K. Appenzeller – LA GENESI ALLA LUCE DELL’EVOLUZIONE EMBRIONALE UMANA – Il Secondo Giorno – P. 1

Copgenesi

IL SECONDO GIORNO

1. L’agire della Luce e della Tenebra

Un artista, che voglia iniziare un opera, pensa al suo compimento. Il suo sforzo è quello di condurre l’idea che porta in sé alla manifestazione esteriore attraverso tutti i gradi dello sviluppo. Così come all’artista la concezione evoca davanti all’anima l’opera compiuta, così per il poeta della Genesi l’immagine dell’uomo vive già nel primo pensiero creativo degli Elohim. Di gradino in gradino essa viene condotta, attraverso sempre nuovi impulsi, alla sua più eccelsa elevazione. Se nella Genesi viene dato un impulso, esso agisce ulteriormente, anche allorché ne sopraggiunge un altro. Esso non viene sostituito dall’intervento di uno nuovo, come potrebbe apparire a tutta prima, bensì il nuovo impulso coopera con tutto ciò che lo precede nel divenire evolutivo, fino a che l’intero coro degli impulsi divini non completa l’immagine dell’uomo. Così agiscono ulteriormente le forze del «Cielo» che agiscono verso l’esterno e quelle della «Terra» vivente nell’interno, le forze della «Luce» e quelle delle «Tenebre», che s’incontrano a partire da quelle polari e primordiali; agisce tohu va-bohu, agiscono l’Abisso tehom e il calore della cova aleggiante spiritualmente, operano il «Giorno»  e la «Notte», la  «Sera» e il «Mattino». E quando non solo si prende conoscenza di tutte queste forze polari, ma si tenta di sperimentare il loro contenuto interno, ad uno può sopraggiungere la sensazione di un pulsare vivente, che inizia nella prima Parola bereschith e che muove attraverso tutte le immagini dell’intera creazione, fino a sorgere nella manifestazione esteriore nel corpo umano creato come battito cardiaco. Ora, dopo che ha avuto luogo l’incontro del seme e dell’ovocellula nella forma descritta, il movimento delle code seminali è giunto gradualmente alla quiete, l’ovocellula sino ad ora mossa dall’esterno comincia a muoversi internamente. L’impalcatura fluidamente granulosa del nucleo cellulare comincia a solidificarsi in diversi punti e si forma un gomitolo di formazioni filiformi (vedi Fig. 5).

 

 

 

 

 

 

 

Figura 5: Scissione cellulare (mitosi). Da sinistra a destra: interfase (cellula quiescente), profase (inizio della scissione cellulare: ammorbidimento del nucleo cellulare, disposizione polare dei centrioli), anafase (migrazione dei cromosomi sui centrioli), telofase (formazione dei nuclei cellulari, restrizione del corpo cellulare), fase di ricostruzione ovverosia trapasso in una nuova interfase.

Queste diventano sempre più evidenti e presto riconoscibili all’occhio del ricercatore tramite il microscopio come filamenti singoli, denominati cromosomi, mentre la membrana del nucleo cellulare si dissolve gradualmente. In conseguenza di ciò, i cromosomi penetrano nel citoplasma e si diffondono proprio in esso. Nel frattempo è iniziata la formazione del cosiddetto fuso. Nel citoplasma dell’ovocellula vi sono ora due pallidi granellini puntiformi, circondati da una delicata corona di raggi. Essi derivano dallo spermatozoo che è penetrato al momento della fecondazione. I cosiddetti centrioli tendono ad allontanarsi l’uno dall’altro e si spostano in due direzioni opposte alla periferia del globo cellulare, ove poi si trovano l’uno di fronte all’altro come due poli. Essi devono ora essere considerati come due piccoli soli, i cui sottilissimi raggi di citoplasma si incontrano attraverso il piano che passa per il centro cellulare e producono nel complesso la forma di un fuso. I cromosomi si ordinano ora in questo piano, si scindono per la lunghezza e dopo un certo tempo le due metà tendono ad allontanarsi reciprocamente in direzione dei centrioli polarmente disposti. Contemporaneamente il corpo cellulare si allaccia in quel piano mediano, finché da una cellula non ne sono nate due. Poi si estinguono i raggi del fuso. Le metà cromosomiche si addensano di nuovo in un gomitolo, la loro struttura si dissolve sino alla completa irriconoscibilità e le loro sostanze formano ora i nuclei delle cellule figlie. I centrioli migrano al centro delle due cellule, si dividono e si dispongono ognuno come una minuscola stella doppia accanto al nucleo neoformato. In questo ora si raddoppia la sostanza cromosomica e dopo un certo periodo di riposo le cellule figlie possono di nuovo cominciare a dividersi. Queste ultime hanno quindi, al contrario dell’ovocellula, i loro propri centrioli; questi sono, quindi, anche i discendenti delle prime cellule derivanti dal materiale seminale. Perciò i centrioli in ogni cellula, quando presenti, sono i discendenti della sostanza maschile. Essi ordinano e rendono possibili, durante l’intera vita, le scissioni cellulari. – Con ciò viene descritta la prima suddivisione cellulare. Essa introduce l’evoluzione dell’embrione. E tutte le innumerevoli suddivisioni cellulari, che seguono questa prima, si compongono secondo le medesime leggi.

