DALLA SCUOLA ESOTERICA

Rudolf-Steiner-

Nota 1 : ricordo ai lettori che l’attività del Dottore nella Scuola esoterica, svoltasi dal 1904 al 1914, iniziò nella preesistente Scuola esoterica teosofica che Egli modificò progressivamente secondo i contenuti della Scienza dello Spirito. Gli studenti della Scuola erano perciò teosofi. Così le comunicazioni del Maestro furono modellate, al principio, su quanto era famigliare al linguaggio e alle conoscenze degli ascoltatori.

Nota 2 : i lettori noteranno un omissis verso la fine della conferenza: infatti non ho trascritto alcune indicazioni ed i mantra relativi. Ciò appartiene alla Scuola e non ad un blog. Provo un sottile orrore quando vedo meditazioni e discipline della Scuola apparire, come niente fosse, nei siti dei social. Sciorinate alla curiosità e diletto dei curiosi. Non posso nulla affinché ciò non avvenga. Posso forse, fuori tempo e “fuori moda”, far sì che Eco non faccia parte di questa deriva. Certamente sono cose rintracciabili per chiunque ma credo facciano parte di una ricerca e di un percorso strettamente individuale.

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(BERLINO, 15/02/1904)

All’interno della cultura occidentale, lo sviluppo deve essenzialmente partire da ciò che si chiama “il controllo del pensiero”.

Benché il pensiero occidentale, disordinato e arbitrario al più alto grado, non si presti del tutto ad uno sviluppo controllato, in un seguito rigoroso dei pensieri, questo non è di meno una necessità primaria.

Dunque vorrei ritornare su ciò che ho già evocato: noi dobbiamo coltivare una sensibilità per percepire i concatenamenti illogici e mal controllati dei pensieri.

Quando agisce con forza sui suoi sensi l’uomo ordinario risente sempre di una sorta di dolore, ma è molto raro trovare degli uomini che sentano dolorosamente i pensieri incontrollati e illogici.

Eppure è una tappa che ciascuno deve attraversare, non soltanto di fronte al pensiero ma anche in rapporto alla lettura della nostra letteratura occidentale. Io non escludo nemmeno numerosi libri della letteratura esoterica, dove anche lì si trovano pensieri incontrollati.

La maggior parte degli uomini di oggi non controllano coscientemente i loro pensieri. E ogni pensiero incontrollato è rivelatore di una mancanza d’equilibrio, un rifiuto di mettersi in una giusta relazione di fronte ad una situazione. E’ come una scivolata, e una scivolata nel mondo fisico rappresenta un rifiuto di porsi in una giusta relazione in rapporto al mondo fisico.

Dobbiamo sviluppare in noi un sentimento molto forte per i giusti pensieri, condotti al bene, al punto di sentire una sorta di dolore fisico non appena sorge un pensiero che non è giusto in noi o in altri.

Nella vita quotidiana non è possibile controllare i propri pensieri in tal modo, perché il vostro coinvolgimento nella vita professionale vi obbliga in permanenza a pensieri illogici. Perché dappertutto si pensa senza logica, che ciò sia nella vita quotidiana, al lavoro, nelle professioni dette “superiori”, nelle scienze, nella storia, dappertutto incontrerete dei pensieri illogici: e troverete i pensieri più illogici nel mondo della giustizia, là dove si dovrebbe pensare con la maggior logica.

Chi vuole acquisire le conoscenze superiori e non solamente ascoltarle da quelli che le posseggono, deve incominciare a viverle interiormente.

Per questo bisogna ritirarsi ogni giorno, almeno per brevi istanti, da tutto il resto della vita. Bisogna donarsi, forse anche per cinque o dieci minuti, esclusivamente alla nostra vita interiore e a pensieri che non sono quelli della nostra cultura né della vita ordinaria ma pensieri di origine superiore, nei confronti dei quali possiamo avere confidenza.

Realizzare questo raccoglimento vivendi ed agendo in un mondo di pensieri strettamente ordinati, consacrarsi ad un tale mondo di pensieri anche per poco, ci compensa di tutta la dispersione e della lacerazione che la cultura esteriore genera. Siamo allora rinforzati e riconfortati attraverso un centro interiore e ci dirigiamo nel mondo di tutti i giorni allontanando dal nostro campo tutti i pensieri che non fanno parte della nostra vita ordinata.

Tuttavia non bisogna credere che voi siate sempre capaci di farlo. In effetti, ricordatevi solamente che quando attraversate la strada, voi non siete padroni dei vostri pensieri. Da tutti i lati, senza che voi possiate nulla, i pensieri dell’ambiente si fondono in voi, agiscono sulla vostra coscienza e giocano attraverso essa, sicché voi siete la preda della vostra coscienza.

