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ISIDE SOPHIA-SEDICESIMA Lettera (Parte II)

Denderah

SEDICESIMA LETTERA

Luglio 1945

LA NATURA DEL MONDO PLANETARIO:

LA LUNA 

I ritmi della Luna si imprimono in tutti i ritmi di crescita organica sulla Terra. Possiamo scoprirli nei ritmi di crescita delle piante. I contadini dei tempi antichi lo sapevano, e così disponevano attentamente i periodi di semina e di piantagione secondo le fasi della Luna. L’antica saggezza è stata dimenticata nell’epoca moderna. Ma ora, il contadino e il giardiniere, che hanno acquistato fiducia nelle indicazioni della moderna Scienza dello Spirito, nuovamente tengono conto dei movimenti dei Pianeti, in special modo di quelli della Luna. Essi sono aiutati, nel loro anelito ad una nuova conoscenza dell’operare delle forze lunari nella natura, da esperimenti scientifici e dai moderni approcci a questo problema. (Vedi: Luna e crescita delle piante, di L. Kolisko).

L’influenza ritmica delle forze della Luna rende manifesta se stessa non solo nell’esistenza del mondo vegetale, ma anche nella crescita di ogni sostanza organica; per esempio nei processi embrionali. Lì i ritmi della Luna sono importantissimi, specialmente nelle prime quattro settimane dopo il concepimento, che corrispondono ad un ciclo della Luna, da una fase tornando indietro alla stessa fase.

In rapporto all’evoluzione embrionale dell’essere umano, possiamo scoprire una relazione molto significativa tra i ritmi della Luna e il destino che è impiantato nel corpo che cresce. Ricerche fatte in relazione ad un gran numero di personalità storiche hanno mostrato che i ritmi della Luna corrispondono ai periodi delle vite terrene di queste individualità. La Luna ha bisogno di 27,3 giorni per completare un ciclo attraverso lo Zodiaco, cioè ritorna nella stessa Costellazione nel quale stava 27,3 giorni prima. L’evoluzione embrionale umana comprende, mediamente, dieci di tali cicli lunari; ossia 273 giorni. Ognuno di questi cicli corrisponde ad un periodo di sette anni della vita che seguirà la nascita dell’essere umano. Per esempio, il periodo dal concepimento alla fine della quarta settimana embrionale è in relazione con i primi sette anni della vita della persona dopo la nascita, le successive quattro settimane sono in relazione con il periodo dai sette ai quattordici anni ecc.

La Luna ritorna sempre, dopo quattro settimane, al punto dello Zodiaco nel quale stava all’epoca del concepimento. Se troviamo che un certo evento cosmico ha avuto luogo durante il quarto ciclo embrionale della Luna, possiamo pure trovarlo realizzato nella biografia di quest’essere umano durante il quarto dei settenni nella vita dopo la nascita, cioè emerge negli eventi del periodo tra i 21 e i 28 anni d’età. Un tale evento che si riflette nella posteriore vita può essere un aspetto tra due Pianeti come una congiunzione, o un’opposizione o un altro aspetto; oppure può essere un’importante evoluzione di un singolo Pianeta, come la transizione da una Costellazione ad un’altra.

Così la Luna riunisce, per così dire, la mèsse di eventi cosmici nella sua coppa e li riversa o li intesse, a seconda dei destini individuali, nei corpi degli esseri umani che sono in procinto di entrare nel mondo fisico. Qui la Luna si presenta come la grande “tessitrice” cosmica che procura il pane del destino che viene cotto con la mèsse delle precedenti vite terrene, affinché possa venire elevato e spiritualizzato a livelli superiori dell’attività morale umana. Possiamo scoprire l’influenza della Luna pure nella sfera “animica”. I cambiamenti atmosferici e metereologici attorno al globo del nostro Pianeta possono essere riconosciuti come l’espressione di una vita animica della Terra. In una certa misura possiamo includere il fenomeno delle maree in questi processi animici. Essi sono un’espressione visibile di queste ritmiche attività respiratorie della Luna di cui abbiamo parlato più sopra. In realtà, le maree e gli eventi metereologici sono in relazione con i movimenti ritmici della Luna. Certamente la cruda affermazione che la Luna fa il tempo è insufficiente e persino dilettantesca, ma se studiamo il retroscena animico dei fatti metereologici, allora scopriremo chiaramente l’influenza della Luna. Ciò si applica principalmente al periodo dell’elemento acqueo sulla Terra. L’”acqua” della Terra è uno dei principali domìnî delle forze della Luna. Vedremo nella successiva descrizione ove nasca questa relazione.

L’influenza del ritmo lunare può essere osservata altresì nei ritmi dell’anima umana o nella vita di coscienza. È persino comparativamente facile fare osservazioni delle condizioni animiche del nostro ambiente umano e di noi stessi.

Troviamo sempre nei periodi di Luna Piena – a meno che ciò non venga inibito da più forti eventi stellari – che l’anima umana è più attiva che in altri periodi. Essa è, per così dire, espansa nell’intero Universo. Il pensare umano e l’immaginazione sono molto più animati durante questi periodi e molto più pronti ad imbarcarsi in azioni avventurose e magnanime. Ma nell’epoca della Luna Nuova la nostra vita animica è maggiormente contratta, passiva, è volta al mondo circostante. La nostra vita animica allora può essere maggiormente in uno stato di interiore ricettività. In quel periodo l’anima umana è in una condizione simile alla sfera lemniscata della Luna che abbiamo descritto più sopra. Mediante questa contrazione essa può essere in se stessa più sveglia, mentre nello stato opposto – la Luna Piena – può provocare una condizione cosmicamente sognante. Questi ritmi si manifestano in special modo nelle attività artistiche.

Sarà ora nostro còmpito trovare perché queste influenze emanino dalla Luna. Da precedenti descrizioni sappiamo che le sfere dei Pianeti indicano pure l’estensione delle attività delle Gerarchie Spirituali. La sfera della Luna arriva più lontano della sfera della Terra. Così essa è il luogo di dimora degli Angeli nell’Universo. Essi sono attivi anche entro la sfera della Terra, perché la sfera della Luna compenetra la sfera della Terra, ma la loro influenza si estende al di là, fuori nell’Universo. La Gerarchia degli Angeli ha compenetrato specialmente la Luna e la sua sfera con la propria attività; perciò, se comprendiamo un po’ del loro essere, comprenderemo pure le influenze della Luna sugli eventi e gli esseri della Terra.

Nella Lettera Quarta abbiamo delineato brevemente le attività degli Angeli all’interno dell’evoluzione dell’Antico Saturno. Essi crearono allora una sorta di metabolismo di calore con l’aiuto degli Spiriti dell’Armonia. Se immaginiamo questa specie di nutrizione cosmica, il calore affluente negli antenati della razza umana e poi di nuovo defluente da essi dopo una specie di digestione, abbiamo allora una grande immaginazione dei processi che abbiamo sopra descritti; cioè dei cambiamenti della vita animica umana tra lo stato d’animo dell’attività e della ricettività in relazione alla Luna Piena ed alla Luna Nuova. Avendo gli Angeli creato questi ritmi, essi sono ancora collegati con questa sfera della Luna. Con il ritmo che è impresso da epoche primordiali in questa sfera, il calore animico viene inalato dall’umanità, e ciò si manifesta come attività e positività; mentre, quando il calore animico viene esalato, a seconda delle fasi della Luna, ciò si manifesta nella passività. Nella nostra epoca noi dovremmo evolvere ad una condizione animica che ci renda capaci di stare maggiormente al di sopra di questi ritmi che sinora ci hanno afferrato “dall’esterno”. Dovremmo trasformare questo ritmo in un equilibrio cosciente tra l’attività nel mondo dei sensi e l’attività nel mondo interiore dell’immaginazione.

All’interno dell’evoluzione dell’Antico Sole troviamo che gli Angeli furono di nuovo attivi in una sorta di metabolismo, ma questa volta tutte le condizioni erano cambiate. Il corpo del nostro antenato umano consisteva in una sorta di guaina e di scheletro di calore, per così dire, che conteneva “aria”. Così gli Angeli, ancora con l’aiuto degli Spiriti dell’Armonia, causarono cambiamenti e trasformazione dell’ “aria” dall’interno. Se meditiamo su questi eventi, riceviamo un’impressione che ci ricorda degli eventi che hanno luogo oggi nell’atmosfera che circonda il globo terrestre. È quasi come se visioni ed immaginazioni sottilissime e splendide di forme animali s’imprimessero sull’ “aria” e scomparissero nuovamente dopo qualche tempo. Questa antica attività degli Angeli è scritta altresì nella sfera della Luna, ed appare nella relazione dei ritmi e dei movimenti della Luna con la vita animica della regione atmosferica e metereologica della Terra di cui abbiamo sopra parlato.

Nel successivo ciclo di evoluzione, che chiamiamo evoluzione dell’Antica Luna, gli Angeli erano ancora attivi. Essi erano evoluti ad un superiore stato di esistenza, e le condizioni generali sull’Antica Luna erano considerevolmente mutate. Ora il corpo fisico degli antenati dell’umanità consisteva non solo di calore e d’aria, bensì anche di “acqua”, nella quale una parte della sostanza originaria si era condensata. Insieme a ciò, avvenne una “scissione” in questo ciclo di evoluzione. Le Gerarchie Superiori non vollero collegarsi con questa condensazione, cosicché esse si ritirarono su un altro corpo o regno cosmico. In tal modo, giunse una dodecuplicità in tutto ciò che esisteva in quell’Universo, e in special modo i nostri antenati umani furono attirati in questa polarità. Vi furono tempi in cui essi vivevano entro un corpo che era stato maggiormente densificato e nel quale avevano una coscienza più luminosa, poiché erano ora dotati di un corpo animico. Vennero poi per loro dei tempi nei quali il loro corpo venne corrotto da queste forze di coscienza. Il corpo animico venne allora ritirato nel regno delle Gerarchie Superiori, in cui esso raccoglieva forza una volta di più per rivivificare il proprio corpo. Quest’ultimo non era stato dissolto nel frattempo. L’intero processo fu più simile ad uno staro tra l’esperienza della morte e dell’addormentarsi e quella della nascita e del risveglio. Qualcosa di simile ad un seme, o ad una radice, era stato lasciato indietro: qualcosa che potesse essere vivificato allorquando il corpo animico del nostro antenato umano ritornava dal suo soggiorno nella regione superiore. Questo antenato allora non aveva conquistato l’ “Io” , e gli Angeli lo guidavano attraversando queste metamorfosi del suo essere. Essi protessero i “semi” e li portarono a “germinazione”.

Così il nostro antenato umano sull’Antica Luna aveva una dodecupla natura persino nel suo corpo. Una parte era simile ad una testa che procurava altresì una coscienza più luminosa, ma essa era conficcata, per così dire, come la radice di una pianta negli “strati” più densi di questo Pianeta. L’altra parte mostrava la sua relazione con le altezze colme di calore e di aria dell’Universo lunare. Essa era come le foglie e i fiori di una pianta. I processi di fioritura e di appassimento erano guidati dagli Angeli, ed un intero gruppo di questi esseri era sotto la guida di un Angelo che era il loro “Io di gruppo”.

Possiamo ora comprendere perché la Luna e la sua sfera, come luogo di dimora degli Angeli, operi nei processi di germinazione e di crescita delle piante e, allo stesso modo, in tutti i processi organici degli esseri viventi. Essa è così fortemente collegata con l’evoluzione embrionale.

(Continua)

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LA RICERCA DEL SANTO GRAAL. UNDICESIMA PARTE.

Quella che Rudolf Steiner chiama ‘Leggenda del Tempio’ o ‘Leggenda Aurea’ è un capitolo di estrema importanza della Scienza dello Spirito, ed un contenuto di meditazione tra i più profondi che siano mai stati donati al ricercatore spirituale. Sin dai primi anni del suo magistero pubblico di Istruttore spirituale – sùbito dopo la svolta tra il secolo XIX e il XX – egli ne parlò e la espose ripetutamente all’interno della ‘Esoterische Schule’, di quella ‘Scuola Esoterica’, ch’egli volle formare all’interno della cerchia prima teosofica e poi – dopo la rottura con Mrs. Annie Besant e il distacco dalla Società Teosofica di Adyar, fondata nel 1875 da Helena Petrovna Blavatsky – antroposofica. Ne parlò più volte nella prima Sezione della ‘Scuola Esoterica’, soprattutto in preparazione di quella che avrebbe dovuto essere l’istituzione ‘cultico-conoscitiva’, ossia della seconda e terza Sezione della ‘Scuola’ stessa, le quali costituivano la cosiddetta ‘Mystica Aeterna’, della quale ho già avuto modo di scrivere su questo animoso e temerario blog.

L’importanza di tale ‘Leggenda’ sta nel mostrare in maniera evidente la radicale differenza, la polarità oppositiva, tra due diverse e, appunto, opposte modalità di accostamento alla ‘Conoscenza’. Ossia, la differenza tra un ‘passivo accoglimento’ della ‘Conoscenza’, come Saggezza sperimentata in uno stato di coscienza sognante, ‘rivelata’ dall’«Alto», e precisamente dall’Eloha, Reggente della Luna, Jahve o Jehova, come nel caso di Abele-Seth, e la ‘attiva volitiva conquista’ di una ‘Conoscenza’, come Sapienza conquistata in maniera cosciente, elaborata dal «basso», con forze puramente umane, accese in Caino e nella sua stirpe dall’Eloha solare, che nella leggenda delle origini si era congiunto con Eva, la Madre dei viventi.

Abbiamo visto, nelle parti precedenti del presente studio, come la ‘missione’ dell’uomo sia quella d’inverare Autocoscienza, Libertà e Amore, e questo può realizzare unicamente un uomo che – secondo l’eloquente espressione di Rudolf Steiner – «si regga sulle sue gambe», e che quindi non dipenda, deludentemente, dagli Dèi che lo hanno generato, ma che si scelga e si costruisca da solo la propria Via, il proprio destino, e sia l’autonomo intuitore e creatore dei motivi delle proprie azioni, dei propri ideali. Tali ideali egli perseguirà, non perché obbedirà a ‘verità rivelate’ e a ‘comandamenti divini’, trasmessi da una qualsivoglia confessione religiosa, bensì in libertà e per amore: con slancio, entusiasmo, uniti a consapevolezza della Mèta – di quella che il Buddha Shakyamuni chiamava la “Eccelsa Mèta” – e pertinace volontà. Quindi intensa, ben ‘sveglia’, volitiva, attivamente conquistata, percezione cosciente della realtà, e non una percezione sognante – che può anche avere caratteri di grandiosità – non una passiva recezione di una saggezza ‘concessa’ da Entità sovrumane, che all’uomo tutto posson dare, fuorché la Libertà ed una Autocoscienza autonoma, fondata esclusivamente su se stessa, e non su di loro. E talvolta – come ammoniva la Sapienza ellenica – l’uomo deve guardarsi dalla ‘invidia’ e dalla ‘gelosia’ degli Dèi. Questa la differenza radicale tra la visione spirituale del mondo ‘cainita’ e quella ‘abelita’.

Quella che, ora, viene qui proposta è l’esposizione della ‘Leggenda del Tempio’, che Rudolf Steiner fece all’interno della ristretta cerchia della sua Scuola Esoterica, in particolar modo all’interno della ‘Sezione cultico-conoscitiva’, ossia della ‘Mystica Aeterna’. La versione qui proposta è inedita in italiano, ed è stata tradotta dal sottoscritto. Per scrupolo di esattezza e di fedeltà nei confronti di contenuti così delicati, cosciente della mia abilità men che mediocre nella lingua tedesca, ho voluto far rivedere la traduzione da me eseguita al mio ‘eleusinio’ amico ‘Trittolemo, che qui vivamente ringrazio, e al quale devo altresì la trasmissione del testo originale tedesco della versione della ‘Leggenda del Tempio’, che qui viene presentata. Come scrive J. Emmanuel Zeylmans van Emmichoven in Die Erkraftung des Herzens, Verlag des Ita Wegman Institut, Stuttgart, 2009, p 118: 

«Questa Leggenda del Tempio risale al tardo Medioevo, e fu per secoli patrimonio d’insegnamento occulto della Frammassoneria, sino agli inizi del XIX secolo allorché venne pubblicata. Nel già menzionato libro Zur Geschichte und aus den Inhalten der erkenntniskultischen Abteilung der Esoterischen Schule 1904-1914, GA-265, Dornach, 1987 [Per la storia e dai contenuti della sezione cultico-conoscitiva della Scuola Esoterica 1904-1914], e già in un precedente volume, Die Tempellegende und die Goldene Legende als symbolischer Ausdruck vergangener und zukünftiger Entwickelungsgeheimnisse des Menschen. Aus den Inhalten der Esoterischen Schule, GA-93, 3. Aufl., Dornach, 1991 [La Leggenda del Tempio e la Leggenda Aurea come espressione simbolica di misteri passati e futuri dell’evoluzione dell’uomo. Dai contenuti della Scuola Esoterica], il Rudolf Stener Archiv ha riunito tutto quello che nel Rudolf Steiner Nachlass e anche altrove si può trovare in relazione a questo tema. Se si studia questo ingente materiale (si tratta quasi di 900 pagine), si può facilmente dimenticare, che non si tratta di documenti da studiare, bensì di contenuti da esercitare. Il molto sapere esteriore, del quale ci si può impadronire attraverso questi libri, non è affatto di aiuto per un discepolato occulto, anzi è piuttosto di ostacolo, perché stimola l’intelletto, invece di mettere in movimento il processo immaginativo.

Nel caso della Leggenda del Tempio, che qui viene riprodotta in una versione, che è stata tramandata da Maria Röschl, si può stabilire la differenza tra stimolazione dell’intelletto (lo «studiare») e lo stesso «esercitare».

***

«La leggenda del Tempio 
All’inizio dell’evoluzione terrestre uno degli Spiriti del Fuoco del regno solare si congiunse con Eva, la Madre primordiale di tutti i viventi, e generò con lei Caino. Jehova creò Adamo. Questi si congiunse con Eva e sorse Abele. Tra Caino e Abele operò una contrapposizione, giacché  Caino, come figlio di uno Spirito del Fuoco, aveva saltato l’evoluzione lunare, mentre Abele portava in sé tutti i gradini dell’evoluzione. Caino era agricoltore, si conquistava i frutti della terra. Abele era pastore, badava agli animali che gli erano dati. Allorché ambedue ebbero presentato a Jehova il loro sacrificio ricavato dal loro lavoro, il sacrificio di Abele venne accettato, non però quello di Caino, il fumo del suo sacrificio venne rigettato. Perciò Caino uccise Abele.

Al posto di Abele, Jehova dette alla coppia di genitori, Adamo ed Eva, Seth, che aveva la stessa natura di Abele.

I discendenti di Abele-Seth erano i portatori della chiaroveggenza, sperimentata immaginativamente, non così quelli di Caino. Questi volsero le loro forze all’elaborazione della terra e alla formazione dell’umanità. Così Enoch insegnò agli uomini l’arte di lavorare le pietre e di erigere case, di organizzare la convivenza sociale. Methusael ideò le lettere dell’alfabeto e scrisse i libri del Tao, che Lamech conservò. Questi libri contenevano in una forma incomprensibile ai non-iniziati la Sapienza primordiale dell’umanità. Jubal inventò gli strumenti musicali, Tubalcain aveva insegnato la lavorazione dei metalli e del bronzo.

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Il re Salomone aveva sviluppato i doni dei suoi antenati [sc. di Abele-Seth] in grado particolarmente elevato attraverso la sua elevata saggezza e la sua forza di veggenza, egli poteva sapere esattamente come dovesse apparire il Tempio ch’egli voleva edificare – in quanto opera terrestre a lui era però impossibile costruirlo. A ciò gli occorreva l’aiuto di un figlio di Caino, e lo trovò nell’architetto Hiram Abif o Adoniram di Tiro. Questi venne ed eseguì il progetto del Tempio di Salomone. 

La fama della saggezza e della ricchezza e potenza di Salomone era penetrata così lontano, che la regina di Saba concepì il desiderio, di vederlo. Così ella venne e scorse Salomone sedere sul suo trono, che era un capolavoro d’oro ed avorio. Su questo trono, sedendo immobile nella più preziosa veste, egli apparve apparve alla Regina di Saba stessa come una inanimata opera d’arte, cosicché ella si avvicinò e soltanto al toccarlo scoprì, ch’era vivo, e non era affatto un idolo. Le venne mostrato tutta la magnificenza e la ricchezza di Salomone, e allorché conobbe la sua saggezza, ella gli si promise in sposa.

Allorché venne condotta nel Tempio, ella si stupì di quest’opera e ottenne di vedere l’architetto. Venne chiamato Hiram. Questi fece una profonda impressione su di lei, che si rafforzò ancor più, allorché egli mediante il semplice sollevare il suo martello schierò tutti gli operai attorno a sé. La Regina di Saba, la rappresentante della sapienza stellare e dell’anima dell’umanità, sentì che lei e Hiram si appartenevano reciprocamente, e rifletté a come potesse sciogliere il suo fidanzamento con Salomone.

Allorché un giorno ella uscì davanti alle porte della città con la sua nutrice, discese improvvisamente il sacro uccello Had-Had. In quel momento Hiram le incontrò. La profetica nutrice indicò ciò come il fatto che i due erano reciprocamente destinati per fato. Presto la Regina di Saba riuscì a prendere dal dito di Salomone l’anello di fidanzamento, mentre questi era ubriaco.

Hiram Abif aveva nella costruzione del Tempio tre compagni, che esigevano da lui il grado di Maestro. Tuttavia essi avevano mostrato la propria inabilità, tagliando troppo corta una insostituibile trave per la costruzione del Tempio. Hiram poté mutare questa sventura in bene, per il fatto che egli attraverso le sue forze particolari aveva potuto allungare la trave nella giusta lunghezza. Perciò egli rifiutò ai compagni il grado di Maestro. Essi meditarono per vendetta come poter rovinare Hiram Abif. Salomone sapeva del pericolo che incombeva sul suo Architetto, ma divenendo sempre più geloso della Regina di Saba, non fece nulla per proteggere Hiram.

***

Il completamento della costruzione del Tempio doveva essere coronato mediante un’opera, nella quale Hiram Abif pensava di riconciliare la tensione e l’inimicizia dei figli di Caino e di quelli di Abele. Questa era «il Mare di Bronzo», la cui fusione metallica  dei sette metalli (piombo, stagno, ferro, oro, rame, mercurio e argento) doveva essere mischiata all’acqua, il metallo della Terra, così che la fusione finita doveva essere completamente trasparente. Questa fusione venne compiuta sino all’ultima fase, la quale come momento culminante della festa in presenza dell’intera corte e della Regina di Saba doveva essere compiuta come coronamento conclusivo dell’opera di Hiram. La corte era riunita. Allora i tre compagni traditori, che avevano il còmpito di completare l’ultima parte, aggiunsero l’acqua in maniera errata, invece di diventare trasparente, la fusione esplose in fiamme devastanti. Il fiume di fuoco si riversò sul luogo, la corte fuggì, e Hiram Abif dovette vedere annientata la sua opera.

***

Allora egli udì una voce chiamare dalle fiamme: «Non temere! Gettati nel fuoco, tu sei invulnerabile!». Egli si gettò nelle fiamme e raggiunse, guidato dal suo antenato Tubalcain, il centro della Terra, là egli scorse il suo avo primevo Caino, il primo uomo terrrestre. Questi gli dette il Triangolo d’Oro con la Parola di Maestro. A metà strada verso l’alto, Tubalcain gli consegnò un martello e gli prescrisse di toccare con quello la fusione del Mare di Bronzo. Ritornato sulla superficie terrestre, Hiram Abif toccò col martello di Tubalcain la sua opera distrutta, e la fusione risorse nella completa trasparenza della sua perfezione.

***

Hiram volle vedere la sua opera, il Tempio, per l’ultima volta, e vi si recò di notte. Là gli si erano appostati i falsi compagni. Il primo lo colpì presso ad una porta sulla tempia sinistra, cosicché il sangue si riversò fin sulla spalla. Hiram si diresse alla seconda porta per abbandonare il Tempio. Là gli inflisse il secondo compagno un colpo sulla tempia destra, sì che il sangue scorse fin sulla spalla. Si diresse alla terza porta. Là lo colse sulla fronte il colpo del terzo compagno, cosicché stramazzò. I compagni fuggirono. Egli si trascinò ancora fin presso ad un pozzo, nel quale gettò il Triangolo d’Oro. Poi spirò. I tre compagni seppellirono il suo cadavere. 

