IL TORMENTONE

 porcellini

Cos’è un tormentone? Nell’accezione più popolare è una battuta, di solito comica, facilmente assimilabile che viene ripetuta molte o troppe volte. Può essere insopportabile perché tormentone è anche l’accrescitivo di tormento.

Mette radici nella zona crepuscolare, sognante, della mente.

Se posto questa nota nella sezione di Scienza dello Spirito, sono in tema o è una disattenzione? Vediamolo subito.

Il tormentone di cui parlerò è questo: “Bisogna fare tre passi nella morale e uno nella conoscenza”.

E’ il sigillo che troviamo posto al termine di ogni biascicamento che vorrebbe passare per antroposofia virtuosa. Verbum dei? No! Sbarra doganale del Dottore? Non mi pare.

E’ un vero peccato che Rudolf Steiner non abbia mai pronunciato (scritto) questa frase.

Essa gira abbondantemente solo nelle teste e nel sistema ritmico dei disattenti, dei pessimi lettori e dei tanti che usano l’affettato di antroposofia coerentemente: come fosse salame. Gustoso nei panini delle scampagnate  spiritualistiche.

Possiamo però risalire con facilità a dove (la fettina) è stata tagliata, additivata  e vuotata da (gusto e) senso e contesto.

Rintracciamo la sua origine vera e non bastarda in un sottotitolo (Il controllo dei pensieri e dei sentimenti) del capitolo “I gradini dell’iniziazione” del libro L’iniziazione di Steiner, dove dopo gli esercizi di meditazione/contemplazione sul seme e sulla pianta, l’Autore indica due ulteriori esercizi volti all’osservazione di due momenti che sostanziano l’elemento animico dell’entità umana: il momento del desiderio, della brama per qualcosa e il momento che segue l’appagamento del desiderio.

Dovrebbe essere abbastanza chiaro che queste discipline potrebbero non essere esenti da pericoli qualora lo sguardo interiore non fosse sufficientemente puro e sovrapersonale, qui l’immobilità dell’Io puro dovrebbe già essere una potenza/condizione realizzata.

In questo tipo di osservazione lo sperimentatore immaturo potrebbe correre almeno tre rischi: il più immediato è quello di venir coinvolto dalla forza delle brame altrui (occultisticamente si parla dell’ignificazione della luce astrale), il secondo (non impossibile ma più difficile) è dato dal potere magico che porterebbe al dominio sull’altro essere; infine il terzo potrebbe essere l’insorgenza, nello sperimentatore, di qualità interiori pessime, come il cinismo, la mancanza di rispetto ed il disamore verso l’oggetto dell’esperimento, ampliabile poi a tutti gli esseri umani.

Per l’estrema delicatezza insita in tali esercizi, Rudolf Steiner spende 107 (centosette) righe a incorniciare con tenore interiore e prudenza quanto su esposto. E in queste pagine troviamo le righe saccheggiate (la corsivizzazione delle parole che seguono è mia, il corsivo di “aurea” è di Steiner):

“Chiunque quindi cerchi di penetrare per visione diretta nei segreti della natura umana, deve seguire l’aurea regola della vera scienza occulta. E questa aurea legge dice: “Per ogni passo che fai nella conoscenza delle verità occulte, devi al tempo stesso fare tre passi verso il perfezionamento morale del tuo carattere”. Chi segue questa norma può fare gli esercizi del genere di quello che ora sarà descritto.”

Facile osservare che difficilmente il problema possa porsi, poiché in genere questi esercizi non li fa nessuno e tanto meno li realizza!

L’unico problema che rimane seriamente in campo riguarda l’incapacità di informazione corretta, di lettura corretta e di studio vero di uno tra i libri fondamentali dell’antroposofia.

Poi per la capacità di comprendere il livello del discorso, credo che siamo di due gradi sotto lo zero.

E, per carità, neppure sfioriamo in cosa consista la “vera scienza occulta”…rammento ai lettori solo la chiarificante appendice del ’18 al libro, che ho copiato su Eco per chi vuole, poco tempo fa.

Rimane il mistero dello sconsiderato successo del tormentone.

Quale moralità viene invocata dai molti “antroposofi allegri”? Quella kantiana del “tu devi”, o quella rabbinica dei mille e un precetti? Oppure la dogmatica cattolica?

