LA VESSAZIONE DEGLI STOLTI

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Visto che, oramai da alquanto tempo, vengo pubblicamente ed eziandio cristianissimamente infamato coi titoli – cosa della quale, peraltro, vado fierissimo – di impenitente eretico e irredimibile paganaccio, nei confronti del quale sarebbe, a loro dire, auspicabile e necessaria una adeguata “profilassi” al fine di neutralizzare la diffusione da parte mia del veleno dell’eretica pravità e dell’imperdonabile paganità, mi seduce la tentazione di godermi ulteriormente e più meritatamente cotale pessima fama. E per meglio meritare tanta nefandissima fama mi funge molta vaghezza di prender esempio da uno dei personaggi a loro tra i più invisi.

Quell’impenitente e irriducibile paganaccio di Arturo Reghini – nei confronti della cui grandezza personalmente nutro la più fervida e delinquenziale ammirazione, scandalizzando assai le molto timorate “anime belle” – nella sua rivista Ignis, edita nel lontano 1925 (fra 9 anni sarà un secolo fa…) aveva inaugurato una rubrica intitolata Vexatio Stultorum, ove egli esercitava con mordace sarcasmo la sua ferocissima vessazione nei confronti degli ipocriti, degli infingardi, degli opportunisti, degli arroganti, dei mestatori di ogni risma, dei presuntuosi ignoranti e degli stupidi presuntuosi. Naturalmente, così facendo il buon Arturo Reghini, ai suoi tempi, si faceva nemici a frotte, donde per lui in abbondanza insulti, minacce, aggressioni, denunce, persecuzioni, ostracismo, persino tentativi di omicidio ad opera della parte avversa, e il ridurlo alla fame più nera. Ma tant’è, ché per farsi nemici mortali, da sempre, non è affatto necessario dichiarare guerra: è sufficiente, sin troppo, il dire la verità! E – provare per credere – nulla è più odiato del dire la verità: specialmente se si tratta di verità che si vogliono nascondere, o travestire di più nobili panni.

Una di queste non proclamabili verità è proprio quel “trasbordo ideologico inavvertito”, che porta a manipolare menti fragili e animi sentimentali, poco scaltri e pochissimo avvertiti e smaliziati. Con tale spregiudicata e infida tattica, la parte avversa attua una lungimirante strategia di penetrazione, alterazione, neutralizzazione delle varie correnti spirituali, e successivamente raccolta delle molte smarrite e disorientate pecorelle, le quali facilmente poi vengono “convertite” e condotte a “più sicuro ovile”. Per chi a tale strategia non si piega, invece, per chi resiste o osa mettere i bastoni fra le ruote, si pongono in atto i sistemi più brutali: calunnia, diffamazione, delegittimazione, ostracismo, minacce orali, telefoniche ed eziandio telematiche.

E sono, invero, i più vari i mezzi adoprati alla bisogna per una sì “nobile” – si fa per dire – intrapresa. Uno dei più sozzi, a mio personale giudizio, è quello di far svolgere un’abile denigrazione dei Maestri proprio da parte di chi si trova all’interno della Comunità spirituale fondata, formata, e impulsata dai Maestri. Naturalmente, all’inizio di una cotale intrapresa, è necessaria alquanta prudenza, e non poca abile dissimulazione, in modo da riuscire a penetrare nei punti nevralgici della Comunità. Indi, una volta scomparsi i Maestri, operare progressivamente nel tempo all’attuazione dello spregiudicato piano di disgregazione della Comunità. Solo un po’ alla volta, e solo uno dopo l’altro cadono i “veli”, che celano le reali – e inizialmente inconfessabili – intenzioni di coloro che, nelle società segrete del Settecento, sarebbero stati definiti “insinuanti”. Ma – cursus velocior in fine – quando il giuoco diventa sempre più scoperto, e solo pochi “veli” restano da sollevare, è ormai tardi, troppo tardi, e addirittura si possono deridere come “ingenui sempliciotti” – mi riferisco a casi concreti verificatisi, da me direttamente constatati – coloro che propongono alla Comunità spirituale di ritornare alla purezza originaria, all’attuazione delle intenzioni dei Maestri, nelle modalità ascetiche apertamente, e dettagliatamente, indicate e prescritte dai Maestri.