Così la Parola di Maestro con Hiram Abif era andata perduta, i compagni non l’avevano ricevuta. Ai sapienti era noto, che dalla tomba di un Iniziato cresceva un albero di acacia. Essi decisero di tacere durante la ricerca della salma di Hiram. La prima parola che venisse allora pronunciata, avrebbe dovuto essere la nuova Parola di Maestro. Allorché, dopo molto penare, venne trovato il cadavere, in quell’istante ad uno di loro sfuggì la parola: Mach-ben-ach, che significa: «lo spirituale-animico si è separato dal fisico-corporeo», «il figlio terrestre del dolore». Questa fu accolta come nuova Parola di Maestro.

Venne cercato poi il Triangolo d’Oro e fu trovato nel pozzo. Sul triangolo fu posta una pietra cubica con i dieci comandamenti, e così venne segretamente murata nel Tempio.

*** 

Hiram Abif rinacque come Lazzaro e così divenne colui, che per primo fu iniziato dal Christo. Con lui venne istituita la corrente del centro, che stava tra la corrente di Caino e quella di Abele. La corrente di Caino nel corso dei tempi trovò i suoi principali rappresentanti nella F. (corrente della Frammassoneria), mentre l’abelismo trovò la sua espressione nella corrente sacerdotale, della chiesa (cattolica). Ambedue le correnti rimasero reciprocamente fortemente nemiche. Solo una volta esse si riunirono in concordia: nel loro odio contro la corrente del centro. Il risultato di questa concorde unione di ambedue le correnti, altrimenti nemiche, fu la distruzione del Johannesbaum (Goetheanum)».

Si può notare come, in chiusura della sopra riportata versione della “leggenda”, quella trasmessaci da Maria Röschl, Rudolf Steiner metta in relazione la stessa Leggenda del Tempio con il Goetheanum, e addirittura proprio con le due correnti – pur ancor sempre tra loro nemiche – che si sarebbero messe insieme e alleate per la distruzione del Goetheanum stesso, avvenuta nella tragica notte di San Silvestro del 1922. In effetti, si deve considerare che, oggi, sia la corrente ‘abelita’, che quella ‘cainita’, presentano aspetti sia positivi che negativi. Ovvero, detto più chiaramente, e con un riferimento storico più attuale, a partire da ambedue le correnti originarie, che hanno attraversato la storia dell’umanità, si sono generate correnti figlieprogredienti e positive, e correnti ‘figliastre’ regredienti e negative.

Partendo dalla descrizione di un’esperienza spirituale avuta dal giovanissimo Rudolf Steiner, descritta da Hella Wiesberger in Rudolf Steiners Lebenswerk in seiner Wirklichkeit ist sein Lebensgang, un profondo studio – una disamina che è un vero e proprio saggio esaustivo – apparso nella bellissima e importante rivista del Lascito’ di Rudolf Steiner, e precisamente nei numeri 49/50 (Pasqua 1975) e 51/52 (S. Michele 1975), dei Beiträge zur Rudolf Steiner Gesamtausgabe, Veröffentlichungen aus dem Archiv der Rudolf Steiner-Nachlassverwaltung, tradotto in italiano da Stefano Pederiva, e pubblicato dalla Editrice Antroposofica di Milano, nel 1984, col titolo L’opera di Rudolf Steiner nella sua realtà è la sua vita, ma che, per mio personale esercizio, preferisco ritradurre, troviamo la chiave per la comprensione di una simile nefasta e nefanda ‘alleanza, attuata dalle correnti involutive e degenerescenti delle suddette due correnti ‘abelitae ‘cainita, la quale, prima, nel secolo XIX, portò all’assassinio di Kaspar Hauser, e di conseguenza al fallimento della sua ‘graalica missione in Europa centrale, e, poi, nel XX secolo, alla distruzione del Goetheanum, nonché al tentativo di brutale ‘eradicazione della Scienza dello Spirito dalla faccia della Terra e dall’evoluzione spirituale dell’uomo. Nella prima parte del suo studio, Die drei Jahre 1879 bis 1882 als eigentliche Geburts-Zeit der anthroposophischen Geisteswissenschaft, ossia I tre anni dal 1879 al 1882 come periodo di nascita della Scienza dello Spirito antroposofica, in un capitoletto, Der biographische Entstehungsmoment der Zeit-Erkenntnisovvero Il momento biografico del sorgere della conoscenza del tempo, pp. 15-23, e nel successivo Die Zeit-Erkenntnis als «Grundnerv» des anthroposophischen Forschungsanfange, La conoscenza del tempo come «nerbo fondamentale» del principio della ricerca antroposofica, pp. 24-28, Hella Wiesberger mette in evidenza quanto sia fondamentale l’esperienza del giovanissimo Rudolf Steiner riguardante la doppia corrente del tempo per tutta la futura concezione antroposofica ch’egli porterà nel mondo, allorché assumerà la funzione pubblica di Istruttore di coloro che anelavano ad una concreta e scientifica visione spirituale del mondo, e all’Iniziazione.

Secondo la visione rosicruciana–  e, nel prosieguo, vedremo anche manicheadel tempo, vi è una doppia corrente di questo: una progrediente ed evolvente dal passato verso il futuro, ed un’altra regrediente ed involvente, in senso inverso, dal futuro verso il passato. A questa esperienza, direttamente vissuta dal Dottore già nella sua adolescenza, allude Édouard Schuré, come viene riportato in Beiträge zur Rudolf Steiner-Gesamtausgabe, Nr. 42/Estate 1973, ove – secondo la traduzione più letterale possibile che ne faccio –  leggiamo:

«Von dieser Doppelbewegung hatte der junge Steiner seit seinem 18. Jahre ein unmittelbares Gefühl», ossia, traducendo alla lettera: «Di questo doppio movimento il giovane Rudolf Steiner ebbe, nel suo 18° anno, un sentimento immediato».

Di questa percezione peculiare – che era ben più di un semplice sentimento, sia pure profondo, di come afferma qui Schuré – contemplata nell’esperienza spirituale diretta, parlò Rudolf Steiner in uno scritto ch’egli redasse proprio per Édouard Schuré, il quale in seguito con ogni evidenza vi attinse, mentre era suo ospite nel 1907 a Barr, in Alsazia. Questo documento autografo di Rudolf Steiner venne pubblicato dal Lascito sia nella citata rivista «Beiträge zur Rudolf Steiner-Gesamtausgabe», Nr. 13/Pasqua 1965, che in Rudolf Steiner — Marie Steiner-von Sivers. Briefwechsel und Dokumente 1901-1925, GA-Nr. 262, ossia nell’ Epistolario tra il Dottore e la sua fedele collaboratrice, Marie Steiner. In quel prezioso documento, infatti, possiamo leggere: 

«In dieser Zeit fiel und das gehört schon zu den äußeren okkulten Einflüssen die völlige Klarheit über die Vorstellung der Zeit. Diese Erkenntnis stand mit den Studien in keinem Zusammenhang und wurde ganz aus dem okkulten Leben her dirigiert. Es war die Erkenntnis, daß es eine mit der vorwärtsgehenden interferierende rückwärtsgehende Evolution gibt – die okkult-astrale. Diese Erkenntnis ist die Bedingung für das geistige Schauen». 

«In questo periodo, – e ciò appartiene già alle influenze occulte esteriori – cadeva la piena chiarezza circa la rappresentazione del tempo. Questa conoscenza non stava in alcun rapporto con gli studi e venne diretta completamente a partire dalla vita occulta. Era la conoscenza, che con una evoluzione progrediente vi è una interferente evoluzione regrediente – quella occulto-astrale. Questa conoscenza è la condizione per la visione spirituale».

Lo stesso Rudolf Steiner – come osserva sempre Hella Wiesberger a p. 15 del suo studio – parlò di questa esperienza spirituale del tempo in una conferenza biografica, ch’egli tenne a Berlino, all’epoca del suo distacco dalla Società Teosofica di Adyar, retta da Mrs. Annie Besant, il 4 febbraio 1913. Ivi, egli racconta : «[…] wie er von jener Meisterpersönlichkeit, der er in Wien zwischen seine Jahre begegnete, eingeführt wurde in jene «eigenartigen Strömungen, die durch die okkulte Welt gehen, die man nur erkennen kann, wenn man eine aufwärts- und eine abwärtsgehende Doppelströmung ins Auge faßt»

cioè:

«[…] come egli venisse introdotto da quella personalità, dal Maestro, ch’egli aveva incontrato tra il diciottesimo e il diciannovesimo anno, «nelle peculiari correnti, che attraversano il mondo occulto, e che si possono riconoscere unicamente se con lo sguardo si coglie la doppia corrente, una ascendente e una discendente».

E che in questo caso si tratti proprio della doppia corrente del tempo – osserva Hella Wiesberger – risulta chiaramente dagli appunti che Rudolf Steiner aveva scritto in preparazione di quella conferenza berlinese. Infatti, nei suoi taccuini, egli scrive: «Doppelstrom der Zeit», «Doppelströmung des Werdens», ossia, «doppio flusso del tempo», e «doppia corrente del divenire».

Questa doppia corrente del tempo – ascendente e discendente – contemplata da un punto di vista cosmogonico, mostra l’esistenza di una tragica dualità, ossia di una necessitante, cogente, non libera, polarità che si verifica nel divenire del Cosmo tra evoluzione e involuzione. 

Il mistero, l’enigma, della dualità che vi è tra evoluzione e involuzione, che si manifesta – sia cosmologicamente che cosmogonicamente, nelle due contrapposte correnti del tempo: quella progrediente dal passato al futuro, e quella regrediente dal futuro verso il passato – in un cosmo nel quale vi è necessità, ma non ancora libertà, sta tutto nella legge costringente che stabilisce come sia impossibile che alcune entità spiritualmente si elevino, senza che altre sprofondino. Ossia, affinché alcune entità evolvano e progrediscano spiritualmente – in un Cosmo nel quale ancora non esiste libertà – è necessario, per ora inevitabile, ineluttabile, che altre entità involvano e regrediscano spiritualmente. In un Cosmo in cui domina la Legge, e nel quale ancora non son sorte Autocoscienza, Libertà e Amore, è appunto inevitabile, fatalità inesorabile, che il ravvivarsi della Lucerenda più dense le Tenebre, che tanto più si addensano quanto più la Luce, liberandosene e respingendole, vieppiù intensamente risplende.

Per questo motivo, possiamo scorgere come nel corso del tempo, dalla stessa corrente ‘sacerdotale’, ‘abelita’, sia potuta sorgere, evolutivamente, una mirabile Mistica cristiana come quella medievale renana, in Germania, con personalità come Meister Eckhart, Johannes Tauler, Heinrich Suso, pur provenienti da quell’Ordine domenicano in origine sorto per la distruzione del Cristianesimo cataro, nonché di ogni altra ‘eretica pravità’, santi come Benedetto da Norcia e Francesco d’Assisi, per citare solo alcuni nomi tra moltissimi. E possiamo, altresì, scorgere come, sempre nel volgere dei secoli – anche considerando soltanto quelli della nostra èra – dalla corrente ‘cainita’, ‘hiramitica’, siano potuto sorgere l’Ermetismo alessandrino, una personalità abbagliante come la sapiente filosofa neoplatonica, Iniziata, Epopta, e Ierofantide, Ipazia d’Alessandria, figlia del matematico Teone, la stessa tradizione alchemica dei ‘philosophi per ignem’, ossia i ‘filosofi mediante il fuoco ermetico’, con personalità come Arnaldo da VillanovaRaimondo Lullo, Alberto Magno, Tommaso d’Aquino, Paracelso, Alexander Sethon, Michele Sendivoglio, detto, come il precedente, il ‘Cosmopolita’, per giungere alla tradizione ‘rosicruciana’ con Heinrich Kunrath, Adriano di Mynsicht, conosciuto come ‘Madathanus’, Michele Maier, in Germania, Robert Fludd, Thomas Vaughan, detto ‘Eugenio Filalete’, Ireneo Filalete, in Inghilterra, Federico Gualdi, Francesco Maria Santinelli, in Italia e nel XVIII secolo, Sincerus Renatus, il principe Raimondo di Sangro, il Conte di Cagliostro, il Conte di Saint-Germain. manifestazione dello stesso Christian Rosenkreutz.

Si ebbe persino il caso di personalità che pur appartenendo in origine ad Ordini religiosi, provenienti della stirpe ‘sacerdotale’, e quindi ‘abelita’, trovarono la connessione con la ‘cainita’ tradizione ermetico-alchemica, divenendo addirittura – come si dice in tale tradizione – dei ‘Maestri dell’Arte’, come nel caso di Giovanni Tritemio abate mitrato prima del monastero benedettino di Sponheim e poi di quello di Würtzburg, e Maestro del mio amato Enrico Cornelio Agrippa, l’autore del De occulta philosophia, vero ‘corpus philosophicum’ di tutta la sapienza ermetico-alchemica e kabbalistica dell’epoca, o nel caso di Basilio Valentino, anch’egli monaco benedettino del monastero di Erfurt, autore del Currus Triumphalis Antimonii, ovvero Il Carro trionfale dell’antimonio, dell’Azoth, e di altre mirabili opere, tenute tutte in somma stima dai ‘Maestri dell’Arte’.

Ma accanto a queste due correnti ‘evolventi’, ‘positive’, ‘progredienti’, sono presenti ed agenti altre due correnti, sempre più degenerescenti – ‘abelita’ l’una e ‘cainita’ l’altra – che si palesano come ‘involventi’, ‘negative’, ‘regredienti’. La corrente ‘abelita’ degenerata si manifesta principalmente nella Chiesa, nella quale vive – come afferma esplicitamente Rudolf Steiner – lo ‘spettro’ dell’antica romanità, non più vivente, e tuttavia recante nel morente mondo attuale il suo decadente impulso che, in forma irrigidita, cristallizzata, mummificata, si mescola come un veleno mortifero ad un nuovo mondo sorgente, per paralizzarne le forze, e possibilmente farne abortire la nascita. Rudolf Steiner caratterizza tale decadente impulso come quello che vuole «narcotizzare e distruggere nell’umanità l’anima cosciente». Perché per essa gli esseri umani han da esser tremule ‘pecorelle’, inscienti e irresponsabili, da condurre dai lor ‘pastori’ ad un sedicente ‘sicuro ovile’, ed esse devono essere anima e corpo, ma non spirito. L’elemento spirituale deve essere loro amministrato – e giuridicamente regolato secondo un diritto canonico che, appunto, non è altro che lo ‘spettro’ del non più vivente antico diritto romano – secondo una prassi sacramentale, della quale la gerarchia ecclesiastica si riserva il monopolio. Solo i sacramenti, da loro amministrati in regime di privativa e monopolio, possono – a loro dire – mettere l’uomo in comunione con lo Spirito, ma da questa comunione la Chiesa si riserva il diritto e il potere scomunicare i disobbedienti, i dissenzienti, gli ‘eretici’, ossia coloro che fanno una scelta, hàiresis, diversa da quella da lei stessa giuridicamente proclamata valida e costringente. Ciò ha portato allo sterminio degli Gnostici, dei Manichei, dei Catari, alla distruzione quasi totale della loro vasta letteratura, alla distruzione dell’Ordine dei Templari, agli innumerevoli ‘eretici’, morti martiri sui roghi, dopo gli orrori di indescrivibili torture. La forma estrema, addirittura parossistica di tale impulso di dominio temporale, sempre più mondano della Chiesa, lo si può osservare in tutto ciò che caratterizza la storia e la spregiudicata azione della Societas Jesu negli ultimi cinquecento anni.

L’involvente e degenerata corrente ‘cainita’, a sua volta, col decorso sempre più accelerato del Kali Yuga, della ‘età oscura’, si è manifestata nella decadenza di Ordini e Fratellanze occulte, a volte deviate anch’esse, come la Chiesa, in senso sempre più mondano, giungendo talvolta a degenerare in militante agnosticismo e materialismo, altre volte, invece, deviate in direzione di una ricerca di una oscura potenza magica, posta al servizio di un egoismo individuale o di gruppo. In ambedue i casi – come direbbe la mia sapiente amica Fang-pai, nobile figlia del Celeste Impero e Maestra del Dharma – «si è smarrita o dimenticata l’intenzione originaria». In tali casi, si può parlare non di semplice decadenza, bensì di un vero e proprio tradimento, del rovesciamento in senso antispirituale delle forze dell’Iniziazione, sino a trasformarsi progressivamente in una vera e propria ‘controiniziazione’. Di una tale degenerazione in senso agnostico e materialistico, oppure in senso magico ed egoistico, non si può certo far colpa all’impulso ‘cainita’ originario, che era ottimo, ma solo alla corrente involutiva di esso, che ha attuato l’inverarsi dell’adagio che dice: «corruptio optimi pessima», ossia che non vi è niente di peggio che il pervertimento e la corruzione di ciò che è migliore.

Quindi la differenziazione delle due diverse correnti – una evolutiva e un’altra involutiva – che si manifesta nelle due stirpi, ‘cainita’ e ‘abelita’, a sua volta ha dato luogo ad una ulteriore differenziazione all’interno delle suddette stirpi – secondo quel duplice movimento ascendente e discendente, o progrediente e regrediente, del tempo, del quale parlava Hella Wiesberger nel suo studio su Rudolf Steiner – ossia ambedue le stirpi in parte evolvono e in parte involvono. E questo per quella inesorabile legge secondo la quale l’ascensione e la purificazione verso il Bene e la Luce di alcuni, comporta la discesa e la degradazione verso il Male e la Tenebra di altri. L’avanzare veloce di alcuni ha come controparte il ritardatario rallentare e rimanere ‘indietro’, di altri. Ciò avviene perché il purificarsi è un liberarsi dal Male e dalla Tenebra, non è ancora – per ora – una trasformazione del Male in Bene, e della Tenebra in Luce. Rudolf Steiner descrive questo duplice movimento di ‘evoluzione-involuzione’, per esempio, là dove nel IV capitolo della sua Scienza occulta nelle sue linee generali, Editrice Antroposofica, Milano, 1978, intitolato L’evoluzione del mondo e l’uomo, parlando della differenziazione che si attua sull’Antico Sole, alle pp. 145-146, troviamo scritto:

«Per caratterizzare il corso ulteriore dell’evoluzione solare, dobbiamo richiamare l’attenzione sopra un fatto del divenire cosmico che è della massima importanza: quello cioè che, nel corso di un’epoca, non tutti gli esseri raggiungono la mèta della loro evoluzione; ve ne sono alcuni che restano indietro. Così, durante l’evoluzione saturnia, non tutti gli spiriti della personalità raggiunsero effettivamente lo stadio umano loro destinato nel modo sopradescritto; così pure non tutti i corpi fisici umani sviluppati su Saturno raggiunsero il grado di maturità adatto per essere capaci sul Sole di divenire veicolo di un corpo vitale indipendente. Ne viene come conseguenza che vi sono sul Sole degli esseri e delle forme che non sono adatte alle condizioni solari; essi devono ora ricuperare durante l’evoluzione solare ciò che hanno trascurato spiritualmente di fare su Saturno. Durante l’epoca solare si può quindi osservare spiritualmente che quando gli spiriti della saggezza cominciavano a far affluire il corpo vitale, il corpo del Sole in certo qual modo si offusca. Lo compenetrano delle formazioni che in realtà apparterrebbero ancora a Saturno; sono formazioni di calore che non hanno la capacità di condensarsi in aria nel modo giusto. Sono gli esseri umani che, rimasti indietro al gradino di Saturno non possono diventare il veicolo di un corpo vitale normalmente costituito».

Qui sta tutto il ‘mistero’ di ciò che ha portato ad esistenza nel mondo l’egoismo, e – come conseguenza – l’errore, la malattia, la morte e il male. Ma senza l’egoismo non vi sarebbe stata nessuna possibilità che l’uomo riuscisse nell’impresa di portare ad esistenza la libertà. Infatti le Entità spirituali che avevano generato, emanandolo dal proprio seno, l’essere umano potevano ‘educarlo’, o – servendosi di Spiriti dell’Ostacolo – ‘istigarlo’ alla libertà, non donargli la libertà. Infatti, la libertà può essere unicamente autonoma conquista, non un dono. Del resto, quelle Entità spirituali – sia regolari che irregolari – non potevano donargli una libertà che, in realtà, esse non possedevano e che si aspettavano da lui. Infatti, nemo dat quod non habet, ossia: nessuno può donare ad altri quel ch’egli stesso non possiede. Infatti, se tali Entità spirituali avessero posseduto Autocoscienza, Libertà, e Amore, non avrebbero avuto alcun bisogno di creare, emanandolo da se stesse, l’essere umano. L’uomo doveva passare dall’esperienza cruciale dell’egoismo. Il duplice aspetto dell’egoismo viene messo in luce da Rudolf Steiner nella nona conferenza de Die Theosophie des Rosenkreutzers, GA-99, Rudolf Steiner Verlag, Dornach, 1962, pubblicata in italiano col titolo La Saggezza dei Rosacroce, trad. di Iberto Bavastro, Editrice Antroposofica, Milano, 1959, pp. 95-96, ma che – data la delicatezza del tema e di talune espressioni in esso usate – preferisco ritradurre dal testo tedesco originale del Dottore. Infatti, a p. 97, leggiamo:

«Legoismo è qualcosa che ha due lati, uno eccellente [vortrefflich] e uno riprovevole [verwerflich]. Se, allora su Saturno e sui pianeti successivi non fosse stata piantata sempre di nuovo lessenza [Wesenheit] dell’egoismo, l’uomo mai sarebbe diventato un essere indipendente, capace di dire «Io» a se stesso. A partire dall’epoca di Saturno venne inoculata nella corporeità umana la quantità di forza che fa dell’uomo un essere indipendente, diverso da qualsiasi altro. Per questo dovettero operare gli spiriti dell’egoismo, gli Asura. Prescindendo da piccole differenze, ve ne sono di due tipi. Un tipo è quello di coloro che hanno sviluppato l’egoismo in maniera nobile e indipendente, che si è elevato sempre di più nella formazione del senso della libertà: questa è l’eccellente indipendenza [vortreffliche Selbständigkeit] dell’egoismo. Questi spiriti hanno guidato l’umanità lungo tutti i successivi pianeti. Essi sono gli educatori dell’uomo all’indipendenza [Selbständigkeit].

Ora vi sono su ogni pianeta anche spiriti tali, che sono rimasti indietro nell’evoluzione. Essi sono spiriti stazionari, non vollero progredire oltre [sie wollten nicht weiter]. Da questo fatto riconoscete una legge: allorché ciò che vi è di più eccellente [das Vortrefflichste] cade, quando compie il «grande peccato» di non seguire l’evoluzione, allora esso diventa addirittura ciò che vi è di peggiore [gerade das Schlechteste]. Il nobile senso della libertà viene trasformato nel suo contrario, nel più riprovevole abominio [Verwerflichkeit]. Questi sono gli Spiriti della Tentazione [Geister der Versuchung] – di difficile valutazione [schwer zu Betracht kommenden] – che inducono al riprovevole egoismo. Ancor oggi, questi malvagi spiriti di Saturno sono nel nostro ambiente. Tutto ciò che è malvagio trae forza da questi spiriti».

Questo è il prezzo – un prezzo invero ben elevato – che l’uomo paga per realizzare Autocoscienza, Libertà e Amore: per attuare la missione che l’Assoluto dette agli Dèi, e per realizzarsi – secondo la parola di Rudolf Steiner nelle Massime Antroposofiche – come «mèta delle Gerarchie». Questo perché tutte le entità dell’immensa scala dellessere sono appunto ‘legati’ a un tale ‘essere’, ossia esse ‘devono’ essere quello che sono, e – per ora – non possono essere né agire diversamente. Mentre l’uomo può essere non solo ‘libero’, ma anche agire come ‘liberatore’, perché come lapidariamente afferma Friedrich Schiller – citato da Peter Selg in Natura della volontà umana, in Rivista Antroposofia, Anno LXVI, N.1, Gennaio-Febbraio 2011, Editrice Antroposofica, Milano, p. 25 – «Tutti gli esseri devono qualcosa, mentre l’uomo è lunico essere che vuole», per cui – giustamente osserva sùbito dopo Peter Selg: «Si potrebbe dire che tutti gli esseri sono creature, mentre luomo è un creatore». Ossia, come scrive Massimo Scaligero nell’ottavo capitolo del Trattato del Pensiero Vivente. Una Via oltre le filosofie occidentali, oltre lo Yoga, oltre lo Zen, Tilopa, Roma, 1979, p. 27:

«Luomo deve farsi. Egli non è passivo ricettore dellesperienza terrestre, ma cooperatore del suo compiersi: che esige il tramutarsi di lui da creatura dipendente dalla natura a essere libero: i cui stati danimo non siano il giuoco della natura in lui, ma la presenza agitante dello spirito. Onde egli realizzi nella natura il proprio stato: la sopranatura.

Egli deve passare da creatura a essere che crea secondo il proprio principio, il Logos, ogni creatura vincolata alla condizione terrestre attendendo da lui la propria liberazione».

