Kaspar Appenzeller – LA GENESI ALLA LUCE DELL’EVOLUZIONE EMBRIONALE UMANA – Il Terzo Giorno – P. 3

IL TERZO GIORNO
3. Terra e Mare
Collegamento alla parte precedente
Allorché partendo dall’elemento primordiale ciò che è fluido si separa da ciò che è solido, questo evento è una realizzazione creativa del pensiero della Creazione primordiale che è contenuto nel primissimo versetto della Genesi. Questo vuol significare: dalla Divinità entra nell’esistenza l’elemento celeste e quello terrestre. Dall’Uno divino nasce una categoria fondamentale nuova, la dualità, la polarità. Questo evento è la possente preparazione della Creazione vera e propria, la quale in sostanza comincia con la creazione della Luce. La Luce viene creata all’interno delle tenebre. Luce e Tenebre sono dapprima un’unità. Poi viene la prima formazione del grande pensiero della Creazione: Luce e Tenebre vengono separate. La Luce viene denominata con la parola Giorno, la Tenebra con Notte. E poi abbiamo visto come il giovane Cosmo cominci, per così dire, come nasca un qualcosa che si sviluppa, venendo detto: «E fu sera e fu mattino il primo giorno». Esso si svilupperà non da Giorno e Notte, bensì da Sera e Mattino; nelle zone di contatto degli elementi polari è la vita. Essa non è nella Luce, non è nelle Tenebre, bensì dove queste due s’incontrano, ove sorgono i colori. Là, dove le forze del Cielo e quelle della Terra si toccano e si compenetrano, cresce l’embrione.
Ora, allorché il sangue primordiale si separa dal nervo primordiale, ciò avviene dal punto di vista della Creazione, se possiamo dirlo così, quindi, poiché la vita deve svolgersi nel loro scambievole agire. Sangue e nervo si incontreranno ritmicamente e in questo incontro, sempre ritornante, l’organismo avrà le sue sorgenti di forza. Inoltre, vi saranno due possibilità d’incontro, così come nel caso di Giorno e Notte, i quali pure s’incontrano due volte, una volta alla sera ed una volta al mattino. Se si lavora sul testo biblico cosicché dapprima si rinunci a pensare su di esso e in compenso si pensi in esso, fino a che si viva veramente nei suoi pensieri immaginativi, come se si fosse noi stessi plasmatori di un organismo, risulta come evidente dai versetti, dei quali qui si tratta, quanto segue. Ascoltiamo dapprima ancora una volta il testo: «Si raccolga l’acqua sotto il Cielo in un luogo, che appaia l’asciutto. E così fu. E Dio chiamò l’asciutto Terra e chiamò la raccolta delle acque Mare» Risulta dall’intero ductus della Genesi sin qui svolta che si può essere compenetrati nel punto più profondo dalla legge vivente della polarità e dal suo sorgere. Qui vi sono tre versetti. Nel primo diviene percettibile con nuova forza espressiva il pulsare che attraversa il primo e il secondo giorno della Genesi: il pensiero delle prime polarità viene espresso nella sua dinamica, Terra e Mare. Quel che viene abbozzato nel primo versetto, si compie nel secondo e viene a maturazione nel terzo. Nel primo versetto si forma un bottone, nel secondo matura e nel terzo sboccia il fiore. Quello che nel fiore per un breve momento appare polarmente diviso – all’incirca la periferia radiante e il centro appallottolato, oppure gli stami e il pistillo-, ciò proviene da un’intima comunanza, che tuttavia spinge in maniera interiormente ritmica alla polarità. Ci si rappresenti un mare tranquillo, che gradualmente diviene interiormente agitato e attraverso questo crescente movimento interno nel riflusso si ritrae dalla riva, poi però, dopo che l’acqua è giunta al massimo tumulto, ribolle potentemente come marea e s’infrange sulle rocce. L’intera dinamica vive nei versetti: «Si raccolga l’acqua sotto il Cielo in un luogo» – l’ Acqua si muove nel riflusso dalla riva e lascia indietro le nascenti rocce e sabbia, asciutte. L’Acqua scorge l’asciutto per così dire da dietro, Acqua e Terra «si incontrano», cioè diventano coscienti della dualità per il fatto di separarsi l’una dall’altra. Poi però l’Acqua torna indietro – e leggiamo nuovamente lo stesso versetto: «Si raccolga l’acqua sotto il Cielo in un luogo»; ora si risveglia l’asciutto, si risveglia la Terra rispetto all’Acqua per il fatto che questa s’infrange su di essa, la incontra di fronte: «che si scorga l’asciutto», che esso riconosca l’ Acqua. La Divinità scorgendo la Terra o facendola diventare «visibile», le dona la prima forza del «vedere», la prima facoltà sensoria e perciò la prima germinante coscienza. Se la divinità pronuncia «vedere», nasce un occhio. Dapprima l’Acqua percepisce come presagio la Terra, per così dire dietro; poi la forza del percepire passa alla Terra – e la Terra vede, vede l’Acqua di fronte. In questo germinante processo sensorio si vedono rilucere le forze della Luce penetrate nella tenebra della sostanzialità .