Da una parte, si descrive come “sorpassata” l’Ascesi indicata dai Maestri e si propongono, al loro posto, vie e metodi mirabilmente “aggiornati”, a loro dire più rispondenti ai bisogni concreti delle anime “belle”, “bellissime” e/o in corso di progressivo – work in progress, dicono di là dall’Atlantico – animico “abbellimento”. Dall’altra, si procede – dapprima con prudenza, poi sempre più apertamente – a delegittimare i Maestri, denigrandone l’intelligenza, il modo di vivere, e persino la moralità. Sono, questi, strumenti antichi della parte avversa: rodati e perfezionati nel corso di una ventina di secoli.

Per fortuna nostra, e sfortuna loro, vi sono a giro dei lupacci cattivissimi, i quali non si bevono le panzane propinate dagli “insinuanti” al fidente popolo catecumeno, mantenuto in estatico stato di continua attesa di novelle “rivelazioni”. I malfidati lupacci disgraziatamente usano andare a controllare la veridicità delle insinuate affermazioni, che come “rivelazioni” vengono ammannite agli estatici e troppo fiduciosi catecumeni, e  vanno a cercare notizie che non dovrebbero cercare, e soprattutto in ambienti e luoghi ove – a parere degli infidi “insinuanti” – essi non dovrebbero davvero permettersi di andare a bracare. Ma ai lupacci piacciono bufere e tempeste di neve, e – questo sicuramente non è il più piccolo dei loro difetti – amano assai lottare e azzuffarsi: sono davvero dei pessimi soggetti, dei soggettacci impresentabili, che non è consigliabile né tampoco decoroso frequentare!

Per quello che al presente ci riguarda, possiamo osservare come oggetto di sì commovente cristianissima carità, siano stati sia Massimo Scaligero che lo stesso Rudolf Steiner. Vi è chi si è meravigliato dell’affermazione di Massimo Scaligero, da me testimoniata, che “nel Mondo Spirituale è stata cancellata persino la parola Antroposofia”. Ma oggi, come vedremo tra breve, la situazione è ben peggiore di quella di quaranta e più anni fa, allorché Massimo Scaligero fece a me, ma anche ad altri, una così lacerante affermazione.

A tale proposito, voglio riportare un evento – ben grave, a mio modo di vedere – accaduto in quel di Dornach, sulle amene colline circostanti l’elvetica città di Basilea. Attraverso canali particolari, che qui non è il caso di disvelare – noi lupacci abbiamo un servizio informazioni piuttosto efficiente – sono venuto a conoscenza di una pubblicazione, edita nella maniera più ufficiale dalla Direzione del Goetheanum, nella quale non un semplice avversario, bensì un velenoso e sleale nemico della Scienza dello Spirito denigra con palesi menzogne la figura di Rudolf Steiner. Ora riporterò, diligentemente tradotto, lo scritto fattomi pervenire dall’orsolupesco servizio informazioni. Il candido lettore sarà in grado di giudicare dai fatti stessi, e non da mie “colorate”, e “aggressive” considerazioni – come mi viene rimproverato da un mio sgrammaticato critico e dal suo degnissimo “compagno di merende” – la gravità della cosa.

Un antroposofo di origine anglosassone – al momento non saprei dire se britannico o forse americano a vedere dall’ortografia di alcune parole inglesi, ma ciò non è importante – in un viaggio a Dornach si è trovato tra le mani una pubblicazione, edita in maniera ufficiale, e passato lo stupore e lo sconcerto, ma non il disappunto, così scrive:

«Il caso della pubblicazione del Goetheanum: Rudolf Steiner Bilder [sc. Immagini di Rudolf Steiner]

Al termine di una piacevole visita al Goetheanum – dal 19 al 25 settembre 2016 – ho avuto la ventura di rinvenire un opuscolo intitolato Rudolf Steiner Bilder – Immagini di Rudolf Steiner. Questo opuscolo presenta, senza alcun commento, alcuni brevi profili di Rudolf Steiner da parte di 22 diverse persone. Alcune sono persone, che conobbero realmente Rudolf Steiner, come è il caso di Friedrich Rittelmeyer, che descrive meravigliosamente la cangiante espressione facciale di Rudolf Steiner mentre svolgeva le sue conferenze. Altre sono esposizioni di persone che vissero dopo l’epoca di Rudolf Steiner. Estremamente disturbante è il breve profilo fatto da Helmut Zander (l’ultimo contributo della pubblicazione) che descrive Rudolf Steiner come un tossicodipendente e uno schizofrenico! Questa è una traduzione del passaggio di Zander:

“Sfortunatamente, non conosciamo quasi nulla su Rudolf Steiner durante il suo discepolato esoterico… Critici e studiosi si sono altresì meravigliati circa la dipsosizione psicologica di Steiner: se (parlando polemicamente) egli fosse ‘malato di mente’ o (più seriamente) soffrisse di ‘schizofrenia’. Comunque mancano più recenti considerazioni psico-medicali. O forse egli assumeva droghe? Nell’uso del tabacco da fiuto (che amava) egli potrebbe avere ingerito della cocaina (‘neve’, com’è chiamata nelle sue lettere) – forse coscientemente, forse senza saperlo? Sostanze allucinogene – se egli ne assumeva – potrebbero spiegare alcune esperienze individuali, ma non spiegano il suo coinvolgimento con tecniche meditative nel corso di due decadi e mezzo. Steiner rimane a noi celato come discepolo esoterico. Noi conosciamo molto di più Steiner come Istruttore”. –

(Traduzione in inglese di Doug e Marguite Miller).

Ci si potrebbe aspettare che nemici dell’Antroposofia presentassero una tale falsa immagine giustapposta ad altre veritiere senza commenti e senza chiarire che quella di Zander è una caratterizzazione falsa e diffamatoria di Rudolf Steiner. Ma trovo scioccante che questa collezione di profili venga pubblicata dal Goetheanum.

Riflettete soltanto sulle implicazioni: tutta la Ricerca Spirituale di Steiner sarebbe il prodotto di tossicodipendenza e di alienazione mentale. Ciò getterebbe tutta la Scienza dello Spirito nella spazzatura.

Alcuni anni fa, il mio defunto amico, Georg Unger, allora direttore della Sezione Matematico-Astronomica intese una diceria che collegava Steiner con la LSD. Era stata messa in circolazione da una certa organizzazione New Age in America. Mi ricordo che quella organizzazione dovette ritrattare l’accusa a causa degli sforzi del Dr. Unger.

Ora ci troviamo nell’assurda situazione che il Goetheanum stesso diffonde simili falsità. Il Goetheanum è diventato una casa divisa contro se stessa.

Le parti responsabili sono lo staff della biblioteca del Goetheanum: Robert Bind, Johannes Nilo, e l’assistente Jasper Bock. Sopra di loro, vi è il membro del Vorstand [sc. della Direzione della Società Antroposofica Universale] Bodo v. Plato, che è responsabile per la biblioteca. La posizione di tutte queste parti responsabili dovrebbe essere fatta finire immediatamente. Altrimenti questa casa continua ad essere divisa e deve crollare.

Stephen E. Usher Ph. D.          

26 settembre 2016». 

Per maggiore documentazione, voglio riportare il testo tedesco dell’allucinata dichiarazione di Helmut Zander: 

»Leider wissen wir so gut wie nichts über Steiner in seiner Zeit als esoterischer Schüler … Kritiker und Wissenschaftler haben sich auch gefragt, welche psychische Disposition Steiner besass, ob er, polemisch gefragt, ›geisteskrank‹ war oder, seriöser, an Schizophrenie litt. Aber neuere psycho-medizinische Überlegungen dazu fehlen. Oder nahm er vielleicht doch Drogen? Mit dem Schnupftabak, den er liebte, könnte er auch Kokain, den ›Schnee‹ wie es in seinen Briefen heisst, zu sich genommen haben, vielleicht bewusst, vielleicht auch ohne es zu wissen. Halluzinogene Mittel mögen, wenn er sie denn nahm, einzelne Erfahrungen erklären, aber seine Beschäftigung mit meditativen Techniken über zweieinhalb Jahrzehnte geht darin nicht auf. Steiner bleibt uns als esoterischer Schüler weitgehend verborgen. Sehr viel mehr wissen wir über den Lehrer Steiner.«

Ora, chi è questo Helmut Zander che fa affermazioni così calunniose nei confronti di Rudolf Steiner? È uno scrittore tedesco, laureato in storia comparata delle religioni e in teologia cattolica, il quale ha il dente avvelenato contro Rudolf Steiner. Dal 2011, costui è professore all’Università di Friburgo, in Svizzera. Ha pubblicato una montagna di libri e articoli, nei quali con metodi alquanto spregiudicati, e soprattutto molto discutibili – e discussi – dal punto di vista della coscienziosità scientifica, ha vomitato di tutto, di più e di ogni contro il creatore dell’Antroposofia. 