Ed è inevitabile richiamarsi ad una affermazione di Johann Gottlieb Fichte, tratta dal suo scritto Contributo per rettificare i giudizi del pubblico sulla Rivoluzione francese, 1793, che Rudolf Steiner amava citare spesso, che dice: «Luomo può ciò che egli deve; e se dice: Io non posso’, segno è che non vuole». Infatti, a coloro che obbiettavano che affrontare e soddisfare le alquanto esigenti richieste interiori poste nel libro L’Iniziazione. Come si conseguono conoscenze dei mondi superiori, Rudolf Steiner rispondeva: «Uno non deve dire: non posso’, deve dire ‘non voglio». Ovvero – come direbbe la mia sapientissima amica Fang-pai, nobile figlia del Celeste Impero e Maestra del Dharma – «Là dove vi è una volontà, là vi è una Via»: una Via eroica, appunto. E la Via della Scienza dello Spirito indicata da Rudolf Steiner, da Giovanni Colazza, da Massimo Scaligero è – lo è radicalmente – una Via eroica.

Ma non solo gli esseri vincolati alla condizione terrestre – ossia le creature che si sono sacrificate, legandosi ai regni minerale, vegetale e animale della natura, affinché l’uomo potesse compiere l’esperienza della libertà – bensì tutte le Entità spirituali regolari ed irregolari attendono che l’uomo realizzi, conquistandola, la libertà e agisca, poi, come liberatore nei loro confronti. Per la stessa antica concezione indiana – sia brahmanica che buddhista – la posizione dell’essere umano, con la sua duplice natura mortale e immortale, è ‘suprema’, e gli Dèi medesimi, se vogliono conseguire ciò che in India vien chiamata mukti, o moksha, la liberazione, devono rinunciare al loro rango divino e incarnarsi sulla Terra come uomini: rinuncia, incarnazione, e umanazione, che – secondo l’insegnamento di Rudolf Steiner e di Massimo Scaligeropochi tra i Numi hanno osato compiere: le altre Deità una tale liberazione la attendono dall’uomo liberatore di se stesso e di loro. Nel nostro Rinascimento, Pico della Mirandola, nel suo De hominis dignitate, pone anche lui, e per gli stessi motivi, la posizione dell’essere umano nella creazione e nel Cosmo come ‘suprema’.

La liberazione di tutti gli esseri, su qualunque gradino siano nella scala dell’essere – siano essi superiori o inferiori all’uomo, regolari o irregolari – è il più audace – addirittura nobilmente temerario – ideale del Buddhismo Mahâyâna e del Manicheismo. Nel Mahâyâna è l’ideale del Bodhisattva che conseguita la Prajñâpâramitâ, ossia la perfezione della Sapienza Trascendente, ma operando con Mahâkaruṇâ, con lIllimitata Compassione, decide di non accedere al Nirvâṇa, di rimanere nel Saṃsâra, ossia nel mondo dell’illusoria relatività, dominato da quella Mâyâ illudente e condizionante, la quale s’impone allessere umano poco consapevole, facendolo soffrire perché come scrive Massimo Scaligero nel decimo capitolo del su citato Trattato del Pensiero Vivente, p. 35:

«È il mondo che sfugge ancor più quando si crede di amare o di soffrire, o di bramare o di odiare, perché sono gli stati danimo e gli istinti in cui l’astrattezza del mondo, ossia la sua irrealtà, si è fatta potenza interiore, sete della vita riflessamente rappresentata e pensata: che è dire assunta nella sua inversione. Onde si crede di amare ciò che è limagine della continua perdita di una segreta capacità di amare, e si odia ciò che non risponde all’elemento di brama di questo illusorio amore».  

Il Bodhisattva fa voto solenne di non entrare nel Nirvâṇa, e di agire, invece, con ogni sua forza all’altrui salvezza: «sino a che l’ultimo granello di sabbia del Gange, l’ultimo filo d’erba, tutti gli esseri senzienti, sapienti o ignoranti, intelligenti o stolti, buoni o malvagi che siano, nessun escluso, non abbiano raggiunto l’Illuminazione». A sua volta, il Manicheismo ha, come suo più audace ideale, quello di superare la dualità tra Spirito e Materia, tra Luce e Tenebra, tra Bene e Male: trasformando la Materia in Spirito, la Tenebra in Luce, il Male in un più grande Bene. Per cui l’asceta dei nuovi tempi, nella preghiera autenticamente christica, non chiederà più: ‘liberaci da Male’, consapevole che del Male del quale egli si libera, altri ne saranno preda, bensì conquisterà Saggezza e Forza per la spiritualizzazione del Male stesso dentro la propria anima, operando altresì sacrificalmente a liberare di un tale schiacciante peso coloro che ne sono oppressi.

Abbiamo visto come Rudolf Steiner, nella versione della Leggenda del Tempio qui da me tradotta, parli della figura di Hiram, rinato in Lazzaro-Giovanni, come quella di colui che per primo venne iniziato dal Christo – e come di colui attraverso il quale venne costituita quella ‘corrente del centro’, che sta in una posizione intermedia tra la corrente cainita e quella abelita, conciliando così le due polarità contrapposte. In tal modo, nella Via rosicruciana che ne scaturisce, viene superato il dualismo tra fede e scienza, tra libertà e necessità, tra mondo esteriore e mondo interiore, tra conoscenza e moralità, e prepara al quel superamento e trasmutazione del Male in Bene, che si realizza radicalmente nella Via del Graal: come Massimo Scaligero ha indicato col suo insegnamento, e realizzato nella sua vita. In prosieguo di questo studio, verrà approfondito e completato questo tema, mettendolo sempre più in relazione col Mistero del Golgotha, con la ‘Via rosicruciana’ e con la ‘Via del Graal’.

L’ARCHETIPO-MARZO 2021

Anno XXVI n. 3

Marzo 2021

L'Archetipo«Primavera»

I PENSIERI SON PICCOLI DIAVOLETTI (di F. Giovi)

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I pensieri sono piccoli diavoletti che abbisognano di spazi ristretti e ben chiusi, così lo pensava (diavoletti a parte) il grande Leonardo. E i monaci, esperti in queste cose prima e dopo Leonardo, non s’imbucavano forse in cellette ben poco più vaste degli austeri giacigli?

In effetti l’uomo naturale è natura, pur se plasmata dal Principio: datemi due bacchette ricurve e vi trovo subito l’acqua o metalli sepolti: questo significa solo che acqua e metalli hanno sul mio corpo invisibili poteri e altri poteri hanno l’aria, lo spazio, le pietre, i rigagnoli montani: insomma tutte le presenze del luogo e più su la luce, il sole, la luna.

Elémire Zolla mi raccontava, molti anni fa, che, nel tempo in cui insegnava all’Università di Genova, vicino alla sua casa quando la luna tondeggiava in cielo, c’era un cane che disturbava la notte, ululando per ore. Zolla, con discrezione, si dedicò a una indagine che non dava frutti. Nessuno tra le casette vicine possedeva quel cane. Però il modo signorile e l’incredibile calma del mistico scrittore aprì molte porte e qualche cuore, così il mistero fu svelato: nessun cane, solo un signore che, dominato dalla luna, diventava un lupo mannaro.

Tornando al tema: Si può scoprire che il vento porta via i pensieri, che lo spazio li evapora e che le crepuscolari e potentissime rappresentazioni di come-saranno-gli-esercizi ti bruciano già alla riga di partenza. È giusto provare tutto: fa parte del gioco, della sperimentazione e, sportivamente, dobbiamo accettare i tanti calci che sono il positivo frutto dell’esperimento.

La mente supera la materia, anzi è lei che fissa in forme finite il perpetuo moto dell’infinito. Ma per il Soggetto umano che è sveglio e autocosciente grazie alla contrapposizione che la mente ha creato forgiando la maya materica, per una destità che fiorisce in misura della sua aderenza al senso di sé corporeo, si intuisce facilmente quanto sia lunga e quasi tutta in salita la strada per riconquistare la nostra reale natura.

Gli esercizi esoterici, ripeto sempre che basterebbe “quasi” la concentrazione, il silenzio e, negli anni, una pazienza sovrumana, modificano lentamente i ‘corpi’ dell’uomo, rendendoli atti ad allineamenti sottili (modificazioni di coscienza) che ci permettono tutto: allora possiamo meditare sotto il palco di un avvinazzato complesso irlandese e passare attraverso il meditare (non dalla meditazione come tanti dicono) oltre “il velo dipinto” di questo mondo, oppure praticare il percepire puro ai margini di una strada affollata e sciogliere il mondo dai suoi incantesimi, e magari fare una perfetta concentrazione nella sala macchine di una carretta di pescatori. Atti interiori puri (radicalmente privi di limiti rappresentativi) causano immediate modificazioni interiori (percepite) che provocano illuminazioni: tutto in una manciata di secondi. Sembra facile? È facile, ma per arrivarci bisogna addestrarsi ad estinguere tutto. Come osserva un mio acuto amico, anche la stessa concentrazione, così come viene intesa, va superata. Tempo di cottura? Se va bene, una vita: oppure si passa ai tempi supplementari.

Ma, tornando al contingente, si scopre che è saggio usare per anni la stessa stanza, la medesima sedia, l’identica positura. Perché l’ostacolo corporeo e psichico è enorme e le forze interiori sono dedite alla sensazione rifiutando l’Io. L’esercizio interiore deve allora essere ripetitivo e implacabile: indifferente, cieco e ottuso verso il continuo insuccesso.

Anche immersi nella natura si può far molto; indirettamente. Ad esempio camminare con un ritmo regolare convincendo dolcemente il pensiero della sua inutilità davanti ad alberi e monti e al movimento delle proprie gambe: esse (nel moto) sono più importanti dei pensieri. Guardare il verde che ci attornia. Accontentarsi della semplicità del vedere. Tutto ciò senza contrapposizioni: i grandi alberi, se rispettati, ci saranno amici. Riempire di riconoscenza l’anima nei confronti dell’aria che a noi si dedica infondendoci vita attimo dopo attimo. Così, senza evocare il Vate ed i panici tripudi, anzi in assoluta modestia, si può avvertire un sentimento religioso irradiare tra noi e i mille raggi nei quali la luce, giocando con le finte tenebre dei rami, si moltiplica: foreste come cattedrali dello Spirito.

LA RICERCA DEL SANTO GRAAL. DECIMA PARTE.

Mi scuso doverosamente col benevolo lettore per la mia lunga latitanza da questo temerario blog, latitanza determinata da serie di ragioni indipendenti dalla mia volontà. Tuttavia, come potrà vedere il lettore, questo periodo non è stato infecondo, anzi il lavoro svolto potrà dare interessanti futuri risultati, che non mi sembrano trascurabili. Riprendo quindi la trattazione del tema, che mi sta a cuore.  

  ***

Da tutto quanto abbiamo visto sinora, possiamo constatare come, alla luce della Scienza dello Spirito, vi sia una radicale contrapposizione tra la visione spirituale del mondo propria della ‘stirpe jahvetico-abelita’ e quella propria, invece, della ‘stirpe dei Figli del Fuoco’, ossia della ‘stirpe cainita’. Questa contrapposizione, che – dal punto di vista della Scienza dello Spirito – potremmo goethianamente definire ‘polare’, naturalmente, nell’evoluzione dell’uomo e del cosmo ha avuta la sua ragion d’essere. Il che, tuttavia, non la rende, ancor oggi, meno aspra, pur nella sua giustificata necessità.

Al fin di rendere meno impervia la comprensione di una tale ‘polare contrapposizione’, e, di conseguenza, aiutare l’intuizione del libero ricercatore che, sola, può far penetrare, in totale autonomia, il ‘mistero’ dal quale tale aspra contrapposizione scaturisce, giova forse richiamare – una volta di più – le immagini del ‘mito’ del ‘Concilio degli Dèi’. Ora, secondo tale ‘mito’ – ‘mito’ vero, pur nella poeticità delle sue immagini – l’Assoluto Divino pose, all’origine dei tempi – dei ‘nostri tempi’, naturalmente, ché nell’Assoluto tempo non v’è – alle Celesti Gerarchie un còmpito da esse difficilmente attuabile e realizzabile: portare ad esistenza nell’Universo la libertà. Còmpito invero arduo per esse, giacché esse stesse libere non erano affatto, essendovi in esse solo ‘necessità’, sia pure ‘metafisica’, e non libertà.

Più volte Massimo Scaligero, rievocando in incontri e riunioni tale primordiale ‘Concilio degli Dèi’, mise in evidenza come le Gerarchie divino-spirituali, e le Entità ad esse appartenenti, fossero, a vari gradi, ‘manifestazione’, immediata e necessitante, dell’Assoluto Divino, del quale esse erano e sono emanazione ed espressione. In quanto tali, esse, di per sé, non hanno autonomia rispetto all’Assoluto del quale sono, appunto, la manifestazione: sono legate all’essere, come ad una ‘funzione’ alla quale non possono – per ora – sottrarsi. Ad esempio gli Spiriti della Sapienza o della Saggezza non si può dire che abbiano ‘Sapienza’, bensì che essi sono ‘Sapienza’, e non possono, per ora, sottrarsi a tale loro immediato essere, per essere diversamente da come attualmente sono. E così gli Spiriti del Coraggio, dell’Armonia, e persino gli Spiriti dell’Amore. Le Entità divino-spirituali, in special modo quelle più elevate, hanno sì ‘coscienza sovrasensibile’‘onnipotenza’, assoluta ‘bontà’ e ‘moralità’, ma non conoscono, e non hanno ‘Autocoscienza’‘Libertà’, e ‘Amore’.

Così come tali elevate Gerarchie divino-spirituali, anche le Entità Avverse – gli Ostacolatori – non sono affatto libere. Le Entità Ostacolatrici svolgono, esse pure, un ‘còmpito’, una ‘funzione’ alla quale – per così dire – sono ‘assegnate’‘costrette’, senza potersi a tale cogente condizione minimamente sottrarre. Gli Spiriti dell’Ostacolo svolgono la loro assegnata ‘funzione’ in maniera inesorabile, con l’impersonale ‘necessità’ delle forze della Natura.

L’unica possibilità, in quell’esiodeo ‘Concilio degli Dèi’, che le celesti Gerarchie ebbero di attuare il còmpito loro assegnato dall’Assoluto, e di portare quindi ad esistenza la libertà, era di ‘creare’, ossia da se medesime ‘generare’‘emanare’, non ‘creare dal nulla’, un primordiale ‘Uomo Cosmico’, al quale tutte le suddette Gerarchie donassero, come effettivamente avvenne, parte della loro ‘essenza’, e che, quindi, di esse tutte egli fosse  una mirabile ‘sintesi’. L’Uomo Primordiale – l’Adàm Kadmòn della Kabbalàh israelitica e cristiana – possedeva in sé ‘sapienza’‘potenza’, e ‘moralità’ esattamente come le Celesti Gerarchie – gli ‘Eoni’ di quell’antica Gnosi, tanto calunniata, soprattutto quella abbagliante culminazione ch’essa ebbe in Mani, Gnosi caricaturalmente sfigurata e violentemente avversata dai Padri delle poco ‘cristiche’, ortodosse, Chiese cristiane – delle quali l’Uomo Primordiale era ‘emanazione’, ma come esse, appunto, egli non era, né poteva essere – perlomeno, non sùbito, non immediatamente, o non ancora – autocosciente e libero. Una conoscenza sovrasensibile, un atto morale, sorgevano in lui con la necessità immediata propria dei processi della Natura: così come nell’uomo oggi sorgono fame, sete, sonno, e tutta la serie immediata delle emozioni e degli istinti. L’Uomo primordiale era, in certo qual modo, un ‘automa spirituale’, e tale sarebbe eternamente rimasto – come un pupazzo, o una marionetta, appeso a fili a lui ignoti, e meccanicamente, seppur sottilmente, mosso da agenti a lui esterni – finché fosse rimasto nel seno di quelle Celesti Gerarchie che, emanandolo, lo avevano generato. Ma, come scrive Massimo Scaligero in Guarire con il pensiero, Edizioni Mediterranee, Roma, 1975, p. 61, parlando dell’ineludibile còmpito che l’uomo ha di realizzare la più radicale autonomia,  la più incondizionata libertà, così ammonisce:

«L’autonomia profonda di simili forze è ciò che il principio cosciente, mediante il pensiero, dovrebbe realizzare come propria autonomia sul piano della coscienza di veglia. La dipendenza in effetto è, per il pensiero, la contraddizione con le Forze originarie. Giustamente, un tempo veniva insegnato che «Delude gli Dèi, colui che vuole dipendere dagli Dèi».

Perché l’Uomo è la mèta delle Gerarchie – come avverte Rudolf Steiner nelle Massime Antroposofiche – e non viceversa.  In questo senso, la posizione dell’Uomo è ‘suprema’, e ‘suprema’ è la sua dignità.

Per cui, l’Uomo Primordiale, l’Adàm Kadmòn, dovette venire ‘isolato’‘escluso’, e per così dire ‘espulso’ da quella ‘comunione’ con le Gerarchie, e con l’Assoluto, che costituisce – come ricorda Massimo Scaligero ne La Via della Volontà Solare, Fenomenologia dell’Uomo Interiore, Edizioni Tilopa, Libreria Rocco, Roma, 1962, pp. 275-296 – quella ‘Quiete delle Gerarchie’ di cui parlava, nel Medioevo, la platonica Scuola di Chartres, e che Giovanni Colazza chiamava, con un’espressione di sapore estremo-orientale, taoista o chán, il ‘Riposo Divino’. Naturalmente, ‘fuori’ dell’Assoluto‘fuori’ dello Spirito, ossia ‘fuori’ dell’Uno, dell’Essere, a rigor di termini, niente è. Perché – come ammonisce Parmenide di Èlea nel suo Περί ΦύσεωςPerí Phýseos, nel suo De Rerum Natura – l’Essere 

ἡ μὲν ὅπως ἔστιν τε καὶ ὡς οὐκ ἔστι μὴ εἶναι, 

è, e non è possibile che non sia,

mentre 

il non-essere ἡ δ’ ὡς οὐκ ἔστιν τε καὶ ὡς χρεών ἐστι μὴ εἶναι,

non è, ed è necessario che non sia.

Quindi, a rigor di termini, solo apparentementeillusoriamente, l’Uomo Primordiale poteva essere ‘escluso’ dalla comunione con l’Infinito, con l’Assoluto. L’Uno, essendo ‘unico’, non può avere ‘fuori’ di sé né ‘altro’, né ‘altri’. Per cui la ‘unicità’ dell’Uno Unissimo – come veniva concepito nella Accademia Platonica d’Atene, perlomeno sino a che essa non venne soppressa nel 529 dall’infamissimo, intollerante, sacrilego e assassino, imperatore Giustiniano, violento persecutore dell’Ellenismo, del culto di Iside a Philae in Egitto, dei Manichei – non viene distrutta dal sorgere delle ‘apparenze’, le quali sono soltanto un illusorio ex-sistere, un mero ‘esistere’, non un autentico ‘essere’. Tale illusorio apparire incontestabilmente ‘esiste’, ma non ‘è’Est et non est, avrebbe detto, nel XIII secolo, in Occitania, il sapientissimo Maestro cataro Bartolomeo di Carcassona, o Giovanni di Lugio, anche lui cataro, autore del Liber de duobus principis, fortunosamente sfuggito alla furia distruttiva della Santa Inquisizione dell’eretica pravità, e ritrovato nel 1939 alla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, per una sorta di ironia del destino, dal R.P. Antoine Dondaine, domenicano, e la stessa cosa, nell’VIII secolo della nostra èra, avrebbe affermato Śaṅkarâcârya, Maestro dell’Advaita Vedânta, il quale affermava che la Mahâ Mâyâ, la ‘grande illusione’‘è, e non è’.

Il còmpito di ‘espellere’ l’Uomo Primordiale dalla comunione immediata con l’Assoluto, il farlo ‘cadere’ nella dionisiaca frantumazione dell’apparente molteplicità, sino ad ‘isolarlo’ – gradualmente nel corso di molti millenni – completamente nell’unidimensionale visione sensibile, fu ‘affidato’ a ‘Spiriti dell’Ostacolo’, i quali vennero – essi pure – ‘esclusi’ dalla ‘Quiete delle Gerarchie’, dal ‘Riposo Divino’. Giunto al totale ed esclusivo isolamento nell’apparente sfera sensibile, l’essere umano non avrebbe più ricevuto ‘ispirazioni’‘oracoli’‘comandamenti’ dagli Dèi, ed avrebbe dovuto ‘scegliere’ da se stesso, in totale autonomia con le sole proprie forze, a proprio rischio e pericolo, attraverso il doloroso e faticoso, oltremodo accidentato, sentiero dell’errore e dell’esperienza, la propria ‘via’.

Ma, pur isolato in tale mondo di illusorie apparenze, e imprigionato, a causa della offuscante ‘ignoranza’ in lui generata dagli ‘Spiriti dell’Ostacolo’, sempre più negli astringenti vincoli corporei di una inferiore natura, un tale uomo è pur sempre fondato sull’Assoluto – e non potrebbe essere diversamente – e ad un tale Assoluto, al Divino, comunque base del suo essere, egli può sempre fare liberamente appello. Ed è questo ciò che gli Dèi si attendono da lui: ch’egli esca da una sorta minorità spirituale, da una ‘irresponsabile infanzia divina’, e finalmente ‘voglia’, liberamente – ossia non obbligato, non sollecitato, bensì in totale autonomia – ‘voglia’ il proprio stesso volere e il fine, l’oggetto, di tale suo autonomo volere. Vi è un momento in cui cessano le ‘rivelazioni’, che dal mondo divino hanno accompagnato l’uomo nel suo progressivo discendere verso il fondo dell’abisso, nel quale lo attendeva la suprema prova dell’abbandono, del silenzio, della solitudine, del gelo, e della morte. A tale proposito, Massimo Scaligero ha parole di assoluta, inattenuata, radicalità, parole che non lasciano spazio alcuno a dubbi, o ad accomodanti ‘adattamenti’. Infatti, in Graal. Saggio sul Mistero del Sacro Amore, Perseo, Roma, 1969, nel primo capitolo, La Via adamantina d’Occidente, pp. 10-11, così scrive:

«Nei testi tantrici sembra posseduta quella conoscenza che in Occidente sta alla base della moderna filosofia, circa l’esaurita funzione delle antiche metafisiche: non si dà più ausilio dagli Dèi, dalle rivelazioni, dalle ispirazioni: gli Dèi hanno lasciato l’uomo perché si sorregga da sé, realizzi in sé con la sua forza l’originaria natura. Chi vuol tornare indietro, segue la «via dei morti», in quanto non fa che disseppellire in sé antichi stati di coscienza, oltre i quali ormai l’uomo dovrebbe portarsi, per essere. Che egli percorra sino in fondo la via della liberazione, è in effetto ciò che gli Dèi attendono da lui: non il suo ritorno a uno stato di dipendenza che solo in antico era giustificato, quando ancora egli traeva le sue forze dal grembo della Madre. Lungo il tempo, accompagnata dalla correlativa rivelazione, l’individualità dell’uomo si fa sempre più indipendente dall’antica matrice cosmica, ma questa indipendenza essa paga con la perdita degli stati trascendenti. La sua esperienza si fa sempre più terrestre: è il kaliyuga, l’oscura notte che precede l’alba. La Madre lascia l’uomo nella solitudine dell’esperienza sensibile, perché egli affronti l’impresa della libertà: ma appunto per questo, qui nella materia, nel sensibile, nel corpo fisico, ormai il potere della Madre va ritrovato. La decisione di ritrovarlo non può essere un dono della Madre, bensì autonoma iniziativa dell’uomo: ciò che egli può volere, ma anche non volere. La via della libertà è anche la via del ritrovamento del Divino, secondo una comunione incomprensibile a chi sia immerso in quel tradizionalismo in cui la Tradizione ha cessato di fluire. Ritrovare la Madre, come virtù originaria, o come coscienza cosmica rispetto a cui l’odierna coscienza è immersa nel sonno profondo, è un còmpito di cui si possono ravvisare aspetti similari nella mistica d’Occidente».

