CONFERENZA INEDITA di GIOVANNI COLAZZA – Introduzione di Hugo de' Paganis

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LA PAROLA SAPIENTE DI UN MAESTRO SEVERO: GIOVANNI COLAZZA

Giovanni Colazza, il fedele discepolo di Rudolf Steiner, e l’amico leale e fedele di Marie Steiner-von Sivers, fu un Maestro severo e adamantino come un Patriarca Zen (Maximus dixit). Egli era al contempo severo nella sua austerità e compassionevole nella sua grandissima umanità, che lo portava ad essere vicino e generoso nei confronti dei bisognosi, dei deboli, dei poveri, dei fanciulli, dei malati.

Come Maestro spirituale, nei confronti di coloro che gli affidavano l’orientamento e la guida nel cammino dell’Iniziazione egli era estremamente esigente, o come direbbe Arturo Reghini un Maestro di difficile contentatura. Ed io penso che – sempre per usare una espressione di Arturo Reghini – data la “nequizia dei tempi”, oggi egli sarebbe ancor più esigente e sicuramente ancor più di difficile contentatura, ovvero ancor più severo nei confronti delle recitazioni spirituali, ambizioni, delle sacrileghe profanazioni, dei tradimenti, delle facilonerie, delle indebite commistioni, della mancanza di serietà, della viltà, dell’immoralità, della stupidità, della serena ignoranza, dell’accidiosissima pigrizia di tanti sedicenti “esoteristi”.

Egli amava parlare poco, ed agire nel suo “silenzio attivo”. Come dono sacrificale nei confronti di coloro che avevano scelto di seguirlo come discepoli di un sì severo Maestro, parlò in uno stile semplice, immediato, quasi dimesso, senza veruna ricercatezza retorica, ma – come mi disse Massimo Scaligero – “quando Giovanni Colazza parlava, sentivi aleggiare lo Spirito!”. E per rendere più efficace l’immagine, Massimo accompagnava con eloquente gesto della mano la descrizione di tale “spirituale aleggiare”.

Giovanni Colazza scrisse poco, e ben suoi sono gli scritti firmati con lo ieronimo di “Leo” nelle monografie del Gruppo di UR. Tali scritti sono suoi, come mi testimoniarono Massimo Scaligero, suo cugino Amleto Scabelloni, Romolo Benvenuti ed altri amici e discepoli di Colazza. Scritti suoi e non di Julius Evola, come altri hanno scritto altrove. Suo è lo stile, sua la semplicità dei concetti e degli esempi, sua la terminologia, sua l’impronta spirituale in essi impressa come un sigillo. Evola, che davanti a Giovanni Colazza – mi è stato direttamente testimoniato – “tremava come un cagnolino”, non avrebbe mai osato sostituirsi a lui.

Vero è che a Colazza non piaceva materialmente scrivere, per cui talvolta dettava, con la vivezza della parola orale, i suoi pensieri, che altri trascrivevano mentre egli parlava in una sorta di meditazione ad alta voce, e questo è il caso della presente sua conferenza, che in sua presenza venne stenografata da A. Izzo.

Doniamo ai volenterosi lettori, a coloro che fattivamente sono impegnati nell’Ascesi Solare della Via del Pensiero, la trascrizione della parola vivente di Giovanni Colazza, che ci venne donata circa quarant’anni fa da un suo discepolo.

Hugo de’ Paganis

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ANTROPOSOFIA

 di Giovanni Colazza

Conferenza tenuta alla sala Capizucchi di Roma, 10 dicembre 1944, stenografata da A. Izzo.

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Io credo che l’argomento della conversazione d’oggi non riesca a molti di loro completamente nuovo. Già da diversi anni sono diffusi in Italia molti libri che trattano di questo soggetto; vi è stata anche l’attività della Società Antroposofica con conferenze e pubblicazioni. Naturalmente quest’attività fu soffocata negli ultimi anni, fino ad essere proibita; ma i libri rimasero perché, al contrario di quello che è avvenuto in Germania, in cui la persecuzione si è estesa ai libri e alle persone, qui i libri hanno potuto continuare a diffondersi. Dico questo perché si tratta di un soggetto ormai vasto ed esteso, e difficile a chiudersi nei limiti di un’ora di conversazione. Però noi tenteremo adesso, sia per quelli che la conoscono, che per quelli che non la conoscono, di dare una specie di sintesi, di visione generale di che cosa è antroposofia.

