agosto a Londra, lasciò incompleta anche la formazione della Prima Classe della Scuola Esoterica. Inoltre, nel Convegno di Natale del 1923, egli scrisse a chiarissime lettere, che la Società Antroposofica Universale non era, in nessuno dei suoi aspetti, una società segreta, e non lo era neppure la Libera Università sita al Goetheanum. Infatti, Rudolf Steiner negli Statuti della Società Antroposofica Universale, scrive – e persino il Tarditi Spagnoli se li può facilmente leggere, per es. in Lettere ai Soci 1924, Editrice Antroposofica, Milano, 1989, p. 13 – quanto segue:

«Art. 4 – La Società Antroposofica non è una società segreta, ma una società completamente pubblica. Può diventare socio, senza distinzione di nazione, di condizione sociale, di religione, di convinzioni scientifiche o artistiche, chiunque consideri giustificata l’esistenza di una istituzione come è il Goetheanum, a Dornach, quale Libera Università di scienza dello spirito. La Società respinge ogni atteggiamento settario. Non considera la politica come facente parte dei suoi scopi.

[,,,]

Art.8 – Tutte le pubblicazioni della Società saranno pubbliche come quelle di altre società pubbliche (1). Non faranno eccezione neppure le pubblicazioni della libera Università di Scienza dello Spirito […]

Nota (1): Sono state e saranno ancora pubblicate anche le condizioni della via di conoscenza antroposofica». Il rilievo in grassetto delle parole di Steiner è mio.

Si tenga presente che la Prima Classe della Scuola Esoterica era tutt’uno con la Libera Università e che gli Statuti, scritti da Rudolf Steiner, valevano per l’intera Società Antroposofica, Classe Esoterica compresa. Questo smentisce totalmente le affabulazioni del nostro giovin scrittore circa la segretezza, il preteso Rito massonico egizio, a suo dire sopravvissuto segretamente, ed altre sciocchezze e favole da lui inventate. 

Quando, nel 1921, Rudolf Steiner tornò in Norvegia, nella capitale Christiania, l’attuale Oslo, e vide che gli antroposofi  norvegesi che avevano fatto parte della Mystica Aeterna, essendo stati tagliati fuori per sette anni dai contatti con Dornach a causa della I Guerra Mondiale, non avevano saputo che la Sezione cultico-conoscitiva della Scuola Esoterica era stata da lui sciolta – e non messa temporaneamente in sonno, come direbbero i massoni, ossia temporaneamente sospesa e quindi risvegliabile – ma invece proprio ritualmente chiusa e sciolta, riunì gli appartenenti norvegesi a tale Sezione cultico-conoscitiva, e chiuse definitivamente anche per loro la Mystica Aeterna. E come è chiaramente documentato nell’opera curata da Hella Wiesberger – egli non lo fece ritualmente, bensì con una semplice riunione, in quanto la chiusura rituale era già avvenuta nel 1914 a Dornach. Quindi è una grossa fola o, come dicono i giovani d’oggi, una bufala, quella che ci viene a raccontare il nostro giovin autore, e un’altra fola, o bufala che dir si voglia, è quella che vi siano stati, e ci sarebbero ancora, gruppi che avrebbero “continuato a praticare, in modesto silenzio, il contenuto iniziatico, sin oltre la II Guerra Mondiale”. Ed è altresì una non disinteressata menzogna, che “poco prima della morte, Steiner comunicò in gran segreto ad alcuni discepoli a lui più vicini, tra i più alti gradi della Mystica Aeterna, il suo desiderio di vedere di nuovo il rito risvegliato ed operativo”. Il tutto al fine di accreditare agli occhi degli ignoranti, degli ingenui e degli sciocchi, che vi sarebbero tuttora dei legittimi eredi di quello che, a loro dire sarebbe stato un Rito massonico, mentre non lo era affatto, in modo di riuscire a dare, forse, auguste origini ad un possibile eventuale tentativo di lui, Giorgio Tarditi Spagnoli e del suo australe amico, Samuel Timoti Robinson, di accamparsi a “risvegliatori” e “continuatori” della Mystica Aeterna di Rudolf Steiner, mettendosi esplicitamente alla pari di tanto Maestro.

Ed ora la “chicca” finale, scritta dal nostro giovin scrittore ligure, dell’articolo postato su una delle molte pagine scioccamente dedicate ad una Antroposofia degradata e deformata:

«Arriviamo alla situazione attuale, in cui questo particolare rito risulta pressoché sconosciuto, dimenticato e perfino negato affinché la figura di Steiner potesse divenire del tutto assimilabile al mondo accademico, una vera laicizzazione della sua opera, nonostante il desiderio di risveglio del rito espresso da Steiner sul letto di morte.

Eccoci dunque giunti alla fine di questo breve excursus, volto a gettare luce sulla questione della Mystica Aeterna. È rimasta nell’oblio troppo a lungo e il suo ruolo di crocevia di diversi e importanti ordini iniziatici occidentali, è stato troppo grande per essere dimenticato: la sorgente della Mystica Aeterna è nel Misraim stesso e dunque trova il suo posto nella tradizione esoterica occidentale degli ordini iniziatici.

Al contempo non c’è alcuna contraddizione di fondo tra la massoneria egizia e l’antroposofia: sono indissolubilmente legate, seppur non agli occhi del mondo profano, che ignora le radici profonde dell’esoterismo antroposofico. Ma tale secretum non fa che aprire un ulteriore spiraglio nel nesso occulto che lega gli Antichi ai Nuovi Misteri».

Nuovamente, occorre ribadire che è una menzogna che Rudolf Steiner, sul letto di morte, abbia espresso il desiderio di vedere rinascere “questo particolare rito pressoché sconosciuto, dimenticato e perfino negato”: è falso che Rudolf Steiner ne abbia voluto il risveglio e ne abbia affidato il compito segretamente a particolari discepoli; è falso, falsissimo, che la Mystica Aeterna fosse un Rito massonico, in quanto era unicamente una parte – e solo quello – della Scuola Esoterica fondata da Rudolf Steiner. Ancora più falso è che la Mystica Aeterna fosse un “crocevia di diversi e importanti ordini iniziatici occidentali”, le cui degenerazioni, sia politiche che medianiche, Rudolf Steiner combatté sempre aspramente. È parimenti falso che la Mystica Aeterna avesse “la sua sorgente nel Misraim”, dal quale essa era completamente diversa per rituali, dottrine e metodi di sviluppo interiore: Essa aveva, al contrario, la sua sorgente unicamente – e ripeto: unicamente – nell’esperienza interiore di Rudolf Steiner, il quale scrisse apertamente e chiarissimamente ne La mia vita, nel XXXVI Capitolo, che la sua Mystica Aeterna non avrebbe preso nulla, assolutamente nulla, dall’Istituzione Yarker, ossia né dall’Antico e Primitivo Rito di Memphis o Rito Orientale, né dal Rito di Misraim o Egiziano.

A meno che il nostro giovin scrittore ligure non voglia accusare Rudolf Steiner e Marie Steiner di mendacio, nonché il presente lupaccio cattivissimo di totale imbecillità (cosa che nei confronti di un lupaccio come il sottoscritto non consiglierei proprio a nessuno di fare…), dovrà pur rendersi conto ch’egli viene sempre, ogni volta, smentito proprio dalle parole stesse di Rudolf Steiner. Infatti, nel citato XXXVI Capitolo de La mia vita, che apparve per la prima volta come LXVIII puntata, pubblicata nella rivista Das Goetheanum, Nr. 12 del 22 Marzo 1925, una settimana prima della morte di Rudolf Steiner, e quindi il suo definitivo pensiero, che traduco ad litteram dall’originale tedesco, possiamo leggere:

«Unsere Unterschriften waren unter «Formeln» gegeben. Das Übliche war eingehalten worden. Und während wir unsere Unterschriften gaben, sagte ich mit aller Deutlichkeit: das alles ist Formalität, und die Einrichtung, die ich veranlasse, wird nichts herübernehmen von der Yarker-Einrichtung. 

Ovverossia:

«Vi furono le nostre firme sotto le «Formule», l’usanza era stata rispettata. E mentre firmavamo, io dissi con totale chiarezza: tutto questo è formalità, e l’Istituzione alla quale do inizio [sc. la Mystica Aeterna] non prenderà nulla dalla Istituzione Yarker». 

L’origine della Mystica Aeterna, dunque, è tutta nell’esperienza spirituale di Rudolf Steiner, e il suo luogo deputato è stato unicamente l’Antroposofia e la sua Scuola Esoterica, in quanto non era, non voleva e non poteva essere un Rito massonico, né una società segreta, né come tale essa  venne mai riconosciuta dalle varie Obbedienze massoniche. Anzi, le società segrete dell’epoca – e, con loro, i milites della Societas Jesu – combatterono ferocemente Rudolf Steiner proprio perché egli rendeva pubblico quanto essi preferivano, per motivi di potenza, che rimanesse segreto. Del resto, Rudolf Steiner stesso disvelò il fatto – oltremodo increscioso per loro che venisse a conoscenza del pubblico – che le varie società segrete, oramai da secoli, erano incapaci di autentica esperienza spirituale diretta, che vivevano perlopiù di tradizioni simboliche meccanicamente trasmesse, e da tempo svuotate di ogni vitalità spirituale autentica; società segrete che si rivolgevano a ben miseri surrogati, quali erano i metodi medianici e le varie forme di bassa magia allora in uso, e che, infine, perseguivano finalità di egoistica potenza e non fini veracemente spirituali. Ciò, ovviamente, non gli fu perdonato.

Quanto alla Golden Dawn, e alla Stella Matutina, sua figlia primogenita, che tanto piacciono al nostro giovin autore, allorché fu chiesto a Rudolf Steiner che cosa pensasse dei rituali, sedicenti ermetico-kabbalistico-rosicruciani di tali organizzazioni, egli rispose, umoristicamente, che «erano teatralmente molto scenici e coreografici».

Questo per quanto del suo post viene pubblicato nel noto social forum. Ma per concludere l’analisi della Premessa che Giorgio Tarditi Spagnoli ha posto all’inizio della sua opera, devo rilevare che là dove egli si appella «ai principi di positività nell’atteggiamento, spregiudicatezza nel pensare e armonia dei sentimenti coi quali accogliere – in libertà – gli incontri del destino che avvengono nell’elemento umano», là dove parla di «spirito di antidogmatica apertura», e là dove scrive che:

«Volendo andare oltre, è possibile interpretare la quantità di fonti al di fuori del movimento come un sano esercizio di oggettività rispetto alle fonti, così che ognuno possa formarsi un’idea della materia e trarre da sé eventuali conclusioni, un esercizio utile per ogni antroposofo nonché un processo assolutamente necessario in quest’epoca dell’anima cosciente presieduta dall’Arcangelo Michael»,

in realtà egli – molto callidamente – imbonisce e fa appello alla credulità del lettore, intorpidendone, con belle frasi, il senso critico, e cerca di contrabbandare gli esauriti metodi superati di epoche trascorse, svuotati del vivente contenuto originario, e riempiti oramai di una inversa, e medianica, bassa magia arimanica, spacciandoli per la Via dell’anima cosciente dell’epoca dell’Arcangelo Michele. In parole povere, ma schiette, costui propone – ad antroposofi e discepoli di Massimo Scaligero – il tradimento spirituale come “Via di Michele”. E poi lo strano sono io!