Ma la discesa dell’Adàm Kadmòn, dell’Uomo Primordiale, sin giù nel baratro dell’individuazione e della frantumazione, sin giù nell’abisso della più tenebrosa solitudine, è qualcosa che è avvenuto con una certa gradualità. Nel suo discendere in tale tenebroso e divorante baratro, che potremmo con Virgilio, – in Aeneis, I, 118, 

«Adparent rari nantes in gurgite vasto»,

«Appaiono pochi naufraghi nuotanti nel vasto gorgo»,

e in Aeneis VI, 295-297,

«Hinc via Tartarei quae fert Acherontis ad undas. Turbidus hic caeno vastaque voragine gurges / aestuat atque omnem Cocyto eructat harenam.»,

«Di qui la via che porta alle onde del tartareo Acheronte. Qui un gorgo torbido di fango in vasta voragine ribolle ed erutta in Cocito tutta la sabbia» 

chiamare “gurge”, o “voragine”, l’essere umano è stato accompagnato da Deità “regolari”, contrastanti l’opera oscuratrice e disgregatrice delle Entità “ostacolatrici”. Questa azione viene esemplarmente descritta – con parole che sarebbe savio meditare profondamente e a lungo – da Massimo Scaligero in Kundalini d’Occidente. Il centro umano della potenza, Edizioni Mediterranee, Roma, 1980, pp. 21-22:

«Secondo il mito, Jehova, accogliendo l’uomo nel Paradiso terrestre, sostanzialmente tende ad impedire che egli acquisisca la conoscenza. Jehova tende a dominare, o a guidare l’uomo, in modo che senza traumi, o senza libertà, egli giunga a realizzare lo Spirito. Lucifero invece ha interesse a donare all’uomo la conoscenza come esperienza senziente, perciò lo spinge verso la libertà, ancor prima che egli disponga di forze morali per usarla giustamente. Come entità celeste caduta, Lucifero tende a riconquistare il rango perduto, servendosi dell’uomo. Agisce come intermediario tra l’uomo e il Divino: aiuta l’uomo, ma al tempo stesso ha bisogno, come Jehova, di dominarlo. Perciò l’uomo, mentre necessita dell’aiuto di Lucifero, ha bisogno altresì di sottrarsi al suo assoluto dominio, proprio mediante l’uso cosciente della forza da Lui inoculatagli. Attraverso l’uomo, Lucifero in definitiva tende a ritrovare il Cristo, per redimersi. Ma l’uomo che si liberi, può diventare lui l’intermediario verace tra Lucifero ed il Cristo: mediante libertà superando Jehova, ma superando anche Lucifero. Questo è il segreto. Christus Lucifer verus. Senza la redenzione dell’uomo, non può esservi redenzione di Lucifero. Infatti, ove sulla Terra l’uomo riconosca il Cristo, troverà, dopo la morte, quale divinità superiore orientatrice, Lucifero, riemergente alla sua funzione celeste».

Questa condizione dell’essere umano esiliato dalla patria spirituale, apparentemente ‘abbandonato’ da quegli Dèi, che pur lo hanno generato, viene anch’essa descritta in maniera radicale, tale da non dar luogo ad equivoci di sorta  da Massimo Scaligero in un’opera fondamentale come L’Uomo Interiore, Edizioni Mediterranee, Roma, 1976 – alla quale purtroppo, nella ristampa del 2012, è stato ‘tagliato’, secondo una ben discutibile, totalmente arbitraria, scelta, il sottotitolo, Lineamenti dell’esperienza sovrasensibile, e parte della sintesi descrittiva del contenuto del volume, scritta direttamente dall’Autore, ossia dallo stesso Massimo Scaligero, nella quarta di copertina – ove alle pp. 204-207, possiamo leggere parole di un realismo assoluto, tali da togliere ogni residua illusione circa la possibilità di indugiare nel ‘sogno’ di una Tradizione oramai irrimediabilmente perduta, e quella di una mistica ‘via dell’anima’, che permetta di evitare lo sforzo e l’impegno nella lotta spirituale per l’essere o il non essere dell’uomo:  

«L’epoca di tale comunione spontanea con lo Spirituale si conclude con il periodo che nel mondo risponde alla protostoria mediterranea: è il periodo in cui la « conoscenza » non è più comunione diretta, ma « visione imaginativa », che più tardi si rifletterà nel mito: questo a sua volta avrà la sua sensibilizzazione nella poesia cosmogonica e nell’epos, mentre si verifica il compimento di un processo millenario: una sorta di distacco (il termine ha valore puramente allusivo, ossia relativo a un modo di essere dello Spirituale) del mondo animico o psichico, dal dominio sovrasensibile: una perdita di rapporto dell’« umano » riguardo al « divino », che non può non essere – per l’umano – regresso, o caduta, in uno stato inferiore. In séguito a tale evento, che si verifica attraverso lunghi decorsi di tempo, o epoche, l’uomo è costretto a elaborare il suo conoscere entro i limiti della individualità psichica, la cui massima possibilità comincia con essere la capacità razionale.

Lo Spirituale con cui prima la personalità dell’uomo costituiva un tutto e dal quale traeva motivo di elevazione, limitandosi ad essere impersonalmente conforme alla sua legge, diviene ora – dal punto di vista della « caduta » dell’uomo – mondo esteriore. Vedendolo ormai separato da sé e non più essendone posseduto ed ispirato, l’uomo in sostanza non lo vede: lo riduce alla sua attuale limitata visione, è costretto a rivolgersi ad esso come ad oggetto – d’indagine, così che di esso via via non rimarranno se non il nome ed il concetto: sul piano religioso, la vuota forma rituale, e, nell’anima umana, l’inconscio impulso a riferirsi a un potere fatale o provvidenziale, che continui ad agire invece dell’Io personale nascente. […]

Si è veduto, però, come la necessità di trarre la coscienza dell’Io da un livello inferiore, in quanto condizionato dalla esteriorità sensibile, pur apparendo una caduta, in definitiva abbia come obiettivo il compimento dello « stato umano ». L’uomo tende a ricostruire la vita spirituale all’interno della individualità, con i mezzi che la coscienza, costretta a trarre il senso di sé dal mondo finito, va via via creandosi, per recare luce là dove l’antica spiritualità si è fatta natura. È l’esperienza della libertà: che non può essere al principio essendovi al principio solo necessità, sia pure metafisica. Ma tra lo stato d’illuminazione originaria e la possibilità d’illuminazione cosciente, v’è una fase di oscuramento: lunga, per i suoi trapassi, per le sue crisi e per le mutazioni che si verificano nella costituzione interiore dell’uomo. La coscienza si strappa alla trascendenza per darsi la dimensione individuale e per resuscitare la trascendenza entro se stessa. Sarà inevitabile che la ricerca patisca i limiti dell’astrattezza e da questa si faccia in varie forme deviare. Ma, a un dato momento, essa può scoprire di poter evocare al livello della individuazione e come superamento del finito la « forza interiore originaria »: può riconoscere quel principio Logos che in un determinato punto del tempo ha operato nel terrestre la rettifìcazione invisibile: non conosciuta, che potrà essere conosciuta: che sorge come possibilità di libertà.

L’uomo può ridestare in sé la luce originaria – quella che « risplende nelle tenebre » – e rendere il pensiero cosciente (acquisito attraverso l’apparente discesa in una sfera anti-metafìsica) organo di percezione dello Spirituale, nel mondo che per ora in lui è dominato dall’incosciente e dalla natura animale: potrà riconoscere come questa sia in effetto l’impresa per cui si può realizzare nella realtà umana l’evento adombrato nel mito del Graal. Diviene atto ciò che è stato posto come germe invisibile per virtù di un culto perenne, ai confini del sensibile, simbolicamente riflesso nella imagine del San Graal: il cui mistero, appena alluso nella leggenda, riguarda la possibilità dell’uomo di ritrovare, mediante spirito eroico e conoscenza, l’Io originario perduto.

Il processo di distacco, come si è accennato, implica da prima un oscuramento e una perdita: con le sole forze della individualità, da quel momento, l’uomo deve cominciare a guardare il tema dell’essere. Chiuso nei limiti egoici, egli tenderà a evocare in sé il Divino: tenderà a questo anche attraverso fasi di inconsapevolezza; ma il Divino agirà sempre in lui sotto forma di questo impulso all’auto-superamento, mentre echi e reviviscenze dell’antica comunione con il Sopra-mondo lo assisteranno lungo il cammino, operando attraverso la funzione mediatrice di Santi e di Mistici e grazie ad una residua apertura del « sentire » umano: sino al momento – l’attuale – in cui cessa del tutto la risonanza, sia pure emotiva, del Sovrasensibile nell’anima umana: ché ogni « sentire » è ormai contessuto con la natura fisico-sensibile.

La solitudine del mondo sensibile è ora il limite dell’uomo, ma anche l’àmbito della possibilità del suo risorgere: condizione che, pertanto, riguarda l’uomo in generale, ma in particolare l’« individuo » più recente, che, nel suo agnosticismo, essendo più indipendente dall’antica esperienza sovrasensibile, si può considerare il più evoluto: più prossimo alla possibilità della risalita, o della reintegrazione cosciente, ma perciò stesso, per la sua autonomia rispetto ad ogni tema trascendente, più chiuso ai richiami dell’esperienza liberatrice.

Al tipo di uomo capace di attraversare il processo della individuazione e di percorrerne le tappe, i mezzi che si offrono per portare a compimento l’opera sono da prima il pensiero e i sensi: soltanto con questi egli può muovere alla conoscenza del mondo e organizzare la sua vita. È l’esperienza dell’Occidente, dalla quale nasce la civiltà meccanica e materialistica. In tale civiltà si riflettono obiettivamente i caratteri del pensiero che l’ha prodotta: pensiero matematico, scientifìco, nettamente individuato, ma disanimato: pensiero astratto, ormai chiuso ad ogni forma di fede, ma appunto per questo recante una indipendenza che è già una dimensione spirituale, mai prima conosciuta e che, positivamente assunta, secondo Scienza dello Spirito, può resuscitare nell’anima l’essenza sovrasensibile come forza cosciente». 

Ora, se l’uomo deve uscire da una millenaria infanzia e minorità spirituale, egli ‘deve’ – necessariamente ‘deve’ – affrancarsi dalla ‘tutela’ obbligata e costringente delle Deità ‘regolari’ che lo hanno generato, così come dall’azione stimolatrice, ma anche distruttrice, delle ‘irregolari’ Deità ostacolatrici, le quali, del resto – come abbiamo più sopra rilevato sulla base delle comunicazioni della Scienza dello Spirito – non hanno certo ‘scelto’, ossia assunto ‘liberamente’, di loro ‘autonoma iniziativa’, tale ruolo al contempo distruttivamente stimolante e ostacolante della libera volontà umana. In effetti, tali ‘irregolari’ Spiriti dell’Ostacolo a tale incomodo ruolo sono stati ‘missionati’, ossia ‘comandati’ e ‘costretti’, senza possibilità alcuna di sottrarvisi, da ‘regolari’ Deità superiori, anch’esse non libere, e anch’esse attendenti dall’uomo la sua autonoma conquista della libertà, e il ‘dono’ ch’egli di essa farebbe a Deità ‘regolari’ e ‘irregolari’: realizzando così la missione da esse ricevuta dall’Assoluto.

Questo ritrovare mediante folgorante Conoscenza, mediante ‘Gnosis’, l’Essere Primordiale, l’Assoluto, è ciò che rende liberi dalla ‘Legge’, dal Nòmos, dai condizionanti e costringenti legami di sangue, che fanno dell’individuo un esemplare, come tanti altri, della collettiva ‘anima di gruppo’ , che discende lungo le generazioni. L’antico israelita sentiva di appartenere, mediante il sangue, alla discendenza del padre Abramo, di essere un rappresentante della stirpe più che un Io individuato. Nella comunione con l’ente della stirpe con tutti coloro che erano usciti “dal seno di Abramo”, sentiva di essere pervaso dal Dio della stirpe, da Jahve-Jehova, e sentiva che per essere spiritualmente in regola doveva obbedire alla Torah, al Nòmos, alla Legge di Mosè, il Nomotèta, il Legislatore d’Israele. Non vi era per l’antico israelita problema o necessità di libertà, di autocoscienza individuale su sé fondata, di esperienza dell’Io sono: era richiesta unicamente l’obbedienza alla Legge, la cui trasgressione suscitava l’ira del Dio, di Jahve-Jehova, e quella degli uomini, preposti come giudici, gli shofetîm, alla punizione della trasgressione.

Nel Vangelo di Giovanni assistiamo alla contrapposizione tra la Legge mosaica, cui si sentono ancora legati i discendenti di Abramo, e l’impulso – veramente rivoluzionario – che sollecita alla Conoscenza, alla libertà, al fondarsi con l’autocoscienza individuale sullIo sono. Già alla fine del Prologo, nel testo originario, ai vv. 15-18, nell’originale testo greco, leggiamo:

Ἰωάννης μαρτυρεῖ περὶ αὐτοῦ καὶ κέκραγεν λέγων, Οὗτος ἦν ὃν εἶπον· Ὁ ὀπίσω μου ἐρχόμενοςἔμπροσθέν μου γέγονεν, ὅτι πρῶτός μου ἦν· ὅτι ἐκ τοῦ πληρώματος αὐτοῦ ἡμεῖς πάντες ἐλάβομεν, καὶ χάριν ἀντὶ χάριτος· ὅτι ὁ νόμος διὰ Μωυσέως ἐδόθη, ἡ χάρις καὶ ἡ ἀλήθεια διὰ Ἰησοῦ Χριστοῦ ἐγένετο, θεὸν οὐδεὶς ἑώρακεν πώποτε· μονογενὴς θεὸς ὁ ὢν εἰς τὸν κόλπον τοῦ πατρὸς ἐκεῖνος ἐξηγήσατο.

Che nella traduzione, la Riveduta, condotta sul testo cinque-seicentesco del valdese riformato Giovanni Diodati (1576-1649), del valdese Giovanni Luzzi, così suonano:

Giovanni gli ha resa testimonianza ed ha esclamato, dicendo: Era di questo che io dicevo: Colui che vien dietro a me mi ha preceduto, perché era prima di me. Infatti, è della sua pienezza che noi tutti abbiamo ricevuto, e grazia sopra grazia. Poiché la legge è stata data per mezzo di Mosè; la grazia e la verità son venute per mezzo di Gesù Cristo. Nessuno ha mai veduto Iddio; l’unigenito Figliuolo, che è nel seno del Padre, è quel che l’ha fatto conoscere.

Ma la contrapposizione più aperta e drammatica tra il mondo mosaico e jahvetico della Legge e quello ‘gnostico’ della Conoscenza e della libertà lo troviamo nell’ottavo capitolo del Vangelo di Giovanni, ove, ai vv. 32-33, leggiamo:

Ἔλεγεν οὖν ὁ Ἰησοῦς πρὸς τοὺς πεπιστευκότας αὐτῷ Ἰουδαίους· Ἐὰν ὑμεῖς μείνητε ἐν τῷ λόγῳ τῷ ἐμῷ, ἀληθῶς μαθηταί μού ἐστε, καὶ γνώσεσθε τὴν ἀλήθειαν, καὶ ἡ ἀλήθεια ἐλευθερώσει ὑμᾶς.

ἀπεκρίθησαν ⸂πρὸς αὐτόν⸃· Σπέρμα Ἀβραάμ ἐσμεν καὶ οὐδενὶ δεδουλεύκαμεν πώποτε· πῶς σὺ λέγεις ὅτι Ἐλεύθεροι γενήσεσθε;

Che nella traduzione dei primi del Novecento del valdese Giovanni Luzzi, diventa:

Gesù allora prese a dire a que’ Giudei che aveano creduto in lui: Se perseverate nella mia parola, siete veramente miei discepoli; e conoscerete la verità, e la verità vi farà liberi.

Essi gli risposero: Noi siamo progenie d’Abramo, e non siamo mai stati schiavi di alcuno; come puoi tu dire: Voi diverrete liberi?

E, poco oltre, ai vv. 57-58, è scritto:

εἶπον οὖν οἱ Ἰουδαῖοι πρὸς αὐτόν· Πεντήκοντα ἔτη οὔπω ἔχεις καὶ Ἀβραὰμ ἑώρακας;

εἶπεν ⸀αὐτοῖς Ἰησοῦς· Ἀμὴν ἀμὴν λέγω ὑμῖν, πρὶν Ἀβραὰμ γενέσθαι ἐγὼ εἰμί.

Ossia,

I Giudei gli dissero: Tu non hai ancora cinquant’anni e hai veduto Abramo?

Gesù disse loro: In verità, in verità vi dico: Prima che Abramo fosse nato, Io Sono.

Il sorgere dell’essere umano come individualità autocosciente e libera, implica il definitivo liberarsi dalla obbligante ‘tutela’ esercitata dalle Deità che lo hanno originariamente emanato e generato, il non voler dipendere più da quelle ‘rivelazioni’, e dalle correlative mediazioni rituali, dalle costringenti imposizioni della mosaica e jahvetica ‘Legge’, prescrittagli dall’esterno, con le quali tali Deità generatrici lo hanno accompagnato lungo il graduale processo di progressivo accecamento della sua immediata percezione sovrasensibile – che era, appunto, un gratuito ‘dono’ degli Dèi, e non autonoma conquista dell’uomo, altrimenti egli, se ne fosse stato realmente autore e signore, non l’avrebbe mai smarrita, come ricorda sempre Massimo Scaligero – nonché nella sempre più accelerantesi paurosa discesa nell’oscuro baratro dell’individuazione e della disperante solitudine, che tanto atterriva l’antico uomo delle civiltà tradizionali, ed ancor oggi atterrisce, e al contempo attrae, molti che temono – abyssus abyssum invocat, recita il biblico Salmo 41 di Davide, re d’Israele – l’istanza radicale di doversi reggere unicamente sulla propria essenza originaria, sull’Io, abbandonando l’illusorio appoggio su una precaria e infida ‘natura’, da molti millenni dominio e pastura di Deità ostacolatrici, e vedono cotale discesa nel baratro secondo la dantesca e virgiliana immagine di Giovanni Pascoli, Sotto il velame. Saggio di un’interpretazione generale del poema sacro, seconda edizione, Nicola Zanichelli, Bologna, 1912, pp. 76-77:

«Noi profondiamo nel miro gurge; e sentiamo il freddo e la vertigine dell’abisso. Noi scendiamo nel cupo del pensiero dantesco per la prima volta dopo sei secoli». 

Ma, oggi non è più concesso all’uomo di evitar la prova, ad affrontar la quale oramai si è soli, senza più appoggio, ausilio, e indicazione da parte dei Numi, i quali – come abbiam visto – liberi non sono, e anzi proprio dall’uomo, ‘loro mèta’, essi attendono liberazione. In questa lotta per uscir dalla ‘selva selvaggia aspra e forte’, affrontare ‘l’alto passo’, per affrontare il quale Dante ‘uscì de la volgare schiera’, il cercatore di libertà e salvezza è – come il divino Poeta – solo e come lui, in Inferno, II, 1-6, non può concedersi riposo e scoraggiamento:

Lo giorno se n’andava, e l’aere bruno
toglieva li animai che sono in terra 
da le fatiche loro; e io sol uno                                          

m’apparecchiava a sostener la guerra 
sì del cammino e sì de la pietate, 
che ritrarrà la mente che non erra.  

Questa, ovviamente, è una impresa estrema, un andare a ‘calcare la soglia della morte’, e non è una mera questione di studio razionale o di cultura intellettuale, come oggi molti son usi a ridurre l’esoterismo e la Via dell’Iniziazione. Perché come sin troppo chiaramente avverte quel paganaccio mio concittadino, Arturo Reghini, in Parole sacre e di passo, Atanòr, Todi, 1922, pp. 161-162, rifacendosi agli Antichi Misteri del Mondo Classico: «Non basta udire queste cose per apprenderle, dice Apuleio, occorre accostarsi al limite della morte, calcare la soglia di Proserpina; e questa, non è impresa da pigliare a gabbo; è un poco più rischiosa che sfogliare volumi ed eseguire degli scavi». E, infatti, per affrontare una cotale suprema impresa, non si può procedere ad uno sperimentalismo selvaggio, provando a casaccio, disordinatamente, quel che capita, o addirittura quel che attrae e piace, perché cliniche psichiatriche, cimiteri, e l’Ade sono pieni di disperati che su un tale periglioso sentiero hanno perso la salute, la ragione e sovente anche la vita. Conciosiacosaché io prenderei sul serio – molto sul serio – l’avvertimento e il savio consiglio del mio polemicissimo concittadino, che, parafrasando il periodare dantesco, a p. 192, così scrive:

«Anche la preliminare purificazione interiore, in pratica, non si effettua senza una esperta guida. Occorre a Dante la sapienza di Virgilio, che di servo lo trae a libertade, e lo conduce sino alla catarsi del paradiso terrestre da cui esce rinnovellato di novella fronda, puro e disposto a salire alle stelle; ed occorre poi altrettanta sapienza per arrivare a dislegare l’anima sua da ogni nube di mortalità. Questa è la funzione dell’Hermes Psicopompo, di Tot Trismegisto. Occorre dunque un maestro e benché la selva sia oggi non meno aspra, selvaggia e forte di quanto fosse al tempo di Dante, pure noi riteniamo che il pellegrino che vi si smarrisca possa e debba ancor oggi rinvenirvi il suo Virgilio».

Quindi grande ventura è per il ricercatore spirituale incontrare la Scienza dello Spirito, un Maestro che, col suo provvido insegnamento, faccia da Virgilio allo smarrito ‘pellegrino d’Amore’. Tale è oggi l’insegnamento di Rudolf Steiner e quello di Massimo Scaligero. Tale fu per me – ancor più grande ventura – l’aver incontrato al termine della mia agitata e affannata adolescenza Massimo Scaligero, e l’avermi egli mostrato l’Aureo Sentiero, inconosciuto o smarrito dai più negli ambienti antroposofici, e persino da molti ‘scaligeropolitani’, ossia quella Via del Pensiero Vivente, quella Via della Concentrazione Assoluta, che è l’autentico ‘manifesto mistero’ dell’Opera del Maestro dei Nuovi Tempi. Per questo, nel mio cuore a lui – e solo a lui – come in Inferno, II, 139-142, io dissi:

«Or va, ch’un sol volere è d’ambedue:
tu duca, tu segnore e tu maestro».
Così li dissi; e poi che mosso fue,
intrai per lo cammino alto e silvestro».

Questa la radicale e tragica situazione dell’uomo, oramai giunto al ‘cimento supremo’, allo scontro finale di quella lotta nella quale si deciderà del suo essere o del suo non essere, una lotta per la vita o la morte. E un ritornare indietro, tornare ad una sorta di innocente, incolpevole, irresponsabile ‘infanzia divina’, per lui davvero non v’è, poiché, come abbiamo visto, Massimo Scaligero ammonisce: «Chi vuol tornare indietro, segue la «via dei morti», in quanto non fa che disseppellire in sé antichi stati di coscienza, oltre i quali ormai l’uomo dovrebbe portarsi, per essere». E quella sarebbe una impresa vana perché quei riesumati stati di coscienza non potrebbero essere quel che furono in antico, non sarebbero altrettanto innocenti: sarebbero solo una caricatura deforme e demoniaca dei medesimi.

Ma l’uomo è chiamato al coraggio, alla realizzazione di se stesso, ad esser lui, e non altri, autore e signore del suo stesso destino. A realizzar ciò, non dovranno nutrire l’uomo effimere irrealtà e vane illusioni, «ma sapienza, amore e virtute» (Inf., I,104), realizzando così Autoscienza, Libertà e Amore, e giungere infine a contemplare «la divina podestate, la somma sapienza e ’l primo amore» (Inf., III, 5-6), ossia quell’«L’amor che move il sole e l’altre stelle» (Par., XXXIII, v. 145), ultimo verso di quella Comoedia”, che Giovanni Boccaccio volle chiamar “Divina”.

Ora, la posizione ‘cainita’ dell’uomo di totale indipendenza, e di assoluta autonomia, di individuale responsabilità del proprio destino, fu espressa con assoluta chiarezza da Rudolf Steiner già nelle prime, giovanili, opere filosofiche, che io amo chiamar ‘filosofali’, in particolare in Einleitungen zu Goethes Naturwissenschaftlichen Schriften, zugleich eine Grundlegung der Geisteswissenschaft (Anthroposophie), GA-1, Rudolf Steiner Verlag, 1987, Dornach, Schweiz. Infatti così possiamo leggere in Introduzione agli Scritti Scientifici di Goethe, Per una Fondazione della Scienza dello Spirito (Antroposofia), Editrice Antroposofica, Milano, 2008, pp. 104-105, ne Le opere scientifiche di Goethe, che preferisco citare nella bella edizione dei Fratelli Bocca, Milano, 1944, p. 84:

«Ogni uomo che pensi rettamente, dovrebbere respingere una felicità che gli venisse pôrta da una qualche potenza esteriore, non potendo sentire come tale una felicità offertagli come dono immeritato. Un creatore che avesse intrapresa la creazione dell’uomo pensando di dargli addirittura in dono la felicità, avrebbe fatto meglio a lasciarlo increato. Se quanto l’uomo compie viene sempre crudelmente distrutto, ciò aumenta la sua dignità; ché, in tal caso, egli deve sempre di nuovo creare e produrre, e la sua felicità sta nell’essere attivo, sta in ciò ch’egli stesso può compiere. La felicità donata, è pari alla verità rivelata. Degno dell’uomo, però, è solo il cercare la verità da sé, senz’esser guidato né dall’esperienza né dalla rivelazione. Quando ciò sarà una volta pienamente riconosciuto, le religioni rivelate avranno esaurito il loro còmpito. Allora l’uomo non potrà più nemmen volere che Dio gli si riveli o gli largisca in dono le sue benedizioni. Vorrà conoscere per virtù del suo proprio pensiero e fondare la sua felicità per forza propria. Se qualche potenza superiore guidi i nostri destini verso il bene o verso il male, non ci riguarda; noi stessi dobbiamo prescriverci la via da percorrere. L’idea più elevata di Dio resta pur sempre quella che considera essersi Egli totalmente ritirato dal mondo, dopo aver creato l’uomo, abbandonando questi interamente a se stesso.

