NATIVITA' – di Édouard Schuré

dic2008-2

(Natività-Francesco Filini)

Il Cristo è piú di un Bodhisattva e piú di un Buddha.

È una potenza cosmica, l’eletto dei Deva, il Verbo solare stesso, che doveva entrare in un corpo una sola volta per dare all’umanità il suo piú potente impulso.

Uno Spirito di tale levatura non poteva incarnarsi nel grembo di una donna e nel corpo di un bambino.

Questo Dio non poteva seguire il cammino cui anche i piú grandi uomini sono costretti, cioè la severa trafila dell’evoluzione animale che viene ripercorsa con la gestazione materna.

Non poteva subire il temporaneo eclissarsi della coscienza divina che è la legge ineluttabile di ogni incarnazione.

Un Cristo direttamente incarnato nel seno di una donna avrebbe fatto morire la madre, come Giove fece morire Semele, madre del secondo Dioniso, stando alla leggenda greca. Egli aveva bisogno, per incarnarsi, di un corpo di adulto, di un corpo che si fosse evoluto da una razza forte fino al grado di perfezione e di purezza degno dell’Archetipo umano, dell’Adamo primitivo modellato dagli Elohim nella luce increata all’origine del nostro mondo.

Questo corpo lo forní il popolo ebraico nella persona del maestro Gesú, figlio di Maria.

Ma occorreva che dalla nascita fino all’età di trent’anni, epoca in cui il Cristo doveva prendere possesso della sua dimora umana, il corpo del maestro Gesú fosse plasmato e armonizzato da un altissimo Iniziato, e che un uomo quasi divino offrisse la propria persona in olocausto, come un vaso sacro, per ricevere il Dio fatto uomo.

Qual è il grande profeta, certo illustre nei fasti religiosi dell’umanità, cui toccò questo compito straordinario?

Gli evangelisti non lo dicono, ma il Vangelo di Matteo lo lascia intuire chiaramente nella piú suggestiva delle sue leggende.

Il bambino divino è nato nella notte profumata e calma di Betlemme, mentre sui monti neri della Giudea grava il silenzio. Solo i pastori odono le voci angeliche risuonare sotto il cielo stellato. Il bambino dorme nella mangiatoia. Sua madre estasiata lo cova con gli occhi. E quando lui apre i suoi, Maria si sente profondamente penetrata, come da una spada, da questo raggio solare che la interroga con paura. La povera anima stupita che viene da altri mondi, getta attorno a sé uno sguardo sgomento, ma ritrova subito il suo cielo perduto nelle pupille vibranti della madre e si riaddormenta d’un sonno profondo.

 

Édouard Schuré

Da:  Evoluzione divina, Tilopa, Roma 1983, p. 249

per gentile concessione de L’ Archetipo 

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