In realtà, nei tre volumi dell’opera del nostro giovin ligure autore, non avviene che esponenti di discutibili vie, diverse e spesso antitetiche alla Scienza dello Spirito, o Antroposofia, vengano elevati al livello di Rudolf Steiner, semmai quel che avviene – e, secondo me, questa è una abile e intenzionale strategia del nostro giovin autore – è che lo stesso Rudolf Steiner venga abbassato, banalizzato, e appiattito, al livello di un Theodor Reuss, di un Aleister Crowley, di un Max Heindel, o del peggiore Mac Gregor Mathers, o della Dion Fortune, o anche al livello mediocrissimo del Dr. Robert Felkin o di quel bravuomo di Arthur Edward Waite. Questa strategia ostentatamente – e falsamente – laudativa, ma sostanzialmente denigratoria, è tipica della insinuante azione gesuitica. Forse mi sbaglierò, ma visto chi del nostro giovin autore era suo dichiarato mèntore,  e come questi venisse laudato e commemorato sul teilhardiano e darwiniano blog gesuita, e vista l’insinuante azione editoriale tomberghiana in Italia e altrove, e quanto opera il gianicolense Innominato, amico del direttore di tale casa editrice filogesuitica, che fa pure scrivere sulla sua rivista romana. sedicente “scaligeropolitana”, e, infine, constatata l’assoluta identità delle strategie da tutti loro messe in atto, il dubbio, o il sospetto, che sia proprio così è piuttosto forte e lecito. Vedremo…

Il nostro giovin scrittore potrebbe, forse, pensare che tutti gli antroposofi e tutti i discepoli di Massimo Scaligero siano degli sprovveduti e degli ingenui ignoranti, cui sia sin troppo facile darla a bere. Ma, in tal caso, egli si sbaglierebbe di grosso, perché esistono anche dei cattivissimi lupacci i quali, oltre che a praticare a più non posso la Concentrazione e la Via del Pensiero, hanno ben studiato – per oltre cinque decenni – e continuano a studiare questi vieti argomenti, e che della Mystica Aeterna già si occupavano quand’egli non era ancora nato.  

Per adesso, avendo esaurito l’analisi della Premessa dell’opera di Giorgio Tarditi Spagnoli, mi fermo qui, anche perché il presente articolo è già troppo lungo, e non devo abusare eccessivamente della pazienza del candido lettore. Continuerò, tuttavia, ad analizzare su questo blog le affermazioni contenute nella sua opera, e a verificarne la verità o la falsità. Ma al benevolo lettore di questo temerario blog, vorrei consigliare di meditar bene le savie parole ammonitrici, che si trovano nel frontespizio delle Nozze Chimiche di Christian Rosenkreutz, Anno 1459, parole il cui testo latino ho posto all’inizio di questo articolo, e che nella bella lingua del mio amato Dante così suonerebbero:

Le cose arcane, una volta pubblicate, divengon vilissime, e quelle profanate smarriscono la grazia: perciò non gettare le perle ai porci e non approntare ad un asino un letto di rose!

RIEQUILIBRI

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Premetto subito che mi dissocio da quanto sembra insinuare Isidoro in questa nota. So bene quanto sforzo, sacrificio e tempo dedichino amici e lettori alle discipline interiori. Forse Isidoro vorrebbe che i summenzionati dedicassero solo poche ore all’opera? Oppure è solo la birbonata che indicherebbe una preoccupante carenza di serietà dell’autore? Eco pubblica equanimamente gli interventi ma il problema rimane: esiste una grande differenza tra opinione e punto di vista. Se sia l’una o l’altro in questo caso, giudicate voi. 

 ***

Fare all’impossibile va bene, fare l’impossibile forse no: poiché è improbabile che ciò possa verificarsi per ordini impartiti dalla mente.

Se non vi dispiace vi racconto una esperienza personale che con la Scienza dello Spirito in sé non ha nulla a che vedere ma con la vita corrente sì.

Però un poco di analogia c’è, come gli arti fisici indicati dal Dottore per dare il senso concreto e reale dell’esperienza interiore: “Si impara a conoscere un pensiero, nel quale ci si sente come un veicolo di forza del proprio essere umano; un pensare – e non parlo ora figurativamente, ma esprimo la concreta effettiva verità – che può colpire, del quale si sa che può colpire. Si impara a conoscere un pensare che non si svolge in immagini passive come il pensiero abituale, ma che è ulteriormente assolutamente attivo e di cui si sa che, sebbene lo si svolga chiaramente, è nondimeno forza, come è forza quando alzo il braccio o quando faccio un segno col dito”.

Allora la storia è questa: nonostante la mia quasi venerabile età, continuo ad andare in palestra (follia controllata), poiché da tempo gli sport attivi non posso più farli (sto parlando di atletica pesante di contatto!) mentre un controllato e conservativo gruppo di esercizi sì, e fino all’esaurimento.

Mi succedeva spesso che, impostata sul diario d’allenamento una tabellina nuova, ben studiata al tavolino (ho oltre cinquant’anni di esperienza), nel fare ciò che avevo scritto, che mi ero studiato di fare, il risultato si risolveva in un massacro oltre misura: cosa che mi spegneva la velleità di ritentare, seppure dopo giorni di riposo, la stessa impresa. Così collassai ben tre volte.

Ciò non mi spaventava ma mi impensieriva: “Cosa succede? In due settimane sono invecchiato di due, cinque anni? Perché una simile incapacità?”.

Cambiavo la tabella, suddividevo in maniera diversa gli esercizi, l’approccio ed il metodo d’esecuzione ma il problema si riproponeva.

Stavo arrendendomi al disastro quando un pensiero fece capolino, sgomitando tra la conoscenza e l’esperienza: semplice e rivoluzionario: “Cretino che sei, quello che pensi di fare non coincide con la realtà delle tue attuali possibilità: stai solo facendo troppo!” Ragionamento astratto e presunzione concreta mi stavano ingannando.

Dovetti abbandonare quei pensieri che sembravano perfetti a tavolino, con notevole sforzo arrestai una ricca parte del mio sapere e, contro la mia abitudine e le mie velleità mi costrinsi a fare quello che potevo permettermi realmente di fare: sempre fino all’agonia ma più brevemente e con una mole totale di lavoro più che dimezzata.

E così ho ripreso il meglio che una disciplina fisica può dare: persino la sua piacevolezza (roba da matti!).

Quanto narrato è vero e non l’ho scritto per portare la vostra attenzione sul sottoscritto (chi di voi mi conosce sa che così non può nemmeno essere) ma sull’analogia tra la disciplina fisica e la disciplina interiore.

Alcuni, tra coloro che ora leggono, hanno fatto il mio stesso errore. Il risultato è stato un senso d’impotenza, di fallimento ed un giudizio negativo verso se stessi…per non parlare di qualcosa simile al disgusto verso gli esercizi.

Come nel mio caso, decidere a tavolino (anche se il tavolino è metaforico) può essere la cosa più lontana dalla realtà che possa esserci.

Nessuno dovrebbe dirsi: “Da domani inizio a fare la concentrazione” e nemmeno seguire il Dottore con i cinque esercizi: “Faccio il primo per un mese, il secondo per un secondo mese…e al sesto mese armonizzo il tutto” e così via. Ciò è formalmente possibile ma, in pratica, è semplicemente velleitario.

Provate piuttosto a fare quello che vi sentite di fare – con la massima intensità e dedizione – quando vi sentite di poterlo fare: pronti all’estremo ma senza sovrastimarvi!

Vi faccio un esempio semplice: Ramana comprendeva che le persone molto occupate, spesso occidentali, non avrebbero potuto vivere una vita immersi nella meditazione. Allora indicò per quelle persone un tempo di lavoro limitato: soltanto due volte al giorno: due ore (consecutive) al mattino e altre due ore alla sera. Sulle vie della Tradizione, quella di Ramana era, in effetti, una soluzione che sposava le necessità contingenti e l’ascesi interiore. Nulla di eccessivo se si considera che, in Occidente, il bistrattato cardinale Richelieu, primo ministro sotto Luigi XIII e di fatto dominus della Francia, iniziava la giornata con una sola ora di meditazione, tempo troppo breve di cui molto si dispiaceva .

Non indico ciò come modelli da seguire ma per rammentare quanto poco possono chiedere le direttive di una odierna scienza dello spirito.

Non seguite indicazioni o modelli alla lettera, senza un rapporto di fattibilità personale: seguiteli quando vi sono utili solo ascoltando la vostra coscienza: se la parte più ragionevole di essa vi chiama al dubbio, ascoltatela subito.

Rendetevi davvero conto che non sono io o chiunque altro che potrà dirvi cosa è bene e cosa è male per voi ma solo l’anima può dire ciò che è vero per la vostra anima: anche l’anima ha una sua interiorità: ascoltate quella. L’anima dell’anima esiste e andrebbe ascoltata.

L’esercizio è una esperienza di vita dell’anima non usuale in cui collabora il Destino, non il tavolino (tanto meno i guru: quelli che svolazzano qua e là sono palloncini di gas fetido e basta). E non lasciatevi imbrogliare dall’istrionesca superficialità dell’anima: quella, se vuole, si ammanta di serietà e ieraticità per dieci minuti e vi frega.

Chi chiede lumi avrà sempre una risposta. Alcune risposte stanno una vita per arrivare. Le risposte più rapide chiedono la tangente del tormento, del dolore, della disperazione. Chi è contento di sé continui ad esserlo, non ingarbugli la vita con cose che non gli competono.

Non credo alla realtà dell’esperienza di chi dice – un, due, tre, voilà – di giungere alla Luce beatifica con uno schiocco di dita: ma se vi piacciono le trappole dei mezzi-mistici nessuno vi tratterrà: forse è il vostro destino…un tantino più contorto ma anche i labirinti hanno il loro significato.

Siate onesti con voi stessi. Ogni giorno. E’ l’unica cosa che mi sento di chiedervi. In palestra, nonostante le disavventure che ho raccontato, il sensibile è il grande correttore della fantasia e della sovrastima: se non siete forti non potete sollevare da terra un bilancere di 180 kg: rimane incollato al suolo e nemmeno rotola se tentate di spingerlo: casomai saranno le vertebre a rompersi. La realtà sbriciola la rappresentazione dopata.

Gli errori dell’anima sono mille volte più facili: imboccato un certo modo di pensare non v’è rappresentazione che non sia seducente, non perché sia folle ma anzi porta in sé il carattere della verità e del buon senso. Però vi sono sensatezze dettate dai timori più meschini o da sentimenti di grandezza che sono solo parassiti dell’anima e che non andrebbero presi per consiglieri. Ascoltate invece il modesto ma inequivocabile sussurro della Ragione: confrontatelo con il duro ma sano pragmatismo dei fatti. Evitate la calda voce del misticismo facile quando decidete qualcosa…e poi, con calma e semplicità, agite e basta!

Vale assai più il consiglio di un amico che lo scrisse pure su Eco: “Fare pochissimo, fatto benissimo”. Così sintetica, pare una battuta dei terribili Patriarchi antichi, ma ci crediate o meno, è una buona fonte d’ispirazione: come in palestra così nel cammino interiore. Però ci sarebbe pure una variante: “Fare tantissimo, fatto benissimo”, buon modo per comprendere, per esperienza diretta, la misura della catena o dove sta il muro su cui vi schiantate. Così, come la luce ha forgiato gli occhi, con le testate contro i muri si formano nell’anima gli organi necessari per vedere quando piantare e quando lasciare perché cresca qualcosa.