Chi riconosce al pensiero la facoltà di percepire oltre ciò che possono scorgere i sensi, deve necessariamente attribuirgli anche degli oggetti che stiano oltre la realtà puramente sensibile. Ora gli oggetti del pensiero sono le idee. In quanto il pensiero s’impossessa dell’idea, esso si fonde con la base primordiale dell’esistenza cosmica; ciò che agisce fuori, penetra nello spirito dell’uomo; esso diventa uno con la realtà obiettiva alla sua più alta potenza. La percezione dell’idea nella realtà è la vera comunione dell’uomo».

Questa è la posizione al contempo austera, audace, addirittura ‘rivoluzionaria’ della Scienza dello Spirito, tale che esige dal sincero ricercatore spirituale il coraggio di fare a meno di grucce’, ‘stampelle’, ‘appoggi’, di rifugiarsi nel ‘sicuro ovile’ (sicuro, si fa per dire…) delle Chiese, e delle petites chapelles, ossia delle grandi e potenti Chiese istituzionalizzate, sedicenti detentrici di una discutibilissima ‘ortodossia’, e delle varie chiesuole, a pretese ‘esoteriche’, sedicenti detentrici di una ‘Gnosi’, che nel migliore dei casi è solo letteraria. Chi abbia veramente sete d’Incondizionato, di Assoluto, oggi, vede quanto sia profonda – sia detto con tollerante sopportazione – la decadenza irreversibile dei cosiddetti Ordini ‘tradizionali’, un tempo gloriosi, ma la cui funzione – ripeto, oggi – è esaurita e superata. In effetti, sulla Via dell’Aucoscienza e della Libertà, non si può chiedere ad un rituale – sia pure antico e venerando – quel che non si è capaci, o non si vuole, o si teme chiedere al proprio pensare e al proprio volere. Una tale decadenza, anzi una totale degenerazione ha colpito anche le varie Società spiritualistiche, compresa quella antroposofica. Si può affermare – ed è una constatazione molto dolorosa – che proprio l’istituzione creata da Rudolf Steiner ha raggiunto nel tempo livelli che non hanno uguali. La storia del movimento antroposofico – come ebbi a dire nel 1985 a Hella Wiesberger nel nostro primo incontro – è la tragedia spirituale del XX secolo, come lo è altresì del nostro. 

Giova, perciò, ricordare le severe parole di Massimo Scaligero, nel capitolo 20 del suo Trattato del Pensiero Vivente, Tilopa, Roma, 1979, p. 62, ove parlando della forza-folgore del Pensiero Vivente, così scrive

«Nessun determinato pensiero reca quella forza e tutti scaturiscono da essa: onde la verità non può appartenere ad alcun pensato – e di conseguenza a nessuna dottrina, o scuola, o accademia, o corrente spiritualistica – ma al pensiero nel quale viva la forza onde nascono le verità e le dottrine. Che non è più l’ordinario pensiero.

La verità è appunto questa forza, non le dottrine che la dialettificano, onde nessun conoscere la verità è la verità, ma solo il conoscere in quanto espressione di tale forza: non il conoscere che si persegua per il sapere, ma quello a cui si subordini ogni sapere. Il vero sapere è il pensare che sappia essere pensiero: puro conoscere».

L’ARCHETIPO-FEBBRAIO 2021

Anno XXVI n. 2

Febbraio 2021

«Maschere»

L’ARCHETIPO-GENNAIO 2021

PRECIOUS LORD, TAKE MY HAND.

ECOANTROPOSOPHIA.IT augura  BUON NATALE a tutti i suoi amici lettori

i…………

Prezioso Signore, prendi la mia mano

E conducimi a casa

Mi portano via, lasciatemi stare.

Sono stanco, sono debole, sono consumato.

E quando la mia, quando la mia strada è oscura

Prezioso Signore per favore stammi vicino

E oh, quando la mia, quando la mia vita è quasi, quasi finita

Padre, Padre, Padre ascolta il mio grido, Signore

E oh, quando sono sulla riva del fiume

ascolta la mia chiamata e tieni, tieni la mia

Tieni la mia mano, Gesù affinche io non cada

Oh, prendi le mie mani, Signore prezioso

E conducimi, 

Conducimi verso la luce

Oh, prendi le mie mani, Signore prezioso

E conduci i tuoi figli a casa

E quando la mia, quando la mia strada è oscura

Prezioso Signore per favore stammi vicino

E oh, quando la mia, quando la mia vita è quasi, quasi finita

Padre, Padre, Padre ascolta il mio pianto, Signore

E quando sono sulla riva del fiume

oh, ascolta la mia chiamata e tieni, tieni la mia

Tieni la mia mano prezioso Signore, affinche io non cada

Oh, prendi la mia mano Signore prezioso

E conducimi a casa.

L’ARCHETIPO-DICEMBRE 2020

Anno XXV n. 12

Dicembre 2020

Buon-Natale-2020

L’ARCHETIPO-NOVEMBRE 2020

VERITÀ SU RUDOLF STEINER E MASSIMO SCALIGERO CONTRO LE MENZOGNE SU DI LORO E L’ANTROPOSOFIA. TERZA PARTE: L’AUTENTICO VOLTO DELLA SCUOLA ESOTERICA E DELLA “MYSTICA AETERNA”.

Marie St.

Prima di entrare nel vivo delle oltremodo discutibili affermazioni di Efesto/N.R. Ottaviano a proposito della pretesa “natura massonica”, da lui ripetutamente affermata, della Mystica Aeterna, nonché di una favoleggiata “segreta sopravvivenza” di questa, devo ulteriormente puntualizzare la questione dell’identità di “Arvo”, che scrisse vari articoli non solo nei fascicoli originari di UR-KRUR, tanto per intendersi, quelli degli anni venti dello scorso secolo, ma anche nelle successive edizioni, curate da Julius Evola, e da lui pubblicate prima nel 1955 presso i Fratelli Bocca, poi dal 1971 presso le romane Edizioni Mediterranee. Una gentile mano amica mi ha passato quanto, altrimenti a me inaccessibile, sul noto social forum N.R. Ottaviano ha scritto per contestare, deridendomi, l’identificazione da me ampiamente dimostrata di Arvo con lo stesso Julius Evola. Tra l’altro, lo fa citando un libro di Renato Del Ponte, prendendo il titolo della sua opera,  Evola e il magico “Gruppo di Ur”. Studi e documenti per servire alla storia di Ur-Krur, Borzano, Albinea, SeaR Edizioni, 1994, dal mio stesso articolo, e, copiando male, ha confuso nella sua citazione Borzano, amena e pacifica borgata nel comune di Albinea, in provincia di Reggio Emilia, con l’altoatesina Bolzano, arrivando ad affermare a chi gli chiedeva, obbiettando sul social forum, perché Bolzano e non Borzano (come, in verità, doveva essere scritto), che «Bolzano era la città della sede della casa editrice». Chiunque può constatare in internet che ciò non corrisponde affatto a verità. Ma, come ho dimostrato ampiamente, Renato Del Ponte, del quale conosco la correttezza, si sbagliava. Ora, costui, il mio avversario, pensa di rispondere agli argomenti provati e documentati con insulti, ingiurie, calunnie, e denigrazioni, e persino con gratuite, non richieste, “diagnosi professionali”. Personalmente, la cosa mi diverte moltissimo, e s’egli pure a cotal giuoco altrettanto ci si diverte, che continui pure! Ma, costui mi scusi, io non scenderò sino a quell’infimo, e infame, suo basso livello, e mi limiterò – a parte l’usare una garbata e divertita ironia a proposito delle sue mirabolanti, ripetutamente ostentate “grandi hierophanie”, delle sue plurime “granmaestranze”, delle sue “incognite iniziatrici superiorità”, delle sue egizio-yohannite  “patriarcali ecclesiastico-gnostiche primazìe” – a portare argomenti e documentate prove alla mia disamina.

Arvo non può in alcun modo essere il duca Giovanni Colonna di Cesarò, figlio della baronessa Emmelina de’ Renzis, non solo per quanto risulta dall’analisi dello stile e dei contenuti degli scritti a firma Arvo nei fascicoli originari della rivista diretta da Julius Evola, e dalle coeve testimonianze di Mario Fille e Cesare Accomanni, amici di Evola, nonché da quanto riportato dallo studio premesso da Gianfranco de Turris, che non può certo essere accusato di non conoscere vita e opere di Julius Evola, all’edizione italiana di Zam Bothiva, Asia Mysteriosa, pubblicato dalle romane Edizioni Mediterranee, ma anche dal fatto che il nostro duca morì nel 1940, mentre nelle edizioni successive di Introduzione alla Magia, a cura del “Gruppo di Ur, Fratelli Bocca Editori, Roma, 1955, e Edizioni Mediterranee, Roma, 1971, compaiono, a firma Arvo, articoli nuovi rispetto all’edizione degli anni venti, che non possono essere scritti pubblicati postumi di Giovanni Colonna di Cesarò, perché, a parte sempre lo stile e i contenuti, lo escludono sia la natura chiaramente “evoliana” dei loro contenuti, sia la citazione di testi di vari autori, apparsi dopo la morte del duca.

Infatti, nel secondo volume delle due riedizioni evoliane postbelliche, troviamo Arvo, Vivificazione dei «segni» e delle «prese», ediz. del 1955, pp. 124-134, ediz. 1971, pp. 118-128, ove leggiamo:

«Questi [sc. Gustav Meyrink], del resto, nel suo romanzo «Der weisse Domenikaner» parla esattamente  dei «segni» e delle «prese» massoniche per rendere vivente il corpo, più o meno nei termini del Kerning», e aggiunge a piè di pagina, riferendosi al romanzo di Meyrink, Il domenicano bianco: «Tradotto anche in italiano, edizioni Bocca, Milano, 1944. È un libro che raccomando».

Ora, a parte il fatto che nel 1944, anno di pubblicazione del libro in questione, il duca Colonna di Cesarò era morto già da quattro anni, quindi era cronologicamente impossibile che potesse citare quel libro, apparso dopo la sua scomparsa, è ben noto come il traduttore di esso, e l’autore della nota citata, fosse proprio Julius Evola.

Ma vi è un altro articolo, sempre a firma Arvo, che per altrettanto evidenti motivi cronologici, oltre che per lo stile e i contenuti tipicamente evoliani e non antroposofici, è impossibile che sia stato scritto dal duca Colonna di Cesarò. Alle pp. 162-172, ediz. 1955, e pp.147-156, ediz. 1971, Arvo, L’etnologia e i “pericoli dell’anima”, che è una approfondita, molto interessante, recensione, che discute un’opera di Ernesto De Marino, Il mondo magico, Torino, Einaudi, pubblicata nel 1948, e che a fortiori non poteva certo esser nota al nostro duca, defunto già da ben otto anni.  

Tutto ciò dimostra, una volta di più, oltre che l’incompetenza esoterica (siamo sempre tra gli educati eufemismi…), anche tutta la profana ignoranza del nostro “mistagogico Hierophante”.  

***

Rudolf Steiner, negli ultimi due decenni dell’Ottocento, e nei primi decenni del Novecento, si assunse la missione e la responsabilità di portare in Occidente una Via iniziatica per l’epoca dell’anima cosciente. Lo fece perché l’urgenza dei tempi richiedeva – anzi tragicamente esigeva – che nell’epoca del dilagante materialismo, che aveva rotto ogni argine e barriera, venisse portata all’essere umano, che rischiava di perdere lo stato umano, e di sprofondare nel subumano, una Via per liberarsi dalla prigionia della materia, e risalire i gradini di quella “scala”, ch’egli aveva percorso, discendendo, con la sua “caduta”, da una paradisiaca condizione primordiale di sovrumana grandezza, sin giù all’attuale stato di abietto servaggio ad una natura umano-animale.

L’impresa ch’egli affrontò era veramente eroica: impresa addirittura temeraria, se il suo ignoto Maestro gli disse che per vincere il drago del materialismo moderno, avrebbe dovuto “entrare nella pelle del drago”, e vincerlo dall’interno: qualcosa di ancor più temerario e radicale del taoistico “cavalcare la tigre”! Impresa ardimentosa, decisamente “cainita”, quella di Rudolf Steiner, che non volle attingere ad una “rivelazione” dall’Alto, ad una “Theosophia” nel senso più antico e nobile del termine, bensì volle, basandosi su forze umane, elaborate “dal basso”, conquistare una Conoscenza che fosse, appunto, “rosicrucianamente”, una “Anthroposophia”.  

All’epoca di Rudolf Steiner ancora sussistevano, ed erano vitali, in Oriente antiche Vie pure e luminose. Vi erano in India, in Tibet, in Cina, in Corea, in Giappone, Maestri ancora degni di tal nome, ma tali Vie – pur ammirevoli e venerande – nulla possono, oggi, nei confronti dello sprofondamento nel materialismo della civiltà umana, il quale partendo dall’Occidente sta divorando a gran velocità anche tutte le antiche culture tradizionali d’Oriente. Quelle antiche Vie, oggi, non aiutano: non aiutano più. O possono aiutare ben pochi. Per i più, esse sono come un farmaco scaduto, che abbia perso la sua efficacia terapeutica, o come un’arte terapeutica non in grado di affrontare un nuovo devastante morbo, in precedenza ad essa sconosciuto. Il pericolo, tutt’altro che remoto purtroppo, è che il corrotto Occidente, con il proprio intellettualismo dialettico e la sua ossessiva demonìa economica, giunga a deformare, a sfigurare, a degradare quelle antiche, nobili, Vie allo Spirito, e che niente di Sacro oramai venga più risparmiato.

Del resto, non è che in Occidente le Vie spirituali siano messe molto meglio che in Oriente. Senza dilungarmi in una descrizione che si dimostrerebbe per molti, oltre che sconcertante, anche estremamente dolorosa, sarà sufficiente osservare – guardando con freddo realismo in faccia una realtà sin troppo tragica – quanto è accaduto nel movimento spirituale antroposofico, fuori e dentro la Società Antroposofica: sia prima che dopo la morte di Rudolf Steiner. Quanto ho affrontato nella disamina svolta nelle due parti precedenti di questo mio studio, e che proseguiremo nella presente terza parte, è solo uno, sia pure estremamente emblematico, tra molti, troppi, altri casi esemplari, e – per chi ben conosca la storia del movimento antroposofico – neppure tra i peggiori, pur nella sua scandalosa spettacolarità, e nei suoi aspetti a volte comicamente circensi. Pur esiziale che esso sia, devo dire che ve ne sono stati molti altri, di gran lunga più pericolosi, la cui portata distruttiva è stata molto più vasta e prolungata nel tempo. Ma proprio per il fatto di essere un caso emblematico, e poiché esso tocca argomenti estremamente sensibili della Scienza dello Spirito, in particolar modo quello della Scuola Esoterica, e della Sezione cultica, la Mystica Aeterna, di quest’ultima, è giusto, oltre che necessario, condurre sino in fondo la disamina intrapresa. Alla fine di questa disamina, il lettore se ne farà l’opinione che riterrà più corretta, o più conforme alla realtà dei fatti, a seconda della sua volontà di verità, o di sincera ricerca della Conoscenza.

La Scuola Esoterica venne fondata da Rudolf Steiner come prima SezioneAbteilung – o ClasseKlasse – nel 1904, mentre la seconda e terza Sezione, costituenti nel loro insieme la Mystica Aeterna, la Sezione culticosimbolica, articolata a sua volta in due distinte Classi, rispettivamente la prima in tre gradi, e la seconda in altri sei gradi, venne fondata nel 1906. Nella prima Sezione o Classe della Scuola Esoterica l’accento era posto principalmente sulla formazione ascetica individuale, okkulte Schulung, che si sviluppava in un rapporto diretto tra il Maestro e il discepolo, e sull’insegnamento relativo ad essa, che si svolgeva in quelle che furono chiamate in tedesco esoterische Stunden, ossia “ore” o “lezioni esoteriche”. Nella Mystica Aeterna, invece, l’accento era posto su una serie di “azioni cultiche” collettive, che si svolgevano in un ambiente simbolico mediante cerimonie, che avevano un carattere “rappresentativo” – così le definì Rudolf Steiner – delle stesse verità spirituali che il discepolo aveva già accolto dai testi scritti di Antroposofia, dalle conferenze pubbliche, e in quelle riservate ai soci della Società Teosofica prima, e Società Antroposofica (quella del 1913) dopo, di Rudolf Steiner, e nelle “lezioni” da lui tenute all’interno della Scuola Esoterica. Nei primi tre gradi della Mystica Aeterna, della Seconda Classe della Scuola Esoterica, vi  era largo spazio a tali cerimonie simboliche, mentre nella Terza classe di essa, vi era una progressiva diminuzione del lato cerimoniale, e un’accentuazione progressiva dell’insegnamento, e della pratica meditativa. Tutto ciò fu oggetto di ripetuti colloqui tra Hella Wiesberger, che all’interno del “Lascito” curava l’intera edizione dei testi della “Scuola Esoterica”, e il sottoscritto. Colloqui, come ho già avuto modo di far presente, per me molto illuminanti.

Tutte e tre le Sezioni, o Classi, della Scuola Esoterica – compresa la Mystica Aeternavennero sciolte da Rudolf Steiner nel 1914 allo scoppio della prima guerra mondiale. Questo particolare non è affatto solo il sottoscritto a dirlo, bensì è lo stesso Rudolf Steiner ad affermarlo in scritti, in colloqui, conferenze, e ad attuarlo mediante ben precise azioni. Una di queste azioni fu lo stracciare – come atto simbolico di chiusura della Mystica Aeterna – le patenti che Rudolf Steiner e Marie von Sivers, divenuta poi, nel 1915, Marie Steiner, avevano ricevuto allorché, per l’istituzione della stessa Mystica Aeterna, essi si erano collegati con la corrente di John Yarker. Nessuna delle tre Classi fu mai riaperta da Rudolf Steiner nella forma ch’esse avevano nella Scuola Esoterica prima del conflitto mondiale scoppiato nel 1914.

Affermare che Rudolf Steiner – malgrado le sue esplicite dichiarazioni, orali e scritte, di aver sciolta e mai più riaperta la Mystica Aeterna, dichiarazioni confermate oralmente e per iscritto dalla sua collaboratrice e compagna, Marie Steiner – abbia, invece, “segretamente” fatta proseguire la Sezione cultico-simbolica, e le relative cerimonie, è avere la presunzione sacrilega di accusare  di disonestà, di simulazione, di mendacio lo stesso Rudolf Steiner, il quale, agendo così, avrebbe mentito persino ai suoi stessi discepoli, oltre che al mondo! È avere la presunzione sacrilega di accusare di complicitàdisonestà e mendacio pure Marie Steiner – colei che in un colloquio Jakob Streit mi definì essere una “Regina della Verità”, nemica giurata di ogni “simulazione”, di ogni “diplomazia”, di ogni “strategia politica”! Francamente, mi è più facile convincermi che menta – spudoratamente menta  – chi, senza prova veruna, afferma che Rudolf Steiner abbia fatto proseguire, dopo il 1914, segretamente, fuori della Società Antroposofica, e per di più, al dire del nostro “mistico Hierophante”, in àmbito “massonico egizio”, la Mystica Aeterna. Questa “fiaba” il nostro Efesto/N.R. Ottaviano può andare a raccontarla agl’infanti, agli sprovveduti, agl’ingenui, agl’ignoranti, a coloro che non conoscono l’Opera di Rudolf Steiner, che non conoscono la storia del movimento antroposofico, e quella dell’esoterismo, che non si sono mai preccupati di ricercarne i documenti e le testimonianze vive. Ma chi abbia fatto le sue promesse sacre e i suoi giuramenti alle Potenze Spirituali che stanno dietro la reale Scuola Esoterica, e dietro l’autentico movimento spirituale antroposofico, chi abbia fatto sua la causa dell’Essere Angelico Anthroposophia, e sia leale verso tale Essere, non si “berrà” mai una menzogna del genere!

Dopo il Convegno di Natale del 1923, Rudolf Steiner riaprì – o meglio detto: tentò di riaprire – unicamente la prima Classe della Scuola Esoterica. E lo fece cambiando radicalmente forma e contenuti della Prima Classe, ed anche il tipo di accesso ad essa. A partire dal febbraio del 1924, egli fece le prime 19 “lezioni”, poi – constatata l’inadeguatezza, e la cronica mancanza di serietà di molti partecipanti, e infine visto quello che fu un vero e proprio tradimento, avvenuto nell’agosto del 1924 – Rudolf Steiner interruppe la sua donazione, si limitò a fare a Dornach sei “lezioni di ricapitolazione” nel settembre 1924, e non donò più niente della Scuola Esoterica. Quelle che avrebbero dovute essere la seconda e la terza Classe, ossia la rinascita in forma nuova, e non la semplice ripetizione dell’antica forma cultico-simbolica, non vennero MAI – ripeto MAI – da lui riaperte. E tutti i documenti lo dimostrano. Chi affermi il contrario, andando contro, appunto, l’intera documentazione scritta, e le testimonianze orali e scritte dei partecipanti, mente sapendo di mentire, ed è un impostore.

A tagliare la testa al toro, circa la questione della definitiva chiusura della Sezione cultico-simbolica, ossia della Mystica Aeterna, è l’esplicita parola di Marie Steiner, da me riportata già in un articolo su questo stesso blog, apparso il 15 marzo 2017, dal titolo Smascherare le false apparenze – Abbattere la menzogna, dal quale riporto le seguenti righe: 

«Ora, acciocché, ancora una volta, qualcuno non pensi che questo perfido lupaccio [sc. il sottoscritto] si stia inventando qualcosa, riporto quanto scrisse Marie Steiner-von Sivers in un suo articolo coraggioso – in Germania erano già cominciate l’era del potere nazionalsocialista e le persecuzioni nei confronti dell’Antroposofia – apparso col titolo War Rudolf Steiner Freimaurer? – ossia: Rudolf Steiner era massone? – nella rivista Anthroposophie. Zeitschrift für freies Geistesleben, 16. Jg. Buch 3, April-Juni 1934, Stuttgart, edita da C.S. Picht, suo amico fedelissimo dei momenti difficili e difficilissimi. Questo articolo fu riprodotto dalla mia amica Hella Wieberger, nel volume della GA-265, Zur Geschichte und aus den Inhalten der erkenntiskultischen Abteilung der Esoterischen Schule 1904-1914, Rudolf Steiner Verlag, Dornach, 1987, dedicato alla storia della Sezione cultico-conoscitiva della Scuola Esoterica di Rudolf Steiner, ove a p. 114, si può leggere:

«Als der Krieg ausgebrochen war, im August 1914, erklärte Rudolf Steiner den so begründeten Arbeitskreis, der unter dem Namen «Mystica aeterna» sich zusammengeschlossen hatte, für aufgehoben und zerriß als Zeichen dafür das darauf bezügliche Dokument. Nie ist man in dieser Weise wieder zusammengekommen».

Il rilievo in corsivo è di Marie Steiner. Il testo, tradotto nell’italica lingua, dice:

«Allorché scoppiò la guerra, nell’agosto del 1914, Rudolf Steiner dichiarò abolita la cerchia di lavoro [cultica], che si era riunita sotto il nome di «Mystica aeterna», e come segno di ciò stracciò il relativo documento. non ci si è mai più riuniti nuovamente in tale maniera».

Ho avuto occasione di ascoltare – mercé la benevola mediazione di persona amica – come, in alcuni video trasmessi su un noto social forum, Efesto/N.R. Ottaviano affermi, come ho scritto già nella seconda parte di questa disamina, che la Mystica Aeterna sarebbe – a suo dire – una «massoneria fortemente antroposofizzata», o una «antroposofia massonizzata». Questa è, per usare, ancora una vòlta, un’espressione decente, una “spiritosa invenzione”, ovvero è una “fiaba” che può essere raccontata agl’infanti; è – per usare un’espressione dello stesso Rudolf Steiner – affermare una cosa risibile con la maschera della serietà.

Ora, il volenteroso ricercatore spirituale italiano, che non conosca la lingua tedesca, ha non poca difficoltà a documentarsi sulla Scuola Esoterica di Rudolf Steiner: sia a proposito dei suoi contenuti che della sua storia. In italiano sono apparsi solo due testi, che non sono l’esatta traduzione, fedele e integrale, come avrebbe dovuto avvenire, dei rispettivi volumi in lingua tedesca.