Ora, come avviene questo ritmico incontrarsi di sangue e sistema nervoso? Nel cuore il sangue incontra il sistema nervoso, nel cervello il sistema nervoso incontra il sangue. Attraverso l’incontro nominato per primo nasce il pulsare del cuore, in quanto il sangue s’infrange ritmicamente sulle rocce dei ventricoli cardiaci pervasi di forza nervosa, in modo simile alla risacca del mare. Attraverso l’altro incontro abbiamo la base fisiologica delle nostre funzioni sensorie. Giacché negli organi dei sensi troviamo il processo contrario della risacca, ivi il sangue si ritrae dagli organi e si mantiene nel riflusso al di fuori degli stessi. Questi sono due processi che si completano. Ambedue sono processi sensori. Attraverso le funzioni sensorie del sistema nervoso noi percepiamo il mondo esteriore, attraverso la funzione sensoria del cuore percepiamo il mondo interno del nostro corpo. L’una avviene coscientemente, l’altra incoscientemente.
Sangue e sistema nervoso, così come il cuore, appaiono qui in un’ altra luce, di quanto avvenga altrimenti. Secondo l’attuale opinione generale il cuore è un motore che spinge il sangue nelle vene, ed il sangue non è molto di più di un portatore e mezzo di trasporto di sostanze. Nel sistema nervoso vediamo l’impulsatore fisiologico di tutti i processi motori. Esso serve all’anima come banco di comando, se mai si accetti una tale anima come essere autonomo. Per i fisiologi radicalmente meccanicistici, tuttavia l’anima è l’attività, che diventa cosciente, di quel banco di comando. Questa è l’immagine del robot. Soltanto che a tale proposito ci si dimentica sempre che una macchina non potrà mai dire «io», intendendo in tal caso se stessa. Giacché il costruttore di una macchina può introdurre in questa unicamente quello che egli stesso ha; perciò la sua macchina potrebbe, se dicesse «io», intendere unicamente il suo costruttore, mai se stessa. L’ «Io» non può essere un prodotto del sistema nervoso, al massimo quest’ultimo un prodotto di quello.
Nella nostra esposizione, che si attiene con esattezza ai fatti della fisiologia, il sistema nervoso appare come l’elemento quiescente ed il sangue come l’elemento mosso a partire da se stesso. Nell’incontro tra sangue e nervo troviamo gli organi di senso. Questo dato corrisponde ai risultati dell’investigazione scientifico-spirituale di RUDOLF STEINER. Qui siamo giunti a questi pensieri a partire dal lavoro sulla Genesi, tuttavia non saremmo affatto in condizione, senza la Scienza dello Spirito o Antroposofia, di ricavare questi pensieri dalla Genesi. Nondimeno se si ha un pensiero all’incirca come quello della mobilità autonoma propria del sangue, si può percepire che anche la Genesi ce l’ha.