E poiché questo malfidato lupaccio possiede l’intera opera – edita e inedita – del fondatore della Antroposofia, sono andato a controllare – per scrupolo, pur conoscendo in partenza il risultato di tale controllo – nell’epistolario di Rudolf Steiner, che possiedo sia in versione cartacea che digitalizzata con tanto di motore di ricerca, se in esso vi fosse un qualche sia pur vago appiglio che potesse giustificare l’infamissima e velenosa calunnia di Helmut Zander circa l’uso da parte del Dottore della parola, in gergo da tossicomani, “Schnee”, ossia “neve”, a significare la cocaina, e naturalmente non ve n’è traccia alcuna. 

Alcuni antroposofi – non molti in verità – son scesi in campo con lancia in resta per difendere il Dottore e la verità. Ora, sarebbe lungo riportare tutti i punti che alcuni di questi studiosi hanno affrontato della mala opera dello Zander, demolendo ogni sua affermazione con prove testuali ben documentate. Magari sarà possibile farlo in un secondo tempo, se ne avrò la voglia e lo stomaco.

Ma un aneddoto personale voglio proprio riferirlo. Mi trovavo, alcuni anni fa, nella caffetteria del Goethenum assieme a Trittolemo, il mio amico eleusino, conversando amabilmente, parlando di cose bellissime, nonché sbafandoci ottimi dolciumi e tracannando tazzone di nero e rio caffè della suddetta caffetteria. Ecco che a un certo punto passa davanti a noi un gruppo nutrito di persone, e quando ormai erano lontane qualche decina di metri, Trittolemo mi dice: «Vedi quei due in cima al gruppetto? Sono Bodo von Plato, della Direzione del Goetheanum, e Helmut Zander, venuto in amabile visita con i propri allievi». Trittolemo non mi aveva detto subito chi erano, perché, giustamente, temeva una mia probabile orsolupesca violenta reazione. Era evidente l’atmosfera di grande amicizia e familiarità tra quei due tristi personaggi. Del resto, Bodo von Plato non si è tirato indietro nell’accusare, anche per iscritto, Rudolf Steiner di razzismo, di antiscientificità e via di questo passo. Per cui, nessuna meraviglia se dentro e fuori della “cittadella” vi siano queste collusioni, e da parte di vari dirigenti della Società Antroposofica quella che in guerra si chiama “intelligenza col nemico”, ossia con la nota parte avversa. Ma perché, poi, meravigliarsi se all’interno della Comunità Solare assistiamo ad una strategia assolutamente analoga, attuata dall’Innominato & Co.,  nei confronti dell’opera e della persona di Massimo Scaligero?!

E poi lo strano sarei io! E poi l’arrabbione di turno sarei io! Io, che confesso d’esser un paganaccio impenitente, vorrei davvero voler un mondo di bene a tutti, ma se certa gente non mi aiuta nemmeno un pochino a voler loro bene, l’impresa per me si fa davvero disperata. Del resto, di che meravigliarsi se decenni fa un Albert Steffen e i suoi degni compagni d’avventura, non si peritarono affatto nel calunniare Marie Steiner, diffamarla in tutti i modi, e con metodi da gangsters – l’espressione è di Marie Steiner – arrivare persino a rubarle i soldi in banca, a “soffiarle” la casa editrice da lei fondata e finanziata, a sciogliere gli allievi di lei nella Sezione artistica dal vincolo di lealtà e fedeltà nei suoi confronti. Inoltre, come abbiamo avuto modo molte volte di vedere, metodi affatto analoghi  sono stati appunto adoperati nei confronti di Massimo Scaligero, e di coloro che a lui erano legati e volevano rimanergli ad ogni costo fedeli: sempre ad majorem gloriam della parte avversa!

Come direbbe la mia amica romana, Roberta D., “… e poi so’ io!”. Il candido lettore ne tragga le conseguenze logiche che più gli garbano da questi eventi, che appunto sono fatti e non mie elucubrazioni.