Fintanto che non avrete la forza di sviluppare i vostri pensieri come si svolge un filo, non potrete raggiungere ciò che alla vostra interiorità si rivela. Possiamo sperare questa signoria sul mondo dei pensieri, se perverremo a riservarci un tempo infimo della vita quotidiana, e in cui ci eleviamo verso l’ideale. Quando si riesce ad amare un pensiero ideale si perviene all’affermazione interiore. Non importa che si afferri un pensiero attraverso il solo intelletto.

Prendete il primo pensiero di (qui il Dottore menziona una breve frase mantrica), prendete questo pensiero oggi, domani, ancora e sempre, finché divenga vivo. Se rifiuterete tutto quello che vi potrà mescolarsi, esso diverrà il centro del vostro essere. Vivrà e agirà in voi. Esso vi mostrerà che altri pensieri nascono da da esso, che esso è di una fecondità infinita. E vedrete ciò che dovrete superare interiormente.

Deve progressivamente svilupparsi una sensibilità che combatta ogni falso pensiero, fino alla sensazione di pungersi quando i pensieri non sono giusti. Dovete sentirlo anche leggendo libri. Se non potete sentire del dolore al contatto con i pensieri illogici, allora non potete sviluppare un pensiero giusto.

Ma voi dovete non solamente comprendere il pensiero giusto, ma dovete anche amarlo. Dovete amare un pensiero come si ama un bambino. Avete visto il vostro bambino oggi, ieri, l’altro ieri e l’amate sempre. Dovete fare lo stesso con il mondo dei pensieri. Quando credete di aver compreso un pensiero, non dovete rimandarlo lontano dalla vostra coscienza, ma piuttosto occuparvene ancora e sempre.

Se fate questo, allora avrete acquisito una sorta di corazza di pensieri, allora la fase intermedia nella quale voi siete, cessa: il combattimento contro ciò che era illogico finisce quando un pensiero diviene per voi un fatto reale al medesimo titolo di una sedia, di un tavolo, ecc….Voi diventate positivi. Chi vive nel mondo spirituale lo sa: sa anche che è sempre attorniato di pensieri che rappresentano potenze e forze agenti su di noi.

Chi è ricettivo percepisce i pensieri d’odio o di benevolenza che gli uomini si indirizzano mutualmente. Egli vede come essi entrano o rimbalzano in lui. Certi hanno una attitudine rimarchevole quando si tengono davanti a noi: essi sono là, in piedi, come attorniati da un corpo di cristallo, nel mezzo del quale essi vivono. E tutti i pensieri inappropriati rimbalzano su questo involucro di cristallo. Gli uomini che sanno vivere in maniera meditativa, sanno ordinare la loro vita a partire dal polo interiore verso l’esteriore.

Potete verificare se il vostro controllo dei pensieri è riuscito, non dicendovi: “ ora io penso in maniera giusta”, ma utilizzando un barometro che può mostrarvi fino a che punto la vostra vita di pensiero è controllata dall’interiorità. Per chi avanza sul cammino della conoscenza, questo barometro è il sogno. Chi veramente conosce questo non avrà più la medesima percezione della gente superstiziosa. Per lui, la vita del sogno assume un significato diverso rispetto a chi non è ancora giunto a controllare la vita dei suoi pensieri.

Nella maggior parte delle persone, la vita onirica è un terribile caos. Questo s’arresta completamente per colui che si dona, durante un certo tempo, alla vita meditativa. I sogni allora acquistano un profondo senso simbolico. Il barometro del controllo dei pensieri è la regolarità, la bellezza dei sogni. Quando procediamo “alla meno peggio” nella vita esteriore, i nostri sogni ne sono solo il riflesso disordinato. Quando ci ritiriamo nei brevi momenti della meditazione per divenire forti e possenti di fronte a tutto ciò che ci assilla, i nostri sogni assumono un significato simbolico. Così dobbiamo sforzarci di esercitare un controllo e domandarci: cosa significa questo sogno che mi si presenta così?

C’è anche differenza tra i sogni elevati e i sogni ordinari. Non è vero, come si è scritto, che i sogni abbiano tutti il medesimo valore. La vita che l’uomo dispiega nello stato di sonno è completamente diversa presso colui che sviluppa il suo corpo spirituale e presso colui che non lo fa. Chi ha avuto esperienze spirituali lo sa. Chi conosce solo ciò che apportano i suoi occhi, le orecchie, la lingua, che è totalmente assorbito dal mondo dei sensi può, durante il sonno, sentire solo una reminiscenza confusa delle sue esperienze sensoriali.