Si rifletta pure a come il sistema sanguigno reagisca sottilmente alle emozioni animiche, pressappoco come nell’arrossire e nell’impallidire. Nel caso del rossore dell’ira, la voce popolare dice: va il sangue alla testa. Questo lo fa pure e può farlo, [ma] a tale scopo ha bisogno del sistema nervoso che gli offra una contrapposizione. Nessuno direbbe che l’incudine causa il colpo del martello, ma chiunque sa che la martellata non è possibile senza incudine, giacché senza una contrapposizione il martello oscilla, non può colpire. La fisiologia afferma che il sistema nervoso sarebbe l’impulsatore per il movimento sanguigno, in quanto il nervo darebbe l’impulso per la contrazione al muscolo cardiaco ed agli altri muscoli. E se invece fosse il sangue a provocare la distensione e la contrazione del muscolo, ed il sistema nervoso il contrapposto del sangue, che per questo renderebbe possibili questi processi così da percepirli? Secondo la Scienza dello Spirito di RUDOLF STEINER ciò corrisponde alla verità. Pure secondo la Genesi. Rimane tuttavia difficile voler dimostrare intellettualmente, o per vie sperimentali, quale di queste concezioni sia la vera, giacché qui la verità non si trova nel campo della causalità. Soltanto se si abbandona quest’ultimo campo e si penetra nella sfera delle polarità, ci si accosta ni processi della vita. Ciò può accadere per il fatto che si sperimentano sempre di nuovo, pensando e contemplando interiormente, i processi vitali. Nel regno delle polarità un processo non agisce causalmente sull’altro come ner campo fisico-chimico, bensì un processo esigcndo l’altro, poiché l’uno non sussiste senza l’altro. In questo regno vive la Genesi. In essa l’Acqua è l’elemento mosso in quanto esso si presenta dietro l’Appello divino in polarità all’ elemento solido, all’elemento quiescente. In seguito si presentano poi spirito e anima dell’uomo in certo qual modo al posto del Richiamo divino. Indi si specchiano le sottili emozioni dell’anima, che si accendono nei confronti dei pensieri e delle rappresentazioni, delle percezioni sensorie, della vita del sentire e del volere nella vivente dinamica interna dell’attività ghiandolare, dei succhi corporei e del delicato strumento dell’irrorazione sanguigna di tutti i singoli tessuti, degli organi interni e della pelle. Nell’incarnato dell’uomo vive questo Appello: «Si raccolgano le acque in un luogo». In quale luogo? In quello nel quale il calmo percipiente ha il suo occhio.
Ora una comparazione del cuore con l’occhio deve mostrare, inoltre, che il cuore ha la segnatura di un organo di senso. Così come l’occhio fa irradiare la Luce nel suo spazio interno a forma di calice e questo irradiare viene sempre interrotto ritmicamente attraverso l’ammiccamento della palpebra, così il cuore fa entrare nel ventricolo cardiaco il sangue affluente ed interrompe sempre questo afflusso mediante il ritmico chiudersi della porta d’accesso. E così come l’ammiccamento palpebrale cresce nel caso di una più forte illuminazione, così cresce pure la frequenza del battito del cuore nel caso di un’accresciuta pressione sanguigna. Il sangue fluisce dapprima nell’atrio del cuore, quindi mediante apertura regolata muscolarmente, la valvola a vela, nel ventricolo; la Luce penetra dapprima nella camera anteriore dell’occhio, passa attraverso la pupilla regolata da muscoli e giunge quindi nell’interno dell’occhio, nel corpo vitreo. Da lì gl’impulsi luminosi vanno attraverso i nervi visivi che s’incrociano e arrivano al cervello. Anche i vasi sanguigni che escono dal cuore (aorta e arteria polmonare) si incrociano. Attraverso l’arteria polmonare il sangue arriva nel polmone, mediante l’aorta giunge nella periferia. La prima via del sangue che defluisce dal cuore porta alla respirazione polmonare, l’altra alla respirazione epidermica, al «polmone» periferico. Polmone e cervello hanno tuttavia una segnatura simile. Così come tramite l’occhio percepiamo i diversi gradi di luminosità e le sfumature cromatiche, che nel loro insieme ci recano notizia del mondo esterno, ci fanno percepire il mondo esterno come immagine, altrettanto ci attendiamo dal cuore, che dal sangue affluente puà percepire tutte le sottili movenze interne del corpo, che consistono in differenziazioni di calore, in correlati chimici o altri correlati luminosi. In realtà la frequenza del battito cardiaco si regola secondo il calore del sangue, secondo il contenuto di ioni di sodio (sale comune) di esso, secondo gli ioni di potassio e di calcio ed altre sostanze chimiche. Tuttavia forse un giorno la fisiologia constaterà che il cuore percepisce l’immagine vitale chimico-fisica del corpo in maniera altrettanto differenziata di come l’occhio percepisce l’immagine luminosa del mondo esterno. Ma chi elabora queste percezioni? Quel che per l’ occhio è il cervello, è per il cuore il polmone. Il cervello è un fedele specchio delle percezioni luminose dell’occhio, l’aria respiratoria, nella sua composizione, uno specchio fedele dei processi biologici nell’interno del corpo. E così come l’anima a partire dalla funzione speculare del cervello si porta a coscienza le immagini esteriori del mondo, così lo specchio del polmone comunica un’ottusa percezione interiore del corpo. In un respirare profondo, per così dire, possiamo tastare con la nostra anima l’interna vita corporea e portare lievemente a coscienza una sorta di sentimento corporeo.