Aveva dunque mille volte ragione Massimo Scaligero a dire quella frase tagliente, che a me fece venire un tuffo al cuore!

4 pensieri su “LA VESSAZIONE DEGLI STOLTI

  1. Una diligente ricerca notturna, da me compiuta – a beneficio del candido lettore – in compagnia della mia dolcissima melanconica insonnia, che continua a divertire tanto i nostri Savitri e Isidoro, mi ha confermato l’origine americana di Stephen E. Usher, come ero arrivato a supporre dalla sua ortografia inglese di alcune parole in uso al di là dell’Atlantico.

    Stephen E. Usher ha ricevuto il “Batchelor” e il “Magister Artium” – B.A, e M.A., corrispondenti alle nostre lauree di primo e secondo livello – in matematica, e la “Philosophy Doctor” – Ph.D.,corrispondente, come laurea di terzo livello, al nostro Dottorato di ricerca – in economia, nel 1978, presso l’Università del Michigan, ad Ann Arbor, ove incontrò l’Antroposofia nel frequentare le lezioni di fisica di Ernst Katz. Si è occupato in maniera competente, con scritti e conferenze della Tripartizione dell’Organismo Sociale, nella Anthroposophic Press, che è una piccola casa editrice d’Oltreoceano, da lui diretta dal 1978 al 1980. Ha curato altresì due libri, da lui anche prefati, per conto dell’americana Rudolf Steiner Press: uno di conferenze e scritti di Rudolf Steiner sugli esercizi e la meditazione, intitolato “Esoteric Development”, e un altro, sempre di Rudolf Steiner sulla questione sociale, intitolato “Social and Political Science”, che riunisce sue comunicazioni scritte e orali.

    Il Dr. Usher ha pubblicato anche un proprio lavoro, “The Threefold Social Organism: An Introduction”. Ha pubblicato altresì molti libri nei quali dimostra una notevole conoscenza del nostro Mondo Classico greco-romano, cosa invero rara nel mondo americano. Inoltre è attivo nel dedicare molto del suo tempo nel diffondere con colloqui e conferenze la conoscenza dell’Antroposofia e la figura di Rudolf Steiner.

    Con tutto ciò mi sembra ch’egli sia competente nell’esprimere un giudizio lucido circa il tradimento della figura di Rudolf Steiner e la collusione di dirigenti e personalità preminenti della Società Antroposofica a Dornach con la nota parte avversa.

    Hugo de’ Paganis

  2. Da persona assai cara, e da me molto stimata, mi è stata fatta, con la squisita cortesia che la contraddistingue, una osservazione linguistica circa due espressioni da me usate nel suddetto articolo. Osservazione giustissima peraltro dal punto di vista della lingua italiana classica. Ma la persona amica non considerava il fatto che lo scrivente era un cattivissimo, appenninico lupaccio etrusco – con eziandio forti lupesche ascendenze dalle steppe asiatiche – e che i lupacci etruschi, pur ammirando e amando oltre ogni dire l’italica lingua, dal nostro Dante portata a sublimi altezze angeliche, amano eziandio coltivare la moderna lingua etrusca, o il neoetrusco se volete, imperrocché la trovano particolarmente espressiva e adatta nel caso di infuocate polemiche.

    Oramai è noto al colto e all’inclita quanto i lupacci amino il trasgressivo – anche linguisticamente parlando – e ancor più amino, “more eracliteo”, la polemica, animando questa fortemente la circolazione sanguigna centrale e periferica, innalzando la “temperatura” a livelli febbrili, e disciogliendo dalle ferree catene quella estrema feroce passionalità che caratterizza la stirpe etrusca. Forse ai quattro temperamenti ippocratici, così ben descritti da Rudolf Steiner, sarebbe uopo aggiungerne un quinto: quello polemico-delinquenziale, che a mio giudizio in libera tenzone li sbaraglierebbe tutti.

    In effetti, la stimata e cara persona amica ha completamente ragione in quanto – stando all’azione normativa dell’Accademia della Crusca, che è cosa ottima e non farina del diavolo, come male intenderebbe chi equivocasse un adagio popolare – la parola “vaghezza” in Dante, e anche in Guittone d’Arezzo, ha tra altri anche il senso di “desiderio”, “voglia”, e dolcestinovisticamente cotal “vaghezza” “punge” il cuore dei Fedeli d’Amore. Ma una sì nobile accezione sarebbe troppo alta per un cattivissimo lupaccio arrabbione qual io sono, e quale per lunga pezza continuerò ad essere.