Essendo campo dell’Occulto, qui possiamo anche trascendere il principio di non-contraddizione formulando una terza possibilità per niente astratta: “ Fare pochissimo, fatto malissimo”. Visto come vanno le cose, questo è il consiglio più realisticamente seguito: tertium datur est. Così abbiamo superato il principio del terzo escluso. Eccome!

SMASCHERARE E ABBATTERE LA MISTIFICAZIONE

wolf

A volte – per la verità, data la “nequizia dei tempi”, sempre più spesso – accade che un lupaccio cattivissimo si trovi a dover combattere, e persino ad azzuffarsi furiosamente. A lui piacerebbe di giorno scorazzare liberamente per le selve e i pianori montani, e la notte sulle vette dei monti gioiosamente ululare in coro coi suoi lupeschi fratelli alla bianca luna. Ma i Numi, oltremodo preoccupati da cotanta spensieratezza del sottoscritto lupaccio, si fanno un dovere di complicargli la vita, acciocché egli non si annoi e non s’impigrisca in una cotale montana vita, tanto bucolica ed elegiaca. A dire il vero, il presente lupaccio cattivissimo, nella sua vita arruffata e affannata non ha mai, proprio mai, avuto modo di scoprire che cosa sia esattamente questa cosa misteriosa che gli umani chiamano “noia”. Conciosiacosaché – come dicevano gli umanisti del nostro Rinascimento – gli Dèi nella loro imperscrutabile sapienza hanno deciso, che rimedio infallibile contro noia, pigrizia, ed eccessiva spensieratezza dell’incorreggibile lupaccio appenninico sia per lui il dover correre a perdifiato, il doversi azzuffare e il combattere contro una serie di inquietanti figuri la cui opera, a livello spirituale, si rivela essere esiziale.

Ora, al di là del tosco-lupesco celiare (fino a un certo punto celiare…), è doveroso dire, in modo aperto ed esplicito, che questa necessità di un affannoso lottare non è rivolta contro individui, bensì contro l’azione disgregatrice delle comunità spirituali – e, nella fattispecie, contro la Comunità Solare impulsata da Massimo Scaligero, e che attorno a lui si raccoglieva – che tali individui, in buona o cattiva e persino in pessima fede, e soprattutto Deità ostili attraverso di loro, operano. La pugnace azione spirituale diviene urgente nei confronti di idee, immagini, pratiche abilmente proposte, che avvelenano e paralizzano le anime degli sprovveduti, degli ingenui, e dei pigri sempre alla ricerca, questi ultimi, di comodi surrogati della concreta, faticosa, azione spirituale.

Quando, da Massimo Scaligero prima e dagli amici di Marie Steiner del Lascito dopo, venni accolto ritualmente nella Classe Esoterica ebbi ben presente – a tale proposito le parole di Rudolf Steiner sono chiarissime e inequivocabili – che un discepolo della Scuola Esoterica fa suoi il destino e la causa della Scienza dello Spirito e si impegna a difendere la Sapienza Sacra con tutte le forze dell’anima – pensare, sentire, volere, azione esteriore ed interiore – contro ogni azione che voglia offendere, ferire, dissacrare, deformare, sfigurare il volto luminoso della Sapienza, e operi eziandio a calunniare, diffamare, aggredire, ostacolare i portatori di tale Sapienza nel mondo. Per la qual cosa, prendendo sul serio i doveri e gl’impegni da me liberamente assunti nell’essere accolto nella Scuola, agirò secondo quel che mi dicono il cuore e la coscienza essere necessario al fine di difendere le cose sacre. Perché ciò che è puro e sacro è giusto che lo si veneri, lo si ami, e lo si difenda. Se poi questo a molti non piacerà, o se li farà particolarmente invelenire nei miei confronti, è cosa che mi lascia del tutto indifferente.  

Massimo Scaligero, nel suo Dallo Yoga alla Rosacroce – che, naturalmente, consigliamo di leggere nella versione originale, edita da Perseo nel 1972, da lui stesso curata, e non in quella sfacciatamente contraffatta edita dall’Innominato – all’inizio del XVI capitolo, Secretum inviolabile, alle pp. 204-205, scrive:

«Sembra che questa epoca abbia rotto le dighe con lo Spirituale, come non mai: si cerca ad ogni livello e in tutte le direzioni qualcosa oltre il limite: che è l’identico limite, e tuttavia quello relativo a ciascuno

I sentieri, le scuole, i metodi, gli Yoga, sono innumerevoli. Ma non si può dire che ciò che si riversa dalle dighe rotte sia lo Spirituale. Come gli animosi magliari napoletani partono ancora alla conquista del mondo e tra l’altro giungono ad affibbiare partite di seta fasulla ai tradizionali produttori della seta, ai Cinesi, considerati peraltro commercialmente i più «dritti» del mondo: allo stesso modo partono come yogi dall’India personaggi che forse sono meno estrosi dei magliari napoletani e tuttavia riescono a diventare maestri in America e in Occidente. Non è escluso tuttavia che, se si grattasse sotto la scorza di qualcuno dei più famosi swami in circolazione, con rispettabile seguito di discepoli, si giungerebbe addirittura a identificare un ex-scugnizzo napolitano. Del resto non è la prima volta che un caso del genere si verifica. Un simile swami merita veramente avere discepoli, perché ha qualcosa da trasmettere, per esempio un suono ancestrale, esprimente la perennità partenopea.

Che questa sia l’epoca della ripresa dello Spirito, è preveduto da tradizioni e da remote profezie. La pericolosità della presente epoca consiste appunto nel fatto che lo Spirito si risveglia c o s c i e n t e, dopo una millenaria conformità alla regola della propria trascendenza. Ma si risveglia dove è caduto, ossia molto in basso.: al livello in cui soltanto poteva acquisire forze individuali di autocoscienza».

Che le cose stiano esattamente come le descrive Massimo Scaligero lo possiamo evincere in maniera eloquente, tra l’altro, anche da alcuni eventi recenti, nei quali è facile rilevare come individui – decisamente meno simpatici ed estrosi dei magliari napoletani e meno dritti dei mercanti di seta del Celeste Impero – mettano le loro mani sulle cose sacre con intenti e risultati a dir poco discutibili. E siccome oramai, frutto di diuturni sforzi, mi sono fatto la mala fama di lupaccio cattivissimo, tanto vale esser diligenti nel confermare tale mala fama e nel conservarla. A mo’ di esempio, prendiamo un caso recentissimo, davvero molto istruttivo circa il basso livello al quale è discesa la volgarità degli oltremodo difficili tempi, nei quali dagli Dèi ci è stato dato in sorte di vivere.

Nella “nequizia dei tempi attuali” – per usare di nuovo una espressione del mio amato Arturo Reghini – un prolifico giovin scrittore ligure ci viene ad “illuminare” circa gli arcani misteri celati nella vita e nell’opera di Rudolf Steiner, e in particolare nella Scuola Esoterica da lui fondata, in special modo nella sezione cultico-conoscitiva della cosiddetta Mystica Aeterna, costituente la Seconda e Terza Classe della Scuola. Di cotal ”mirabil rivelazione” sono stato informato, pochi giorni fa, dal nostro ottimo eleusinio amico Trittolemo. E infatti, al controllo che, come atto dovuto, ho fatto, risulta che il giovin scrittore Giorgio Tarditi Spagnoli, ha pubblicato un’opera in ben tre volumi, dal titolo  Mystica Aeterna: La Rosa+Croce di Rudolf Steiner. I tre volumi possono essere richiesti al servizio print-on-demand o print-on-sale di Amazon, e di altri gruppi economico-editoriali, grandi o piccoli, che si occupano del commercio librario on-line.

Il testo viene presentato sulla pagina web del suo autore nelle forme studiate e accattivanti degne di quel battage pubblicitario, che è l’anima (si fa per dire…) della nuova religione senz’anima del mondo moderno: il marketing, che personalmente – mia stravagante opinione – ritengo essere una forma di immorale mercato, per usare un gentile eufemismo. I titoli dei tre volumi dell’opera sono: Storia del Servizio di Misraim, Rituali del Servizio di Misraim, Esoterismo del Servizio di Misraim. Egli presenta l’opera come:

«Una ricerca condotta da Giorgio Tarditi Spagnoli PhD, durata 13 anni, grazie al contributo inestimabile di fonti orali nonché di documenti editi ed inediti riguardo alla Mystica Aeterna, l’Ordine Esoterico di Rudolf Steiner.

600 pagine di Rituali, Storia e Commentari Esoterici pubblicati per la prima volta in Italia, include dei documenti inediti forniti da altri autori. Opera unica nel suo genere e contenuti, corredata da immagini e diagrammi appositamente creati».

Egli si presenta, sul suo sito web e sul social forum di Facebook, come Naturopata e Floriterapeuta Antroposofico, Pranoterapeuta Antroposofico, Counselor Biografico, Web Editor dal marzo 2011 al settembre 2013 della Colorado Film, Dottorando in Filosofia, dal 2010 al 2014, alla Università degli Studi di Milano-Bicocca, Master of Science dal 2009 al 2010 al Natural History Museum di Londra, con studi di Psicologia analitica a Milano, dal 2011 al 2013, sempre presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca, cui aggiunge un Dottorato in Filosofia della Scienza, e proviene dal Liceo scientifico indirizzo biologico-ecologico di Sestri Levante, etc. etc.

Non c’è che dire: per chi si lasci impressionare dai titoli accademici, è proprio un bel carnet. Ma se si va poi a scavare in maniera impertinente e irriverente su come stiano effettivamente le cose, la realtà appare allora alquanto diversa dalla seducente apparenza della maschera accattivante ostentata sul volto del nostro giovin autore ligure. Per chi gli ambienti accademici li abbia frequentati, è chiaro che oggi una laurea significhi ben poco. Arthur Schopenhauer, con ragione, sosteneva causticamente che «la laurea trasforma un ignorante non informato in un ignorante informato», e che quindi è chiaro come l’informazione, di per sé, non sia cultura, così come l’insegnamento impartito ai vari livelli scolastici ben difficilmente sia educazione.