Naturalmente, il nome stesso è una scelta conosciuta che mette in valore appunto la ricerca della verità e della spiritualità attraverso la figura stessa dell’uomo.

Angelo Silesio diceva: “Se tu penetrerai dentro te stesso e così andrai al di là di te stesso, tu giungerai fino a Dio”. Ebbene, scopo appunto dell’Antroposofia è quello di giungere attraverso il lato spirituale umano al lato spirituale cosmico; accogliere i rapporti di ciò è in fondo un’unità che, come vedremo, sono partecipi delle stesse forze cosmiche cosicché si può dall’uno andare verso l’altro.

Se noi guardiamo l’uomo così com’esso è attualmente, come si presenta al nostro sguardo, noi abbiamo un’apparenza fisica esteriore e delle forse interne. Soprattutto vi vorrei far notare come l’uomo sia in realtà la storia vivente di se stesso, vale a dire, di quelle forze che lo hanno formato; l’essenza spirituale che egli ha ricevuto è presente in lui e mantiene i suoi rapporti con la sua origine cosmica. Noi vogliamo vedere nel mondo una molteplicità di forze. Un concetto astratto d’un assoluto non può servirci di base per un lavoro proficuo per la conoscenza; esso resta freddo ed immenso, al di fuori di noi e non può essere una concezione feconda. Noi dobbiamo procedere per gradi, noi dobbiamo procedere da ciò che possiamo raggiungere con le nostre facoltà e con la nostra essenza. Dobbiamo incominciare a cogliere le forze della manifestazione già in movimento, così com’esse hanno formato il nostro essere. Forse se noi, attraverso uno sviluppo spirituale, raggiungessimo stati di coscienza differenti, potremo spingere più in avanti il nostro sguardo. Per ora dobbiamo e vogliamo limitarci a questo: alla manifestazione divina in quanto essa ha un rapporto con l’umanità’.

Noi concepiamo la vita ed il mondo sotto un aspetto evolutivo. E’ ben vero che il concetto di evoluzione accolto con troppa facilità e con troppo semplicismo, è stato ereditato nel campo scientifico e filosofico sotto certi aspetti, ma è avvenuto questo: che quello che ha perduto in materialità lo ha guadagnato in spiritualità. Scientificamente ora non si pensa più a certe leggi determinanti l’evoluzione che appartengono al mondo esteriore, ma piuttosto ad una spinta interiore evolutiva che si muova sopra un piano teologico, vale a dire che va in una direzione, direzione immediata, che possiamo vedere come tendenza di vita, anzi verso forme più complesse di vita. Per l’umanità noi possiamo vedere anche qualche cosa di più; possiamo vedere che in realtà proceda verso una finalità che coincide con la direzione della volontà creativa divina. “Tutta l’evoluzione tende all’uomo” diceva Goethe, “come ad una vetta”. Fin dal principio della manifestazione era presente questa meta lontana, l’ultima ad apparire nella scala degli esseri: l’uomo.

Noi, come del resto molti nel campo scientifico, non vediamo nei diversi gradini degli esseri delle forze che hanno condotto alle forze superiori attuali, ma vediamo l’arresto d’altrettante spinte evolutive separate su per dei gradini e che, a poco a poco appaiono come i portatori di forme sempre più complesse ed elevate. Quindi, possiamo affermare che si è distaccata da questa corrente principale che tendeva verso l’uomo una serie di forme inferiori che, a poco a poco, hanno formato quello che doveva essere l’ambiente per l’uomo. In un certo senso, se vogliamo contemplare il mondo in modo finalistico, ciò che attornia l’uomo è ciò che non è potuto divenire uomo, e forma ora il suo ambiente. Ma non solo questo: noi possiamo vedere, osservando la natura intorno a noi, come l’uomo attuale rappresenti una sintesi della natura stessa, quello che si chiama il microcosmo.

Vi è nel corpo umano abbandonato dalla vita qualche cosa che ci presenta l’aspetto del mondo minerale. Quando la vita abbandona l’uomo, esso soggiace alle leggi comuni fisico-chimiche ed i processi vitali che si svolgono nel suo corpo sono estranei all’uomo. Vi e’ poi un aspetto di vita che noi possiamo cogliere il certo stato di catalessi, nei quali i processi vitali continuano, senza la sensibilità. Come avviene nelle piante. Vi sono stati sognanti ed automatici nell’uomo così come vi è nella coscienza animale una coscienza sensitiva, ma vi è in più nell’uomo un’autocoscienza, un’Io che rappresenta il coronamento dell’evoluzione, che rappresenta la forza motrice che dovrà portare l’uomo verso il suo destino superiore.