    Inoltre, nel parlar tosco noi si usa dir “mi funge vaghezza”, nel senso di accendersi e ravvivare violentemente e improvvisamente che il verbo fungere “fungere” assume, perché la vivace attività di un organismo corporeo, o animico, e persino spirituale, attuando la propria funzione, “funge”, mentre ciò che così non vive “de-funge”, ossia muore.

    Inoltre la mia stimata correttrice suggeriva di mutare il verbo “bracare” nel più corretto “braccare”, il che sarebbe peraltro giustissimo in quanto i lupacci “braccano” la preda, e non demordono sinché non l’hanno raggiunta, e poi sbranata. Ma nel contesto dell’articolo, l’azione del “bracare”, sempre nel parlar tosco, azione così invisa agli “insinuanti” manipolatori della verità e, come Caronte, “occhi di bragia”, abili “trasbordatori ideologici inavvertiti” di fidenti anime semplici e ingenue, è quella di “andare a ficcare il naso” nelle secrete cose, nelle celate azioni, nelle occulte intenzioni e nei veri progetti operativi di coloro che, a Dornach e nella Città Eterna, vorrebbero rovinare agli occhi dei ricercatori spirituali la figura spirituale di Rudolf Steiner e di Massimo Scaligero, e mandare in perdizione la Scienza dello Spirito e la Comunità Solare.

    Come disse – Inf. X, 22-27, il càtaro Manente degli Uberti, detto Farinata, a Dante, mistico pellegrino nei tre momondi:

    “O tosco che per la città del foco
    vivo ten vai così parlando onesto,
    piacciati di restare in questo loco.
    La tua loquela ti fa manifesto
    di quella nobil patria natio
    a la qual forse fui troppo molesto!”

    Anche se, secondo me, Farinata, parlando in schietto etrusco, a Dante avrà detto: “O tosco che pe’ lla scittà d’i’ ffòho vivo ten vai, piacciati di restar un pohinino in questo lòho!”.

    Hugo de’ Paganis

  3. All’amico che scrive, non considerandolo – provo ma non ci arrivo – nelle vesti di lupo cattivo e che perciò chiamerò con gentilezza luppolo, visto l’obbrobrio delle righe che mette a disposizione dei lettori, confesso d’esser rimasto in bilico tra pianto e riso. Sono oltre 10 lustri che entro ed esco dalle pagine di Teosofia e Scienza Occulta. Credo di essere uno dei pochi vivi ad aver conosciuto discepoli diretti (io giovane, loro vecchissimi) del Dottore. Ho avuto le loro testimonianze, ma quel che più conta, per me, sono le esperienze suscitate dalle indicate letture…Ma continuo a essere sbalordito: basta applicare le pochissime indicazioni che precedono i Testi (meglio se accompagnate da una disciplina interiore) e la loro lettura diviene -al minimo – una conoscenza che si sorregge su se stessa, con Steiner o senza Steiner. Poi, non è difficile che tale conoscenza diventi persino “organo”, proprio come nel corpo ci sono occhi ed orecchie, sebbene questo sia fine e attivo, perciò poco paragonabile ai sensi corporei.Poiché rimango probabilmente ingenuo dal principio alla fine della mia carriera, credo sinceramente che ciò potrebbe bastare a cani, porci e uomini. Evidentemente vi sono personalità che andrebbero poste molto al di sotto delle specie elencate.E che vengano attirate dal maestoso Sudario eretto monumentalmente poco fuori Dornach, visto che lo stesso, prima ancora d’essere finito era già finito, invece non mi meraviglia: i necrofagi si nutrono di corpi decomposti: è loro natura.
    Per sicurezza mia, aspiro l’aroma di sigari olandesi, come consigliatimi dall’amico Frederik Willelm Zeylmans van Emmichoven. Uno dei pochi che oltre a fumare, comprese il significato del Convegno di Natale del’23. Non contengono coca!