Tuttavia, con le nostre considerazioni siamo giunti per ora a quel punto nel quale l’elemento sanguigno si separa da quello nervoso ed ora essi cominciano ad incontrarsi scambievolmente. Nel motivo di questo incontrarsi abbiamo di fronte a noi l’archetipo dei processi sensori, del percepire e del venir percepito. Ovunque, però, laddove vi sono processi sensori, nasce coscienza. Nel primo giorno della Creazione la Divinità incontra il primo elemento ch’Essa ha creato, la Luce. Ivi è detto alla lettera: «E Dio vide la Luce». Ancora il conoscere è presso la Divinità. Ma tutto ciò che la Divinità fa, è Creazione. Se Essa parla, la sua Parola è un essere vivente. Se essa vede, dona all’essere creato il germe della facoltà di vedere. Dobbiamo alla Luce la forza del vedere. Ora, allorché questa Parola «vedere» – ra’a – risuona la seconda volta, la Terra diviene vedente. Ora essa comincia in maniera sognante a percepire. E la coscienza umana crescerà gradualmente nello spazio terrestre attraverso la vita dei sensi, fino a che l’anima umana non potrà stare mediante il suo corpo terrestre in maniera pienamente cosciente e attiva nel mondo. Se ora volgiamo nuovamente lo sguardo ai luoghi embriologici di nascita di cuore e cervello, troviamo quello del cuore alla estremità anteriore dell’embrione, di fronte alla placca cardale, quello del cervello nel centro embrionale posteriore. Nel corso dello sviluppo il cervello cresce potentemente in avanti, diremmo poi, in alto, e ricopre la predisposizione del cuore. Contemporaneamente quest’ultimo si sposta indietro, ossia in basso fin contro il successivo centro corporeo. Ambedue le predisposizioni si scambiano le loro sedi, il cervello raggiunge la sua maturità nel luogo di nascita del cuore, il cuore maturo pulsa nella sede naturale del cervello. Tuttavia, tra i due, nella zona del loro incontro sulla via della maturazione, si espande in seguito la volta del polmone, gonfiata dal respiro del quale è detto che rende l’uomo un anima vivente. Là dove nervo e sangue s’incontrano, si svolge la vita dell’uomo.

TAVOLA V
Fig. 1. Vescica embrionale e trofoblasto alla fine della terza settimana di sviluppo. L’intero frutto è un poco discosto dall’epitelio dell’utero e da ogni lato circondato dall’endometrio (tessuto della mucosa uterina). Il coelom extraembrionale è diventato una cavità unitaria, il peduncolo più snello. La cavità superiore della vescica embrionale è la cavità del sacco vitellino, quella inferiore la cavità amniotica. Il disco embrionale si presenta nella sua sezione longitudinale. I ectoderma, II entoderma, Fig.2: rappresentazione schematica in sezione della nascita del mesoderma. Qui la cavità amniotica è disegnata in alto, perciò anche l’ectoderma I è in alto, e l’entoderma II in basso. Il disco embrionale bistratificato in a è diventato tristratificato in e; lo strato mediano è il mesoderma. In x il mesoderma intraembrionale sfocia a sinistra e a destra in quello exrraembrionale. Le freccette indicano i processi del movimento.
(Continua)
Tutti i diritti di riproduzione, di traduzione o di adattamento sono riservati per tutti i Paesi. E’ vietata la riproduzione dell’opera o di parti di essa con qualsiasi mezzo, compresa la stampa, copia fotostatica, microfilm e memorizzazione elettronica, se non espressamente autorizzata dall’editore.