Per il suo Io l’uomo può guardare nella propria interiorità, può osservare e guardare, analizzare i suoi pensieri e i suoi sentimenti come qualcosa di esteriore. Esso è un centro del suo essere che non è soggetto ai mutamenti ed alle influenze esteriori e che sembra essere un testimonio della nostra esistenza, a volte sommerso, a volte come fluttuante alla superficie come centro dell’essere, ciò che noi chiamiamo Io, non è che il risultato di stati d’animo e della coscienza in un momento attuale; ma il vero senso dell’Io è un senso che deve essere guadagnato, un senso che deve essere rinforzato perché esso sia realizzato in tutta la sua pienezza. Il cammino della evoluzione umana è appunto segnato dal rapporto dell’uomo con il proprio Io.

In periodi lontani dalla nostra evoluzione attuale, la direzione evolutiva era ancora tenuta da forze esteriori all’uomo. Infatti, noi vediamo che il sentimento religioso, il sentimento della guida degli dei ed il sentimento della loro presenza erano immediati ed indiscussi. Naturalmente, accenno soltanto, perché devo procedere; ma ognuno può misurare nella diversa epoca le religioni nel loro carattere relativo. Noi vediamo che fino a tempi non lontani, per la maggior parte degli uomini era inconcepibile l’idea che la divinità non fosse. Vi era ancora nel loro essere qualche cosa che rimaneva attaccato come per un filo invisibile al Divino.

Naturalmente, col procedere della civiltà, col progredire dell’intellettualità’, vi è stata una compenetrazione sempre più profonda dell’Io e una connessione sempre più intima col corpo e dei sensi, così che a poco a poco, l’uomo ha potuto dimenticare la sua origine divina. Si è perduto questo rapporto e si è giunti così fino alla negazione del Divino: in questo momento l’uomo aveva raggiunto la sua libertà; vale a dire, esso era solo al mondo, era diventato arbitro del suo destino. Giungiamo così al nostro periodo attuale, nel quale si è maturato uno sviluppo organico e somatico umano, che a poco a poco, tendeva verso una maggiore materializzazione, e vi è stato anche uno sviluppo interiore dell’uomo che veniva a dare più e più importanza a quella saggezza che gli veniva dall’osservazione dei sensi piuttosto che dal sentimento religioso. Vale a dire, parallelamente all’evoluzione somatica vi era asservimento dell’Io. Qui noi afferriamo senz’altro che questo Io non potrebbe fare le sue esperienze, non potrebbe raggiungere una meta, non potrebbe essere una forma feconda nell’uomo, se non avesse la possibilità di passare attraverso ripetute esperienze di vita terrena.

Sappiamo già che la dottrina della reincarnazione è stata screditata da certi ambienti nei quali è diventata una ricerca di sensazioni orgogliose da parte di certe persone che trovano più facile essere state qualche cosa in una vita precedente, piuttosto che fare qualcosa nella vita attuale. Altro hanno voluto vedere nella reincarnazione un ritorno a concezioni orientali adesso non più adatte al nostro corpo, alla nostra attuale essenza umana, perché non si torna indietro nel cammino dello sviluppo spirituale e dello sviluppo umano. Quindi, è forse, sotto certi aspetti, una teoria screditata ma in realtà obiezioni gravi contro di essa, veramente gravi, non sono state fatte. Sono state fatte delle obiezioni contro delle interpretazioni eccessive, diremo quasi “materialistiche” della reincarnazione stessa.

In realtà se noi pensiamo a ciò che col cervello muore e che con la forza vitale, che è propria dell’individuo, se ne va tutto il mondo del suo sentire e ciò che appartiene alla sua vita intellettuale, noi vediamo che vi è poco di quella che è la personalità attuale che resta: vi è il testimone dell’esperienza, vi è un impulso determinato dall’esperienza della vita che ci spinge verso la direzione di un’altra esistenza per continuare la sua via, quella che i buddhisti chiamano la “brama”, che si reincarna, ma non è l’essere attuale, non è la personalità che si reincarna.