Tanto per cominciare, vedo male come si concili per chi si professi antroposofo la Psicologia Analitica junghiana, e relativa attività psicoterapeutica, con l’Antroposofia di Rudolf Steiner, quando lo stesso Rudolf Steiner usò parole di fuoco, che più chiare non potevano essere, contro la psicanalisi freudiana (da lui definita dilettantismo) e ancor più contro la psicologia analitica junghiana (a sua volta da lui definita dilettantismo al quadrato), e le relative conseguenze nefaste, manifestantisi sia sul piano della cultura che della vita delle anime. Lo stesso Carl Gustav Jung, da parte sua, scrisse parole di palese disprezzo nei confronti dell’Antroposofia e di Rudolf Steiner: se ne è parlato anche sulle pagine di questo blog. Un discorso ancora più preciso e, se vogliamo, più “duro”, lo fece Massimo Scaligero in molte sue opere. So anch’io, che vi sono steineriani ed anche, purtroppo, alcuni “scaligeropolitani”, i quali si son dati a mescolare Steiner, Scaligero e Jung, e ad esercitare l’attività lucrativa di psicoterapeuti junghiani, assagioliani e gestaltici, ma ciò riguarda la poca o punta coerenza e serietà delle persone. Soprattutto nel nostro bel paese, in quella bella Terra d’Ausonia, cara agli Dèi, 1700 anni di dominio confessionale ecclesiastico hanno portato gli italiani ad affrontare molte cose della vita all’insegna dell’improvvisato, dell’approssimativo, dell’inaffidabile, dell’opportunistico, dell’incoerente, generando quei mali frutti dell’opportunismo, dell’ipocrisia, del tenere i piedi in molte staffe, di viltà e di servilismo, che non fanno onore al nostro popolo, e talvolta ci fanno persino disprezzare da altre nazioni, da noi un tempo incivilite. Conciosiacosaché vi sono antroposofi – o antroposofazzi, come li chiamava divertito Massimo Scaligero – i quali si dànno tranquillamente alla psicanalisi nelle varie sue forme, così come ce ne sono altri che flirtano, senza alcun problema di coscienza, con la liturgia cattolica, o con la gerarchia cattolica, o addirittura – pur essendo personalità di spicco e dirigenti della Società Antroposofica – hanno un “padre spirituale” barnabita, che li consiglia e ne dirige la vita dell’anima. Contenti loro…

Un altro punto che lascia alquanto perplessi circa le qualifiche del nostro giovin autore è il suo dichiararsi “pranoterapeuta antroposofico”: a pagamento naturalmente. Massimo Scaligero fa su tale attività terapeutica un discorso estremamente chiaro, mettendone in evidenza i lati equivoci e medianici, magari abbelliti dalle seducenti pratiche di magia rituale o cerimoniale, scrivendo in Yoga Meditazione Magia, Teseo, Roma, pp. 179-180:

«Non deve trarre in inganno qualche risultato positivo dell’operazione rituale: persino la guarigione di un male fisico può essere l’irretimento del discepolo da parte di Entità anti-umane, che hanno afferrato le strutture morte degli antichi occultismi. Il discepolo sano scoprirà con il tempo l’inganno del ritualismo, in sé opposto alla direzione «solare», e distinguerà la r e t t a  i n t e n z i o n e esoterica dalla sua forma egoistica e da tutte le presunzioni di essere guaritori e aiutatori del prossimo. A quella retta intenzione egli deve trovare la forma che le corrisponde in questo tempo: la vera forza guaritrice, che opera nel silenzio, sconosciuta, senza vanità di cronistorie terapeutiche.

Se la guarigione di un male dovesse essere il segno del Divino, sarebbe preoccupante il fenomeno della salute di cui godono certi distruttori della salute altrui. La vera terapeutica esige il rapporto del terapeuta con il karma del paziente, che è un rapporto dell’Io spirituale con il senso finale della malattia: a seconda della direzione da cui giunge la terapia, un male fisico tolto può essere un regresso dello Spirito, o viceversa. Certi terapeuti di questo tempo non farebbero male a giovarsi del senso occulto del Faust di Goethe: sì da avvertire che cosa è il p o t e r e interiore come valore  m o n d a n o».

E nei colloqui individuali così come nelle riunioni che teneva, Massimo Scaligero metteva in evidenza come l’aspetto lucrativo nella medianica pratica pranoterapeutica portasse a colludere immediatamente con l’elemento arimanico.

Venendo poi ad esaminare il testo sulla Mystica Aeterna edito dal nostro giovin autore, cominciano i guai sin dalla presentazione ch’egli ne fa sul suo sito. Egli parla di Mystica Aeterna, l’Ordine Esoterico di Rudolf Steiner, ma su questo punto costui viene totalmente smentito dallo stesso Rudolf Steiner, il quale nel XXXVI capitolo de La mia vita, trad. di Febe Colazza Arenson e Lina Schwarz, Editrice Antroposofica, Milano, 1961, p. 344, nega la formazione di un Ordine occulto con le parole:

«Con ciò non venne creata però una società segreta: a chi entrava a far parte della mia istituzione veniva detto con assoluta chiarezza che non entrava in un ordine, ma che, partecipando a cerimonie rituali, avrebbe potuto vivere una specie di dimostrazione, in forma sensibile, delle conoscenze spirituali. Se alcune di queste cerimonie si svolgevano in quelle stesse forme nelle quali, negli ordini tradizionali, i membri vengono accolti o fatti salire a gradi più alti, ciò non aveva il significato di introdurre in un ordine, ma soltanto quello di rendere percepibili, per mezzo di immagini sensibili, il progressivo avanzare delle esperienze dell’anima».

E nella successiva p. 345, aggiunge:

«È comprensibile che, nel venire a conoscenza di un’istituzione come questa ora descritta, subentrino dei malintesi. Molti ritengono più importante il fatto esteriore di far parte di un’istituzione simile che non il contenuto che in essa viene loro dato; avvenne così che alcuni dei partecipanti alla mia istituzione ne parlavano come se fossero divenuti membri di un ordine. Non sapevano fare questa differenza: che, senza che essi appartenessero ad un ordine, venivano loro mostrate cose che di solito vengono date soltanto nella cerchia di un ordine».

Ma – questa è almeno la mia opinione – non credo proprio che il nostro giovin autore non abbia ben letto, o che abbia per superficiale dimenticanza dimenticato queste inequivocabili parole di Rudolf Steiner, che in effetti nel corso della sua opera egli cita. Penso piuttosto che, essendosi egli accostato a persone che vogliono fondare o hanno – come è probabile, anzi certo – già fondato un Ordine rosicruciano, intenda sfruttare – per scopi che personalmente trovo poco commendevoli – il simbolo della Rosacroce e il nome di Rudolf Steiner. Ma la presunzione di fondare un Ordine Rosacroce è assolutamente sacrilega, quanto il pretendere di “riaprire” la Mystica Aeterna – da Rudolf Steiner chiusa e sigillata ritualmente – mettendo in opera i rituali, peraltro incompleti, e mancanti di parti fondamentali già nei primi tre gradi, nonché totalmente – et pour cause, come mi spiegò in vari colloqui Hella Wiesberger – negli ultimi gradi.  Io conobbi Hella Wiesberger, curatrice dell’intero lascito della Scuola Esoterica di Rudolf Steiner, nel 1985, quando ancora non aveva scritto il libro sulla Mystica Aeterna. Posso dire di averlo visto scrivere, dato che la mia amata amica Hella nei nostri frequenti incontri mi descriveva i progressi delle sue ricerche, e le vicende legate alla formazione della Seconda e Terza Classe della prima Scuola Esoterica. Anzi mi trovai nelal felice situazione di portare a Hella alcuni testi di Rudolf Steiner relativi alla Mystica Aeterna, che il Lascito non possedeva: testi che portavano appunti autografi di Giovanni Colazza: ne ebbi benedizioni e, una volta uscito il libro, me ne venne donata una copia con la dedica di Hella Wiesberger. Per tale ragione, sono in grado di smentire molte affermazioni di Giorgio Tarditi Spagnoli, che a me risultano essere false.  

Inoltre, la mancanza di parti essenziali del rituale della Mystica Aeterna non viene rilevata né tampoco messa in evidenza dal nostro giovin autore, il quale in taluni punti “completa”, sua sponte, attingendo a vari materiali – che nulla hanno a che fare con la Mystica Aeterna – provenienti da autori ed Ordini occulti diversi. E, in effetti, ei fa quello che il mio amico L. chiamava un “fricandò con le cipolle”. Ma una tale effettiva mancanza, disinvoltamente “completata” in maniera sbrigativa ed estemporanea, non può certo impensierire il nostro giovin autore, né tampoco il suo amico dell’emisfero australe – suo dichiarato punto di riferimento in questa discutibile intrapresa – tale Samuel Timoti Robinson, il quale ha il coraggio di firmarsi Grand Hierophant del Rosicrucian Order Mystica Aeterna, ed essendo, a suo dire, neozelandese di sangue maori – non ho assolutamente niente contro i simpaticissimi Maori che un tempo fecero vedere i sorci verdi agl’Inglesi invasori, e sono oggi ottimi giocatori di rugby – arriva a sostenere la necessità per noi di ispirarsi (risum teneatis amici…) ad un “rosicucianesimo maori”.

Se poi un qualche lupaccio impertinente e irriverente si toglie lo sfizio di andare a vedere sul suo sito le volgarità  – vere e proprie volgarità nel senso corrente del termine – dell’intraprendente “rosicruciano maori”, Grand Hierophant del Rosicrucian Order Mystica Aeterna,  con tanto di figure e fotomontaggi, si fa un’eloquente idea del basso, anzi infimo, livello  – e su questo Massimo Scaligero aveva ragione da vendere  e da regalare – intellettuale, oltre che morale, di questo individuo che si mette allo stesso livello del Maestro dei Nuovi Tempi, proclamandosi Gran Maestro e Gran Hierophante dell’Ordine Rosacroce e della Mystica Aeterna. Del resto sappiamo come anche la nostra Italia abbondi di Gran Maestri e di Gran Hierophanti, ora seriamente molto preoccupati della possibile concorrenza che possa venir loro dai lidi liguri e dalle australi spiagge maori

Il nostro giovin autore ligure, scrivendo sul sito del suddetto Gran Hierophante, ci comunica qualcosa di stupefacente:

«My name is Giorgio Tarditi Spagnoli, I am an Italian anthroposophist, and I am the writer of this post, even though I am not the author: I received the contents of this post from the oral tradition passed on from my mentor Michele Sarà. It was an important decision to publish this story and it has been written with all my love for Anthroposophy, Rudolf Steiner and Rosicrucianism».

Il che tradotto nella bella lingua del nostro Dante suonerebbe:

«Il mio nome è Giorgio Tarditi Spagnoli. Sono un antroposofo italiano, e sono lo scrittore di questo post, quantunque io non ne sia l’autore. Ho ricevuto i contenuti di questo post dalla tradizione orale trasmessami dal mio mentore Michele Sarà. È stata un’importante decisione quella di pubblicare questa storia ed essa è stata scritta con tutto il mio amore per l’Antroposofia, per Rudolf Steiner e il Rosicrucianesimo».

Di fronte ad una dichiarazione così impegnativa anche un trucido lupaccio ha davvero di che commuoversi. Ma è interessante andare a vedere chi sia questo Michele Sarà, cui rende cotanta onorevole testimonianza il nostro giovin autore. E qui sì che cominciano i guai per davvero, e si scoprono gli altarini. Questo Michele Sarà è – anzi era, in quanto felicemente defunse – un convinto e appassionato seguace dell’antropologo gesuita Teilhard de Chardin. Infatti, di lui viene fatta una sorta di pubblica lode su un sito gesuitico, tutto dedicato al de Chardin, con le parole:

«Nel primo anniversario della scomparsa del prof. Michele Sarà, ne onoriamo la memoria pubblicando “La complessità della vita”, che è il primo capitolo della sua ultima, notevole opera qui accanto segnalata. La scelta del titolo, in cui l’evoluzione è definita costruttiva, sta a sottolineare che i processi di trasformazione non equivalgono al concetto teologico di creazione. Sarà non esclude affatto quanto vi è di valido nella teoria neodarwinista ma la incorpora in un contesto molto più vasto suggerito dalle nuove conoscenze della biologia molecolare. Vi è nella sua opera una messe straordinaria di osservazioni scientifiche che mostrano l’esistenza di fenomeni di interazione, cooperazione ed organizzazione nella dinamica evolutiva. Michele Sarà è stato un amico teilhardiano che ha avuto sempre cura di tener disgiunto il piano scientifico da quello filosofico-metafisico. Lo ricordiamo come un uomo concreto, per nulla animato dalla frenesia di mettersi in mostra, e molto umano. La sua ultima opera è una ricchezza di conoscenze scientifiche offerte con passione a lettori specializzati e non».