Seguiamo in maniera ancora più precisa la via degli spermium e dei loro discendenti, i centrioli. Dalla cerchia circostante arrivano sull’ovocellula due o tre milioni di spermatozoi, come vengono anche chiamati gli spermium, e dànno ad essa la forza di rotazione nella maniera descritta. (Incidentalmente: SHETTLES, nella sua ricerca, fa girare l’ovocellula altrettante volte quante la Terra gira attorno al suo asse in vent’anni, nel tempo dunque del quale l’uomo ha bisogno per passare dalla nascita al suo completo sviluppo). Uno spermium penetra ora attraverso la zona pellucida e s’inoltra nel corpo dell’ovocellula (un istantaneo notevole ispessimento della zona pellucida impedisce l’ingresso di ulteriori cellule seminali), nel quale la sua testa si gonfia e si separa dalla coda (vedi Tavola I in basso).  La testa si arrotonda e si espande a grandezza del nucleo dell’ovocellula femminile, dal quale ormai non può più essere differenziato morfologicamente. Il tratto di collegamento tra la testa dello spermium e la coda si chiama collo. In questa parte vi sono le ulne organiche del movimento della cellula. Dal lato più anteriore di questa parte del collo, dal cosiddetto disco di testa originano i centrioli. Col distacco della coda, pure il materiale dei centrioli si distacca, diventa sferico e si divide subito in due parti. Nascono così i centrioli. Questi migrano negli angoli dei nuclei cellulari maschile e femminile che si toccano, e che ora si fondono l’uno con l’altro. Con ciò è formato il primo zigoto e può iniziare la prima scissione (cellulare).

Le cellule seminali hanno stimolato dall’esterno il movimento dell’ovocellula. I centrioli, discendenti dalle cellule staminali, rendono possibili i processi di movimento all’interno dell’ovocellula. Ma di che tipo sono questi? I centrioli migrano in direzioni opposte, e quanto più si allontanano uno dall’altro, tanto più fortemente essi cominciano ad «irradiare»; intorno ad essi si forma, come già descritto, una corona a forma di sole di sottili raggi di plasma, la cosiddetta radianza polare. Ma tra di loro si forma uno spazio, delimitato e riempito dai loro raggi, il fuso (radianza polare e fuso sono due strutture del citoplasma un po’ diverse l’una dall’altra, che vengono provocate ambedue dai centrioli). Si scorge, dunque, che ai centrioli è inerente la medesima segnatura che noi chiamiamo ha-schamajim: essi anelano all’ambiente circostante e riflettono, verso il centro, un correlato di Luce. Ma poiché ora le forze celesti di ha-schamajim si sviluppano qui all’interno della sostanzialità terrestre, esse respingono tale sostanzialità e si forma (così) uno spazio. In ciò si riflette un che di luminoso (Lichtartiges), il fuso. La Luce origina sempre da ha-schamajim – e laddove essa appare, dona le forze della sua sorgente. Gli spermatozoi sono dei correlati dell’azione cosmica della Luce; se vengono in contatto con l’ovocellula, le donano le forze della loro propria sorgente, ha-schamajim. Nell’elemento organico queste forze scaturiscono dai centrioli (vedi nota a p. 346)

Al centro di questo spazio neoformato sorge una membrana di separazione e comincia la suddivisione cellulare. Troveremo sempre che, laddove le forze della Luce si riflettono da ha-schamajim, sorge qualcosa di nuovo, qualcosa che prima non c’era. Troveremo un atto di creazione ogni qual volta avviene questa irradiazione di Luce, sia nel Macrocosmo che nel Microcosmo. Qui vi è l’elemento nuovo: che da una cellula ne nascano due. Lo spazio creato viene suddiviso e con questo fatto l’embrione, nel senso dell’idea complessiva, viene mutato e gli viene data forma. Ed ora ascoltiamo risuonare, come primo presagio, le parole della Genesi :  «E Dio disse: vi sia una distesa in mezzo alle acque». In luogo di «distesa», rakia, si può dire pure «vôlta», «estensione». E poi viene affermato: «e questa sia una separazione tra le acque»; o più precisamente: «e questa divida in mezzo tra acque e acque». Si forma allora in mezzo al fuso la membrana separatrice e l’immagine scompare. La scissione cellulare è terminata. I centrioli si spengono e sono di nuovo al centro, sùbito accanto ai nuclei cellulari e fino a che nuovamente essi non si spengono in tutte le cellule neoformate sempre di nuovo udiamo, lievi, le Parole: «Vi sia una distesa in mezzo alle acque, e vi sia una separazione tra le acque». Sorge così a poco a poco la morula.

(Continua)

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