Invece ciò che elaborate spiritualmente, durante la meditazione, è qualcosa che stimola lo spirito e lo mette in attività: qualcosa che portate ovunque andate, sia col vostro corpo o senza di lui. Poi, quando i nostri sogni cominciano ad essere regolari, quando formano dei piccoli drammi con la loro evoluzione e le loro azioni ordinate, allora entra in azione ciò che si chiama la vera vita spirituale.

Ma questo è solo il grado più basso. Ciò che deve venire immediatamente dopo è il fatto seguente: quando voi riservate dei momenti dedicati al vostro progresso interiore – ma che non devono essere sottratti alla vita professionale, perché la teosofia non deve sottrarre nulla alla vita professionale – voi noterete presto qualcosa che apparirà nella vita interiore in coloro che consacrano un certo tempo alla meditazione. Noterete che vi ricorderete dei vostri sogni in tutt’altra maniera che prima.

Più l’uomo si sviluppa, più questa continuità di coscienza diviene tale che voi diventate obbiettivi nel vostro Io. Finché vi identificate col corpo, finché non siete divenuti uno con lo spirito, non potete sviluppare la coscienza del sé quando siete disincarnati, vale a dire durante lo stato del sonno. Da là viene lo stato incosciente della maggior parte dell’umanità durante il sonno. La continuità di coscienza, che vi rende svegli durante il sonno come lo siete nel corpo fisico, si manifesta inizialmente molto lentamente, così come il prolungamento di questa coscienza notturna nella vostra vita quotidiana.

Qui voi avete una misura, qualche cosa che può servirvi da barometro in rapporto alla vita fisica. La capacità di resistenza di fronte alla vita ordinaria è accresciuta. Il corpo deve diventare come un utensile. Voi potete allora guardare questo corpo “dall’esterno”, disteso, al vostro lato. Vivete nello spirito quando cominciate a ritirarvi da ciò che è legato al corpo. Grazie a questi mezzi non siete sprovveduti di fronte alla vita, ma ancora più adatti ad affrontarla, perché la conoscenza dello spirito accresce le vostre capacità. Importa che voi riserviate una parte della giornata per donarvi a pensieri elevati che non abbiano nulla a che vedere con il triviale egoismo, con l’ambizione e il piacere ordinario dei sensi, momenti in cui lasciate questi pensieri rischiarare la vostra vita quotidiana. (…ceteris omissis…)

Non è il successo esteriore, non ciò che possiamo raggiungere che ci fa avanzare, ma in ogni istante è la vita in ciò che è eterno. Non raggiungeremo niente se vi tenderemo con avidità. Non dobbiamo vivere nel futuro ma unicamente in ciò che è eterno: là, la malaerba non può prosperare ed il soffio dei pensieri eterni cancella questa macchia della nostra esistenza.

Così come noi lavoriamo sul nostro corpo mentale per mezzo del controllo dei pensieri, dobbiamo lavorare sul nostro corpo astrale per mettere in ordine la memoria. Anche essa deve venir controllata, messa alla prova. Essa esercita su tutta la vita una influenza di grande importanza. Bisogna che vi disabituate, quando guardate indietro, verso gli atti compiuti, a non avere rimpianti egoistici. Ciò di cui voi avete il ricordo deve essere là soltanto per imparare a far meglio. Se orientiamo la nostra memoria in modo che non guardiamo indietro non importa come, ma facendone la retrospettiva, compresa dei dettagli più insignificanti, di modo tale che questa divenga una scuola d’apprendistato, allora rafforzeremo la nostra colonna vertebrale psichica.

Attraverso un tale controllo della memoria si elabora la visione astrale. Il corpo astrale diventa un organo di volontà da utilizzare. Per farci una giusta concezione di fronte alle rappresentazioni sortite dal ricordo, dobbiamo perdere l’abitudine di piangere, dobbiamo superare simpatia ed antipatia.

Quando siamo signori delle nostre facoltà delle nostre rappresentazioni e delle facoltà di ricordo, abbiamo raggiunto provvisoriamente il nostro scopo. Comprendiamo allora che chi non esercita questo controllo deve sentirsi sempre dipendente da ogni corrente spirituale del suo ambiente come un giunco agitato, spinto qua e là da ogni pensiero. Non vi è altro mezzo per accedere ai mondi mentale e astrale che quello di svilupparsi così interiormente. Chi la sera organizza la sua facoltà di memoria conferendole una struttura regolare e raggiante rispetto alle formazioni vaghe delle sue immagini, in particolare quelle che provengono dalle parti superiori del cuore e della testa, riscontra di vivere la vita nel mondo a partire dalla propria vita interiore. Niente può turbare l’uomo che ha raggiunge questo stadio. I più esecrabili pensieri si allontanano da lui, come se non l’avessero toccato. Grazie al lavoro meditativo, ha formato una corazza spirituale attorno a sé.

Rudolf Steiner

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