Quella di disgiungere il piano scientifico da quello filosofico e metafisico è stata, per secoli, una posizione costante della “scientificità” gesuitica, la quale ha contribuito in maniera decisiva alla formazione dell’attuale materialismo scientifico. Potrei moltiplicare gli esempi, ma mi limiterò a citarne solo tre dei quali mi sono occupato maggiormente in relazione ai miei studi di fisica, di astronomia e di ottica come scienza della visione, nell’ambito della storia della scienza: François d’Aguilon S.J. (1567-1617), matematico belga e fisico, che ha lavorato sull’ottica; Francesco Maria Grimaldi S.J. 1618-1663), fisico italiano, che ha coniato il termine ‘diffrazione’ e costruito strumenti utilizzati per misurare le caratteristiche geologiche sulla Luna; Ruggiero Giuseppe Boscovich S.J. (1711-1787), di padre croato e di madre italiana, nativo di Ragusa di Dalmazia, un tempo libera repubblica: studioso cosmopolita, ‘polimatico’ lo definirebbe Eraclito, autore di 70 scritti sull’ottica, astronomia, gravitazione, meteorologia e trigonometria. Naturalmente, in tutta la scienza gesuitica siamo lontanissimi sia dalla goethiana scienza della natura sia dalla posizione della teoria della conoscenza della concezione goethiana del mondo, elaborata filosoficamente e scientificamente da Rudolf Steiner. E non è certo con i metodi della biologia molecolare, applicati alla teoria darwiniana dell’origine animale dell’uomo, di Michele Sarà che è possibile entrare nel mistero della vita: che è sovrasensibile e spirituale, e non certo fisico.

Poi il lupaccio cattivissimo e irriverente, con inopportuna impertinenza, va a vedere chi siano gli autori che scrivono su quel dottissimo sito BiosferaNoosfera – dichiaratamente teilhardiano – e ivi troviamo molti esponenti della ignaziana Compagnia di Gesù: alcuni dei quali pospongono al proprio nome la sigla identificativa S.J., altri no, come il defunto padre Henri de Lubac, fatto cardinale da Karol Woitila, de Lubac che gesuita però lo era assolutamente, nonché avversario del pensiero e dell’opera di Rudolf Steiner, che nei suoi scritti deride e diffama. Infatti, tra gli scrittori di questo sito darwinista e teilhadiano troviamo un Antonio Spadaro S.J., un Bosco Lu S.J., un Richard Brüchsel S.J., un Saverio Corradino S.J., un Vincenzo D’Ascenzi S.J., un Felix Raj S.J., et alii multi, che noia e fastidio mi impediscono di trascrivere. Le nuove tendenze della teologia ratzingheriana, bergogliana, e genericamente gesuitica sono assolutamente teilhardiane, con tanto di esaltazione darwiniana dell’origine e dell’evoluzione animale dell’uomo. Tra l’altro, queste idee sono esplicite negli scritti di Michele Sarà, che il nostro giovin autore dichiara esser suo mentore, e manca poco che lo chiami, dantescamente, “tu duca, tu segnore, e tu maestro”.

Ora due cose sono certe: una, che i gesuiti mai hanno amato, ed hanno, anzi, detestato Rudolf Steiner, la Scienza dello Spirito, ed eziandio la scienza goethiana; due che Rudolf Steiner e Massimo Scaligero hanno sempre avversato – anche con espressioni feroci – la teoria dell’origine e dell’evoluzione animale dell’uomo, dichiarando ch’essa era fonte di impulsi patologici e distruttivi per l’anima umana. Del resto, teoria mai scientificamente dimostrata, anzi da vari scienziati – non creazionisti, sia ben chiaro – ferocemente demolita. A tale proposito, voglio riportare quel che Massimo Scaligero scrive ne Il Logos e i Nuovi Misteri, Teseo, Roma, 1973, nel IV capitolo, Forme della droga: mistica, corporea, dialettica, a p. 38: «Una forma della moderna droga psichica è il mito dell’evoluzione animale». Inoltre, Rudolf Steiner descrive, più volte, in maniera chiarissima e particolareggiata, l’opposizione totale tra l’impulso spirituale rosicruciano e quello anti spirituale e mondano gesuitico. Direi che Giorgio Tarditi Spagnoli non avrebbe potuto scegliere per la sua discesa agl’inferi un Virgilio ed un Ermete più esiziale del Sarà. Ma, forse, la cosa era ed è voluta a sommo studio.  

Naturalmente, so bene come Michele Sarà, dichiarato mentore di Giorgio Tarditi Spagnoli, si dicesse “antroposofo”, e come fosse stato addirittura fiduciario del gruppo antroposofico genovese, ma come ciò si potesse conciliare con le convinzioni evoluzionistiche darwiniane à la Teilhard de Chardin, e quanto egli insegnasse a livello accademico, è cosa che non può non lasciare alquanto perplessi. Ma fino a un certo punto, perché l’infiltrazione confessionale cattolica – naturalmente sotto mentite spoglie – e, in vari casi accertati, addirittura gesuitica, nella Società Antroposofica, sia in Italia che all’estero, è cosa avvenuta e provata. Al punto tale che, decenni fa, il Vorstand, ossia la Direzione della Società Antroposofica, si ritrovò a dover cambiare gli Statuti della medesima, inserendo la norma che autorizzava il Vorstand ad espellere singole persone e a sciogliere ed escludere dalla Società gruppi antroposofici “senza dirne le motivazioni”, cosa che nella nostra Italia sarebbe persino illegale. Una tale misura, ovviamente, è l’extrema ratio che, con tarda intelligenza e intempestiva saggezza, si prende al fine di “chiudere la stalla quando i buoi sono scappati”. Era accaduto che, in Germania e altrove, elementi gesuitici si erano impadroniti di interi gruppi antroposofici, erano penetrati nella Classe Esoterica, impadronendosi dei mantram e delle stesse “lezioni di Classe”.

Notoriamente, gli antroposofi non sono precisamente delle aquile, ossia non dimostrano di essere particolarmente svegli, e della loro mancanza di vigilanza, della loro faciloneria, della superficialità, nonché del corrente sentimentale pressappochismo, lo stesso Rudolf Steiner ebbe a lamentarsi con parole di aspro rimprovero. Tanto per fare un esempio – che invero fa poco onore alla nostra Italia – basta ricordare come un antroposofo romano, Bruno Roselli, già buon traduttore delle conferenze tenute da Rudolf Steiner a Parigi nel 1906, dal 26 maggio al 14 giugno, alle quali partecipò Edouard Schuré, intitolate Esoterismo cristiano. Lineamenti di una cosmogonia psicologica, edito nel 1940 dalla benemerita casa editrice milanese Fratelli Bocca (tra l’altro fatta chiudere proprio dai gesuiti), che era lettore della Classe Esoterica. Il Roselli – come testimoniatomi da Massimo Scaligero e da Romolo Benvenuti, era un uomo magari buono, ma debole di volontà, ingenuo e poco avveduto. Alla sua morte, il R.P. Giuseppe Messina S.J. si fece dare dalla figlia, cattolica integralista, bigotta e acidiosa, tutto il materiale esoterico del padre, comprese le lezioni della Classe Esoterica. Tutti questi particolari mi furono più volte riferiti e testimoniati da Massimo Scaligero e Romolo Benvenuti, per molti decenni fiduciario del Gruppo Novalis a Roma.

Sin dal Seicento, e ancor più, dal Settecento, i gesuiti hanno portato avanti una duplice strategia: da una parte, combattere apertamente col ferro e col fuoco le comunità spirituali non conformi all’ortodossia ecclesiale – vedi la Guerra dei Trent’Anni, scatenata per tentare di estirpare l’impulso rosicruciano, e i roghi sui quali perirono Giordano Bruno ed altri – e dall’altra, attraverso l’infiltrazione di propri milites nelle varie comunità esoteriche: mistiche, ermetiche, rosicruciane e massoniche. Nei primi decenni del trascorso secolo, i gesuiti – per es. in Italia il R.P. Giovanni Busnelli S.J. e in Germania il R.P. Otto Zimmernann S.J. – fecero una lotta feroce a Rudolf Steiner e alla Scienza dello Spirito, mettendo a giro persino la calunniosa accusa di essere un prete spretato, spingendo poi gli avvenimenti a quegli estremi che portarono all’incendio del Goetheanum, e all’avvelenamento di Rudolf Steiner. In Italia, durante la II Guerra Mondiale, sotto l’occupazione tedesca, i gesuiti misero a giro la voce che Rudolf Steiner fosse ebreo, chiedendo quindi la messa al bando, la distruzione delle sue opere, la persecuzione dei suoi seguaci, come già era avvenuto in Germania: ci volle una coraggiosa azione ad hoc di Massimo Scaligero – è bene ricordarlo agl’immemori e ingrati antroposofi – per evitare una simile sciagura.

Prima e dopo l’ultima guerra, i gesuiti, come abbiamo detto, si insinuarono nei gruppi antroposofici – che è come sparare sulla Croce Rossa. E una tale insinuazione è ampiamente avvenuta anche in tempi recenti con l’infiltrazione di loro agenti negli ambienti antroposofici e “scaligeropolitani” – come li chiama il mio amico C. – al fine di attuare quel esiziale “trasbordo ideologico inavvertito”, tuttora in corso, del quale vi è stato ampiamente modo di parlare su questo temerario blog. In Germania e in Italia vi sono case editrici le quali, potendo contare su ampi finanziamenti di discutibile origine, pubblicano opere di Steiner – come ho potuto personalmente verificare – “rivedute e corrette”, “ortopedizzate” in modo che si scontrino il meno possibile con la vigente ortodossia confessionale. Inoltre, tali case editrici propagandano le opere di Valentin Tomberg, grande fautore della cattolicizzazione dell’Antroposofia. Da molti anni constatiamo come, ad esempio, il direttore della trentina casa editrice “tomberghiana” – la quale pubblica tra l’altro scritti di Alfred Richard Orage, uno dei maggiori esponenti della scuola dell’iniziato arimanico G.I.Gurdjeff, che tanto piace ai militi della nota Compagnia – veda i propri scritti accolti nella gianicolense rivista, sedicente “scaligeropolitana”, che l’Innominato pubblica in quel di Roma.  Ho avuto persino modo di leggere su un forum la dichiarazione di un mio acerbo critico, il quale afferma essere l’Innominato gianicolense un tomberghiano convinto. Possibilissimo.