  4. Messer Isidoro,
    anch’io ebbi la ventura di conoscere discepoli diretti di Rudolf Steiner, nonché amici fedeli di Marie Steiner. Erano tutte persone del Lascito di Rudolf Steiner e delle belle tempre di asceti. Con alcuni di loro ebbi anche dei colloqui per me molto importanti. Al contrario degli slavati e inconsistenti antroposofazzi, che ruotavano attorno al Goetheanum e alla ufficialità estetizzante, intellettualoide e ipocritamente perbenista della Società Antroposofica, queste personalità del “Lascito”, al contrario, avevano una salda impronta volitiva, un pensiero chiaro e penetrante, ed una impostazione pratica e ascetica della Scienza dello Spirito. La Martina von Limburger, con la sua impostazione operativa, mi ricordava un po’ questi amici del “Lascito”.
    Da un’amica romana, euritmista, Pinetta Marconi, che conobbe Rudolf Steiner e partecipò alla Classe Esoterica col Dottore prima e con Giovanni Colazza poi, ho ereditato un piccolo lascito di “mantram” da lei copiati direttamente dalla lavagna sulla quale Rudolf Steiner, nelle “Lezioni di Classe”, li aveva scritti.

    Ora, tutti loro hanno oramai passata la Soglia e abbandonato lo scenario sensibile. Ma credo che essi pure provino sconcerto, dolore e orrore, nel vedere a quale basso livello di tradimento è scesa la Società Antroposofica, fondata da Rudolf Steiner. Del resto la mia adorata Hella Wiesberger mi disse esplicitamente più volte che il futuro della Scienza dello Spirito non era nelle burocratiche strutture cristallizzate della Società Antroposofica, ma negli spontanei gruppi di giovani, e mostrava una gioiosa fiducia nei confronti del lavoro che, con entusiasmo e dedizione, facevamo in Italia noi che seguivamo Massimo Scaligero. Me lo scrisse persino in lettere che conservo come un sacro tesoro.

    Del resto, il fallimento dell’Antroposofia nel mondo germanico e la sua rinascita in novella, giovanile, forma nella nostra Italia, fu argomento dell’ultimo colloquio tra Rudolf Steiner e il nostro Giovanni Colazza: la cosa mi fu riferita più volte dallo stesso Massimo Scaligero. Questo spiega il duplice, e in qualche modo occultamente coordinato, attacco alla figura di Rudolf Steiner e a quella di Massimo Scaligero nel mondo di lingua tedesca e qui in Italia: più precisamente sulla collina romana sacra al Dio Giano. Ovviamente, sempre “ad majorem gloriam” della nota potenza avversa. A pensar male, purtroppo, ci si azzecca sempre!

    Quanto alla Sua difficoltà, Messer Isidoro, a credere alla mia orsolupesca cattivoneria, La potrei fare eloquentemente erudire da una serie di fetentissimi figuri – dei veri vermi – che ancora piangono per i morsi di quello ch’Ella vuol chiamare “luppolo”! L’orsolupesca cattivoneria è un’arte e una scienza, e noi lupacci etruschi, in questo sì discutibile dominio, abbiamo arte, scienza, dottrina, metodo, pratica e lunghissima esperienza. “Crede mihi, Isidore!”. Inoltre, in questa “disciplina”, ho avuto sublimi insegnamenti dal veterano mio amico C., che non consiglierei nemmeno ai miei peggiori nemici di fare minimamente anche solo inquietare: sarebbe un errore clamoroso…

    Infine, con tutto rispetto pel bravo Frederik Willem Zeylmans van Emmichoven, del quale ho una bellissima biografia di suo padre, al quale padre dobbiamo gratitudine per molti svariati motivi, non ultimo l’aver cacciato a pedate, prima della II Guerra Mondiale, dagli ambienti antroposofici olandesi quel pericoloso “insinuante” di Valentin Tomberg, che tanto piace all’Innominato e a suoi “amici”, dissento totalmente con Isidoro circa la bontà dei sigari neerlandesi: sono spesso dolciastri e dal sapore melenso. S’ella, Messer Isidoro, si fumasse dei sigari toscani – Toscano Classico, o Stravecchio, o Antico, o Originale, o Antica Riserva, o Garibaldi, o 1492, o Pastrengo, o Selected, o Moro – avrebbe le idee molto più chiare, e soprattutto diventerebbe molto, ma molto più cattivo: quasi come un appenninico lupaccio etrusco!

    Hugo, che seduta stante,
    è in procinto d’un toscano
    d’esser voluttuoso fumante.

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