Questo è quello che dobbiamo tener presente, ed allora molte delle obiezioni contro la reincarnazione potrebbero cadere. In realtà come personalità vi è molto poco che possa essere riconosciuto. Vi è la spinta di una vita verso l’altra e vi è soprattutto il testimonio che ha accompagnato quella linea particolare evolutiva e che dalle esperienze ha ricavato degli impulsi e delle tendenze; e questi impulsi matureranno appunto fra una vita e l’altra, quando queste forze egoiche ridiventano una forma spirituale, perché’ s’immergono nella loro sorgente primordiale e lì, in un certo senso si riunisce quella che è la coscienza terrena con la coscienza cosmica e quindi si può maturare l’esperienza in saggezza e la saggezza in impulsi di volontà.

Abbiamo detto che l’umanità’ cammina da secoli verso una maggiore realizzazione, ossia verso una specie di appesantimento delle sue percezioni che sono sempre più rivolte al mondo dei sensi: quindi, la linea evolutiva precipita per così dire, nel mondo materiale, si immerge in esso ed è questo il momento tragico, questo è il momento che attraversiamo.

L’uomo, senza guida interiore, deve salvare se stesso e ritrovare se stesso; deve ricongiungersi alla propria spiritualità. In questo volgersi al mondo sensibile, egli ha delle tendenze, dei desideri, dei problemi che si volgono nel campo sociale ed economico, ma non porta in questi problemi il senso della sua vera aspirazione, vale a dire, quella che è la sua vera finalità. Tutto questo insieme di forze evolutive è stato messo in movimento da una volontà divina con uno scopo definito, ed è questo scopo che noi dobbiamo cercare di trovare.

Vedete, attualmente noi ci sentiamo da un lato pienamente liberi, ma da un altro lato ci sentiamo imprigionati, noi ci sentiamo liberati dalla guida divina, ma in un certo senso siamo diventati i servi della nostra personalità inferiore. Anzi, noi ci domandiamo: com’e’ possibile che la gran massa dell’umanità possa ora volontariamente cambiare strada? Noi stiamo vivendo lezioni terribili, tragiche, che potrebbero essere un aiuto ad aprirci gli occhi, ma si vede qua e là che la soluzione dei problemi è solo cercata in un campo sociale ed economico.

Oggi leggevamo sul giornale questa frase “noi abbiamo perduto il senso di quale sia il posto dell’uomo nell’universo”. Questo era messo come una delle cause della tragedia attuale e dell’impossibilità di risolvere, in modo soddisfacente, i problemi che nascono e si presentano nell’era attuale. Questo è un sintomo del fatto che tutto il problema deve essere spiegato ed essere portato su un campo integrale, il campo dell’uomo integrale: quello dell’uomo materiale e spirituale al tempo stesso.

Noi forse, avremmo perduto questa possibilità, perché non basta che uno, due o tre uomini agiscano qua e là in tale direzione, ma noi sappiamo che nella corrente cosmica è entrata una forma che può riportare in alto l’umanità’ dal suo punto di svolta e tale è il senso della redenzione. L’uomo divenuto libero, deve scegliere la sua via ed allora egli può ritrovare le stesse forze spirituali che hanno mosso la corrente umana alle origini. Queste forze spirituali possono trovarle di nuovo e salire coscientemente sul cammino della spiritualità e qui, vedete, io parlo della forza del Cristo, io parlo appunto dell’essenza della redenzione che assume un significato cosmico e può essere inteso nel suo vero e più profondo carattere. Però, per unirsi a questa forza vi deve essere un atto volontario e cosciente da parte dell’uomo, vale a dire che egli deve fare la sua scelta e sarà portato a questa scelta sia da eventi esteriori, sia da illuminazioni interiori, illuminazione che egli con la cultura spirituale può far nascere entro se stesso.