Ovviamente, chi a cotal “nobile” intrapresa si accinge è necessario che ostenti devozione ed entusiasmo nei confronti della Via e ai Maestri, salvo poi demolire tutto strada facendo. Le citazioni che farò dell’opera del nostro giovin autore ligure, che si avventura nello scivoloso sentiero dell’«inavvertito ideologicamente trasbordare» i lettori di Steiner, sono tratte dalla versione digitale della sua trilogia, perciò senza il riferimento delle pagine dell’edizione cartacea. Francamente non mi sembrava il caso – non solo a causa dei magrissimi cespiti per grazia dei quali sopravvivo – di “finanziare” scioccamente la parte avversa. Ora, anche il nostro giovin autore è fortemente “laudativo”, addirittura in maniera stucchevole, nei confronti dei Maestri: poi vedremo strada facendo che fine fanno gli ostentati ottimi propositi. Lasciando perdere varie pagine sentimentalmente edulcorate, egli così scrive:

«Al contempo lo scritto vuole presentare il più oggettivamente possibile le varie correnti ed ordini la cui storia si intreccia alla Mystica Aeterna, senza parteggiare per alcuno: ogni corrente spirituale ha il suo ruolo nell’evoluzione cosmica. Tale neutralità non nega l’accadimento oggettivo dei fatti, ma li pone in un contesto più ampio, cosmico per l’appunto, rispettando i principi di positività nell’atteggiamento, spregiudicatezza nel pensare e armonia dei sentimenti con i quali accogliere – in libertà – gli incontri del destino che avvengono nell’elemento umano.

È in questo spirito di antidogmatica apertura che nel tempo ho potuto incontrare varie personalità appartenenti a diversi movimenti ed ordini esoterici internazionali: così ho scoperto che anche loro coltivano amore per la figura dello Steiner, della sua Opera e, fecondando il loro lavoro esoterico con la scienza della scienza [sic!] dello spirito antroposofica. Ecco è lo Spirito della Comunità del Graal che mi ha aiutato a comporre questo saggio. In riferimento a ciò, il presente lavoro non rompe il segreto iniziatico, dato che tutti i rituali qui presenti sono già stati pubblicati in lingua tedesca e in inglese. È dunque tempo che vengano pubblicati anche in italiano. Piuttosto l’auspicio è che l’approccio rituale della Mystica Aeterna e la sua realtà spirituale, possa ispirare il lavoro esoterico di altri gruppi e ordini».

In realtà, il nostro giovin autore parteggia, e moltissimo, per gruppi occulti che con la Scienza dello Spirito, e i metodi ad essa peculiari, nulla hanno a che vedere, o che sono addirittura ad essa antitetici. Costui propugna e predica una sorta di “ecumenismo esoterico”, una tolleranza di facciata che ha come risultato una sorta di informe minestrone, o un “fritto misto di totani, calamari, e gamberi”, come lo chiamerebbe il mio ottimo amico C., un beverone nel quale ogni elemento dell’immangiabile intruglio verrebbe ad essere equivalente ad ogni altro. Ciò che vi è di peculiare nella Scienza dello Spirito scomparirebbe – per dirla con le mordaci parole che G. W. F. Hegel usò nella sua Fenomenologia dello Spirito contro Friedrich Schelling – «in una notte oscura in cui tutte le vacche sono nere», cioè in una nebbiosa oscurità nella quale si perdono le differenze e le specificità che caratterizzano, e a volte oppongono, invece, vie e metodi tra loro antitetici: a volte espressione di forze e potenze anti-spirituali e anti-umane. Su questo punto Sia Rudolf Steiner che Massimo Scaligero sono stati estremamente chiari.

È ben vero che in tedesco e in inglese siano stati pubblicati, in maniera tra loro conforme, i rituali della Mystica Aeterna, ma quelli pubblicati da Giorgio Tarditi Spagnoli, non sono conformi al testo di essi curato da Hella Wieberger, e pubblicati prima in tedesco e poi fedelmente tradotti in inglese: nella pubblicazione del nostro giovin autore vi sono vistosi tagli e numerose aggiunte, i quali e le quali cambiano alquanto il significato del testo originario.

Inoltre, vi sono numerosi errori di traduzione, e svarioni vari. Per dirne giusto uno, là dove il testo tedesco di Rudolf Steiner ha il termine Myste, egli lo traduce erratissimamente come il “mistico”. Mentre chiunque abbia un minimo di cultura classica o di storia delle religioni sa bene che i mystes erano gli iniziati al primo grado dei Misteri Eleusini, che Rudolf Steiner aveva intenzione di far risorgere in forma novella. Normalmente gli studiosi traducono il greco mystes con “mista”, oppure lo lasciano non tradotto. Ad esempio, anche Etienne Marconis de Nègre, fondatore in Francia dell’Ordre Maçonnique Oriental de Memphis, nel suo Sanctuaire de Memphis, ma anche in altre opere, usa per il primo grado il termine mystes, e non lo traduce col francese mystique. È ben vero che “mistico” viene da mystes, ma non significa affatto mystes. Anche chi ha studiato filosofia – come il nostro giovin autore dice di aver fatto alla Università Statale Milano-Bicocca – sa, o dovrebbe sapere, che in filosofia – nella fattispecie nel criticismo kantiano – “trascendentale” viene da “trascendente”, ma non significa affatto “trascendente”.  

Altri svarioni di traduzione e di trascrizione riguardano le parole ebraiche, ch’egli riporta nel corso del suo confuso periodare. Ciò in parte dipende dalle fonti anglosassoni alle quali attinge, in parte è frutto di ignoranza allo stato puro sans arrière pensée. Se quando dètti, in lontani anni, l’esame di Filologia Biblica, avessi ad es. scritto TIPHARETH – come scrive, appunto, in tutte maiuscole il nostro giovin autore ligure – la Professoressa I.Z., titolare della cattedra, pur mia cara amica, mi avrebbe coperto d’insulti e cacciato a pedate.  

Un punto “particolare”, che tocca un punto estremamente sensibile per chi segua la Via rosicruciana, è come Giorgio Tarditi Spagnoli “traduce” il Prologo del Vangelo di Giovanni, all’inizio del suo secondo volume. In realtà, egli “traducendo” non traduce un tubero – come direbbe la nostra cara Savitri – bensì col copia-incolla riprende paro-paro, naturalmente senza citare la fonte, quanto si trova in questa pagina di Wikipedia: https://it.wikipedia.org/wiki/Prologo_del_Vangelo_secondo_Giovanni.  In questo caso non mi sembra proprio che si tratti di semplice ignoranza, ma ho l’impressione che si tratti di una vera e propria voluta falsificazione del testo da parte dell’anonimo estensore o degli estensori della suddetta pagina di Wikipedia, ed è sintomatico che il Tarditi Spagnoli tra le moltissime che ha a disposizione scelga proprio questa traduzione. Infatti, così vengono tradotti il quarto e quinto versetto del Prologo: «In Lui era la vita e la vita era la luce degli uomini e questa luce splende ancora nelle tenebre poiché le tenebre non riuscirono ad oscurarla». Il che è l’esatto contrario di quanto afferma il testo originario, nel quale è scritto:

«ἐν αὐτῷ ζωὴ ἦν, καὶ ἡ ζωὴ ἦν τὸ φῶς τῶν ἀνθρώπων· καὶ τὸ φῶς ἐν τῇ σκοτίᾳ φαίνει, καὶ ἡ σκοτία αὐτὸ οὐ κατέλαβεν».

Parole che la Vulgata di Girolamo traduce così in latino:

«In ipso vita erat, et vita erat lux hominum, et lux in tenebris lucet, et tenebrae eam non comprehenderunt».

Si può forse discutere se la traduzione più felice del greco αὐτὸ  οὐ κατέλαβεν e del latino eam non comprehenderunt, sia «non l’accolsero», o «non la compresero» – il testo greco e quello latino del Vangelo di Giovanni sono finemente polisemici ed ammettono più traduzioni  lecite, degne tutte di essere meditate – ma tradurre quel punto con «questa luce splende ancora nelle tenebre poiché le tenebre non riuscirono ad oscurarla», non è tradurre il testo, bensì è tradirlo.

Proseguendo la nostra disanima dell’opera del giovin autore ligure, bisogna proprio dire non depone certo a suo favore della limpidità del suo discorso il mettere sullo stesso piano, in un solo calderone a cuocere Max Heindel, ladro, plagiatore e traditore,  Jan Rijkenborgh e la sua paredra Catharose de Petri, che hanno edificato ad Harlem il loro Lectorium Rosicrucianum attingendo e mescolando gl’insegnamenti di Max Heindel e Gurdjeff, nonché saccheggiando l’opera di Rudolf Steiner, Theodor Reuss, spia doppiogiochista, mercante dell’occulto e propugnatore della magia sessuale, fondatore della Comune erotico-magica di Monte Verità ad Ascona, dedita all’amore libero e ad altre poco simpatiche cosucce, MacGregor Mathers, fondatore assieme ad altri dell’Hermetic Brotherhood of Golden Dawn, il Dr. William Wynn Westcott, Supreme Magus della Societas Rosicruciana in Anglia, Arthur Edgar Waite, il Dr. Robert Felkin, fondatore della Stella Matutina – che ogni tanto il nostro giovin autore, evidentemente non controllando l’operare dell’inaffidabile correttore automatico, trascrive come “Felini” – , Violet Firth, alias la maga inglese Dion Fortune della Inner Light, che tanta simpatia nutriva per il satanista ed erotomane Aleister Crowley, che cità come autorità nella sua Cabbala Mistica, e via dicendo. A cuocere nello stesso calderone il nostro giovin autore plurilaureato ci mette pure Rudolf Steiner, Giovanni Colazza, Massimo Scaligero, il Gruppo Novalis di Roma, Harry Collison, Alfred Meebold, ponendoli accanto di tutta una serie di occultisti: alcuni buoni, altri cattivi e taluni – come Aleister Crowley – proprio pessimi. Ci saranno, negli articoli che seguiranno questa prima introduzione, sulla base di documenti, molte affermazioni da smentire o anche solo da rettificare.

Non depone affatto circa l’affidabilità e della serietà delle sue fonti documentarie il portare come autorità quel che scrive o dice “Inquire Within”, che il nostro giovin autore traduce – forse usando Google translate – con “Cercatore Interiore”, ossia per lui la “Signorina Stoddard”, ovvero per noi Christina Stoddart, autrice di due opere – che ovviamente possiedo – nelle quali ella dedica interi capitoli a diffamare e calunniare Rudolf Steiner e l’Antroposofia, adoprando distorcendolo materiale di prima mano che qualche traditore le ha trasmesso. Le due opere, firmate Inquire Within, sono Light-Bearers of Darkness del 1930, e The Trial of the Serpent, edita nel 1936 presso la Boswell Publishing Co. Ltd., in Essex Street a Londra. La Christina Stoddard, che scrisse con l’eteronimo di Inquire Within, ossia “Investiga dentro”, fu una delle tre megere, assieme a Edith Starr Miller, Lady Queenborough, autrice dei due volumi di Occult Theocracy del 1933, che possiedo, e a H. Nesta Bevan, coniugata Webster, autrice di molte opere tra le quali Origin and Progress of World Revolution e World Revolution: The Plot Against Civilisation, pur esse da me possute, le quali si fecero portatrici e instancabili fautrici della plot-theory, ossia di quella “teoria del complotto” che attribuisce il declino della civiltà, la sovversione rivoluzionaria mondiale all’azione di varie società segrete come gli Illuminati di Baviera di Adam Weishaupt o movimenti occulti come l’Antroposofia di Rudolf Steiner, assieme ai movimenti teosofici, allo yoga indiano e vie orientali in genere, alla frammassoneria, all’ebraismo, al rosicrucianesimo autentico o farlocco: comunque distorcendo, diffamando, affabulando, inventando quanto plausibilmente “utile” a tale infame causa. Sarà utile e istruttivo mostrare – i lupacci cattivissimi in questo campo hanno ottimo fiuto – chi realmente muoveva le fila dell’azione di queste tre megere. Ma non lo possiamo fare ora. In seguito lo faremo in maniera ben documentata e il candido lettore può esser sicuro sin d’ora che i risultanti saranno oltremodo interessanti. 