Probabilmente, essendo pensata (?) come una specie di res incognita, essa pare simile a ciò che Steiner raffigurò umoristicamente con la frase “Cara stufa, il tuo dovere morale è di riscaldare la stanza!”. Già: poiché la moralità si manifesta pure nell’azione che vista dall’esterno con occhi filistei (ipocriti) è alquanto incomprensibile…e non parliamo nemmeno se e quando essa attinga dalla nostra libera intuizione ideale!

Dice il Dottore: “L’atteggiamento che pervade i rosacroce è la sapienza attiva, la possibilità di attingere alla sapienza per agire nella vita. Per i rosacroce il parlare continuamente di partecipazione sentimentale è anzi pericoloso, perché appare come una specie di voluttà astrale. Alla bassa voluttà del piano fisico, corrisponde sul piano astrale la tendenza a voler solo sentire senza conoscere.” (La saggezza dei rosacroce, pag. 13. Ed. Antroposofica).

Il perdere di vista la priorità del conoscere rispetto ai soggettivi sentimentalismi è stato oggetto di netto e severo biasimo da parte di una figura iniziatica come il dott. Colazza.

Il soggetto del tormentone è la psiche.

La psiche, illegittima figlia della coscienza assoggettata al corpo, è meccanica.

Lo sanno bene i veri occultisti, lo sanno persino gli psicologi: premi il bottone scelto e la psiche reagisce con assoluta prevedibilità. Falsi veggenti, cartomanti e arruffapopoli sono veri artisti naïve in questo genere di cose.

Nella vuota ripetizione di questo vuota affermazione, la psiche è felice (appagata) per la propria vuota virtù.

E’ lo scudo che la ripara dalla conoscenza molesta che, in ogni caso, si dà al fine di superarla: non è neppure un’affermazione che vorrebbe tracciare un confine  tra il virtuoso ed i peccatori ma solo uno tra le innumerevoli scorciatoie (a prezzo stracciato) per la continua riaffermazione di sé, per la fame di autostima di cui la psiche ha un’implacata necessità.

Del sé impostore che grava sulla coscienza. Ottundendola.

4 pensieri su “IL TORMENTONE

  1. Oh Isidoro, se non ci fossi dovrebbero inventarti…
    essenziale per iniziare la giornata con idee chiare e tanto buonumore ! (qui siam sempre in ritardo…)
    Ora, però, fin qui tutto liscio, però resta un dubbio, e i “tre piccoli porcellin” ? ci sarà un vincolo aristotelico (potenza-atto) con il succitato salame antroposofico ?? e ancora, come riconoscere i salumieri infedeli e intossicanti ??
    🙂 🙂

  2. Caro veeraj, quando mi inventarono poi non furono granché contenti…

    No, circa Aristotele c’è una lieve soluzione di continuità: i gioiosi porcellini sono più che altro le “anime belle” che non ritengo neppure commestibili.
    Purtroppo i salumieri, droghieri, pizzicagnoli, salsicciai, salumai, eccetera, anche sotto mentite spoglie sono tantissimi…però lavorando con logica (parola che sembra spaventare gli infidi gestori), spregiudicatezza a 360° (parola che vale a corrente alternata) e totale indifferenza alle insegne pubblicitarie, se il salame lo comperi da loro, riesci a sentirne presto il saporaccio e lo sputi prima che ti possa rivoltare lo stomaco (scusami la metafora). Così perdi qualche soldo ma il danno è solo lì e persino ti insegna qualcosa! …… 🙂

  3. Ottima cosa, ed ottimo articolo. Mi sovviene un unico, ed ironico, pensiero: ammesso, ed assolutamente non concesso, che il tormentone sia applicabile mi spiegate dove stanno i “tre passi nella morale” nel rubare gli articoli di eco?

    N.B.
    I suddetti articoli hanno la firma digitale di WP. Basta copiarli in una shell ed il nostro indirizzo appare. Non occorre mettere alla prova ulteriormente la morale inventando bugie sulla loro origine: sono inutili.

    Buon lavoro.

  4. Guarda Balin, mi fai scappare, in risposta, un tipo di sintesi che solitamente sarebbe giustamente da censurare…cioè la morale del menga o in alternativa quella dell’uccello padulo…che, grosso modo, è la medesima. E, per taluni vale tantissimo e pure avanza, rispetto ai tre.

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