Il primo volume apparso è Storia e Contenuti della Prima Sezione della Scuola Esoterica 1904-1914, Editrice Antroposofica, Milano, 2014, di 244 pp., traduzione parziale dall’O.O. 264, a cura di Maria Cianci per la parte di Rudolf Steiner e di Stefano Pederiva per la parte di Hella Wiesberger, dell’opera, Zur Geschichte und aus den Inhalten der ersten Abteilung der Esoterischen Schule 1904-1914, GA-264, che nella bellissima edizione della Rudolf Steiner Verlag, Dornach, 1984, è di ben 476 pp., con grande ricchezza sia di testi di Rudolf Steiner, che di documentazione storica, e di competenti commenti esplicativi della curatrice dell’intero lascito esoterico del Dottor Steiner, Hella Wiesberger.

Il secondo volume è Dai Contenuti della Sezione cultico-conoscitiva della Scuola Esoterica dal 1904 al 1914, Editrice Antroposofica, Milano, 2017, traduzione anch’essa solo parziale, a cura di Laura Vanelli, di 430 pp., dall’O.O. 265, del volume tedesco, Zur Geschichte und aus den Inhalten der erkenntniskultischen Abteilung der Esoterische Schule 1904-1914, GA265, Rudolf Steiner Verlag, Dornach, 1987, 526 pp. L’edizione italiana, inoltre, non è felice sia perché è piena di grossolani errori di traduzione, di fraintendimenti, anche gravi, nonché di specifici errori d’interpretazione da parte chi aveva intrapresa la fatica della traduzione di un sì difficile testo, sia perché in tale edizione italiana manca quasi interamente la parte storica introduttiva della curatrice dell’opera, Hella Wiesberger, sia perché mancano altresì molti dei suoi ampi commenti esplicativi.

Ora, è su questa edizione italiana dell’O.O. 265, mal tradotta – come avrò modo di mostrare in altro momento – e soprattutto incompleta, che Efesto/N.R. Ottaviano si basa per narrare agl’infanti la sua “fiaba” di una continuazione “segretissima”, ed “estremamente elitaria”, dai “contenuti misteriosi”, e soprattutto, a suo dire, a “carattere massonico”, della Mystica Aeterna, che ora avrebbe come suo dirigente – l’unico, sempre a suo dire, come nel video posto in rete sul citato noto social forum, autorizzato a “svelarne”, per scarni accenni, qualcosina – lo stesso Efesto/N.R. Ottaviano, unico testimone di se stesso e della sua “fiabesca” affermazione, mentre tutti i documenti presenti nell’edizione tedesca – che io ebbi donata personalmente da Hella Wiesberger già nell’aprile del 1988 – affermano, invece, che Rudolf Steiner chiuse “ritualmente”, sigillandola “occultamente”, la Sezione cultico-conoscitiva, e non la riaprì né nella sua prima forma, – a causa dei tradimenti, avvenuti nel 1924, che documenterò, come più sopra detto, in altra sede – in una forma nuova.

La Mystica Aeterna, in qualsivoglia sua forma, oggi è quella che in Occultismo si chiama una “via ostruita”, e come tale non resuscitabile, e chi affermi il contrario coscientemente mente, sapendo ben di mentire, mentre chi ne insceni la “resurrezione” – tra l’altro con rituali incompleti, perché determinate parti del rituale che solout traditur – Rudolf Steiner eseguiva, non furono, volutamente, MAI messe per iscritto – è un impostore. Nei testi pubblicati talune parti del rituale sono sostituite da numerose righe di puntini, che evidenziano le volute lacune del testo.

Quella di inscenare una sorta di “revival” della Mystica Aeterna è cosa già avvenuta in passato: per esempio, vi fu ad Amburgo il tentativo – dovrei dire : la sacrilega profanazione – perpetrata da Lothar-Arno Wilke, sulle modalità e i contenuti della quale fui abbondantemente informato ed edotto da Hella Wiesberger, e da “altri”, che per ora preferisco tacere. Anche di ciò avrò modo di parlare in altra sede. La fine orribile dello stesso Lothar-Arno Wilke, e di taluni suoi “assecli”, dopo tale “tentativo”, dovrebbe essere piuttosto “istruttiva” nei confronti di coloro che pensano di poter liberamente, e impunemente, “affabulare” sui contenuti sacri della Scienza dello Spirito, e della sua Scuola Esoterica, Mystica Aeterna compresa.

Che la Mystica Aeterna fosse una sorta di “massoneria antroposofizzata”, o di “antroposofia massonizzata”, che – al dire di Efesto/N.R. Ottaviano – Rudolf Steiner avrebbe fondato all’interno della massoneria “egizia”, è quanto, per iscritto, Rudolf Steiner negò decisamente. L’Ordine Massonico – qualunque cosa, in bene o in male, si voglia pensare di esso – è una cosa ben precisa: è un Ordine iniziatico (o almeno pretende, sempre a ragione o a torto che sia, di esser tale) che ha strutture precise, forme precise, una metodica precisa, che sono diverse ed estranee rispetto all’Antroposofia. L’Ordine Massonico è (o vorrebbe essere), come nel caso dei Misteri dell’Antichità Classica, una “società segreta” o, meglio detto, una società pubblica che detiene, o ritiene (sempre a ragione o a torto che sia) di detenere, un “segreto iniziatico”. Questo non è affatto il caso dell’Antroposofia. E, soprattutto, non lo è dopo il Convegno di Natale del 1923, nel quale Rudolf Steiner si assunse la responsabilità di unire il movimento spirituale antroposofico alla Società Antroposofica. Ciò risulta con estrema chiarezza dai “Principi” e dagli “Statuti” da lui stesso redatti in occasione di tale Convegno. Ma leggiamo che cosa lo stesso Rudolf Steiner scrive ne La mia vita, traduzione di Febe Colazza Arenson e Lina Schwarz, Editrice Antroposofica, Milano, 1961, pp. 343-346., ove metterò in grassetto alcune parti, per meglio evidenziarle:

«Alcuni anni dopo l’inizio della mia attività nella Società Teosofica, da una certa parte, venne offerta a Marie von Sivers [la futura Marie Steiner] e a me la direzione di una società come se ne sono conservate alcune che mantenevano l’antico simbolismo e le cerimonie di culto nelle quali era incorporata la «sapienza antica». Io non avevo mai pensato, nemmeno lontanamente, di svolgere la mia attività nel senso di una società di tal genere; ogni contenuto antroposofico deve scaturire per necessità interiore scaturire dalle proprie sorgenti di conoscenza e di verità, e da questa mèta non bisogna deviare nemmeno in minima parte. […] Nulla, assolutamente nulla, ho preso da questa società, se non la legittimazione puramente formale di istituire io stesso, in collegamento storico, un’attività rituale-simbolica.

Tutto ciò che formava il contenuto del «rito» in questa istituzione [sc. nella Mystica Aeterna] da me organizzata non si appoggiava ad alcuna tradizione. In possesso dell’autorizzazione formale, venne coltivato esclusivamente quello che presentava la conoscenza antroposofica in forma d’immagine, di simbolo; e anche questo è avvenuto perché fra i soci ve n’era il bisogno. Accanto all’elaborazione delle idee, nella cui veste il contenuto della conoscenza dello spirito veniva dato, si aspirava a qualcosa che parlasse in modo immediato al sentimento. A questo bisogno volevo venire incontro. […]

Con ciò non venne creata una società segreta: a chi entrava a far parte della mia istituzione veniva detto con assoluta chiarezza che non entrava in un ordine, ma che, partecipando a cerimonie rituali, avrebbe potuto vivere una specie di dimostrazione, in forma sensibile, delle conoscenze spirituali. Se alcune di queste cerimonie si svolgevano in quelle stesse forme nelle quali, negli ordini tradizionali, i membri vengono accolti o fatti salire a gradi più alti, ciò non aveva il significato d’introdurre in un ordine, ma soltanto quello di render percepibili, per mezzo d’immagini sensibili, il progressivo avanzare spirituale delle esperienze dell’anima. […]

È comprensibile che nel venire a conoscenza di un’istituzione come questa ora descritta, subentrino dei malintesi. Molti ritengono più importante il fatto esteriore di far parte di un’istituzione simile che non il contenuto che in essa viene loro dato; avvenne così che alcuni dei partecipanti alla mia istituzione ne parlavano come se fossero divenuti membri di un ordine. Non sapevano fare questa differenza: che, senza che essi appartenessero ad un ordine, venivano loro mostrate cose che di solito vengon date soltanto nella cerchia di un ordine.

Avvenne appunto che, anche in questo campo, noi ci staccammo dalle antiche tradizioni. Il lavoro venne svolto così come deve essere svolto quando il contenuto spirituale viene investigato in modo diretto, secondo le esigenze dell’esperienza animica pienamente meditata.

Il fatto che più tardi, da attestati che Marie von Sivers ed io avevamo firmato, riallacciandoci all’istituzione storica di Yarker, si prese pretesto per ogni sorta di calunnie contro di noi, equivale a trattare una cosa risibile con la maschera della serietà. Le nostre firme furono apposte a delle «formule», conformemente all’uso. E nell’istante stesso in cui sottoscrivevamo, io dicevo con assoluta chiarezza: «Tutto questo è formalità; l’istituzione da me costituita non prenderà nulla dall’istituzione Yarker». […]

Questa istituzione, che trasmetteva il contenuto spirituale in un simbolismo di culto, fu una cosa benefica per molti di coloro che, nell’àmbito della Società Antroposofica, vi parteciparono, poiché qui, come in ogni altro campo dell’attività antroposofica, era escluso tutto ciò che esorbitasse dalla coscienza pienamente sveglia e chiara. Pensare ad un abuso in senso magico o ad influenze suggestive di qualsiasi genere era del tutto fuori luogo; i soci ricevevano qui lo stesso contenuto, che altrimenti faceva appello in forma d’idee alla loro comprensione intellettiva, anche in una forma che permetteva all’anima di aderirvi in percezione immediata; e questo era a sua volta per molti un aiuto onde penetrare più a fondo nella formazione delle idee. Con l’inizio della guerra la possibilità di coltivare ulteriormente questa istituzione venne a mancare, poiché, sebbene nulla avesse in sé di una società segreta, essa sarebbe stata considerata tale. Dopo la metà dell’anno 1914, perciò, la sezione di culto simbolico entro il movimento antroposofico, entrò in letargo».

Quanto qui Rudolf Steiner descrive – con una chiarezza che in misura maggiore da lui non avrebbe potuta esser messa in atto – è l’esatto contrario di quanto di quanto, in forma scritta e in video diffusi in rete, afferma Efesto/N.R. Ottaviano. Ossia dimostra che è falso, falsissimo, che Rudolf Steiner abbia fondato la Mystica Aeterna all’interno della Massoneria “egizia”; che è falso, falsissimo, il fatto che chi entrava nella Mystica Aeterna entrasse in un Ordine iniziatico, e tantomeno che entrasse nell’Ordine massonico; che è falso, falsissimo, che Rudolf Steiner nel 1914 abbia fatto continuare segretamente la Mystica Aeterna, come Ordine o Obbedienza Massonica – come ha più volte affermato, dando versioni diverse e tra loro contraddittorie, Efesto/N.R. Ottaviano – da parte di Gustav Meyrink (che in realtà Rudolf Steiner, come abbiamo visto, incontrò una sola volta nel 1917 al lago Starnberg, in Baviera, e che non era affatto suo discepolo, anzi piuttosto ostile all’Antroposofia), o da parte di Alexander von Bernus, il quale, pur grande amico di Rudolf Steiner, non entrò mai nella Società Antroposofica. Nel presente studio, spiegherò, e documenterò in maniera particolareggiata, perché la “fiaba” della “continuazione” della Mystica Aeterna in Norvegia, in Svezia, in Germania, o altrove, sia quella simulazione, da Efesto/N.R. Ottaviano, ed altri nel mondo proclamata a gran voce come realtà verace ed autentica, che negli Antichi Misteri del Mondo Classico veniva, tecnicamente, denominata “mistificazione”, ossia una abile o maldestra, ma sacrilega sempre, imitazione di forme sacrali, priva di qualsiasi autentico contenuto spirituale. Se Rudolf Steiner avesse veramente voluto far risorgere in una qualsiasi forma la Mystica Aeternae non lo fece – l’avrebbe certamente affidata a Marie Steinervon Sivers, la quale pure, dopo la dipartita, avrebbe avuto l’autorità e la qualificazione necessaria per farla risorgere, così come affidò la Prima Classe ad Ita Wegman, ma  né lui né lei lo fecero, come dimostrerò, e soprattutto documenterò, e ne vedremo anche il perché, ma certamente non l’avrebbe affidata a Gustav Meyrink, a ad Alexander von Bernus, che pure era da lui molto stimato.

Se guardiamo a quel che fece come opera sacrificale Rudolf Steiner nel Convegno di Natale del 1923, nel quale, tramite la sua stessa persona, egli unì il movimento spirituale antroposofico, in sostanza la Scuola Esoterica e quanto ad essa atteneva, con la Società Antroposofica, per la nascita della Società Antroposofica Universale, si può cogliere quanto egli fosse contrario a concepire tutto quanto riguardasse l’Antroposofia come uno dei vari Ordini iniziatici, così come essi venivano concepiti in antico, e come ne esistevano vari un tempo e ancora ne esitono, o come una qualsivoglia Società segreta. A tale proposito, egli si pronunciò esplicitamente – come non confacentesi più all’epoca dell’anima cosciente, nonché alla concezione morale scaturente dalla sua Filosofia della Libertàcontro la concezione di una struttura iniziatica a carattere “segreto”. E ciò risulta chiarissimo nella stesura ch’egli fece dei “Princìpi”, che precedono gli Statuti della rifondata Società Antroposofica. Infatti, in Rudolf Steiner, Die Konstitution der Allgemeinen Anthroposophischen Gesellschaft und der Freien Hochschule für Geisteswissenschaft. Der Wiederaufbau des Goetheanum. 1924-1925. Aufsätze und Mitteilungen, Vorträge und Ansprachen,  Dokumente Januar 1924 bis März 1925, La costituzione della Società Antroposofica Universale e la Libera Università di Scienza dello Spirito. La ricostruzione del Goetheanum.1924-1925. Articoli e comunicazioni, conferenze e allocuzioni, documenti dal gennaio 1924 al marzo 1925. GA-260a, Rudolf Steiner Verlag, Dornach, 1987, edizione a cura di Hella Wiesberger, pp. 30-32, dopo aver enunciato nel primo articolo che:

«1. La Società Antroposofica vuole essere un’unione di uomini che intendono coltivare, nel singolo individuo e nella società umana, la vita dell’anima, sulla base di una vera conoscenza del mondo spirituale»,

1. Die Anthroposophische Gesellschaft soll eine Vereinigung von Menschen sein, die das seelische Leben im einzelnen Menschen und in der menschlichen Gesellschaft auf der Grundlage einer wahren Erkenntnis der geistigen Welt pflegen wollen.

nell’articolo 4, enuncia che:

«4. La Società Antroposofica non è una società segreta ma una società completamente pubblica. Può diventarne membro, senza distinzione di nazione, di condizione sociale, di religione, di convinzioni scientifiche o artistiche, chiunque consideri giustificata l’esistenza di una istituzione come è il Goetheanum, a Dornach, quale Libera Università di Scienza dello Spirito. La Società respinge ogni atteggiamento settario. Non considera la politica come facente parte dei suoi compiti».

4. Die Anthroposophische Gesellschaft ist keine Geheimgesellschaft, sondern eine durchaus öffentliche. Ihr Mitglied kann jedermann ohne Unterschied der Nation, des Standes, der Religion, der wissenschaftlichen oder künstlerischen Überzeugung werden, der in dem Bestand einer solchen Institution, wie sie das Goetheanum in Dornach als Freie Hochschule für Geisteswissenschaft ist, etwas Berechtigtes sieht. Die Gesellschaft lehnt jedes sektiererische Bestreben ab. Die Politik betrachtet sie nicht als in ihren Aufgaben liegend.

«5. La Società Antroposofica vede un centro della sua attività nella Libera Università per la scienza spirituale di Dornach. Questa consterà di tre classi. In essa, dietro loro domanda di ammissione, vengono accolti i membri della Società, dopo che essi vi saranno stati iscritti per un periodo di tempo da stabilire dalla Direzione del Goetheanum. Essi pervengono in tal modo nella prima classe della Libera Università per la scienza spirituale. L’ammissione alla seconda classe, e rispettivamente alla terza classe, avviene solo in quanto coloro che chiedono di esservi ammessi, vengono trovati idonei dalla Direzione del Goetheanum».

5. Die Anthroposophische Gesellschaft sieht ein Zentrum ihres Wirkens in der Freien Hochschule für Geisteswissenschaft in Dornach. Diese wird in drei Klassen bestehen. In dieselbe werden auf ihre Bewerbung hin aufgenommen die Mitglieder der Gesellschaft, nachdem sie eine durch die Leitung des Goetheanums zu bestimmende Zeit die Mitgliedschaft innehatten. Sie gelangen dadurch in die erste Klasse der Freien Hochschule für Geisteswissenschaft. Die Aufnahme in die zweite, beziehungsweise in die dritte Klasse erfolgt, wenn die um dieselbe Ansuchenden von der Leitung des Goetheanums als geeignet befunden werden.

«8. Tutte le pubblicazioni della Società saranno pubbliche, nel modo in cui lo sono quelle di altre Società pubbliche (pubblicamente vengono descritte, e verranno pure ulteriormente rese pubbliche, le condizioni in base alle quali si giunge alla formazione occulta). A tale criterio di pubblicità non faranno eccezione nemmeno le pubblicazioni della Libera Università per la scienza spirituale; tuttavia la Direzione della Scuola conserva per sé il diritto di contestare preliminarmente qualsiasi giudizio su questi scritti, che non sia fondato sull’iniziazione dalla quale questi promanano. In questo senso essa non autorizzerà alcun giudizio che non sia fondato su studi preparatori adeguati così come è consuetudine nel mondo scientifico riconosciuto. […]».

8. Alle Publikationen der Gesellschaft werden öffentlich in der Art wie diejenigen anderer öffentlicher Gesellschaften sein ( öffentlich sind auch die Bedingungen, unter denen man zur Schulung kommt, geschildert worden und werden auch weiter veröffentlicht werden). Von dieser Öffentlichkeit werden auch die Publikationen der Freien Hochschule für Geisteswissenschaft keine Ausnahme machen; doch nimmt die Leitung der Schule für sich in Anspruch, daß sie von vorneherein jedem Urteile über diese Schriften die Berechtigung bestreitet, das nicht die Schulung gestützt ist, aus der sie hervorgegangen sind. Sie wird in diesem Sinne keinem Urteil Berechtigung zuerkennen, das nicht auf entsprechende Vorstudien gestützt ist, wie das ja auch sonst in der anerkannten wissenschaftlichen Welt üblich ist. […]

Da questi punti dei “Principi”, scritti in occasione della “fondazione”, o “rifondazione”, della Società Antroposofica come Società Antroposofica Universale al Convegno di Natale del 1923, risulta chiaro come Rudolf Steiner fosse estremamente contrario ad operare spiritualmente in strutture – un tempo giustificate, ma che pure, nell’epoca dell’anima cosciente, sotto la reggenza di Michele, avevano fatto il loro tempo – come “società segrete”, od “Ordini occulti” – di tipo massonico o meno – “streng geschlossen” ossia “rigorosamente chiusi”, e rigidamente organizzati secondo una disciplina gerarchica “piramidale”. Una tale esteriore disciplina gerarchica può, forse, esser necessaria per talune individualità non ancora mature per una “Via dell’anima cosciente”, per una “Via dell’Io”, ma sicuramente nulla ha a che vedere – né come “forme” né come “contenuti” – con la rosicruciana Scienza dello Spirito, con l’Antroposofia.

Chi segua l’immediata “Via del Pensiero”, così come Rudolf Steiner l’ha delineata e data in Filosofia della Libertà, ed in opere consimili, e si basi per il suo cammino spirituale sull’esperienza diretta del momento originario del pensare nella Concentrazione, sulla fantasia morale propria dell’individualismo etico, e non su dottrine “rivelate” già fatte, su dogmi ancorché venerandi, tramandati per millenni sin dalla più remota antichità, non ha affatto bisogno di appoggiarsi – e tanto meno di subordinarvisi – ad Ordini, o Società segrete, ed alla loro visione della realtà spirituale, che  in definitiva, oggi, inevitabilmente, è una forma di “realismo metafisico”, superato proprio dal “monismo del pensare” sul quale si basa la diretta esperienza spirituale conoscitiva della Filosofia della Libertà. Ma anche per coloro che non sono ancora pronti e maturi per una “Via” così esigente come la “Via del Pensiero”, che è la “Via Immediata”, la “Via Assoluta”, ossia una “Via” dell’esperienza diretta, senza “mediazioni”, che fa a meno di “presupposti” e “appoggi” di qualsiasi sorta – mi rendo conto che essa, come afferma Massimo Scaligero nel Trattato del Pensiero Vivente, è attualmente una “Via” attuabile, forse, da pochissimi – l’Antroposofia offre una “Via” spirituale più mediata, più facilmente percorribile da molti, una “Via” che ha il non trascurabile vantaggio  di esser “maturante” per coloro che ancora non son pronti per la “Via Assoluta”. Ma anche in questa “Via” antroposofica “più mediata”, “meno abrupta”, non vi è davvero alcun bisogno di integrarsi in un Ordine sedicente iniziatico, in una Società “segreta”: essa è un “Sentiero di Conoscenza” che, gradualmente, può portare chi lo percorra alla “Via Assoluta”, alla “Via Immediata”.

Tali Ordini e Società sedicenti “iniziatici”, oggi, sono tutti – quando va bene – in profonda decadenza, quando invece non siano addirittura qualcosa di ostacolante, di narcotizzante, di paralizzante per chi con audacia, e volontà d’incondizionato, voglia, come l’Ulisse dantesco, “divenir del mondo esperto”, e “seguir virtute e conoscenza”. L’epoca di tali Ordini, Società, Organizzazioni sedicenti “iniziatiche” è, già da tempo, trascorsa, e la loro oramai funzione esaurita. In cotali cerchie spesso dilaga la mediocrità più agglutinata – “conglomerated mediocrity”, la chiamava sarcasticamente George Orwell – e lascia spazio e occasioni di prevaricare agli ambiziosi, ai mestatori, agli opportunisti, agli arrivisti, ai ciarlatani, e agl’impostori d’ogni tipo, specie e razza.  

Vi è una conferenza di Rudolf Steiner, che a tale proposito può rivelarsi veramente “illuminante”, anche se per nulla “consolante” per quanti sono alla ricerca di comodi narcotici spirituali, e di soporifere illusioni, o che intendono, disonestamente, agire in maniera manipolatoria sulle anime altrui. Si tratta della quarta conferenza da lui tenuta a Berlino il 4 aprile 1916, dal titolo «Zeichen, Griff und Wort», ossia «segno, toccamento e parola», compresa nel ciclo Gegenwärtiges und Vergangenes im Menschengeiste, Zwölf Vorträge, gehalten in Berlin vom 13. Februar bis 30. Mai 1916, Passato e presente nello spirito umano, dodici conferenze tenute a Berlino dal 13 febbraio sino al 30 maggio 1916, GA-167,  1. Auflage (Zyklus 42) Berlin 1920, 2. Auflage (Gesamtausgabe) Dornach 1962, a cura di Robert Friedenthal e Wolfram Groddeck, Rudolf Steiner-Nachlaßverwaltung, Dornach.