L’opera di Giorgio Tarditi Spagnoli è in tre volumi per complessive 600 pagine. Ovviamente questo articolo, già troppo lungo, vuole essere solo una sorta di introduzione a quanto scriverò in seguito, poiché molte sono le cose da affrontare: affabulazioni da sfatare, “invenzioni” da smascherare, calunnie indegne – come quelle contro Marie Steiner-von Sivers – da denunciare, e l’intero impianto dell’opera da analizzare criticamente. Spero solo di non dover concludere al termine di una tale analisi critica di trovarmi, una volta di più, di fronte a quel fenomeno inquietante dal punto di vista spirituale, che per gli antichi Elleni e Romani veniva ad essere sintetizzato in una sola parola, la quale nel Mondo Classico stava a significare tecnicamente la simulazione sacrilega e bugiarda di quanto sacralmente si svolgeva nei Misteri: MISTIFICAZIONE. Perché, se così fosse – e spero vivamente di sbagliarmi – un tale mistificazione, come ogni mistificazione sarebbe doveroso per qualsivoglia discepolo della Via Regia dell’Iniziazione abbattere e demolire sino alle fondamenta: a meno che non si voglia diventarne complici.

L’ARCHETIPO-MARZO 2017

Anno XXII n. 3
Marzo 2017

archetipo1

de-Carvalho

In questo numero:

COME L’AQUILA… (M. Scaligero)

aquila

Sul sentiero procedo, perché so che debbo avanzare, ma non so quale cielo si apra o quale prova mi attenda. Si ripiega l’ombra, cadono tutte le ombre, si chiudono le ali nere, sento l’immoto supporto “croce di Cristo – spada di Michele” e la pace perfetta e il riposo del supporto sino a estinzione di respiro, sino al respiro cosmico, sino ad essere uno con il pensiero del Christo.

V’è un suono antico e misterioso che giunge da lontananze del Cosmo e che ha un potere di luce risanatrice: il suono è un potere di vita profonda piú della stessa vita fisica. Entra in profondità: è un’antica musica di redenzione, che afferra le radici della vita e restituisce la purità originaria, lo svincolamento dall’irreale, la risoluzione dell’irreale. È in relazione all’autonomia del midollo spinale, di cui parlo in Magia Sacra. È un moto puro di luce che, potente come l’Amore di cui è emanazione, scocca attraverso il centro piú profondo, attraversando, folgorando la tenebra. Occorre che il guizzo di luce sia contemplato, sino alla sua possibile immediata evocazione, in ogni momento.

Scende allora una calma confortatrice, un essere senza determinazione, secondo la potenza primigenia dell’essere: cessata è la febbre dell’esistere. Scende una calma che risuona dalla corona delle costellazioni, da tutto l’Empireo: è la quiete profonda, la quiete delle Gerarchie, il riposo divino: si comincia ad essere secondo la propria infinita assoluta libertà, che non ha bisogno di affermazione alcuna, non ha bisogno di sforzo alcuno, per affermarsi come invincibile potenza. In quel momento si ha il segreto di tutto, che è indicibile, ma ha un suo simbolo nell’espressione “L’Essere è Amore”.

Questo pensiero fa vivere tutto l’essere novello: è il principio dell’essere assoluto immediato, donantesi nella grande calma: donantesi dal profondo del proprio essere come Amore. Si distingue da esso, come termine di riferimento, come punto di risollevamento all’infinità originaria, il fiore di luce. Nella calma posante nel profondo, nella calma lasciata essere, nell’essere lasciato essere, si accoglie la vita di luce come mistero della visione aurea. Prima di tale essere non c’è nulla: comunque si cerchi dietro di sé, vi è sempre il proprio essere: perciò l’Amore infinito: il primo Essere è l’Amore Divino, il Primo Fulgore.

Come l’aquila posando raccoglie le ali, e nella immobilità ha la potenza del volo, cosí è raccolta tutta la forza là dove posano le ali, nell’immobile figura, nell’attitudine della meditazione. È l’operazione piú sottile del Sacro Amore, perché riapre il varco alla potenza cosmica dei ritmi nella “sede mediana”: senza il moto eterico di questi ritmi, il Sacro Amore può essere pensato, ma non realizzato. Occorre la volontà piú potente alla “operazione delle ali”. Cosí, ritrovata la postura dell’aquila, volgo alla santa contemplazione.

Massimo Scaligero

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da una lettera del novembre 1970 a un discepolo

http://www.larchetipo.com/2002/giu02/

L’ETERNITA’ FOLGORA IL PASSATO

28 E 29 SETT 2015 FK 014

INTENSO E PROVVISORIO IL GRAN LAMENTO DEL TEMPO E’ L’IMPOSSIBILE.

 
FUOCO DELL’ATTIMO PIU’ ALTO IN CUI L’ETERNITA’ TOCCA IL PASSATO E LO REDIME.
 
INCENERENDO ILTEMPO.

PROVVISORIO – POICHE’ PERENNEMENTE DA RICONFERMARE – L’ATTIMO LAMPEGGIA E IMMETTE FORZE CHE DAL CENTRO DEL CREARE IRRAGGERANNO LUCE.
 
ATTIMO DEL PENSARE CHE CONTEMPLANDO L’ESSENZA DEI CONCETTI RICORDATI :
OTTIENE LA VISIONE DEL PASSATO MENTRE LO REDIME.
MENTRE LO TRASMUTA.
MENTRE LA VIVENTE AURA SORUMANA CONCEDE IL FARMACO E IL LAVACRO.
 
RIVIVE L’ESSENZA DI CIO’ CHE AVVENNE NEL PASSATO
MA ORA CHI LA RICORDA E’ IL LAMPO DELL’ATTIMO D’ETERNO
CHE LA CONTEMPLA DALL’ALTO DEL REDIMERE.
 
LO SGUARDO DELLA SINTESI IMPEGNATA NEL COSCIENTE UNIRE :
RICREA L’ANIMA PROFONDA DEGLI EVENTI POICHE’
– IN VARIO GRADO –
LI RICONNETTE AL LOGOS INTERNO AL RITO D’OCCIDENTE.
 
L’UNICO E IL SOLO VERAMENTE OPERATIVO POICHE’ VERAMENTE SACRO.
 
FUTURI EVENTI MORALI SI IRRAGGIANO
GERMINALI E INARRESTABILI
SUI DESTINI DEL MONDO.
 
EVENTI IMPREVISTI ED IMPOSSIBILI
CHE MUTANO LE ALTRIMENTI INAMOVIBILI LEGGI DELLE CAUSE E DEGLI EFFETTI.
 
EVENTI IN CUI L’ELEMENTO DI INTRUSIONE RIEDIFICATRICE E’ LA FOLGORE DEL LOGOS.
UNICA FONTE DEL SACRO FRA GLI IMMENSI DESERTI DELL’ANIMA MODERNA  INARIDITA E PERSA.
 
ARDE FRA LE VETTE IMMATERIALI E DOMINA L’IMPOSSIBILE LAVACRO.
 
LUCE E CALORE TRATTI
 – MEDIANTE OCCULTA IMMATERIALITA’ TRASMUTATRICE –
DAL PIU’ ADDENSATO CAOS DI MOSTRUOSE ROCCE VOLITIVE.
 
LIEVE RIAPPARE L’ANGELO OLTRE LE SQUARCIATE NEBBIE DEGLI INFERI
NEL FOLGORAR DELL’ATTIMO DILAVATI E SCOSSI.
 
L’IRRUZIONE DI FORZE TRASCENDENTI NELL’UMANO
ATTINTE FRA I CIELI DEGLI DEI LEGITTIMI DEL BENE
SOLO ATTRAVERSO L’ASCESI PUO’ ATTUARSI
E SOLO POICHE’ IL PIU’ IMPENSABILE ED IL MENO PLAUSIBILE LOGOS DEL PENSIERO ARDE ED AGISCE OVE L’IO UMANO RIESCE PER ATTIMI A RESPIRARE LUCE.
 
APICI IN CUI LA VOLONTA’ IMMESSA NEI PENSIERI CONTEMPLANDO IL PALPITO DI UN INSIEME DI CONCETTI  : 
OTTIENE PER ATTIMI QUELLA PURITA’ IN CUI L’ANIMA RISORGE ALLA VEGGENZA.
ED IN QUEGLI ATTIMI : RESPIRA DEGNITA’ E AMORE.
 
PERTANTO IN QUEGLI ATTIMI
IN VARIO GRADO
LA POTESTA’ DEI CIELI MUTA L’UMANO E LO REDIME.
 
RITO DEL SOLE D’OCCIDENTE CHE SOLO PUO’ LAVARE I MONDI.
 
ASCESI DEL PENSIERO E SUA TENACIA NELL’ACUME PERENNEMENTE MANTENUTO.

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HELIOS FK AZIONE SOLARE

HELIOS-FUOCO-SOLARE-FK-18-OTT-2012-FK-0041

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K. Appenzeller – LA GENESI ALLA LUCE DELL’EVOLUZIONE EMBRIONALE UMANA – Il Primo Giorno – P. 5 e 6

Copgenesi

IL PRIMO GIORNO

5. L’uovo cosmico

In linea di principio non vi è alcuna differenza se gli eventi vengono descritti in scala piccola o grande. Certamente, causa alcune difficoltà il rappresentare i processi della suddivisione nella maturazione (formazione dei corpuscoli polari), di fecondazione e formazione della blastula nella loro effettiva piccolezza. Nella maggior parte dei casi non lo facciamo neppure, bensì conserviamo a nostra disposizione, in forma di rappresentazioni, su per giù raffigurazioni che presentano appunto ingrandimenti considerevoli. Altrettanto difficile è il rappresentarsi la nascita del mondo nella sua vastità, per la nostra coscienza, quasi infinita. Noi traduciamo, quindi, ciò che è minimo e ciò che è massimo in rapporti umani. Per l’idea di una forma è entro certi limiti la stessa cosa se tale forma sorga nel grande o nel piccolo. E poiché la Genesi descrive il nascere e il mutare delle forme, in linea di principio essa è applicabile altrettanto bene sia alla nascita del mondo che alla nascita del mondo corporeo umano. Ma l’evento umano è tanto più piccolo di quello cosmico?

Se consideriamo l’evoluzione embrionale in relazione con la Genesi , scorgeremo abbastanza presto che veniamo costretti ad allargare la nostra conoscenza e a non considerare più la grandezza dell’ovocellula come l’unica realtà.

Il risalire sopra descritto dalla blastula all’ovocellula non fecondata, mostra come i concetti di «Cielo» e di «Terra» si sciolgano sempre più da un rapporto materiale, via via che si risalga sempre più indietro. Quello che nel caso della blastula potrebbe ancora essere messo in relazione con la formazione e la plasmazione, nel caso dell’ovocellula si riferisce ancora unicamente ad un punto. Tuttavia, nella misura in cui, tornando indietro queste immagini si emancipano dall’elemento materiale, esse si dilatano in rapporto al loro stesso contenuto sin nell’infinità dello spazio e, si potrebbe dire, aleggiano sull’uovo come possenti pensieri cosmici nel Primordiale Principio.