Adesso si presenta ancora un’altra domanda: “Il cammino interiore dell’umanità’ in quale direzione va?”. Prima di tutto noi rispondiamo: verso un ulteriore sviluppo della coscienza attuale. Anticamente erano le forze divine che scendevano verso di noi, ora è l’uomo che deve ascendere verso le forze spirituali mediante un allenamento interiore, mediante una disciplina interiore. Intorno a noi, accanto all’esperienza sensibile, vi sono continuamente delle percezioni che noi riceviamo e che provengono dal mondo spirituale. Il mondo spirituale è sempre attivo intorno a noi, soltanto che noi non percepiamo tutto quello che accompagna le sensazioni e che ha un carattere supersensibile perché vi è troppo disordine, troppa agitazione nella nostra interiorità e noi non sappiamo ricevere impressioni che abbiamo e ciò che sentiamo quando tentiamo di fare qualche esercizio di disciplina mentale, troviamo un caos nell’interno di noi, le associazioni si muovono liberamente mentre studiamo un tema e cerchiamo di riuscire a fissare sopra di esso la nostra attenzione. Vi sono sempre idee collaterali che si muovono contemporaneamente, vi sono reazioni che sorgono dal nostro subcosciente. In realtà, quando studiamo coscientemente, noi stessi vediamo che abbiamo molto da fare per portare ordine nel nostro mondo interno, ma pur essendo attaccati alla vita quotidiana si può giungere ad integrare la nostra partecipazione sensibile con numerose percezioni che ci provengono dalla natura, dagli uomini, da tutti gli esseri viventi intorno a noi: ciò allarga e riempie veramente la nostra coscienza.

Quando si comincia a fare luce in noi questo senso, vediamo degli uomini che come noi sono passati attraverso un gran numero di vite e che vogliono avviarsi come noi verso una meta spirituale. Se noi abbiamo una percezione più sottile, noi non sentiamo soltanto quelle che sono le voci dei loro desideri, dei loro impulsi e magari di quelli che si chiamano i loro difetti, ma sentiamo invece la loro vita interiore che cerca di riunire se stessa con la spiritualità e che, magari, ancora non si è coscientemente manifestata. Non è possibile altro che un rapporto d’amore, quando si comincia a sentire tutto ciò, non solo, ma vedete, istintivamente, l’uomo ha cercato sempre di ritrovare al di fuori di sé qualche cosa che fosse giusto, il senso della giustizia. Ora il senso della giustizia è appagato da questa concezione spirituale della reincarnazione; noi non abbiamo più quelle ineguaglianze fra esseri che hanno delle opportunità ed altri non ne hanno, fra esseri che sembrano avere tutto più facile nel loro cammino ed altri che hanno invece, tutti gli ostacoli e tutte le difficoltà, fra esseri che possono realizzare ed esseri che non possono realizzare.

Noi pensiamo che ogni vita sia una fase, un momento della vera vita dell’essere che scorre verso una nuova vita terrena e così percorre il suo cammino; noi sappiamo, quindi che le opportunità che non vi sono oggi vi possono essere domani. Non è che noi cerchiamo di proiettare al di fuori un desiderio di giustizia, ma noi sappiamo che vi è una legge di giustizia distributiva attorno a noi, come legge della vita.

Un’altra forma di soddisfazione interiore, di realizzazione di noi stessi, sta nel desiderio che abbiamo di conoscere. Uno sviluppo spirituale come quello che ci viene presentato con le possibilità di spiegare la nostra coscienza al di là dei limiti dei sensi, da’ a noi la soddisfazione di poter conoscere; vale a dire, che lo slancio verso la conoscenza non è frustrato come avviene nel mondo sensibile, nel quale troviamo limiti del mondo stesso. Noi sentiamo che possiamo andare al di là, e non è più questione di fede, ma questione di esperienza e di conoscenza.

Il senso faustiano di voler conoscere e sapere che vi è nella nostra natura non è stato portato inutilmente, ma può spingere sempre innanzi a ricercare la verità, una verità che non ha limiti che siano determinati dall’esperienza sensibile. Certo che, se nel momento attuale vi fosse un gran numero d’uomini abituato a queste idee, che si nutrissero di queste idee e che le sentissero profondamente, la soluzione dei nostri problemi sarebbe più facile. Ora si mescola molto ciò che è il mezzo ed il fine; ma in realtà anche la libertà e la democrazia possono apparire un fine, ma in realtà sono un mezzo perché tutte le voci possano levarsi e sia dato a tutti la possibilità di poter portare il loro contributo. Vi sono molti che possono ricevere dall’ambiente impulsi spirituali e devono poter parlare per esprimerli; quindi attraverso un regime di libertà, queste voci potranno levarsi, ma occorrerà che vi siano anche quelli che le raccolgono.

Noi che per molti anni abbiamo studiato antroposofia, noi che abbiamo cercato di vedervi sempre più chiaro, ebbene, sentiamo in questo momento che la forza che è in essa potrebbe avere una grande influenza nel mondo. E quelli che sono preparati a riceverla, al di là di preconcetti e di pregiudizi, potrebbe darsi che trovino appunto in essa la via per la realizzazione di un mondo migliore.

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