Nella conferenza che c’interessa, pp. 81-104, parlando di tre elementi simbolici, fondamentali del linguaggio latomistico, il “segno”, la “parola sacra” e quella di “passo”, e il “toccamento” o, come in un linguaggio più arcaico veniva chiamata un tempo quest’ultimo, la “griffa”, che oggi qualsiasi libero muratore deve conoscere per poter frequentare una qualsivoglia loggia, a seconda del “grado” al quale gli venga concesso l’accesso, il pur tollerantissimo Rudolf Steiner chiaramente spiega come quel che nella prassi della trasmissione di tali elementi simbolici a chi viene iniziato – è il caso qui di parlare di “iniziazione virtuale”, e non di “Iniziazione reale” nel senso forte del termine – oggi non sia più in armonia con le esigenze spirituali dell’epoca dell’anima cosciente, e come ciò possa, in taluni casi, essere adoperato per scopi tutt’altro che nobili e disinteressati da parte di coloro che, oggi, spesso, usano, tali antiche confraternite per illeciti e oscuri fini antispirituali. Riporto quanto Rudolf Steiner dice alle pp. 87-89, perché ciò è particolarmente “istruttivo”, soprattutto nel caso del nostro “mistagogico hierophantico Istruttore”, e mostra quanto siano “sottili” – è proprio il caso di usare questa espressione dell’Occultismo – le deviazioni spirituali alle quali una tale “prassi”, scorrettamente messa in atto, per fini non certo disinteressati, nonché gli effetti devastanti ch’essa può avere, e che sovente essa ha. Così leggiamo:

«Ma il linguaggio complicato dei gesti in «segno, toccamento e parola», così come esso si è diffuso nelle fratellanze occulte, non poteva più essere comunicato agli uomini dal XIV, XV secolo, in maniera che essi presentassero ancora qualcosa della realtà. Dunque le confraternite continuano ad esistere come nella quarta epoca, nella quale i tre gradi si succedevano l’un l’altro tra altre cose simboliche, dando alle persone segno, toccamento e parola. Esse continuano ad esistere. Ma negli ultimi secoli proseguono ad esistere tra anime diversamente conformate. Rimanendo tra le cose più elementari, si trasmettevano anche  segno, toccamento e parola. Ma le persone non potevano più ricollegare niente con segno, toccamento e parola, perché non potevano più render presenti a se stessi ciò che ad essi corrisponde nel corpo eterico, che è adatto all’anima dell’uomo. Ciò era qualcosa di puramente esteriore; giacché nella quarta epoca postatlantica essenzialmente nell’uomo veniva sviluppata l’anima razionale affettiva. Ora l’anima cosciente comincia ad afferrare gli esseri umani, cioè l’essere umano cominciò a fare affidamento sul suo intelletto, legato al cervello fisico. Quel che si può chiamare sensibilità del corpo eterico si ritrasse. Ma che cosa ne prende il posto? Vi chiedo di ascoltare con molta attenzione quello che ora deve accadere.

Pensate dunque: le confraternite occulte proseguono in questa quinta epoca postatlantica. Si fondano o si proseguono confraternite occulte, in cui si accolgono persone al quali si fanno conoscere i corrispondenti simboli. Queste persone imparano dunque certi segni per il fatto che essi mettono il loro corpo in una certa posizione significante quel segno; imparano certi toccamenti per il fatto che afferrano la mano dell’altro in una certa maniera, che non è quella abituale. Imparano a pronunciare certe parole, che provocano una certa mobilità del corpo eterico. Dunque, alcune persone apprendono segno, toccamento e parola dal quindicesimo, sedicesimo secolo. Esse sono così conformate in modo tale che operi l’anima cosciente. Nella quale tuttavia non possono entrare segno toccamento e parola, perché per essa rimangono simboli esteriori, qualcosa di totalmente esteriore. Ma non pensiate che queste cose, segno, toccamento e parola, allorché essi vengono tramandati ad un uomo, non agiscano sul corpo eterico dell’uomo! Essi agiscono. L’uomo con segno, toccamento e parola accoglie quel che ad essi è collegato. Si istruisce dunque una quantità di uomini in segno, toccamento e parola, si apporta al loro subcosciente qualcosa di cui essi non hanno coscienza. Quel che ora vi ho descritto è proprio quello che, evidentemente, soprattutto, non si dovrebbe fare, bensì si dovrebbe procedere sulla via che viene offerta dall’evoluzione umana. Quindi bisogna dapprima rimanere in qualche modo all’interno del movimento scientifico-spirituale, e solo dopo un po’ di tempo, dopo che si sia rimasti del tempo all’interno del movimento scientifico-spirituale, si può essere condotti a ricevere segno, toccamento e parola. Allora si è preparati a vedere qualcosa di conosciuto, qualcosa che almeno si è compreso. Di regola questo non viene fatto nelle confraternite occulte. Nelle confraternite occulte le persone, senza che prima abbiano imparato a conoscere qualsivoglia cosa di Scienza dello Spirito o di Occultismo, vengono iniziate nel primo grado. Ad esse vengono tramandati segno, toccamento e parola, ed anche altri simboli, e poiché esse non hanno appreso niente in precedenza del Mondo Spirituale, si agisce sul loro subcosciente, su ciò che non è collegato con la loro coscienza.

Aber die kompliziertere Gebärdensprache in «Zeichen, Griff und Wort», wie sie verbreitet ist innerhalb der geheimen Verbrüderungen, die konnte man seit dem vierzehnten, fünfzehnten Jahrhundert nicht mehr den Menschen so beibringen, daß sie noch etwas von der Realität spürten. Also es entwickeln sich fort die Verbrüderungen, wie sie in der vierten nachatlantischen Zeit bestanden haben, in denen man in drei aufeinanderfolgenden Graden unter anderen symbolischen Dingen den Leuten Zeichen, Griff und Wort beibrachte. Die setzten sich fort. Aber sie setzten sich fort unter anders gearteten Seelen in den letzten Jahrhunderten. Man brachte auch da – bleiben wir bei diesem Elementarsten stehen — Zeichen, Griff und Wort bei. Aber die Leute konnten nichts mehr verbinden mit Zeichen, Griff und Wort, weil sie nicht mehr sich vergegenwärtigen konnten das Entsprechende im Ätherleib, das der Seele des Menschen angemessen ist. Es war etwas Äußerliches; denn in dem vierten nachatlantischen Zeitraum war im wesentlichen im Menschen entwickelt die Gemüts- oder Verstandesseele. Jetzt begann die Bewußtseinsseele den Menschen zu ergreifen, das heißt der Mensch begann, auf seinen an das physische Gehirn gebundenen Verstand angewiesen zu sein. Dasjenige, was man nennen kann: Sensitivität des Ätherleibes, trat zurück. Was aber tritt jetzt auf? Ich bitte Sie ganz genau sich anzuhören, was jetzt auftreten muß.

Denken Sie sich also: Es wird fortgesetzt die okkulte Verbrüderung in diesen fünften nachatlantischen Zeitraum herein. Man begründet weiter oder setzt fort okkulte Verbrüderungen, in die man Menschen aufnimmt, die man bekannt macht mit den entsprechenden Symbolen. Diese Menschen lernen also gewisse Zeichen dadurch, daß sie ihren Leib in eine gewisse Stellung bringen, was ein Zeichen bedeutet. Sie lernen gewisse Griffe dadurch, daß sie die Hand des anderen in einer gewissen Weise ergreifen, die nicht die gewöhnliche ist. Sie lernen gewisse Worte aussprechen, welche eine ganz bestimmte Regsamkeit des Ätherleibes bedeuten, und anderes. Ich will nur dieses Elementare erwähnen. Also Menschen lernen Zeichen, Griff und Wort seit dem fünfzehnten, sechzehnten Jahrhundert. Sie sind jetzt so geartet, daß ihre Bewußtseinsseele wirkt. In die wirkt aber Zeichen, Griff und Wort nicht herein, für die bleibt es ein äußerliches Zeichen, etwas ganz Äußerliches. Aber glauben Sie nun nicht, daß die Dinge, die Zeichen, Griff und Wort sind, wenn sie dem Menschen überliefert werden, nicht wirken auf den Ätherleib des Menschen! Sie wirken. Der Mensch nimmt auf mit Zeichen, Griff und Wort dasjenige, was einmal mit Zeichen, Griff und Wort verbunden ist. Man unterrichtet also eine Anzahl von Menschen in Zeichen, Griff und Wort, bringt ihrem Unterbewußten dadurch etwas bei, was sie nicht im Bewußtsein haben. Das dürfte man selbstverständlich überhaupt nicht machen, was ich jetzt beschrieben habe, sondern man müßte auf dem Wege vorgehen, der geboten ist durch die Entwickelung des Menschen. Und der besteht darin, daß man durch den Verstand des Menschen geht, so daß man also dasjenige, was der Verstand begreifen kann, was der Verstand erlernen kann, zuerst an den Menschen heranbringt: und das ist der Inhalt der Geisteswissenschaft. Dieser Inhalt der Geisteswissenschaft muß zuerst begriffen werden. An den muß man zuerst sich heranmachen. Man muß also zuerst irgendwie drinnenstehen in der geisteswissenschaftlichen Bewegung, und erst nach einiger Zeit, nachdem man in der geisteswissenschaftlichen Bewegung drinnengestanden hat, kann man dazu geführt werden, Zeichen, Griff und Wort zu empfangen. Denn man ist dann vorbereitet, etwas Bekanntes darin zu sehen, was man wenigstens verstanden hat. Das wird in den okkulten Verbrüderungen in der Regel nicht gemacht. In den okkulten Verbrüderungen werden die Leute einfach, ohne vorher irgendwie Geisteswissenschaft oder Okkultismus gelernt zu haben, aufgenommen in den ersten Grad. Es wird ihnen Zeichen, Griff und Wort und noch manches andere an Symbolen überliefert, und man wirkt, weil sie vorher nicht etwas gelernt haben von der geistigen Welt, auf ihr Unterbewußtes, auf dasjenige, was nicht mit ihrem Bewußtsein zusammenhängt.  

«Qual è la conseguenza di ciò? La conseguenza è che, in maniera assolutamente evidente, se si vuole, si possono utilizzare le persone per realizzare con gli strumenti adatti ogni genere di macchinazioni. Giacché se voi elaborate il corpo eterico senza che l’essere umano lo sappia, voi eliminate quelle forze ch’egli altrimenti avrebbe nel suo intelletto, se non date all’intelletto quel che oggi deve essere la Scienza dello Spirito. Voi le eliminate, e rendete quelle confraternite uno strumento per coloro, che vogliono realizzare i loro piani, i loro scopi. […] E coloro che che così vengono «preparati», vengono resi strumenti per portare la cosa nel mondo. Allora basta soltanto esser disonesti e scorretti nella maniera corrispondente, per raggiungere tutto ciò che è possibile su questa via, allorché ci si siano preparati dapprima gli strumenti adatti».

Was ist die Folge davon? Die Folge davon ist, daß man, wenn man will, die Leute zu gefügigen Werkzeugen für allerlei Pläne machen kann, ganz selbstverständlich. Denn wenn Sie den Ätherleib bearbeiten, ohne daß der Mensch es weiß, so schalten Sie dieselben Kräfte, die er sonst in seinem Verstände hätte, aus, wenn Sie nicht dann dem Verstände etwas geben, was heute Geisteswissenschaft sein muß. Die schalten Sie aus, und Sie machen dann solche Brüderschaften zu einem Werkzeug für diejenigen, die ihre Pläne, ihre Ziele verfolgen wollen. […]Und diejenigen, die also präpariert sind, werden sich zu Instrumenten machen, um das in die Welt hinauszutragen. Man braucht dann nur in der entsprechenden Weise unehrlich und unrechtschaffen zu sein, dann kann man alles mögliche auf diesem Wege erreichen dadurch, daß man sich zunächst Instrumente schafft.

La parola esplicita di Rudolf Steiner mostra, in maniera inequivocabile, quanto egli fosse contrario a che la Scienza dello Spirito, l’Antroposofia, venisse riportata e ridotta ai contenuti e ai metodi tradizionali delle antiche confraternite iniziatiche. Durante e dopo la prima guerra mondiale, Rudolf Steiner indicò, e talvolta stigmatizzò con parole severe, l’uso irregolare, attuato per finalità non spirituali, in talune confraternite iniziatiche, di forze occulte da parte di certi gruppi di potere. Ciò, certamente, non è avvenuto dappertutto, tuttavia – soprattutto nel mondo anglosassone, ma non solo – è avvenuto, e non sarebbe mai dovuto avvenire.

Il problema è che nelle cerimonie simboliche si agisce, mediante i simboli e i riti, sul corpo eterico del partecipante al rito; si smuovono potenti forze nel corpo eterico e in quello astrale, nell’anima senziente e in quella razionaleaffettiva, ma di regola tale azione non è accompagnata – come invece avveniva nella quarta epoca postatlantica, nell’epoca greco-romana, attraverso lo sviluppo della coscienza dell’io nell’anima razionale-affettiva – da una percezione cosciente di tale azione nell’anima cosciente. Mentre essa vivecoscientemente vive – nell’elaborazione pensante dei contenuti della Scienza dello Spirito. L’anima cosciente non solo è consapevole dei pensieri pensati, ch’essa percepisce nel proprio scenario interiore, ma può volitivamente divenir sempre più cosciente soprattutto del momento genetico di tali pensati, ossia divenir cosciente del pensare stesso che li genera. E questo va radicalmente al di là di tutto quanto il mondo antico, in passato, in Oriente e in Occidente, abbia mai potuto sperimentare e conoscere. Questa la differenza sostanziale tra i “metodi” delle antiche “Vie” – il cui contenuto di verità e di eternità qui non viene da me minimamente posto in questione – e la “Via Assoluta”, la “Via Immediata” – ossia, senza “mediazioni”, senza “appoggi”, senza “sostegni” – la “Via del Pensiero Folgore”.

E così prosegue Rudolf Steiner nella medesima conferenza, alle pp. 89-91:

«Ed ora – le cose, davvero, provengono tutte dalla reale conoscenza – chi sa come la quinta era postatlantica si differenzi dalla quarta era postatlantica – e questo presso di noi viene sempre detto e ridetto – , costui sa altresì perché deve essere così, che dapprima deve essere presente la conoscenza della Scienza dello Spirito, e solo dopo può esser data una introduzione nel simbolismo. Là esso viene realmente inteso in maniera onesta con un movimento scientifico-spirituale, viene intrapreso in maniera evidente questo procedere. Giacché chi non abbia conosciuto non fosse null’altro che quel che vi è nella mia «Teosofia» o nella «Scienza Occulta», ed ha cercato di comprenderle, costui non potrà ricevere mai danno alcuno da una qualsivoglia trasmissione di simboli.   

Ma ora vediamo, nella misura massima, come nei paesi britannici il simbolismo non sia preceduto da un insegnamento che lo spieghi in alcun modo. Spiegare non significa dire: questo simbolo significa questo, e quest’altro significa quest’altro, giacché così puoi mostrare a chiunque qualsiasi cosa, bensì l’insegnamento dovrebbe essere tale che prima si disvelino i misteri a partire dal corso della dell’evoluzione della Terra e dell’umanità, e poi da ciò se ne lasci scaturire il simbolismo. Ma là [sc. nei paesi britannici] non avviene così. Là, i simboli vengono meramente offerti, appunto, e non vengono offerti semplicemente solo in questo modo, i simboli vengono offerti anche in un altro modo, non procedendosi in quella letteratura come per esempio fa la nostra Scienza dello Spirito, bensì si procede in modo tale che tutto sia effettivamente dato simbolicamente.

Per molti aspetti, proprio l’abuso più mostruoso con questa letteratura occulta è avvenuto in Francia attraverso Eliphas Levi, i cui libri «Dogma e Rituale dell’Alta Magia», «Chiave per la magia superiore», contengono certamente grandi verità accanto a errori molto pericolosi, ma presentate in modo che non le si possano seguire con l’intelletto, come nella nostra Scienza dello Spirito, ma devono essere accolte in una maniera simbolica. Leggete Eliphas Levi! Ora lo potete fare senza alcun pericolo, poiché siete sufficientemente preparati. Leggete di Eliphas Levi «Dogma e Rituale dell’Alta Magia», poi  vedrete come  lì l’intero metodo del simbolismo è diverso. Sì, miei cari amici, quando si istruiscono le persone, come fa Eliphas Levi nel suo «Dogma e Rituale dell’Alta Magia», in nient’altro che simboli, allora fondamentalmente li si possiede, se si vuole, per tutto ciò di cui si abbia bisogno, per cosa li si voglia usare. 

Dopo Eliphas Levi, la cosa è stata ancora peggiore  con il Dr. Encausse, con Papus, che ha avuto un’influenza così devastante, distruttiva, sulla corte di S. Pietroburgo, ov’egli venne e rimase sempre di nuovo per giocarvi per decine d’anni un ruolo politico estremamente funesto. In Papus – come costui chiama se stesso – trovate alcuni segreti occulti portati all’umanità in maniera fatalmente pericolosa, così che coloro che fanno agire su di sé Papus, non appena hanno superato i primi elementi, si aggrappano, con ferreo fanatismo, a ciò che Papus dà loro. Non si tratta di confutare Papus, perché, per quanto paradossale possa sembrare, vorrei dire che la cosa peggiore è che ci sono molte cose giustissime proprio in Papus. È il modo e la maniera in cui vengono comunicate che è enormemente pericolosa: persone deboli instillano nelle loro anime ciò che v’è nei libri di Papus, cioè, esse preparano a porre il loro intelletto in un sonno completo e ad  essere usarti per qualunque cosa li si possano usare. Ma tali persone, nel presente hanno una certa influenza. Chi se ne sia accostato ed abbia avuto l’occasione di conoscere tali cose, sa che Papus ha ovunque una grande influenza. Io ho potuto seguire questa influenza in Boemia, in Austria. In Germania la sua influenza è molto minore, pur tuttavia essa era sino ad un certo momento assolutamente presente. Ma, in modo particolare, egli ha avuto una enorme influenza in Russia. Inoltre, questa influenza di Papus viene ottenuta attraverso una certa disonestà, che è collegata con l’intera faccenda».

Und nun — nicht wahr, die Dinge folgen ja alle aus der wirklichen Erkenntnis —, wer das weiß, wie sich der fünfte nachatlantische Zeitraum vom vierten nachatlantischen Zeitraum unterscheidet — und das wird bei uns immer wieder und wiederum gesagt —, der weiß eben, warum es so sein muß, daß zuerst Bekanntschaft mit der Geisteswissenschaft vorhanden sein muß und dann erst Einführung in die Symbolik gegeben werden kann. Da, wo es wirklich ehrlich gemeint wird mit einer geisteswissenschaftlichen Bewegung, wird selbstverständlich dieser Gang eingehalten. Denn derjenige, der auch nur dasjenige kennen gelernt hat, was zum Beispiel in meiner «Theosophie» oder in der «Geheimwissenschaft» steht und versucht hat, es zu begreifen, der wird niemals einen Schaden durch irgendwelche Überlieferung von Symbolen nehmen können.

Nun sehen wir aber gerade in ausgesprochenstem Maße, daß in britischen Ländern der Symbolik gar nicht ein Unterricht vorangeht, der sie in irgendeiner Weise erklären würde. Erklären heißt nicht, daß man sagt: Dieses Symbol bedeutet das, und dieses Symbol bedeutet das, denn da kann man jedem jedes Zeug vormachen, sondern der Unterricht müßte so geartet sein, daß man zunächst aus dem Gang der Erden- und Menschheitsentwickelung die Geheimnisse enthüllt und dann daraus die Symbolik entstehen läßt. So ist das dort nicht, sondern da werden die Symbole einfach geboten, ja, sie werden nicht nur einfach geboten auf diese Weise, sondern es werden sogar die Symbole noch auf andere Weise geboten, indem man in der Literatur auch nicht so vorgeht, wie unsere Geisteswissenschaft zum Beispiel vorgeht, sondern indem man in der Literatur so vorgeht, daß man eigentlich alles symbolisch gibt.

In vieler Beziehung ist schon der ungeheuerste Unfug mit dieser okkulten Literatur geschehen in Frankreich durch Eliphas Levi, dessen Bücher «Dogma und Ritual der höheren Magie», dessen «Schlüssel der höheren Magie» ja gewiß große Wahrheiten neben sehr gefährlichen Irrtümern enthalten, die aber so geartet sind, daß alles nicht mit dem Verstände so zu verfolgen ist, wie bei unserer Geisteswissenschaft, sondern in einer symbolischen Art aufgenommen werden muß. Lesen Sie Eliphas Levi! Jetzt können Sie ihn lesen ganz ohne Gefahr, selbstverständlich, weil Sie genügend vorbereitet sind. Lesen Sie von Eliphas Levi «Dogma und Ritual der höheren Magie», dann werden Sie sehen, wie dort die ganze Methode der Symbolik anders ist. Ja, meine lieben Freunde, wenn man so wie Eliphas Levi in seinem «Dogma und Ritual der höheren Magie» die Menschen unterrichtet in lauter Symbolen, dann hat man sie im Grunde genommen, wenn man das will, zu allem, wozu man sie braucht, wozu man sie brauchen will.

Noch schlimmer ist die Sache nach Eliphas Levi geworden durch den Dr. Encausse, durch Papus, der einen so verheerenden, verhängnisvollen Einfluß gewonnen hat auf den Petersburger Hof, wo er sich immer wieder und wieder aufgehalten hat, um dort seit Jahrzehnten eine sehr verhängnisvolle politische Rolle zu spielen. Da finden Sie bei Papus — so nennt er sich — geradezu in einer verhängnisvoll gefährlichen Art gewisse okkulte Geheimnisse an die Menschheit herangebracht, so daß diejenigen, die Papus auf sich wirken lassen, mit einem eisernen Fanatismus, sobald sie einmal über die Elemente hinausgekommen sind, festhalten an dem, was ihnen Papus gibt. Es handelt sich nicht darum, Papus zu widerlegen, denn, ich möchte sagen, so paradox es klingt: das ist das Schlimmste, daß sehr viele, sehr richtige Dinge gerade in Papus stehen. Aber die Art und Weise, wie sie den Menschen gegeben werden, das ist das ungeheuer Gefährliche: schwachen Menschen einträufeln dasjenige in die Seele, was in Papus’ Büchern steht, das heißt, sie dazu präparieren, ihren Verstand zu einem vollständigen Schläfer zu machen und sie zu allem zu gebrauchen, wozu man sie gebrauchen will. Solche Menschen haben aber in der Gegenwart einen gewissen Einfluß. Wer mehr herumgekommen ist und Gelegenheit hat, solche Dinge zu kennen, der weiß, daß Papus überall einen großen Einfluß hat. Ich konnte diesen Einfluß verfolgen durch Böhmen hindurch, durch Österreich hindurch. In Deutschland ist sein Einfluß ein viel geringerer, aber sein Einfluß war auch bis zu einem gewissen Zeitpunkte durchaus vorhanden. Aber insbesondere hat er einen ungeheuren Einfluß in Rußland. Es wird noch dazu dieser Einfluß von Papus erreicht durch eine gewisse Unehrlichkeit, die mit der ganzen Sache verbunden ist.

Ora, fa una certa impressione – una impressione non certo gradevole – vedere come il nostro intraprendente Efesto/N.R. Ottaviano si richiami all’insegnamento di Papus, come dichiari addirittura di essere stato amico e discepolo occulto di Philippe Encausse, figlio di Gérard Encausse, alias Papus – che, secondo me, per tutta una serie di ottimi motivi, egli non ha mai conosciuto – e come addirittura abbia più volte scritto, che a farsi “iniziare” all’Ordine Martinista dal suddetto figlio di Papus sarebbe stato consigliato e indirizzato, ancora una vòlta solo a suo dire, addirittura da Massimo Scaligero stesso – affermazione che è una menzogna di più – il che non solo è assolutamente impossibile, vista la pessima opinione che questi aveva dell’Ordine Martinista, creatura posticcia, confusionaria, e dai risvolti abbastanza oscuri e problematici, ma è altresì una ragione in più per dubitare fortemente che costui abbia mai conosciuto, o anche solo incontrato, Massimo Scaligero. In verità, Rudolf Steiner usò costantemente parole di fuoco nei confronti di Papus, dei suoi scritti, del suo esoterismo. Per esempio, nella stessa conferenza, così leggiamo a p. 94:

«Ora ho detto: avviene anche una ipocrisia con il diffondersi della corrente spirituale che emana da Encausse, da Papus; perché le persone si definiscono «martinisti». Si deve veramente proteggere l’onesto “Filosofo Sconosciuto” [sc. Louis-Claude de Saint-Martin, detto nel XVIII secolo “le Philosophe Inconnu” ] con il suo onesto anelito alla verità, e con ciò ch’egli ha cercato di fare al servizio del diciottesimo secolo, come era necessario al servizio del diciottesimo secolo, contro l’utilizzo del suo nome da parte dei papusiani di oggi».

Nun sagte ich: eine Heuchelei geschieht auch mit der Verbreitung der Geistesströmung, die von Encausse, von Papus, ausgeht; denn die Leute nennen sich «Martinisten». Man muß den ehrlichen «Unbekannten Philosophen» wahrhaftig in Schutz nehmen mit seinem ehrlichen Wahrheitstreben und mit demjenigen, was er versuchte, im Dienste des achtzehnten Jahrhunderts so zu tun, wie es notwendig war im Dienste des achtzehnten Jahrhunderts, gegen die Inanspruchnahme seines Namens durch die Papusianer von heute. 