Chi ripercorre concettualmente sempre di nuovo questa via a partire dalla blastula in relazione col primo versetto della Genesi , potrà sperimentare come quest’ultimo appaia sempre tanto più potente quanto minore sia il suo riferimento materiale. E allorché un tale riferimento sia diventato puntiforme, risuonano rimbombando attraverso l’infinito le Parole del Principio Primordiale. – Attraverso un tale esercitarsi si può giungere al sentimento che le forze che plasmando portano a sviluppo l’ovocellula avvolgono l’intero spazio cosmico. E forse ciò è effettivamente giusto se poi ci si rappresenta l’ovocellula, secondo la sua sfera di forze, come una sfera avvolgente il cosmo, come un immenso uovo cosmico il cui centro, come il perno o il cardine in fisica, è l’ovocellula corporea.

Il considerare la Genesi nel suo rapporto all’evento embrionale conduce necessariamente in regni sovrasensibili. Chi colleghi con le Parole della Genesi un qualsivoglia significato fisico-materiale, lo fraintende. Esse descrivono stadi che precedono l’elemento fisico-materiale. Allorché più sopra era una questione di «sostanza primigenia», con ciò è intesa una sostanzialità non materiale, e non una sostanza tale che la si sarebbe potuta afferrare con mani corporee. La sostanza primigenia deve significare che è preesistita una «elementarità» sovrasensibile, che gli Elohim hanno trovata già presente. Chi attraverso lo studio della Genesi , oppure su altra via, sia giunto ad una certezza sufficientemente grande che nella Creazione del mondo ci sia stato qualcosa di preesistente, dovrà sostenere l’idea che la Genesi non descrive l’inizio di tutto l’essere. La presente considerazione vorrebbe indicare che la Genesi contiene l’evoluzione della Terra e dell’uomo dalla sua origine alla sua fine. Che essa inoltre mette in Parole le leggi dell’evoluzione, secondo le quali sono stati formati la Terra e l’uomo e tutto ciò che lo spazio umano-terreno produce. Se raggiungiamo questo scopo attraverso lo studio comparato della Genesi e dei processi dell’evoluzione organica che possono essere abbracciati con lo sguardo, saremo allora nella condizione, partendo dal regno dell’esperienza sensibile, di riconoscere la validità di queste dichiarazioni bibliche.

Se ci rappresentiamo come l’embrione materiale sia all’interno dell’involucro di calore dell’organismo materno – giacché nient’altro che calore penetra nell’ovocellula dall’organismo materno – e se ci rappresentiamo inoltre, come il nascituro fanciullo umano sia collocato in tale calore, che è anche il portatore del calore animico della madre in attesa, e come la madre da parte sua nella sua fiduciosa speranza si senta avvolta dall’intera natura compenetrata di forza divina, abbiamo un’immagine per quelle Parole alle quali ci siamo già avvicinati a tentoni:  «e lo Spirito di Dio covava sulle Acque» – ve Ruach Elohim merachephet al-pĕné ha majim. – L’immagine della cova di un uovo cosmico appare esplicitamente in qualche racconto della Creazione; la Genesi utilizza a tale scopo di nuovo soltanto una Parola – merachephet (covare, aleggiare). Ma ciò basta per dirigere il pensiero al calore della cova, che deve essere necessariamente presente , se uno sviluppo deve riuscire. Vive, secondo RUDOLF STEINER7, in queste Parole tanto l’aleggiare quanto il compenetrare di calore. E quando sentiamo come il calore di uno spazio crei per la giovane vita una specie di abitazione, possiamo percepire attività di calore già nella prima lettera della Genesi, nel suono beth.

6. Della nascita della Luce

Il nostro sistema planetario era, una volta in epoche primordiali, così si presume, un unico corpo. Nel corso dell’evoluzione la Terra e i Pianeti si sono separati da quest’unico corpo cosmico ed hanno iniziato i loro cammini attorno al corpo abbandonato, il Sole. Dai singoli pianeti ed anche dalla Terra si separarono in simile maniera delle lune. Questa rappresentazione, risalente a KANT, corrisponde essenzialmente ancora a quella che invale oggi (C.F. VON WEIZSÄCKER). Come venisse formato questo corpo cosmico comune, se esso sia da rappresentarsi come gas o nebbia oppure da una formante massa pulviscolare, la ricerca non può ancora deciderlo. Ma se questo corpo racchiudeva in sé il Sole, esso era verosimilmente luminoso, oppure in esso è sorta gradualmente la facoltà di illuminare.

Se si considera il processo della separazione della Terra dal Sole, che ora deve qui essere preso in considerazione in maniera particolare, a partire dalla Terra, si vede il Sole separarsi dalla Terra. Questo tipo di considerazione è altrettanto naturale di quello che si ha quando si parla dello spuntare o levarsi del Sole, anche se si sa che questo «spuntare » o «levarsi» si realizza attraverso una rotazione della Terra. Si può addirittura dire che questa maniera geocentrica di considerare sia la più naturale per il punto di vista umano o per quello terreno.

Ora si deve considerare quanto segue. Se un corpo luminoso è nello spazio e non vi è nessun altro secondo corpo vicino a questo, esso non può ancora irradiare così chiaramente, rimane oscuro. Il generatore della luce vede la sua propria luce soltanto quando la stessa compare da qualche parte. Se tuttavia questo corpo luminoso ha un altro corpo non luminoso in se medesimo e separa ora la parte generatrice di luce da quella non luminosa, allora la luce cade dal di fuori su quest’ultima. – Un tale processo dev’essersi svolto nel lontanissimo passato, alla nascita della Terra. Di questo racconta la Genesi. Essa descrive dapprima come gli Elohim uno dopo l’altro produssero, in maniera duplice, un elemento anelante all’esterno ed un elemento vivente all’interno, e chiama queste formazioni polari Cielo e Terra. Poi viene descritto come gradualmente si prepari qualcosa – come ondeggi confusamente ciò che è elementarità, come ciò venga ancora attraversato dalla Tenebra. E secondo il senso letterale allora ciò suona: ma quel che ora vuole formarsi in questa dualità circonda il covante calore dello Spirito degli Elohim. – E a questo punto si compie tale separazione attraverso l’attività degli Elohim. In quei tempi remotissimi, quella sostanzialità, attraverso la quale le forze creatrici splendevano dall’interno, cominciò a separarsi da quella spegnentesi materialità non autoluminosa – e per la prima volta la giovane Terra venne illuminata dall’esterno, sulla Terra sorse il giorno:

E DIO DISSE: SIA LA LUCE!

E LA LUCE FU. E DIO VIDE,

CHE LA LUCE ERA BUONA.

Ora gli Elohim videro la Luce, ch’essi avevano prodotta. Questa sorse per la prima volta. Tradotto alla lettera questo punto suona: «E Dio vide la Luce, che buona» [n.d.C.: Dio vide la Luce, (vide) che (era) buona]. Con ha-schamajim, il Cielo, l’elemento solare che si allontana dalla Terra, gli Elohim estraggono fuori e riflettono la loro Luce, con la quale essi dal di fuori plasmano e vivificano ha-aretz, la Terra (Questo significato delle Parole bibliche della nascita della Luce è il risultato dell’investigazione spirituale di RUDOLF STEINER. Vedi: La Genesi. I misteri della storia biblica della creazione).

Dove troviamo nell’embriologia il correlato di queste immagini?

Abbiamo visto come il «Cielo», nel senso del principio maschile, possa essere rappresentato come il luogo dell’ovocellula che spinge in tutte le direzioni verso l’esterno, mentre invece la «Terra», nel senso del principio femminile, possa essere rappresentata come vivente all’interno. Inoltre abbiamo trovato il tohu va-bohu essere come una sorta di eco di queste forze risuonanti attraverso lo spazio, che ha la sua raffigurazione nella suddivisione di maturazione, ossia nella formazione dei corpuscoli polari. Così come il «Cielo» in quanto forza maschile agisce verso l’esterno, così i corpuscoli polari vengono staccati dall’ovocellula come un elemento maschile. Soltanto attraverso ciò l’ovocellula è divenuta autenticamente femminile. Ora essa ha ottenuto la facoltà di concepire, essa attende (con ansia) quel che produrrà nella sua vita interna, essa attende come «Terra». – Così come il Cielo e la Terra una volta si separarono l’uno dall’altra, così anche l’essere umano deve svilupparsi in due forme separate l’una dall’altra, in uomo e donna. Ma come la Luce si riflesse dal Cielo che si allontanava per illuminare la Terra e renderla capace di germinare, così l’elemento maschile ritorna alla donna per risvegliare nel suo corpo la vita.

Nell’organismo maschile si compie un evento analogo a quello relativo all’organismo femminile. Nella donna, nel corso delle suddivisioni di maturazione, sorgono nella maggior parte dei casi tre corpuscoli polari, i quali appunto, come abbiamo visto, sono molto più piccoli dell’ovocellula e vengono distrutti. Nel caso di ogni cellula seminale maschile si formano tre cellule corrispondenti ai tre corpuscoli polari, le quali mantengono la stessa grandezza della loro cellula originaria. Tutte queste cellule diventano cellule seminali (spermium – spermatozoi) sessuali mature. Nell’uomo si formano per così dire unicamente corpuscoli polari, che crescono tutti come spermatozoi; nella donna è l’unica ovocellula matura quella che trae da sé medesima la sostanza dei corpuscoli polari. Ambedue gli eventi si rapportano l’uno verso l’altro in maniera polare.

Così come nella migrazione della sostanza dei corpuscoli vive il pensiero di ha-schamajim, così nell’ovocellula rimasta indietro vive il pensiero di ha-aretz. E come nell’elemento solare sospingente di ha-schamajim si riflette la Luce ed incontra la Terra, così l’elemento corpuscolare ritorna dalla periferia come la forza del seme maschile. Ciò che si è svolto macrocosmicamente in un organismo cosmico, avviene qui in due organismi umani. Solo apparentemente, giacché questi due, nel loro incontro, divengono uno.

Allorché il contadino ara la Terra e getta i semi nel solco, egli è l’aiutante delle forze della Luce. Giacché sono esse che fanno verdeggiare il grano e maturare le spighe. Secondo un’antica leggenda8 Zarathustra ha ricevuto dal dominatore celeste del Sole, Ahura Mazdao, un pugnale dorato, per arare con quello la Terra. Attraverso il possesso di questo pugnale, che rappresenta le forze della Luce, egli poté diventare il fondatore dell’gricoltura. – Quando, dopo la fecondazione, l’ovocellula si accinge alla prima scissione cellulare, allora le forze della Luce arerebbero effettivamente la Terra. Nel caso degli embrioni di rana e di riccio di mare questo processo della prima suddivisione cellulare viene chiamato appunto, come già menzionato secondo il suo aspetto, «aratura». Nel caso della rana si è riusciti addirittura ad avviare lo sviluppo dell’ovocellula, invece che attraverso la fecondazione con seme maschile, unicamente mediante iniezione con un ago di vetro nell’uovo, dal quale si è sviluppato un piccolo ranocchio (partenogenesi). Anche nel caso del coniglio sono stati eseguiti tanti tentativi; in questo caso gli ovuli vennero portati a sviluppo mediante influsso termico a breve termine (o stimolazione chimica) ed ottenute figliate di animali normalmente mature9. Si vede come anche imitazioni di stimolazioni luminose possano sostituire la forza di Luce del seme.


7Vedi: RUDOLF STEINER, Il Vangelo di Matteo.

8Vedi: RUDOLF STEINER, Il Vangelo di Matteo.

9Vedi D.STARCK, Embryologie

(Continua)

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