Un elemento decisivo per giudicare una personalità come il Dr. Gérard Encausse, in occultismo Papus, lo troviamo nel libro di Sergej O. Prokofieff-Christian Lazaridès, Der Fall Tomberg, Anthroposophie oder Jesuitismus. Il caso Tomberg. Antroposofia o Gesuitismo Zweite, stark erweiterte Auflage, Selbstverlag des Verfasser, Freiburger Graphische Betriebe, 1996, ove a p. 163, viene riportato un importante episodio della vita di Rudolf Steiner, avvenuto nel 1907, nonché un duro giudizio su Eliphas Levi e Papus, da lui pronunciato il 18 agosto 1924, testimoniato nella stessa Opera Omnia, nel ciclo Initiatenbewusstsein, Die wahren und die falschen Wege der geistigen Forschung, Elf Vorträge, gehalten in Torquay vom 11. bis 22. August 1924, die 6. Auflage besorgte Walter Kugler, Rudolf Steiner Verlag, Dornach, 2004, p. 154, tradotto come Coscienza d’Iniziato, Verità ed errore nell’investigazione spirituale, Prefazione di Marie Steiner, Trad. di Emmelina de Renzis, Gius. Laterza & Figli Editori, Bari, 1931, e quindi reperibile in italiano, pp. 147-148. Così leggiamo nel testo di Sergej O. Prokofieff-Christian Lazaridès:

«La più recente biografia di Papus riferisce il seguente episodio: nel febbraio 1907, Rudolf Steiner venne a Praga. Là egli ebbe, prima dell’inizio della sua conferenza, un colloquio con una cerchia di partecipanti. In quell’occasione Milos Maixner gli chiese: «E riguardo a Papus?». Al che Rudolf Steiner rispose con un gesto di riprovazione: «Per quel che riguarda Papus – è meglio che non diciamo parola alcuna su di lui». Poiché, tuttavia, vi erano in sala alcuni papusiani visibilmente stupiti di questa risposta, Rudolf Steiner proseguì: «L’insegnamento dato da Papus è dannoso e pericoloso». – «In che senso?», cli chiese Maixner. Al che egli gli rispose: «Egli è separato dalla magia nera unicamente da un muro sottile quanto una tela di ragno». Alle obbiezioni di Maixner, che Papus aveva sempre messo in guardia riguardo al pericolo di pratiche magiche, Rudolf Steiner  contrappose che non lo si deve giudicare in base alla sua dottrina, «bensì lo si deve giudicare in base agli effetti della sua intera opera», che «sono insani (désastreux)».

Quel che Rudolf Steiner a Praga espresse ancora con una certa prudenza, egli lo espose in séguito, nell’agosto del 1924, con piena chiarezza. Secondo quel che ivi disse, gli scritti e le pratiche occulte di Levi e Papus conducono direttamente nella magia nera: «Tutti questi preparativi magici mirano allo scopo di far sì, che queste forze, che risiedono nelle radiazioni di calore e di luce dell’uomo arrivino ad affermarsi. E potete leggere in proposito delle istruzioni veramente molto rischiose e pericolose negli scritti di Eliphas Levy e anche in quelli di Encausse, che ha scritto sotto il nome di Papus. Vi troverete delle istruzioni molto rischiose e pericolose in questo campo. Ma qui dobbiamo considerare l’aspetto obbiettivo di queste cose, la natura di esse, e dobbiamo perciò parlarne. Tutte queste cose conducono allora direttamente alla magia nera, in cui si lavora con lo spirituale che è nascosto nel terrestre».

Come documentazione a beneficio del volenteroso lettore, riporto il testo tedesco del passo della conferenza di Rudolf Steiner, tratto da InitiatenbewusstseinCoscienza d’Iniziato, GA-243, p. 154:

Alle diese magischen Vorbereitungen haben den Zweck, es dazu zu bringen, daß diese Kräfte, die in den Wärme- und Lichtausstrahlungen des Menschen liegen, zur Geltung kommen. Und Sie können ja recht bedenkliche und recht gefährliche Anleitungen dazu lesen in den Schriften von Eliphas Levi, auch in denjenigen von Encausse, der unter dem Namen Papus geschrieben hat. Da finden Sie bedenkliche und durchaus gefährliche Anleitungen zu solchen Dingen. Aber wir haben hier über das Objektive dieser Dinge, über das Wesen dieser Dinge zu sprechen und müssen sie daher berühren. Alle diese Dinge führen dann hin zur direkten schwarzen Magie, wo mit dem im Irdischen verborgenen Geistigen gearbeitet wird.

Tra l’altro, il libro di Prokofieff-Lazaridès nella nota 9 alla Prima Appendice, a p. 271, fa riferimento ad un’opera francese dalla quale son state tratte varie notizie, di Marie-Sophie André-Christophe Beaufils, Papus : Biographie, la Belle époque de l’occultisme, Berg International, Paris, 1995, che mi fu donata dal mio terribilissimo amico C., fedele compagno d’armi spirituale di molte battaglie. Il suddetto libro è assai istruttivo, ed altresì ricco di saporite descrizioni, circa le molte sudiciette porcheriuole e birbanterie compiute da Papus – intrallazzi, macchinazioni politiche, messinscene, imposture, affabulazioni, plagi, manipolazioni di testi, medianità, spiritismo, evocazioni magiche necromantiche, rapporti con loschi individui, uso di forze magiche per colpire nemici, e molto altro ancora – e la figura del Papus, spacciato da molti per il “Balzac dell’Occultismo”, non ne viene fuori punto “edificante”. Ma anche il figlio di Papus, Philippe Encausse, che Efesto/N.R. Ottaviano, pur non avendolo mai conosciuto e incontrato, spaccia per “Grande Iniziato”, al quale – sempre e solo a suo dire – egli sarebbe stato indirizzato da Massimo Scaligero per venire da lui iniziato (sic!), nella descrizione fattane nel suddetto libro appare in tutta la sua limitatezza e mediocrità.   

Ora, il nostro Efesto/N.R. Ottaviano, sempre indaffarato in molteplici mistagogie, dichiara di essere, tra molte altre prestigiose cariche e dignità iniziatiche, – tutte ‘all self-styled’, direbbero gli anglofoni – anche Superiore Incognito Iniziatore, nonché il Gran Maestro di un Ordine Martinista Egizio IsiacoOsirideo. Ma una così prestigiosa carica, il suo ammannire la “luce” dei suoi insegnamenti, e la sua alta dottrina, al popolo catecumeno in estatico suo ascolto, nonché il fatto di prescrivere, pubblicamente, “al colto e all’inclita”, su un noto social forum e su riviste online, esercizi occulti sedicenti “martinisti” basati sulle fasi lunari, ed altre “pratiche varie”, d’incerta (si fa per dire…) origine, insomma tutto il suo mirabile “magistero”, è cosa che, per le sue contraddizioni, suscita alquanti dubbi e non poca perplessità. Tutto ciò è francamente inconciliabile con la sua appartenenza alla Classe Esoterica della Società Antroposofica Universale. Chi entra nella Classe Esoterica assume esplicitamente alcuni impegni sacri davanti alla Potenza di Michele: quello di praticare fedelmente, senza deformarli, gli esercizi dati da Rudolf Steiner; quello di non bere alcolici; di tenere riservati gli insegnamenti della Classe; quello di non seguire pratiche di esoterismi diversi, alternativi, inconciliabili, dati da scuole occulte diverse, e di non appartenere ad esse.

Una gentile mano amica mi ha fatto pervenire quanto pubblicato da Efesto/N.R. Ottaviano sul detto e ridetto noto social forum, pagina altrimenti a me non accessibile, ovvero alcune fotografie nelle quali il nostro iniziatico “Istruttore” allegramente pasteggia in trattoria, innalzando in varie occasioni il calice ricolmo di generoso vino in onore di Bacco/Dioniso; in altri post, sempre giuntimi da cortese mano amica, che cordialmente ringrazio, egli pubblica un mantram riservato della Classe Esoterica; comunica in post e video esercizi e pratiche di scuole esoteriche “martiniste”, o “kabbaliste”, diverse, o antitetiche, che nulla hanno a che vedere con l’Antroposofia e la Scuola Esoterica di Rudolf Steiner. Fu lui stesso a pubblicare – di nuovo un sentito grazie alla mano amica – sul detto social forum la foto della sua tessera blu di appartenenza alla “Classe” della Società Antroposofica, quella “ufficiale”, firmata da Manfred Schmidt-Brabant (l’allora Presidente della Società Antroposofica, sul quale preferisco tacere circa quel che era: sia come che individuo che come autore di poco commendevoli azioni), esibizione che mi parve essere una volgare forma di vanitoso esibizionismo.  

Ora, quale sia il leale, e soprattutto onesto, comportamento di chi abbia fatto le solenni promesse entrando nella Prima Classe della Scuola Esoterica, lo si può leggere e soprattutto intendere con la massima chiarezza possibile e desiderabile dalle parole di colei che fu la fedele compagna, nonché la più stretta collaboratrice di Rudolf Steiner, Marie Steiner, riportate in Marie Steiner, Briefe und Dokumentevornehmlich aus ihrem Lebensjahr. Zu ihrem 33. Todestag, herausgegeben von der Rudolf Steiner-Nachlassverwaltung, Privatdruck der Rudolf Steiner-Nachlassverwaltung, Dornach, 1981, ovvero Marie Steiner, Lettere e documenti, in particolar modo dal suo ultimo anno di vita. Per il 33° anniversario della morte, opera stampata privatamente dal Lascito di Rudolf Steiner, in una bella edizione curata dalla infaticabile e competente Hella Wiesberger. Nella sesta parte di quest’opera, Einige Richtungweisende Briefe in spirituellen Fragen, Alcune lettere orientative in questioni spirituali, nell’eloquente capitolo Über falsche Mystik und persönliche Ambitionen bei der Vertretung der Anthroposophie, Circa il falso misticismo e le personali ambizioni nella rappresentanza dell’Antroposofia, vi è una lettera di Marie Steiner, da lei scritta da Haus Hansi, a Dornach, il 25 marzo 1936 e indirizzata a tale signorina von Dumpff, tedesca baltica dell’Estonia, ove, alle  pp. 321-322, Marie Steiner scrive:

«I doveri, che il discepolo della Classe [Esoterica] assume su di sé, sono i seguenti: Chi cerca di essere accolto nella Classe, si impegna, essendo rappresentante della Società, a non lanciare mai nel mondo iniziative proprie sotto il nome e la copertura dell’Antroposofia, senza essersi inteso con la Direzione del Goetheanum.

Egli si impegna a non appartenere a nessun altra corrente esoterica, e se vuole dedicarsi ad un altro esoterismo, allora egli deve farlo fuori della Classe, e non può più appartenere a questa».  

***

Ed ora veniamo, ad una questione ancor più grave, davvero capitale: quella della menzogna, dell’impostura di una sopravvivenza autentica e regolare della Sezione cultico-simbolica della Scuola Esoterica, ossia della Mistica Aeterna, con le sue due Classi: la prima in tre gradi, e la seconda in sei gradi. Di questa Mystica Aeterna, di una sua pretesa, autentica, regolare, segretamente voluta – al dire del nostro “mistagogico Istruttore” – dallo stesso Rudolf Steiner, sopravvivenza della quale, egli, Efesto/N.R. Ottaviano, sarebbe non solo “erede”, ma – avendo egli affermato pubblicamente in un video sul più volte citato social forum che unicamente chi dirige un Ordine iniziatico, per sua natura “segreto”, può lecitamente rivelarne, per sua benigna degnazione e concessione, “qualcosina” – anche il “Capo”. In pratica, egli si pone allo stesso livello di Rudolf Steiner. La mia sapientisisma amica Fang-pai, nobile figlia del Celeste Impero, direbbe – anzi dice – che costui manca di “pietà filiale” nei confronti di Rudolf Steiner, e fa osservare, delicatamente, che il suo “pre-sumere” di esser di cotanto alta dignità, tale da pretendere di voler dirigere questa e altre “strutture esoteriche”, è qualcosa di “inappropriato”, qualcosa contro il Dharma, contro il Tao.   

Se vi era una persona che aveva, secondo quel che dichiarò più volte Rudolf Steiner, tutte le qualificazioni necessarie, sì che tutto quel ch’ella avrebbe fatto, avrebbe dovuto essere considerato come da lui stesso voluto, deciso e attuato, e quindi ciò anche in merito ad una eventuale riapertura della Mystica Aeterna e, di conseguenza, “officiarne” il rituale simbolico, questa era eslusivamente Marie Steiner. Si può vedere la considerazione somma nella quale Rudolf Steiner la teneva già nel primo testamento ch’egli fece in suo favore, riprodotto in fac-simile nel citato volume dell’Epistolario, ossia  Rudolf Steiner – Marie Steiner-von Sivers. Briefwechsel und Dokumente 1901-1925, GA-262, p. 175:

«Erstes Testament, vom 19. Februar 1907, vor der Reise nach Wien. (Das letzte Testament wurde am 18. März 1915 erstellt.)

Nach meinem Tode soll Fräulein Marie von Sivers dal Recht haben, in meinem Namen zu verfügen. Was sie so thut, soll in menem Namengethan sein. […] Sie selbst soll meinen Tod als im Sinne höherer Mächte ansehen und ihn ja nicht alse in Rätsel ansehen. Die Dinge haben einen Zusammenhang, den man ehren mus, auch wenn ma ihn noch nicht versteht. Marie von Sivers selbst wird aber immer bei mir sein. Unsere Einigung bleibt unlöslich.

Dr. Rudolf Steiner

Berlin, 19. Februar 1907».

«Primo testamento, del 19 febbraio 1907, prima del viaggio a Vienna. (L’ultimo testamento venne redatto il 18 marzo 1915).

Dopo la mia morte la signorina Marie von Sivers deve avere il diritto di decidere in mio nome. Quel che lei fa, deve essere fatto in mio nome. […] Ella stessa dovrebbe considerare la mia morte come nel senso delle Potenze Superiori, e appunto non considerarla come un enigma. Le cose hanno una connessione, che deve essere venerata, anche se ancora non la si comprende. Marie von Sivers stessa, tuttavia, sarà sempre accanto a me. La nostra unione rimane indissolubile.

Dr. Rudolf Steiner

Berlino, 19 febbraio 1907».

E sette anni dopo, in un’altra disposizione testamentaria – documento n° 117 a p. 294, con fac-simile a p. 295, del GA-262 – leggiamo:

«Es ist mein Wille, dass die Fortführung der mir obliegenden Pflichten gegenüber der Anthroposophischen Gesellschaft nach meinem Tode durch Fräulein Marie von Sivers geschieht, so dass diese sich frei die ihr zur Seite stehenden Vertrauenspersonen bestimmt. Dr. Rudolf Steiner Dornach bei Basel, 22. August 1914».

«È mia volontà che il proseguimento dei doveri a me spettanti nei confronti della Società Antroposofica dopo la mia morte avvenga tramite la signorina Marie von Sivers, cosicché questa decida liberamente quali siano le persone di fiducia accanto a lei. Dott. Rudolf Steiner Dornach presso Basilea, 22 agosto 1914».

Nell’ultima biografia che Hella Wiesberger dedicò a Marie Steiner – Marie Steiner-von Sivers. Ein Leben für die Antroposophie. Eine biographische Dokumentation von Hella WiesbergerMarie Steiner-von Sivers. Una vita per l’Antroposofia. Una documentazione biografica di Hella Wiesberger, Rudolf Steiner Verlag, Dornach, 1988, pp. 524 – nella Seconda Parte, intitolata Zusammenarbeit in der Esoterik, Collaborazione nell’Esoterismo, pp. 217-222, vi è la descrizione del profondissimo rapporto spirituale di lei con Rudolf Steiner sin nelle questioni più delicate dell’esoterismo. Il tema è talmente importante che sarà necessario ritornarci  con uno studio speciale su questo ardimentoso blog. Dopo una parte iniziale intitolata Erste Schülerin Rudolf Steiners, Prima discepola [esoterica] di Rudolf Steiner, vi è una parte importante per il nostro attuale tema, Mitgründerin und Mitleiterin der erkenntniskultischen Anteilung von Rudolf Steiners Schule 1904 bis 1914, ossia Cofondatrice e codirettrice della Sezione cultico-conoscitiva della Scuola Esoterica di Rudolf Steiner dal 1904 al 1914, pp. 218-219, ove possiamo leggere:

«La partecipazione di Marie von Sivers alla fondazione e alla direzione di questa Sezione Esoterica è documentata nel volume «Storia e contenuti della Sezione cultico-conoscitiva della Scuola Esoterica 1904-1914» (GA-265). Il ruolo particolare, addirittura unico, in questo contesto contesto le fu attribuito da Rudolf Steiner, risulta per esempio da un suo appunto […]. Un appartenente a questa cerchia lo ha testimoniato nel modo seguente:  

«Al vertice, come Capo di questa Scuola e come mediatore delle realtà spirituali, vi era Rudolf Steiner; al suo fianco, in qualità di compagna e collaboratrice, Marie Steiner.

A titolo indicativo venga qui accennata un’esperienza riguardo alla quale considero che – vista la mia età avanzata – sia mio dovere comunicarla; oggi vi sono soltanto pochi sopravvissuti che furono testimoni di quella scena.

In occasione della cerimonia di un grado superiore, ove soltanto un piccolissimo numero di partecipanti poterono assistere, da Rudolf Steiner stesso fu annunciato che la collaborazione di Marie von Sivers era da considerarsi nel senso pienamente giustificato – non soltanto in un senso simbolico come per tutti noi altri. E addirittura in un senso tale, che veniva indicata una realtà che va al di là della morte e della nascita» (sottolineato dall’editore), Adolf Arenson, Lettera aperta ai membri della Società Antroposofica, Ottobre, 1926.

Un altro appartenente [un olandese] a questa cerchia le [sc. a Marie Steiner] scrisse in séguito una volta:

«Con gratitudine mi ricordo dei molti anni che io ho potuto vivere sotto lo splendore, che emanava dalla nostra così amata e altamente venerata Guida. Con gratitudine e venerazione mi ricordo di quel che Voi eravate, ed ancora siete  per noi. Come fosse accaduto ieri, mi sta dinanzi l’immagine del mio primo incontro con Voi… In maniera altrettanto chiara sta dinanzi ai miei occhi il momento, in cui dal Dottore e da Voi venni innalzato al quarto Grado», J.H. Peelen (lettera senza data), vedi Zur Geschichte und aus den Inhalten der erkenntniskultischen Abteilung der Esoterischen Schule 1904-1914, GA-265».  

Da tutto ciò risulta chiaramente non soltanto l’elevatezza spirituale di Marie Steiner, bensì anche la responsabilità e la capacità di decidere che Rudolf Steiner le aveva affidato, facoltà di decidere ed agire in suo nome, anche in rapporto all’eventuale riapertura della II e III Classe, ossia della Sezione culticosimbolica della Scuola Esoterica.

Dopo la morte di Rudolf Steiner, personalità come Albert Steffen, Günther Wachsmuth, la stessa Ita Wegman, conoscendo la responsabilità e la facoltà di decidere in suo nome da lei ricevuta dal Dottore, si rivolsero a Marie Steiner chiedendole di riaprire la Mystica Aeterna, onde venissero nuovamente eseguite le vecchie cerimonie simboliche della Sezione cultico-simbolica, ma lei si rifiutò decisamente di farlo. Ciò è chiaramente testimoniato in uno studio di Rolf Speckner, Die Erweiterung ins Rituelle hinein, Zur Entwicklung der Freien Hochschule für Geisteswissenschaft nach Rudolf Steiners Tod, apparso in  die Drei, Zeitschrift für Anthroposophie in Wissenschaft, Kunst und sozialem Leben. 6/2020, pp. 13-26. Non posso trascrivere in questo articolo, già troppo lungo, tutto quanto riporta Rolf Speckner nel suo documentatissimo interessante studio, ma in sostanza egli conferma, se ancora ce ne fosse bisogno, quanto già scritto nella presente disamina. Eventualmente ritornerò sulla questione in un altro mio studio o nei commenti a quello presente. Riporto soltanto, traendolo dal suddetto articolo, p. 25, quel che Marie Steiner scrisse a Jürgen von Grones, in risposta alle capziose obbiezioni di quest’ultimo:

«La risposta migliore la dà il fatto che ho già comunicato in precedenza, circa ciò che appunto si temeva […] che essendomi stato chiesto dal Presidente e dal Segretario della Presidenza esoterica di ripristinare l’antico esoterismo [sc. le cerimonie cultiche della Mystica Aeterna], e che, tenuto conto della grande immaturità che vi è a giro, mi son guardata bene dal farlo».

Die beste Antwort gibt jene Tatsache, die ich vorhin mitgeteilt habe, daß ich, von der man ja dieses befürchtet […] vom Vorsitzenden und Schriftführer des esoterischen Vorstandes aufgefordert worden bin, die alte Esoterik wieder aufzunehmen, und daß ich im Hinblick auf die große Unreife, die sich rundherum darbot, mich wohl gehütet habe, es zu tun.

A questo punto, sulla base dell’ampia documentazione esposta nella presente disamina, mi pare evidente quanto sia “inappropriata” – per usare la sin troppo delicata espressione della mia sapientissima amica Fang-pai – da parte di Efesto/N.R. Ottaviano, e di altri. il “pre-sumere” di avere una continuità con la Mystica Aeterna, che Rudolf Steiner “chiuse” e “sigillò” nel 1914, e che eventualmente solo Marie Steiner avrebbe potuto “riaprire”, rifiutandosi però sempre di farlo, nonché la – per me sacrilega – “pretesa” di celebrare riti e cerimonie, per di più spacciandole per una forma di “massoneria egizia”, che la Sezione cultico-simbolica, secondo l’esplicita parola di Rudolf Steiner, mai ha avuto. Una tale “pre-sunzione” e “pretensione” sono sintomo eloquente proprio di quella “immaturità” – altra espressione davvero sin troppo delicata e gentile – che decise Marie Steiner a non farne di niente. Tale via, come detto più volte nella presente disamina, è una via occulta “ostruita”, e come tale non più percorribile. Tanto più che i rituali che circolano sono un maldestro e rozzo “collage” di parti incomplete dei rituali della Mystica Aeterna, ai quali – come mi spiegava Hella Wiesberger, e come ho potuto constatare visionandoli personalmente – sono stati aggiunti “pezzi” del rituale della Christengemeinschft, del rituale religioso non confessionale usato dal corpo docente delle Scuole Waldorf,  e con elementi di ritualità massonica di varia origine, comunque estranei all’Antroposofia.

Ora, si pone un duplice problema. Con la sua “spre-giudicata” operazione in “salsa massonica”, col suo papusiano “Martinismo Egizio Isiaco-Osirideo”, con la sua “Chiesa Gnostica Egizia Apostolica Yohannita”, e con i suoi molteplici trasgressivi “dionisiaci” comportamenti, Efesto/N.R. Ottaviano va ampiamente in rotta di collisione coi principi della Classe Esoterica, all’entrata nella quale egli ha pur fatto delle promesse sacre di fronte alla Potenza di Michele. Mentre il dichiarare di far parte – anzi, come da lui apertamente affermato in un video sul noto social forum, di esserne il solo Capo, unico autorizzato a rivelarne, con alquanto sussiego e degnazione,  “qualcosina” al mondo profano – di un organismo, strutturato nella forma di “logge massoniche”, organismo da lui stesso dichiarato “segreto”, è cosa che lo espone ai rigori della Legge Anselmi sulle società segrete (Gazzetta Ufficiale, Serie Generale, n. 27 del 28-01-1982). Non credo proprio che il Grande Oriente d’Italia, la maggiore Obbedienza massonica nella Terra d’Ausonia, del quale Efesto/N.R. Ottaviano dichiara pubblicamente di far parte – addirittura, se è vero quanto mi vien riferito da fonti varie (il condizionale, in questi casi, è d’obbligo), come Maestro Venerabile di un’officina massonica veneta, la R.L. Maat la Saggezza Trionfante, n° 1233, all’Oriente di Abano Terme, in provincia di Padova – gradisca molto, dopo i molti guai ch’esso ha passato a causa delle tristi vicende della P2 di Licio Gelli, una siffatta, al contempo indebita e imbarazzante, pubblicità. Il fatto grave è che queste cose dànno armi veramente pericolose ai nemici dell’Antroposofia, e soprattutto all’integralismo cattolico, che non mancherebbe certo di farne uso contro di essa. Se poi, invece, alla “dirigenza” della Società Antroposofica Universale, alla sua “ufficiale” Classe Esoterica, e al Grande Oriente d’Italia il “mistagogico Hierophante”, ossia il sin troppo affaccendato Efesto/N.R. Ottaviano, o chiunque si celi dietro tali pseudonimi, piace tanto così com’è, che problema c’è? Ma che se lo tenessero pure caro! Certo, per chi è uno spirito libero, per chi ama sinceramente l’Antroposofiaama un pensiero ed una morale coerenti, vi è di che rimanere alquanto perplessi…     

 

 

 

L’ARCHETIPO-OTTOBRE 2020

Anno XXV n. 10

Ottobre 2020

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Il-Pifferaio-Magico

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